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lunedì, Maggio 20, 2024

Centro di gravità permanente: da Gurdjieff a Battiato

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Battiato cantava “cerco un centro di gravità permanente”: cosa intendeva, da chi ha ripreso il concetto?

Cerco un “Centro di gravità permanente”

Nel 1981, Franco Battiato scrisse la celeberrima hit “Centro di gravità permanente”, un capolavoro musicale, apparentemente semplice e orecchiabile, che entrò da subito nella testa di ogni ascoltatore.

Interpretare il titolo criptico, ripreso come un mantra nel ritornello, non è facile. Per capirlo, bisogna andare indietro nel tempo e studiare il Sistema della Quarta Via”, cioè il “lavoro su di sé”, la “via dell’uomo astuto”, dell’armeno George Gurdjieff (1866-1949). Utile precisare che fu Ouspensky ad usare il nome”Quarta via” per indicare l’insegnamento del maestro.

Il centro come direzione da seguire 

Gurdjieff era un libero pensatore, un filosofo, un ballerino. Aveva studiato a fondo il sufismo (il misticismo dell’Islam), le vibranti danze dei dervisci rotanti e gli aspetti esoterici di diverse religioni.

Parlando di centro di gravità, si riferiva a quel centro interiore che ogni uomo dovrebbe trovare, al fine di perseguire il suo scopo nella vita.

Detta così, il pensiero sembrerebbe banale, scontato, ovvio. In realtà, riuscire a trovare questo centro di gravità non è così facile. 

“Accidente” o consapevolezza

Innanzitutto, bisogna operare un grande lavoro interiore, per liberarsi dalla cosiddetta “legge dell’accidente”, accennata da Battiato in “odore di polvere da sparo” (album Dieci stratagemmi-2004).

Essa infatti ci rende vittima della casualità e giammai protagonisti del nostro destino.

Come fare? Gurdjieff sosteneva che bisogna innanzitutto acquisire un certo distacco da ogni situazione contingente, bisogna avere un ideale, crearlo per sé stessi. Solo così ci si potrà liberare dagli attaccamenti “meccanici”, automatismi che condizionano ogni aspetto della nostra vita.

Direzionando il nostro pensiero, la nostra volontà e i nostri sforzi intenzionalmente, si potrà arrivare a questo benedetto centro di gravità permanente.

Operando secondo il Sistema della Quarta Via, gli “accidenti” si verificheranno sempre più raramente, fino a essere del tutto esclusi dal nostro cammino di crescita interiore.

Ovviamente, occorre molta pazienza, “madre della volontà”, anche e sopratutto perché solitamente ci lasciamo influenzare, non solo dagli accidenti, ma anche dalle persone che ci stanno intorno.

Il distacco dalla materia

Come accennato, Gurdjieff riteneva fondamentale distaccarsi da ogni meccanicismo. 

Dal momento che il mondo si poggia sui sensi esterni e sulla materia, appare difficile arrivare solo a pensare che ci sia un altro mondo con il quale si possa entrare in relazione, allo scopo di ottenere la tranquillità spirituale e il famoso “distacco”.

Appare altrettanto difficile pensare che esista un centro di gravità, un mondo interiore. Esso si può capire soltanto per mezzo dell’osservazione di sé, attraverso un organo sensoriale interno, “invisibile”, non percepibile attraverso le cinque finestre dei sensi esterni. 

Solo in questo modo si può percepire dove siamo realmente, quali pensieri ci influenzano o con quali sentimenti ci identifichiamo. Influenze che operano su di noi sia sui livelli superiori sia su quelli inferiori.

Un tale processo di autodisciplina ci aiuterà, secondo Gurdjieff, a liberarci interiormente da noi stessi e dai pensieri-sentimenti meccanici scaturiti dalle circostanze esterne. 

La relazione tra il centro di gravità e gli opposti 

Si dice che l’uomo giusto stia tra gli opposti in uno stato di equilibrio. Egli sa come trarre la forza dagli opposti, pertanto il suo centro di gravità non è mai spinto da una parte all’altra. 

Come ottenere l’equilibrio? Per il Maestro armeno, bisogna partire dalla percezione della propria “nullità. Spieghiamo meglio il concetto.

Sentirsi “qualcosa”, asseriva Gurdjeff, impedisce di raggiungere una posizione tra gli “opposti chiusi” e ci porta a identificarci in un ruolo o in qualcosa che in realtà ci imprigiona.

Arrivare a realizzare la propria nullità, porta invece a rinascere in un livello spirituale più alto, in cui non oscilliamo più come un pendolo, non ondeggiamo avanti e indietro, proprio perché avremo capito che nell’equilibrio tra gli opposti sono situate tutte le possibilità di crescita.

Questo processo ci libera dalle contraddizioni dei nostri livelli inferiori.

Nessun giudizio nella “nullità”

Non considerandosi buoni o cattivi, non essendo orgogliosi di essere giusti oppure il contrario, non pensando di essere vittime o vincitori, arriviamo in questa posizione intermedia, dove tutti i centri sono in perfetto assetto e carichi della giusta energia.

Tutto è subordinato al centro di gravità

Grazie al lavoro interiore indicato da Gurdjieff, quando riusciamo a trovare il nostro centro di gravità permanente, tutto il resto sarà subordinato a esso. 

Ed è questa capacita a distingue l’uomo dominato dai livelli bassi, (chiamato uomo numero quattro), quello che non si accorge nemmeno di esistere e perché, dall’uomo “numero uno”. Quest’ultimo sente infatti il bisogno di conoscere la propria realtà, comincia a separare le cose al suo interno, il reale dall’immaginario, il cosciente dall’automatismo. Egli vede con estrema chiarezza, ha un’attenzione consapevole, conosce ogni situazione e sarà in grado di direzionale le sue forze interiori verso il centro di gravità.

Conclusioni: Battiato e il centro di gravità

Torniamo a Battiato e al significato del suo “centro di gravità”. In un susseguirsi di immagini sensoriali e caledoiscopiche, la canzone riecheggia il giocoso ritornello “cerco un centro di gravità permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente..”

Esso si impone quale punto fermo del testo, come per riportare al comando il sé e non le influenze esterne, proprio come anelava Gurdjieff.

Fonti

La Quarta via- Gurgjieff

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