25.6 C
Rome
sabato, Settembre 19, 2026
Home Blog Page 215

I materiali sostitutivi dell’amianto

materiali sostitutivi amianto
gru, lavori in corso, materiali sostitutivi amianto

Per circa un secolo, con un picco negli anni ’60 e ’70, l’amianto è stato utilizzato per le sue caratteristiche. È, infatti, resistente al fuoco e un perfetto isolante per i rumori. Purtroppo, però, con gli anni è stato sempre più evidente a tutti come sia altamente cancerogeno e provochi mesotelioma e tanti altri tumori, come quello del polmone. Per questo ora vengono utilizzati materiali alternativi.

La legge del 1992 è, infatti, arrivata per metterlo al bando. Purtroppo però non ha imposto le bonifiche dei siti contaminati, permettendo che le esposizioni continuassero e così, anche le malattie asbesto correlate.

Necessità di materiali alternativi

Oltre a questo enorme problema sanitario che porta dietro di sé le sofferenze indicibili di tante famiglie che sono state colpite, c’è stato anche in questi trenta anni il problema di sostituire l’amianto con un materiale che abbia le stesse caratteristiche. Il più utilizzato dalle aziende è sicuramente il fibrocemento ecologico, realizzato con fibre di natura organica o inorganica che non sono pericolose per la salute umana. Questo per quanto riguarda il settore edile.

Non c’è però un unico materiale che, come l’amianto, possa essere utilizzato nei più svariati utilizzi. Piuttosto, a seconda delle esigenze, può essere utilizzato un sostitutivo o un altro.

Le alternative che sono state studiate negli anni sono svariate. Tra queste lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria, filamenti di vetro, altre fibre artificiali (polipropilene) o naturali (cellulosiche). Lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), ha però inserito la fibra minerale di Eironite nel Gruppo 1 (cancerogeno per l’uomo): causa, infatti, il mesotelioma maligno proprio come l’amianto.

Le fibre ceramiche refrattarie sono state classificate nel Gruppo 2B (possibilmente cancerogene per l’uomo) e nel Gruppo A2 (sospetto cancerogeno per l’uomo): possono causare fibrosi polmonare.

Le fibre aramidiche sono state, invece, classificate nel Gruppo 3: lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria, filamenti di vetro, altre fibre artificiali (polipropilene) o naturali (cellulosiche). Nel gruppo 3 rientrano quelle sostanze che non rientrano in alcuna categoria prevista. Non sono però nel gruppo 4: “Non cancerogeni per l’uomo”.

Materiali alternativi all’amianto, proprietà e vantaggi

Esistono, però, fortunatamente delle alternative sicure all’amianto. Vediamole insieme.

La schiuma di poliuretano

La schiuma di poliuretano, per esempio non è pericolosa, è economica ed efficace per isolare e sigillare. Viene utilizzata nell’arredamento, nelle calzature, in edilizia per le sue proprietà isolanti e nel settore automobilistico.

È morbida ed elastica e ha un’estrema permeabilità all’aria e all’umidità. È impiegata nelle imbottiture in particolare di materassi e guanciali. Così come per le coperture, soprattutto nelle aree esposte a calore intenso. È inoltre indicato per i rivestimenti dei sedili delle auto e per la progettazione di set cinematografici.

Il tessuto di silice amorfa

Il tessuto di silice amorfa, è particolarmente adatto al rivestimento esterno della superficie. Anche per elevatissime temperature come quelle nelle centrali termiche e nelle fonderie, perché le sue fibre non marciscono e non bruciano. È composto comunque di fibra di vetro e non è indicato per le abitazioni.

La fibra di cellulosa per le abitazioni

Per le strutture residenziali viene usato, invece, la fibra di cellulosa. Composta da cotone, pasta di legno, lino o carta sminuzzata. Il tutto viene trattato chimicamente per ridurre l’umidità e aumentare la resistenza termica. È un prodotto buono anche per l’ambiente perché si ottiene per l’85% da materiali riciclati. In questo modo si riducono anche i costi energetici.

Materiali alternativi, la farina di legno termoindurente

La farina di legno opportunamente miscelata con polimeri e resine termoindurenti e termoplastiche, danno vita a materiali innovativi, ecologici e riciclabili, utilizzabili nell’edilizia, nell’automotive, nel decking e nello stampaggio industriale. Si realizzano materiali sigillanti e isolanti, ma anche rivestimenti e materiali per l’arredo e il design, l’utilizzo delle farine di legno contribuisce ad incrementare le caratteristiche funzionali, oltre a rendere più stabile la struttura di superfici e volumi.

Il fibrocemento ecologico, l’alternativa più utilizzata

L’alternativa all’amianto più utilizzata, però, è certamente il fibrocemento ecologico. Per fibrocemento ecologico s’intende l’aggiunta di fibre, nella maggior parte dei casi polimeriche (molecole organiche), al cemento. Si ottiene così un materiale per la produzione di manufatti o impiegato in diversi casi dalle imprese di costruzione.

I manufatti in fibrocemento più conosciuti sono le lastre in fibrocemento. Tra le fibre polimeriche disponibili, le più usate nel processo produttivo del fibrocemento ecologico sono le fibre in pva, che sono monofilamentose e che, una volta disperse nel cemento, si sistemano tridimensionalmente all’interno della matrice cementizia. Donano così una maggiore resistenza contro le fessurazioni da ritiro e anche maggiore rispetto alle fibre d’amianto.

Le fibre vegetali ecologiche e riciclabili

Oltre alle fibre in pva sono impiegate anche fibre naturali di origine vegetale. Queste hanno il vantaggio di provenire da fonti rinnovabili, con costi inferiori alle fibre polimeriche e non hanno un impatto negativo sull’ambiente e sono riciclabili. Hanno buone caratteristiche meccaniche e stanno migliorando le loro caratteristiche grazie alla ricerca. Il loro impiego sarà quindi sempre più ampio nel settore edile.

Materiali alternativi, applicazioni in edilizia e industria

Il fibrocemento ecologico ha una buona parte delle caratteristiche del cemento-amianto. Ha, in più, una miglior resistenza alla flessione, è riciclabile, e ha un buon potere coibente. Inoltre, è più difficilmente aggredibile da agenti organici.

Anche come resistenza ha raggiunto un ottimo risultato. Se, infatti, le lastre eternit avevano una vita di circa 20 anni, quelle in fibrocemento ecologico raggiungono i 15 anni. Durata che potrebbe aumentare se i manufatti non fossero sottoposti a carichi gravosi e fosse effettuata la regolare manutenzione.

Il fibrocemento ecologico è utilizzato anche nella realizzazione di pavimenti industriali in calcestruzzo. Così come nella realizzazione d’intonaci in cemento fibrorinforzati. Le fibre sono aggiunte dai produttori e riducono la formazione di cavillature dell’intonaco durante l’asciugatura, e permettendo un miglior riempimento dei vuoti.

Questa capacità di ridurre le fessurazioni da ritiro è sfruttata anche nella realizzazione di rivestimenti a cappotto, nei materiali che sono impiegati durante la rasatura.

Si utilizza per le lastre sostitutive dell’eternit e per le lastre piane, ma anche per comignoli e canalette di scolo dell’acqua. Le lastre piane in fibrocemento sono destinate al rivestimento di facciate esterne o pareti interne.

Nella versione ondulata le lastre di fibrocemento ecologico sono ormai impiegate comunemente per le coperture di edifici industriali o civili.

L’alternativa all’amianto esiste

Insomma l’alternativa al cemento amianto esiste e sarebbe oggi perfetta se negli anni si fosse lavorato per cercarla e migliorarla. Invece, nonostante fosse noto che l’asbesto causa danni irreparabili al nostro organismo e gravissime malattie, le aziende hanno continuato ad utilizzarlo. Già nei primi del ’900 era evidente come gli operai a contatto con l’amianto si ammalavano in maniera maggiore alle vie respiratorie. I primi studi lo dimostrano negli anni ’40 e begli anno ’60 non era più possibile negarlo. Eppure questo è stato fatto, come spiegato meglio nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’Osservatorio nazionale amianto si batte da anni contro questa incredibile ingiustizia che ha portato alla morte di tante persone e alla sofferenza di tante famiglie. In alcuni passaggi dei lunghissimi procedimenti giudiziari portati avanti dall’avvocato Bonanni, presidente Ona, affinché i familiari delle vittime ottengano almeno ciò che spetta loro, nelle memorie delle difese, si legge che non c’erano evidenze scientifiche e che non c’erano alternative. Non è vera né l’una né l’altra affermazione.

Ora però è necessario lavorare per le bonifiche e per la prevenzione. E’ importante, infatti, evitare altre esposizioni e per questo l’Ona ha realizzato anche una App per la mappatura dei siti contaminati.

L’alternativa all’amianto già disponibile: la martinite

Se è vero, infatti che il fibrocemento ecologico sia relativamente recente, è anche vero che una società italiana realizzava un materiale isolante alternativo all’amianto. Si tratta della martinite, già disponibile alla fine dell’Ottocento sul territorio nazionale.

Aveva eccellenti proprietà isolanti e non sarebbe stato pericoloso. Tanto che all’inizio del Novecento fu utilizzata nelle navi da guerra della regia Marina italiana e, nel 1950, l’ente nazionale di certificazione navale italiano (Unav) lo autorizzò per essere utilizzato sulle porte tagliafuoco delle navi. Fu usato anche come materiale coibentante nelle centrali elettriche civili.

Avrebbe potuto essere utilizzata al posto dell’amianto e risparmiare tante vittime, tanto dolore e anche conseguenze economiche, se solo si pensa alle spese sanitarie e a quelle risarcitorie. Invece la società proprietaria del brevetto, Manifatture Martiny, fallì nel 1986 dopo essere stata sopraffatta dalle multinazionali che producevano amianto. Il resto è storia.

Salerno, scoperto laboratorio del doping

carabinieri nas salerno antidoping
carabinieri nas salerno antidoping

I carabinieri del Nas hanno scoperto e sequestrato un laboratorio del doping a Salerno. Due persone del posto sono finite in manette ed altrettante sono state le perquisizioni. Colti in flagranza di reato, entrambi gli arrestati sono ora rinchiusi nel carcere di Salerno.

A condurre l’operazione, il Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma, coadiuvato dai militari del Comando Provinciale di Salerno e del Comando Compagnia di Agropoli (Salerno).

Lunga l’attività di indagine che ha portato agli arresti ed alla scoperta del laboratorio delle sostanze dopanti. Osservazioni, pedinamenti, intercettazioni. A coordinarla, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini.

Laboratorio del doping in un casolare vicino Salerno

Il laboratorio del doping era stato allestito in una zona rurale vicino Salerno, all’interno di un edificio ed era diventato una vera e propria fabbrica. Qui avveniva clandestinamente la produzione, la miscelazione ed il confezionamento di potenti sostanze dopanti, anche ad effetto stupefacente.

Il fabbricato aveva visto l’allestimento di presse, macchine incapsulatrici e conta-compresse, nonché miscelatori e persino strumentazione per l’etichettatura.

Maxi sequestro operato dai carabinieri del Nas

I carabinieri del Nas hanno anche operato un maxi sequestro. Hanno rinvenuto, infatti:

  • ben 400 chilogrammi di principi attivi di sostanze anabolizzanti di varia natura: nel laboratorio c’erano infatti steroidi, ormoni della crescita e stimolanti;
  • 20 kg di efedrina, precursore della sostanza stupefacente sintetica “metamfetamina”;
  • 4 kg di sibutramina, sostanza dopante nonché anoressizzante bandito dal commercio europeo dal 2010 per l’elevato grado di tossicità e che aveva causato diffuse reazioni avverse nei consumatori;
  • 61 confezioni di nandrolone, sostanza anabolizzante e stupefacente vietata dal DPR 309/90;
  • 26 flaconi di GHB, cosiddetta “droga dello stupro”;
  • 300 kg di eccipienti e coloranti, funzionali alla produzione finale delle sostanze.

Il precedente: operazione nella Repubblica di San Marino

Doping in palestra

Gli ingentissimi volumi di sostanze rinvenuti e la complessità tecnologica del laboratorio hanno determinato la necessità di un intervento di personale specializzato del RIS di Roma per la campionatura delle sostanze e la doverosa messa in sicurezza dei luoghi sottoposti a sequestro” – hanno specificato i carabinieri in una nota.

Il risultato conseguito costituisce un’ulteriore prosecuzione delle operazioni già compiute il 17 dicembre 2022 su tutto il territorio nazionale e nella Repubblica di San Marino, dove l’azione sinergica attivata tra i Carabinieri del Reparto Operativo del NAS e il personale della Gendarmeria Sammarinese (…) aveva già permesso di individuare un primo magazzino illegale utilizzato per lo stoccaggio e la successiva vendita, in Italia e all’estero, di sostanze farmacologicamente attive ad azione dopante e stupefacente“.

Bari, amianto per realizzare strade: 2 imprenditori indagati

imprenditori, strada di cemento
imprenditori, strada di cemento

L’utilizzo dell’amianto è vietato in Italia da oltre trenta anni. Non solo, il suo smaltimento deve essere eseguito seguendo una particolare normativa perché si tratta di un rifiuto pericoloso, dannoso per l’ambiente e per la salute umana. Non avrebbero fatto così due imprenditori nel barese.

Imprenditori usano materiali in amianto per la strada

I costruttori avrebbero ignorato tutto questo, e anche le tantissime vittime dell’amianto, utilizzando i materiali di scarto contenente il materiale killer per realizzare alcuni tratti di strada. In particolare per il “rilevato stradale”: i cumuli di terra, limitati lateralmente da scarpate dotate di una certa pendenza o da muri di sostegno o di controripa. Sulla sommità di questi cumuli sorge poi la strada vera e propria.

Indagini del Noe di Bari: imprenditori indagati

Secondo gli investigatori dei carabinieri del Noe di Bari i 2 indagati avrebbero smaltito in questo modo 7mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, tra cui anche amianto. Si sarebbero accordati per utilizzarli “come riempimento del manto stradale” scrivendo nelle attestazioni che si trattava di “riciclato stabilizzato“.

A loro carico sono stati ipotizzati, nell’ambito dell’inchiesta “Retta via”, i reati di inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture e discarica abusiva. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari ha disposto nei loro confronti una misura preventiva. Il divieto dell’esercizio di attività d’impresa o di ricoprire uffici direttivi per un anno.

Il Noe sequestra un tratto di 800 metri

I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno anche sequestrato un tratto di circa 800 metri sul totale dell’opera (3,5 chilometri). Parliamo del tratto ideato per collegare la strada provinciale 92 Bitritto-Modugno e la provinciale 224 delle Puglie. La Città Metropolitana di Bari, come riporta l’Ansa, in seguito ai primi accertamenti, anche dell’Arpa Puglia, ha ordinato cautelativamente la sospensione dei lavori e la messa in sicurezza del cantiere.

Imprenditori avrebbero risparmiato 4,5 mln di euro

Violando le norme sul corretto smaltimento dei rifiuti e sulla tutela dell’ambiente i due imprenditori avrebbero risparmiato, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, ben 4,5 milioni di euro. Hanno falsato così la concorrenza con le aziende che, invece, rispettano la legge. E causato un serio pericolo per la salute pubblica. Gli operai hanno e avrebbero continuato ad essere esposti all’amianto, probabilmente senza esserne a conoscenza.

Le fibre di questo minerale causano diverse malattie. Tra queste il mesotelioma e il tumore del polmone. Così come l’asbestosi e tanti altri tumori asbesto correlati. Lo spiega il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’Inail registra nel VII Rapporto ReNaM anche i casi di mesotelioma dal 1992, anno della messa al bando del minerale.

I dati però sono incompleti, sia per la difficoltà, fino a non troppi anni fa, di diagnosticare il mesotelioma. Ma anche perché alcuni uffici preposti hanno interrotto negli ultimi anni la loro attività. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, per questo insiste con le bonifiche dei siti contaminati e ha fatto realizzare anche una App apposita per le mappature. Per questo, davanti alla sofferenza di tante famiglie che hanno perso i propri cari per la fibra killer, questi tipi di reati sono ancora più gravi.

Malato a causa dell’amianto, Inps dovrà riconoscere la pensione

malato placche pleuriche

Nonostante abbia lavorato per anni a contatto con l’amianto e sia malato di placche pleuriche, patologia asbesto correlata, Fabio Pastorelli si è dovuto rivolgere all’Osservatorio nazionale amianto per ottenere il prepensionamento.

Malato per l’amianto, Inps condannata al prepensionamento

Ora, dopo anni dalla diagnosi della malattia, arrivata nel 2014, il Tribunale di Firenze ha condannato l’Inps a concedere ad un addetto agli impianti di manutenzione Enel, di Castel del Piano e residente in provincia di Siena, i benefici amianto. L’uomo potrà andare in pensione prima del tempo previsto proprio per la sua malattia.

L’Inps aveva rigettato la domanda e così Pastorelli si era rivolto all’Ona e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco delle vittime amianto. La legge prevede che chi è stato esposto al terribile asbesto durante la via lavorativa e abbia contratto una qualsiasi patologia legata a questo minerale possa andare in pensione prima, secondo un calcolo stabilito. L’Inps, però, continua a rigettare le richieste e per ottenere i benefici è necessario un procedimento giudiziario che può durare anni.

Il manutentore meccanico esposto ad asbesto in impianti Enel

Per Pastorelli sono trascorsi 9 anni dalla scoperta della patologia e in tutto questo tempo non ha potuto godere dei benefici amianto. Nonostante ne avesse il diritto. Durante il procedimento l’avvocato Bonanni è riuscito a dimostrare che l’operaio ha lavorato venendo a contatto con l’amianto. Senza avere a disposizione dispositivi di protezione tipo tute speciali o mascherine. Sia quale addetto presso gli impianti di perforazione dal 1991, sia quale manutentore meccanico presso centrali geotermiche dal 1999 in poi.

Negli impianti di perforazione ha respirato le polveri dei ferodi dei freni e in occasione della rottura della coibentazione. Nelle centrali geotermiche, invece, durante la riparazione della coibentazione delle tubazioni delle valvole o delle turbine.

Il giudice Tommaso Maria Gualano ha inoltre spiegato che “il beneficio contributivo in esame consegue all’accertamento di una qualsiasi malattia correlata all’asbesto”. Così ha disposto che l’Inps rivaluti il periodo contributivo dal giugno 1991. Vale a dire da quando è iniziato il rapporto di lavoro con Enel.

Cormons, stop alla demolizione dell’ecomostro: c’è l’amianto

natison scavi, caterpillar, Cormons demolizione
natison scavi, caterpillar, Cormons demolizione

Fermi i lavori di abbattimento del cavalcavia, parte dell’ecomostro sulla strada regionale 56, a Cormons. C’è il sospetto della presenza di amianto. In questi ultimi anni è sempre più diffusa la consapevolezza del pericolo che l’amianto possa rappresentare per la salute umana. E anche nei cantieri l’attenzione è, fortunatamente, sempre più alta.

Cormons, possibile amianto nel cavalcavia: esami di Asugi

L’asbesto presente potrebbe essere in minima quantità, ma l’amministrazione ha voluto comunque chiudere temporaneamente il cantiere per accertamenti. Gli esami sul materiale saranno effettuati dalla Asugi (Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina). Ci vorrà qualche giorno per avere i risultati. Non solo, gli operai della ditta che si sta occupando dei lavori hanno anche posizionato dei teli sul materiale già demolito e una speciale materiale colloso di colore rosa per evitare aerodispersione delle fibre.

Il sindaco, Roberto Felcaro, ha tranquillizzato i residenti. La quantità di amianto sarebbe minima, ma comunque sono state prese tutte le misure precauzionali per evitare esposizioni.

Cormons, lavori di demolizione già al 60%

L’amministrazione comunale di Cormons sta portando avanti i lavori di demolizione su delega della Regione Friuli Venezia Giulia. In sinergia con la Regione il Comune si occuperà di tutte le misure necessarie. La Direzione lavori formulerà un piano degli interventi per realizzare comunque la demolizione, considerando l’eventuale presenza di amianto.

I lavori sono, comunque, già a buon punto. Il cantiere è stato, infatti, aperto il 6 maggio scorso e già è stato realizzato il 60% della demolizione.

Principio di precauzione da seguire sempre

Il modus operandi trova il plauso anche dell’Osservatorio nazionale amianto e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. È, infatti, fondamentale la massima precauzione quando si parla di asbesto e utilizzare il principio di precauzione. Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, ha ripercorso il fenomeno in Italia.

I decessi per mesotelioma (causati esclusivamente dall’amianto), sono registrati nel VII Rapporto ReNaM. Sono però numeri sottostimati. L’Ona stima, infatti, soltanto nel 2022, circa 7mila vittime. Le patologie asbesto correlate sono, infatti, diverse. Tra queste anche il tumore del polmone e tante altre neoplasie.