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Amianto ed emergenza Covid 19: quale economia ci aspetta?

Amianto Covid-19 economia e lavoro

Amianto Covid-19 economia e lavoro.

Infatti, il Covid-19 ricorda molto le fibre cancerogene dell’asbesto. 

puntate ona tv news

Il cancerogeno e il virus del terzo millennio. Il loro impatto sull’economia, oltre che sulla salute. L’ONA -Osservatorio Nazionale Amianto APS- ha affrontato il tema del loro impatto sull’economia nella dodicesima puntata di ONA TV.

Covid-19 e amianto: quali conseguenze sull’economia?

Nel corso della dodicesima puntata di ONA TV, condotta dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, il tema è stato affrontato in modo interdisciplinare.

Ospiti in studio: – Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA; – Gaetano Fausto Esposito, Segretario generale dell’Associazione delle Camere di commercio italiane all’estero e docente di Economia Politica all’Universitas Mercatorum; – Franco Colombo, Presidente FILASC; – Giuseppe Pellacani, professore diritto del lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Covid-19: aumento dei decessi tra le vittime dell’amianto 

Il conduttore, Dott. Massimo Maria Amorosini, ha richiamato il dato emerso dagli studi dell’Istituto Superiore di Sanità sulla maggiore incidenza dei decessi da Covid-19, tra i soggetti deboli. In particolare anche tra le vittime dell’amianto, ovvero tra coloro che sono affetti da malattie asbesto correlate. Infatti le fibre di amianto indeboliscono la funzione respiratoria e colpiscono gli stessi organi del Covid-19.

L’economia, purtroppo, si è basata su un profitto solo finanziario, e non produttivo, e ha leso l’ambiente. Questo ha comportato un cortocircuito di cui il Covid-19 è solo uno dei tanti esempi. Tanto è vero che tale emergenza era stata già anticipata dall’insorgenza delle patologie asbesto correlate.

Infatti, il profitto, se prevale sulla salute e sull’ambiente, come è successo in Cina, provoca danni irreparabili. In più, questi cancerogeni, tra i quali l’amianto, che provoca molti tipi di cancro (ultima monografia IARC), hanno effetti a lungo termine. Inoltre, chi vi è stato esposto patisce il danno morale dell’attesa della malattia, che si trasforma in psicopatologia.

Quindi, un sistema economico che si fondi sulla ricerca del profitto di pochi, a scapito dell’ambiente, non può essere condiviso, e ha delle pesanti ricadute. Questo è dimostrato anche con la vicenda Covid-19.

L’avv. Ezio Bonanni ha ribadito che è necessaria la bonifica e la messa in sicurezza di tutti i siti, e della tutela dell’ambiente. In più, sempre rispondendo al conduttore, ha rimarcato che il Ministero della Salute ha omesso di stabilire dei protocolli di tutela Covid per gli esposti all’amianto. 

Quest’ultima era stata una richiesta specifica dell’ONA e dell’avv. Ezio Bonanni, che è rimasta inevasa, e che è rimessa sul tappeto.

Solo con la prevenzione primaria è possibile scongiurare disastri anche di natura economica. Infatti il profitto in danno dell’ambiente, si trasforma nel disastro per tutti.

I costi dell’inquinamento e del Covid-19

Il costo del Covid-19 è economico, oltre che in vite umane. Tuttavia non può essere nascosto che tale risultato sia la conseguenza di un disastro ambientale. 

E’ stata proprio la politica cinese, di scarsa attenzione per la salute, a provocare questo disastro del Covid-19. In Italia, abbiamo la vicenda dell’ILVA che è paradigmatica. Infatti, il solo costo sanitario delle neoplasie e delle altre malattie, provocate dall’inquinamento dell’ILVA, è pari a 4.000.000.000 di euro.

I costi umani sono inaccettabili. 

Per tali motivi è fondamentale che l’intervento pubblico nell’economia sia quello di stabilire delle regole chiare. Prima di tutto tutelare la salute e l’ambiente. 

La stessa modulazione fiscale deve rispecchiare questi standard.

Il Prof. Gaetano Fausto Esposito e il suo Lockdown/Upside down 

Il Dott. Massimo Maria Amorosini si è chiesto quale futuro per l’economia, e cioè quale ripartenza?

Questa domanda è stata posta al Prof. Gaetano Fausto Esposito. Questi, infatti, ha pubblicato ‘Lockdown/Upside down – società ed economie globali in ripartenza’.

Questo economista ha sfatato il mito della imprevedibilità del Covid-19. Infatti ha ribadito che questa pandemia e i suoi effetti economici sono il risultato di un preciso modello di sviluppo economico. Infatti, dagli anni ’80, la produttività è stata declinata in termini solo finanziari, e a prescindere dall’ambiente.

Così è stato eroso proprio il concetto di fiducia ed è stato consumato l’ambiente, e queste sono le basi dell’attuale pandemia.

Il privilegio della finanza sulla capacità produttiva, e il profitto sfrenato sull’ambiente, hanno creato questo cortocircuito.

Nulla sarà come prima, dopo questa pandemia.

La stessa organizzazione della sanità pubblica deve rispondere alle esigenze di tutela della salute collettiva. Invece negli ultimi decenni, anche alla sanità si è applicato il criterio di economicità. Ovvero si è privilegiata la gestione economico/patrimoniale, rispetto alle esigenze di carattere generale.

In Italia è stato diminuito il numero dei sanitari e smantellata la medicina territoriale, e questo ha inciso anche sul più elevato numero di casi di decesso. 

Quindi il cigno nero, più che la pandemia, rappresenta il risultato della pandemia sull’economia. In buona sostanza la crisi è anche sanitaria e ambientale, e per di più prevedibile. Infatti è il risultato di una economia globalizzata, che ha portato a questo risultato.

Secondo l’economista, il fatto stesso che gli Stati Uniti abbiano ripudiato l’accordo di Parigi sull’abbattimento delle immissioni, ha riportato la Cina nella centralità. Infatti, in precedenza, questo Stato era stato posto all’angolo, perchè eccessivamente inquinante.

Dott. Franco Colombo e  le esigenze degli imprenditori

Il conduttore, Dott. Massimo Maria Amorosini ha chiesto all’altro ospite, il Dott. Franco Colombo, quali fossero gli strumenti per la ripartenza. La domanda è posta nell’ottica di chi, come Colombo, è il Presidente della Filasc.

Questi è intervenuto annunciando subito la bonifica e messa in sicurezza dei locali dell’azienda pubblica di cui è Presidente, ormai amianto free.

Anche Colombo si è dimostrato d’accordo sul fatto che non si può fare economia distruggendo l’ambiente. Il buon imprenditore è colui che, rispetta le regole e tutela l’ambiente e la salute dei suoi dipendenti.

Questo tema è caro a Colombo, poichè le imprese che rappresenta sono piccole, o piccolissime imprese. Raramente imprese medie. Questo è infatti il tessuto imprenditoriale italiano, che patisce la burocrazia e l’eccessiva quantità di norme.

Secondo Colombo, fare impresa significa partire dalla salute e dall’ambiente, evitando finanziamenti a pioggia. In particolare del sistema pubblico, che in molti casi ha privilegiato imprese decotte. Il caso dell’ILVA è significativo.

Sia la leva fiscale che la finanza dovrebbero premiare i buoni imprenditori, anche piccoli e medi. Questi ogni giorno combattono insieme con i loro dipendenti e costituiscono la vera ossatura produttiva della Nazione.

Per questo motivo il Presidente F. Colombo, ha ribadito l’esigenza di razionale utilizzo delle risorse pubbliche, nella formazione professionale. Quest’ultima è molto importante per il futuro dei giovani, in particolare quella sul settore digitale. La stessa Giustizia dovrebbe essere amministrata privilegiando la digitalizzazione.

Il Prof. Giuseppe Pellacani: le conseguenze sul mondo del lavoro

Tra gli ospiti anche il Prof. Giuseppe Pellacani. Questi ha ribadito che sulla base dell’attuale organizzazione, le conseguenze potrebbero essere disastrose.

In particolare, dopo il 31.03.2021, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti. In questo modo, solo con la cassaintegrazione, e il blocco dei licenziamenti, non è possibile le conseguenze della pandemia sul mondo del lavoro. 

E’ quindi fondamentale lo sviluppo della digitalizzazione e la formazione professionale. Solo in questo modo si può garantire il progresso e allo stesso modo il lavoro.

Covid-19 e un nuovo sistema di ammortizzatori sociali

Sulla base della più recente normativa, e in particolare del c.d. reddito di cittadinanza, si pongono delle esigenze ulteriori. In particolare i giovani debbono ricevere un’adeguata formazione professionale. Solo così chi gode del reddito di cittadinanza può entrare nel mondo del lavoro, o farvi ritorno.

La normativa sui licenziamenti, anche in seguito a numerose riforme, si è affastellata in tanti sistemi diversi di regolamentazione. Gli stessi contratti a termine hanno subito molte modifiche nella regolamentazione delle tutele.

L’emergenza Covid-19 impone quindi nuove regole, anche per il mondo del lavoro, che necessitano di competenza. Quest’ultima anche per coloro che sono incaricati di gestire la cosa pubblica.

La gestione della pandemia e dei suoi effetti sul mondo del lavoro, non può essere circoscritta al divieto di licenziamento, e con la cassaintegrazione.

Infatti, è prevista la perdita del lavoro di non meno di 500.000 persone già per il primo di aprile. Inoltre, almeno 840.000 persone hanno perso il lavoro per il mancato rinnovo dei contratti a termine.

Con la digitalizzazione e la formazione professionale, e con l’utilizzo in modo saggio delle risorse europee, l’economia potrebbe ripartire. Anche perchè ora c’è il vaccino Covid-19. Con quest’ultimo si potrebbe sconfiggere il virus.

Tuttavia non occorre abbassare la guardia sull’utilizzo delle risorse europee.

Quali sono i settori in cui l’economia può essere rilanciata?

Secono il Prof. Esposito, il settore potrebbe essere quello del commercio con l’estero. Infatti il made in Italy, e quindi l’esportazione, era fondamentale già prima della pandemia, e lo potrà essere molto di più. Quindi lo potrà essere per la ripartenza.

Ciò perchè siamo un’economia manifatturiera. In particolare nella manifattura meccanica, molto apprezzata in Europa. Ora che la Cina è lontana, anche per la questione Covid, la filiera si è accorciata. Quindi ciò potrebbe favorire le nostre esportazioni nella manifattura meccanica. 

Questo è molto importante per la ripartenza dell’economia.

Amianto asbesto e legame con pandemia da Covid-19

Amianto- COVID 19
COVID 19

Non tutto il male viene per nuocere?

Può una pandemia terribile come quella che viviamo tornare utile per risolvere un problema dell’amianto asbesto? Questo si trascina da trent’anni, eredità di un secolo di sottovalutazione più che sospetta e che ha prodotto nel tempo milioni di morti e ammalati cronici gravi in tutto il mondo.

L’amianto, come universalmente accertato, ha prodotto nel tempo un gran numero di malattie mortali. Hanno ucciso o invalidato gran parte di coloro che hanno lavorato, usato, incontrato consapevolmente o inconsapevolmente le fibre di questo materiale,  per secoli ritenuto utile, economico e addirittura salvavita, rispetto agli incendi, alle ustioni, alle folgorazioni.

Amianto asbesto bandito eppure ancora presente

È un materiale oggi bandito dall’uso industriale o quotidiano. Ma, stranamente, ancora ora se ne produce in qualche Stato e se ne fa uso, accrescendo le tonnellate di questo materiale pericoloso in giro per il mondo. Nonostante gli sforzi di molte Nazioni di eliminarlo, confinarlo, inertizzarlo, incapsularlo.

In Italia, sul sito ben rinnovato del Mattm (Ministero dell’Ambiente), si trovano elaborati grafici commentati che aggiornano circa la situazione delle grandi, medie e piccole bonifiche. Dei 40 milioni di tonnellate di materiale con asbesto presente in Italia, distribuito in centinaia di migliaia di siti piccoli, medi e grandi, solo una piccola parte è stata censita, caratterizzata, inserita in un progetto appaltato, eseguito e collaudato.

In particolare manca di essere affrontato gran parte del materiale pericoloso distribuito nei grandi SIN Siti di Interesse Nazionale) e SIR (Siti di Interesse Regionale), nelle grandi reti idriche. Manca, in modo rilevante, nei micro-siti dispersi nelle campagne, nascosti nelle città, nelle cantine, sui tetti e nei condotti interni degli appartamenti, nei negozi, negli edifici pubblici e privati, nei fabbricati industriali abbandonati.

Sinergia dell’amianto asbesto con altri veleni

In particolare nei SIN e nei SIR l’asbesto si trova spesso disperso assieme ad altri veleni non meno mortali. L’alto costo da affrontare, l’iter burocratico e amministrativo da percorrere richiede tempi molto dilatati, attraversando più stagioni politiche e, di conseguenza, aggiornamenti normativi di diverso orientamento, che mutano, iter durante,  le condizioni tecnico-amministrative-operative e le dotazioni finanziarie disponibili per gli interventi di bonifica o contenimento del rischio.

L’importanza e il ruolo dei fondi europei

Il contatto delle dotazioni di bilancio, immaginato sinergico con le provvidenze EU, in tali condizioni, è più che altro negativo. Nel senso che, più che godere di provvidenze EU che vanno spesso in perenzione per la lungaggine delle pratiche progettuali ed esecutive, l’EU commina sanzioni per la mancata attuazione delle misure di salvaguardia della salute pubblica.    

Grazie all’istituzione di un validissimo Commissariato ad acta (Gen. CC G.Vadalà) l’attuale amministrazione ministeriale ha potuto mitigare l’esborso di milioni di multe salate relative a circoscritte situazioni di inquinamento critico, non solo da amianto asbesto, che si trascinavano da anni senza soluzione. Ma questa provvidenziale e positiva azione riguarda una goccia nel mare di amianto asbesto (e altri veleni) nel quale naviga e spesso affoga il nostro Paese.

Necessario valorizzare i buoni Commissari

Va detto che questo caso particolare di buona amministrazione si ascrive ad una eccezionale capacità manageriale del Commissario che, pur “costretto” a seguire l’iter procedurale canonico, riesce a ottenere ottimi risultati in tempi ragionevoli. Giova alla sua azione la piccola dimensione del manufatto o territorio inquinato che caratterizza i siti di cui si occupa.

Altri episodi di Commissariamento di particolari siti inquinati di più ampia dimensione e complessità  si muovono con più  lentezza e spesso vedono avvicendarsi nei lustri più Commissari, all’avvicendarsi dei responsabili ministeriali e al conseguente mutamento degli orientamenti politici e amministrativi, nazionali e locali. Per non parlare della giurisprudenza altalenante nel tempo in ordine ai casi posti all’attenzione dei Tribunali.

L’ONA e il suo ruolo nella bonifica e messa in sicurezza

L’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) da anni sta proponendo di utilizzare, per i piccoli e forse anche per i medi giacimenti di veleni, almeno le norme speciali di sostegno all’azione di bonifica d’iniziativa privata, volontaria o obbligata, mediante l’estensione alla rimozione dell’amianto asbesto delle provvidenze fiscali e dei più recenti sistemi di sostegno alla manutenzione straordinaria dei cespiti immobiliari che favoriscono l’efficientamento energetico, la messa in sicurezza statica, l’ammodernamento di finiture e di impianti sanitari.

Amianto asbesto: l’ONA e la revisione delle norme

Questo in parallelo a proposte tecnico-giuridiche e amministrative, avanzate dall’ONA,  per una revisione normativa e procedurale, civile, amministrativa e penale, che consenta di velocizzare efficacemente la punizione di responsabili (pubblici e privati) di danni alle persone e il necessario risarcimento del danno. Ma la via giudiziaria, pur potenziata negli anni e ancora potenziabile, non può garantire tempi ragionevoli di eliminazione della fonte primaria del pericolo e del  danno (mortale) conseguente costituito dal troppo Amianto presente sul territorio. A tutti sono noti i tempi biblici della giustizia.

Amianto asbesto: modello della Ruhr in Germania

Per i grandi giacimenti di amianto asbesto isolato, o disperso assieme ad altri veleni, occorre un’altra via di soluzione. Per molti di essi si sta attendendo da decenni l’inizio delle operazioni, per molti altri la conclusione di iter parzialmente avviati su piccole parti di essi.

Operazioni di straordinaria eccellenza, come quella che ha bonificato la valle della Ruhr in Germania, in soli 10 anni, non appare attagliarsi alla particolare situazione politico-amministrativa-industriale italiana, incapace, opelegis, di sviluppare grandi iniziative pubblico-private, coralmente sostenute dalla popolazione e da tutte le istituzioni, con un modesto esborso di danaro pubblico, come è avvenuto in Germania tra il 1989 e il 2000 nella valle della Ruhr.

Questo in quanto in quell’occasione non si è perseguita la sola bonifica, ma si è progettato e assicurato il futuro economico del territorio interessato, ricomprendendo l’azione risanatrice in un grande progetto di sviluppo territoriale, cui hanno partecipato e di cui hanno beneficiato stakeholder privati di ogni dimensione e natura, al pari della cittadinanza non solo locale.

Il metodo Ruhr e quello del ponte di Genova

Se il metodo amministrativo “Ruhr” sembra non replicabile in toto in Italia, archiviato il “metodo ponte di Genova”, giudicato giudizialmente troppo rischioso da replicare, sembra invece possibile comunque mantenere l’obiettivo conseguito in Germania: redigere ed eseguire un grande progetto di sviluppo di una o più aree inquinate anche da amianto, raggiungendo la bonifica dei siti per default.     

Osta comunque la scarsità di fondi pubblici; la struttura industriale e degli enti di ricerca di scarse dimensioni; la normativa che frena le azioni di grande respiro da svolgere in tempi brevi; la conflittualità amministrativa e politica nazionale e locale, risolvibile solo in parte mediante commissariamenti; l’assenza di centri di progettazione, spesa e gestione di alta efficienza; la geografia politica dei territori affollata di entità troppo ravvicinate e portatrici di interessi contrapposti.

Al fine di superare la scarsità di risorse pubbliche si potrebbe ricorrere all’accorpamento di  provvidenze EU già operanti sottoutilizzate. Questo in aggiunta a quelle massicce in arrivo del Next Generation EU (NG-EU) in quanto, per queste ultime, si dovrà trattare anche di iniziative di sviluppo territoriale e di messa in sicurezza ambientale in senso lato, onde ricomprendervi anche l’azione di bonifica. In vista della disponibilità per l’Italia di 209 mld da spendere in 4-6 anni (PNRR), riservare risorse e iscrivere  come macro-progetto iniziative che investano i territori da bonificare non sembra impossibile. Sia nella fase in atto di comunicazione generica con l’EU, sia in seguito, al momento del dettaglio delle opere da eseguire.               

Amianto asbesto: task force per l’impiego dei fondi

Il Governo, dati i tempi ristretti per l’uso dei fondi NG-EU, sta ipotizzando l’istituzione di una task force adatta a progettare, eseguire e gestire i progetti raccolti per impiegare gli ingenti fondi che saranno disponibili a breve. La task force dovrebbe rendere possibile il rispetto degli stretti tempi che richiede l’impegno positivo dei fondi.

Di sicuro c’è l’obbligo di utilizzare strade non previste dalla normativa vigente, surrogando e accentrando anche poteri e  competenze, così come già in parte avviene con i commissariamenti. A meno di non innescare grandi progetti federali europei (pubblici-privati) per condividere il medesimo obiettivo complesso con altri Paesi Eu (bonifica per default di progetti di sviluppo e rigenerazione territoriale).

Poiché ai Commissari impegnati nel settore bonifiche è stato imposto, a torto o a ragione,  il rispetto del macchinoso Codice degli Appalti e poiché un secondo “Decreto Genova” non appare replicabile nella attuale temperie politica, occorre immaginare una terza via.  Il COVID e lo stato di emergenza che ne è scaturito, potrebbe offrire la cornice d’eccezione utile a contenere posture amministrative caratterizzate da grande rapidità ed efficacia anche per affrontare le bonifiche giustapposte all’interno di progetti di rigenerazione e sviluppo territoriale.

Amianto asbesto: rigenerazione dei territori compromessi

L’occasione della rigenerazione di territori avvelenati, con bonifica per default, dichiarando uno stato di emergenza, non presenta caratteristiche critiche o sorprendenti rispetto a precedenti occasioni: in Italia tale potere di sospensione delle regole ordinarie è stato usato nei casi più disparati: (…) la regata della coppa Louis Vuitton, i mondiali di nuoto, l’organizzazione del G8 della Maddalena (poi svoltosi all’Aquila), il congresso nazionale eucaristico a Bari, la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta. Le correlate note vicende giudiziarie non hanno discusso l’impostazione emergenziale, ma i comportamenti dei singoli attori.

Importanza degli eventi eccezionali e delle misure adottate

Tutti eventi “eccezionali” che hanno richiesto misure “eccezionali”.

Si può, dunque, legittimamente ritenere che si possa creare una cornice emergenziale per risolvere anche il problema diffuso sul territorio nazionale, che procura invalidità e decessi con costanza e numeri ragguardevoli come inducono l’amianto e gli altri veleni rinvenibili nei SIN. Sorvolando sul danno da mancato “uso” di vasti territori ammalorati, che sono fonte  guasti economici e sociali troppo spesso criminali,  connessi a questo stato di cose. Una situazione negativa che si protrae da decenni, senza soluzione di continuità. Tra i fondi ordinari di bilancio e quelli straordinari provvisti in EU in passato e non spesi e, soprattutto, quelli a venire in forza del NG-EU[3], si può ritenere che un massiccio intervento sui SIN sia finalmente possibile, a patto che si possa procedere con rapidità, che può divenire realistica solo innescando procedure semplificate, come uno stato di emergenza potrebbe consentire.

Lo sviluppo territoriale delle terre avvelenate

Non sarà facile innescare grandi progetti di sviluppo territoriale di terre avvelenate, che hanno una prospettiva di lungo o lunghissimo termine (10 anni o poco più, ad imitazione dei tedeschi?) per essere eseguiti e collaudati. E, difficoltà nella difficoltà, occorrerà saper inserire al loro interno un sottoprogetto che riguardi la necessaria, prioritaria bonifica dai veleni. Impresa che ha un orizzonte di fine esecuzione molto più ravvicinato, per seguire il calendario EU dei fondi NG-EU, nonché quello di altre provvidenze già in atto da recuperare. Provvidenze da corroborare con fondi di bilancio (in minore parte), al fine di non alimentare anche con questi un diluvio di fondi perenti.

È  un impegno ormai inderogabile.  Non solo per conseguire risultati nello specifico obiettivo di risanare territori ammalorati, ma per tutti gli altri comparti. Ciò  al fine di concorrere ad ammodernare e rilanciare l’economia nazionale, efficientando le infrastrutture di ogni genere anche di brani di territorio morti socialmente ed economicamente perché avvelenati, per sostenere la ripresa e lo sviluppo economico e sociale dell’intero Paese. In quei territori si eliminerebbe  prioritariamente quello che nuoce da troppo tempo, creando le condizioni straordinarie entro cui svolgere l’irrinunciabile compito di un utilizzo positivo di risorse ordinarie e straordinarie, come è dato nei prossimi cruciali anni.

A meno di considerare morti di Serie B quelli colpiti da  amianto e da altri veleni, rispetto a quelli colpiti da Covid, terremoti, alluvioni, dissesti statici colossali, oppure di minor peso di un incontro internazionale o di altri eccezionali eventi non catastrofici.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Il Pnnr pianifica di spendere 209 miliardi di euro entro il 2026, di cui 193 dalla Recovery e Resilience Facility (Rrf) e il resto da altri fondi europei previsti nel NG-EU (React EU e Just Transition Fund). Dei 193 miliardi della Rrf, 65 sono sovvenzioni e 128 prestiti. Come del resto già chiarito nella Nadef (nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) prima e nella legge di bilancio dopo, il Pnrr prevede di usare tutti i soldi delle sovvenzioni (i 65 della Rrf più quelli degli altri fondi, circa 80 miliardi) per finanziare “spesa addizionale”, mentre solo una parte dei prestiti verrà usata a tal scopo. La parte restante servirà a finanziare “spesa già prevista”, sia pure almeno in teoria sempre in linea con i criteri del NG-EU.

Cos’è lo stato di emergenza

“Lo stato di emergenza è una condizione giuridica che può essere attivata al verificarsi o nell’imminenza di eventi eccezionali come nel caso della pandemia da Covid-19, terremoti o alluvioni. Quando cioè si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e riparare eventuali danni. In questi casi è possibile anche limitare le libertà personali per motivi sanitari, come previsto dall’articolo 16 della costituzione.

In base all’articolo 24 del decreto legislativo 1/2018 lo stato di emergenza viene deliberato dal consiglio dei ministri su proposta del presidente d’intesa con le regioni interessate. La delibera fissa inoltre le prime risorse finanziarie destinate agli interventi più urgenti, la durata che non può essere superiore ai 12 mesi, prorogabile una sola volta per altri 12 e la dimensione territoriale dell’emergenza.In queste condizioni è possibile inoltre derogare alle norme di legge (pur rispettando i principi generali dell’ordinamento) attraverso il potere di ordinanza solitamente attribuito al capo della protezione civile.

Questi può dunque delineare l’elenco delle norme a cui è possibile derogare e può a sua volta nominare altri soggetti attuatori che lo supportino nella gestione dell’emergenza. Durante questa fase gli operatori possono agire con minori limitazioni riguardo ai vincoli di bilancio e trasparenza. Di fronte all’“emergenza coronavirus” il Governo italiano ha agito servendosi dell’unico strumento previsto dalla Costituzione per le situazioni di emergenza diverse dalla guerra: la decretazione d’urgenza, appunto. Tra i primi provvedimenti adottati, figura la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale si è dichiarato lo “stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

Istituzione dello stato d’emergenza

Lo stato di emergenza è un istituto previsto dal cd. Codice della protezione civile (d. lgs. 2 gennaio 2018, n. 1), attivabile nelle ipotesi previste dall’art. 7 del medesimo decreto; tra queste, in particolare, figurano le “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”.

Ai sensi dell’art.25, c. 1, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza (di competenza del Consiglio dei ministri) possono adottarsi “ordinanze di protezione civile, […] in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea”. (Giovanni Comazzetto)

Alcuni calcoli sui mercati finanziari

Totale: 750 miliardi di EUR

  • 390 miliardi di EUR di sovvenzioni
  • 360 miliardi di EUR di prestiti

Capitali raccolti sui mercati finanziari.
Periodo di rimborso fino al 2058. Investire in un’UE verde, digitale e resiliente

  • Dispositivo per la ripresa e la resilienza: 672,5 miliardi di EUR (prestiti: 360 miliardi di EUR, sovvenzioni: 312,5 miliardi di EUR)
  • REACT-EU: 47,5 miliardi di EUR
  • Orizzonte Europa: 5 miliardi di EUR
  • InvestEU: 5,6 miliardi di EUR
  • Sviluppo rurale: 7,5 miliardi di EUR
  • Fondo per una transizione giusta: 10 miliardi di EUR
  • RescEU: 1,9 miliardi di EU Totale: 750 miliardi di EUR
    Impegni giuridici da assumere entro il 31 dicembre 2023.
    Pagamenti da effettuare entro il 31 dicembre 2026.

Bonifica amianto ONA e il ruolo delle istituzioni

Bonifica amianto ONA
Bonifica amianto ONA

Bonifica amianto ONA: online l’11 episodio di ONA TV

Smaltimento amianto: il ruolo delle istituzioni territoriali, delle associazioni e della politica, nelle bonifiche.

L’ONA tv – ONA News, nel corso dell’undicesimo episodio ha trattato il tema dello smaltimento amianto: Smaltimento amianto: le responsabilità della mancata bonifica, su chi ricadono?Con attenzione alla nuova formulazione dei testi normativi e degli incentivi fiscali.

Bonifica amianto ONA

Le istituzioni rimaste inerti rispetto alla già denunciata problematica amianto che ancora ad oggi con un fenomeno di patologie asbesto correlate, investe cieca, tutti coloro che ne sono rimasti esposti, sia per ragioni lavorative che ambientali.

La tragedia delle vittime dell’amianto rimembra la ritirata dell’Esercito Italiano nell’inverno russo (1943), mentre in Italia era approvata la L. 455/1943 di indennizzo dell’asbestosi per malattia professionale.

In quegli anni durante i quali uomini e donne, militari e civili, combattevano e morivano sui campi di battaglia e nelle città di tutto il mondo, lo Stato approvava la legge a tutela delle vittime amianto. Riconoscendo l’asbestosi come patologia asbesto correlata.

L’amianto è un problema anche legislativo

Seguiva una stasi legislativa, fino all’introduzione della L. 257/92 (“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”), nonostante la presenza di 40milioni di tonnellate di amianto e di materiali contenenti asbesto,non sottoposte alle opportune azioni di bonifica. Tutto è rimasto come prima, e la fibra killer ha continuato e continua ad uccidere. Così nelle scuole, negli ospedali, perfino nelle navi della Marina Militare Italiana.

Dopo quasi 30 anni la L. 257/92 è ormai vetusta e inadeguata, a fronteggiare il rischio amianto. Mancando delle opportune tutele nei confronti dei cittadini. Poiché a distanza di 28 anni, dalla sua entrata in vigore, le morti di amianto continuano ad aumentare.

I numeri della strage in una pubblicazione ONA 

La pubblicazione a cura dell’avv. Ezio Bonanni, “Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, presentato il 19 giugno 2018, ha scaturito apprezzamento da parte del nuovo ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa.  Il testo pubblicato dal presidente ONA , rappresentauna una presa d’atto dura e purtroppo ancora attuale.

La bonifica ha riguardato solo una minima parte dell’amianto presente sul territorio italiano. La fibra killer, unita ad altri cancerogeni, agiscono in sinergia, continuando a mietere vittime.

Questa realtà dai toni tragici, è emerga nell’undicesimo episodio di ONA TV, presentato dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e presentatore televisivo.

Ospiti in studio nell’episodio “Bonifica amianto ONA”

Gli ospiti in studio, con la presenza dell’Avv. Ezio Bonanni, il Dott. Andrea Silvestrini e il Sindaco di Bassiano Domenico Guidi, e il Presidente della FILASC, Prof. Franco Colombo, ha rappresentato uno spaccato politico istituzionale, oltre che tecnico normativo e finanziario del nostro Paese.

Il mesotelioma pleurico, principale neoplasia asbesto correlate, è causata unicamente dall’amianto anche con esposizione a basse dosi. Questo dato clinico, unito a quello epidemiologico, rende urgenti le operazioni di bonifica a tutto campo.

Nell’undicesimo appuntamento di ONA TV,  il Presidente ONA ha lanciato proposte di carattere generale e specifico sul tema amianto. L’adozione di tali misure rende necessario la presa d’atto della presenza ancora a tutt’oggi, dell’ingente quantitativo di amianto e materiali contenenti asbesto, presenti in un milione di micrositi e di decine di migliaia di siti di una certa rilevanza e per una epidemia che colpisce duro, specialmente in periodo di COVID.

Le vittime dell’amianto, già debilitate dalle fibre, proprio negli apparati respiratori e cardiovascolari, sono facilmente attaccati dal virus pandemico, con conseguente, ulteriore più grave ecatombe nel silenzio totale di tutte le istituzioni.

L’app ONA per le segnalazioni amianto

La situazione emergenziale con maggior rischio per coloro esposti ad asbesto, renderebbe opportuno un protocollo COVID per le vittime dell’amianto, che invano abbiamo chiesto al ministro della Salute.

Dall’App alla bonifica ONA. L’associazione ha messo a disposizione dei cittadini, in maniera del tutto gratuita la nuova APP ONA.

L’associazione APS, ha inoltre elaborato una proposta per agevolare la bonifica, rivolta sia ai privati, sia alle piccole e medie imprese.

Il credito di imposta e altri strumenti tecnico normativi e finanziari, potrebbero essere attuati con le finalità di arginare il problema amianto, bloccare la strage di malattie asbesto correlate, ed evitarne il costo morale, rappresentato dall’inaccettabile prezzo in vite umane.

Si rende necessario un intervento di bonifica anche da altri tipi di cancerogeni. Così da restituire alle future generazioni la fruibilità di interi territori, e soprattutto fermare la strage di cui vi sono migliaia di vittime innocenti.

Occorre uno sviluppo che sia ecocompatibile ed ecosostenibile e solo in questo modo si potrà perseguire e raggiungere la c.d. prevenzione primaria.

Le falle del sistema normativo

Il sovrastato normativo in tema amianto, che si è susseguito negli anni ha prodotto unicamente una normativa disorganica e atecnica. Ad oggi sarebbe necessario uno snellimento del sistema giudiziario, poiché caratterizzato da un sistema lento ed obsoleto.

Da ultimo la sospensione della prescrizione non potrà che aggravare il regolare decorso della giustizia. Così rendendo pura chimera la possibilità di poter ottenere la definizione giudiziaria, a tutto danno non solo della parte offesa, che si vedrebbe rimandare sine die la definizione delle sue istanze di giustizia, ma anche per gli stessi cittadini che possono incappare nelle maglie di un avviso di garanzia, che da tale si trasforma in una condanna anticipata dopo il processo sui giornali.

Il problema della presenza di amianto in casa, necessita una maggiore attenzione da parte degli enti locali, come chiarito anche dello stesso Presidente FILASC Franco Colombo.

Le responsabilità e il ruolo dei Comuni

I Comuni dovranno farsi per primi portavoce dell’iniziativa di bonifica. Sempre ed in ogni caso con semplificazione, sburocratizzazione, e l’incentivo fiscale. Il Superbonus del 110% anche per la bonifica amianto, slegato dagli oneri di efficientamento energetico.

L’ONA, anche attraverso una virtuosa collaborazione, con tutte le altre associazioni, e istituzioni, con le quali agisce sinergicamente, per risolvere la problematica amianto.

Il suo Presidente Avv. Ezio Bonanni rivolge un appello a tutte le Forze Politiche indistintamente, e a tutte le Istituzioni, a partire dal ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa, a quello della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al ministro della Salute, Roberto Speranza, e a tutti coloro che hanno competenza, in relazione a funzioni di tutela della salute e dell’ambiente, valorizzando il ruolo delle istituzioni locali a partire dai Sindaci.

Bassiano è tra i primi comuni amianto free

Il Comune di Bassiano, secondo in Italia per essere stato dichiarato amianto free, già il 06 settembre 2009, per effetto della deliberazione del Consiglio Comunale, all’unanimità, ha terminato il processo di bonifica dell’intero comune. Questo dimostra che se c’è volontà politica, o semplicemente buona volontà, il problema dell’amianto può essere affrontato e risolto.

Molte, troppe volte, le lobby dell’amianto hanno agito in Italia in spregio  del rischio amianto e anteponendo il profitto alla salute, e predicando ancora, a distanza di quasi 30 anni dall’entrata in vigore della L. 257/92.

La lunga ombra della lobby assassina deve essere finalmente disintegrata e distrutta dalla luce della vita, dalla bellezza di territori del nostro Paese, da nord a sud, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia, dalla Puglia alla Val d’Aosta, che deve essere riabilitata e restituita a quella natura che è la più grande ricchezza del presente, e che lo sarà nel futuro.

L’inquinamento e ce lo testimonia Taranto, uccide e ucciderà, senza fare distinzione e l’abnorme aumento del numero delle malattie neoplastiche lo dimostra. Allora, il problema non può essere risolto con la medicina allopatica, o con le chemioterapie che sono spesso inefficaci, e sicuro bancomat delle farmaceutiche.

Occorre restituire la salubrità a tutti i territori

Occorre un cambio di regia, come abbiamo ormai sostenuto da circa 20 anni e non si dica che queste prese di posizione non appartengono a chi, come chi scrive, non sia un medico, bensì un avvocato, perché dobbiamo fermare la strage dell’amianto, ma in generale del cancro e quindi evitare la contaminazione e le esposizioni.

Lo dobbiamo noi ma soprattutto ai nostri figli e alle future generazioni. Questa battaglia si può vincere, la si deve vincere.

Bonifica amianto ONA: assistenza gratuita

L’ONA ha istituito un servizio di assistenza anche per effettuare azioni di bonifica. Per ricevere una consulenza dal Dipartimento ONA di assistenza tecnica, basta compilare il formulario nella pagina oppure contattare il numero verde 800 034 294. 

Vigile del fuoco vittima del dovere: vittoria al TAR

Vigile del fuoco

Vigile del Fuoco vittima del dovere: TAR del Friuli Venezia Giulia. Condanna a carico del Ministero dell’Interno, in favore dei familiari di Stelio Groppazzi. Infatti, è stato accertato che il vigile del fuoco di Trieste, per motivi di servizio è stato esposto ad amianto. Per questi motivi si è ammalato ed è deceduto per mesotelioma, per causa di servizio.

Tanto è vero che l’avv. Ezio Bonanni, prima ha agito presso il Tribunale di Trieste. Poi, dopo aver ottenuto la condanna del Ministero dell’Interno al riconoscimento di vittima del dovere, ha ricorso al TAR. Quest’ultimo ha emesso la condanna al risarcimento dei danni, che sono stati liquidati in favore degli eredi.

Stelio Groppazzi: la storia dei Vigili del Fuoco di Trieste

Il TAR del Friuli Venezia Giulia, a fronte dell’azione di risarcimento danni intentata dagli eredi del defunto Stelio Groppazzi, ha dimostrato il diritto al risarcimento del danno. Infatti,  in seguito al decesso del vigile del fuoco, gli eredi e la vedova hanno presentato ricorso dinnanzi al TAR del Friuli Venezia Giulia.

Questo ricorso è stato presentato contro il Ministero Dell’Interno per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. L’oggetto della domanda di risarcimento del danno era riferito ai pregiudizi subiti dalla vittima fino alla sua morte.

Il sig. Groppazzi era in pensione dal 1990, successivamente nel 2006 ha ricevuto la diagnosi di mesotelioma pleurico, per poi morire a distanza di due anni, nel 2008.

Gli eredi hanno portato all’attenzione del TAR il fatto che la patologia asbesto correlata fosse la conseguenza dell’esposizione ad amianto nel porto di Trieste. Infatti il Sig. Stelio Groppazzi ha svolto servizio nei vigili del fuoco di Trieste. In particolare, nel porto di Trieste, nel quale vi fu il carico e scarico dei minerali di asbesto, che provenivano via mare.

In tale contesto, il vigile del fuoco di Trieste, ha assicurato il servizio antincendio a bordo nave e a terra. Poiché l’amianto giungeva nel porto di Trieste anche all’interno di sacchi di iuta, privi di chiusura ermetica, si sono create le condizioni di rischio.

Vigile del fuoco vittima del dovere TAR: il risarcimento

In più l’esposizione ad amianto del vigile del fuoco di Trieste è dovuta al fatto che in più occasioni il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato impiegato nelle emergenze. Compresi i terremoti. Questi ultimi hanno provocato il rilascio di fibre di amianto, in seguito al collasso di abitazioni e manufatti.

L’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA, ha dimostrato che specialmente nel campo edile, vi fu elevato utilizzo di amianto. Gli impasti prevedevano un utilizzo di amianto sciolto.

Infatti furono creati i c.d. materiali in eternit, e cioè in cemento-amianto. Questi materiali, anche quelli compatti, sono caratterizzati dalla c.d. pericolosità amianto. Infatti vi è sempre e comunque il rilascio di fibre di minerali di asbesto. In primo luogo di crisotilo, c.d. amianto bianco, e poi anche di amosite e crocidolite. Queste ultime varietà di amianto sono state comunque utilizzate nei materiali in eternit.

In più, le dotazioni, comprese le tute, erano in amianto, che era friabile e sfibrava. Il Ministero dell’Interno, nel periodo di servizio del Sig. Stelio Groppazzi, ha violato le regole cautelari.

Condanna del Ministero al risarcimento: motivi giuridici

Nel corpo motivazionale, il TAR del Friuli Venezia Giulia ribadiva, in ordine al nesso causale, inadempimento e illecito:

«Nelle ipotesi di danno causato dall’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa, la giurisprudenza è costante nell’affermare l’onere del datore di lavoro di “provare di avere adottato, pur in difetto di una specifica disposizione preventiva, le misure generiche di prudenza necessarie alla tutela della salute dal rischio espositivo secondo le conoscenze del tempo di insorgenza della malattia, essendo irrilevante la circostanza che il rapporto di lavoro si sia svolto in epoca antecedente all’introduzione di specifiche norme per il trattamento dei materiali contenenti amianto” (Cass. civ., sez. Lav., 5 agosto 2013, n. 18626).

Ancora più incisivamente, la successiva Cass. civ., sez. Lav., 21 settembre 2016, n. 18503 precisa come “non sia sufficiente, ai fini dell’esonero da responsabilità, l’affermazione dell’ignoranza della nocività dell’amianto a basse dosi secondo le conoscenze del tempo, ma che sia necessaria, da parte datoriale, la dimostrazione delle cautele adottate in positivo”.

Le misure di sicurezza adottate sono descritte dal Ministero in modo generico, il che rende impossibile operare una valutazione circa la loro effettiva idoneità a proteggere la salute del dipendente. La richiesta di parametrarle alle inferiori conoscenze tecnico-scientifiche dell’epoca permette comunque di inferire la non conformità delle misure stesse ai moderni standard di sicurezza nel trattamento dell’amianto.

Rischio amianto conoscenza antica: l’esposizione è colpevole

“In ogni caso, l’affermazione secondo cui non vi era piena cognizione della nocività della sostanza – ferma, come sopra visto, la sua insufficienza a costituire una circostanza esimente – è respinta dalla recente Cass. civ., sez. Lav., 13 ottobre 2017, n. 24217 che al contrario rileva come la pericolosità dell’amianto sia nota sin dai primi anni del Novecento. Infatti, già il R.D. n.442/1909 “includeva la filatura e tessitura dell’amianto tra i lavori insalubri e pericolosi nei quali l’adibizione delle donne e dei fanciulli era vietata o sottoposta a speciali cautele”.

Si accerta, pertanto, la responsabilità del Ministero dell’Interno per violazione dell’obbligo di tutela della salute del vigile del fuoco, ai sensi dell’art. 2087 c.c., che ne ha causato la patologia tumorale (mesotelioma pleurico – Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia, sentenza del 14.12.2020, n. 431/2020, a definizione del proc. 185/2020 Reg. Ric.).

Il commento dell’avv. Ezio Bonanni alla sentenza di condanna

Infatti, la lesività dell’amianto era conosciuta fin dall’inizio del secolo scorso, e vi era quindi il divieto di esposizione. Questo divieto sussisteva anche prima dell’entrata in vigore della L. 257/1992. Così, Cassazione, IV sezione penale, 49215/2012.

Già con l’art. 2087 c.c. fu dettato l’obbligo di tutela della salute di tutti i lavoratori. Con la L. 455/1943, l’asbestosi fu tabellata come malattia professionale. Inoltre furono dettate ulteriori regole cautelari (artt. 377 e 387 del DPR 547/55 e artt. 4, 19, 20 e 21 del DPR 303/56). Il Ministero ha violato queste regole cautelari.

L’avv. Ezio Bonanni, coadiuvato dall’avv. Corrado Calacione, ha dimostrato la violazione di tali regole cautelari. Per questi motivi, il TAR del Friuli Venezia Giulia ha emesso la sentenza di condanna a carico del Ministero dell’Interno.

Infatti, è stata affermata la responsabilità civile del Ministero dell’Interno per la malattia e la morte del Sig. Stelio Groppazzi, sia contrattuale, che extracontrattuale.

Risulta quindi dimostrato l’evento e il nesso causale, l’inadempimento e l’illecito. Il Tribunale Amministrativo, competente per i danni iure hereditario ha accolto le tesi dell’avv. Ezio Bonanni. Il mesotelioma è una patologia asbesto correlata, dose dipendente, rispetto alla quale tutte le esposizioni hanno una rilevanza. Infatti, tutte le fibre provocano infiammazione, e moltiplicazione dei foci.

In questo modo, anche in seguito alla violazione delle regole cautelari, e più elevata esposizione, la latenza è anticipata. Quindi queste esposizioni provocano, in proporzione alla loro maggiore entità, tutte la malattia e anticipano la morte.

Ecco perché ha assunto rilievo la prova della violazione delle regole cautelari e la negligenza, imprudenza e imperizia del Ministero dell’Interno.

Vigili del fuoco: la tutela sanitaria e la difesa legale

L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni da anni sottolineano la condizione di rischio nella quale operano i vigili del fuoco, costantemente in contatto con amianto e altri cancerogeni. Nel corso del decimo episodio di ONA TV, dal titolo Vigili del fuoco e il rischio amianto, il caso Marche, questo tema è stato affrontato. Tra i diversi ospiti in studio, anche il Comandante Elia, che dirige i Vigili del Fuoco di Pesaro. Quest’ultimo ha ribadito che negli ultimi tempi sono state rispettate tutte le misure di sicurezza. Con il D.L.vo 81/2008, infatti, sono state ribadite le norme cautelari per garantire la salute rispetto ai danni amianto.

Tuttavia, come chiarito dallo stesso Comandante Elia, e ribadito anche dagli altri ospiti, manca la mappatura. Per cui, in seguito ad incendi e altri eventi, i Vigili del Fuoco debbono intervenire, e non sono a conoscenza della presenza o meno di amianto. Specialmente in passato, ci sono stati interventi senza misure di sicurezza.

L’avv. Ezio Bonanni, a più riprese, ha chiesto che siano rispettate tutte le misure cautelari. In particolare bagnare eventuali macerie in seguito a terremoti. Utilizzare misure di sicurezza, etc., il tutto nel pieno rispetto di quanto sancito dall’art. 2087 c.c., e delle disposizioni di cui al D.L.vo 81/2008.

Amianto, infiammazione e cancro (mesotelioma)

Le fibre di amianto sono altamente lesive per la salute umana. Tanto è vero che anche lo stesso crisotilo, che è il minerale più usato, induce cancro. Ciò è stato confermato dallo IARC.

Inoltre, come più volte ribadito, anche dalla legislazione comunitaria, tutte le esposizioni ad amianto sono dannose per la salute. Comprese quelle c.d. a bassa dose. Per questi motivi, si ribadisce la necessità della c.d. prevenzione primaria. Solo in questo modo è possibile preservare la salute e l’incolumità psicofisica di tutti i lavoratori e cittadini.

In più, il mesotelioma ha provocato e continua a provocare molti decessi. Le fibre hanno capacità di provocare prima gli ispessimenti e le placche pleuriche, e poi il mesotelioma.

Questa neoplasia ha un decorso molto rapido e infausto. Per questo motivo l’avv. Ezio Bonanni e l’ONA hanno ribadito la necessità di bonificare, utilizzando anche il credito di imposta.

Le fibre di asbesto provocano infiammazione. Asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici e complicazioni cardiocircolatorie, hanno la loro origine nell’asbesto. In più, queste fibre provocano tumore al polmonecancro alle ovaietumore alla laringe, tumore alla faringe e tumore allo stomaco e al colon retto.

I servizi di assistenza medica e tutela legale ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha particolarmente a cuore la tutela degli appartenenti alle forze armate e al comparto di sicurezza. Eroi dei tempi moderni senza opportune tutele. Per questo ha istituito un servizio di assistenza gratuita raggiungibile attraverso l’apposita sezione: vittime del dovere e tutela legale.

Oppure compilando il formulario nella pagina e infine è l’ONA ha istituito anche un numero verde.

La richiesta di sorveglianza sanitaria Vigili del Fuoco

L’avv. Ezio Bonanni, già nel 2016 ha puntato i riflettori sui rischi in cui incorrono i vigili del fuoco durante le operazioni di soccorso. In particolare dopo i terremoti, compreso quello de L’Aquila e del Lazio (2016). Proprio in tale contesto, in collaborazione con USB, fu richiesta maggiore attenzione, e fu organizzato un convegno.

Nel corso di quel convegno, che si è svolto presso la Scuola Superiore Antincendio, in Roma, fu ribadita la necessità di maggiore attenzione. In particolare, la sorveglianza sanitaria e la dotazione di maggiori misure di sicurezza.

Negli atti del convegno: Roma, Angeli del soccorso senza tutela; Vigili del Fuoco a rischio esposizione, risulta confermato che soltanto qualche giorno prima erano state adottate delle misure di sorveglianza. Queste ultime, in particolare, erano state ritenute non sufficienti dall’avv. Ezio Bonanni.

La mappatura e bonifica: misure cautelari indispensabili

Nel corso della nona puntata di ONA TV, è stata ribadita la necessità di trovare strumenti per la bonifica e messa in sicurezza. Prima di tutto quelli tecnico-legislativi e finanziari, dai quali non si può prescindere. Infatti, nel corso di questo episodio ‘Credito di imposta bonifica amianto: l’unico approccio per risolvere in modo reale il problema amianto in Italia!’.

Per questi motivi, l’ONA insiste perché il Governo nazionale adotti degli strumenti tecnici e tecnico-normativi, anche con la leva fiscale. L’amianto deve essere assolutamente rimosso, prima dalle scuole, poi dagli ospedali, e ancora dal resto degli edifici pubblici.

Come ottenere la tutela giuridica delle vittime

In questo contesto, oltre all’azione di riconoscimento di causa di servizio e vittima del dovere, è importante anche l’azione di risarcimento danni.

In ordine alla quantificazione dei danni, si evidenzia che sono dovuti, sia quelli subiti dalla vittima primaria, che quelli dei familiari.

La quantificazione dei danni non può che essere equitativa, e non si può prescindere dalle tabelle.

Fibronit di Bari mesotelioma: epidemia e bonifica

Fibronit di Bari
Fibronit di Bari

Fibronit Bari: un’altra triste storia amianto italiana

Fibronit di Bari mesotelioma. Così come CementalEternit o Ilva, anche all’interno della Fibronit sono state spezzate molte vite a causa dell’esposizione a fibre di amianto, minerale tanto prezioso per il settore dell’edilizia, quanto dannoso per la salute umana.

Tra le quasi 400 vittime complessive della fabbrica di manufatti di eternit non troviamo solo ex operai che hanno contratto patologie asbesto correlate, ma anche cittadini comuni che hanno avuto come unica colpa quella di vivere vicini allo stabilimento in questione. Lo stabilimento Fibronit di Bari sorge proprio al centro di tre quartieri. In questo modo, si è avuto un aumento del rischio. In particolare, per il mesotelioma (Fibronit di Bari mesotelioma).

Infatti, la Fibronit di Bari, proprio perché collocata nel centro città, ha costituito un vero e proprio focolaio di contaminazione di fibre, e, quindi, di mesotelioma.

Infatti, Fibronit di Bari mesotelioma, si traduce in un’epidemia tra coloro che hanno abitato e che abitano alcuni quartieri. Ci riferiamo ai quartieri di Bari Madonnella, Carrassi e Japigia. In più, l’epidemia riguarda tutte le malattie asbesto correlate. Inoltre, il numero di decessi causati dal cancro è in preoccupante aumento nonostante l’azienda abbia cessato la sua attività nel 1985.

Infatti, la bonifica è giunta in ritardo. Quindi, l’esposizione è proseguita anche nei periodi successivi la chiusura. Soltanto nel 2016, in seguito all’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni si è giunti alla bonifica.

Fibronit di Bari mesotelioma: tardiva bonifica

Purtroppo a peggiorare la situazione è stato il fatto che dopo la chiusura dello stabilimento, questo si è trasformato in una sorta di discarica a cielo aperto, vi si trovavano infatti sotto gli occhi di tutti tonnellate di eternit e altri rifiuti altamente inquinanti.

fibronit di bariMa per i baresi, l’incubo sembra vicino alla conclusione: sono state avviate, intatti, nell’ottobre del 2016 le operazioni di bonifica del sito contaminato e proprio in questi giorni è caduto giù in maniera definitiva un altro capannone.

È prevista per il prossimo autunno, invece, la fine dei lavori di bonifica dell’intera area, visto che restano da distruggere solo gli ultimi silos.

Il c.d. silos: Fibronit di Bari mesotelioma

Per fa crollare i silos servirà tanta pazienza e soprattutto un’intera estate, ma dopo di questo gli abitanti delle aree limitrofe potranno emanare un sospiro di sollievo nel vedere fatta a pezzi quella che un tempo oltre ad essere la fabbrica di cemento era ritenuta anche la “fabbrica della morte”.

Quest’importante iniziativa è un grosso passo avanti per il capoluogo pugliese, che in questo modo ha dimostrato solidarietà nei confronti delle vittime dell’amianto e, soprattutto, rispetto per i propri cittadini e la loro salute che ricordiamo non sono ancora immuni dai rischi di contrarre malattie come: mesoteliomaasbestosi e una serie di particolari forme di tumori polmonari.

Fibronit di Bari mesotelioma: fobia tra gli abitanti

In più, c’è una vera e propria fobia tra gli abitanti. Infatti, c’è un numero elevato di casi di mesotelioma per coloro che hanno abitato nei dintorni.

La paura di ammalarsi spesso può recare danni gravi quanto la patologia stessa. Ma Bari e la Puglia non si arrendono, hanno resistito fino ad ora. Per fortuna, è giunto il momento che, dopo la fine della bonifica nel 2016, il picco dovrebbe via via diminuire. È necessaria, ora, la sorveglianza sanitaria e il risarcimento del danno.

Amianto: un minerale prezioso quanto letale

L’amianto che adesso terrorizza l’opinione pubblica visto che la sua nocività è stata più che comprovata, un tempo è stato un valido alleato dell’uomo. Un minerale preziosissimo in quanto ha una forte resistenza al calore e una struttura fibrosa facile da manipolare.

L’Italia dagli anni 60 in poi è stato uno dei maggiori produttori mondiali di asbesto.

Come leggiamo dal rapporto INAIL “Rifiuti contenenti amianto” ed. 2013,  in Italia sono state prodotte circa 3milioni e 800mila tonnellate e importate circa 1milione e 900mila tonnellate di amianto grezzo.

Con il trascorrere degli anni però iniziarono ad essere evidenti ma non ancora comprovate le correlazioni tra le fibre di amianto e le malattie asbesto correlate, che in genere colpivano l’apparato respiratorio.

Solo in seguito si è dimostrato che le fibre di amianto una volta inalate attaccavano le vie respiratorie con conseguenti danni invalidanti. È iniziata poi una lotta contro l’amianto e per la sua messa al bando, con il raggiungimento dell’obiettivo solo nel tardo 1992 con la legge 257 che ne ha vietato l’uso su tutto il territorio italiano.

Prevenzione secondaria e terziaria Fibronit di Bari mesotelioma

Ora che nel 2016 la bonifica Fibronit di Bari è terminata, c’è la triste contabilità dei casi di mesotelioma. Questa situazione è confermata anche nel VII Rapporto Mesoteliomi ReNaM. L’ONA ha avviato l’azione di tutela medica e l’azione di tutela legale.

In più, sono già in corso azioni giudiziarie a carico del Comune di Bari, perché non ha vigilato precedentemente e perché ha ritardato nella bonifica. In più, ci sono stati casi di mesotelioma tra i dipendenti di Poste Italiane e di AMIU. Questi casi di mesotelioma sono stati dovuti al fatto che, questi dipendenti, hanno svolto la loro attività di lavoro nei pressi della Fibronit.

Quindi, queste vittime Fibronit di Bari mesotelioma hanno diritto alla tutela legale. Innanzitutto, con l’indennizzo INAIL, poi con il risarcimento danni.