15.3 C
Rome
domenica, Maggio 17, 2026
Home Blog Page 203

Trento, aggiornata mappatura amianto: obbligo di rimozione

Trento, foto del pesaggio alpino
Trento, foto del pesaggio alpino

L’azienda sanitaria ha aggiornato la mappatura dei siti con amianto in provincia di Trento. I tecnici avevano già monitorato le aree contaminate, dal 2006, e avevano chiuso la lista nel 2014. Nel 2022 la Asl ha effettuato i sopralluoghi e diviso i luoghi da bonificare in due tabelle, quelli più deteriorati per cui il proprietario ha un anno di tempo per intervenire. E quelli per i quali viene concesso più tempo, tre anni per la precisione, per la rimozione.

Trento, la legge Nardelli fissa l’indice di degrado

La Provincia di Trento è particolarmente virtuosa, anche se ci sono ancora diversi punti da bonificare. Una legge (Nardelli), regola la materia e ha fissato l’indice di degrado e di priorità di intervento. Quello che andrebbe fatto, come spiega sempre l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, a livello nazionale.

I siti sono circa un milione in tutta Italia, quindi serve una mappatura aggiornata e un piano di intervento che tenga conto in particolare della vicinanza delle scuole e dei luoghi di svago maggiormente frequentati. Come fa appunto la mappatura in provincia di Trento. Il lavoro da fare è tanto, ma è necessario partire e capire dove agire prima.

Il Comune potrà sostituirsi al proprietario

In caso il proprietario non rispetti le indicazioni, il sindaco notificherà una intimazione a provvedere. Se neanche questo ottiene il risultato sperato a quel punto il Comune interverrà autonomamente, addebitando poi le spese all’inadempiente.

Nella prima tabella rientrano meno di 200 ettari da bonificare. Si tratta di coperture per la maggior parte, di legnaia, tetti di abitazioni, di depositi attrezzi e garage e di pollai. Il grosso è rappresentato da coperture di capannoni industriali e commerciali. Rovereto è il comune più interessato, con 48.409 metri cubi. È la testimonianza della destinazione industriale dell’area.

La seconda tabella elenca gli edifici con indice di degrado da 50 a 70, come riporta iltquotidiano.it, che vanno bonificati entro 3 anni. In totale 295.446 metri cubi di materiali in amianto. A Trento sono 54.208 m2. Rovereto ne conta 34.460, Arco 27.388, Storo 9.600, Levico Terme 7.822. C’è, infine, una terza tabella con i siti da controllare periodicamente.

A Monteciccardo per l’aria pulita, ma trova l’amianto

Monteciccardo, edificio con amianto
Monteciccardo, edificio con amianto

Si trasferisce con il figlio di 20 anni a Monteciccardo. Lontano dalla città spera di trovare aria pulita, di lasciarsi alle spalle l’inquinamento. Acquista una nuova casa, ma poco tempo dopo scopre che a pochi passi dalla sua abitazione c’è un edificio abbandonato con una copertura in amianto gravemente ammalorata.

Sito contaminato a Monteciccardo

Alessandro Manchisi è a Monteciccardo – prima Comune a sé e ora municipio di Pesaro – da 7 mesi. Conosce la responsabile della sezione di Pesaro dell’Osservatorio nazionale amianto, Elisabetta Secchi, e insieme chiedono al Comune un intervento risolutivo.

“L’immobile è in mano a un curatore fallimentare – ha spiegato Secchi – e Regione e Comune si giustificano spiegando di non avere responsabilità. Invece non è stata emessa neanche un’ordinanza di demolizione dal 2019, nonostante si tratti di un problema di salute pubblica. Non è una questione semplice, me ne rendo conto, ma una soluzione va trovata”.

Amianto altamente pericoloso per la salute

Come spiega bene il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed 2022”, l’amianto causa il mesotelioma, il tumore del polmone e tante altre neoplasie.

È un potente cancerogeno per il quale non esiste una soglia minima, anche perché oltre a questo minerale entriamo ogni giorno a contatto con altri inquinanti che, tutti insieme, accelerano il manifestarsi di tumori. Per questo la bonifica è necessaria.

L’Ona ha realizzato anche una App apposita, per segnalare i siti contaminati. Nel caso in cui i materiali in amianto siano rovinati, come probabilmente è il caso di Monteciccardo, il pericolo è ancora più alto. Il cemento perde, infatti, con gli anni, il suo potere aggrappante liberando le fibre killer.

“I residenti di Monteciccardo hanno paura”

“I residenti, tra cui questo nostro nuovo concittadino, hanno paura – ha continuato Secchi – soprattutto nelle giornate ventose come queste”.

L’immobile di 300 metri quadrati, di via Marconi, è già stato oggetto di rimostranze da parte dei residenti. Il Comune di Monteciccardo aveva emesso ordinanza di demolizione che però non era stata eseguita. L’amministrazione allora si era sostituita al proprietario dell’immobile e aveva rimosso la parte dei materiali in amianto deteriorati, chiedendo poi la restituzione della somma necessaria.

Ora che il territorio è sotto il Comune di Pesaro, però, la vicenda ha avuto uno stop. “L’amministrazione comunale di Pesaro – ha chiosato Secchi – verso il problema amianto è latitante. Questo non è certo l’unico caso sul territorio”.

Gli abitanti della zona, intanto, lamentano l’aumento dei casi di tumori e sospettano la connessione con l’amianto. La sezione Ona Pesaro ha incontrato in Regione anche il consigliere di Fdl Nicola Baiocchi, attuale presidente della commissione sanità. L’obiettivo resta la bonifica del sito contaminato e l’attuazione del tavolo di lavoro per l’amianto nato nell’ottobre 2022.

Amianto sulle Dolomiti, nell’ospedale di Lamon

foto di Lamon, trentino, dolomiti
foto di Lamon, trentino, dolomiti

Amianto sulle Dolomiti. Le montagne che ci invidiano in tutto il mondo non sono state risparmiate dalla contaminazione dell’asbesto. Anche qui negli edifici costruiti prima del 1992 è possibile trovare materiali in amianto, come è accaduto per l’ospedale di Lamon.

Lamon, amianto trovato durante i lavori di ristrutturazione

Lamon è un piccolo paesino in provincia di Belluno. Durante i lavori di ristrutturazione del nosocomio cittadino, come scrive il corrierealpi.gelocal.it, gli operai hanno trovato l’amianto. È stato, così, necessario chiamare una ditta specializzata per un sopralluogo e un preventivo per la rimozione in totale sicurezza. Serviranno 342.795 euro in più per provvedere alla bonifica che è, comunque necessaria.

L’asbesto è altamente cancerogeno

Come spiega il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, rimuovere la fibra killer è l’unico modo per evitare altre vittime. L’amianto è, infatti, altamente cancerogeno.

I materiali sono più pericolosi con il tempo che passa, perché si deteriorano e le fibre si disperdono nell’aria. Considerando che il minerale è stato messo al bando in Italia nel 1992 e che sono passati più di 30 anni è difficile trovare materiali ancora in buono stato di conservazione.

Bonifica all’ospedale di Lamon, unica strada possibile

Lo smaltimento, quindi, è l’unica strada possibile per preservare la salute di tutti. Il costo della bonifica, come sottolinea spesso il presidente Ona, è sempre più basso rispetto a quello sanitario per far fronte alle malattie causate da una mancata rimozione.

Tra le patologie asbesto correlate quelle più gravi sono il mesotelioma e il tumore del polmone. Ma le fibre killer colpiscono anche la faringe, la laringe, il colon e le ovaie.

I lavori, però, assicurano gli addetti non subiranno ritardi. L’ospedale sarà dotato di 22 nuovi posti letto. Tutta la ristrutturazione, che ha comportato anche la demolizione dell’intero corpo C dell’edificio, costerà 5 milioni e 268mila euro ai quali si deve aggiungere l’Iva e il costo della bonifica.

Mobilità in città, mezzi inadeguati e poche alternative

ragazza in bicicletta per la città
ragazza in bicicletta per la città

Le città italiane sono ancora molto lontane dagli obiettivi relativi alla mobilità per il 2030. Lo stesso per quel che concerne le emissioni e la sicurezza. Legambiente ha diffuso i dati relativi al suo ultimo rapporto “Clean Cities”. I capoluoghi italiani devono lavorare ancora molto per raggiungere una mobilità a zero emissioni.

Le città monitorate sono state 18: Avellino, Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Prato, Frosinone, Roma, Torino, Trieste e Taranto.

Mobilità nelle città: necessario un cambiamento

“Le città italiane devono compiere un importante cambiamento per diventare più vivibili e meno inquinate, ponendo al centro della loro strategia la mobilità pubblica, condivisa, elettrica, attiva e intermodale – ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – “Mentre il governo sembra muoversi in direzione opposta, decisamente anacronistica rispetto agli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni, tra cui il phase-out delle auto alimentate da combustibili fossili, le città hanno la responsabilità e il potere di fare la differenza.

Possono diventare veri motori di cambiamento, rispondendo finalmente alle esigenze di tutti i cittadini e posizionando il nostro Paese tra i più avanzati dell’Unione Europea. In particolare, le 9 città pioniere – Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino – incluse nella Missione per la Neutralità Climatica devono definire un percorso chiaro per raggiungere l’obiettivo del net-zero entro 7 anni”.

Nessuno rispetta ancora i limiti futuri per qualità aria

Tutte le città monitorate superano i futuri limiti di legge per la qualità dell’aria. E presentato ritardi rispetto agli indici di sicurezza e all’implementazione di servizi e infrastrutture di mobilità sostenibile. Tuttavia, ci sono notevoli differenze territoriali. Per esempio, Catania, Perugia, Avellino e Roma hanno i tassi di motorizzazione più elevati, mentre solo Milano e Genova si avvicinano al limite UE di 35 auto ogni 100 abitanti.

Troppe anche le vittime della strada

Ancora troppi sono i feriti e i morti in incidenti stradali, superiori alla media nazionale. Numeri lontani dagli obiettivi di dimezzamento delle vittime della strada al 2030 stabilito dal Piano nazionale sicurezza stradale. Bassa, in più città, l’offerta di trasporto pubblico e non adeguati sistemi alternativi. Tendenza ravvisabile, soprattutto ad Avellino, Palermo, Prato, Perugia, Pescara, Catania e Napoli. Per quanto riguarda l’estensione della rete stradale a velocità ridotta (30 km/h), in generale si è molto lontani dagli obiettivi indicativi che Legambiente propone al 2030, pari all’80% delle strade urbane.

Tipi mobili nelle città italiane, comportamenti dei residenti

L’associazione ambientalista ha presentato anche il sondaggio Ipsos-Legambiente “Tipi mobili nelle città italiane”. L’indagine è stata realizzata in collaborazione con Unrae, sempre nell’ambito della Clean Cities Campaign.

Gli esperti hano analizzato le abitudini di mobilità su scala nazionale con un focus sulle grandi città di Roma, Napoli, Firenze, Milano e Torino. I comportamenti degli italiani riguardo alla mobilità sono molto variegati e segmentati. Una buona parte del campione nazionale, il 23%, è rappresentato dagli “aperti al pubblico”, ovvero da coloro che userebbero di più i mezzi pubblici e condivisi. Naturalmente se ci fosse un potenziamento dei servizi e una diminuzione dei costi. A Milano sono il 25%, a Napoli il 24%, a Torino il 23%, a Firenze 18%, a Roma il 16%.

Città, ci sono molti obbligati ma insoddisfatti

Il 19% del campione nazionale è, invece, rappresentato dagli “obbligati ma insoddisfatti”, che preferiscono camminare o andare in bicicletta perché conviene. Sono disposti a rinunciare del tutto all’auto di proprietà, a fronte di una maggiore sicurezza stradale e un potenziamento dei servizi sharing. 

Tra coloro che si muovono tanto (oltre un’ora al giorno in viaggio) nelle periferie e nei piccoli centri prevalgono gli “Irriducibili individualisti – mai fermi ma incollati al volante” (14% del campione), che, a Milano si dimezzano in favore degli “attenti per scelta – multimobili e multimodali”, ovvero chi usa in modo prevalente bici, metropolitana e i servizi di sharing (il 13% dei milanesi).

Città, le proposte del Cigno Verde

Per avere città davvero pulite il Cigno Verde propone percorsi prioritari ciclo-pedonali, incrementare i mezzi pubblici, creare zone scolastiche. Ma anche aumentare i servizi e le infrastrutture di mobilità elettrica e condivisa. Progettare zone cittadine a “zero emissioni”, anche per la distribuzione delle merci.

La sfida è garantire che i sistemi di trasporto corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della società. Minimizzando, però, le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente. È necessario lavorare in questo senso per contribuire a frenare il cambiamento climatico.

Forsterite dall’amianto, nuovo metodo per l’inertizzazione

Forsterite, pietra verde
Forsterite, pietra verde

L’amianto può trasformarsi in forsterite e in metalli rari utili anche alla transizione ecologica. A realizzare un nuovo e più efficiente metodo di inertizzazione dell’asbesto è la società Cirtaa. Si tratta del Centro internazionale delle ricerche sul trattamento e applicazioni dell’asbesto s.r.l.

Amianto trasformato in forsterite

L’amianto che viene rimosso dai siti contaminati finisce quasi interamente in discarica. I processi per renderlo inerti sono spesso molto dispendiosi a livello energetico, a livello di tempo e anche costosi. Per questo, nonostante ci siano stati vari tentativi questi non hanno preso piede.

Invece, l’impianto del Cirtaa permette secondo quanto è riportato nel sito, di rendere innocua ogni fibra di amianto, con un processo che impiega meno energia perché non deve raggiungere massime temperature. Un brevetto certificato e riconosciuto anche da più università italiane, tra cui quella di Siena, che ha accertato sui prodotti dell’azienda la completa ed irreversibile decomposizione delle fibre di amianto. Sia quelle bianche di crisotilo, sia quelle blu di crocidolite.

Le applicazioni della forsterite

I minerali di amianto vengono trasformati in particolare in forsterite e fayalite. Sostanze che non sono pericolose per la salute. Dalla forsterite è possibile creare cementi pozzolana, ma anche ceramiche.

Gli usi delle sostanze realizzate, tra cui lo zirconio, possono spaziare dalla metallurgia gomme sintetiche, tessuti speciali, leghe ad alta resistenza corrosiva e superleghe in settori avanzati come l’industria aerospaziale e per la produzione di acciai speciali per contenitori di scorie e rifiuti radioattivi. I metalli rari vengono impiegati anche negli impianti di energia rinnovabile, e sono necessari alla transizione ecologica.

Il processo, come viene spiegato nel sito, “determina in modo risolutivo la completa trasformazione delle fibre cancerogene rendendole definitivamente innocue generando, inoltre, una materia prima di elevato valore economico (la forsterite) destinata a un vasto campo di applicazioni industriali, nel rispetto dei principi dell’economia circolare”. Il presidente della Cirtaa è convinto che grazie a questo sistema sia possibile risolvere il problema amianto e auspica che piccoli impianti possano sorgere nelle città, per smaltire tonnellate e tonnellate di materiali contaminati.

In Italia ancora 1 mln di siti contaminati

Ci sono ancora in Italia, secondo l’Osservatorio nazionale amianto, circa 1 milione di siti ancora contaminati e le discariche realizzate ad hoc non sono sufficienti a contenerli. Un pericolo per la salute di tutti i cittadini. Le fibre di amianto, infatti, se inalate, o ingerite, possono causare gravi danni. Tra questi il mesotelioma, la patologia sentinella, perché quando il numero dei casi cresce in un territorio significa che c’è presenza di asbesto. Per questo l’Inail registra i casi in un apposito rapporto ReNaM, dall’Inail. Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ricorda però che ci sono tante altre patologie asbesto correlate, come il tumore del polmone, alla laringe, alla faringe, alle ovaie e al colon.

Le vittime sono state tantissime, operai che lavoravano in ambienti carichi di polveri di amianto, sprovvisti anche di semplici mascherine per impedirne le inalazioni. Le loro mogli costrette a lavare le tute che i mariti portavano a casa da lavoro perché non erano previste usa e getta come oggi.

Semplici cittadini che hanno avuto la sfortuna di lavorare vicino alle aziende che lo lavoravano. Il dramma è ripercorso ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Intanto è necessario continuare con le bonifiche che sono in forte ritardo. L’Ona per agevolare la mappatura ha anche creato una App per segnalare i siti contaminati.