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Sacro Bosco di Bomarzo: viaggio nel Parco dei mostri

Sacro Bosco di Bomarzo
Sacro bosco di Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo, anche noto come il “Parco dei Mostri”, è un luogo carico di riferimenti ermetici e alchemici. Iniziamo questo viaggio nel mondo metafisico.

Sacro Bosco di Bomarzo: committente e realizzatore

Il Sacro Bosco di Bomarzo, si trova nell’omonima località in provincia di Viterbo (Tuscia), alle pendici dei monti Cimini.

A idearlo, l’architetto Pirro Ligorio (1513- 1583), un nobile napoletano appassionato d’arte. Per intenderci, è lo stesso personaggio che portò a termine i lavori di Michelangelo nella “Fabrica di San Pietro”, alla morte del genio.

Riguardo al Sacro Bosco, il committente fu il Principe Pier Francesco Orsini, detto “Vicino” (Signore di Bomarzo dal 1542 al 1586), in memoria della moglie Giulia Farnese.

Il Signore, si era ritirato nel palazzo di famiglia dopo la carriera militare al seguito delle truppe papali. Da quel momento decise di dedicarsi alla realizzazione del bosco, per “sfogare il core”, a seguito del grave lutto.

Un Principe “esoterista”

Orsini era un amante dell’esoterismo, dell’ermetismo, dell’alchimia, nonché seguace della corrente neoplatonica cara a Cosimo de Medici, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino.

Ebbene, durante i cenacoli rinascimentali, gli intellettuali discutevano di argomenti di altissima filosofia, incluso il viaggio metafisico oltre le “Colonne d’Ercole”.

Parliamo del viaggio della “mente illuminata” verso la conoscenza in generale, ma anche e soprattutto della conoscenza di sé stessi.

Il Sacro viaggio alla ricerca della Verità

In questo contesto, lo stesso Bosco, doveva rappresentare in maniera allegorica, il viaggio dell’uomo oltre i “veli della Maya”, cioè di quell’illusione che impedisce all’uomo di fare esperienza della Verità. 

E in effetti, addentrandosi nel Parco, si ha la sensazione di perdersi in una dimensione surreale, onirica, densa di misteri non facili da decifrare.

Un viaggio in cui, passando attraverso le “selve oscure”, della passione e del vizio, ci si può finalmente elevare.

Per farlo occorre tuttavia morire e rinascere,  passando attraverso un percorso iniziatico che porta a ricongiungersi con l’armonia dell’Universo.

Solo così è possibile raggiungere la vera felicità,  l’atarassia, che per gli epicurei coincideva con la liberazione da ogni turbamento.

Il Parco sembra la traduzione, in chiave architettonica, della Hypnerotomachia Poliphili, un romanzo allegorico del 1499, che ha per tema centrale la ricerca della donna amata (metafora di una trasformazione interiore alla ricerca dell’amore platonico).

Richiama altresì alla memoria le descrizioni surreali presenti nei racconti mitologici. Iniziamo l’avventura.

La casa pendente nel Sacro Bosco di Bomarzo

All’ingresso si incontra come prima cosa un arco merlato e lo stemma degli Orsini. 

Poi una serie di statue risalenti alla seconda metà del XX secolo.

Vicino all’ingresso antico c’è la “casa pendente”, una struttura che sfida, volutamente, la forza di gravità.

Su un lato della costruzione campeggia la scritta enigmatica: «Quiescendo Animus Fit Prudentior Ergo» cioè “riposando l’anima diventa migliore”.

La frase si riferisce alla “quiete” alchemica, a quella stabilità elementale che si può ottenere solo quando ci si ricongiunge con l’Uno, con il principio Creatore. 

Le sfingi guardiane 

Superata la soglia d’ingresso, due sfingi accolgono i visitatori. Anche in questo caso, troviamo due scritte sibilline. 

«Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette».

E «Tu ch’ entri qua, pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien  fatte per l’inganno o pur per l’arte».

Significato?

L’uomo ordinario che guarda solo con l’organo della vita, senza usare la mente, non  comprende il valore della vera arte “regia”, cioè l’alchimia.  

Il profeta Proteo Glauco nel Sacro Bosco di Bomarzo

Fra la vegetazione scorgiamo la statua del profeta Proteo Glauco, l’oracolo marino.

Si tratta di una divinità minore della mitologia greca, che oltre al dono della profezia, aveva anche quello di assumere diverse sembianze per sottrarsi a chi lo interrogava. Si poteva trasformare in animali ma anche in elemento naturale (fuoco, vento o acqua).

La scultura ovviamente non è messa a caso, quale semplice elemento scenografico, ma cela un significato nascosto.

Indica infatti la natura dell’uomo, persa nella vanità di apparire o atteggiarsi in qualcosa che non è.

Morale? 

Solo annullando l’Ego, l’uomo potrà riunirsi con l’Uno e approdare a una vita felice, priva di malizia.

Ercole e Caco

Dopo la scalinata del mausoleo appaiono due giganti:  Ercole e Caco.

A fianco si legge «Se Rodi altier fu già del suo colosso pur di questo il mio bosco anco si gloria ed è per più non poter fo quanto posso».

Il riferimento non è solo alla città di Rodi, nota per il suo colosso, ma al superamento delle “Colonne d’Ercole”, un invito a ridestare il dio interiore, a ritrovare sé stessi, superando i limiti della mente ordinaria.

A cavallo della testuggine 

Addentrandosi tra la folta vegetazione si incontra poi la statua gigantesca di una testuggine, sormontata dalla figura di una donna in forma di colonna. 

L’animale “sacro” alla tradizione orientale, rappresenta  la “Madre primordiale”, la stabilità e la protezione, la saggezza, la lentezza, la longevità, l’immortalità.

La sua corazza rappresenta, a livello simbolico, l’intera struttura cosmica.

Nello specifico, il guscio tondo è un riferimento al cielo, il piastrone quadrato alla terra.  

Insomma è l’emblema del microcosmo (l’uomo) e del macrocosmo (l’Universo).

Ergo, ogni essere umano, attraverso un cammino di perfezionamento, può evolversi, elevarsi dal materiale allo spirituale, fino a divenire il mediatore del cielo e della terra, l’uomo vetruviano per eccellenza.

L’elefante sormontato da una torre

Più oltre appare la statua di un elefante, sormontato questa volta da una torre militare. 

A cavallo del pachiderma, il conduttore cattura un legionario romano. 

Il primo significato, quello più apparente, ci riporta alla vittoria di Annibale su Roma, durante la seconda guerra punica (211 a.C)

Guardando bene la torre, si nota tuttavia la presenza dei merli ghibellini.

Cosa vuol dire?

Come accennato, Orsini era un uomo del Papa, ma se ne era allontanato sia a seguito della strage del 1557, perpetuata da Papa Paolo IV contro il paese di Montefortino, sia per via del decadimento morale della Chiesa.

Analizzando la statua sotto questa prospettiva, si potrebbe ipotizzare che il nobile volesse bacchettare l’intera istituzione religiosa.

Il legionario potrebbe essere quindi il simbolo della romanità papale, mentre l’elefante rappresenterebbe il potere regale.

Dante e Bomarzo: la stessa idea del sacro 

Poco distante, la statua di un drago attaccato da tre bestie, ci fa pensare a Dante nell’Inferno, assalito da una lonza, un leone ed un lupo (lussuria, superbia e cupidigia).

Anche l’idea del viaggio ctonio, della risalita dal basso verso l’alto “al dilettoso monte”, a nuova vita, mostrano delle evidenti analogie con le descrizioni del Sommo Poeta.

Ma non finisce qui.

Il drago era presente nell’iconografia mitologica occidentale precristiana e cristiana, quale incarnazione delle potenze demoniache.

Di contro, nelle scienze alchemiche ed ermetiche e in oriente, ben prima del cristianesimo, l’animale era collegato a Dio. Rappresentava l’idea della trasformazione, dell’evoluzione, della Grande Opera Alchemica applicata sia alla materia bruta sia all’Individuo.

Di conseguenza, la sua duplice natura, benefica e malefica, suggerisce una chiave di lettura ben più profonda: bisogna andare oltre all’apparenza perché ciò che appare “negativo” potrebbe in realtà essere “positivo”. 

Ancora Dante 

Nel mascherone raffigurante un Orco, su cui oggi si legge l’epigrafe «Ogni pensiero vola», originariamente vi era inciso: «Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate». 

L’Orco insomma corrisponderebbe al mostruoso cane Cerbero, il custode del III Cerchio (golosi) (Inf., Canto VI) descritto da Dante. Esso rappresenta il custode che impedisce ai vivi di entrare e ai morti di uscire.

Echidna 

Ancora più avanti incontriamo l’Echidna.

Si tratta di una figura della mitologia greca, che aveva il corpo di donna, ma al posto delle gambe terminava con una coda di serpente e aveva la vulva a bella vista.

Evidente il riferimento alla Dea Madre, la cui vulva rappresenterebbe la “caverna primordiale”, il “luogo delle origini”.

Tanto altro nel Sacro bosco di Bomarzo

Non elencheremo ogni statua, perché sono davvero tante e ognuna ha un significato simbolico nascosto.

Arriviamo direttamente alla fine del percorso, nei pressi del tempio eretto per raccogliere le spoglie mortali di Giulia Farnese.

Iniziamo dalle colonne e dalla cella. Il loro numero  varia da otto (quelle libere) a sedici (quelle accorpate alla cella). 

In numero otto rovesciato è il simbolo dell’infinito. 

La costruzione inoltre ha dei riferimenti astrologici molto evidenti.

Si lega all’ottava casa astrologica, che indica i distacchi e le perdite.

In aggiunta, un disegno del tempio eseguito dal pittore Giovanni Guerra, mostra che il basamento originario era  decorato da dodici medaglioni araldici e da dodici segni zodiacali. 

Il tamburo della cupola ha invece degli oculi orientati verso i punti cardinali. 

Conclusione 

Orsini, attraverso il suo giardino ermetico ci suggeriva insomma di superare la mente, attraverso una ragione illuminata, che lavora in sinergia con l’anima.

«Chi tenta di entrare nel Rosario dei Filosofi senza chiave è pari a un uomo che vuol camminare senza piedi».

Questi gli strumenti di un vero uomo sapiente?

La tavola sul portale del giardino non sembra lasciare spazio, in questo caso, a duplici interpretazioni.

Fonti 

Axismundi

bomarzo.net

Vittime del dovere, il Sottosegretario Perego al convegno Ona

Vittime dovere
Da sinistra il giudice di Cassazione Nicola De Marinis, il presidente Ona Ezio Bonanni e il Sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego

Vittime del dovere, siamo alla svolta. Roma, sala Laudato si’ del Campidoglio. È intervenuto il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego.

Sottosegretario Difesa Perego: Governo ha a cuore la questione

Condivido il principio di equiparazione tra le vittime del dovere e le vittime del terrorismo. Quando si tratta di servitori dello Stato che hanno perso la vita o contratto invalidità e delle loro famiglie, e di tutti i servitori dello Stato che comunque compiono dei grandi sacrifici, l’attenzione deve essere alta. La mia presenza qui oggi sta a significare quanto questo governo abbia a cuore la questione”. 

Il Sottosegretario ha poi sottolineato: “Siamo stati eletti circa 3 mesi fa, ci sono valutazioni da fare e iniziative da prendere, ma c’è già oggi da parte del ministero della Difesa un supporto alle vittime del dovere. Inoltre posso dire che le distinzioni tra vittime del dovere e del terrorismo, che ora riguardano soltanto gli orfani non a carico, non sono corrette. Si tratta di persone che in un caso o nell’altro sono decedute in servizio. Come facciamo nei fatti a risolvere la questione? Nel 2015 si è riunito un Tavolo tecnico ministeriale, il nostro impegno è quello di riprenderne gli esiti e lavorare sulla base di questo. È necessario ci sia da parte di tutti i Ministeri la stessa volontà, ma non mancherà l’impegno”.

Bonanni: “Valorizzare il sacrificio delle forze dell’ordine”

Amianto, uranio, nano particelle di metalli pesanti, agenti chimici e non solo. I proiettili dei delinquenti, non solo dei mafiosi, camorristi e andranghetisti. Combattono spesso a mano nude carabinieri, polizia e guardia di finanza.

Quando cadono, segue l’encomio dello Stato ma nulla più. Il nostro impegno rappresenta un interesse collettivo per la salute e per la tutela dei diritti e delle nostre istituzioni. Polizia, carabinieri, forse dell’ordine, uomini dell’esercito della Marina e dell’Aviazione rappresentano e tutelano le nostre istituzioni. Il loro sacrificio deve essere valorizzato in chiave democratica e collettiva e non nella trincea giudiziaria nel quale spesso è relegato per il mancato riconoscimento dei loro diritti.

Grande successo del convegno dell’Ona

Di tutto questo si è ragionato questa mattina, 17 febbraio 2023, durante il convegno “Guerra e pace: vittime del dovere”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto e presieduto dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che si è tenuto oggi in Campidoglio.

Oltre al presidente dell’Ona, sono intervenuti anche il giudice di Cassazione, Nicola De Marinis, il professore Marcello Migliore, il professore Fabrizio Proietti, il colonnello Carlo Calcagni contaminato da uranio impoverito e metalli pesanti, il dott. Pasquale Montilla che lo tiene in cura, l’architetto e generale dei carabinieri Giampiero Cardillo e il presidente del Comitato nazionale fair play, Ruggero Alcanterini.

Gli orfani delle vittime del dovere ringraziano Salvini

Durante l’incontro Bonanni ha voluto ringraziare l’onorevole Matteo Salvini per aver sostenuto, in sede di legge di bilancio, una iniziativa normativa in favore degli orfani delle vittime del dovere: “Pur non avendo ottenuto il risultato sperato, consideriamo molto importante l’attenzione che l’onorevole e il gruppo parlamentare della Lega hanno offerto alle nostre istanze – ha spiegato, e ha evidenziato – da molti anni siamo impegnati nel tentativo di sanare l’irragionevole disparità di trattamento tra vittime del dovere e vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

È infatti nostra convinzione che chi, per ragioni diverse e in contesti diversi abbia perso la vita servendo il nostro Paese, debba essere egualmente tutelato dallo Stato: una convinzione che le istituzioni hanno sancito in via di principio ma mai del tutto applicato”.

Eternit bis, condanna ridotta per Schmidheiny: giustizia a metà

fibre di amianto
fibre di amianto

Ridotta in secondo grado la condanna di Stephan Schmidheiny a 4 anni nel procedimento Eternit bis Torino. La Corte di Appello si è pronunciata questa mattina riformando la sentenza e disponendo una condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione per l’omicidio colposo di Giulio Testore, operaio dello stabilimento di Cavagnolo morto per un mesotelioma da amianto. L’imprenditore svizzero è stato assolto, invece, per l’altro capo di imputazione, l’omicidio colposo di un secondo dipendente, Rita Rondano, perché il fatto non sussiste. Le motivazioni della sentenza saranno disponibili in 90 giorni.

“Giustizia a metà per le vittime”

Giustizia a metà per le vittime e i loro familiari da anni coinvolti in lunghe ed estenuanti battaglie giudiziarie” – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che assiste, insieme all’avvocato Andrea Ferrero Merlino, i familiari di Testore.

L’Ona è costituito parte civile nel procedimento penale, al fianco della famiglia di Testore e delle altre vittime. “Purtroppo le lungaggini giudiziarie e anche l’iper garantismo – ha continuato Bonanni – hanno determinato che soltanto uno tra i due casi, non ancora prescritti, del troncone di Torino, ha superato il vaglio della responsabilità penale per il reato di omicidio colposo. Per i giudici di appello il magnate svizzero Ernest Stephan Schmydheiny è responsabile oltre ogni ragionevole dubbio.

Condanna ridotta, annunciato ricorso in Cassazione

Ci attendiamo quindi che la Corte di Cassazione confermi il giudizio e che ci sia giustizia per le vittime. Schmydheiny si ritiene un ambientalista e nega tutte le sue responsabilità. Queste sentenze, invece, ne segnano la sua colpevolezza per i reati ascritti, in attesa del giudizio della Cassazione – ha annunciato il presidente Ona – presso la quale saremo presenti per ottenere la condanna definitiva”.

Giulio Testore, addetto al reparto mescole dello stabilimento Eternit di Cavagnolo, è morto nel 2008, a 82 anni, per mesotelioma pleurico. Lavorò nella stessa azienda per 27 anni, fino al 1982, quando la fabbrica chiuse senza preavviso.

Condanna ridotta, il dibattimento

La difesa dell’imprenditore elvetico aveva chiesto in aula di rigettare la domanda di costituzione di parte civile della famiglia dell’operaio e di respingere la precedente richiesta di costituzione di parte civile dell’Ona. Tra le motivazioni il fatto che i familiari avevano beneficiato di un risarcimento dopo aver sottoscritto un documento nel quale dichiaravano di rinunciare a qualsiasi successiva azione legale nei confronti di Eternit. Documento che secondo l’avvocato Bonanni, così come è stato poi dimostrato, non aveva alcuna valenza legale. Il presidente Ona ha, infatti, sostenuto, “il principio dell’inapplicabilità di quella rinuncia nei confronti dell’attuale imputato, il quale non era parte di quell’accordo”.

Per Schmidheiny si tratta di una persecuzione

Molti dipendenti furono spinti a firmare quei documenti, accettando piccoli risarcimenti, anche a Siracusa e a Napoli. Non sono bastati al magnate svizzero, però, a chiudere una partita che causa ancora dolore. Schmidheiny, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha sempre avuto un atteggiamento di noncuranza verso tutti i procedimenti giudiziari intentati contro di lui. Non è mai comparso in udienza e con la stampa estera si è sempre lamentato della “persecuzione giudiziaria in Italia”. Sarebbe “assurdo”, secondo il suo pensiero, che dopo 40 anni dai fatti venga chiamato a renderne conto davanti a un tribunale. Oggi, invece, è arrivata una ulteriore condanna.

L’Ona continua la sua battaglia accanto alle vittime e si batterà perchè venga fatta, finalmente giustizia. Troppi i decessi e le famiglie distrutte a causa dell’amianto, troppo il dolore di intere comunità che grida ancora giustizia. Lunghissimi gli strascichi dell’uso dell’amianto ancora non bonificato sul territorio italiano, come si può leggere ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022“. Per questo l’Ona ha realizzato anche l’App per le segnalazioni dei siti contaminati.

Leonardo da Vinci aveva intuito la forza di gravità?

forza di gravità, Leonardo da vinci
forza di gravità, Leonardo da vinci

Alcuni schizzi di Leonardo da Vinci mostrano che aveva intuito la forza di gravità ancor prima di Newton.

Leonardo da Vinci e Isaac Newton a confronto 

Nella seconda metà del XVII, Isaac Newton (1643- 1727) nell’opera Philosophiae Naturalis formulò la sua “teoria della gravità”. La leggenda narra che lo studioso inglese stesse riposando sotto un albero, quando una mela gli cadde direttamente sulla testa.

Si chiese allora quale strana forza fisica, comune a tutti gli oggetti del mondo in assenza di un sostegno, stesse alla base del fenomeno sperimentato a sue spese.

Ebbene, secondo gli ingegneri del Caltech-California Institute of Technology di Hans W. Liepmann, Leonardo da Vinci (1452-1519) avrebbe capito la medesima dinamica (della forza di gravità), oltre cento anni prima. 

Nel suo caso però, l’ispirazione arrivò osservando una brocca. Spostata lungo un percorso rettilineo a terra, rovesciava sul suolo acqua o un materiale granuloso (forse sabbia) non a velocità costante, bensì con un’accelerazione che la spingeva verso il basso.

A suggerirlo, alcuni schizzi del genio, analizzati attraverso un sistema digitale. Essi provano che il suo algoritmo aveva calcolato la costante gravitazionale con una precisione del 97%, rispetto ai metodi e alle equazioni moderne.

Forza di gravità, l’autore della scoperta 

Il merito della scoperta si deve a Mory Gharib, professore di Aeronautica e Ingegneria Medica del Caltech.

Nel 2017, lo studioso stava esaminando alcune tecniche di visualizzazioni del flusso, disegnate dal genio rinascimentale sul Codex Arundel (raccolta di articoli di arte, scienza ed altri argomenti). Si rese immediatamente conto che Leonardo aveva compreso dei concetti assolutamente nuovi per l’epoca. Ad attirare la sua attenzione fu soprattutto un passo riportato nell’”Equatione di Moti”

A cosa si riferiva?

La costante gravitazionale descritta da Leonardo

Diagrammi e triangoli disegnati da Leonardo, mostravano una relazione tra il movimento naturale, il movimento diretto e l’equalizzazione del movimento. Studiando il fenomeno della brocca, egli aveva infatti compreso che se fosse stata portata lungo un piano orizzontale, alla stessa forza che portava giù i granelli, la sabbia avrebbe formato l’ipotenusa di un triangolo. Insomma, descriveva la costante gravitazionale sulla Terra, data dall’accelerazione di un oggetto in caduta libera nel tempo.

«Se ha condotto l’esperimento che ha raffigurato sul suo manoscritto, allora avrebbe potuto essere stato il primo essere umano a generare consapevolmente un effetto di forza g, senza essere in una condizione di caduta libera»- scrivono gli autori dello studio.

Le incertezze del genio

Leonardo tuttavia aveva qualche incertezza circa la sua intuizione. A causarla, in primis la sua adesione all’idea di “forza d’impeto” fornita da Aristotele

Il filosofo greco spiegava quello che oggi conosciamo come gravità, con il concetto dell'”horror vacui”. Riteneva cioè che per mantenere in moto un oggetto, fosse necessaria l’applicazione continua di una forza. Nel caso ad esempio di una freccia, Aristotele sosteneva che quando essa era in movimento, creava una sorta di vuoto dietro di sé, e l’aria che si precipitava a riempirlo spingeva la stessa in avanti.

In pratica, ignorava il “principio di inerzia”, secondo cui gli oggetti continuano a muoversi liberamente in una direzione fino a quando non incontrano una forza opposta.

Forza di gravità, strumenti moderni 

Leonardo inoltre non possedeva degli strumenti idonei ad approfondire la sua conoscenza sul fenomeno della forza di gravità.

Su tutti, non aveva modo di misurare con precisione il tempo degli oggetti mentre cadevano.

Gli scienziati che hanno usato la modellazione al computer per eseguire l’esperimento di Da Vinci, hanno capito l’inghippo.

«Leonardo ha usato una equazione sbagliata nel modo corretto»- spiega uno degli autori dello studio. Nelle sue note infatti aveva illustrato un oggetto in caduta per un massimo di quattro intervalli di tempo, un periodo attraverso il quale i grafici di entrambi i tipi di equazioni si allineano strettamente.

«Non sappiamo se da Vinci abbia fatto ulteriori esperimenti o se abbia approfondito la questione fino in fondo»- «Ma il fatto che stesse studiando il fenomeno in questo modo, all’inizio del 1500- dimostra quanto fosse avanti il suo pensiero».

Forza di gravità, altri geni a confronto

Prima di Newton, anche altre menti illuminate avevano avuto la medesima intuizione di Leonardo. Nel 1604, Galileo Galilei aveva riconosciuto il nesso tra il movimento di caduta libera e il tempo. Cosa che lo portò a teorizzare che la distanza coperta da un oggetto in caduta, era proporzionale al quadrato del tempo trascorso.

Lo stesso Newton affermò di aver afferrato il concetto grazie alle scoperte dell’astronomo Ismael Bullialdus (1605-1694) e del collega Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679).

Fonti

Rivista Leonardo articolo “La visualizzazione della gravità di Leonardo da Vinci come forma di accelerazione”. 

Guerra e pace: vittime del dovere, amianto e veleni nascosti

militare in un paesino con case rocciose
militare in un paesino con case rocciose

Si terrà venerdì 17 febbraio, a Roma, in Campidoglio, il convegno “Guerra e pace: vittime del dovere”. Amianto, uranio, metalli pesanti, vaccini. Quali diritti per le vittime? Questi sono i temi dell’incontro, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto, per la tutela del lavoro nelle Forze Armate e nel Comparto Sicurezza.

“Guerra e pace: vittime del dovere”. Non è il titolo del romanzo di Lev Tolstoj: è una storia di amianto, uranio impoverito, di morte, sangue, lutti e tragedie. E’ questa la storia di uomini e donne, delle loro sofferenze e di quelle delle loro famiglie. Uomini e donne che si sono affidati allo Stato, e hanno ricevuto malattie e morte. Non più la guerra, ma soprattutto non più le vittime della pace.

Guerra e pace, amianto, uranio e altri rischi

I lavori di “Guerra e pace: vittime del dovere” inizieranno alle 9.30 nella sala Laudato si’ e si protrarranno fino alle 12.30. Non siamo nell’Europa napoleonica e nella Russia zarista, eppure la storia dell’amianto, dei proiettili all’uranio impoverito, dei vaccini contaminati è un bollettino di guerra. Questa è la storia di una epopea dei tempi moderni. L’ONA rende pubbliche le vicende tragiche e drammatiche dei nostri militari in Patria e all’estero. Ma non solo. E’ la storia di diritti negati, anzi della vita umana e della dignità calpestate.

E’ il segno di una ribellione civile, non violenta, intima, del Col. Carlo Calcagni, come di Antonio Dal Cin, ma anche la storia di Nicola Panei.

Uomini delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza che si sono sacrificati, o meglio sono stati sacrificati. E’ la storia della non curanza, dello sfregio alla dignità della persona umana: questa è anche la storia della Marina Militare Italiana e dei tanti morti per amianto.

Guerra e pace: vittime dell’amianto e del dovere

Nella sala Laudato si’ del Campidoglio, dove si respira l’aura di santità di Papa Francesco, prenderanno vita gli spiriti e queste anime. Una sorta di congiunzione, sul tema anche giuridico della tutela dei diritti.

La tutela non è quella del risarcimento del danno, o delle prestazioni previdenziali, per le quali molte volte il Ministero nega il riconoscimento. Tutelare vuol dire rispettare la costituzione che identifica nella salute il diritto fondamentale dell’essere umano. Eppure non è stato così per i nostri militari, in Patria e nelle missioni.

Lo testimoniano, purtroppo, migliaia e migliaia di decessi, non solo per malattie asbesto correlate. I nostri uomini, penso anche al M.llo Cesini, elicotterista deceduto dopo voli radenti in ex Jugoslavia come in Medio Oriente, esposto a radiazioni mortali.

Ma non solo. Penso a Mara Sabbioni che ha perso il padre ancora giovane, quando lei stessa era ancora studentessa. Questa storia le ha segnato la vita, a lei, al fratello e alla madre. Nel cappello dell’uniforme i sanitari della ASL di Viterbo (Centro Regionale Amianto), hanno trovato le fibre di amianto. Questo a distanza di 30 anni.

Paola Maria Santospirito: il sacrificio delle mogli

E’ la storia di quando, lavando le tute dei loro uomini (fino a qualche anno fa era precluso il servizio militare alle donne), ci si ammala. Ma prima ci si contamina. Se si vince contro il cancro (è la storia di Paola), poi si rimane contaminati. Di più, si riceve in regalo anche l’asbestosi (è ancora la storia di Paola).

Ma non solo, il marito, luogotenente della Marina Militare, in servizio sulla Vittorio Veneto, oltre a portare a casa l’amianto e le radiazioni, si ammala.

E’ la storia di Leonardoantonio Mastrovito: è il marito di Paola, hanno due figli. Si ammala prima la moglie di cancro al seno, poi lui di asbestosi, poi di cancro. In seguito, la Marina Militare riconoscerà solo l’asbestosi. Ci vuole quindi il Consiglio di Stato che condanna la Marina Militare al riconoscimento anche del cancro.

Paola Maria Santospirito: nessun diritto per le mogli

E’ quello che sostiene il Tribunale di Taranto. L’art. 143 del codice civile, secondo il togato tarantino, impone alla moglie il lavaggio delle tute. Questo rientra negli obblighi matrimoniali e quindi nessun diritto previdenziale per Paola!

“Ma come è possibile -dice Paola- che il Giudice del lavoro neghi dignità alle mogli, ma anche alle compagne?”

Questo dopo che il Tribunale di Taranto ha avviato l’inchiesta proprio sulla contaminazione e sui rischi a Taranto, per la Vittorio Veneto. Era la nostra nave ammiraglia, con le bandiere al vento. Dettava i tempi della nostra squadra navale. Sono lontani i tempi delle gesta eroiche della nostra Marina Militare. Siamo in tempo di pace, eppure l’amianto ha provocato più morti delle guerre di indipendenza.

Carlo Calcagni: la storia del ‘Colonnello’

E’ il Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano. Impiegato in missione in terra balcanica, con il suo elicottero, è intervenuto nei luoghi contaminati, con nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni. E’ il risultato dell’uso massiccio di proiettili all’uranio impoverito, ma anche di vaccini somministrati senza criteri. Ma non solo. Vaccini contaminati da metalli pesanti e con additivi.

E’ la storia anche di chi resiste. Di resilienza, e di chi combatte per la sua dignità e per quella dei commilitoni, anche quelli ormai deceduti. Calcagni è chiamato a rievocare la memoria dei commilitoni defunti.

Renata Tiraferri Roffeni: l’orfana combatte per la giustizia

Renata è rimasta orfana poco più che maggiorenne, si stava avviando alla professione di commercialista. Era ed è una donna brillante, intelligente, e si è costruita da sola. Amava il padre, che era il suo punto di riferimento.

Poco più che 55enne, Giovanni cominciò ad accusare delle fitte. Che cosa può essere? Dopo tanti accertamenti, odissee tra un ospedale e l’altro, una doccia gelata: la diagnosi del mesotelioma. E’ il terribile cancro dell’amianto, il killer che purtroppo non perdona, e che è stato utilizzato dalle Forze Armate italiane. Non solo nelle navi, ma nei mezzi di ogni genere, compresi quelli corrazzati.

Giovanni ha prestato servizio in vecchi sommergibili acquistati dagli Stati Uniti, che li avevano utilizzati nella guerra del Pacifico. L’Italia è stata riarmata dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, con il naviglio scartato dagli USA. Aveva l’amianto e quindi gli USA hanno pensato bene di sbarazzarsene. La storia si è ripetuta recentemente con la Vittorio Veneto. E’ la Marina Italiana che ha ceduto la sua ammiraglia alla Turchia. Dentro, stipate tonnellate e tonnellate di amianto. Ora è dismessa perchè neanche la Turchia l’ha più voluta.

Renata chiede giustizia: lo Stato condannato

Sentenze e sentenze di condanna. La Marina riconosce vittima del dovere il povero sommergibilista Giovanni Tiraferri Roffeni, morto non ancora 60enne, dopo 5 anni di atroci sofferenze. Sì perchè Giovanni ha resistito. E’ stato operato, il cancro gli è stato tolto. Ma la bestia, così definisco il mesotelioma, è ricomparso, si è esteso in tutto il suo corpo. Lo ha consumato. Lo ha ucciso.

Lo Stato italiano? E la Marina Militare? E le Istituzioni? Dov’erano? Cosa hanno fatto?

Nulla.

Hanno riconosciuto Giovanni vittima del dovere. Si tratta di una vera e propria finzione giuridica, perchè questi morti non sono vittime del dovere, ma vittime del reato.

Quindi non più soltanto Carabinieri, Polizia e Forze dell’Ordine, uccisi da delinquenti più o meno organizzati. Ora abbiamo una nuova categoria di uomini e donne uccisi dall’amianto, dall’uranio, dalla violazione dei diritti.

Renata combatte ora perchè essendo orfana non a carico -nel frattempo aveva iniziato a lavorare anche per le difficoltà economiche della famiglia- non è riconosciuta. Ma come? Ha perso il padre per l’incuria, il menefreghismo, e ora lei non è riconosciuta, mentre il fratello sì.

Siamo in attesa dell’esito del giudizio della Cassazione, dopo le vittorie in primo e secondo grado. Intanto il Tribunale di Roma ha condannato al risarcimento, ma il Ministero non versa l’importo. “Siamo lo Stato e siamo liberi di non eseguire le sentenze, sono carta straccia”. Questo è il senso della volontà di non eseguire le sentenze di condanna. Solo alcuni hanno ricevuto gli importi.

Dal Cin: finanziere, eroe della lotta contro l’amianto

Il finanziere scelto Antonio Dal Cin, comandato di sorvegliare i convogli ferroviari. Aveva la sua divisa fiammante, con le stellette, il giovane Antonio. Comandato in nord Italia dopo il sequestro di questi carri, perchè imbottiti di amianto. Antonio aveva l’ordine di non far avvicinare nessuno ai carri, per evitare danni alla salute di terzi.

Secondo chi ha impartito l’ordine era proprio la sua uniforme a renderlo un uomo invincibile alle fibre.

Nec Recisa Recedit. Questo è il motto della Guardia di Finanza. Uno dei corpi che ci invidiano in tutto il mondo. Uomini e donne di elevata professionalità ed efficacia nella lotta all’evasione fiscale.

Questi uomini sono impiegati anche contro il crimine ambientale, che spesso si lega al riciclaggio. Quindi un corpo specializzato.

Antonio, si ammala di asbestosi. Ma come è possibile che un militare della Guardia di Finanza possa contrarre l’asbestosi? Il risultato è subito detto, e l’arcano svelato. Causa di servizio. Congedo a poco più di 40 anni. Ma il grado invalidante è riconosciuto al 5%!

“Ma come è possibile il 5%?”, dice Antonio. E così si deve pronunciare il Tribunale di Latina che dopo anni condanna l’Amministrazione. Intanto Antonio, per quasi 10 anni, è stato costretto alla fame. La sua pensione era calibrata sulla sua giovane età. Senza la speciale elargizione, senza lo speciale assegno vitalizio, senza l’assegno vitalizio mensile, e senza risarcimento. In più impossibilitato a lavorare per la grave malattia mortale che lo afflige.

Comunque riformato dalla Forza Armata.

Lorenzo Motta: la storia di chi ce l’ha fatta

Lorenzo era un Sottoufficiale della Marina Militare. Rientrato da alcune missioni all’estero, ha ricevuto la diagnosi di cancro. Ma non solo. Gravi lesioni della sua salute.

Ha vinto la sua battaglia per la vita. Il fronte giudiziario, a distanza di più di 10 anni è ancora attivo, perchè la Marina Militare resiste. Il motto è negare le loro responsabilità!

Così perfino il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 837/2016, ha condannato a riconoscere i suoi diritti. Eppure lo Stato non esegue la sentenza. Siamo ancora impegnati in questa questione giudiziaria, ma per fortuna Lorenzo ce l’ha fatta, è ancora tra di noi.

Guerra e pace: ONA e tutela dei diritti

L’obiettivo dell’Ona è quello di contrastare una volta per tutte chi nega il nesso causale tra esposizione a i diversi cancerogeni e malattie spesso purtroppo mortali. Come anche di eliminare le differenze tra le vittime del dovere e le vittime del terrorismo.

Il Ministero della Difesa continua a negare i riconoscimenti, anche davanti a studi che continuano a confermare la correlazione tra uranio impoverito, metalli pesanti e amianto con le patologie di tanti militari, che sono simili a quelle delle popolazioni che vivono nei teatri di guerra.

Un tema ancora più attuale dopo che la guerra è tornata, nostro malgrado, in Europa. Oggi, però, non possiamo più chiudere gli occh davanti ai rischi che si corrono nelle xone del conflitto, ma anche nei luoghi in Italia destinati alle esercitazioni. I militari vanno informati e protetti per quanto possibile, senza nascondere gli ulteriori pericoli che si incontrano durante le missioni. Se è necessario risarcire chi si è già ammalato, è ancora più importante non commettere gli stessi errori del passato.

Guerra e pace: convegno in Campidoglio, ospiti ed esperti

All’incontro interverrò con il colonnello dell’Esercito Carlo Calcagni, che porta avanti ogni giorno la sua battaglia contro 24 metalli pesanti presenti nel suo organismo dopo aver partecipato ai conflitti in Bosnia Erzegovina. E ancora il Dott. Pasquale Montilla, che ha in cura, oltre a Calcagni, tanti altri militari contaminati. L’architetto e generale dei carabinieri Giampiero Cardillo. E ancora il giudice di Cassazione, Nicola De Marinis. Che farà il punto sulle ultime sentenze che confermano il diritto delle vittime del dovere al risarcimento per i danni subiti.

Il dibattito sarà sostenuto dagli interventi del professore di Diritto del Lavoro, Fabrizio Proietti. E dal presidente del Comitato nazionale Fair Play, Ruggero Alcanterini.

L’ingresso è gratuito. Chi non potrà recarsi personalmente al convegno potrà, lo stesso, seguire la diretta sul canale Facebook dell’Ona, al link https://fb.me/e/4nYuNLYgK.