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Amianto dati mesotelioma Puglia: aggiornamento 2020

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Ezio Bonanni

Amianto dati mesotelioma Puglia. In questa regione è elevato il numero dei casi di mesotelioma e alcune condizioni di rischio specifiche. L’ILVA, piuttosto che la base della Marina Militare, costituiscono, per Taranto e per l’intera Puglia, l’epicentro delle patologie asbesto correlate.

Amianto mesotelioma Puglia: assistenza

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno disposto un programma di assistenza per le vittime del mesotelioma e di altre malattie asbesto correlate in Puglia.

Amianto dati mesotelioma Puglia: aggiornamento 2020

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni aggiornano i dati relativi ai casi di mesotelioma in Puglia. Innanzitutto, occorre far riferimento al VI Rapporto Mesoteliomi, e poi, all’aumento dei casi che sono stati censiti in Puglia in aggiunta.

Infatti, l’ONA ha tutta una serie di rilevazioni, tra le quali, quelle delle segnalazioni.

Fiera del Levante: Avv. Ezio Bonanni e la prevenzione

I mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 935, nel periodo tra il 1993 e il 2012 (dal 2010 al 2012 i dati sono parziali). Un numero che corrisponde al 4,4% del casi registrati nel Paese. Nel 65,5% di questi, la patologia è stata causata da esposizione all’amianto di tipo professionale. Nello specifico, i decessi nella città di Taranto, tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale.

121 morti, di cui 99 uomini e 22 donne. Nella sola città di Taranto si registrano 20 casi di mesotelioma all’anno, con un’incidenza 5 volte superiore all’attesa. L’insorgenza della malattia è solo la punta dell’iceberg. L’asbesto, infatti, è in grado di determinare patologie fibrotiche. Sono malattie asbesto correlate da infiammazione, l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici. In seguito, queste infiammazioni possono evolvere in cancro. Inoltre, in molti casi, anche le semplici infiammazioni provocano complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatori.

Sono infatti circa quattromila i decessi causati o concausati dall’esposizione all’amianto in Puglia, nel periodo 1993-2012, almeno 400 nella sola città di Bari, a causa della Fibronit“, spiega l’avv. Ezio Bonanni, durante l’incontro nella sede ONA Bari.

Molti gli associati, e non, che si sono presentati in via del Municipio 22/A a Ceglie del Campo per incontrare il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e chiedere assistenza per loro stessi e/o per i loro familiari, esposti ad amianto.

Bonanni ha continuato il tour della sicurezza alla Fiera del Levante

Durante il suo intervento, dal titolo “Rischio amianto: prevenzione primaria, secondaria e risarcimento dannil’avvocato ha illustrato uno degli obiettivi fondamentali dell’ONA, quello della prevenzione. Questa tutela parte da quella primaria, ovvero evitare ogni forma di esposizione.

Si realizza con la diffusione della cultura del rischio zero. Infatti, questo principio di precauzione, che è poi della massima tutela, deve essere esteso a tutti gli agenti patogeni e cancerogeni. Infatti, tra i cancerogeni, ce ne sono molti altri.

Certamente, l’amianto è il killer silenzioso più dannoso. Ma, la tutela deve essere applicata per tutti i cancerogeni.

Inoltre, c’è poi quella secondaria, che si materializza nella diagnosi precoce, assistenza medica, ricerca scientifica. Infine, quella terziaria, che consiste nell’epidemiologia, nel riconoscimento delle prestazioni previdenziali e risarcimento dei danni.

Malattie asbesto correlate: epidemia in Puglia

L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge un servizio di assistenza delle vittime amianto Puglia. Infatti, questa regione, oltre all’epicentro di Taranto, che riguarda anche le vittime del dovere, ci sono anche altre situazioni.

Per esempio, a Bari città, c’è la questione della Fibronit, che ha provocato una vera e propria epidemia di mesotelioma (amianto dati mesotelioma Puglia). Ma non solo. Inoltre, quest’epidemia ha colpito anche coloro che hanno svolto altre attività, per esempio, il postino, che consegnava la posta.

Ancora, i dipendenti di AMIU, l’azienda che, a Bari, si occupa della rimozione dei rifiuti. In particolare, nella città di Taranto, vi è anche un’epidemia di leucemie amianto. Con riferimento a tale neoplasia, rileva anche l’esposizione a benzene e a nanoparticelle, dovute all’ILVA di Taranto.

L’ONA censisce tutti i casi in Puglia. Anche i tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio. Infine, l’asbestosi, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici.

L’ONA è un’associazione senza finalità di lucro che anche grazie a medici volontari, tecnici e legali, è in grado di fornire assistenza, anche in chiave preventiva. In più, occorrono politiche di ampio respiro, di sollecitazione degli enti pubblici e dei poteri dello Stato (primi fra tutti il parlamento, le Regioni, le ASL, etc), affinché vengano adottati strumenti tecnico normativi e finanziari, al fine di poter portare a termine le bonifiche ed evitare ulteriori esposizioni.

Si può risolvere il problema amianto solo con la bonifica cui si può giungere solo se si incentivano, anche fiscalmente con detrazioni, opere di risanamento, unitamente a misure punitive, per quelle imprese per le quali è riscontrata la presenza di amianto.

Tutela legale vittime amianto e mesotelioma Puglia

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno istituito un servizio di assistenza legale in Puglia.

L’ONA chiede la bonifica dei siti contaminati in Puglia

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni, ancora, nella conferenza stampa dello scorso 13.10.2020 a Roma, ha chiesto la bonifica dei siti contaminati in Puglia.

Questa richiesta è stata formulata con riferimento a tutto il resto d’Italia, con un appello specifico, sia al Ministro del Lavoro che dell’Ambiente. Poi, nel secondo episodio di ONA TV, se ne è parlato in trasmissione.

Infatti, nella puntata “Amianto, emergenza ambientale e sanitaria e diritti negati”, si è ribadita la necessità della bonifica dei siti contaminati.

Orfani delle vittime del dovere – ONA News

Orfani delle vittime del dovere

Orfani delle vittime del dovere. La tutela legale per il riconoscimento dei loro diritti. Anche di quelli che non erano nel carico fiscale al momento della morte del loro congiunto, per i quali la Corte di Cassazione

Coloro che sono venuti a mancare per causa di servizio in seguito ad esposizione a cancerogeni, ovvero in altre condizioni particolari, hanno diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

L’ONA TV ha dedicato molta attenzione alla tutela delle vittime del dovere, tra cui gli orfani. Certo, il punto chiave è la prevenzione primaria, poi quella secondaria. I risarcimenti sono l’ultimo stadio. Tuttavia, le vittime e i loro familiari si devono battere contro un secondo nemico, che è l’Amministrazione.

Orfani delle vittime del dovere: il sesto episodio

Sesta puntata ONA News: Orfani delle vittime del dovere, dimenticati o discriminati?

Nel corso del sesto appuntamento di ONA News, il focus si è concentrato sugli orfani. Infatti, specialmente con riferimento alle condizioni di rischio amianto, uranio impoverito, etc., le malattie sono ad esito infausto. Inoltre, in molti casi, i militari, ovvero le vittime, vengono a mancare prima della definizione del procedimento amministrativo.

In molti altri casi, gli orfani iniziano a lavorare per sostenere la famiglia nella lunga odissea, fino alla morte del congiunto. In questo modo, però, cadono nella rete del Ministero. Infatti, interpretando una vecchia norma, il Ministero sostiene che gli orfani non a carico debbano essere esclusi dagli indennizzi. 

Naturalmente, la tesi è assurda. Tuttavia, su questo ambito, si è scatenato un enorme contenzioso, che vede l’ONA protagonista. L’Avv. Ezio Bonanni coordina lo staff legale, che ha ottenuto significativi risultati nella tutela delle vittime.

Consulta il video della trasmissione!

Orfani delle vittime del dovere

Orfani delle vittime del dovere, dimenticati o discriminati?

Vittime stesse che troppo spesso sono dimenticate e discriminate nelle loro richieste di riconoscimento dei propri diritti.

Ha condotto il Dott. Massimo Maria Amorosini , giornalista e conduttore televisivo.

Per questa occasione sono intervenuti come ospiti in studio:

  • Ezio Bonanni, Presidente ONA;
  • Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa;
  • Carlo Calcagni, Colonnello Ruolo d’Onore Esercito Italiano e membro dell’ONA;
  • Renata Tiraferri Roffeni, orfana di vittima del dovere;
  • Mara, orfana di vittima del dovere;
  • Pasquale Montilla, specialista in oncologia medica, comitato tecnico scientifico ONA APS;
  • Roberto Fenu generale dell’esercito e vittima del terrorismo.

L’ONA ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere, per ottenere riconoscimento dei diritti di coloro che hanno sacrificato la vita per gli altri, e per coloro che per esposizione ad amianto ed altri veleni si sono ammalati. 

Orfani vittime amianto e delle discriminazioni

Il Ministero della Difesa continua ad avere attenzione diversa tra le vittime del dovere e quelle del terrorismo (equiparazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo). Lo stato di discriminazione trasforma gli orfani delle vittime del dovere non a carico fiscale in seconde vittime.

Tutte le Amministrazioni, in particolare, quella della Difesa, si stanno accanendo contro gli orfani delle vittime del dovere, in particolare, quelli non a carico. 

Questi ultimi, infatti, se non sono nel carico fiscale della vittima e il coniuge è in vita, ricevono il rigetto delle loro richieste.

Recentemente si è pronunciata la Corte di Cassazione in merito. Tramite l’Ordinanza Civile Sezione 6 N. 15224, ha precisato di aver assunto ancora nessuna posizione in merito all’estensione dei benefici riservati al figlio di vittima del dovere, qualora egli non si trovi più a carico del familiare, al momento del decesso.

Su questa base, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela.
Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico, a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.

Elisabetta Trenta: un vero Ministro della Difesa

Sembrano di cartapesta, alcuni che hanno ricoperto il ruolo più importante della nostra difesa. Non così la Dott.ssa Elisabetta Trenta, nominata nel primo Governo Conte. Voci ostili, soprattutto per la sua attenzione a coloro che sono state le vittime. L’ONA era stata ricevuta dal Ministro, nella persona del Dott. Ruggero Alcanterini.

Infatti, nel marzo del 2019, vi fu l’incontro con il Ministro. Molte speranze l’ONA aveva riposto nel Ministro Elisabetta Trenta. Una donna sensibile, che ben comprendeva e comprende le tragedie della malattia professionale nelle Forze Armate.

Le vittime della pace nelle Forze Armate

Aveva tentato una inversione di tendenza rispetto alle teorie negazioniste, ed, invece, con naufragio del Governo, si è tornati all’antico. Ancora, ancora, ancora, contro le vittime dell’amianto nella difesa militare.

Per cui, la partecipazione alla puntata è molto importante, perché permette di venire a capo della evoluzione dei fatti. Spiega le ragioni per le quali, ancora una volta, si perpetua la discriminazione.

Roberto Fenu: Generale vittima del terrorismo

Nel 1994 Roberto Fenu, allora maggiore quarantenne, era impiegato nella forza di pace dell’ Onu in Libano. Inoltre, nel corso della sua missione, fu ferito dallo scoppio di una mina anti-uomo nel Libano meridionale a causa della quale ha subito l’ amputazione del piede destro. 

Nel frattempo, ha, poi, proseguito il servizio fino al grado di Generale di Corpo di Armata. Accompagnò nel suo ultimo viaggio il Caporalmaggiore Matteo Vanzan.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni stanno sostenendo l’impegno del Gen. Roberto Fenu per la tutela dei suoi diritti. Perfino i Generali nei gradi più elevati subiscono le conseguenze della discriminazione. 

Nel caso specifico del Generale Roberto Fenu, si assiste ad una totale incapacità di applicare le leggi dello Stato. Perfino l’esenzione IRPEF ed altri diritti sono stati riconosciuti dopo i provvedimenti dei giudici.

Il Gen. Roberto Fenu, nel corso del suo intervento, subito dopo quello dell’Avv. Ezio Bonanni, ha ribadito ciò. In particolare, ha precisato che, nella gestione dell’istruttoria, i funzionari e i dirigenti debbono essere più formati. Quindi, la soluzione è quella di una formazione più specifica, con più elevate capacità professionali.

Carlo Calcagni: il Colonnello vittima amianto

In questo sesto episodio è intervenuto anche Carlo Calcagni. Il Colonnello ha ribadito il suo impegno nell’ONA. Proprio l’impegno per i commilitoni, il pensiero degli orfani, costituisce il motivo di forza per il Colonnello Carlo Calcagni. 

Il dipartimento dell’ONA è guidato da Lorenzo Motta e si avvale anche della collaborazione del Dott. Pasquale Montilla. Quest’ultimo ha, infatti, approfondito termini e modalità per poter trattare i militari contaminati.

Per il caso del Colonnello Calcagni, risulta la contaminazione con 28 metalli pesanti, di cui 2 radioattivi. Tutta la vicenda è stata meglio approfondita nel corso del quinto episodio, di seguito riportato.

È utile la consultazione dell’intervista che il Colonnello Calcagni ha reso al notiziario amianto ONA news.

Renata Tiraferri Roffeni: orfana vittima del dovere

Il giornalista conduttore Dott. Massimo Maria Amorosini ha riepilogato la vicenda della Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni. La giovane orfana ha subito, nel 2013, la morte del padre per mesotelioma peritoneale

Il Sig. Giovanni Tiraferri Roffeni, ha svolto servizio di leva nella Marina Militare Italiana nel periodo dal 1979 al 1981, nei sommergibili Gazzana e Romeo Romei. Nello svolgere la missione, è stato esposto ad amianto.

Quindi, il Ministero della Difesa ha riconosciuto la causa di servizio e lo status di vittima del dovere. In particolare, quella di equiparato.

Infatti, il Sig. Giovanni Tiraferri Roffeni, ha operato in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà. Ciò è contemplato, specificamente, nell’art. 20, L. 183/2010. In più, per quella stessa norma, è attribuito il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni.

La responsabilità e l’obbligo del risarcimento del danno, a carico del Ministero della Difesa/Marina Militare, si lega al fatto che l’amianto era utilizzato un po’ dovunque. Perfino nelle cuccette.

L’ONA ha intrapreso una dura battaglia legale, per tutte le vittime dell’amianto in Marina Militare. 

I tre procedimenti penali contro gli Ammiragli

Sono in corso tre procedimenti penali e centinaia di procedimenti civili:

Nel frattempo, ci sono state molte pronunce, anche di condanna e anche a favore degli orfani. Per il caso di Renata Tiraferri Roffeni, dopo aver ottenuto il riconoscimento, il Ministero ha negato il diritto alle prestazioni previdenziali di orfano di vittima del dovere. Il Ministero si giustifica sostenendo che, prima che il militare morisse, la figlia avesse conseguito la laurea e avesse iniziato a lavorare.

Infatti, nel corso della trasmissione la Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni ha chiarito di aver intrapreso due azioni giudiziali con l’aiuto di ONA. Una proprio per ottenere le prestazioni di orfana vittima del dovere. In più, l’altra per ottenere il risarcimento del danno.

L’azione civile delle vittime del dovere assistite dall’ONA

Il conduttore ha domandato “con quale stato d’animo affronta queste battaglie legali che oramai vanno avanti da sette anni?”.

L’orfana, Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni ha, quindi, riepilogato tutta la sua vicenda. In particolare, la sua amarezza per il fatto che, sia alla prima sentenza, che quella di appello, sono state impugnate. 

La vicenda è ora all’esame della Corte di Cassazione, la quale si dovrà pronunciare sul ricorso dell’Avvocatura dello Stato. Infatti, secondo l’Avvocatura dello Stato, gli orfani delle vittime del dovere, se non erano nel carico fiscale del defunto, non hanno diritti. Queste tesi sono fortemente contrastate dall’Avv. Ezio Bonanni, che, recentemente, ha anche ottenuto una significativa vittoria dalla Corte di Appello di Genova.

Nel frattempo, per il caso Tiraferri, si è in Cassazione:

Si attende ora la sentenza in primo grado per quanto riguarda la richiesta di risarcimento dei danni.

L’orfana Mara e la sua odissea dal 2011

L’odissea della famiglia dell’orfana Mara comincia nel luglio 2011. Suo padre è stato colpito da mesotelioma pleurico epiteliale destro ed è deceduto (02.07.2012). Inizia, così, il calvario della sua famiglia.

È privata di una parte significativa del reddito. Infatti, il padre era stato appena collocato in pensione. Un banale colpo di tosse ha fatto emergere il quadro drammatico, poi sfociato nel mesotelioma.

Inizia una serie di accertamenti e purtroppo la diagnosi è terribile, Mesotelioma pleurico. Da lì si inizia a passare da una cura all’altra cercando, compito non facile, di trasmettere fiducia al papà di Mara. All’epoca dei fatti, da giovane, aveva appena 23 anni ed era studentessa universitaria. Dopo la morte del padre, si laureò in biologia.

Il fratello aveva già iniziato a lavorare, essendo trent’enne.

La morte del militare, ha privato per sempre la famiglia di poter vivere unita e felice. Il padre di Mara è deceduto all’età di cinquantotto anni. Fu in quel contesto, che l’ONA è intervenuto e con lui l’Avv. Ezio Bonanni. Proprio grazie all’operato professionale dell’Avv. Ezio Bonanni, ci fu il riconoscimento da parte del Ministero.

Fibre nella divisa di ordinanza: certificazione ASL Viterbo

La ASL di Roma ha certificato che il mesotelioma del padre è con certezza correlabile all’esposizione alle fibre di amianto durante il servizio di leva militare prestato presso le navi Mincio e Brenta della Marina Militare Italiana dal 1973 al 1976.

Nel 2013 l’incontro con l’ONA e Bonanni che avvia una causa contro lo Stato Italiano per il riconoscimento di suo padre quale Vittima del dovere.

La madre di Mara, vedova del militare, custodiva gelosamente la divisa del padre. Quindi,  fu analizzata nel laboratorio chimico della ASL di Viterbo, che attestò la presenza di amianto nella difesa stessa.  

Lei ha anche accompagnato Bonanni in audizione alla Commissione Parlamentare di Inchiesta nel dicembre 2017 e in quella sede avete esibito la divisa di ordinanza di suo padre con le fibre di amianto all’interno e la relativa certificazione della ASL di Viterbo.

Anche se nel 2016 c’è il riconoscimento di suo padre quale Vittima del dovere continua la vostra battaglia perché suo fratello viene escluso dal riconoscimento di familiare della vittima. Anche in questo caso, la giustificazione del Ministero è la stessa. Quindi, si giustifica dicendo che suo fratello non fosse nel carico fiscale del padre al momento della morte.

In questo caso il conduttore porge la sua domanda: “Mara le chiedo quale è il suo stato d’animo oggi. Quando e se riuscirà a trovare di nuovo un pò di serenità e anche se crede ancora nella giustizia”.

Ed è in questo contesto che Mara, con dignità, ha reso la sua testimonianza. Ha ripercorso le fasi della dura battaglia legale per ottenere il riconoscimento dei diritti del fratello. In più, per ottenere l’adeguamento ad €500,00, dell’assegno vitalizio, e l’azione di risarcimento danni.

Dott. Pasquale Montilla e l’azione di tutela medica

Il Dott. Pasquale Montilla è componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ONA, ed è intervenuto anche nel corso di questa trasmissione. Lo staff sanitario ONA è convinto che deve essere stabilito un protocollo per poter trattare i nostri militari. Ci si è basati sempre su dati epidemiologici e non su dati biologici. 

Inoltre, il Ministero della Difesa ha trascurato le doverose indagini tossicologiche. Per questo l’ONA, con l’ausilio del Dott. Pasquale Montilla, ha istituito il dipartimento. In più, sostiene la necessità di proseguire nello studio clinico, scientifico e tossicologico.

Gli studi di ONA e dello staff medico guidato dal Dott. Montilla ha dimostrato che, oltre alle neoplasie, ci sono le intossicazioni. Prosegue l’impegno, quindi, del Dott. Pasquale Montilla nell’azione di terapia e cura dei nostri militari.

ONA News: strumento di informazione ONA

ONA News nasce dalla necessità dell’associazione APS, di informare il proprio pubblico, ma soprattutto di tutelarlo.

Per questi motivi l’ONA si avvale di ONA News, il nuovo strumento che attraverso il suo canale YouTube, diffonde notizie, testimonianze e storie dei più deboli.

Il quinto episodio di ONA news – la Tv dell’ONA

In data 02.11.2020 ONA TV ha affrontato il tema delle vittime del dovere. L’episodio è stato dedicato interamente a loro e ai loro sacrifici durante l’impegno nelle missioni di guerra e di pace. Il personale civile e militare è stato vittima di molteplici esposizioni ad agenti cancerogeni. Per questi motivi, l’ONA predilige la prevenzione primaria, secondaria e, soprattutto, quella terziaria.

Il quarto episodio di ONA news – la Tv dell’ONA

In data 27.10.2020, invece, il tema affrontato è quello dell’uranio impoverito. Metallo pesante che nei settori delle Forze Armate, è stato utilizzato per la realizzazione di proiettili. Ma non solo! Ulteriore tematica, è stata quella dei vaccini contaminati e delle pratiche vaccinali errate.

L’assistenza gratuita alle vittime del dovere

Nel caso in cui ci fosse necessità dell’assistenza, è sufficiente farne richiesta:

Nel caso sia necessario un parere legale dell’Avv. Ezio Bonanni, è possibile farne richiesta scritta.

Matteo Vanzan vittima del terrorismo: eroe indimenticabile

Matteo Vanzan vittima del

Prefazione a cura dell’Avv. Ezio Bonanni

“Matteo Vanzan vittima del terrorismo: così sono definiti giuridicamente i nostri eroi uccisi dalle milizie nemiche. Matteo Vanzan era un giovane Caporalmaggiore dei “Lagunari”, già colpiti dalla strage di mesotelioma.

Infatti, l’amianto fu utilizzato in tutti i mezzi d’arma e anche nelle strutture. Però, vi sono anche altri killer. Questo reparto è stato impiegato in diverse missioni, anche in quelle balcaniche. Per questo motivo, molte sono le vittime c.d. del dovere.

Sono definite così giuridicamente le vittime per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Mentre, se il militare è colpito da assalti, a quel punto, è vittima del terrorismo. Ovvero, si applica per lui la disciplina giuridica delle vittime del terrorismo (Matteo Vanzan vittima del terrorismo).

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno chiesto di equiparare le vittime:

ONA: azioni a tutela di Matteo Vanzan vittima del terrorismo

L’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA denunciano il mancato riconoscimento dei diritti del defunto Matteo Vanzan. Questi è medaglia d’oro al valore dell’Esercito. L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto al Ministro della Difesa di conferire al militare deceduto la medaglia d’oro al valor militare.

“Chiediamo che a Matteo Vanzan, morto in data 17.05.2004, in seguito alle ferite riportate in combattimento, per difendere il campo dagli attacchi delle milizie sciite, sia conferita la medaglia d’oro al ‘valor militare’. Non è sufficiente la medaglia d’oro al ‘valore dell’Esercito’. Il nostro militare è caduto in combattimento”.

Non solo, ma il padre di Matteo, Enzo Vanzan, ha diritto al risarcimento dei danni, oltre che agli interessi legali sulla prestazione. Vi è stato, come chiarito nella trasmissione “Vittime del dovere: serve maggiore attenzione” . Nel corso del quinto episodio di ONA TV, si è discusso anche della storia di Matteo. Collegati da remoto il padre Enzo, ma anche il Colonnello Carlo Calcagni e il Sottufficiale in congedo Gaetano D’Onofrio.

La negligenza nella disposizione di difesa del campo

Il campo della missione di pace fu male organizzato, e, pertanto, i nostri “Lagunari” furono assaliti. Una pioggia di fuoco con dei mortai. In questo modo, Matteo fu colpito da una scheggia e, poi, morì.

Questo errore fu dovuto a negligenza, imprudenza e imperizia dei comandanti, e i “Lagunari” furono attaccati in massa dalle milizie sciite, ed hanno respinto questo attacco. Il Caporalmaggiore Matteo Vanzan, è stato colpito da una scheggia di proiettili di mortaio nel corso dell’attacco contro la Base. 

Quindi, sussiste il diritto al risarcimento danni a carico del Ministero della Difesa e del Consiglio dei Ministri. Queste le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Prima di tutto, quelli subiti dalla vittima, Matteo, e, poi, quelli subiti dai suoi familiari, in modo particolare, il padre”.

Matteo Vanzan vittima del terrorismo: il ricordo del padre

Questa è la storia di Matteo Vanzan vittima del terrorismo, un giovane ragazzo di soli 22 anni, che si era arruolato come militare per coronare un sogno. Una storia di morte, di guerra e di terrorismo in cui molti innocenti hanno perso la vita. Come il giovane Matteo.

Partiti carichi di speranze per il futuro, con la determinazione e con l’amore per il proprio lavoro per proteggere lo Stato. Con un credo interiore, quello della divisa che rappresentava per lui, come per molti altri, un onore e un compito che ha affrontato senza paura. Ma che lo ha condotto, nel 2004, alla morte.

A soli 18 anni Matteo si arruolò nella leva militare prima come Vigile del fuoco. In seguito, entrò nell’Esercito Italiano come primo caporal maggiore dei lagunari della “Serenissima” a Venezia. 

Matteo Vanzan vittima del terrorismo

Matteo Vanzan: la missione Antica Babilonia (Iraq)

Aveva deciso spontaneamente di recarsi in missione all’estero in Iraq, una missione di pace dopo la terribile strage di Nassirya del 2003. Una strage dimenticata da molti che, ancora oggi porta un’eco di dolore. Non solo nei familiari del giovane ragazzo, ma anche in tutti quelli che, come lui, sono morti in nome della loro patria.

E non hanno trovato, da parte degli organi dello Stato, neanche dopo la morte, il dovuto rispetto. Matteo, giovane “Vittima del terrorismo”, morì durante l’operazione “Antica Babilonia”.

La morte di Matteo Vanzan vittima del terrorismo

Fu ferito nel 2004 da una scheggia durante un attacco contro la base e perse la vita. Il ragazzo lasciò un enorme vuoto non solo nei cuori dei suoi cari.

A 18 anni Matteo si arruolò. Successivamente uscì un bando per i Vigili del fuoco. Quando il medico lo visitò disse che doveva fare assolutamente il pompiere per la sua prestanza fisica. Dopo aver fatto il corso a Roma lo trasferirono a Padova, poi a Mestre. Ha lavorato per un anno come Vigile del fuoco.  A lui piaceva tantissimo, era entusiasta di quel corpo.

Dopo un anno, finita la leva, per poter eventualmente accedere ai Vigili del fuoco fece un concorso per l’esercito. Questa era l’unica opportunità che aveva per ritornare nei Vigili del Fuoco”, racconta Enzo Vanzan padre di Matteo.

Enzo racconta di Matteo Vanzan vittima del terrorismo

Il giovane raccontava al padre dei duri addestramenti cui era sottoposto. Non gli pesava affatto, era un tipo pratico e non aveva paura di andare all’estero.

Dopo l’attentato alla caserma dei Carabinieri nel 2003, Matteo si recò sul posto come soccorritore. “L’anno dopo andò in Brasile e al suo ritorno iniziò un nuovo addestramento per tornare poi all’estero. Il 14 maggio del 2004 partì per Nassirya con una parte del reggimento. Ero orgoglioso di mio figlio. Era felice di fare il suo lavoro.

Poco dopo mi telefonò il colonnello dicendomi che Matteo era stato ferito. Il 17 maggio dello stesso anno arrivò la terribile notizia della morte di Matteo. Sappiamo solo quando veniamo al mondo ma non sappiamo quando lo lasceremo.

È stata recisa un’arteria femorale. Non hanno mai detto che gli aiuti arrivarono in ritardo. Questo perché gli sciiti spararono alla prima ambulanza. In seguito, ne arrivò una rinforzata per prendere Matteo”.

L’incontro con il generale Fenu, vittima del terrorismo

Durante il funerale i familiari incontrarono il generale Roberto Fenu, anche lui vittima del terrorismo. Pur non conoscendo Matteo, il generale, si occupò del funerale, di accompagnare il feretro lungo il grande tragitto d’onore assegnato alla memoria del ragazzo.

Non conoscevo il generale Fenu. L’ho incontrato proprio nell’occasione della morte di Matteo. È stato lui a organizzare il funerale, il rientro e tutto il resto quando è arrivato a Venezia. L’ha trattato come fosse stato suo figlio. È rimasto toccato da questa tragedia.  Noi in quel momento ci sentivamo come una bandiera al vento e lui ci ha supportato”.

Roberto Fenu: Generale da medaglia d’oro

Roberto Fenu è un Generale che in seguito ad un evento di matrice terroristica all’estero ha perso una gamba e ha riportato ferite in varie parti del corpo. Non essendo più idoneo al servizio militare incondizionato, perché era un pilota, fu congedato. Decise poi, dopo una dichiarazione e all’iscrizione a ruolo d’onore, di rientrare in servizio. 

In quel periodo mi trovavo a Venezia a fare il comandante territoriale. Quando è arrivata la terribile notizia che era morto Matteo Vanzan – racconta Fenu – mi venne assegnata la disposizione di andare all’aeroporto a prendere il feretro del caporal maggiore. Poi di portarlo nella camera ardente al reggimento lagunari e l’indomani mattina alla cerimonia nella chiesa fino alla sepoltura”. 

In questa occasione incontrò per la prima volta i genitori di Matteo.

Questo ragazzo era una vittima del terrorismo proprio come me. Io so cosa vuol dire perché l’ho passato sulla mia pelle e ne porto i segni sul mio corpo ancora oggi”.

La scoperta dei benefici negati a Matteo Vanzan

Proprio grazie al generale, Vanzan scoprì che tutto quello che gli spettava per la morte del giovane figlio non era stato elargito. Non solo persero un figlio ma si sentirono presi in giro, raggirati dallo Stato. Avevano fiducia in quello che è un organo che dovrebbe proteggere e tutelare i familiari. Scoprirono che una buona parte dei benefici era stata celata.

Nella prima settimana di maggio 2014, dieci anni dopo, stavo passeggiando con mia moglie a Venezia e incontrai per caso Enzo Vanzan, padre di Matteo. – Continua il generale – . Lo salutai e gli chiesi come stava. Mi disse anche che il Ministero della Difesa non gli aveva elargito alcuni benefici. Così gli risposi che dovevano, invece, essere assegnati.

Gli dissi di portarmi, il giorno seguente, la lettera di diniego per capire perché gli erano stati negati i benefici. Capii il perché. La legge che prevede questi benefici, la 206 del 2004, venne promulgata a fine agosto del 2004. Il figlio è morto a maggio.  Quindi, in quel momento, la legge non esisteva. Questa legge venne promulgata per fare giustizia e chiarezza sulla strage di Nassiriya avvenuta nel 2003.

Se la decorrenza dei benefici giuridici ed economici parte dalla data di promulgazione della Gazzetta Ufficiale, le vittime di Nassiriya per cui nasce quella legge continuano ad essere vittime del dovere e vengono escluse. Invece, all’interno della legge, nell’articolo 15, c’è scritto in modo chiaro che la decorrenza sia giuridica che economica parte dal primo gennaio 2003. Proprio per avere come fine ultimo il fatto che le vittime di Nassiriya vengano riconosciute come vittime del terrorismo. Per la cecità dei burocrati si continua a considerare le vittime del terrorismo equiparate a vittime del dovere”.

Enzo Vanzan e la sua battaglia legale

Si continua ad ignorare quella legge e così, Vanzan, disse al suo avvocato di bloccare la prescrizione. Dopodiché, iniziò la battaglia legale di Enzo Vanzan. Vanzan ha il diritto ad avere questi benefici: la pensione di irreversibilità, la buonuscita, la speciale elargizione, la doppia annualità e altro. Inizia un contenzioso che porta alla vittoria finale. Esiste una la sentenza in cui viene chiarito tutto sulle vittime del terrorismo.

Ha ottenuto la pensione e tutte le altre spettanze tranne la buonuscita per la quale è in causa tutt’ora. La doppia annualità che gli spettava dal 2004 l’ha ottenuta solo ora. Dopo ben 16 anni, e ha chiesto che, su questa somma di 20mila euro, gli siano corrisposti gli interessi. La somma non è stata ancora conferita a Enzo Vanzan. Questa causa è stata affidata all’avvocato Ezio Bonanni.

“Ci deve essere rispetto per le vittime- sostiene il generale -. Quel ragazzo è morto. È stato due volte vittima: prima del terrorismo e poi della burocrazia italiana. Anch’io sono stato trattato in questa maniera. Per questo so cosa significa”.

Matteo era un ragazzo vivace, pieno di vita e soprattutto coraggioso che non si fermava davanti a niente e nessuno. Non aveva paura, non giustificava i torti bensì li combatteva anche nel privato. Era entusiasta del futuro che l’attendeva non solo come militare ma anche come giovane uomo che si era aperto al mondo.

Vanzan chiede la rivalutazione monetaria, spese legali, i 2 anni di stipendio che secondo la Legge 206/2004 spettano ai familiari delle vittime di terrorismo.

Le conclusioni dell’Avv. Ezio Bonanni

L’avvocato Bonanni, che si sta occupando del caso, afferma:

Stiamo procedendo alla messa in mora dell’INPS. Appena ho scritto all’ente, questo ha subito erogato la prestazione. Quindi significa che il cittadino, da solo, a volte non ottiene alcuni benefici perché di cavilli non ne capisce come  un avvocato.  Quando ho scritto hanno tentato di porre questa problematica dei cavilli giudiziari anche con me. Ma dopo un po’ gli sono arrivati i soldi che dovevano dargli da 13 anni.  Questa è una cosa veramente vergognosa.  I politici e, in particolare, il ministro della Difesa deve far sì che le leggi siano applicate”.

Per quanto riguarda il resto, come sopra già chiarito, si procederà con l’azione di risarcimento danni. 

I diritti negati ad un eroe

La storia di Matteo Vanzan non ha avuto ancora un lieto fine. A confermarlo anche la notizia in merito alle ultime decisione dell’INPS nei confronti dei familiari del giovane militare deceduto a Nassirya.

Per tutti i dettagli vi consigliamo di consultare il servizio mediaset andato in onda ieri su TG5.

Vigili del fuoco Trieste mesotelioma: causa di servizio

Vigili del fuoco
Vigili del fuoco

Vigili del fuoco Trieste sono tutelati dall’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni. Grazie alla loro azione gli eredi del Sig. Groppazzi Stelio, vigile del fuoco a Trieste, hanno ottenuto l’indennizzo previdenziale. Con il riconoscimento della causa di servizio, la vedova ha ottenuto la pensione privilegiata.

Sia la vedova che le orfane hanno anche ottenuto l’accredito delle prestazioni di vittima del dovere. Infatti, il Tribunale di Trieste, sez. lav, sentenza n. 48/2020 ha condannato il Ministero a liquidare la speciale elargizionespeciale assegno vitalizio e assegno vitalizio in favore della vedova e degli orfani.

Come si evince dalla sentenza allegata, si erogano le stesse prestazioni dovute per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Ora sono in corso i due giudizi per il risarcimento del danno.

L’ONA e il suo presidente tutelano tutte le vittime che hanno subito danni alla propria salute durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative. Infatti mettono a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta un servizio di consulenza gratuita legale e medica.

Consulenza vigili del fuoco trieste

Indice

Tempo di lettura: 9 minuti

Vigili del Fuoco: convegno Istituto Superiore Antincendi

I Vigili del Fuoco, detti anche “angeli del soccorso”, continuano a segnalare all’Osservatorio Nazionale Amianto casi di morti sospette per malattie asbesto correlate.

Inoltre, nel corso del quinto episodio di ONA TV, “Vittime del dovere – serve maggiore attenzione“, si affronta il tema di mancati riconoscimenti per le vittime con l’Avv. Ezio Bonanni e il Colonnello Carlo Calcagni. Ha trovato conferma l’ipotesi che le difficoltà di ottenere il riconoscimento dei diritti vanno ben oltre il Corpo dei Vigili del Fuoco.

Storia di un vigile del fuoco vittima amianto

Uno dei casi è quello del Sig. Stelio Groppazzi, vigile del fuoco che ha prestato servizio presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile di Trieste, dall’ 01.01.1956 al 31.08.1990.

L’Avv. Ezio Bonnani assiste i familiari, insieme all’Avv. Alberto Kostoris e all’Avv. Corrado Calacione, del Foro di Trieste. I tre hanno compiuto indagini e, per di più, hanno certificato che il Comando avevano a disposizione, per l’attività di soccorso le seguenti attrezzature tecniche contenenti amianto:

  • 14 tute di amianto, denominate “vestiti di amianto”, poste fuori uso con verbale n. 17 del 30.11.1982 e adeguatamente smaltite in data 19.04.1983;
  • 10 tute;
  • 9 paia di guanti;
  • 1 coperta;
  • 1 paio di calzari.

Tali attrezzature sono state poi poste fuori servizio secondo disposizioni Ministeriali, con decorrenze diverse, a partire dall’anno 1995 fino al 2002. Una parte del materiale è stato smaltito il 04.5.2006. Mentre le restanti attrezzature, in attesa di essere state smaltite, si conservano adeguatamente in magazzino in appositi sacchi sigillati.

I rischi alla salute a cui è stato esposto Groppazzi

Per di più, il Sig. Groppazzi ha svolto attività anche presso alcuni luoghi chiave, come per esempio cantieri navali e altri stabilimenti presso i quali l’amianto veniva utilizzato come materia prima.

Il Sig. Stelio Groppazzi muore per mesotelioma da amianto il 1 settembre del 2008. Ora a distanza di anni la famiglia chiede giustizia, per cui ha depositato una denuncia querela presso la Procura della Repubblica di Trieste.

Dal rinvio a giudizio al riconoscimento vittima del dovere

Nel caso di rinvio a giudizio i familiari si costituiranno parte civile, nel frattempo si richiede il riconoscimento di vittima del dovere.

“Purtroppo non è l’unico caso di mesotelioma tra i vigili del fuoco. Ciò perché questi sventurati venivano mandati allo sbaraglio ed esposti anche ad amianto ed altri cancerogeni, altrimenti non ci sarebbero tutti questi casi.

L’Associazione ONA ha più volte chiesto una maggiore attenzione per la sicurezza dei vigili del fuoco e ha interloquito direttamente con tale istituzione anche organizzando un convegno che si è svolto lo scorso 6 dicembre e di cui si possono consultare gli atti video sul sito istituzionale.

Purtroppo, in quell’occasione, ci fu una disparità di vedute tra i medici dell’ONA e i vertici della sanità dei vigili del fuoco. Noi siamo del parere che ci debbano essere maggiori misure di sicurezza. Saremo in prima fila per sostenere le richieste risarcitorie della famiglia Groppazzi e delle altre vittime.

Ho già lanciato l’allarme dell’amianto nelle macerie e questo ha portato a dover sollevare l’attenzione sulla sicurezza dei vigili e un’azione comune con alcune associazioni specifiche, come per esempio la USB”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Condizioni di lavoro impossibili da vivere

“Negli anni i danni provocati da amianto sono andati peggiorando. La sua presenza confermata all’interno delle attrezzature da lavoro è un dramma.

Ho visto morire troppi colleghi, gente seria, lavoratori instancabili che hanno dato la vita, nel vero senso della parola, per il loro lavoro. Nonostante queste attrezzature siano state poste fuori servizio  secondo le disposizioni Ministeriali, con decorrenze diverse, a partire dall’anno 1995 fino al 2002, conosco situazioni in cui l’utilizzo di questa maledetta sostanza si è prolungata ben oltre.

Ma come si può lavorare così? È una vera e propria condanna a morte. Il problema principale è la mancanza di informazioni che noi vigili del fuoco siamo costretti a subire. Nessuno ci dice nulla, siamo solo obbligati ad obbedire e a rischiare la vita per salvare quella degli altri. Ma a noi chi ci salva?”, dichiara Costantino Saporito, Coordinatore Nazionale USB Vigili del Fuoco.

Maggiori tutele per i Vigili del fuoco

“L’Amministrazione e le Istituzioni dovrebbero garantire una maggiore tutela. Manchiamo di un decreto Ministeriale interno che garantisca l’obbligo di sottoporci a screening, visite e controlli periodici per verificare il nostro stato di salute.

L’ammalarsi qui viene visto come una vergogna perché rischi il posto di lavoro, ma qui in realtà chi è che dovrebbe vergognarsi? Se io mi ammalo, e per di più a causa dell’esposizione da amianto sul posto di lavoro, dovrei avere il diritto ad esser sostenuto, invece manca proprio la mentalità della medicina del lavoro.

Per le istituzioni finché l’amianto non si sgretola non è pericoloso, ma che razza di tutela è questa? È una continua bomba ad orologeria. È ora che l’Amministrazione si prenda le proprie responsabilità perché noi non abbiamo mai fatto una visita, uno screening, un controllo che attesti il nostro stato di salute (prevenzione secondaria).

Quando accade un’emergenza noi siamo doppiamente colpiti, rischiamo per portare a termine il nostro dovere e rischiamo a causa dell’inadempienza di chi dovrebbe tutelarci”, conclude Costantino Saporito.

Morena Groppazzi: orfana amianto e del dovere

È stata intervistata anche Morena Groppazzi, figlia del sig. Stelio, dipendente presso il Ministero dell’interno – dipartimento vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa di Trieste.

Mio padre era vigile del fuoco presso il Comando di Trieste, dal gennaio 1956 all’agosto del 1990. Ha operato a più riprese nelle tragedie dei terremoti del Belice, del Friuli, della Basilicata, svolgendo il suo lavoro a bordo delle navi in tempi in cui non erano previste compagnie private di servizio anti – incendio.

Mio padre ha lavorato con attrezzature contenenti amianto e in contesti che lo contenevano ed è deceduto nel 2008, all’età di 75 anni. Il nome di mio padre, nel dicembre dello stesso anno del decesso, è stato inserito nel Registro Regionale dei soggetti esposti ad amianto per motivi professionali.

Sono veramente tanto amareggiata. Come famiglia abbiamo fatto il possibile, veramente, ma non doveva andare così. Nonostante siano passati quasi 10 anni ancora faccio fatica a parlare di quanto accaduto senza che la rabbia prenda il sopravvento“.

Cosa ricorda della malattia di suo padre?

Tutto inizia nel settembre del 2005 con un improvviso e repentino dimagrimento. Ricordo ancora perfettamente quando dovetti insistere affinché il medico di base, tra l’altro medico dei vigili del fuoco, affinché auscultasse mio padre perché era evidente che non stesse bene e che c’era qualcosa che non andava.

Anche i risultati delle analisi del sangue confermavano questa mia preoccupazione, ma a quanto pare in quell’occasione vennero totalmente sottovalutati da chi di dovere. Quando gli venne diagnosticato il mesotelioma pleurico, in data 2006, avevo già capito perfettamente che mio padre, purtroppo, non avrebbe avuto chance e che era solo uno dei tanti.

Lo stesso modulo, rilasciato dall’Ospedale di Cattinara certifica la patologia come malattia professionale. Allora mi chiedo, perché tanta ostinazione e superficialità?

Dal giorno del decesso ad oggi cosa è cambiato?

Tranne l’amarezza nulla. Io e la mia famiglia abbiamo bussato a tante porte ma solo in pochi si sono presi veramente la responsabilità di quello che è successo, dandoci informazioni utili per ottenere giustizia.

Tra questi l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, a cui recentemente ci siamo affidati. Purtroppo nessuno ci ridarà indietro mio padre e i tristi ricordi rimarranno indelebili.

Tutti i tumori sono brutti, però certi, come quello che aveva mio padre, sono devastanti, sono ferite che ti porti dietro per anni. Vedere il proprio padre non riuscire a respirare e non poter fare nulla è terribile.

Un forte dolore che oggi mi ritrovo a sopportare risiede nella totale assenza di solidarietà da parte dell’ambiente in cui mio padre ha lavorato per oltre 30 anni, per quel “corpo” dei vigili del fuoco al quale per tutta una vita si è dedicato e che non ha saputo prendersi le proprie responsabilità di fronte a quanto è accaduto.

Io posso solo ribadire che come famiglia abbiamo fatto il possibile, ma i dubbi che gli altri avrebbero potuto fare di più restano.

Vigili del Fuoco Trieste mesotelioma e tutela legale

I Vigili del Fuoco Trieste sono stati, in più occasioni, esposti ad amianto. Infatti, hanno svolto servizio nel Porto di Trieste e, molti di loro, anche in occasione del terremoto del Friuli e, poi, quello dell’Irpinia.

Vi fu, così, un’elevata esposizione ad amianto, che si somma ad altri cancerogeni. Ed è per questo motivo che vi è un’alta incidenza di malattie asbesto correlate.

Per queste ragioni, dimostrata l’esposizione ad amianto, è possibile ottenere il riconoscimento di causa di servizio e vittime del dovere.

Sotto questo profilo, oltre alle prestazioni proprie di vittima del dovere, i familiari della vittima hanno diritto al risarcimento del danno. Per questo motivo, l’Avv. Ezio Bonanni, in collaborazione con l’Avv. Alberto Kostoris, ha proseguito la tutela. Per i danni della vittima è stato chiesto il risarcimento con un giudizio presso il TAR del Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda i danni iure proprio, si inoltra la domanda con atto di citazione presso il Tribunale di Trieste.

Vigili del Fuoco ONA: parere legale gratuito

ONA tutela i Vigili del Fuoco. La tutela dei Vigili del Fuoco ONA è molto importante. In questo notiziario amianto, vi sono tutte le indicazioni su tutela Vigili del Fuoco ONA news. Quindi, se c’è il sospetto di esposizione a cancerogeni e di danni alla salute, ci si può rivolgere all’ONA.

Questo notiziario ONA news è lo strumento di tutela dei Vigili del Fuoco di tutta Italia. In questa pagina abbiamo voluto raccontare la storia dei Vigili Fuoco Trieste. Nella città di Trieste, come in altre città, i Vigili del Fuoco, hanno pagato un forte tributo alla loro dedizione.

Per questo motivo, l’ONA è a loro vicina. Si può chiedere gratuitamente il parere legale ONA Vigili del Fuoco e l’assistenza medica chiamando il numero verde o compilando il form.

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Vittime del dovere ONA News: tutela delle vittime ONA TV

Vittime del dovere ONA News

Quinta puntata – Vittime del dovere ONA news

Quinta puntata – Vittime del dovere ONA news

Vittime del dovere ONA News. L’ONA rimane in prima linea nella tutela della salute e della dignità della vita umana. Il 2 novembre, il giorno dei Morti, è una data importante per le Forze Armate. Si ricordano tutti i caduti. Spesso, però, si dimenticano tutti coloro che hanno dedicato la vita alla patria. Oltre che nelle Forze Armate, anche nello svolgimento dei loro doveri. Per le vittime del dovere serve maggiore attenzione!

Quinta puntata ONA TV: consulta il video della trasmissione

vittime del dovere ONA News

La quinta puntata di ONA TV è dedicata interamente a loro, al loro sacrificio in tempo di guerra e di pace. Il personale civile e militare che, in tempo di pace, è stato impiegato nelle missioni in Italia e all’estero, ha subito dei danni alla salute.

Infatti, il personale civile e militare ha subito plurime esposizioni. Fibre di amianto, nanoparticelle e radiazioni per i proiettili all’uranio impoverito, vaccini contaminati ed altri veleni.

La devozione per la patria, gli ideali di democrazia e la difesa dei più deboli, hanno determinato forte dedizione dei nostri militari. Tuttavia, hanno pagato a caro prezzo il loro senso dell’onore e del dovere.

In questo contesto, l’ONA reclama la prevenzione primaria, quella secondaria ma, anche e soprattutto, quella terziaria. Per questi motivi, è forte l’impegno, perché siano tutelati i diritti delle vittime del dovere. È così che si chiamano, infatti, coloro che hanno sacrificato la vita per gli altri.

Chi sono le vittime del dovere?

Vittima, con riferimento allo stato di servizio, è colui che subisce la lesione alla sua integrità psicofisica per effetto di agenti cancerogeni. Ci sono, poi, altre vittime, quelle della strada, di attentati terroristici, etc. Ma l’ambito di questa quinta puntata di ONA TV, è proprio il tema delle vittime del dovere nelle Forze Armate e in altri comparti della PA.

Per questo motivo, richiamiamo tutta la disciplina relativa al riconoscimento di causa di servizio. Quindi, ottenuto tale riconoscimento, si può chiedere quello dello status di vittima del dovere. Per i rapporti privatizzati, l’indennizzo INAIL.  

Ottenuto il riconoscimento della lesione biologica, come riconducibile al servizio, ed in particolare, all’esposizione a sostanze tossico nocive, è possibile chiedere il riconoscimento di vittima del dovere. Poi c’è il caso classico di coloro che in missione subiscono dei danni (art. 1 co. 563 della L. 266/05), in alcuni casi, purtroppo, anche la morte.

Tutela vittime del dovere ONA news

Uno degli impegni fondamentali di ONA APS è la tutela della dignità della vita umana che presuppone la dignità del lavoro. La tutela del lavoro è ancorata alla nostra Costituzione. I nostri militari debbono avere tutte le tutele, comprese quelle di cui all’art. 2087 c.c.

Nel caso in cui, purtroppo, l’esposizione si sia già verificata, è necessaria la sorveglianza sanitaria, e soprattutto le tutele. Come spiega il giornalista e conduttore Massimo Maria Amorosini, in questa nuova trasmissione.

In studio, con l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La presenza dell’Avv. Ezio Bonanni in studio, è legata al suo impegno, ormai ultraventennale, nella tutela delle vittime dell’amianto. Nella tutela delle vittime della fibra killer, si è imbattuto in tutti gli altri veleni. Ha potuto constatare sotto i suoi occhi le tragiche conseguenze di queste esposizioni. In molti casi, queste vittime, si vedono negati i loro diritti, e questo rende necessaria l’azione giudiziaria.

Massimo Maria Amorosini: necessarie tutele per Forze Armate

Introduce la trasmissione il Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista di ONA TV e dell’ONA, anche di ONA notiziario amianto. Nella sezione vittime del dovere ONA News si trovano tutte le informazioni sui materiali cancerogeni, sulle tutele sanitarie e legali.

Vittime del dovere ONA news , sezione di informazione, di questo notiziario amianto, è lo strumento di informazione, anche per la tutela dei diritti. Infatti, troppo spesso, il Ministero nega i giusti diritti alle vittime.

Le Forze Armate hanno pagato un duro tributo al loro impegno nelle diverse missioni di pace. I nostri militari sono stati esposti a nanoparticelle, con metalli pesanti, e a radiazioni per l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. In questo modo, anche per il programma vaccinale errato, è ancora in corso una epidemia.

ONA News: Uranio impoverito

Già, il loro dovere, a cui non fa da contraltare, nel nostro Paese, un diritto: quello alla tutela e alla difesa della propria vita.

“Non si ricordano solo le vittime del dovere – afferma il conduttore infine introducendo l’argomento – ma anche quelle del lavoro e del terrorismo”.

E proprio a quelle del terrorismo sono state equiparate le vittime del dovere da un punto di vista legislativo. Lo spiegano tutti gli ospiti, anche con riferimento alla 4° puntata.

Vittime del dovere News: ‘Serve maggiore attenzione

La quinta puntata, online su ONA TV da oggi 5 novembre 2020, è intensa. Si parla in ogni caso di vite perdute o compromesse per sempre e dimenticate da uno Stato patrigno.

Si parla di famiglie distrutte dal dolore del lutto, a cui si aggiunge quello del sentirsi abbandonati.

Leit motiv che stringe attorno alla discussione è la necessità di porre attenzione maggiore verso questi temi ma anche l’importanza di tenere viva la Memoria. Perché non si dimentichi che ancora, a causa di un quadro normativo insufficiente così come insufficienti sono le risorse economiche a disposizione, molti di loro finiscono per diventare in realtà vittime dell’indifferenza.

Vittime del dovere News: serve maggiore attenzione

Ospiti della puntata in collegamento via etere:

  • Carlo Calcagni, Colonnello Ruolo d’Onore Esercito Italiano e membro dell’ONA;
  • Gaetano D’Onofrio Sottufficiale Marina Militare Italiana in congedo;
  • Enzo Vanzan papà di Matteo Vanzan  primo caporal maggiore dei Lagunari, morto nel 2004 in combattimento in Iraq durante l’operazione Antica Babilonia.

L’Avv. Ezio Bonanni: necessario tutelare i nostri militari

Apre il dibattito l’avvocato Ezio Bonanni a cui il giornalista rivolge una domanda articolata e chiara.

“Varie leggi sono state promulgate negli anni con l’intento di destinare alle vittime ed ai loro familiari una serie di indennizzi, pensioni privilegiate, ed altri contributi accessori.

Questi sussidi sono stati introdotti già negli anni 80 e poi confermati ed irrobustiti nel 2005 con la legge 266. Nel tempo, la regolamentazione normativa ha subito delle modifiche. Vi è ancora una diversità di regolamentazione delle vittime del dovere rispetto a quelle del terrorismo.

Sono in corso dei percorsi legislativi di proposte di legge, per armonizzare le discipline. Quale è l’attuale quadro normativo e cosa bisogna cambiare per garantire realmente i diritti a i nostri compatrioti?”.

Avv. Ezio Bonanni: il quadro normativo vittime del dovere

L’avvocato parla immediatamente di “insufficienza e contraddittorietà del quadro normativo” innanzitutto in quanto ad equiparazione tra le vittime del dovere e quelle del terrorismo, laddove anche queste ultime vengono “pesantemente pregiudicate”.

Il problema fondamentale e gravissimo per Bonanni di una situazione complessa che va certo oltre la questione economica. Infatti, c’è un problema di prevenzione primaria. Cioè evitare che ci siano condizioni di rischio, per amianto, radon, radiazioni e nanoparticelle. L’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito ha determinato una condizione di rischio nei Balcani e negli altri territori delle missioni. Poi vi è tutta la problematica della gestione di operazioni militari e tutele a vario titolo.

Vittime del dovere ONA news: accertare le responsabilità

Quindi, tale problematica, risiede proprio nell’insufficienza delle risorse economiche destinate a tali vittime.

“I nostri militari sono stati mandati allo sbaraglio – riflette lucidamente l’avvocato. Richiama l’attenzione del colonnello Carlo Calcagni e ricorda il caporalmaggiore Matteo Vanzan barbaramente trucidato. Anche il fatto che il militare si è visto negare, dopo la morte, la medaglia al ‘valor militare‘, con un riconoscimento equipollente. Prosegue – e penso alla contaminazione multipla di agenti patogeni e metalli pesanti, a pratiche vaccinali errate e gravi conseguenze per la salute”.

E chiarisce ancora: “Penso ai campi di Nassiriya che non erano difesi adeguatamente e penso a regole di ingaggio ugualmente inadeguate”.

È amareggiato mentre ricorda le vittime che difende instancabilmente da molti anni. Parla di “Politici inadeguati, privi di esperienza e di preparazione, anche nella logica politica”.

Rispondendo infine alla domanda afferma che: “questi nostri militari sono stati riconosciuti vittime del terrorismo. In realtà – dice l’avvocato –  l’Ona sta lottando nelle aule dei tribunali e nelle audizioni parlamentari per una normativa che sia omogenea, per le vittime del terrorismo e per le vittime del dovere”.

Discriminazioni da parte del Ministero della Difesa

Il Ministero della Difesa, ancora nel novembre del 2020, si ostina a discriminare le vittime del dovere rispetto a quelle del terrorismo. Per di più, di tale discriminazione sono vittime, in particolare, gli orfani vittime del dovere. Questi ultimi, infatti, se non sono nel carico fiscale della vittima e il coniuge è in vita, ricevono il rigetto delle loro richieste.

Equiparazione vittime del dovere a quelle del terrorismo

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7761/2017, hanno stabilito il principio di sostanziale e tendenziale equiparazione. Questo è il principio:

“In tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cost., come risulta dal ‘diritto vivente’ rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria”

In più, questa tendenza del Legislatore, ancorata sui valori della nostra Costituzione, è riconosciuta anche dalle Sezioni Unite, n. 22753/2018. Tuttavia, proprio sulla base di tale sentenza che nega il diritto ai fratelli non a carico, l’amministrazione ha tratto nuova linfa per tentare di negare questi diritti agli orfani.

Le Corti Territoriali hanno, quindi, subito nuove eccezioni. La Corte di Appello di Genova, come già quella di Salerno, hanno dato, comunque, ragione all’Avv. Ezio Bonanni. In questo modo, anche gli orfani non a carico hanno potuto ottenere la liquidazione degli importi dovuti.

Tuttavia, l’Avvocatura dello Stato ha impugnato le due sentenze. Ora la palla passa alla Corte di Cassazione. L’Avv. Ezio Bonanni, sentito anche dalla I Commissione Affari Costituzionali il 29.10.2019, ha denunciato questa situazione:

Tutela giuridica degli orfani vittime del dovere: ONA news

Gli orfani delle vittime del terrorismo, infatti, anche in presenza del coniuge, hanno diritto alla liquidazione delle prestazioni, pure se erano non nel carico fiscale del defunto.

Amorosini introduce, quindi, il tema degli avvertimenti da parte dell’Onu allo Stato italiano, durante gli anni ’90, dei rischi connessi all’uranio impoverito, non tenuti affatto in considerazione nelle missioni di Nassiriya. A proposito delle missioni italiane all’estero, Amorosini introduce gli ospiti.

Storie di vittime del dovere e uranio impoverito

Ed ecco il Colonnello Calcagni. L’Ufficiale superiore dell’Esercito Italiano fu impiegato in missione di pace in Bosnia. Questi fu contaminato da sostanze tossiche che lo costringono da tempo a sottoporsi a pesanti cure invasive.

Già intervistato da ONA notiziario amianto, ha raccontato tutta la sua storia, che ha ora riepilogato in trasmissione

Secondo la documentazione, fornita dal Col. Calcagni alla redazione, risulta dimostrata la sua esposizione a metalli pesanti. Il documento allegato dimostra che il Colonnello Calcagni è stato esposto a 28 metalli pesanti, di cui due radioattivi.

La diagnosi è malattia multiorgano neurodegenerativa, cronica, progressiva e irreversibile. “Nel mio corpo sono stati rilevati 28 metalli pesanti di cui due radioattivi”, ci racconta Calcagni.

vittime del dovere ONA News

Un vero miracolo vivente, con una enorme forza di volontà. Calcagni è divenuto un atleta paralimpico italiano di punta, un palmares eccezionale, che ha trovato nello sport la forza per andare avanti.

Colonnello Calcagni: ci racconti la sua storia

Introduce il Dott. Amorosini: “Non stiamo trattando il caso Calcagni – dice il colonnello con generosità  – stiamo parlando di migliaia di militari che hanno la sola colpa di fare il proprio dovere. Il legislatore intendeva tutelare questi umili servitori dello Stato, ma non sono stati applicati i diritti riconosciuti. Chiediamo solo rispetto”.

L’impeto del colonnello è potente, in tutta la sua compostezza e nella forza delle sue lucide parole. Riepiloga tutta la sua storia, le attività di servizio, le esposizioni agli agenti tossici e radioattivi.

Nel corso della trasmissione il Colonnello Calcagni ha fatto riferimento ad alcuni atti del Senato della Repubblica di mercoledì 10.01.2001:

Questo atto dimostra, come illustrato in trasmissione, che il danno e il rischio fossero già ben noti. Il documento smentisce le tesi del Ministero. 

D’Onofrio Gaetano, maresciallo della Marina Militare

E la storia di D’Onofrio gli fa da eco. Dopo moltissime missioni all’estero, tra l’America e l’Europa, i Balcani. Nelle unità navali della Marina Militare Italiana, il sottoufficiale ha servito la Patria.

Ha ottenuto un elevato livello di professionalità, e ha svolto il suo servizio, imbarcato nella nave Garibaldi, nave Vittorio Veneto, nave Sagittario e nave Artigliere. Queste unità navali della Marina Militare, aveva componenti in amianto, sia nei motori, sia in tutte le coibentazioni, e persino nelle cucine. Gli stessi alloggiamenti avevano la coibentazione in amianto friabile.

Strage amianto Marina Militare: vittime del dovere ONA news

L’uso dell’amianto nelle unità navali della MM, ha provocato migliaia di morti, tra i quali 570 casi di mesotelioma. Il mesotelioma è la malattia sentinella dell’amianto. Molte altre sono le malattie asbesto correlate, tra le quali il tumore del polmone, della laringe e delle ovaie. Ancora le fibre di asbesto provocano il tumore della faringe, dello stomaco e del colon retto. Ancora, l’asbestosi, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici.

La Marina Militare ha organizzato le attività di servizio con la presenza di plurimi agenti cancerogeni e anche con proiettili all’uranio impoverito. Il Sig. D’Onofrio, è stato congedato quando aveva appena compiuto 42 anni, ed era già malato.

Nel 2008 il Sig. D’Onofrio Gaetano ha ricevuto la diagnosi di adenocarcinoma al polmone sinistro. E’ una patologia asbesto correlata. Ciò è dimostrato dall’ultima monografia IARC. Il fatto stesso che ci sia una epidemia di mesoteliomi, tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare, che è confermato anche dal VII Rapporto ReNaM, rende fondate le ragioni del militare. 

D’Onofrio Gaetano racconta la sua storia

D’Onofrio nel 2008 scopre di avere un adenocarcinoma al polmone sinistro. Gli danno pochi mesi di vita. Di lì a poco morirà. Ne soffriranno le conseguenze la moglie e i figli.

La vita del Sig. D’Onofrio Gaetano è completamente sconvolta. È lasciato solo dalla Forza Armata, solo a morire per via dell’amianto.

D’Onofrio è collocato in pensione con la L. 335 del ’95, perchè ritenuto inabile al lavoro. Nel frattempo lotta contro il cancro, ed è ancora vivo.

Si ritiene vittima dell’ingiustizia perché nonostante la malattia riconosciuta il Ministero della Difesa rifiuta di riconoscere i benefici attribuibili alle vittime del dovere e degli equiparati. “È intervenuta la prescrizione ordinaria” adduce come ragione del diniego il Ministero.

Il Ministero nega i diritti di D’Onofrio Gaetano

La tesi del Ministero della Difesa è errata. Innanzitutto, non si comprende perchè, a suo tempo, non fu informato del rischio amianto. L’Avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che vi fu una carenza di informazione. Il senso dell’onore militare, richiamato dal Presidente dell’ONA, avrebbe imposto di informare sul rischio. Non solo nel corso del servizio, ma anche con la diagnosi della malattia che è asbesto correlata. Soprattutto, con l’art. 20 della L. 183/2010, fu istituito sia il diritto alle prestazioni previdenziali, che al risarcimento del danno.

Innanzitutto vi sono queste condotte, poi vi è il fatto che il militare si è dovuto curare, e si deve ancora curare, e che nulla gli può essere rimproverato.

In più, la legge istitutiva del diritto (art. 20 L. 183/2010) è entrata in vigore in data 24.11.2010. Gli atti di richiesta di risarcimento e delle prestazioni sono stati inoltrati prima dei 10 anni dall’entrata in vigore della legge. Il Ministero ha rigettato le richieste il giorno dopo, senza alcuna istruttoria. Per questi motivi, già in data 05.11.2020, l’Avv. Ezio Bonanni ha invitato il Ministero a rivedere le sue decisioni. Ha, inoltre, preannunciato l’azione giudiziaria in tutte le competenti sedi.

In più fatti e circostanze sono state già denunciate alla competente Procura della Repubblica, e gli atti sono stati avocati dal Procuratore Generale.

Vittime del dovere News ONA: le dichiarazioni di D’Onofrio

Quando mi chiedono quanti anni ho io rispondo 41 più dodici – dice D’Onofrio eloquentemente – ho vissuto fino a 41 anni, poi il caos: dire che incomincia un calvario è dire poco

A D’Onofrio va in pezzi la salute e la vita, ma più di qualsiasi altra brucia la ferita del non poter più prestare onorato servizio per causa della malattia.

Matteo Vanzan: eroe dell’Esercito Italiano

Il nostro Caporalmaggiore fu ucciso il 17.05.2004 perchè il campo di Nassiriya fu attaccato da milizie sciite. La salma fu tumulata con gli onori militari nel piccolo paese Camponogara presso Venezia. Il corteo fu salutato da ali di folla, e guidato dal Generale di Corpo D’Armata, Roberto Fenu.

Enzo Vanzan: il ricordo della memoria del figlio

Matteo Vanzan era un giovane fuciliere dei lagunari, un corpo speciale dell’Esercito Italiano. Questo reggimento è stato sconvolto dall’epidemia di mesoteliomi, che hanno già procurato la morte di Sarti Lauro, Raineri Mauro e Cattozzo Ferdinando.

Questa strage di mesoteliomi reggimento lagunari ha reso necessaria l’azione giudiziaria dell’ONA, per la tutela dei diritti dei familiari. Anche in questo caso il Ministero nega il diritto delle vittime.

Il padre di Matteo Vanzan invece parla di cosa è stato riconosciuto e cosa no. “A mio figlio è stato riconosciuto quasi tutto. La nostra battaglia è con l’INPS”.

Matteo Vanzan e la difesa dell’Avv. Ezio Bonanni

L’avvocato Bonanni a tal proposito più volte durante la puntata ricorda che spesso le maggiori resistenze provengono dagli enti previdenziali. Ma queste prestazioni non esauriscono il diritto delle vittime al risarcimento. Per cui l’Avv. Ezio Bonanni ha agito con la richiesta del risarcimento dei danni subiti prima di tutto da Matteo Vanzan, poi dal padre.

Matteo Vanzan

L’Esercito Italiano e il Ministero della Difesa avevano l’obbligo giuridico di evitare la morte di Matteo Vanzan, perchè avrebbero dovuto proteggerlo. La loro azione è stata negligente, perchè hanno esposto i nostri militari nel campo di Nassiriya a questo secondo attacco, dopo quello del 2003. Nel corso dell’attacco al campo, nel quale persero la vita 12 Carabinieri, 5 soldati dell’Esercito e 2 civili , vi furono degli errori. Il Ministero della Difesa e i Generali comandanti avrebbero dovuto evitare che i Carabinieri stazionassero nei pressi del luogo nel quale era conservato l’esplosivo.

Infatti, per le morti del 12.11.2003, è stato condannato a risarcire le vittime il Generale dell’Esercito Bruno Stano. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni vogliono che questi principi siano applicati anche per il caso Vanzan.

Pertanto, alla luce di alcuni precedenti specifici, sussiste il fondamento dell’azione di risarcimento del danno intrapresa dall’Avv. Ezio Bonanni.

Enzo Vanzan e la sua odissea giudiziaria

L’odissea di Enzo Vanzan inizia quando scopre che non è stato in realtà riconosciuto tutto in termini di risarcimento. Matteo Vanzan

Nessun rimborso può risarcire la vita di un figlio, lo sa bene un padre. Ma la Memoria e il giusto riconoscimento possono onorare una vita spesa per gli altri.

E proprio di senso dell’onore parla in conclusione il presidente dell’ONA, ricordando una strage silenziosa che si vuole occultare. “Onoriamo le leggi, questo basterebbe a risarcire le vittime. Le lacune ci sono ma gli uffici amministrativi possono ovviare senza problemi.

C’è un principio – continua – il risarcimento della vittima. C’è la legge del riconoscimento della vittima del dovere. Le leggi ci sono e vanno applicate”.

Carlo Calcagni: il Colonnello

L’ONA News TV ha acquisito dal colonnello Calcagni la documentazione che dimostra che è stato contaminato. 28 metalli pesanti sono nel suo corpo, e 2 sono radioattivi.vittime del dovere ONA News

ONA notiziario amianto aveva approfondito gli effetti cancerogeni e del programma vaccinale con:

Già il Prof. Giancarlo Ugazio dimostrò il potenziamento tra cancerogeni e metalli tossico nocivi. Anche con riferimento alle esposizioni da uranio impoverito. Per approfondimenti: 

Lo stesso Prof. Giancarlo Ugazio ha redatto la relazione sulle condizioni del Sig. Carlo Calcagni e ha confermato che è stato contaminato per motivi di servizio. In più, il Prof. Ugazio ha dimostrato che queste multiple esposizioni hanno comportato la c.d. sensibilità chimica multipla:

Riconducibilità all’esposizione nei teatri di guerra

Dalle conclusioni della Relazione medica dell’ultimo ricovero del Colonello Calcagni nel Centro di Altissima Specializzazione Estero Breakspear Medical.

Il Colonnello Calcagni: i sintomi

“I sintomi del Signor Calcagni sono iniziati molto distintamente in relazione al suo impiego nei Balcani come pilota di elicotteri, poiché è stato contaminato durante questo lavoro, nella misura tale da aver interferito con la sua capacità genetica di disintossicare.

Questo ha portato ad una maggiore sensibilità come la sensibilità alimentare e chimica, come documentato nei riferimenti del dottor Martin Pall, come fornito nelle informazioni allegate sulla sensibilità chimica multipla“.

La diagnosi di sensibilità chimica multipla

L’Avv. Ezio Bonanni e il Prof. Giancarlo Ugazio sono autori della pubblicazione “+++” (Minerva medica Torino gennaio 2011).

Infatti, il caso di Carlo Calcagni, è proprio quello tipico di sensibilità chimica multipla: 

“I risultati degli esami clinici e strumentali hanno rivelato una percezione sensoriale anormala, scarso equilibrio e un marcato tremore, problemi neurologici e caratteristiche parkinsoniane, come descritto sopra.

Come risulta dai risultati degli esami effettuati sulla raccolta di campioni biologici e dai risultati dell’esame fisico, questi mostrano un notevole deterioramento neurologico dal 2015.

Conclusioni: prova della sensibilità chimica multipla

Ora devo allegare l’ultima relazione del dottor Julu, la cui conclusione è citata in precedenza. In tale contesto, il dr. Julu ha sottolineato che Calcagni è affetto da disautonomia che è peggiorata.

Il sistema nervoso autonomo è parte della base del cervello ed è molto chiaro che in questo, c’è deterioramento.

Miglioramenti registrati dal Dott. Julu nella respirazione

Anche se c’è un miglioramento, come ha registrato il dottor Julu, nell’analisi respiratoria della CVT a livello del tronco encefalico, e questo è una conseguenza del sostegno terapeutico a cui il Signor Calcagni è sottoposto quotidianamente

Tuttavia, ha problemi del sistema nervoso centrale e non è in grado di guidare una bicicletta a causa della mancanza di equilibrio e limitazioni nelle sue capacità a causa degli effetti neuromuscolari della sua condizione.
Può usare un triciclo perché c’è un migliore controllo del suo equilibrio su questo.

Per quanto riguarda il suo corpo, tutti e quattro gli arti sono affetti da anomalie neurologiche, come documentato nella documentazione da me redatta e dal dottor Julu, e ha segni frequenti e moderati di atassia.

La discinesia che ha è dovuta al Parkinsoniano. Al Signor Calcagni è stato raccomandato di avere un sostegno terapeutico per la riduzione delle anomalie rilevate e le infusioni parenterali che sono state descritte in precedenza.

Abbiamo anche prescritto un supporto terapeutico per il parkinson, che è molto ben supportato nella letteratura, e sono allegati riferimenti che illustrano questo, così come le informazioni sul morbo di Parkinson.
Il Signor Calcagni è stato sottoposto, in Italia, ad esami che hanno accertato l’ipopituitarismo di cui è affetto.

La compromissione della funzione ipofisaria

I test sono stati effettuati per dimostrare che la funzione ipofisaria è stata compromessa e la terapia sostitutiva è assolutamente necessaria per tutti gli organi finali che sono sotto il controllo ipofisario: i sistemi tiroidei e
adrenogenitali.

Se il suo trattamento fosse sospeso, sarebbe estremamente rischioso per la stessa vita del paziente a causa del peggiorare delle caratteristiche del morbo di Addison, ipotiroidismo e debilità generale, e quindi il suo trattamento non deve essere fermato.

La sospensione di tale trattamento è medicamente controindicato.
Si prega di non esitare a contattarmi se avete bisogno di ulteriori informazioni”, (Dr. Jean Monro Direttore Medico GMC).

L’avv. Ezio Bonanni e la Commissione Parlamentare d’Inchiesta

L’Avv. Ezio Bonanni è stato sentito dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta dell’uranio impoverito in data 06.12.2017:

L’effetto delle radiazioni e delle nanoparticelle

L’ONA tutela la salute dei militari ed è fondamentale proteggerli da tutti i rischi. Tra queste, l’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti, piuttosto che radiazioni ionizzanti.

Il proiettile uranio impoverito è stato ampiamente utilizzato. Questi proiettili provocano un’elevata temperatura, quasi 3.000 gradi, per cui, tutto si polverizza. La potenza distruttiva di questi proiettili dipende proprio dal fatto che scatenano una elevata temperatura.

Proiettile uranio impoverito

Ciò è dovuto alle modalità di fabbricazione di questo proiettile DU, che contiene anche una percentuale di plutonio.

In questo modo, si viene a creare una elevata temperatura. Nell’impatto, l’esplosione dell’uranio e plutonio, scatena la reazione a catena. La temperatura si eleva fino a 2.500 gradi. Anche la corazza del carro armato è penetrata, e il carro armato è distrutto. Le nanoparticelle di metalli pesanti e le stesse radiazioni, contaminano il territorio. Nei vari teatri balcanici, e in quello del Golfo Persico, i nostri militari sono stati esposti a queste sostanze.

Proiettili uranio impoverito: capacità distruttiva

Il fatto stesso che l’uranio impoverito si dissolve nell’aria, provoca la contaminazione e, quindi, l’esposizione. Come rappresentato in questa foto, perfino i più potenti carri armati sono distrutti.

Esplosione carro armato

La foto a margine dimostra questa condizione di elevata distruttività dei proiettili. In particolare, quelli di 30 cm in dotazione agli aerei americani A-10. 

Il meccanismo di funzionamento prevedeva che, dopo 4 proiettili normali o al tungsteno, le quattro mitragliatrici, utilizzassero un proiettile DU.

Il Colonnello Calcagni è stato esposto all’uranio impoverito, come confessato dallo stesso Ministero.

vittime del dovere ONA News

Come si vede dal documento confessorio, vi è la prova delle ragioni del Colonnello Calcagni. 

ONA notiziario amianto pubblica, in esclusiva, le prove schiaccianti. Queste prove inchiodano alle loro responsabilità il Ministero della Difesa. Non è intenzione del Colonnello rinnegare il suo essere soldato e, quindi, il sacrificio per la patria. 

Lui ha accettato consapevolmente di poter morire per la patria, ma non certo di essere contaminato. Soprattutto, non può accettare che, ad essere coinvolti pesantemente, siano anche i suoi familiari. Soprattutto, la moglie e i figli.

Ma, ancora, nel corso della trasmissione, il Colonnello ha dichiarato di voler contribuire, in modo decisivo, all’impegno dell’ONA in favore delle vittime e dei familiari. La preoccupazione del Colonnello, è proprio quella dell’abbandono delle vittime.

Il Colonnello: tutelare gli orfani anche non a carico

Questo abbandonare le vittime, in particolare gli orfani, ed è stata ricordata l’orfana Dott.ssa Renata Tiraferri Roffeni, non può essere da lui condivisa. Così, vale per tutti gli altri orfani ed, allora, bisogna fare fronte comune. Non solo la prevenzione primaria e secondaria, ma, anche, la prevenzione terziaria, gli indennizzi e i risarcimenti.

I Ministeri, tra cui il Ministero della Difesa, possono rigettare la domanda in caso in cui la prestazione sia già erogata al congiunto della vittima. Questa tesi si avvale di art. 6 della L. 466/1980 e di SS.UU. 22753/2018.

Tuttavia entrambe le normative non sono applicabili nel caso di figlio di vittima del dovere non a carico fiscale. Questa tesi è sostenuta dall’Avvocato Bonanni ed è ribadita da diverse Corti di merito.

Per esempio la Corte di Appello di Genova, in funzione di Magistratura del lavoro, n. 575/2019 ha ritenuto non applicabile l’art. 6 della L. 466/1980 perché fa riferimento alla sola speciale elargizione.

A tal proposito, la Corte di Cassazione, in Civile Ord. Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato che, in merito alla questione, non ha ancora assunto una posizione.

Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela.
Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico, a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.

Carlo Calcagni: documento sconcertante. La resa dei conti

Carlo Calcagni è Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano. Nel corso del suo servizio, è stato paracadutista, pilota ed istruttore di volo di elicotteri. Nel corso della missione di peacekeping in Bosnia, è stato contaminato da sostanze tossiche e radioattive.

vittime del dovere ONA News
Colonnello Carlo Calcagni, un eroe ma soprattutto un uomo sempre accanto alla popolazione.

Nel suo corpo sono stati trovati 28 metalli pesanti tra cui due radioattivi. Ciò risulta essere stato accertato dal Dott. Pasquale Montilla e confessato dall’amministrazione.

Tuttavia, il Ministero della Difesa in uno sconcertante documento a firma di un alto ufficiale, che ONA notiziario amianto pubblica in esclusiva, aveva, addirittura, negato lo stato di servizio del militare.

Pubblichiamo, ora, questo documento, per dimostrare, in modo documentale, che, in realtà, quanto dichiarato in quella sede non corrisponde al vero.

Come dichiarato dal Colonnello, il documento è stato successivamente revocato. Ci chiediamo se ora il Ministero ha intenzione di fare luce su questa vicenda, e di avviare un procedimento disciplinare a carico del responsabile.

Il Colonnello Calcagni ha un motto che condivide anche l’Avv. Ezio Bonanni: “mai arrendersi”.

vittime del dovere ONA News

Quindi, l’ONA chiederà lumi al Ministro della Difesa. Rimaniamo, quindi, in attesa di sapere anche le ragioni per le quali il Colonnello non è stato, ancora, risarcito. Infatti, aveva chiesto la liquidazione, anche a titolo simbolico, di 1 euro.

Vittime del dovere ONA news: il senso dell’onore 

Tuttavia, l’Avvocatura dello Stato si ostina ancora a smentire la verità dei fatti, perfino l’avvenuto riconoscimento.

Infatti, nel corso della trasmissione, il Colonnello ha ripercorso tutta la storia del suo procedimento amministrativo. Prima, il riconoscimento di causa di servizio, poi dello status di equiparato alle vittime del dovere. Infine, di ottenere gli stessi diritti che spettano alle vittime del terrorismo.

Colonnello Carlo Calcagni

Il Colonnello Calcagni si è molto rammaricato per il comportamento del militare che ha sottoscritto l’atto poco veritiero che, poi, è stato revocato. Ha ritenuto questo comportamento contrario all’onore militare.

È importante il concetto di onore militare, e, specialmente per la questione amianto, le Forze Armate hanno smarrito il senso della lealtà, che pure, li ha sempre caratterizzati.

Nel frattempo il Colonnello Calcagni si vede negati i diritti al risarcimento del danno. Il Colonnello Calcagni non intende promuovere il giudizio di risarcimento, contro quella stessa Forza Armata per la quale ha servito, e che ha definito la sua seconda famiglia.

Nella toccante lettera che il padre del colonnello, Sig.  Antonio Calcagni ha scritto al Presidente della Repubblica e che ONA notiziario amianto pubblica in esclusiva, l’Esercito è definito la seconda famiglia.

L’azione dell’ONA per avere chiarezza

L’ONA chiede chiarezza al Ministero della Difesa, in seguito alle dichiarazioni del Colonnello Calcagni, urge un immediato confronto.

Si ritiene infatti molto grave che in una nota sia stato negato il ruolo e le attività del colonnello Calcagni e che ancora a tutt’oggi egli sia ancora privo del risarcimento del danno.

Quindi, l’ONA insiste anche per la tutela dei familiari. Anche i familiari di coloro che sono dipendenti del Ministero hanno dei danni alla salute e devono ricevere tutela.