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Amianto nella Marina Militare: una lunga scia di veleni e ingiustizie

vittorio veneto nave
deleterio ammasso di amianto allo stato puro».

LA RECENTE CONDANNA DEL MINISTERO DELLA DIFESA PER IL CASO DEL SOTTOUFFICIALE CIRO CENTOFANTI HA RIACCESO I RIFLETTORI SU UN PROBLEMA ANNOSO E DEVASTANTE: LA PRESENZA MASSICCIA DI AMIANTO NELLE NAVI DELLA MARINA MILITARE ITALIANA

QUESTO GIUDIZIO HA PORTATO ALLA LUCE LE GRAVI CONSEGUENZE DELL’ESPOSIZIONE A QUESTA FIBRA KILLER PER MOLTI MILITARI E LE LORO FAMIGLIE, SOLLEVANDO INTERROGATIVI SULLA SICUREZZA E SUI DIRITTI DEI LAVORATORI NAVALI.

TRA I VOLTI EMBLEMATICI DI QUESTA BATTAGLIA C’È PAOLA SANTOSPIRITO, UNA DONNA CHE HA AFFRONTATO UN CALVARIO PARTICOLARMENTE DOLOROSO

La triste epopea dell’amianto

L’amianto, noto per le sue proprietà isolanti e ignifughe, è stato ampiamente utilizzato nelle navi della Marina Militare Italiana fino al 1992, data della sua definitiva messa al bando con legge 257. Nonostante fosse noto da tempo l’impatto dell’asbesto sulla salute, le misure di sicurezza adottate sono risultate del tutto inadeguate. I militari lavoravano e vivevano a stretto contatto con questo materiale, spesso senza alcuna protezione. Le conseguenze di questa esposizione si sono manifestate solo anni dopo, con l’insorgenza di malattie gravi come il mesotelioma, una forma di cancro mortale.

In questo contesto, emerge con forza la figura di Paola Santospirito, che ha affrontato personalmente le drammatiche conseguenze dell’amianto. Con un marito gravemente malato a causa dell’asbestosi e del cancro, Paola ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti delle vittime, nonostante le sue gravi condizioni di salute. La sua determinazione e il suo impegno incrollabile hanno messo in evidenza le carenze sistemiche nella protezione dei militari e delle loro famiglie, rendendola una figura centrale nella battaglia contro le conseguenze dell’esposizione all’amianto.

Il caso del Sottoufficiale Centofanti

Altra storia da segnalare è quella del Sottoufficiale Ciro Centofanti, la cui famiglia ha recentemente ottenuto un risarcimento dal TAR Lazio.

Una vicenda che rappresenta solo una delle tante vittime di questo killer silenzioso. Il suo caso è simbolico delle migliaia di militari che, negli anni, hanno respirato fibre mortali senza alcuna protezione.

La Liguria, in particolare, è stata un epicentro di questa tragedia. I cantieri navali di La Spezia e Riva Trigoso sono stati tra i principali fornitori di navi per la Marina Militare Italiana. Qui, l’asbesto veniva utilizzato in grandi quantità per coibentare tubature, alloggiamenti e motori delle navi. Le sottilissime fibre, si insinuavano nei polmoni dei marinai, causando danni irreversibili.

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, è in prima linea nella battaglia per il riconoscimento e la tutela delle vittime. La recente sentenza del TAR Lazio, che ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire gli eredi di Centofanti, rappresenta una vittoria importante. Tuttavia, questa è solo una piccola parte di una lotta più ampia.

Paola Santospirito e altri familiari di vittime di esposizione secondaria

Il problema dell’amianto non riguarda solo i militari. Numerosi familiari di militari esposti conoscono bene il dramma causato da questo killer silente. Tra loro ci sono i congiunti di Renata Roffeni Tiraferri e Mara Sabbioni, che ha scoperto fibre di amianto nelle divise del padre attraverso analisi condotte dalla ASL di Viterbo.

Paola Santospirito poi, nota per il suo coraggio, ricorda l’impegno dei familiari dei desaparecidos, paragonando la situazione dei nostri militari a quella dei dispersi, perché molti di loro, esposti al patogeno, si sono ammalati gravemente e in molti casi sono deceduti. La storia di questa moglie d’acciaio e madre coraggio, riflette quella di Ciro Centofanti, sebbene con aspetti ancora più dolorosi.

Il suo impegno testimonia la dedizione quotidiana dei volontari dell’ONA, organizzazione in cui Paola coordina le vedove e i coniugi di marinai vittime dell’amianto. «Conoscevo Ciro Centofanti e lo ricordo, anche poi quando poi è morto. Sono centinaia i morti per mesotelioma, cancro del polmone e asbestosi, tra i nostri militari e in particolare tra quelli imbarcati nelle navi della MM italiana. Ritengo che l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Dovere deve proseguire, sempre con la guida saggia dell’Avv. Ezio Bonanni», dichiara la Sig.ra Paola. Il caso del marito, il Lgt. Leonardantonio Mastrovito, inizialmente colpito dall’asbestosi, ha ottenuto la riforma e il riconoscimento come vittima del dovere. Successivamente, si è ammalato di cancro. Per questo motivo, hanno nuovamente condannato il Ministero della Difesa.

Una vicenda drammatica

La vicenda di Paola si complica e si fa ancora più drammatica: la donna ha contratto il cancro al seno in giovane età e, durante l’operazione, i medici hanno trovato fibre di amianto nel tessuto tumorale. Successivamente, ha contratto anche l’asbestosi, una malattia debilitante che ha ulteriormente complicato la sua vita.

Gli esami hanno rivelato la presenza di contaminanti pericolosi, tra cui metalli pesanti radioattivi utilizzati sulla nave Vittorio Veneto, nel corpo di Paola. Malgrado le sue gravi condizioni di salute, la donna ha continuato a lottare al fianco delle famiglie delle vittime, cercando di far valere i loro diritti e ottenere giustizia per coloro che sono stati colpiti dall’esposizione all’amianto. La sua battaglia è quindi diventata simbolo di resistenza e determinazione: rappresenta la voce di molte altre famiglie che condividono lo stesso destino.

Nonostante il suo impegno e le sue sofferenze, il Ministero della Difesa continua tuttavia a rifiutare di riconoscerla come vittima del dovere. 

Amianto e uranio impoverito

Inoltre, la questione dell’amianto si intreccia con quella dell’uranio impoverito, un altro pericoloso contaminante cui molti militari italiani sono stati esposti durante missioni all’estero. Il Colonnello Carlo Calcagni è uno dei tanti soldati che hanno subito le terribili conseguenze di tale esposizione, sviluppando gravi malattie a causa del contatto prolungato con questo contaminante.

Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, sottolinea come i militari, pur obbedendo agli ordini, avrebbero dovuto essere informati riguardo alla presenza e ai rischi di queste sostanze pericolose. Riconosciuto vittima del dovere con un’inabilità del 100%, il Colonnello ha pagato un prezzo altissimo per il suo servizio. Nonostante le gravi condizioni di salute, la sua dedizione e il suo impegno gli hanno valso numerose decorazioni, rendendolo un vero e proprio eroe moderno.

Giusto riconoscimento

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha riconosciuto l’importanza della sua testimonianza e del suo contributo, nominando Calcagni coordinatore del gruppo di supporto per le vittime dell’uranio impoverito. Questa iniziativa è sostenuta anche dall’Accademia della Legalità, guidata dalla Dott.ssa Paola Vegliantei, che collabora attivamente con l’ONA per fornire assistenza e rappresentanza legale alle vittime.

Durante un recente convegno tenutosi il 9 luglio 2024 al Campidoglio, il Generale Roberto Vannacci è intervenuto in video per ricordare l’uso diffuso dei proiettili all’uranio impoverito e il grave rischio che questi rappresentano per la salute dei militari.

L’impegno dell’ONA e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni

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Lavv. Ezio Bonanni, presidente ONA, in prima linea per dire no all’amianto

Le storie come quelle di Paola Santospirito e Ciro Centofanti sono solo la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto. Le unità navali costruite nei cantieri di La Spezia e Riva Trigoso, in Liguria, sono state tra le principali fonti di esposizione all’amianto per i marinai italiani. La Liguria, infatti, è stata una delle regioni più colpite a causa dell’alta concentrazione di cantieri navali nella zona.

Il riconoscimento tardivo e spesso negato delle vittime dell’asbesto rappresenta una grave ingiustizia. Molti militari e i loro familiari hanno dovuto combattere non solo contro le malattie causate dall’esposizione all’amianto, ma anche contro un sistema burocratico che ha spesso cercato di minimizzare o negare le loro sofferenze.

L’ONA continua a dedicarsi con determinazione alla rappresentanza e alla tutela delle vittime dell’amianto e dell’uranio impoverito nelle Forze Armate, includendo la Marina Militare, l’Esercito e l’Aeronautica. Questo impegno è sostenuto da figure come Paola Santospirito, il Colonnello Carlo Calcagni e Paola Vegliantei, Presidente dell’”Accademia della Legalità”. Quest’ultima ha recentemente firmato un protocollo d’intesa con l’Osservatorio Vittime del Dovere e l’Osservatorio Nazionale Amianto, rafforzando così una rete di supporto e assistenza legale per le vittime.

Il TAR condanna il Ministero della Difesa per la morte di un militare

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato dalla famiglia del Sottoufficiale napoletano Ciro Centofanti. Riconosciuto “vittima del dovere”, condannando il Ministero della Difesa a risarcire i suoi eredi. Per un importo pari a 308mila euro. Centofanti, nato il 15 marzo 1942 a Napoli e deceduto il 13 ottobre 2020. All’età di 78 anni, a causa di un mesotelioma, aveva prestato servizio nella Marina Militare Italiana dal 1960 al 1979. Ad assistere i familiari, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La carriera militare di Ciro Centofanti 

Il Tar Lazio condanna il ministero della Difesa per la morte da amianto del sottoufficiale della Marina Militare Ciro Centofanti

Ciro Centofanti ha dedicato quasi due decenni della sua vita alla Marina Militare. Iniziando la sua carriera nel gennaio 1960 e concludendola il 31 gennaio 1979. Durante il suo servizio, ha lavorato come elettricista di bordo su diverse navi della MM. Tra cui Alcione, Pioppo, Trifoglio, Olmo, Doria, Ontano, Tenace e Visintin. 

Utile precisare che, durante gli anni ’60 e ’70, l’amianto era ampiamente utilizzato nelle unità navali della Marina Militare Italiana. Questo materiale, noto per la sua resistenza al calore e alle fiamme, era usato per l’isolamento termico e acustico nelle navi. Tuttavia, le sue fibre, se inalate o ingerite, possono causare gravi malattie respiratorie, tra cui il mesotelioma, una forma di cancro ad oggi incurabile.

Centofanti è stato esposto a queste pericolose fibre per 24 ore al giorno. Poiché l’asbesto era presente nelle coibentazioni, negli alloggiamenti, nei corridoi, nei servizi igienici, nei locali motori e nei rivestimenti delle condotte di scarico. Nonostante fosse noto il rischio per la salute, i militari non disponevano di adeguati strumenti di protezione individuale.

La sofferenza di Ciro

Nel 2015, dopo decenni dall’esposizione, il sottufficiale ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma pleurico maligno di tipo epitelioide, una forma particolarmente aggressiva che porta a difficoltà respiratorie, dolori toracici intensi e una significativa riduzione della qualità della vita. Nonostante le cure e i trattamenti, la malattia è culminata tragicamente con il decesso di Centofanti il 13 ottobre 2020. Ma cerchiamo di ricostruire l’iter processuale.

Iter legale e il ricorso al TAR

Dopo la diagnosi, Centofanti aveva avviato una causa contro il Ministero della Difesa nel 2015, cercando di ottenere un risarcimento per i danni biologici, morali, esistenziali e patrimoniali subiti. Il TAR del Lazio ha esaminato il ricorso, presentato il 12 febbraio 2019, e ha svolto una verifica medico-legale per accertare il grado di invalidità e il danno morale subito da Centofanti.

La relazione aveva confermato che il danno biologico temporaneo era del 100% dalla diagnosi fino al decesso, con una parziale remissione tra il 2018 e il 2019. Durante il procedimento legale, Ciro Centofanti è deceduto, e la causa è stata proseguita dai suoi eredi: la moglie Annunziata Massaro e i figli Elena e Carlo Centofanti.

Esito della sentenza del TAR

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA «Continueremo a lottare per la giustizia e la tutela dei diritti di tutte le persone colpite da questa malattia devastante»

Il TAR ha concluso il processo, riconoscendo la responsabilità del Ministero della Difesa e condannandolo a risarcire gli eredi di Ciro Centofanti con 308mila euro, oltre agli interessi legali. 

L’avvocato Ezio Bonanni ha commentato. «Questa sentenza è molto importante perché riconosce il diritto del militare al risarcimento del danno che si aggiunge al riconoscimento dello status di vittima del dovere e alle prestazioni previdenziali, già erogate al militare in vita e ora in godimento ai familiari superstiti. Confidiamo di ottenere anche la condanna per i danni da lutto e perdita del rapporto parentale nella causa già promossa innanzi il Tribunale Civile di Roma. Continueremo a lottare per la giustizia e la tutela dei diritti di tutte le persone colpite da questa malattia devastante».

Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto. Sottolinea altresì l’urgenza di politiche più rigorose e misure di sicurezza per proteggere coloro che servono il paese.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un servizio di assistenza medica e legale per le vittime e i loro familiari. È possibile contattare il servizio tramite il numero verde 800 034 294 o visitando il sito istituzionale Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Amianto in Sicilia presente nelle scuole e negli ospedali

miniera bosco sicilia
L’Amianto in Sicilia ancora presente nelle scuole e negli ospedali

IN SICILIA L’AMIANTO RISULTA ESSERE UN PROBLEMA ANCORA DIFFUSO

SEBBENE SIANO STATI CENSITI OLTRE 26MILA SITI CON PRESENZA DI ETERNIT, LA MAPPATURA RESTA INCOMPLETA A CAUSA DELLA MANCANZA DI MONITORAGGI LOCALI

Solo 113 dei 391 Comuni siciliani hanno presentato i loro piani, con Messina come unico esempio di aggiornamento e completezza. Secondo Mario Alvano, segretario generale dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che rappresenta e tutela gli interessi delle amministrazioni locali, i costi elevati e la necessità di un coordinamento regionale sono ostacoli significativi per affrontare efficacemente il problema. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sottolinea che la Sicilia è vittima degli interessi economici delle grandi multinazionali.

La sfida in Sicilia: un bilancio tra censimento e azioni mancate

Dal 2008 al 2023, la Regione Siciliana ha identificato 26.313 siti con presenza certa o contaminati dall’amianto, tra cui abitazioni, edifici agricoli e industriali, ospedali, uffici pubblici, luoghi di culto, cimiteri e scuole di ogni ordine e grado. Un esempio significativo riguarda le condotte idriche del comprensorio irriguo Jato, nella zona occidentale dell’isola, per le quali ad aprile la Regione ha stanziato 11,3 milioni di euro per la loro sostituzione, perché ormai obsolete.

Il censimento è basato sui Piani comunali amianto, ma alla fine del 2023 solo 113 dei 391 Comuni siciliani, meno del 30%, hanno presentato i loro.

Tra questi, solo Messina ne ha uno aggiornato al 31 dicembre 2023. Altri trentatré sono stati trasmessi ma non aggiornati, trentanove sono stati inviati parzialmente e quaranta sono incompleti.

«Va considerato inoltre che circa duecento dei 391 comuni siciliani sono piccoli con un territorio limitato», commenta Alvano.

L’amianto e lo stato delle bonifiche

Tra il 2015 e il 2023, in Sicilia sono stati ripuliti 42mila siti e più di 65mila tonnellate di materiale pericoloso sono state rimosse. Solo nel 2023, sono stati bonificati 5.425 siti e sono state eliminate più di seimila tonnellate di amianto. Questi interventi hanno riguardato principalmente serbatoi, tubazioni, condotte idriche e coperture di edifici.

Di particolare importanza è la situazione nelle scuole siciliane. Attualmente, nel Registro pubblico dell’isola sono iscritti 334 istituti scolastici, venti ospedali e case di cura. Inoltre, nel Registro figurano 131 uffici della Pubblica Amministrazione e 55 impianti sportivi, anch’essi interessati dalla presenza di materiali contenenti asbesto.

L’amianto: un killer silenzioso

Sicilia Ezio Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni

Negli ultimi dieci anni, le malattie legate alle fibre del pericoloso minerale, hanno causato circa 60mila morti. Nel 2023, l’ONA, presieduto dall’avvocato Bonanni, ha registrato circa 2mila nuovi casi di mesotelioma, con un tasso di mortalità del 93% entro cinque anni dalla diagnosi.

Nello stesso anno, sono arrivate circa 4mila nuove diagnosi di tumore al polmone dovuti all’esposizione all’amianto, escludendo il fumo e altri agenti cancerogeni, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 12%. All’incirca risultano 3.500 decessi. Questi dati sono diffusi durante la Giornata Mondiale delle Vittime di Amianto il 28 aprile 2024.

 

ONA: la situazione in Sicilia

In Sicilia, l’ONA ha registrato circa 1.850 casi di mesotelioma dal 1998 ad oggi, con un tasso di mortalità del 93% entro cinque anni (circa 1.720 decessi). Inoltre, si contano circa 3.500 morti per tumore al polmone e altre mille per altre malattie legate all’asbesto, per un totale di oltre 6.200 decessi. Questi numeri drammatici si ripetono ogni anno, evidenziando la continua gravità del problema senza soluzioni concrete all’orizzonte.

Uno dei territori più colpiti è Biancavilla, in provincia di Catania, dove la presenza dell’anfibolo fluoro-edenite in una miniera locale ha causato numerosi casi di mesotelioma, asbestosi e altre malattie correlate. Purtroppo, ad oggi, questo minerale non è ancora riconosciuto nelle liste dell’INAIL, nonostante la sua pericolosità.

Altre zone di rischio designate dalla legislazione nazionale e regionale come siti di interesse nazionale per le bonifiche.

Sicilia
L’amianto in Sicilia uccide più della mafia

Queste includono Augusta-Priolo, Gela e Milazzo, noti per i loro poli industriali nel settore petrolchimico. Gela, in particolare, ha registrato casi di tumore del sangue, asbestosi e malformazioni alla nascita. Negli ultimi anni, sono avviati programmi di monitoraggio sanitario per le popolazioni residenti in queste aree.

Secondo Bonanni, queste imprese dovrebbero essere responsabili di un riequilibrio compensativo attraverso interventi di bonifica. «Quando io, oggi, penso alla mafia, non penso a quella di coppola e lupara ma a quella che produce Pil in Sicilia, la inquina e porta i vantaggi del proprio Pil nelle regioni del centro e del nord».

Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto

Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto
Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto

La nave della Marina Militare Vittorio Veneto, per anni un simbolo della potenza navale italiana, è ora al centro di un’inchiesta per inquinamento ambientale e disastro ambientale colposo. Rappresentati dall’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, i cittadini stanno combattendo contro la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Taranto nei confronti degli otto ufficiali e ammiragli indagati.

Un deleterio ammasso di amianto allo stato puro

La nave Vittorio Veneto, un deleterio ammasso di amianto allo stato puro, è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto

Il Vittorio Veneto, una volta fiore all’occhiello della Marina Militare italiana, è stato definito dai cittadini come un «deleterio ammasso di amianto allo stato puro». La nave è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto e nel corso di questo periodo sono emerse preoccupazioni riguardo alla presenza di asbesto e ai potenziali danni causati alla salute delle persone e all’ambiente circostante.

I cittadini contestano la decisione della Procura di Taranto

La procura di Taranto ha presentato una richiesta di archiviazione che ha sollevato una forte opposizione da parte dei cittadini, i quali esigono giustizia e una verifica dettagliata dei fatti, così da non lasciare impuntiti i responsabili..

Pochi giorni fa, durante un’udienza presieduta dal giudice Benedetto Ruberto, i denuncianti hanno criticato aspramente le indagini condotte dalla procura. Hanno sostenuto che gli accertamenti effettuati non abbiano fornito un quadro esaustivo e abbiano trascurato aspetti cruciali dell’impatto dell’amianto rilasciato dalla nave. Per questo motivo, hanno chiesto al giudice di ordinare nuove perizie e di convocare ulteriori testimoni, al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda.

Anche il presidente ONA, Ezio Bonanni, ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente, una sostanza altamente cancerogena che a distanza di trentadue anni dalla sua messa al bando con la legge 257/92, continua a provocare morte e sofferenza.

Amianto: un pericolo invisibile

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente

L’amianto è stato ampiamente utilizzato nel passato per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore. Tuttavia, con il tempo, si è scoperto che l’esposizione alle sue fibre può causare gravi malattie come il mesotelioma, il cancro ai polmoni e l’asbestosi. Nonostante il suo uso sia stato vietato in molti Paesi, il problema persiste nei luoghi dove è ancora presente, come nelle vecchie navi militari.

Il Vittorio Veneto rappresenta un caso emblematico di questo problema. Le fibre di amianto, una volta disperse nell’aria, possono essere inalate e depositarsi nei polmoni, causando danni irreversibili. La nave, a causa della sua lunga permanenza all’ormeggio, potrebbe aver rilasciato quantità significative di amianto nell’ambiente, mettendo a rischio la salute dei lavoratori del porto e degli abitanti delle aree circostanti.

Il caso del Vittorio Veneto rappresenta insomma una sfida significativa nella lotta contro l’inquinamento ambientale e il disastro ambientale colposo. La battaglia legale portata avanti dai cittadini di Taranto, rappresentati dall’avvocato Ezio Bonanni, è un esempio. Di come la comunità possa unirsi per chiedere giustizia e proteggere la propria salute e l’ambiente. Il futuro delle indagini e delle decisioni giudiziarie avrà un impatto determinante sulla gestione dei rischi legati all’amianto e sulla responsabilità per i danni causati.

La Corte di Appello condanna INPS: giustizia per 11 ex dipendenti

Cantiere Navale Posillipo, Giustizia
Giustizia è fatta per undici ex dipendenti del Cantiere Navale Posillipo

Giustizia è fatta per undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo di Sabaudia: riconoscendo l’esposizione all’amianto, la Corte di Appello di Roma ha stabilito che l’INPS dovrà aumentare le loro pensioni. Questa sentenza ribalta la decisione precedente del tribunale di latina.

L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha definito la sentenza un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».

La lunga battaglia legale per lo stabilimento Posillipo 

Per l’avv. Ezio Bonanni la vicenda è un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta»

Dopo una lunga battaglia legale durata quasi venti anni, la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto i diritti di undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo, stabilendo che l’INPS deve maggiorare le loro pensioni, come previsto dalla legge per gli esposti all’amianto.

Questi ex lavoratori, molti dei quali sono purtroppo deceduti a causa delle malattie legate all’esposizione al cancerogeno, provenivano in gran parte da Terracina e Monte San Biagio, in provincia di Latina.

Durante il loro servizio al Cantiere Navale di Sabaudia, dove si costruivano imbarcazioni di medie dimensioni in vetroresina, sono stati esposti a numerosi materiali che. Contenevano le pericolose fibre.

L’amianto serviva per imbottire l’intercapedine tra il guscio e le paratoie, rivestire le paratie della sala macchine e dei vani motore, coibentare la zona dei motori e realizzare pannelli per le porte tagliafuoco. Inoltre, si utilizzava per rivestire marmitte e altre parti del motore, nonché per le guarnizioni.

I materiali contenenti amianto erano conservati in magazzini e successivamente tagliati e installati direttamente sulle navi, operazioni eseguite in spazi ristretti e mal ventilati. A peggiorare la situazione, le coperture in amianto dei capannoni, con il passare degli anni, si sono deteriorate, rilasciando continuamente fibre killer nell’ambiente di lavoro.

Dopo quasi due decenni di attesa, la sentenza della Corte di Appello di Roma non solo ribalta la decisione precedente del Tribunale di Latina, ma rappresenta anche un importante riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a rischi gravi per la salute nel corso del loro servizio. 

Un calvario giudiziario

I tempi lunghi per il riconoscimento dei diritti di questi lavoratori derivano da una serie di sentenze contrastanti del Tribunale di Latina e della Corte di Appello di Roma, ribaltate poi dalla Corte di Cassazione. Questa ha annullato le decisioni precedenti e rinviato gli atti per un nuovo esame.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avvocato Ezio Bonanni, che rappresenta i lavoratori, hanno costantemente sostenuto la causa. Bonanni commenta: «Per fortuna la Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Roma, disponendo un nuovo riesame. Ora i lavoratori, e per quelli morti i loro eredi, avranno la rivalutazione della pensione, con la maggiorazione dei ratei. Classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».

Gli effetti della sentenza

Sulla base della decisione del tribunale, ogni pensionato riceverà un aumento mensile della pensione di circa 400 euro. Le vedove dei lavoratori deceduti vedranno un incremento di 250 euro sulla pensione di reversibilità. Gli arretrati saranno significativi. Ogni lavoratore o i suoi eredi riceveranno circa 100mila euro, mentre le vedove riceveranno importi compresi tra i 60mila e i 70mila euro.

Questa sentenza rappresenta una vittoria per i lavoratori e le loro famiglie, ma mette in luce le inefficienze del sistema giudiziario italiano. La lunga attesa per il riconoscimento dei loro diritti ha causato sofferenze aggiuntive, dimostrando la necessità di un sistema più rapido ed efficace per affrontare casi simili in futuro. La giustizia è stata finalmente fatta, ma il prezzo pagato in termini di tempo e il dolore è stato altissimo.

L’ONA costituita proprio in provincia di Latina già nel 2008, intensifica le attività di assistenza per tutti i lavoratori esposti ad amianto tramite il numero verde gratuito 800 034 294, o il sito