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Napoli, scoperta gestione abusiva rifiuti pericolosi

Rifiuti pericolosi, Napoli
Rifiuti pericolosi, Napoli, scoperta gestione abusiva rifiuti pericolosi

Diventa sempre più difficile gestire lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, soprattutto di fronte a situazioni create abusivamente. È quello che si è verificato nella regione Campania. Più precisamente a Napoli, nei giorni scorsi, gli organi competenti hanno condotto un’indagine a seguito di diverse segnalazioni di un’area di smaltimento destinata a rifiuti pericolosi che non rispettava le normative di legge.

Rifiuti pericolosi
Rifiuti pericolosi, Credits: Pixabay

L’area posta sotto indagine dagli organi competenti del territorio è stata ispezionata e i due accusati, colti sul fatto durante le operazioni di smaltimento abusivo, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Napoli.

Gestione abusiva di rifiuti pericolosi: i fatti

Potrebbe essere quasi surreale la scoperta fatta nella provincia di Napoli, ma è un problema che si manifesta sempre più frequentemente nella quotidianità e che le forze dell’ordine si stanno impegnando ad eliminare. Nello specifico, due individui sarebbero stati colti sul fatto durante la gestione abusiva di un’area adibita allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

I due, accusati di reato dalla Procura della Repubblica di Napoli, avrebbero costruito uno spazio di circa 300 metri quadri e innalzato nel perimetro un muro di cemento, con tanto di rete metallica e cancello per l’ingresso. All’interno sono stati rinvenuti cumuli di rifiuti, tra cui materiali ferrosi, imballaggi in legno e plastica, rifiuti speciali pericolosi come guaine bituminose e manufatti in amianto, nonché bombole del gas.

A seguito delle continue segnalazioni da parte dei cittadini ubicati circostanti all’area interessata, le forze dell’ordine del territorio campano hanno condotto una serrata indagine per cogliere sul fatto i due accusati in questione. La coppia è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Napoli per reati ipotizzati dal punto di vista ambientale poiché coinvolti in un’operazione criminosa congiunta di gestione, raccolta e smaltimento di rifiuti pericolosi, non pericolosi e RAEE.

L’area è stata immediatamente messa sotto sequestro per condurre più dettagliatamente ulteriori indagini. Ma anche per consentire l’adeguato stoccaggio dei rifiuti pericolosi e il conseguente smaltimento negli stabilimenti autorizzati. Le operazioni sono state svolte in completa sicurezza, al fine di ridurre quanto più possibile il danno all’ambiente e alla salute pubblica.

Rifiuti pericolosi: qual è il corretto procedimento?

Il tema dei rifiuti oggi più che mai merita una certa attenzione. Questi, infatti, se non gestiti in modo adeguato posso provocare dei seri danni all’ambiente e alla salute pubblica. Occorre, prima di tutto, fare una classificazione tra rifiuti urbani, di natura domestica, e rifiuti speciali, prodotti nelle realtà industriali, agricole, commerciali o di servizio. In secondo luogo, a seconda del contenuto di sostanze potenzialmente pericolose queste due categorie primarie si suddividono tra rifiuti pericolosi e non. La pericolosità di un rifiuto viene determinata dopo un’analisi che evidenzia la quantità di sostanze rischiose per l’ambiente e per la salute pubblica contenute al suo interno.

Proprio per il potenziale danno che queste tipologie di rifiuti potrebbero causare all’ambiente e all’uomo, è necessario procedere in ogni caso a un corretto smaltimento. Questo prevede di rivolgersi ad impianti specializzati e autorizzati. Anche la fase di trasporto deve rispettare correttamente la normativa vigente. La ditta specializzata si occuperà del prelevamento dei rifiuti e del conseguente smaltimento presso lo stabilimento di riferimento. Inoltre, rilascerà un formulario di identificazione dei rifiuti, a titolo di documento di tracciabilità. È molto importante la comprensione da parte di un’impresa dell’intero processo di smaltimento per non incorrere in sanzioni amministrative e penali.

Gestione errata rifiuti: impatto ambientale e sanzioni

È importante procedere a una corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti anche per non incorrere in severe sanzioni. Ma soprattutto, anche per l’impatto ambientale che un errato ritiro e conseguente smaltimento potrebbe comportare. Innanzitutto, è fondamentale la conservazione e lo stoccaggio dei rifiuti, prima che vengano smaltiti. Infatti, un errato procedimento potrebbe comportare la dispersione di sostanze nocive nell’ambiente e provocare anche importanti danni alla salute pubblica.

Non di meno conto sono anche le sanzioni che l’errata gestione dei rifiuti, specie quelli speciali e pericolosi, potrebbero essere applicate. Come accaduto a Napoli, i responsabili della cattiva gestione di smaltimento dei rifiuti sono imputabili di reati gravi. Infatti, potrebbero correre il rischio di sanzioni penali, oltre che amministrative.

Amianto fibra killer: cos’è il mesotelioma

Mesotelioma amianto
Mesotelioma amianto, Credits: Pixabay

Tra le sostanze inquinanti che circolano nell’aria, l’amianto è spesso presente. A causa del suo largo e duraturo utilizzo negli anni, infatti, non è ancora possibile eliminarne completamente la presenza negli edifici. Questa sostanza tossica nuoce gravemente alla salute dell’uomo, soprattutto nei casi in cui si è esposti alle sue fibre per lungo tempo. Sono tante le patologie e le malattia anche gravi che può, infatti, far insorgere nel tempo e molte di queste sono anche latenti. Tra le più diffuse, il mesotelioma della pleura, che associa il suo nome a un colpevole ricorrente: l’amianto. Scopriamo insieme la sintomatologia e le terapie attualmente in uso.

Mesotelioma amianto
Mesotelioma amianto, Credits: Pixabay

Si fa sempre più urgente il problema dell’insorgenza di malattie anche piuttosto gravi a seguito di lunghe e durature esposizioni all’amianto. Tra queste rientra anche il mesotelioma della pleura, un carcinoma che si forma all’altezza dei polmoni e che nonostante i numerosi passi avanti fatti dalla ricerca scientifica ancora oggi continua a mietere molteplici vittime.

Mesotelioma da amianto: come riconoscerlo

Non sempre è semplice la scoperta del mesotelioma della pleura, nonché una delle conseguenze cliniche più diffuse a seguito di esposizione ad amianto. Infatti, spesso la malattia si manifesta in forma latente, senza quindi mostrare alcuna sintomatologia. Non solo, potrebbe insorgere anche dopo circa 30 anni dall’esposizione alla sostanza tossica. Il mesotelioma della pleura prende il suo nome proprio dal luogo all’interno dell’organismo nel quale si origina, il mesotelio pleurico, la sottile membrana che riveste e protegge i polmoni.

Solitamente, colpisce maggiormente gli uomini con un’età al di sopra dei 50 anni, con un picco nella statistica attorno ai 70 anni. È inoltre importante sapere che l’insorgenza del tumore può essere anche parecchio successiva all’esposizione alla fibra killer. Il rischio di sviluppare le cellule tumorali, inoltre, non diminuisce nemmeno a seguito dell’interruzione dell’esposizione. Eppure, qualora dovesse presentarsi con sintomatologia evidente è possibile riconoscerlo e iniziare quanto prima le terapie attualmente in uso.

Purtroppo, non è semplice riconoscere i sintomi del mesotelioma della pleura. Infatti, soprattutto nella fase iniziale, questi potrebbero essere gli stessi che si manifestano in caso di malattie cardio-respiratorie. I primi segnali che potrebbero essere riconducibili alla malattia asbesto correlata sono i seguenti: fiato corto (dispnea), dolore intenso al petto o al dorso, tosse persistente e perdita di peso ingiustificata. Nel caso si presenti una sintomatologia riconducibile alla malattia è sempre consigliabile sottoporsi ai necessari accertamenti e alle conseguenti terapie indicate.

Mesotelioma amianto
Mesotelioma amianto, Credits: Pixabay

La diagnosi del mesotelioma della pleura

Quando si presentano i primi sintomi del mesotelioma della pleura, questi sono solitamente provocati da un accumulo di liquido nello spazio compreso tra i due foglietti pleurici. Il versamento provoca, infatti, una compressione dei polmoni, che non riescono ad espandersi durante la normale respirazione, causando in questo modo problematiche respiratorie al paziente. Purtroppo, non sempre la malattia si manifesta e spesso viene scoperta solo in fase avanzata di esami per altre motivazioni.

Dopo aver analizzato i primi sintomi, è consigliabile sottoporsi a un esame radiologico a cui seguirà necessariamente una biopsia per determinare la natura del tumore. Infatti, con il solo esame radiologico, che sia radiografia, TAC o PET, può essere solamente accertata la presenza di qualcosa di anomalo, ma non la reale natura del carcinoma. Per la diagnosi definitiva servirà analizzare il tessuto malato per via endoscopica, con la toracoscopia. Inoltre, per elaborare una diagnosi istologica occorreranno una serie di biopsie multiple della pleura, attraverso l’aspirazione del liquido in eccesso nella pleura.

Mesotelioma per esposizione ad amianto: le terapie

Fortunatamente, negli anni sono stati fatti parecchi passi avanti dalla ricerca oncologica anche per il mesotelioma della pleura, causato da esposizione ad amianto. Per questo, esistono differenti terapie da poter mettere in atto a seconda dello stadio del tumore e delle caratteristiche specifiche del caso. Generalmente, nelle forme iniziali la cura comprende tre cicli di terapia medica per via endovenosa.

Solamente se la malattia riesce ad essere controllata dalla chemioterapia, si procede a un intervento chirurgico, che in questo caso prevede l’asportazione di tutta la pleura. In alternativa, se le condizioni del paziente lo consentono, si procede con l’asportazione in blocco della pleura del polmone, del diaframma e del pericardio. Essendo un intervento molto invasivo non è possibile effettuarlo in qualsiasi clinica. Eppure, grazie alla sua radicalità consente di ottenere importanti risultati in termini di aspettative di vita del paziente. La scelta della corretta terapia è comunque stabilita attraverso un confronto multidisciplinare tra l’oncologo, il chirurgo toracico, lo pneumologo, il radiologo e il radioterapista.

Incentivi aziende 2024 per la rimozione dell’amianto

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

L’amianto è una sostanza nociva per la salute e per l’ambiente. Peccato, per molto tempo sia stata ampiamente utilizzata legalmente nella costruzione degli edifici, impianti e prodotti industriali. In seguito alle dovute analisi, fortunatamente, si è compresa la necessità della rimozione di questo materiale, purtroppo ancora non del tutto eliminato. Lo Stato per aiutare e spronare le imprese e le piccole aziende ha deciso di autorizzare alcuni incentivi per la rimozione e successiva bonifica dell’amianto.

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

Dopo i numerosi lavori di ristrutturazione, eseguiti principalmente tra gli Anni ’80 e l’inizio degli Anni ’90, l’utilizzo dell’amianto è stato vietato dalla legge nel 1992 con il decreto legislativo n. 257/1992, che ha recepito la direttiva europea 87/217/CEE. Nelle successive norme di attuazione sono stati addirittura stabiliti i tempi e le modalità di rimozione e conseguente bonifica degli stabili ancora esistenti nei cui materiali di costruzione è presente amianto. Alla luce di queste normative, lo Stato per promuovere la rimozione e la conseguente riqualificazione degli edifici contenenti questa sostanza pericolosa per l’uomo e per l’ambiente ha deciso di autorizzare anche nel 2024 gli incentivi per le aziende per la rimozione e bonifica delle costruzioni contaminate.

Incentivi rimozione e bonifica amianto 2024: quali sono?

Anche se la maggior parte degli edifici contenenti amianto risultano bonificati, esistono parecchie costruzioni che invece appaiono ancora intatte. Per i proprietari di immobili ed edifici condominiali in cui è stata rinvenuta contaminazione da amianto nei materiali di costruzione esistono degli obblighi dettati dalla legge. Eppure, nonostante esistano norme precise a riguardo, sono molte le fabbricazioni contenti questa sostanza nociva. Lo Stato ha però determinato nuovi aiuti, questa volta rivolti alle imprese e piccole aziende. Questi, infatti, hanno lo scopo di promuovere la rimozione e successiva bonifica degli impianti ancora contaminati dalle fibre di asbesto.

Tra i bandi messi a disposizione dallo Stato e dalla Regione, tra i più comuni, c’è il Bando ISI INAIL, pubblicato annualmente. Quest’ultimo prevede un contributo a fondo perduto del 65% per la bonifica ed il rifacimento delle coperture in amianto. Non bisogna dimenticare anche le pubblicazioni annuali dei bandi legati all’agricoltura e quelli regionali. L’ecobonus, invece, è un incentivo che prevede una detassazione fino al 65% per i lavori che migliorino le prestazioni energetiche degli edifici. Nel caso specifico, il rifacimento del coperto con adeguate prestazioni energetiche rientra tra le spese concesse. Richiederli non è difficile, soprattutto da parte delle aziende. È però necessario avere tutte le autorizzazioni prima dell’inizio dei lavori, in alcuni casi addirittura prima della contrattualizzazione degli stessi, per evitare problemi nell’erogazione degli incentivi.

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

Rimuovere e bonificare l’amianto: i vantaggi

Anche se in alcuni casi la rimozione e la conseguente bonifica degli edifici contaminati da amianto si rende obbligatoria, bisognerebbe essere consapevoli anche dei numerosi vantaggi che ne derivano. Usufruire degli incentivi prorogati per le aziende anche nel 2024 per la rimozione e bonifica dell’amianto si rivela un’azione utile e proficua all’impresa stessa. Tra i vantaggi da segnalare c’è principalmente il risparmio sui costi di manutenzione e di gestione delle strutture che sono soggette a deterioramento e a rischio di dispersione delle fibre tossiche. Il profitto è visibile anche in termini di risparmio energetico, potenziando l’efficienza e promuovendo la sostenibilità ambientale. In questo modo, attraverso la riqualificazione degli edifici, rispettando determinati requisiti, si potrà accedere anche a ulteriori incentivi messi a disposizione dallo Stato.

Inoltre, oltre a un rafforzamento dell’immagine aziendale, con i lavori di rimozione e bonifica dell’amianto migliora anche la qualità delle condizioni di sicurezza e dei lavori dei dipendenti, ma anche dei clienti. L’esposizione ad amianto, definito anche “fibra killer”, comporta un elevato rischio per l’uomo a causa dell’aumento della produzione di cellule tumorali che potrebbe generare. A seguito di durature esposizioni, infatti, si potrebbero sviluppare diverse patologie e malattie anche gravi, quali mesotelioma o asbestosi. Pertanto, i lavori di riqualifica diminuirebbero non solo questi rischi ma anche le successive domande di riconoscimento di malattie professionali. Nella lotta contro l’amianto è impegnato da anni l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale dell’Amianto (ONA). Attraverso la promozione della consapevolezza giuridica e la partecipazione, l’avv. Ezio Bonanni si impegna anche nella tutela delle vittime e dei loro eventuali eredi.

Inquinamento domestico: cause, rischi e soluzioni

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

L’inquinamento domestico è un problema che riguarda tutti da vicino. Infatti, le sostanze che si annidano all’interno delle case sono molteplici e qualche volta possono anche rappresentare un serio rischio per la salute. Nonostante questo, è possibile evitare che ciò diventi nocivo per la nostra salute.

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

Spesso non si è pienamente coscienti che la maggior parte delle ore nell’arco della giornata si trascorrono all’interno di ambienti chiusi. Se apparentemente può sembrare di essere più protetti da eventuali agenti inquinanti, in realtà anche all’interno degli spazi al coperto si è esposti a sostanze potenzialmente pericolose, soprattutto per l’essere umano.

Inquinamento domestico: le fonti più comuni

Molto spesso ci si fossilizza principalmente sull’inquinamento esterno, dimenticandosi il più delle volte che anche l’aria nelle case potrebbe contenere sostanze potenzialmente pericolose. Nella lista delle cause più comuni che incentiverebbero l’inquinamento domestico sono presenti i detersivi, ricchi di agenti chimici potenzialmente nocivi per la nostra salute, ma anche per l’ambiente che ci circonda. Eppure, non sarebbero le uniche sostanze dalle quali bisognerebbe proteggersi nella quotidianità. La maggior parte delle sostanze potenzialmente pericolose alle quali si è esposti proviene dall’inquinamento esterno. Queste si insidiano nelle case attraverso porte e finestre, portando polveri, pollini e smog.

Tra le fonti maggiormente comuni da cui proviene di cosiddetto inquinamento indoor, le polveri sono sicuramente in cima alla lista. Queste potrebbero essere generate dalla scarsa pulizia, ma come causa alla cattiva conservazione di alcuni materiali che, diventando friabili nel tempo, producono polveri sottili. Anche l’arredamento e i materiali di costruzione dell’edificio stesso potrebbero però rappresentare un potenziale rischio di inquinamento. Tra questi l’amianto risulta essere uno dei componenti killer, visto il largo utilizzo che si è fatto di questa sostanza in fase di ricostruzione, prima negli Anni ’80 e successivamente in seguito alle demolizioni della Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione a questa sostanza tossica – non solo per l’ambiente ma anche per l’essere umano – aumenta, infatti, il rischio di sviluppo di cellule tumorali all’interno dell’organismo.

Non solo le polveri e i materiali di costruzione, ma anche i sistemi di riscaldamento e raffreddamento dell’aria potrebbero essere pericolosi. Infatti, se non si provvede a una periodica e corretta manutenzione e pulizia il rischio di produrre inquinamento domestico potrebbe aumentare. Tra le altre fonti di inquinamento domestico compaiono, come già accennato in precedenza, i detersivi, contenenti sostanze chimiche tossiche e pericolose per la salute, soprattutto per lo scorretto utilizzo e la dispersione in ambienti non sufficientemente ventilati. Tra le potenziali fonti di produzione di contaminazione compare, infine, anche il fumo passivo di eventuali attività di cottura di alimenti, che potrebbero produrre nicotina, sostanze cancerogene e irritanti.

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

Quali sono le sostanze più pericolose?

Tutte le fonti che producono inquinamento domestico rilasciano sostanze potenzialmente nocive, soprattutto all’essere umano. Alcune di queste, infatti, a seguito di un’esposizione prolungata potrebbero provocare seri danni alla salute. Tra le sostanze maggiormente pericolose c’è il particolato, che rappresenta l’insieme di particelle liquide e solide sospese in aria tra cui allergeni, fibre, metalli pesanti, silice e altri inquinanti. Anche il monossido di carbonio è considerato una sostanza rischiosa per la salute. La sua emissione all’interno dell’ambiente domestico è spesso provocata da stufe, camini e altri sistemi, a causa di scarichi intasati o malfunzionanti.

Tra le altre sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo prodotte dall’inquinamento domestico c’è anche il radon. Si tratta di un gas radioattivo di origine naturale difficile da individuare. Quest’ultimo, più spesso di quanto si possa immaginare, si annida all’interno delle case giungendo dal sottosuolo. Il radon, infatti, si insinua nelle abitazioni attraverso cantine e seminterrati, soprattutto quando non sono presenti fondamenta adeguatamente isolanti e vi sono tubature non ben sigillate. Questa sostanza diventa pericolosa soprattutto quando non vi è un adeguato ricircolo dell’aria. Nella scala delle cause connesse alla formazione di carcinomi polmonari, il radon si trova al secondo posto, dopo il fumo di sigaretta, insieme ad amianto e metalli pesanti.

All’ultimo posto della lista, ma non meno pericoloso, si trova, invece, il formaldeide, tra gli inquinanti maggiormente presenti negli edifici. Si trova spesso nei materiali impiegati per l’isolamento, ma anche nei mobili in truciolato e compensato, nelle tappezzerie, parquet o moquette e tessili di vario genere.

Inquinamento domestico: soluzioni facili e utili

Se finora abbiamo visto quali sono le cause e le sostanze maggiormente pericolose in circolo negli ambienti chiusi, è bene analizzare anche le possibili soluzioni, pratiche e utili, da mettere in atto in queste circostanze. Certamente, la risoluzione del problema più efficace e semplice è quella di tenere gli ambienti adeguamente arieggiati. Nel caso di ubicazione dell’edificio in una zona esposta ad elevato inquinamento esterno, è consigliabile aprire porte e finestre per permettere il passaggio dell’aria nelle prime ore del mattino. Infatti, in tali momenti lo smog nell’aria è altamente ridotto, rispetto al resto della giornata.

Inoltre, potrebbe essere di ulteriore aiuto per la diminuzione dell’inquinamento domestico anche porre la giusta attenzione nella scelta dei detersivi che si utilizzano quotidianamente. In tal senso, sarebbe meglio preferire alternative biologiche che non contengono sostanze chimiche inquinanti. È altresì consigliato nel caso si abbiano mobili o rivestimenti che contengono formaldeide di sostituirli con alternative salutari.

Rimozione amianto: quali sono i rischi?

Amianto rimozione, rischio
La rimozione dell'amianto, Credits: Pixabay

Ancora oggi l’amianto occupa uno spazio imponente all’interno delle costruzioni che ci circondano. Questo perché nella ricostruzione degli edifici c’è stato un ampio e largo impiego di questo materiale in seguito alle demolizioni avvenute nel corso della Seconda Guerra Mondiale, così come nel periodo del boom negli Anni ’80. Pertanto, ancora oggi procedono i lavori di rimozione e bonifica degli edifici contententi questa sostanza, ampiamente accertata come tossica per la salute e l’ambiente. Nella rimozione dell’amianto bisogna valutare attentamente tutti i rischi e affidarsi a ditte specializzate e autorizzate, essendo uno dei materiali con il più alto rischio di sviluppo di cellule tumorali se non adeguamente trattato.

Amianto rimozione
La rimozione dell’amianto, Credits: Pixabay

Occorre essere a conoscenza degli eventuali rischi a cui si è esposti nel caso si decida di intervenire con la rimozione dell’asbesto e la conseguente bonifica, nonostante in alcuni casi sia del tutto obbligatoria. In quest’articolo vi illustreremo, appunto, i rischi da non sottovalutare in caso di rimozione dell’amianto.

Rimozione dell’amianto: quando è pericoloso?

Spesso non si è sempre e subito a conoscenza della presenza di amianto all’interno delle costruzioni. Nonostante è ben noto del largo utilizzo che è stato fatto di questo materiale nelle ricostruzioni in seguito alla Seconda Guerra Mondiale e nel periodo di boom negli Anni ’80, sono molti gli acquirenti di immobili che solamente in una fase successiva all’acquisto vengono a conoscenza della presenza di sostanze nocive contenute nei materiali di costruzione dell’edificio. A volte si è a conoscenza della presenza di amianto, e quindi già consapevoli di una futura rimozione, perché si è stati unici proprietari dell’immobile. Molto spesso però accade che quest’informazione – essenziale- non venga trasferita e, quindi, omessa nella compravendita di un edificio. Pertanto, accade sempre più spesso che solo attraverso i lavori di ristrutturazione si viene a conoscenza della presenza di particelle di asbesto nelle fondamenta della costruzione, portandone alla luce anche un ampio utilizzo.

Che sia utilizzato in quantità ridotte o meno, certamente l’amianto è pericoloso e, per questo, sempre più spesso si procede con la rimozione della sostanza tossica. Bisogna tener presente che i rischi dovuti all’esposizione ad amianto sono da valutare a seconda delle circostanze. Nello stabilire la pericolosità dei rischi collegati alla salute e all’ambiente di fronte la presenza di asbesto è importante valutare anche lo stato di conservazione del materiale stesso, che ne determina l’eventuale rimozione e conseguente bonifica.

Amianto rimozione
La rimozione dell’amianto, Credits: Dirittoallasalute.net

Rischi e pericoli nella rimozione dell’amianto

Rimuovere l’amianto dagli edifici contaminati da questa sostanza nociva, nonché uno dei materiali con il più alto rischio di sviluppo di cellule tumorali, è altresì pericoloso. Bisogna valutare, infatti, i rischi che ne conseguono all’eventuale rimozione e bonifica. Innanzitutto, occorre rivolgersi a ditte specializzate e autorizzate all’eliminazione e al successivo smaltimento dei materiali inquinanti. Durante gli interventi di rimozione è necessario valutare lo stato di conservazione del materiale. Soprattutto le possibili usure che potrebbero essersi create con il tempo.

Per esempio, quando l’amianto si trova all’interno di malte cementizie non risulta pericoloso. Anzi, lo si può trattare come qualsiasi altra malta cementizia o manufatto edile. Al contrario, se è esposto a intemperie, quali calore, gelo e vento, potrebbe subire delle usure, iniziandosi quindi a danneggiare e diventare friabile. È proprio la friabilità di questo materiale a costituire un pericolo a causa delle polveri che produce, che costituiscono un potenziale rischio per problemi tumorali. Durante le giornate di vento, le polveri rischiano di espandersi nel territorio circostante. E in questo modo, costituire una minaccia per l’ambiente, oltre che per la salute dell’essere umano.

Protezione dalle polveri di amianto

Quando l’amianto non viene conservato in maniera ottimale all’interno delle costruzioni presenta un potenziale rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini. Il principale pericolo è rappresentato dalle polveri che produce questo materiale in stato di usura. Infatti, il contatto diretto con la sostanza nociva porta a un’inalazione, che si vetrifica prima nelle vie respiratorie e successivamente nei polmoni. Allo stesso tempo, iniziano a svilupparsi bruciori, orticarie o addirittura piaghe della pelle. Ad essere più rischioso è il contatto con gli occhi che può causare lacrimazione, rossore, cecità o visione doppia. Proprio per la rapidità con la quale le polveri attaccano il bulbo oculare, è bene porre molta attenzione. Per questo, le ditte autorizzate che provvedono alla rimozione del materiale inquinante sono obbligate ad utilizzare un abbigliamento adeguanto e resistente, ma anche mezzi isolati dall’esterno.