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Depressione, una molecola potrebbe fermarla

coppia di ragazzi stesi su un prato
coppia di ragazzi stesi su un prato

La rivista Science ha pubblicato uno studio che potrebbe in futuro aiutare i pazienti che soffrono di depressione. Una comune molecola potrebbe fermare questa malattia che colpisce sempre più persone e con cui tanti hanno dovuto fare i conti in questi anni, anche a causa della pandemia.

Glicina, la molecola che potrebbe aiutare pazienti depressi

La molecola si chiama glicina e, secondo questo studio, bloccherebbe nel cervello un recettore responsabile di un segnale di “rallentamento”, che contribuisce anche all’ansia e ad altri disturbi dell’umore in un certo tipo di persone. I ricercatori ne sono convinti e spiegano quanto lo studio sia importante, perché ci sono pochi farmaci contro la depressione che spesso agiscono soltanto dopo settimane, a volte invece non riescono comunque a risolvere questo problema.

Già isolato interruttore molecolare che provoca depressione

Gli scienziati, guidati da Kirill Martemyanov, avevano già isolato, in passato, un interruttore molecolare: il recettore GPR158. Questo induce sintomi depressivi in condizioni di stress prolungato. Ora i ricercatori dell’Università della Florida, hanno scoperto che la glicina è una ”chiave” di questo recettore.

La glicina è il più piccolo e semplice di tutti gli amminoacidi implicati nella sintesi delle proteine. Prodotta naturalmente dall’organismo, è indispensabile per il buon funzionamento del cervello, per la crescita dei muscoli, per la resistenza dei tessuti connettivi e per la qualità della bile. È impiegata anche per la sintesi del glutatione (disintossicante del corpo), dell’emoglobina (trasportatrice di ossigeno) e della creatina (fonte di energia per la contrazione muscolare intensa).

“Abbiamo un disperato bisogno di nuovi trattamenti”

“Abbiamo un disperato bisogno – ha detto Kirill Martemyanov – di nuovi trattamenti per la depressione”.

A causa della pandemia ad essere più colpiti dalla depressione, ansia e stress sono stati il personale medico, le donne e i minori. Quasi la metà di questi ultimi (il 46%), hanno avuto istinti suicidi, di autolesionismo e ritiro sociale. Ma non ci sono solo i depressi per il lockdown. Oggi più del 31% di italiani soffre di depressione, il 32% di ansia e ben il 41% di distress, ovvero stress molto accentuato. La depressione è tra i disturbi psichiatrici più diffusi ed ha una prevalenza di oltre il 20% negli Stati Uniti. Nel mondo si stima che la depressione colpisca 300 milioni di persone, il 4.4% della popolazione mondiale. Un problema che si ripercuote sulla salute e sul benessere di questi soggetti e dei loro familiari.

I ritmi di vita sempre più stringenti, uno stress subito sui luoghi di lavoro, dove spesso si viene caricati di compiti che prima venivano svolti da più persone, motivi personali che possono incidere negativamente, sono alcune delle cause della depressione. Come pure una predisposizione genetica. Questo nuovo studio, ora, potrebbe aprire nuovi scenari di guarigione.

L’amianto dei cantieri del nord Italia finirà in Sardegna

Sardegna
galleria ferroviaria, lavoratori, costruttori

L’amianto estratto per realizzare il terzo valico dei Giovi, la ferrovia più veloce del nord Italia per collegare Genova e Tortona, sarà trasferito in Sardegna. Una decisione che, racconta L’UnioneSarsa.it, sarebbe stata presa in segreto, per non allarmare i cittadini dell’isola.

Si tratta del più grande cantiere italiano, che mette in stretto contatto la Liguria con la Pianura Padana e poi con l’Europa. Fa parte, infatti, della rete di infrastrutture di trasporto integrato europea (TEN-T), pianificata per una più efficiente circolazione delle merci e delle persone nel territorio dell’Unione Europea.

In Sardegna gli scarti del cantiere terzo valico dei Giovi

Però gli scarti di questi imponenti lavori finiranno in un luogo che non beneficerà affatto dell’infrastruttura e che ne erediterebbe soltanto un carico estremamente pericoloso. L’asbesto, infatti, è stato ed è ancora il killer silenzioso che ha ucciso tanti lavoratori con le sue microfibre che, ingerite, creano infiammazioni e purtroppo diversi tipi di tumori. Primo tra tutti il mesotelioma.

Anche i familiari degli operai che respiravano le fibre portate a casa nei capelli e nei vestiti utilizzati dai loro cari, si sono ammalati. Ora, mentre ancora – a causa del periodo di latenza della malattia – si registrano tante patologie asbesto correlate causate da esposizioni lavorative, iniziano ad aumentare i mesoteliomi ambientali. Quelli di persone che non hanno mai lavorato a contatto con l’amianto e che sono stati esposti a causa di siti non bonificati e ammalorati. Le bonifiche, infatti, sono in ritardo nonostante la legge che ha messo al bando il minerale abbia ormai 30 anni.

Sardegna: sindaci, associazioni e cittadini si mobilitano

Questo, ovviamente, anche in Sardegna, dove – come in tutta Italia – ci sono migliaia di micro siti contaminati e da bonificare e la necessità di un posto dove conferire il rifiuto pericoloso. La Sardegna, però, non è “la discarica del Nord Italia”. Con questo slogan quindi sindaci, associazioni ambientaliste e cittadini, insieme dicono no al trasferimento nel Sulcis dell’amianto proveniente dalle gallerie del terzo valico dei Giovi alle porte di Genova. Entro il 30 aprile le amministrazioni e le parti avranno la possibilità di opporsi.

La discarica di Serra Scirieddus la più vicina

La discarica scelta è quella di Serra Scirieddus, tra Carbonia e Gonnesa, e viene considerata come l’unica soluzione a una situazione di emergenza. Le aziende che stanno lavorando al cantiere non saprebbero proprio dove poter conferire in discarica e quindi avrebbero optato per la Sardegna. Le discariche che prima accoglievano quei rifiuti, una nel nord Italia e l’altra in Germania non sarebbero più disposte o avrebbero prezzi troppo alti. Così la Sardegna sarebbe obbligata per il principio di prossimità: paradossalmente la discarica più vicina.

Ora amministrazioni e comitati si stanno organizzando per contrastare questa decisione. I tempi, però, sono davvero stretti.

L’Onu lancia nuovo allarme: fermare aumento temperature

immagine IA, da una parte prato verde e tulipani dall'altra terra arida e pianta secca
immagine IA, da una parte prato verde e tulipani dall'altra terra arida e pianta secca

L’Onu lancia di nuovo l’allarme sulla crisi climatica: la temperatura sul Pianeta sale ancora. Evidentemente le misure attuate per arginare il fenomeno non sono sufficienti. In questi giorni è stata presentata la sintesi per i decisori politici del sesto rapporto di valutazione. Già nel 2018 gli scienziati (più di mille da tutto il mondo), avevano spiegato che sarebbero servite azioni incisive per frenare il riscaldamento globale e non farlo avvicinare a 1,5 gradi centigradi, in più rispetto a 100 anni fa.

L’onu avverte sui rischi dell’aumento della temperatura

In meno di un secolo la temperatura si è alzata di 1,1 gradi sui livelli pre-industriali. Questo ha causato fenomeni metereologici estremi senza precedenti, più potenti e più frequenti rispetto al passato. Tutti hanno potuto toccare con mano le ondate di calore e la siccità

“Oltre un secolo di uso di fonti fossili, – si legge nel rapporto Ipcc – Intergovernamental panel on climate change Onu – di energia non sostenibile e di suolo hanno alzato la temperatura di 1,1 gradi sui livelli pre-industriali. I disastri meteo estremi sono più frequenti e intensi in tutto il mondo”.

Gli scienziati sono convinti che l’aumento delle temperature causano ondate di calore più lunghe e più intense, nubifragi, disastri meteo. Questo ovviamente significa un aumento del rischio per la salute umana e per gli ecosistemi.

Onu: aumentati siccità, nubifragi e uragani

Se da una parte è necessario adattare le città e i servizi per rispondere a questo cambiamento ormai in corso, dall’altro è ancora più importante fare di tutto per fermarlo. Il cambiamento del clima e la siccità comporteranno maggiore insicurezza nella ricerca di cibo e acqua. E questo, di conseguenza, un aumento dei fenomeni migratori.

Il tutto ovviamente si aggrava con eventi quali pandemie o conflitti. Infine, quasi la metà della popolazione mondiale vive in zone non preparate ai cambiamenti climatici e più esposte. In 10 anni le vittime causate da siccità, nubifragi e uragani è aumentato di 15 volte. L’unica strada percorribile è quella di dimezzare le emissione di gas serra entro il 2030.

Hoesung Lee: “Agire ora per un futuro sostenibile”

L’obiettivo si può raggiungere con l’impegno di tutti. È molto importante però agire subito. “Serve un’azione ambiziosa e urgente che non solo ridurrà perdite e danni per la natura e le persone, ma darà grandi benefici – ha confermato Hoesung Lee, presidente dell’Ipcc – Se agiamo ora possiamo assicurare un futuro sostenibile per tutti”.

La sintesi per i decisori politici è stata elaborata ad Interlaken, in Svizzera. I delegati hanno approvato il documento di 37 pagine. I politici hanno così un quadro di quanto sta accadendo al nostro Pianeta e di quali sono le misure per fermare il cambiamento climatico.

“La bomba climatica – ha commentato Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu (Organizzazione delle nazioni unite) – scandisce i secondi. Ma il rapporto Ipcc di oggi è una guida pratica per disinnescare la bomba a orologeria climatica. Come il rapporto mostra, il limite di 1,5 gradi è realizzabile. Ma ci vorrà un salto di qualità nell’azione per il clima”.

Liguria, 45% di malattie professionali causate dall’amianto

malattie professionali
mani poggiate su un cuscino di ospedale

Quasi la metà delle malattie professionali in Liguria sono ancora causate dall’amianto. Il minerale killer continua a provocare morte e dolore nonostante sia stato messo al bando ormai da 30 anni.

Le bonifiche, però, come da sempre denuncia il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, sono in forte ritardo. Il periodo di latenza delle patologie asbesto correlate, come per esempio il mesotelioma, fa il resto.

Malattie professionali in Liguria, 1070 denunce in 6 anni

I dati sono stati diffusi dall’Ufficio Economico Cgil Liguria e Genova e sono basati su quelli Inail. La Liguria registra 1.070 denunce di malattie professionali, in aumento del 19,3% rispetto all’anno precedente. Supera così il Piemonte (con numeri in calo del 3,6%), e Lombardia (che registra un +13,2%). Il trend ligure è purtroppo in linea con quello nazionale, dove si registra un aumento delle malattie professionali del + 9.9% rispetto al 2021, con 60.774 denunce nel 2022.

Sempre parlando della Liguria, il numero maggiore di denunce relative a patologie direttamente correlate al posto di lavoro è quello dell’industria e servizi con quasi il 90% del totale per 952 casi. Anche l’agricoltura registra un aumento e rappresenta il 10% del totale. Nella pubblica amministrazione le denunce sono, invece, l’1,1% del totale.

Amianto ha causato 257 vittime tra il 2017 e il 2022

Tra il 2017 ed il 2022 sono stati 569 i decessi riconosciuti a causa di malattie professionali di cui 257 asbesto-correlate (45,2%). Sono quasi la metà. In questi 6 anni gli infortuni mortali sul lavoro sono stati 230.

Numeri ancora troppo alti, che potrebbero essere ridimensionati con una sorveglianza sanitaria per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto e con bonifiche serrate. Il fenomeno dell’asbesto è ben spigato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Nonostante se ne conoscesse la pericolosità già nei primi anni del ‘900, le aziende hanno continuato ad utilizzarlo e ne paghiamo ancora le conseguenze. L’Ona per contribuire ad aggiornare la mappatura dei siti contaminati ha anche realizzato una App e continua a sensibilizzare sull’importanza di liberare il territorio da tutti i cancerogeni.

Investimenti su salute e sicurezza non sono un costo

“Quando si parla di sicurezza sul lavoro spesso ci si concentra sugli infortuni, ma un altro pezzo importante è quello delle malattie professionali – ha dichiarato Maurizio Calà Segretario Generale Cgil Liguria – Spesso, come sindacalisti, ci scontriamo con interlocutori che vedono salute e sicurezza su lavoro come un costo.

Questo preconcetto deve essere superato per almeno due motivi: primo perché salute e lavoro sono diritti inviolabili e secondo perché in caso di infortunio o malattia professionale il costo sociale è a carico della collettività. A livello nazionale abbiamo approntato insieme alle altre Confederazioni un protocollo su salute e sicurezza sul lavoro e la nostra proposta è quella di declinarlo sul territorio ligure con le altre parti sociali, le istituzioni e gli enti preposti”.

Malattie professionali, Genova maglia nera

La provincia di Genova registra il maggior numero delle denunce: ben 570, più del 53% del totale. Segue La Spezia con 295 denunce: il 27,6% del totale regionale. Savona conta il 13% del totale delle denunce con 139 malattie professionali. Purtroppo riscontra l’aumento maggiore rispetto all’anno precedente: +54,4%. Imperia, infine, con 66 denunce rappresenta il 6,2% del totale.

“Un dato significativo è rappresentato dalla nazionalità di chi effettua denuncia di malattia professionale – ha aggiunto Marco De Silva responsabile Ufficio Economico Cgil Genova e Liguria – in pratica si tratta quasi esclusivamente italiani per il 93,1 per cento dei casi con 996 denunce; solo 58 per i lavoratori extra Unione Europea e 16 per quelli comunitari.

Il divario tra italiani e stranieri è tale da non rappresentare, per le denunce di infortunio ma soprattutto nel riconoscimento delle malattie professionali, l’effettiva presenza della componente straniera nel mercato del lavoro ligure che vale circa il 30% sul totale delle assunzioni”. Evidentemente gli stranieri sono riluttanti a denunciare o non sanno come fare.

Turco (M5s): “Tutela lavoratori amianto e aziende green”

Mario Turco
mario turco parla della tutela dei lavoratori

Il senatore Mario Turco (vicepresidente M5s), in questi giorni è impegnato a elaborare proposte alternative a quelle del governo Meloni, per scongiurare che tutto il lavoro fatto negli anni scorsi vada in fumo. La visione è totalmente differente e i temi sono tanti. Lo abbiamo raggiunto al telefono per il fare il punto sulla questione amianto e tutela dell’ambiente, indissolubilmente legate a quella della salute e della qualità della vita.

Senatore buongiorno, lo scorso anno ci siamo lasciati con la notizia della distrazione di denaro destinato alle bonifiche dell’ex Ilva di Taranto all’attività produttiva. Come è stata risolta, se lo è stata, quella situazione e quali sono le criticità ancora da risolvere?

“C’è stato il provvedimento del governo Draghi – ha spiegato il senatore, professore associato di Economia aziendale presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’università del Salento – che ha spostato più di mezzo miliardo di euro, fondi originariamente destinati alla bonifica delle aree di Taranto inquinate e gravemente compromesse dai rifiuti prodotti all’attività industriale dello stabilimento.

Non si sa ora, di quel denaro, cosa ne sia stato fatto; se sia stato utilizzato per migliorare i sistemi produttivi. La decisione ha sacrificato l’ambiente destinando meno fondi alle bonifiche, ma non abbiamo certezza dei risultati conseguiti.

Turco: “Ex Ilva, mancano piani ambientale e industriale”

Il governo Meloni ha poi concesso un prestito di 680mila euro ad Acciaierie d’Italia senza richiedere la presentazione di un piano industriale, senza un monitoraggio sull’utilizzo di questi fondi, senza vincolarli a una specifica destinazione ambientale. Per non aprire poi il discorso degli aiuti di Stato, che nonostante non siano permessi, continuano ad arrivare ad Acciaierie d’Italia”.

Il ministro Adolfo Urso ha proposto anche di aumentare la produzione dell’ex Ilva e di farla diventare una azienda green. Cosa ne pensa?

“Non è possibile parlare di aumento di produzione – ha risposto il senatore Turco – senza aumentare la sostenibilità, con un piano ambientale che aspetta di essere ultimato ormai da 10 anni e per il quale è stata da poco chiesta l’ennesima proroga. Come si concilia tutto questo?

Manca una maggiore tutela per i cittadini e i lavoratori, in assenza di un piano industriale e di un piano per gli investimenti. È un vero e proprio castello di sabbia quello costruito su ex Ilva. Non si parla affatto, invece, degli oltre 5mila lavoratori in cassa integrazione. Senza un reale progetto di riconversione industriale e sociale, che preveda il reinserimento dei lavoratori, si paventa il rischio di licenziamento.

Ex Ilva, la riconversione avviata dal M5s

Noi stavamo realizzando una riconversione, con investimenti legati alle infrastrutture e alla lavorazione dell’acciaio. Perché produrlo è possibile ovunque, lavorarlo, invece, sarebbe la vera scommessa. L’accanimento terapeutico perpetrato sulla produzione che si basa sul ciclo a carbone non porterà risultati, né a livello ambientale, ovviamente, né a livello occupazionale.

Con il governo Conte II – ha continuato Turco – abbiamo finanziato progetti in questo senso, per una Taranto diversa più sostenibile e socialmente inclusiva. Purtroppo abbiamo ereditato scelte del passato, ma siamo riusciti a far entrare lo Stato per le sue responsabilità, a eliminare l’immunità penale e adesso difendiamo le bonifiche, garantendo sostegni ai lavoratori ex Ilva in cassa integrazione e chiedendo il riconoscimento delle malattie professionali da amianto.

Per riassumere in poche battute la posizione M5s su ex Ilva, direi semplicemente che noi siamo per la chiusura di tutte le fonti inquinanti. Poi vogliamo l’introduzione della Viias (Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario), presente in un Ddl a mia prima firma depositato in Senato, con l’obiettivo  di valutare ex ante l’impatto industriale sulla popolazione e sull’ecosistema, in armonia con l’ultima riforma costituzionale sull’ambiente perorata dal M5s. In questo contesto risulta perentorio rivedere i limiti degli inquinanti di cui al D.Lgs. 155/2010, seguendo pedissequamente le raccomandazioni dell’Oms”.

È stato aumentato il fondo amianto per i mesoteliomi ambientali, quella è stata una sua battaglia vinta e quali sono gli obiettivi per il futuro?

“Quella contro l’amianto continua ad essere una mia battaglia. A Taranto, come in Sicilia e in tutte le aree d’Italia dove cittadini e lavoratori sono stati esposti all’asbesto con enormi rischi per la salute, abbiamo presentato anche un emendamento. Da una parte puntava a proseguire la mappatura delle parti del territorio nazionale a rischio amianto. Dall’altra a recuperare i benefici pensionistici di quei lavoratori esposti che non avevano fatto in tempo a presentare domanda entro il 15 giugno 2005. I diritti legati all’amianto non possono sottostare a prescrizioni o a scadenze”.

La Cassazione sblocca i benefici contributivi amianto

Così come sostiene da anni il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che ha ottenuto un importantissimo pronunciamento della Corte di Cassazione proprio in questo senso. I giudici ermellini, infatti, con sentenza n. 2243/2023, riaprono la partita dei benefici contributivi amianto per l’esposizione ad esso. Questi permettono ai lavoratori esposti il prepensionamento, ma anche l’aumento della somma percepita come pensione.

Il provvedimento annulla la decisione del Tribunale di Latina che aveva dichiarato la decadenza per quei lavoratori del cantiere navale Posillipo, di Sabaudia (Latina), che non avevano depositato la domanda nei termini. Il termine non può, però, essere applicato – secondo la Cassazione – perché lede i diritti già maturati prima che la legge fosse modificata.

“Dobbiamo affrontare il fenomeno amianto con serietà. Perché colpisce ancora oggi in tante fabbriche, in Sicilia, in Puglia e non solo. Dobbiamo garantire la massima tutela per i lavoratori”.

Sposa la battaglia portata avanti anche dall’avvocato Bonanni dell’equiparazione delle vittime del dovere e del terrorismo?

“Chiaro. È una battaglia di civiltà che sosteniamo. I familiari delle vittime del dovere vanno tutelati come quelli delle vittime del terrorismo. La nostra Costituzione è fondata proprio sul lavoro, quindi non possiamo che garantire la massima tutela a chi subisce le conseguenze di un lavoro malato, basato sul solo profitto, com’è stato per le vittime dell’amianto”.

Cosa pensa della politica ambientale di questo governo?

“La politica ambientale è completamente assente dal dna di questo governo, come la sostenibilità, la tutela dell’ambiente, degli ultimi, dei salari poveri. Questo governo è l’antitesi della tutela ambientale. Lo abbiamo visto con la questione delle auto elettriche, del Superbonus, della tutela ai salari poveri, sul mancato sostegno alle famiglie che non riescono a gestire il caro vita e ora dovranno far fronte anche agli aumenti dei mutui. E, per contro, con la tutela agli extraprofitti.

Gli effetti del caro vita, per esempio, rimarcati da una ricerca di Nomisma, continuano a mordere terribilmente. Il 78% delle famiglie italiane teme per la propria situazione reddituale in questa fase. Purtroppo le risposte date dal Governo con la proposta di delega fiscale sono completamente insufficienti, tutte orientate a dare di più alle fasce di reddito già elevate. Una riforma ingiusta e paurosa, sbilanciata sull’iniqua flat tax, già criticata durante la Manovra da Bankitalia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio, se solo l’Esecutivo volesse leggere qualche Relazione depositata in Parlamento.

Il M5S, invece, ha depositato una controproposta di delega fiscale a mia prima firma che vuole dare segnali soprattutto ai redditi bassi e medi, a partire dalla proposta di aumentare considerevolmente da 8.000 a 12.000 euro la no tax area per dipendenti e pensionati. In più, proponiamo un taglio vero del cuneo fiscale e contributivo.

Turco su extraprofitti: “Ingiustificabile immobilismo governo”

Relativamente agli extra profitti, invece, anche dalle più recenti analisi delle banche centrali, sta emergendo sempre più nitidamente come l’inflazione oggi sia provocata in buona parte degli elevati margini di profitto delle grandi aziende, soprattutto in alcuni settori, che stanno praticando prezzi ben superiori all’aumento dei costi di produzione. Non siamo di fronte a una spirale prezzi-salari, da contrastare a colpi di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Bce, ma di fronte a una spirale prezzi-profitti.

Appare ingiustificabile l’immobilismo del Governo sia sul fronte Ue, sia sul fronte interno, dove non si ravvisano iniziative volte a introdurre più efficaci forme di tassazione degli extraprofitti e di detassazione sui salari poveri. Il M5S, nella sua proposta di delega fiscale – ha concluso Turco – ha previsto un meccanismo strutturale di tassazione degli extraprofitti indotti da situazioni di emergenza che, da una parte mettono in ginocchio il tessuto socio-produttivo, dall’altra arricchiscono pochi operatori, ampliando diseguaglianze che oggi sembrano sempre più fuori controllo.

C’è da dire che oggi come non mai la materia fiscale e quella ambientale sono strettamente collegate, in quanto siamo nel pieno della ‘transizione’. Per questo motivo come M5s vogliamo sostenere le imprese che investono in Turco direzione green, con una considerevole riduzione delle imposte a loro carico”.