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martedì, Agosto 9, 2022

Cardillo (ONA): “Non abbiamo sufficiente timore dell’amianto”

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“Abbiamo sufficiente timore dell’amianto?”. È stata questa la domanda con cui il Generale dei Carabinieri e Architetto, ora in pensione, Giampiero Cardillo, ha iniziato il suo intervento nel convegno dello scorso 28 luglio: “Amianto, ambiente e salute: per Roma Capitale d’Europa”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presso la Sala Laudato del Campidoglio.   

L’evento, fortemente voluto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha riportato l’attenzione sui numerosissimi siti contaminati dall’asbesto nella Città eterna. 
Siti che non vengono bonificati da decenni per un coacervo di ragioni tecniche, burocratiche, istituzionali, finanziarie e legislative che riguardano tutta la Penisola, come ha tentato di riassumere nel suo breve intervento il Generale Cardillo, componente della Commissione Amianto del Ministero dellAmbiente e del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Ona.

Determinante la coscienza del pericolo

“Il mio interesse per la guerra all’amianto è duplice: come persona e come cittadino impegnato nell’ONA”. Così ha esordito poi al telefono mentre approfondiva il suo ragionamento. “ Infatti anche io sono stato a contatto con l’amianto per oltre 20 anni, come tecnico di impiantistica anche termica, dove l’amianto prima del ’92 era considerato finanche essenziale per la sicurezza sia dell’impianto, che degli operatori. Soltanto entrando per ispezionare una grande centrale termica si era esposti alla fibra killer: tutte le coibentazioni, ad esempio, ne erano colme”.

E soggiunge: “La coscienza diffusa del pericolo legato a questo minerale, usato in centinaia di vari prodotti anche domestici, è determinante per poterlo combattere.

Se manca il giusto timore tra i cittadini, vuol dire che oltre 7000 morti l’anno non raggiungono la soglia necessaria perché si formi un movimento di opinione efficace a indurre Istituzioni, organizzazioni private e pubbliche a produrre risultati concreti. Si pensi, poi, che se, per incanto, dovesse sparire oggi tutto l’amianto dal mondo, per altri 40 anni ci sarebbero morti per essere stati in passato esposti alle sue fibre. Così lungo è il ‘tempo di latenza’ dei devastati effetti dell’esposizione a quelle fibre invisibili.

Ma sanno tutti che investire nel lungo e lunghissimo periodo è diventato un fantasma sia in ambito pubblico, che privato, ma soprattutto in politica”.

Lo stimolo popolare è ancora troppo debole

“In sostanza – argomenta Cardillo – se lo stimolo popolare è ancora troppo debole sulla questione, le istituzioni non sono stimolate a organizzarsi a sufficienza. Poi, se non c’è timore, non c’è interesse per la conoscenza del fenomeno: perciò siamo stati capaci di accantonare manufatti contenenti amianto persino nelle nostre cantine (vecchi apparecchi, fili elettrici, scatoloni, tessuti protettivi, vecchi giocattoli, etc). Per non parlare dei condomini”. E avverte: “I micro-giacimenti di amianto sono molte centinaia di migliaia. Senza l’interesse  di ciascuno di noi è impossibile distruggerlo, ovunque, in sicurezza. Ho il sospetto che, ma spero di sbagliare, si abbia più paura delle conseguenze burocratiche e finanziarie di un micro-ritrovamento da rendere noto alle autoritá, che del danno che si potrebbe subire dall’inalazione/ingestione dell’amianto!”. 

Il Generale ha poi affrontato la questione da un altro punto di vista: “Lo Stato non può limitarsi a disporre il divieto di utilizzo dell’amianto, ma deve dare al cittadino la possibilità, gli strumenti facilmente praticabili e agevolazioni adeguate per rimuoverlo. 
Negli incontri con le Istituzioni che abbiamo avuto come ONA, non si rileva l’interesse o la possibilità concreta istituzionale a costituire una costosissima efficace filiera certa e trasparente per distruggerlo, non solo per accantonarlo o a trattarlo sul posto in modeste quantità, rispetto ai “giacimenti” grandi, medi, piccoli e micro che incombono sulle nostre vite”.

E allora che cosa si può fare?

“Quello che hanno fatto i tedeschi nella Ruhr. Non c’è altra strada per i grandi territori inquinati anche dall’Amianto. Hanno bonificato in dieci anni un territorio grande come una nostra media regione, senza esborso sostanziale di denaro pubblico, ma producendo progetti privati che hanno trascinato verso la Rigenerazione e lo Sviluppo una terra disastrata da cento anni. Istituzioni funzionanti e superbe!

Timore dell’amianto, associare l’obiettivo con altri più specifici

Associare l’obiettivo amianto all’obiettivo bonifica è perciò una prima idea necessaria. E associare  l’obiettivo bonifica alla rigenerazione territoriale di vaste aree (i nostri SIN e SIR) è l’idea conseguente di più alto profilo, certo la più ardua per noi italiani.

Potremmo però almeno saper associare l’obiettivo amianto ad altri obiettivi più specifici, come avvenne per incentivare il fotovoltaico sui tetti privati. Laddove ci fosse stato amianto, la bonifica veniva assistita e premiata sia dal punto di vista burocratico che sostanziale. Abbiamo avuto l’occasione (perlopiú persa) del PNRR per eliminare le perdite colossali dei nostri impianti idrici. Moltissime condotte che perdono un mare d’acqua sono in cemento-amianto. Con le provvidenze EU e di bilancio previste avremmo potuto eliminare surrettiziamente due problemi: le perdite e l’amianto che ingeriamo pericolosamente.

Ma per fare anche solo questo occorrono forze pubbliche e private che sappiano e possano progettare e amministrare bene e con celerità.

Per concludere, se i cittadini non hanno un giusto timore dell’amianto tanto da scendere in piazza e reclamare una soluzione, non resta che associare la liberazione dall’amianto ad altri obiettivi finanziati abbondantemente. Come lo Sviluppo di terre compromesse, o, più in piccolo, bonifiche per migliorare solidarmente il funzionamento di alcuni specifici beni e servizi. E se le nostre Istituzioni non sono capaci, in un virtuoso moto sussidiario verso l’alto, dovremmo almeno saper suscitare Grandi Progetti Federali Europei che sappiano fare ciò che a noi italiani non è dato, sic rebus stantibus, rispetto all’efficacia e all’efficienza delle nostre istituzioni pubbliche e private”.

L’ONA e Fare Rete insieme per un progetto sperimentale

E aggiunge: “E poi lavorare su piccoli territori, uno alla volta, per ottenere risultati concreti. Come ha ben fatto il Commissario alle piccole bonifiche, il Gen. Giuseppe Vadalá, mio illustre collega. L’Ona e Fare Rete Bene Comune di Rosapia Farese, a Roma, sta pensando a un progetto sperimentale che partirà, per il momento, in un solo municipio. Insieme andremo anche all’interno dei condomini per sensibilizzare le persone. Vogliamo prima di tutto informare. E poi, con una serie di assemblee, speriamo assai partecipate, vogliamo dare ai cittadini la possibilità di entrare a contatto con le amministrazioni e capire come muoversi. Quali siano i costi e quali le opportunità e poi discutere con le Autoritá preposte circa le criticità che emergeranno. Forse il sistema è anche questo: partire da un piccolo progetto, raggiungere risultati tangibili e magari poi, con l’interesse della stampa, ampliarlo a territori sempre più vasti”. 

Timore dell’amianto: sensibilizzare i condomini e gli esercenti

“E poi lavorare su piccoli territori alla volta, per ottenere risultati concreti. L’Ona e l’associazione Fare Rete Bene Comune di Rosa Pia Farese, a Roma sta pensando a un progetto che partirà, per il momento, in un solo municipio contro il timore dell’amianto. Insieme andremo all’interno dei condomini per sensibilizzare le persone. Vogliamo prima di tutto far passare il messaggio che non bisogna aver paura che qualcuno scopra l’amianto nei nostri edifici, bisogna avere paura dell’amianto. E poi, con una serie di assemblee, vogliamo dare ai cittadini la possibilità di entrare a contatto con le amministrazioni e capire come muoversi. Quali sono i costi e quali le opportunità e poi discutere con le autorità delle criticità che emergono. Forse il sistema è questo: partire da un piccolo progetto, raggiungere risultati tangibili e magari poi, con l’interesse della stampa, ampliarlo a territori sempre più vasti”.

“Purtroppo – ha concluso Cardillo – all’interno delle istituzioni i progettisti sono pochi e difficilmente riescono a lavorare a nuovi progetti e a seguirli in modo adeguato, per i problemi che l’amministrazione pubblica si porta dietro da tempo, come mancanza di personale e di meritocrazia. Allora forse partire dal basso può essere una possibilità e uno stimolo”.

L’amianto, come da oltre 20 anni denuncia l’Ona, causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Tra queste il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e altre ancora. Il tempo di latenza pò raggiungere anche i 40 – 50 anni e quindi ci si ammala oggi per esposizioni all’amianto di decenni prima. L’avvocato Bonanni ha ben delineato il fenomeno nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I casi di mesotelioma nella Penisola sono invece registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

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