Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto
La nave della Marina Militare Vittorio Veneto, per anni un simbolo della potenza navale italiana, è ora al centro di un’inchiesta per inquinamento ambientale e disastro ambientale colposo. Rappresentati dall’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, i cittadini stanno combattendo contro la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Taranto nei confronti degli otto ufficiali e ammiragli indagati.
Un deleterio ammasso di amianto allo stato puro
La nave Vittorio Veneto, un deleterio ammasso di amianto allo stato puro, è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto
Il Vittorio Veneto, una volta fiore all’occhiello della Marina Militare italiana, è stato definito dai cittadini come un «deleterio ammasso di amianto allo stato puro». La nave è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto e nel corso di questo periodo sono emerse preoccupazioni riguardo alla presenza di asbesto e ai potenziali danni causati alla salute delle persone e all’ambiente circostante.
I cittadini contestano la decisione della Procura di Taranto
La procura di Taranto ha presentato una richiesta di archiviazione che ha sollevato una forte opposizione da parte dei cittadini, i quali esigono giustizia e una verifica dettagliata dei fatti, così da non lasciare impuntiti i responsabili..
Pochi giorni fa, durante un’udienza presieduta dal giudice Benedetto Ruberto, i denuncianti hanno criticato aspramente le indagini condotte dalla procura. Hanno sostenuto che gli accertamenti effettuati non abbiano fornito un quadro esaustivo e abbiano trascurato aspetti cruciali dell’impatto dell’amianto rilasciato dalla nave. Per questo motivo, hanno chiesto al giudice di ordinare nuove perizie e di convocare ulteriori testimoni, al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda.
Anche il presidente ONA, Ezio Bonanni, ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente, una sostanza altamente cancerogena che a distanza di trentadue anni dalla sua messa al bando con la legge 257/92, continua a provocare morte e sofferenza.
Amianto: un pericolo invisibile
L’avv. Bonanni ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente
L’amianto è stato ampiamente utilizzato nel passato per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore. Tuttavia, con il tempo, si è scoperto che l’esposizione alle sue fibre può causare gravi malattie come il mesotelioma, il cancro ai polmoni e l’asbestosi. Nonostante il suo uso sia stato vietato in molti Paesi, il problema persiste nei luoghi dove è ancora presente, come nelle vecchie navi militari.
Il Vittorio Veneto rappresenta un caso emblematico di questo problema. Le fibre di amianto, una volta disperse nell’aria, possono essere inalate e depositarsi nei polmoni, causando danni irreversibili. La nave, a causa della sua lunga permanenza all’ormeggio, potrebbe aver rilasciato quantità significative di amianto nell’ambiente, mettendo a rischio la salute dei lavoratori del porto e degli abitanti delle aree circostanti.
Il caso del Vittorio Veneto rappresenta insomma una sfida significativa nella lotta contro l’inquinamento ambientale e il disastro ambientale colposo. La battaglia legale portata avanti dai cittadini di Taranto, rappresentati dall’avvocato Ezio Bonanni, è un esempio. Di come la comunità possa unirsi per chiedere giustizia e proteggere la propria salute e l’ambiente. Il futuro delle indagini e delle decisioni giudiziarie avrà un impatto determinante sulla gestione dei rischi legati all’amianto e sulla responsabilità per i danni causati.
Giustizia è fatta per undici ex dipendenti del Cantiere Navale Posillipo
Giustizia è fatta per undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo di Sabaudia: riconoscendo l’esposizione all’amianto, la Corte di Appello di Roma ha stabilito che l’INPS dovrà aumentare le loro pensioni. Questa sentenza ribalta la decisione precedente del tribunale di latina.
L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha definito la sentenza un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».
La lunga battaglia legale per lo stabilimento Posillipo
Per l’avv. Ezio Bonanni la vicenda è un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta»
Dopo una lunga battaglia legale durata quasi venti anni, la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto i diritti di undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo, stabilendo che l’INPS deve maggiorare le loro pensioni, come previsto dalla legge per gli esposti all’amianto.
Questi ex lavoratori, molti dei quali sono purtroppo deceduti a causa delle malattie legate all’esposizione al cancerogeno, provenivano in gran parte da Terracina e Monte San Biagio, in provincia di Latina.
Durante il loro servizio al Cantiere Navale di Sabaudia, dove si costruivano imbarcazioni di medie dimensioni in vetroresina, sono stati esposti a numerosi materiali che. Contenevano le pericolose fibre.
L’amianto serviva per imbottire l’intercapedine tra il guscio e le paratoie, rivestire le paratie della sala macchine e dei vani motore, coibentare la zona dei motori e realizzare pannelli per le porte tagliafuoco. Inoltre, si utilizzava per rivestire marmitte e altre parti del motore, nonché per le guarnizioni.
I materiali contenenti amianto erano conservati in magazzini e successivamente tagliati e installati direttamente sulle navi, operazioni eseguite in spazi ristretti e mal ventilati. A peggiorare la situazione, le coperture in amianto dei capannoni, con il passare degli anni, si sono deteriorate, rilasciando continuamente fibre killer nell’ambiente di lavoro.
Dopo quasi due decenni di attesa, la sentenza della Corte di Appello di Roma non solo ribalta la decisione precedente del Tribunale di Latina, ma rappresenta anche un importante riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a rischi gravi per la salute nel corso del loro servizio.
Un calvario giudiziario
I tempi lunghi per il riconoscimento dei diritti di questi lavoratori derivano da una serie di sentenze contrastanti del Tribunale di Latina e della Corte di Appello di Roma, ribaltate poi dalla Corte di Cassazione. Questa ha annullato le decisioni precedenti e rinviato gli atti per un nuovo esame.
L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avvocato Ezio Bonanni, che rappresenta i lavoratori, hanno costantemente sostenuto la causa. Bonanni commenta: «Per fortuna la Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Roma, disponendo un nuovo riesame. Ora i lavoratori, e per quelli morti i loro eredi, avranno la rivalutazione della pensione, con la maggiorazione dei ratei. Classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».
Gli effetti della sentenza
Sulla base della decisione del tribunale, ogni pensionato riceverà un aumento mensile della pensione di circa 400 euro. Le vedove dei lavoratori deceduti vedranno un incremento di 250 euro sulla pensione di reversibilità. Gli arretrati saranno significativi. Ogni lavoratore o i suoi eredi riceveranno circa 100mila euro, mentre le vedove riceveranno importi compresi tra i 60mila e i 70mila euro.
Questa sentenza rappresenta una vittoria per i lavoratori e le loro famiglie, ma mette in luce le inefficienze del sistema giudiziario italiano. La lunga attesa per il riconoscimento dei loro diritti ha causato sofferenze aggiuntive, dimostrando la necessità di un sistema più rapido ed efficace per affrontare casi simili in futuro. La giustizia è stata finalmente fatta, ma il prezzo pagato in termini di tempo e il dolore è stato altissimo.
L’ONA costituita proprio in provincia di Latina già nel 2008, intensifica le attività di assistenza per tutti i lavoratori esposti ad amianto tramite il numero verde gratuito 800 034 294, o il sito
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale
Johnson & Johnson sta affrontando una marea di cause che riguardano il talco contaminato dall’amianto, prodotto nelle sue aziende. I primi di luglio 2024, in Texas, negli Stati Uniti, un giudice federale ha respinto la richiesta di un gruppo di querelanti che cercava di impedire alla multinazionale della cosmesi di dichiarare bancarotta. La decisione del giudice Michael Shipp si è basata sul fatto che i danni ipotetici derivanti dalla proposta di fallimento erano troppo incerti per essere considerati giuridicamente. Questo evento ha segnato l’ultimo capitolo di una serie di tentativi legali per risolvere oltre 60mila casi pendenti relativi al talco contaminato dall’asbesto. Per comprendere appieno l’attuale situazione, è essenziale esaminare i mesi precedenti e il contesto storico della controversia
Johnson & Johnson : 23 anni di battaglie
2001, le prime accuse. La disputa ha avuto inizio con le accuse secondo cui i prodotti a base di talcodi Johnson & Johnson potessero essere contaminati dall’amianto, minerale notoriamente cancerogeno. Le prime cause legali avevano sollevato preoccupazioni riguardo al possibile legame tra l’uso del talco e il cancro alle ovaie e il mesotelioma.
Nel corso degli anni, diverse giurie hanno emesso sentenze multimilionarie contro J&J a favore dei querelanti che sostenevano di aver sviluppato malattie a causa dell’esposizione al talco contaminato. Queste sentenze hanno portato a un totale di compensi che ad oggi supera i 6,5 miliardi di dollari.
Proposte di fallimento e la strategia del Texas two step
Johnson & Johnson ha tentato ripetutamente di risolvere le controversie attraverso proposte di fallimento. Su tutte, ha fatto ricorso a una strategia controversa, nota come “Texas two step”.
In cosa consiste? Praticamente, l’azienda crea una nuova entità legale, spesso in uno Stato come il Texas, con leggi che favoriscono le società in casi di fallimento o responsabilità legale.
La filiale assume pertanto la responsabilità delle passività contestate. Questo trasferimento può includere sia la gestione delle cause legali pendenti sia la dichiarazione di fallimento per risolvere le passività.
Separando le passività contestate in una filiale, l’azienda madre può proteggere i suoi conti attivi principali da potenziali perdite finanziarie significative associate alle cause legali.
Una strategia fraudolenta?
La strategia del Texas Two-Stepè stata oggetto di critiche severe da parte dei querelanti e dei loro avvocati. Essi sostengono che questa sia una manovra fraudolenta per evitare responsabilità legale e limitare l’accesso delle vittime a un risarcimento completo per danni subiti a causa di prodotti difettosi o pericolosi. Per tali motivi, in passato, alcuni giudici hanno respinto tentativi simili, sostenendo che l’intento principale fosse quello di eludere la responsabilità anziché affrontarla direttamente.
La decisione del giudice federale
Il 24 luglio 2024, infatti, un evento importante ha segnato il futuro delle controversie legali. In particolare, il giudice federale Michael Shipp ha respinto l’istanza presentata da un gruppo di querelanti, i quali cercavano di bloccare la proposta di fallimento di J & J. Di conseguenza, il giudice ha stabilito che i danni ipotetici derivanti dalla dichiarazione di fallimento erano troppo incerti per giustificare un’azione legale immediata. In altre parole, tradotto in termini semplici, non vi erano sufficienti basi concrete per procedere legalmente.
Implicazioni per i querelanti e per l’azienda
Per i querelanti, la decisione rappresenta un colpo significativo. Questi, avevano cercato di prevenire la dichiarazione di fallimento da parte di Johnson & Johnson, sperando di evitare che l’azienda utilizzasse la strategia del “Texas Two-Step” per ridurre la sua responsabilità legale. Con il rigetto dell’istanza, le vittime di amianto si trovano ora in una posizione difficile, poiché devono continuare a portare avanti le loro cause legali secondo i termini proposti dall’azienda.
Per Johnson & Johnson, la decisione del giudice rappresenta un passo avanti nella sua strategia legale. L’azienda aveva proposto un piano di liquidazione di 6,475 miliardi di dollari per risolvere la maggior parte delle cause legali pendenti. Se questo piano riceverà il sostegno di almeno il 75% dei querelanti, risolverà il 99,75% delle cause rimanenti.
Il talco della Johnson & Johnson, contaminato dall’amianto
Johnson & Johnson: continua il negazionismo
Come detto, il cuore della controversia risiede nel collegamento tra talco e amianto. Mentre la multinazionale continua a negare che il suo talco sia stato contaminato dall’amianto e afferma che il prodotto è sempre stato sicuro per l’uso umano, prove scientifiche e giuridiche hanno dimostrato il contrario. La presenza del pericoloso minerale nel talco solleva gravi preoccupazioni per la salute pubblica. Spingendo a nuove ricerche scientifiche e rinnovati dibattiti sulla regolamentazione dei prodotti cosmetici e per l’igiene personale.
Intanto, mentre il colosso della cosmesi e i suoi oppositori legali continuano a navigare attraverso il labirinto dei processi e delle proposte di risoluzione, il risultato di questa guerra avrà profonde implicazioni per il futuro delle pratiche aziendali, della regolamentazione governativa e della fiducia dei consumatori.
il Colonnello Carlo Calcagni al convegno ONA insieme con L'Avv Ezio Bonanni, presidente ONA
Il 9 luglio, nella Sala Laudato Sì del Campidoglio, a Roma, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha organizzato un convegno intitolato “Amianto e Uranio Impoverito, in Guerra e in Pace: il Ruolo dell’Europa e le Funzioni dell’Avvocatura”. Moderato dalla giornalista Valentina Renzopaoli, l’evento ha acceso i riflettori su una tragedia silenziosa che continua a mietere vittime in tutto il mondo. Tra i partecipanti di spicco c’era il Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni, la cui testimonianza ha offerto un volto umano ed un cuore pulsante ad una battaglia che troppo spesso è relegata soltanto ai numeri ed alle statistiche.
Uranio impoverito e amianto: la denuncia dell’ONA
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha presentato dati allarmanti relativi all’impatto devastante dell’amianto e dell’uranio impoverito sui militari italiani. «L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato una più elevata incidenza epidemiologica per malattie asbesto correlate e tumorali tra i nostri uomini in divisa». In particolare, durante i bombardamenti NATO della guerra in Jugoslavia del 1999, l’uso di proiettili all’uranio impoverito ha causato la morte di oltre 600 militari italiani. Altri ottomila si sono gravemente ammalati. Tra questi, il Colonnello Carlo Calcagni.
Carlo Calcagni: una vita al servizio della Patria
“Amianto e Uranio Impoverito, in Guerra e in Pace: il Ruolo dell’Europa e le Funzioni dell’Avvocatura”. La testimonianza del Colonnello Carlo Calcagni
Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, rappresenta una figura emblematica di coraggio e determinazione nella lotta contro l’uranio impoverito. Durante il convegno, il Colonnello ha condiviso la sua esperienza, offrendo un volto umano alla tragedia che ha colpito migliaia di militari.
Calcagni ha servito come pilota militare nelle missioni internazionali in luoghi di conflitto come la Bosnia-Erzegovina, dove ha svolto, tra le altre cose, il servizio MEDEVAC, missioni di evacuazione medico-sanitaria, il più nobile dei servizi per la collettività: salvare vite umane. «Io pago, oggi, sulla mia pelle, lo scotto di essere stato un servitore fedele dello Stato, rispettoso del Tricolore e della Patria. Per amor di Patria, sono stato impiegato in numerose missioni di pace ed aiuto umanitario in Italia e all’estero, per garantire l’incolumità e la sopravvivenza di militari e civili e per la mia professionalità sono stato encomiato per aver dato lustro all’Esercito Italiano ed all’Italia intera» racconta Calcagni.
La diagnosi e la lotta contro l’uranio impoverito
Nel 2002, mentre era in servizio, Calcagni scoprì di essere affetto da una grave malattia, cronica, degenerativa ed irreversibile, causata dall’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni ionizzanti. «In una missione di pace e soccorso nei Balcani nel 1996 sotto l’egida delle Nazioni Unite, sono venuto a contatto con un nemico invisibile e subdolo: l’uranio impoverito – spiega – un nemico con un nome ed un cognome, ma innominabile, ancora oggi». Nonostante la consapevolezza dei rischi, chi sapeva «ha taciuto, non ha informato e non ha tutelato i suoi uomini, esponendo tutti noi al prezzo altissimo della vita o comunque di malattie invalidanti, degenerative ed irreversibili. Le Commissioni mediche militari hanno accertato, verificato e riconosciuto il nesso causale, efficiente e determinante, tra il servizio nei Balcani e la massiccia contaminazione da metalli pesanti che hanno generato la malattia ed un danno permanente del 100%».
Da allora, Calcagni ha affrontato la sua malattia con coraggio e determinazione, rifiutando di arrendersi di fronte all’indifferenza istituzionale.
«Io ho avuto il coraggio, la forza, la determinazione e la tenacia per andare avanti e non arrendermi di fronte alla malattia e di fronte al silenzio assordante delle Istituzioni», afferma con orgoglio.
Un eroe non troppo silenzioso
Il Colonnello continua la sua battaglia non solo per sé, ma per tutti coloro che non hanno potuto denunciare. Dopo aver reso pubblica la sua situazione in un’intervista alle Iene, il 25 maggio 2021 ha subito l’umiliazione di essere spogliato dell’Uniforme, perché gli è stato “revocato” il richiamo in servizio nel Ruolo d’Onore, ma continua a considerarsi un soldato fedele.
«Non l’ho fatto per me o per ottenere il risarcimento del danno, ma per il rispetto che merito, per i miei cari che posso guardare ancora con la fierezza e l’orgoglio di chi sa di essere custode della vera verità e per tutti coloro che per paura o impossibilità non hanno potuto denunciare ed ottenere giustizia».
«È per questo che oggi continuo a lottare e a denunciare, nonostante l’indifferenza delle Istituzioni, ma con il rispetto massimo per la Patria ed il Tricolore che vorrei ancora servire con onore ed orgoglio, coltivando la speranza che il futuro possa ristabilire la vera verità dei fatti, per tutti coloro che fino ad oggi hanno ingiustamente sofferto e subito», conclude Calcagni, incarnando lo spirito indomabile di chi non si arrende mai.
Una targa per Franco Di Mare: l'ONA e la battaglia contro l’amianto
Franco Di Mare, maestro di vita e di giornalismo. Questa la motivazione incisa nella targa per Franco Di Mare, consegnata dall’Avv. Ezio Bonanni alla figlia Stella Di Mare. Così, nel corso della conferenza indetta dall’ONA e celebrata presso il Palazzo Senatorio del Campidoglio di Roma, lo scorso 9 luglio. Nella sala “Laudato Sì”, si sono dati appuntamento rappresentati delle istituzioni e del mondo accademico e l’Ordine degli Avvocati di Roma. Nella circostanza, l’ordine forense è stato rappresentato dal Prof. Avv. Antonio Caiafa, che ha pienamente condiviso l’operato dell’ONA. Infatti, il tema della tutela della salute e dell’ambiente, nei luoghi di vita e lavoro richiama direttamente il ruolo e la funzione dell’Avvocatura.
L’incontro di studi “Amianto e uranio impoverito, in guerra e in pace: il ruolo dell’Europa e le funzioni dell’Avvocatura”. Moderato dalla giornalista Valentina Renzopaoli, l’evento ha posto l’attenzione sui bombardamenti con proiettili all’uranio impoverito, che continuano a causare una strage silenziosa in Ucraina, così come nelle altre parti del mondo. Durante l’evento, è stata consegnata una targa alla figlia di Franco Di Mare, in memoria del giornalista scomparso, il quale ha lottato contro l’amianto.
Stella ricorda il padre Franco Di Mare
Una targa per non dimenticare. «Prima della malattia che ha colpito papà, come quasi tutti, non era consapevole di quanto l’amianto fosse ancora diffuso nel nostro Paese e quante vite quindi mette in pericolo oggi, ma anche domani, visto il lungo periodo di incubazione. La battaglia dell’ONA è dunque una battaglia di civiltà e di giustizia contro una vera e propria emergenza, che papà ha scoperto troppo tardi e a cui sappiamo, io e la moglie Giulia, che non voleva far mancare il suo sostegno attivo, e questo anche se il tema non lo avesse purtroppo riguardato personalmente».
Così esordisce commossa Stella Di Mare, aggiungendo che la lotta per la giustizia portata avanti da suo padre continuerà attraverso l’impegno della famiglia. «Un sostegno che come eredi ci impegniamo a confermare e a non far mancare alle future iniziative che l’ONA vorrà porre in essere a tutela delle vittime dell’amianto, dell’uranio impoverito e della salute di tutti noi».
La consegna della targa alla memoria di Franco Di Mare
Un riconoscimento per una battaglia di civiltà
La targa consegnata in memoria di Franco Di Mare sottolinea l’importanza della consapevolezza e della lotta contro i pericoli dell’amianto e dell’uranio impoverito. Questi materiali, ancora presenti tutt’oggi, rappresentano una minaccia continua per la salute pubblica. La battaglia dell’ONA è volta a promuovere la giustizia e la protezione delle vittime. L’evento ha ribadito l’urgenza di affrontare queste emergenze sanitarie con determinazione e solidarietà: un impegno che Franco Di Mare ha sostenuto e che la sua famiglia si impegna a portare avanti.
L’ONA ricorda Franco Di Mare e la sua lotta contro l’amianto
«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato una più elevata incidenza epidemiologica per malattie asbesto correlate e tumorali tra i nostri uomini in divisa: personale civile e militare delle Forze Armate, piuttosto che del comparto sicurezza, che richiede un approccio in chiave preventiva» ha spiegato il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni. «Il caso di Franco Di Mare è esemplificativo del rischio esponenziale che ha determinato, e determina tutt’oggi, un numero di casi inaccettabile, anche tra coloro, come i giornalisti e la popolazione civile, che non avrebbero dovuto correre alcun rischio».
Gli interventi nella conferenza “Amianto e uranio impoverito”
Amianto e uranio impoverito: richiesta la tregua olimpica
Il settore della difesa ha visto un impatto devastante dell’uso dell’amianto, con 982 casi di mesotelioma. Se si considerano tutte le patologie correlate, il numero di decessi arriva a sfiorare i 5mila. Durante i bombardamenti NATOdella guerra in Jugoslavia del 1999, l’uso di proiettili all’uranio impoverito ha portato alla morte di 400 militari italiani, oltre all’insorgenza di circa 8mila patologie gravi, che, secondo le più recenti sentenze, hanno confermato il nesso causale.
Dal convegno in Campidoglio è emersa la richiesta di tregua olimpica per fermare la contaminazione di aria, acqua e suolo. Un principio che risale all’antichità e che diventa ancora più rilevante nel contesto attuale, a partire dal 26 luglio.
I saluti istituzionali e gli interventi del convegno
L’incontro ha preso il via con i saluti istituzionali del Prof. Avv. Antonio Caiafa, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma (COA), l’On. Dario Tamburrano, Europarlamentare, la Dott.ssa Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa, l’On. Fabrizio Santori e l’On. Giorgio Trabucco, componenti dell’Assemblea Capitolina, il Dott. Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Italiano “Fair Play”, e la Dott.ssa Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della Legalità.
Carlo Calcagni: il colonnello contro l’amianto e l’uranio impoverito
Il Colonnello Carlo Calcagni è intervenuto nel corso dell’incontro di studi. Vittima del dovere e insignito di diversi riconoscimenti per la sua esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni ionizzanti durante le missioni balcaniche,ha condiviso la sua esperienza con gli altri relatori e il pubblico presente. Il suo è un esempio di forza e resilienza contro questi killer invisibili che, purtroppo, mietono sempre più vittime, in Italia e nel mondo.
Il Colonnello Carlo Calcagni nel corso della conferenza in Campidiglio organizzata dall’ONA
Gli altri interventi
Nel corso del convegno, hanno preso la parola l’On. Nicola De Marinis e il Consigliere della Corte di Cassazione. E ancora, il Dott. Fabrizio Proietti, Professore di Diritto del Lavoro all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, e il Dott. Giampiero Cardillo, Generale in congedo dall’Arma dei Carabinieri e componente dell’ONA. Il Dott. Alberto Patruno, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Imprese di Difesa e Tutela Ambientale, e l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, componente della Commissione di Diritto penale dell’Ordine degli Avvocati di Roma, sono intervenuti per discutere le implicazioni legali. Anche il Dott. Pasquale Bacco, medico legale, e il Dott. Pasquale Montilla, oncologo e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA hanno fornito il loro contributo alla discussione.
ONA Lombardia: la parola alla Dott.ssa Anna Pasotti
Nel corso del convegno, è intervenuta anche la Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice di ONA Lombardia, nonché CEO & Founder di Sostenibilità d’Impresa. E’ fondamentale, infatti, anche nella lotta contro l’amianto e l’uranio impoverito, il ruolo dell’impresa, nella tutela, in prevenzione, della salute e dell’ambiente. Insieme all’Avv. Ezio Bonanni, la Dott.ssa Anna Pasotti, nel corso del servizio speciale del Dott. Luigi Abbate, ha rimarcato il suo impegno nella Regione Lombardia e le principali iniziative dell’ONA, rimarcate anche nel corso dell’incontro di studi.
La Dott.ssa Anna Pasotti, coordinatrice ONA Lombardia, al convegno in Campidoglio il 9 luglio
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