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Torino, parte la bonifica dell’amianto del palazzo Rai

palazzo Rai Torino
palazzo Rai Torino

Parte la bonifica dall’amianto nel palazzo Rai di Torino. La vecchia proprietà aveva abbandonato il grattacielo per spostarsi in una nuova sede. Per anni nessuno ha voluto acquistarlo, proprio per l’ingente costo da destinare alla bonifica.

Nel palazzo Rai ancora 1000 tonnellate di amianto

Soltanto nel 2021 l’Ipi, una società immobiliare con sede a Torino, ha deciso di inserirlo tra le sue proprietà per dargli una nuova chance. Così com’è, infatti, l’edificio non può essere utilizzato. La Rai lo ha costruito negli anni ’60 e si stima che all’interno ci siano almeno 1000 tonnellate di materiali con asbesto. Tutto dovrà essere rimosso e smaltito. Poi sarà completamente ristrutturato.

Un’operazione che soltanto per l’acquisto è costata, all’agenzia che gestisce 25mila immobili in tutta Italia, 8,1 milioni di euro. La bonifica, invece, 12 milioni. Quattro società si occuperanno di rimuovere tutti i materiali in amianto, una di trasportarlo e, infine, l’ultima di smaltirlo.

Palazzo Rai, per la bonifica 2 centraline rileva fibre

Durante il periodo di apertura del cantiere saranno installate due centraline per la misurazione delle fibre. Questo per evitare pericoli sia per gli addetti ai lavori che per i residenti. Precauzioni necessarie vista la pericolosità del materiale.

L’amianto, utilizzato moltissimo negli anni ’60 e ’70 per le sue caratteristiche ignifughe e fonoassorbenti è ora vietato. La legge 257 lo ha messo al bando nel 1992. Causa infatti mesotelioma, vari tumori, asbestosi e diverse patologie asbesto correlate. Il VII rapporto ReNaM raccoglie i casi di mesotelioma, ma l’Osservatorio nazionale amianto ha stimato almeno 7mila vittime soltanto nel 2022 nella Penisola.

La strage silenziosa, come è stata chiamata dalle famiglie delle persone colpite, spesso abbandonate, continua perché i siti contaminati non sono ancora stati bonificati. In molti sono ancora, loro malgrado, esposti. Come spiega il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, l’unico modo per vitare nuove esposizioni sono le bonifiche e i costi sono inferiori rispetto a quelli sanitari e sociali spesi per la questione amianto. Intanto per aggiornare la mappatura è possibile segnalare nella App dell’Ona i siti contaminati.

L’immobile ospiterà uffici e punti di ristorazione

La società immobiliare è ancora indecisa sulla destinazione dell’immobile. Non è adatto a zona residenziale, a non ospiterà soltanto uffici. Potrebbero nascere all’interno un albergo, punti di ristorazione e meeting room.

Sostenibilità ed eccellenza nell’evento della E-Novation

Montecarlo Bonanni Lucidi
Montecarlo Bonanni Lucidi

Grande appuntamento con la sostenibilità oggi, 24 maggio 2023, con il convegno “Sustainability and excellence EuroMed awards”. L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione E-Novation e il suo presidente, il giornalista Massimo Lucidi e dall’Osservatorio nazionale amianto, e dal suo presidente l’avvocato Ezio Bonanni.

Sostenibilità ed eccellenza con E-Novatione e Ona

La Fondazione E-Novation ha portato gli ospiti in una location da fiaba. Nella tenuta della stilista e nobildonna monegasca Sylvia Sermenghi al Domaine Palladium di Montecarlo. Sermenghi ha applicato alla moda il principio della tutela della salute. Utilizzando solo prodotti naturali ed evitando tutti i prodotti sintetici, alcuni dei quali pericolosi.

L’occasione per ragionare su un modello unico di sostenibilità è stata la 76esima edizione del Festival di Cannes. In gara film italiani, tra cui quelli di Bellocchio e di Moretti, che trattano temi attuali e portano anche in questo settore l’eccellenza italiana in tutto il mondo. In questo contesto è fondamentale sottolineare ancora che esiste un modello unico di sostenibilità ed eccellenza italiana, una via italiana alla sostenibilità che merita di essere conosciuta, difesa e valorizzata.

Bonanni: In ogni attività valutare rischi salute e ambiente

Anche Bonanni lo ha spiegato bene: “Bisogna valutare qualsiasi attività e qualsiasi produzione prevedendo eventuali rischi e applicando il principio della tutela della salute”. “La lotta all’amianto portata avanti in questi anni dall’Ona – ha aggiunto Lucidi – si pone come best practice. Anche all’estero e come esempio da seguire in tanti altri settori. È necessario adottare una soluzione eco-sostenibile per le proprie attività. Affinché tutti possano aspirare ad uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente. Senza dimenticare che l’ambiente non è costituito solo dalle piante e dagli elementi come acqua, aria, fuoco, terra. L’ambiente è anche costituito dall’essere umano. Motivo per cui, rispettare l’ambiente significa, innanzitutto, rispettare sé stessi”.

Ospiti d’eccezione in una location da favola

Con la Fondazione E-Novation e l’Ona anche il Monaco Yacht Club – ospite del primo evento previsto per il 23 di maggio e il giornale dell’Unesco: The map report. Così come molti giornalisti francesi, spagnoli e turchi. Documenteranno queste giornate dedicate all’ecosostenibilità e al benessere. Bonanni, durante l’evento, ha premiato con una targa proprio la direttrice dello Yacht Club de Monaco, Claudia Batthyany.

Durante una pausa dai lavori lo chef Toto Di Petru i’NToni ha deliziato i presenti con piatti realizzati con prodotti tipici calabresi. Un’altra eccellenza italiana che mette tutti d’accordo, questa volta, a tavola.

Amianto nella Marina, ministeri condannati a risarcire vedova

Antonio Ballini con il figlio Marco
Antonio Ballini con il figlio Marco

La Corte di Appello di Firenze ha confermato la condanna dei ministeri dell’Interno e della Difesa a riconoscere Antonio Ballini, che aveva svolto il servizio di leva presso la Marina Militare, vittima del dovere. Così come a risarcire la vedova.

Vittima del dovere, alla vedova rendita mensile

L’uomo, di Monte Argentario, è morto all’età di 69 anni, per un mesotelioma pleurico dovuto all’amianto. Per questo la vedova e il figlio si erano rivolti all’Osservatorio nazionale amianto e all’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere giustizia. E in primo grado la moglie, Delfina Lucignani, aveva ottenuto una rendita mensile. I ministeri avevano presentato appello contro la sentenza 99/2022 del Tribunale di Grosseto, che aveva riconosciuto l’uomo vittima del dovere, e aveva disposto il pagamento degli assegni vitalizi e della speciale elargizione alla vedova.

Ballini, durante il servizio militare, tra il 1965 e il 1967, è stato impiegato su navi militari, sia in attività di manutenzione che di conduzione, con diretta manipolazione di componenti contenenti amianto. In particolare ha lavorato sulla motovedetta CP227, risalente agli anni ’60 dove venivano usati materiali con asbesto. La sua attività consisteva nell’armamento di mezzi nautici, nella cura dei materiali e dei mezzi e nella manutenzione degli stessi, nello svolgimento di servizi di coperta, di comunicazione e di banchina presso la Capitaneria di Porto di La Spezia e di Civitavecchia.

Amianto: esposizione remota ha una valenza maggiore

Nella sentenza di primo grado il giudice ha sottolineato come “l’esposizione ad amianto del Ballini sia avvenuta in occasione dello svolgimento di attività di servizio” e soprattutto che “l’esposizione remota ha una valenza maggiore rispetto alle esposizioni successive”.

Gli studi attribuiscono, infatti, maggiori livelli di rischio alle esposizioni precoci rispetto a quelle intervenute in età successiva. Ballini, dopo il servizio di leva, aveva lavorato per 25 anni nel cantiere navale di Porto Ercole. Qui era stato sicuramente esposto all’amianto. Questo però non è stato motivo di accoglimento del ricorso dei ministeri. La Corte d’Appello ha spiegato che l’esposizione nel periodo del servizio militare si pone come “concausa” della malattia. E ha ricordato un lavoro dell’Inail dell’8 novembre del 2012.

In questo documento viene affermato che “una volta che sia innescato il processo che irreversibilmente conduce alla manifestazione della malattia, ogni esposizione successiva non ha effetto. Il tempo trascorso dall’esposizione assegna un peso maggiore alle esposizioni più remote”. Neanche il fumo di sigaretta è stato considerato. Il fumo, infatti, porterebbe ad un aumento esponenziale del rischio di sviluppare tumori ai polmoni. Invece “per i mesoteliomi… non sembra esservi alcuna interazione”.

Giustizia per la vedova, ma non per il figlio non a carico

Anche in questo caso, purtroppo, è stato rigettato il ricorso del figlio di Antonio Ballini, Marco. L’uomo chiedeva gli stessi benefici della madre. Quando il padre è venuto a mancare, però, aveva 40 anni, non era a carico del genitore e non ne ha diritto. Almeno secondo l’ultimo orientamento della Corte di Cassazione. “Una discriminazione – continua ad insistere l’avvocato Bonanni – che non tiene conto delle sofferenze degli orfani non a carico”.

Metalli pesanti trovati per la prima volta nel liquido seminale

Sarajevo metalli pesanti
Sarajevo, bianco e nero, metalli pesanti

Per la prima volta si documenta la presenza di metalli pesanti nel liquido seminale di alcuni militari impiegati nelle missioni di pace nella ex Bosnia-Erzegovina. Uno dei pazienti, in particolare, ha contratto una neoplasia testicolare ed è stato sottoposto a trattamento presso l’Università degli studi Federico II di Napoli.

Si sottostima la potenza degli effetti drammatici dei metalli pesanti e il loro rischio. Invece sono causa di diverse neoplasie, come dimostrano le tante vittime del dovere. Anche se i dati a disposizione che documentino i numeri reali di malattie e decessi sono ancora incompleti.

Metalli pesanti nel liquido seminale dei militari missionari

Il risultato è stato possibile grazie al progetto Biology system contamined (Project Elysium), coordinato dall’oncologo Pasquale Montilla, consulente scientifico dell’Osservatorio nazionale amianto, e voluto dal presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni. L’Ona, infatti, da tempo affianca la ricerca delle neoplasie causate dall’amianto e da altri agenti cancerogeni, tra cui metalli pesanti e uranio impoverito.

L’oncologo Pasquale Montilla

“Finora – ci ha spiegato il dottor Montilla – gli esami tossicologici li abbiamo effettuati su urine, sangue e sul liquor midollare. Con il risultato ottenuto sul liquido seminale abbiamo dimostrato un accumulo di metalli tossici su tutti i sistemi biologici. Grazie a questo risultato possiamo valutare di monitorare in questo modo i pazienti che hanno subito accumulo di metalli, con esami evidentemente non invasivi ed essere più tempestivi nelle cure di chi subisce patologie oncologiche, ma anche nelle cure di decontaminazione”.

Sottufficiale contaminato, è stato in Bosnia e Afghanistan

Il militare, che ha svolto servizio in ambienti bombardati dalla Nato, è stato in particolare nell’ex ospedale pediatrico di Zetra di Sarajevo, sede del comando, nel 1996. Area sottoposta a bombardamento con uranio impoverito. Poi anche in Afghanistan nel 2013.

Oltre al tumore ai testicoli ha contratto anche una seconda neoplasia vescicale. Nel liquido seminale sono stati trovati livelli elevatissimi di cromo, tungsteno, piombo, arsenico, tallio, cadmio, nichel, zinco, stagno, rame e manganese. Dovuti evidentemente ad una esposizione professionale. È ormai noto, infatti, che i teatri di guerra siano contaminati e che molti veterani sviluppano neoplasie.

Il sottufficiale dell’Esercito, 49 anni, è stato impiegato come conduttore di automezzi e ha partecipato alle attività di bonifica di esplosivi con il nucleo artificieri della brigata Folgore, venendo così a contatto con i più disparati elementi cancerogeni. “Tutte queste sostanze cancerogene messe insieme – ha spiegato Montilla – determinano un rischio maggiore di incidente classico neoplastico, la classica ‘nube tossica oncogena’ che determina infine i tumori”.

Confermato nesso di causalità tra malattie ed esposizione

“I risultati di questi esami – ha aggiunto Montilla – confermano come l’esposizione e l’accumulo di agenti chimici di produzione militare e cancerogeni inducano il rischio diretto ed esclusivo per lo sviluppo di neoplasie testicolari da esposizione professionale militare.

Sussiste, quindi, un nesso di casualità tra le malattie contratte e l’esposizione ai metalli pesanti presenti nei teatri di guerra. La ricerca su biomarcatori tossici effettuato su matrice liquido seminale dei militari missionari è presente anche in quantità tali da superare fino a 100 volte i limiti massimi dell’intervallo tossico tollerabile dalla specie umana.

Le matrici biologiche esaminate hanno mostrato un iperaccumulo di metalli pesanti. Per qualità sono identici a quelli rinvenuti nei campioni di suolo e falde acquifere dalle indagini condotte dagli esperti dell’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) dei territori bombardati. Tale approccio – ha concluso Montilla – potrebbe essere indicativo di screening mirati. Ma anche di un possibile approccio clinico tossicologico”.

Castelsardo, Noe sequestra ex orfanotrofio: rifiuti e amianto

Castelsardo, ex orfanotrofio
Castelsardo, ex orfanotrofio

I carabinieri del Noe di Sassari hanno sequestrato ieri l’ex orfanotrofio Sacro Cuore a Castelsardo, in Sardegna. La struttura che prima ospitava, appunto, i bimbi di cui nessuno poteva occuparsi, è diventato poi punto di riferimento di colonie estive, si trova sulla spiaggia Ampurias, nella frazione di Lu Bagnu.

Sigilli all’ex orfanotrofio di Castelsardo

L’edificio, fortemente deteriorato, è un covo di rifiuti e di amianto ed è pericolante. Un problema per l’incolumità di cittadini e turisti. Per questo sono stati apposti i sigilli. I carabinieri del Nucleo operativo ed ecologico hanno limitato l’area e a nessuno ora è consentito entrare.

Nell’edificio erano rimasti ancora i letti dei bambini che vi abitavano, così come i mobili e cose di poco valore e negli anni è diventato rifugio di senza tetto che, non sapendolo, sono rimasti esposti anche all’amianto. Un pericolo per la salute, perché i materiali in asbesto così rovinati rilasciano nell’aria le terribili fibre del minerale. Queste causano infezioni e alla lunga tumori come il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.

Amianto, fondamentali le bonifiche

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, insistono per le bonifiche. Per fermare le esposizioni e le nuove malattie è fondamentale rimuovere i materiali con amianto e smaltirli in discariche ad hoc. Le bonifiche in Italia, come si può leggere ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, sono però, in forte ritardo. Non c’è neanche una mappatura puntuale dei siti contaminati. L’Ona ha realizzato anche una App con la quale i cittadini possono segnalare luoghi con presenza del minerale. Ognuno può fare la propria parte per liberare l’ambiente da sostanze nocive e cancerogene.

Castelsardo parte dell’operazione “Sardegna bella”

L’operazione a Castelsardo rientra nell’operazione “Sardegna bella”. Si tratta di un progetto investigativo contro gli ecomostri presenti sulla costa nord dell’isola, ideato dal Noe di Sassari e approvato dal comando di Roma e dal ministero dell’Ambiente. L’obiettivo è quello di monitorare e liberare il territorio da edifici abbandonati e covo di disperati e di materiali di ogni tipo, per rendere l’isola ancora più bella e sicura.

Nel marzo scorso, sempre nell’ambito di questa mai operazione, il Noe aveva sequestrato una struttura fatiscente sulla spiaggia di Platamona. Un posto incantevole, sporcato però, dall’amianto. Si trattava di un piccolo chiosco con la copertura in eternit.