Ilva di Taranto: 2500 operai in cassintegrazione

Il 29 ottobre la sentenza: l’ONA chiede che siano immediatamente collocati in pensione con i benefici amianto poiché la fibra killer è ancora presente nello stabilimento.

L’amianto, il terribile killer dei lavoratori Ilva. Mesotelioma, cancro del polmone, della laringe, della faringe, del colon e asbestosi sono solo alcune delle malattie che stanno decimando i lavoratori dell’Ilva e gli abitanti della città di Taranto, un vero e proprio carnaio, una strage.

Ilva la procedura di cassa integrazione

Il 29 ottobre i lavoratori conosceranno il loro destino, cioè se rimarranno a casa o se perderano il lavoro con la cassintegrazione: almeno 2.500 di loro saranno collocati in cassa integrazione fino al 2023. Di questi 2.500 lavoratori, molti sono già stati colpiti dalla fibra killer. Altri 8mila saranno assunti da gennaio dalla Am Investco, la nuova proprietà.

La comunicazione avverrà con una raccomandata o con un telegramma e anche in anteprima scaricando l’app MyIlva o contattando il numero verde 800.583.388, attivato appositamente dalla prossima settimana, oltre che tramite il sito web MyIlva. Tramite una registrazione e delle credenziali, troveranno la comunicazione sul proprio destino in azienda in concomitanza con l’ingresso della nuova proprietà.

I criteri utilizzati sulla decisione di chi andrà in cassa integrazione sono relativi alla condizione personale, l’anzianità, al grado di specializzazione tecnologica e allo stato di famiglia (figli, altre persone a carico e situazioni speciali). Chi è libero, senza persone a carico e si trova in un reparto che subirà maggiori tagli sa che con molta probabilità farà parte della platea dei cassintegrati.

I reparti che subiranno i maggiori riduzioni di personale, che arriveranno fino al 34% del personale, sono quelli delle manutenzioni in proporzione alla mole di lavoro stabilita sui 6 milioni di tonnellate di produzione annue, come prevede il contratto di cessione dell’azienda relativo ai prossimi cinque anni.

I lavoratori, però, possono scegliere di andare via con un incentivo di 100mila euro lordi (70mila netti): finora 424 operai hanno preferito abbandonare per sempre la fabbrica (si tratta per il 65% di giovani tra i 35 e i 40 anni, in ambiente in cui l’età media è di 42 anni), ma il numero è destinato a crescere, se si considera che da gennaio e ogni quattro mesi l’incentivo sarà decurtato di 5 mila euro. Questo dimostra che la stragrande maggioranza degli operai Ilva a Taranto, in mancanza di alternativa, vuole continuare a lavorare nel siderurgico, continuando le esposizioni ad amianto e altri agenti patogeni e cancerogeni.

L’intervento dell’ Avv. Ezio bonanni: prepensionamento lavoratori Ilva esposti ad amianto

«L’ONA da tempo si è rivolta al Ministro Di Maio per segnalare la perdurante presenza di amianto nello stabilimento Ilva di Taranto, al fine di ottenere innanzitutto un nuovo atto di indirizzo che prolunghi i benefici amianto, utili per il prepensionamento, dal 02.10.2003 a tutt’oggi, ed in ogni caso per ottenere la bonifica. L’ONA confida molto nel governo del cambiamento ed è sicuro che il Ministro di Maio interverrà al più presto per emettere l’atto di indirizzo al fine di sanare questa grave situazione», dichiara il Sig. Pasquale Maggi, coordinatore ONA Taranto.

«Confidiamo nel vicepremier, On.le Luigi Di Maio, affinché sani la problematica amianto in Ilva e soprattutto eviti che 2.500 operai, alcuni dei quali già affetti da patologie asbesto correlate, siano privati del lavoro e della dignità. Poiché è dimostrato che l’amianto in Ilva è presente ancora a tutt’oggi, è giusto che i lavoratori siano collocati in prepensionamento immediato», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

I servizi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Intanto è sempre operativo lo Sportello amianto online dell’ONA per assistere tutti i lavoratori e cittadini di Taranto esposti e vittime dell’amianto per ottenere la tutela giudiziaria dei loro diritti.

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