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lunedì, Giugno 17, 2024

Fenomeni estremi in Italia, aumento del 27% rispetto al 2021

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Aumentano i fenomeni estremi in Italia che Legambiente continua a monitorare. Dopo il computo dell’agosto scorso, anche gli ultimi due mesi confermano un trend preoccupante.

Fenomeni atmosferici estremi: in Italia 1503 in 13 anni

Nei primi dieci mesi del 2022 alluvioni, gradinate e altri fenomeni atmosferici di elevata intensità sono aumentati del 27% rispetto all’anno precedente. Preoccupa il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 sono stati registrati 1.503 eventi estremi, 780 i comuni colpiti e 279 le vittime.

L’allarme: “Il clima è già cambiato” di Legambiente

I dati sono del nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol, presentato oggi, 18 novembre, nel giorno finale della COP27 in corso in Egitto. È stata aggiornata anche la mappa del rischio climatico, nel layout e nella grafica. Legambiente ha anche inserito un focus sul progetto europeo LIFE+ AGreeNet che ha l’obiettivo di rendere le città della costa del Medio Adriatico più resilienti al cambiamento climatico attraverso vari interventi.

“Adottare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici”

L’associazione ambientalista bacchetta l’Italia che ancora non adotta un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con la bozza ferma dal 2018. Eppure ben 24 Paesi europei se ne sono dotati. La Penisola, invece in 9 anni ha speso 13,3 miliardi per la gestione delle emergenze meteoclimatiche. Sa bene quindi quanto un coordinamento sia necessario. Con le politiche di prevenzione si risparmierebbe il 75% delle risorse destinate a riparare i danni.

Per questo lancia un messaggio al governo Meloni: “Aggiornare e approvare entro fine anno il piano nazionale di adattamento al clima”. A livello internazionale, invece, è fondamentale che si arrivi ad un accordo ambizioso e giusto in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C. E aiutare i Paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica.

Fenomeni estremi, tutti i numeri

I numeri parlano chiaro. Nei primi dieci mesi del 2022, seppur con dati parziali, sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi, +27% di quelli dello scorso anno (intero anno). Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).

Entrando nello specifico, su 1.503 fenomeni estremi ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, e che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi, quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di blocco di metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d’aria.

Fenomeni estremi: le grandi città le più colpite

Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse conferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma – dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

Crisi climatica, Ciafani: “L’Italia in ritardo”

“Nella lotta alla crisi climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – da troppi anni l’Italia sta dimostrando di essere in ritardo. Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione. È fondamentale approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio, rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone”.

 “Anche quest’anno il Rapporto CittàClima – spiega Marisa Parmigiani, head of Sustainability del Gruppo Unipol – ci evidenzia un peggioramento nell’esposizione ai rischi climatici. Come denunciamo da tempo il nostro paese è fortemente esposto in primis al rischio idrogeologico. Ultimamente vediamo crescere, anche nei nostri sinistri, i fenomeni della grandine e delle trombe d’aria. Dobbiamo operare congiuntamente, secondo un approccio di partnership pubblico/privato”.

Gli eventi estremi sono la conseguenza del cambiamento climatico. Sotto i nostri occhi ormai da tempo e non ci si può più fermare alle parole, è necessario agire. Per questo l’Osservatorio nazionale amianto, ormai da tempo, ha nella sua missione anche la tutela dell’ambiente. Non soltanto per liberare il territorio dall’amianto, che ogni anno miete ancora 7mila vittime in Italia, come ha scritto l’avvocato Ezio Bonanni ne: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“, ma per fermare questo trend distruttivo che l’umanità sta perpretando.

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