27.6 C
Rome
venerdì, Luglio 19, 2024

Marina bis, vertici condannati: non informarono su rischi amianto

Letto: 957 volte

Ultimi articoli

La Corte di Appello di Venezia ha depositato le motivazioni della sentenza Marina bis con la quale, nel giugno scorso, ha condannato 4 alti ufficiali della Marina Militare, per la morte da mesotelioma di alcuni militari. Non informarono sui rischi amianto.

In primo grado, il Tribunale di Padova aveva assolto tutti gli imputati, credendo che le diagnosi di mesotelioma non fossero certe, così come non hanno ritenuto certo il collegamento tra le malattie e la lunga esposizione al minerale killer.

La super perizia dimostra le responsabilità della Marina

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e lo stesso Procuratore Generale di Venezia, Federico Prato, hanno impugnato l’assoluzione. Il giudizio si è celebrato presso la Corte di Appello di Venezia e una nuova perizia ha dimostrato questa volta le responsabilità della Marina Militare.

Nel giugno 2022 è arrivata la sentenza di condanna degli ex ammiragli della Marina Militare per la presenza di amianto sulle navi. Ora sono disponibili le motivazioni dei giudici che, in oltre 80 pagine, hanno chiarito perché si è arrivati a quella decisione.

Rischi amianto, parti civili assistite dall’avvocato Bonanni

Diverse le vittime che, respirando amianto, si sono ammalate negli anni di mesotelioma, asbestosi e altre patologie asbesto correlate. Tra questi anche il triestino Tommaso Caserta, originario di Taranto, ma vissuto sempre a Trieste. Il maresciallo era stato infermiere nella Marina Militare e insignito della Croce d’Argento. La moglie e i figli dopo la morte dell’uomo, nel 2009, si erano rivolti all’avvocato Bonanni.

Il presidente Ona, che li ha rappresentati quale parte civile, come i familiari del motorista navale e ufficiale di sala macchine, Francesco Paolo Sorgente, e dell’elettricista Giovanni Gallo, è riuscito in secondo grado, insieme agli altri legali di parte civile, a scardinare il primo giudizio.

Gli errori del giudice di primo grado per la Corte d’Appello

In primo luogo perché era basato su un dubbio relativo al nesso causale tra amianto e malattia, insinuato dalla teoria di un professore isolato dalla comunità scientifica. Secondo i giudici di Appello si tratta però di “una posizione isolata nel panorama scientifico nazionale e internazionale”. Il giudice di primo grado l’ha utilizzata “per pervenire alla pronuncia assolutoria, senza verificare che le sue tesi fossero condivise dalla comunità scientifica e senza accertare il grado di indipendenza dell’esperto”. Sempre in primo grado furono contestate le diagnosi di mesotelioma. Diagnosi che, invece, secondo i giudici d’Appello sono “corrette e vanno ritenute tutte certe”.

Fondamentale è risultata poi la perizia dei massimi esperti in materia Dario Consonni e Bruno Murer.

Una esposizione prolungata aumenta i rischi amianto

In primo grado il giudizio fu inficiato dalla teoria che una lunga esposizione all’amianto non acceleri il processo del tumore, o non sia determinante.

Eppure, dice il collegio di Appello “se il mesotelioma fosse veramente dose indipendente, la curva storica della sua incidenza sarebbe stata pressocché piatta. Invece la stessa si è impennata proprio in funzione del progressivo utilizzo dell’amianto nei diversi comparti produttivi, a partire dalla cantieristica navale“. Vuol dire che i casi di mesotelioma sono di molto più alti dove le persone vengono sottoposte a una lunga esposizione. I rischi amianto aumentano in questo caso esponenzialmente.

Questo viene adeguatamente spiegato dall’avvovato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“. Così come il fatto che le vittime, oltre 7mila l’anno secondo una stima Ona che parte dai dati del VII Registro ReNaM dell’Inail, continuano a crescere.

L’Ona combatte la sua battaglia per le bonifiche, per evitare nuove esposizioni. Per questo ha creato una App per segnalare i siti contaminati. E’ sempre accanto alle vittime e alle loro famiglie perchè vengano riconosciuti i loro diritti.

Vertici Marina assolti anche per accuse mai contestate

Da sottolineare anche un altro errore del giudice di primo grado, sempre secondo i giudici di Appello. Ha, infatti, assolto gli imputati perché non avrebbero avuto il denaro necessario per le bonifiche. In realtà, fa presente il collegio di Appello, questo non è mai stato contestato agli ex ammiragli. Piuttosto la loro responsabilità starebbe nella mancata informazione dei rischi, nel mancato utilizzo dei dispositivi di protezione e di misure volte a limitare le esposizioni. Tutti comportamenti che potevano essere attuati a costo zero e che erano un esatto dovere dei responsabili.

I ritardi dei vertici della Marina Militare sono palesi se si pensa che il primo opuscolo informativo sull’amianto, che informava sui rischi e indicava le precauzioni da attuare, è stato stampato e diffuso nel 2007. La Marina militare inglese lo aveva predisposto già dal 1970 e quella americana l’aveva distribuito sin dal 1943. I vertici della Marina quindi sapevano, spiegano i giudici, della pericolosità dell’asbesto ed erano già a disposizione dispositivi di protezione quali mascherine e sistemi di aereazione che non furono mai utilizzati. 

Vertici Marina condannati

Per tutti questi motivi Agostino di Donna è stato condannato alla pena di 2 anni di reclusione, Angelo Mariani alla pena di 1 anno e 6 mesi, Guido Venturoni a 1 anno e 6 mesi, Sergio Natalicchio a 1 anno di reclusione.

La Corte di Appello li ha condannati tutti, in solido al responsabile civile Ministero della Difesa, al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite. Così come al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 50mila euro ad erede.

- Advertisement -spot_img

Numero verde ONA

spot_img

Chiedi assistenza gratuita