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Vaccini contro il cancro entro il 2030? Moderna ci crede

vaccini contro il cancro
cellule, immagine

Moderna ha annunciato vaccini contro il cancro in 5 anni. Progressi eccezionali che sono previsti grazie ai passi avanti fatti nella ricerca dovuti all’accelerazione avviata durante la pandemia da Covid. “In 12 mesi – ha spiegato anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova – si è fatto quello che normalmente si fa in quindici anni”.

Vaccini contro il cancro, una cura personalizzata

Una notizia rivoluzionaria, visto che da oltre 100 anni si cerca una cura per i vari tipi di tumore e finora purtroppo, nonostante i tanti progressi per alcuni non c’è ancora. Perché di questo si tratta, di una cura anche se è chiamata vaccino. Una cura che sarà realizzata sul singolo paziente. Paul Burton, direttore sanitario dell’azienda farmaceutica famosa per il vaccino contro il Covid, ha detto al Guardian che già nel 2030 avremo vaccini contro diversi tipi di tumori, contro i problemi cardiovascolari e molte patologie autoimmuni o malattie genetiche rare. Questo grazie alla tecnologia a mRNA.

Vaccini contro il cancro: “Una cassetta degli attrezzi”

Davanti all’esultanza per la notizia che è sicuramente eccezionale c’è anche qualcuno, però, che ha voluto spiegare bene cosa vuol dire.

Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata, ha specificato all’AGI che non bisogna esultare. Naturalmente la novità è importantissima perché la ricerca, dice: “ci sta offrendo una vera e propria cassetta degli attrezzi per affrontare tantissime patologie, non solo i tumori”. Però non abbiamo ancora i risultati in tasca. La prudenza è d’obbligo e ci vorrà costanza nello sforzo di ricerca e negli investimenti per raggiungere gli obiettivi preposti. Gli RNA, ha poi spiegato, sono instabili e bisognerà gestire anche questo problema.

I passaggi che serviranno in futuro a curare i tumori

Burton ha spiegato anche come arrivarci, la sfida è “riuscire a individuare con certezza la causa genetica di una malattia”. Si vuole sfruttare la tecnologia utilizzata contro il Covid per spingere le cellule a produrre la proteina che attiverebbe il sistema immunitario contro la malattia contratta dal paziente. Il tumore sarebbe quindi analizzato per conoscere le mutazioni genetiche delle cellule malate per poi combatterle. La molecola di mRNA (RNA messaggero) creata ad hoc porterebbe alle cellule la ricetta per realizzare le proteine principali che attiveranno la risposta immunitaria. Le cellule malate sarebbero così riconosciute dal sistema immunitario e distrutte.

Ricerca portata avanti anche da altre aziende farmaceutiche

Anche la Pfizer e altre cause farmaceutiche stanno lavorando alacremente ai vaccini contro il cancro sulla base della tecnologia mRNA che ha cambiato il corso della pandemia e ora si appresta a cambiare la nostra vita, in una prospettiva futura in cui tante malattie in più non faranno più paura. L’Osservatorio nazionale amianto appoggia la ricerca in ogni campo e questa in particolare potrebbe, in futuro, avere una grande importanza anche per trovare una cura per il mesotelioma e altre patologie legate all’amianto.

Diagnosi mesotelioma, nuovo studio dell’università di Pisa

diagnosi mesotelioma
uomo seduto con le mani sul viso disperato

Nuovo approccio per la diagnosi del mesotelioma pleurico. Il gruppo di ricercatori guidato da Gabriella Fontanini, professore ordinario di Anatomia patologica all’Università di Pisa, presenterà lo studio alla sedicesima conferenza mondiale dell’International Mesothelioma Interest Group (Imig), a Lille-Francia, che si terrà dal 26 al 28 giugno.

Diagnosi mesotelioma, più rapide e meno invasive

La responsabile in Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) del Programma interdipartimentale di patologia pleuro-polmonare e del Centro clinico toracico ha guidato un team che ha condotto una ricerca che aiuterà a diagnosticare, in tempi più rapidi e meno invasivi, la patologia legata all’esposizione all’amianto.

Gli scienziati hanno definito un nuovo pannello di espressione genica e un sistema di classificazione molecolare. Questo è in grado di discriminare i mesoteliomi dalle lesioni pleuriche benigne. Questo è possibile sia su tessuto che su liquido pleurico, in modo più preciso rispetto ai marcatori convenzionali. Il nuovo pannello è efficace nella diagnosi citologica su liquido pleurico non solo del mesotelioma pleurico epiteliomorfo (più frequente) ma anche del bifasico (meno frequente e di più difficile gestione).

Lo studio sarà presentato dalla dottoressa Rossella Bruno nella sessione dedicata alla diagnosi patologica del mesotelioma pleurico. All’incontro interverranno i massimi esperti mondiali del settore diagnostico.

Diagnosi mesotelioma, diversi riconoscimenti internazionali

Il gruppo guidato da Fontanini e composto dai dottori Greta Alì, Rossella Bruno e Anello Marcello Poma, è riconosciuto da anni a livello mondiale. Hanno, infatti, partecipato con comunicazioni orali a tutte le ultime conferenze mondiali dell’Imig (International Mesothelioma Interest Group). Imig2016 – Birmingham, Regno Unito; IMIG2018 – Ottawa, Canada; IMIG2020/2021 – Brisbane, Australia.

Il progetto ha già ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Uno Young Investigator Award, conferito nel corso della conferenza mondiale Imig 2016. E due grants conferiti rispettivamente da Nanostring Technology e dalla Kazan McClain Partners’ Foundation.

Un progetto e tante collaborazioni

Importanti sono state le collaborazione con altri professionisti dell’Aoup. Tra cui la professoressa Franca Melfi, il professore Marco Lucchi, il dottor Alessandro Ribechini e il dottor Antonio Chella. Così come quelle di altri gruppi italiani: dell’Unità Mesotelioma dell’Ospedale di Alessandria, per esempio, guidato dalla dottoressa Federica Grosso. E quello del professore Renato Franco dell’Unità operativa di Anatomia patologica del dipartimento di salute mentale e fisica e medicina preventiva dell’Università della Campania, Luigi Vanvitelli.

Il mesotelioma è una patologia causata quasi esclusivamente dall’amianto. E’ considerata, infatti, una malattia sentinella. Dove le persone si ammalano, allora c’è presenza di asbesto. Purtroppo la sopravvivenza delle persone colpite è bassa e ancora non c’è una cura.

L’amianto, cos’è e perchè è pericoloso

La ricerca sta, però, compiendo passi avanti nelle terapie e adesso anche nelle diagnosi precoci, che consentono ovviamente di gestire la malattia in modo più adeguato e con maggiori risultati. L’amianto, però, come denuncia da sempre l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, non causa soltanto il mesotelioma. Sono diverse le patologie asbesto correlate, come il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. Come pure l’asbestosi e le placche pleuriche.

L’Ona assiste da anni le vittime dell’amianto e le loro famiglie. Persone che spesso si sentono abbandonate al loro destino, senza neanche la possibilità di far valere i propri diritti, se non dopo lunghi ed estenuanti procedimenti giudiziari. L’avvocato Bonanni ha studiato il fenomeno amianto in Italia e raccolto le sue conclusioni ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Un testo che può essere utile a capire dove è partita questa strage silenziosa e come fermarla. L’Ona insiste, infatti, per le bonifiche e ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati.

San Cesario, 3 edifici vicini con amianto: accesso agli atti

san cesario sul panaro
tubi e silos in via De Giacomo amianto san cesario

Ci sono zone in cui sembra che la Legge 257 del 1992, che ha messo al bando l’amianto, non sia mai arrivata. Aree dimenticate, mai bonificate, dove i siti contaminati sono diversi, rimasti per decenni nell’indifferenza generale. Una di queste è in via A. De Giacomo, nel Comune di San Cesario sul Panaro, in provincia di Modena.

Tre immobili in via De Giacomo con coperture in amianto

Qui ben tre edifici potrebbero avere ancora materiali in cemento – amianto, il terribile eternit utilizzato per le coperture delle abitazioni, delle stalle e degli immobili in generale fino, appunto al 1992. In 30 anni, però, nessuno si è preoccupato di rimuoverli, nonostante siano estremamente pericolosi per la salute. La strada si trova appena fuori il centro abitato e, comunque, poco vicino ai siti dismessi sono presenti alcune abitazioni. I residenti, quindi, preoccupati, si sono rivolti alla sede di Carpi dell’Osservatorio nazionale amianto.

San Cesario, l’Ona Carpi dispone il sopralluogo

Il nuovo coordinatore, Mirco Zanoli, ha così subito disposto un sopralluogo per verificare le segnalazioni e, in effetti, ha trovato coperture che sembrano essere proprio in amianto. Ma anche un silos e alcuni tubi. In un caso si tratta di un immobile che ospitava un tiro al piattello. In un altro di un sito agricolo. Tutti e tre situati nella stessa via. In un caso in particolare, lo stato ammalorato dei materiali è più che evidente. Naturalmente sarà necessario un sopralluogo della Asl per appurare quanto siano degradati, ma in ogni caso la bonifica è sempre la soluzione migliore.

Il cemento – amianto, infatti, con il tempo perde la sua forza aggrappante lasciando le fibre libere di disperdersi nell’aria. Fibre che sono altamente pericolose, come ha sempre denunciato il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni. Non c’è una soglia minima di fibre sotto la quale si annulla il rischio, per cui è necessario intervenire. Se la legge che ha vietato l’uso del minerale è del 1992 questo vuol dire che quei materiali sono lì almeno da 30 anni. Senza manutenzione ed esposti alle intemperie difficilmente possono aver mantenuto uno stato per cui non sia necessaria la rimozione.

Presentato un accesso agli atti

Per questo, intanto, l’Ona Carpi ha presentato un accesso agli atti al direttore dell’ufficio Ambiente del Comune di San Cesario sul Panaro. Il coordinatore chiede se l’amministrazione sia al corrente della situazione nelle aree in oggetto. E, nel caso venga confermata la presenza di cemento – amianto, di venire in possesso della più recente valutazione dello stato di conservazione delle coperture o dei manufatti interessati.

L’Ona Carpi, che ha il massimo appoggio dell’Osservatorio nazionale andrà fino in fondo, per tutelare la salute dei residenti del piccolo Comune in provincia di Modena.

Benefici amianto negati, ex operaio non taglia più la barba

calogero vicario, e il cartello dove spiega perchè non si taglia più la barba
calogero vicario, e il cartello dove spiega perchè non si taglia più la barba

Cade nella data della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, il 28 aprile, l’udienza in Cassazione della vicenda relativa all’ex metalmeccanico siciliano Calogero Vicario. L’operaio da più di 1000 giorni non taglia la barba e i capelli per protesta.

Diritti negati in Appello, barba lunga per protesta

Aveva ottenuto, infatti, insieme ad altri 9 colleghi delle Industrie meccaniche siciliane, i benefici amianto e quindi il prepensionamento. Questi diritti sono stati, però, negati in Appello, nonostante le malattie contratte a causa dell’esposizione all’amianto. Ora la loro battaglia è in mano ai giudici ermellini che decideranno sulle loro vite. Intanto la sua barba continua a crescere.

Calogero Vicario e i colleghi attendono udienza Cassazione

“Quel giorno voglio esserci fisicamente – ha detto Vicario – andrò a sedermi davanti la Cassazione. Voglio portare ancora una volta la mia testimonianza e lo farò insieme a mia figlia. Non ci aspettiamo nulla di particolare, anche perché moralmente mi sento di avere già vinto.

Siamo riusciti, anche grazie all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, e all’onorevole Pippo Gianni, ex sindaco di Priolo Gargallo,  a scoperchiare il vaso di Pandora. Nessuno prima del 2009 in Sicilia parlava di amianto. Ora ci affidiamo alla Suprema Corte. Per capire se è giusto che per un cavillo dobbiamo essere trattati come delinquenti, perché è di questo che si tratta. L’Inps ci ha anche chiesto indietro il denaro che ci aveva concesso dopo la sentenza di primo grado, che avevamo vinto.

Barba lunga, dura battaglia psicologica

Negli anni abbiamo ammortizzato la spesa, ma abbiamo pagato sulla nostra pelle questa ingiustizia. E con noi l’hanno pagata le nostre famiglie. Mi è costata anche la protesta che si è concretizzata con il mancato taglio di barba e capelli. È stato difficile per tutti, anche a livello psicologico. Eppure ho sempre pensato di essere nel giusto e che non dovevo assolutamente mollare”.

Calogero è malato: deficit respiratorio del 38%

Calogero, 61 anni, ha i bronchi pieni di amianto che respirava nelle delle Industrie meccaniche siciliane dove ha lavorato per anni. Quattro o cinque volte l’anno combatte con brutte bronchiti e ha un deficit respiratorio del 38%. Qualsiasi piccolo sforzo lo affatica moltissimo. Con sé deve sempre portare un broncodilatatore.

Negli ultimi mesi si è sottoposto a una Tac che ha, purtroppo, portato alla luce diversi noduli. È, quindi, sotto stretta sorveglianza sanitaria. Ricorda sempre che almeno 20 suoi colleghi sono venuti a mancare in questi anni a causa dell’amianto. Così come in tutte le fabbriche in cui il minerale killer si lavorava.

Effetti dell’amianto sulla salute umana

La storia di Calogero è quella di tanti, troppi operai che pensavano di aver trovato un lavoro dignitoso per mantenere le loro famiglie e si sono trovati a combattere contro un mostro. Le patologie asbesto correlate, infatti, sono gravissime e possono manifestarsi anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione, come ha sempre denunciato l’avvocato Bonanni, che lo assiste in questa battaglia. Il presidente Ona ha raccolto tutti i documenti e i dati raccolti sul fenomeno asbesto nella Penisola ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Qui ha spiegato bene come le vittime sono sottostimate, che l’Inail ha conteggiato per anni soltanto i casi di mesotelioma (VII rapporto ReNaM). Solo da qualche anno sono registrate anche tutte le altre patologie tra le quali tante altre neoplasie. La sfida cè alle bonifiche e per questo l’Ona ha realizzato una App per segnalare i siti contaminati. Senza tralasciare, nenche un minuto, le vittime dell’amianto, i malati e le loro famiglie.

Amianto nel talco? Johnson & Johnson offre 8,9 miliardi

talco
foto di un ammasso di talco

L’azienda farmaceutica Johnson & Johnson ha offerto 8,9 miliardi di dollari per risarcire circa 70mila persone che lamentano danni a loro o ai propri familiari per l’amianto nel talco.

Amianto nel talco, anni di contenziosi

Il colosso farmaceutico sta affrontando da anni i contenziosi nati dopo che tante persone sono state colpite da patologie asbesto correlate, o comunque da tumori, dopo aver utilizzato per anni il talco in commercio.

Lo scorso anno, nel 2022, la Johnson & Johnson è stata condannata dalla Corte Suprema a risarcire alcune donne per tumore alle ovaie con 2,1 miliardi. Per evitare nuove condanne e lunghi procedimenti giudiziari la società ha quindi proposto questa soluzione.

Il maxi risarcimento metterebbe fine alle cause

Il maxi risarcimento non è, specificano i vertici dell’azienda, un’ammissione di colpa. Semplicemente l’accordo metterebbe fine ai procedimenti penali. È vero, però che la società ha sospeso la vendita negli Stati Uniti e in Canada del Johnson Baby Powder, il talco per bambini. Giustificando la decisione con il principio di precauzione.

Non tutti i familiari delle vittime sono, però, disposti ad accettare un accordo rinunciando a ogni azione civile e penale nel futuro. Quello della società è un tentativo in extremis per evitare perdite molto più importanti e anche crolli in borsa se dovesse continuare a perdere cause miliardarie.

L’azienda era a conoscenza dell’amianto nel talco?

Secondo il New York Times, i vertici dell’azienda conoscevano i potenziali rischi da esposizione all’amianto dei prodotti a base di talco. E avrebbero anche saputo delle tracce di amianto nel prodotto. Nonostante questo avrebbero continuato ad utilizzare il talco estratto da cave contaminate.

Durante un processo civile la Johnson & Johnson si sarebbe “rammaricata” di uno studio del 1971. I ricercatori avrebbero iniettato amianto nei prigionieri statunitensi – per lo più di colore – in cambio di 10 dollari. L’obiettivo era verificare gli effetti dell’applicazione del talco sulla pelle e l’iniezione sottocute di fibre di amianto, tremolite e crisotilo. Un dermatologo della Pennsylvania ha condotto la ricerca nella prigione di Holmesburg (Filadelfia).

L’amianto avrebbe avuto nelle cavie umani effetti terribili, già noti per altro perché la pericolosità dell’amianto, come spiega bene l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, si conosceva già nei primi anni del ’900. Negli anni ’40 è dimostrata la diretta correlazione con l’asbestosi e il mesotelioma. L’INAIL riconosce poi tutta una serie di patologie asbesto correlate, in liste che aggiorna purtroppo sempre con nuove malattie.

La difesa della società

 “Al momento di questi studi, quasi 50 anni fa – hanno dichiarato dall’azienda al British Medical Journal – i test di questa natura in questo gruppo di coorti erano ampiamente accettati, inclusi ricercatori di spicco, importanti società pubbliche e lo stesso governo degli Stati Uniti.

Siamo profondamente dispiaciuti per le condizioni in cui sono stati condotti questi studi e non riflettono in alcun modo i valori o le pratiche che impieghiamo oggi”. In tribunale il processo al dermatologo si è concluso con la prescrizione dei reati ipotizzati. Comunque questo fa pensare che la Johnson & Johnson sapesse delle tracce di amianto.