20.8 C
Rome
mercoledì, Maggio 6, 2026
Home Blog Page 131

Nuova piattaforma del Viminale per Vittime del Dovere

vittime del dovere, Ministero dell'Interno
Ministero dell'Interno annuncia la nascita della nuova piattaforma per il riconoscimento delle vittime del dovere

NUOVA PIATTAFORMA INFORMATICA DEL MINISTERO DELL’INTERNO PER IL RICONOSCIMENTO DELLE VITTIME DEL DOVERE

La nuova piattaforma del ministero dell’Interno 

La circolare del ministero dell’Interno dipartimento della pubblica sicurezza del 26 febbraio 2024 introduce una significativa novità riguardante il riconoscimento delle vittime del dovere esclusivamente tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza, Corpo di Polizia Penitenziaria, Polizie Municipali, Guardie Particolari Giurate, Ausiliari di Polizia, rimaste permanentemente invalide o decedute a causa di eventi commessi allo svolgimento di specifici servizi. 

In conformità con l’articolo 2 del d.p.r. n. 510 del 28.07.1999, la competenza per tale riconoscimento è attribuita al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, estendendo i benefici sia alla vittima sia ai suoi familiari in caso di decesso. Tuttavia, per semplificare e uniformare il processo, è stata sviluppata una piattaforma informatica dedicata alla ricezione e trattazione delle istanze pertinenti. Questo nuovo portale, accessibile a partire dal 1° marzo 2024, permette la presentazione delle istanze e la consultazione dello stato di avanzamento in un’unica soluzione.

Modalità di accesso alla piattaforma 

L’accesso al portale sarà consentito unicamente, tramite identità digitale (SPID) o tramite carta d’identità elettronica (CIE), al diretto interessato o ai familiari superstiti.

Va sottolineato che il portale accoglie solo le prime istanze di riconoscimento, mentre i procedimenti già avviati prima del 1° marzo 2024 seguiranno il loro corso senza utilizzare la nuova piattaforma. Le Prefetture, che riceveranno dal Servizio assistenza e attività sociali la documentazione necessaria per esprimere il proprio parere, saranno coinvolte nell’acquisizione dei rapporti previsti dalla normativa vigente, nonché per la richiesta di visita medico legale da inoltrare alla Commissione medico ospedaliera competente per territorio.

L’ONA sostiene le vittime del dovere 

«Le vittime del dovere hanno il diritto di ottenere il risarcimento del danno. La vittima ha diritto al pieno risarcimento dei danni non solo materiali ma anche morali ed esistenziali, oltre della perdita economica derivante dalla ridotta capacità lavorativa – afferma l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) -. In caso di decesso, questi diritti spettano ai familiari, specialmente agli eredi, che hanno diritto al pagamento delle somme maturate dalla vittima del dovere e al risarcimento del danno subito. Inoltre, i familiari, compresi gli orfani non a carico, hanno diritto alle prestazioni previdenziali in quanto orfani di vittime del dovere. L’ONA – conclude Bonanni –  ha istituito un dipartimento dedicato alla tutela delle vittime del dovere, per garantire una tutela più ampia dei loro diritti, compreso il riconoscimento della causa di servizio e il pieno risarcimento dei danni».

Tutte le informazioni, compresi gli aggiornamenti giurisprudenziali sulle Vittime del Dovere, sono disponibili sulla pagina dedicata dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Valentano, Viterbo: bonifica amianto nei locali del poliambulatorio

tetti con eternit
tetti con eternit

La Asl di Viterbo ha da poco dato avvio ai lavori di bonifica amianto che avranno luogo nel poliambulatorio di Valentano. Liquidata all’architetto la somma necessaria alla rimozione dei materiali contenenti asbesto. Interessati dai lavori di rimozione amianto anche altri presidi della Tuscia.

Bonifica amianto: le aree interessate

L’intervento presso il poliambulatorio di Valentano, fa parte di una serie di altri che interessano delle aree inquinate nella stessa zona. In particolare i lavori di bonifica per i quali è stata assegnata una cifra pari a 14.600 euro, sono mirati alla rimozione dell’amianto da alcune canne fumarie presenti sul tetto della torretta, altre sul tetto, un comignolo e la tubazione di scarico del bagno. All’architetto incaricato spetterà la progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza in entrambe le fasi. Infine la redazione della documentazione necessaria all’ottenimento dell’autorizzazione paesaggistica e quella prevista dall’ ex art. 21 D. lgs. 42/2004Codice dei beni culturali”.

L’impegno del Comune di Valentano

L’impegno del Comune è noto già da tempo. Risalgono infatti al 2021 alcune opere di ristrutturazione ed abbattimento delle barriere architettoniche. In particolare, queste hanno avuto l’obiettivo di migliorare e facilitare l’accesso e la fruizione della struttura sanitaria e dei suoi servizi. L’azienda sanitaria invece si era occupata degli interventi di riqualificazione e di manutenzione straordinaria degli ambienti interni, realizzati grazie ai fondi ministeriali conseguiti dall’ente. Questi restituirono ai cittadini spazi idonei e sicuri per permettere alla struttura di svolgere a pieno la sua funzione sociale.

Problema amianto

La Asl di Viterbo, nell’ambito del fondo di sviluppo e coesione 2014/2020 approvato con delibera Cipe del 2018, è beneficiaria della cifra di 209.510 euro destinati alla rimozione e allo smaltimento di amianto in vari presidi.

Oltre al comune di Valentano, saranno interessati dalla bonifica di amianto, il Polo ospedaliero di Acquapendente, la casa della salute, il consultorio di Bagnoregio, l’ospedale di Ronciglione, il centro di salute mentale e l’ospedale di Tarquinia ed infine la struttura residenziale Binelli e il Serd di Viterbo.

Amianto e ambiente: fibra killer anche di piante e animali

Ambiente e amianto: killer di flora e fauna
Ambiente amianto, killer di animali e piante Credits: Pixabay

L’amianto è ancora oggi largamente presente nell’ambiente circostante. Questo killer silenzioso non risulta essere deleterio solo per la salute pubblica, piuttosto anche per la fauna e la flora. I residui di questa sostanza nociva che ad oggi si trovano all’interno degli edifici contribuiscono all’incremento dell’inquinamento atmosferico, attraverso polveri e fibre aerodisperse, e di conseguenza rappresentano un serio pericolo per l’ecosistema.

Ambiente amianto
Ambiente amianto, Credits: Pixabay

Quando si parla di amianto ci si concentra principalmente sugli effetti devastanti che può avere nei confronti della salute umana, e mai abbastanza sulle conseguenze che invece ha sull’ambiente circostante. Flora e fauna, soprattutto nei pressi dei siti urbani e industriali, sono continuamente esposte a rifiuti tossici, tra cui quelli di amianto, che rappresentano un potenziale pericolo per la sopravvivenza dell’ecosistema.

In che modo l’amianto è pericoloso per l’ambiente?

L’amianto è una sostanza molto pericolosa, ancora oggi troppo diffusa, nonostante i numerosi interventi di rimozione e bonifica che hanno effettuato negli ultimi anni. Questo materiale, infatti, è stato largamente utilizzato a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80, ma anche in precedenza. All’epoca, infatti, rappresentava una scoperta innovativa, ma con i successivi studi si è presa consapevolezza della sua pericolosità, per l’ambiente e per l’uomo. Si è dovuto attendere fino al 1992 per l’elaborazione di una legge che ne vietasse l’utilizzo e la commercializzazione. Eppure, ancora oggi le costruzioni contenenti questo materiale tossico non sono ancora del tutto bonificate. Esistono ancora molti edifici che contengono tracce di asbesto, che veniva utilizzato spesso nelle misture di cemento per la costruzione, tra cui anche scuole ed altri edifici pubblici.

Questa fibra killer – definita tale per le vittime che miete ogni anno – se non correttamente conservata aumenta la propria frabilità. In questo modo, diventa letale non solo per l’uomo, ma anche per l’ambiente. Spesso ci si concentra solamente sugli effetti indesiderati che l’inalazione di questa sostanza provoca sulla salute umana, ma questa rappresenta anche un grave pericolo per l’ecosistema, danneggiando sempre più frequentemente flora e fauna circostanti.

L’asbesto, un killer silenzioso anche di piante e animali

Se con il tempo si stanno raggiungendo nuove consapevolezze in merito alla pericolosità dell’amianto per gli effetti sulla salute pubblica, non viene spesso dato il necessario rilievo ai danni che invece provoca all’ambiente. Soprattutto nei luoghi apparentemente incontaminati e naturali nei pressi di siti industriali, ma anche di aree urbane, spesso l’amianto si camuffa come un killer silenzioso, insinuandosi tra fauna e flora. Quando l’asbesto aumenta la friabilità inizia a sgretolarsi aerodisperdendo le proprie polveri e fibre nell’ambiente circostante. Queste potrebbero essere assorbite dal terreno, e quindi anche dalle radici delle piante, fino a migrare nel sistema vascolare dei vegetali in questione. Gli effetti dell’amianto sulle piante potrebbero comprometterne la crescita e il regolare sviluppo. Inoltre, queste, accumulando la quantità di eternit nei loro tessuti, potrebbero diventare nocive per l’ecosistema che le circonda. Trasformandosi, quindi, in una vera e propria fonte di inquinamento ulteriore.

Ambiente amianto
Ambiente amianto, Credits: Pixabay

Gli animali, invece, potrebbero essere esposti a polveri e fibre di amianto in differenti modi. Infatti, potrebbero inalare le fibre nocive, o in alternativa entrarne in contatto attraverso l’ingestione di acqua e cibi contaminati. Gli animali più vulnerabili sono proprio quelli che si trovano nelle vicinanze dei siti più esposti a questa sostanza, che possono essere quelli industriali, come quelli urbani. Entrando in contatto con questo materiale pericoloso la fauna interessata può sviluppare problemi di salute, come malattie polmonari, asbestosi e persino il cancro. Non solo, perché l’ingestione di cibi contaminati potrebbe creare un effetto di bioaccumulo nella catena alimentare e influenzare negativamente la biodiversità dell’ecosistema.

Come proteggere ambiente e biodiversità dall’amianto?

Proteggere l’ambiente e la biodiversità dai pericoli rappresentanti dall’inquinamento, e in particolar modo dall’amianto, è un compito cruciale e indispensabile. Al fine di evitare che l’amianto rappresenti anche negli anni a venire un pericolo per l’ambiente e salute pubblica è bene procedere alla sensibilizzazione. In particolare, sull’inquinamento da amianto e sugli effetti nocivi che questo potrebbe avere a lungo e breve termine. Fondamentale è anche la segnalazione agli organi competenti della presenza di questo materiale, in modo da garantirne la rimozione e conseguente bonifica. Inoltre, un monitoraggio regolare dell’aria, del suolo e dell’acqua nelle aree a rischio potrebbe aiutare a identificare la presenza di asbesto e ad adottare misure preventive.

Un altro ruolo cruciale è svolto dalla ricerca. Questa negli ultimi anni è riuscita ad elaborare metodi innovativi per lo smaltimento di amianto in modo sostenibile e non pericoloso per l’ambiente circostante. Pochi e semplici passaggi, che se seguiti da gran parte della popolazione, potrebbero rappresentare un significativo cambiamento, volto alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.

 

Materit: pena sospesa per 5 ex dirigenti

Amianto
Amianto

Processo amianto: il Tribunale di Matera ha condannato ad un anno di reclusione e al risarcimento dei danni patrimoniali e non, Silvano Benitti, Pietro Pini, Michele Cardinale, Michele Bonanni e Lorenzo Mo, ex dirigenti delle ex aziende Cemater-Materit presenti nell’area industriale di Ferrandina (Matera) in cui venivano lavorati materiali a base di amianto. La pena è ora sospesa per prescrizione.

L’area è stata dichiarata SIN (sito di interesse nazionale) da ventuno anni. I lavori di bonifica sono fermi alla rimozione dei sacchi di amianto e sono stati stanziati poco meno di quattro milioni di euro.

La condanna

Dopo sei anni dall’avvio del processo, si è giunti a sentenza di fronte al Tribunale di Matera, dove erano presenti gli avvocati (parte civile) e i familiari delle vittime da amianto.

Il Tribunale ha condannato a un anno di reclusione, con beneficio di sospensione della pena gli ex dirigenti Materit accusati a vario titolo di reati di omicidio colposo, lesioni colpose e mancato rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro. Presenti alla lettura della sentenza anche le associazioni Aiea e Medicina Democratica, che per anni hanno accolto le denunce di molti lavoratori esposti ad amianto. Furono infatti ritenuti responsabili della morte di 4 lavoratori a causa dell’esposizione ad amianto presente sul luogo di lavoro. Le loro condotte omissive riguardo ai pericoli che l’inalazione di amianto comporta avrebbero causato l’insorgere di malattie professionali asbesto correlate a diversi ex lavoratori, il decesso di quattro di essi e quello di una vedova di un operaio, esposta anch’essa alle fibre di amianto.

L’accusa nel giugno 2023 chiesa una condanna di 2 anni e 8 mesi di reclusione. I fatti contestati riguardano il periodo che va dal 1975 al 1989, data in cui la produzione dello stabilimento venne sospesa per chiusura dello stesso. Il giudice ha inoltre condannato gli ex dirigenti a pagare una cifra di 10.000 euro ciascuno alle parti civili di Medicina Democratica, rappresentata dall’Avv. Angela Galetta, e all’Associazione italiana esposti amianto assistita dall’Avv. Andrea di Giura, e infine l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro con l’Avv. Mariella Tritto. Per ultimo è stato disposto il pagamento della somma di 50.000 euro per i famigliari di quattro operai.

La prescrizione dei reati

Il Tribunale di Matera ha stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati, per episodi riferiti ad altri 16 operai. Gli ex dirigenti sopra citati sono dunque stati assolti per non aver commesso il fatto in riferimento ad altri episodi denunciati. I diretti interessati potranno presentare ricorso unicamente in altre sedi, ma non più di fronte al Tribunale di Matera. Una pagina chiusa dunque ma non considerata tale da Mario Murgia vicepresidente nazionale dell’Aiea (Associazione Italiana Esposti Amianto), che continua nel suo impegno dalla parte dei lavoratori, tra tavoli di Prefettura e Ministeri, per il riconoscimento di tutte le persone colpite da malattie asbesto correlate, nell’ambito professionale e non solo, continuando a seguire situazioni come quella della Materit in cui la salute dei lavoratori e dei loro familiari è un bene da tutelare.

“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia

“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia
“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia

Sabato 2 marzo, alle 18:00 nella Sala Consiliare del comune di Cesinali (Avellino), verrà presentato l’ultimo lavoro della scrittrice avellinese Emilia Bersabea Cirillo, “Azzurro Amianto”. Insieme all’autrice discuteranno il Sindaco di Cesinali, la giornalista Katiuscia Guarino con le letture a cura di Claudia del Gaudio dott.ssa in Lingue e letterature straniere.

La storia di due donne che cercano giustizia

Azzurro Amianto”, è un romanzo ambientato negli anni 2000, in un’area industriale abbandonata di una città del Sud Italia. È qui che si snodano le vicende di due donne che vi trovano rifugio, alla disperata ricerca di giustizia per Romualdo. L’uomo negli anni 80, svolse un lavoro pericolosissimo facendo parte di una squadra di operai impiegati a scoibentare amianto dalle carrozze dei treni delle Ferrovie delle Stato. Dietro gli sforzi di questi giovani, solo gli interessi di industriali senza scrupoli totalmente incuranti delle loro vite. La vicenda prosegue con l’arrivo di Beatrice, fuggita molti anni prima dalla città, e piena di sensi di colpa per aver lasciato alle cure degli altri sua figlia Bianca affetta da un disturbo dello sviluppo.

Una vicenda sociale, politica e intima  

La scrittrice irpina Emilia Bersabea Cirillo, attraverso una scrittura elegante e che crea connessione tra personaggi e registri diversi, tratta in questo romanzo una vicenda sociale, politica e intima molto delicata. Affronta infatti una pagina quasi dimenticata della storia italiana, gli avvenimenti dell’ ex Isochimica nell’Irpinia dell’immediato post-terremoto ovvero, il problema dell’amianto.

Intrecciando questa vicenda con quella della protagonista e della figlia con disabilità, il lettore trasportato in queste pagine trova come sfondo un territorio ferito, in cui sia le protagoniste che l’autrice stessa cercano di trovare riscatto.

Tra i temi più rilevanti dell’opera ci sono il valore del prendersi cura, l’ipocrisia di un certo tipo di borghesia benpensante, la difficoltà dell’accettare il diverso e le diverse sfumature del femminile. 

Vite sotto la polvere

Un fatto drammatico di cronaca locale è il filo conduttore del romanzo. Dalla lettura riemergono le storie di tanti uomini che per anni hanno lavorato presso l’ex Isochimica, una delle tante attività industriali sorta nel 1982 nell’Irpinia dopo il terremoto. Questa da subito rappresentò una speranza di impiego fisso per molti operai, più di 300, totalmente ignari del destino che li attendeva. Vite perse e sepolte sotto la polvere, che svolsero per anni un lavoro rischiosissimo, scoibentare quintali di amianto, circa 3 mila carrozze delle Ferrovie dello Stato.

Nel 1983 infatti queste ordinarono la bonifica di locomotori e carrozze. L’appalto venne affidato all’Isochimica di Piano d’Ardine, (Avellino). La scoibentazione sui binari, a pochi metri dalle case, da un campo sportivo, da un asilo, dalle scuole, lasciò tale fibra totalmente libera di disperdersi a cielo aperto, mietendo ogni giorno vittime.

L’autrice

Emilia Bersabea Cirillo ha lavorato per tutta la vita come architetto e vive ad Avellino. Ha pubblicato il primo libro nel 1999 e nel 2010 ha vinto il Premio Prata con “Una terra spaccata” (Edizioni San Paolo, Milano). Con L’Iguana editrice ha pubblicato il romanzo “Non smetto di aver freddo” nel 2016 (Premio Minerva 2016 e Premio Di Lascia 2017). Ha fondato l’Associazione “Paroletranoileggere” per la promozione della lettura e la valorizzazione dei saperi femminili del territorio irpino e non solo.

“Azzurro amianto” sarà in libreria il prossimo 19 ottobre per la collana Cantastorie de “Le plurali”, casa editrice nata nel marzo del 2021.