Un killer che non lascia scampo, un assassino che non impugna coltelli, non spara, non urla. Discreto come la polvere, senza ritegno non chiede permesso, non si fa notare. L’amianto è capace di aspettare decenni prima di uccidere, una volta che ti è entrato dentro indossando la maschera composta dalle fibre tragiche del progresso, un dono avvelenato che si insidia nell’espressione esistenziale per eccellenza: il respiro.
Soldato in prima linea contro questa “metafora del male moderno” come da lui stesso è definita, è l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Una guerra che sta vincendo conquistando sempre più battaglie contro l’asbesto e per le vittime del dovere, per le quali è impegnato da oltre trent’anni. Vittorie che avvengono nel contesto delle aule dei Tribunali, ma “non si dovrebbe arrivare a far causa per il riconoscimento della dignità umana”, afferma Bonanni.
Giustizia per il marinaio ucciso dall’amianto
Numerosi sono i cantieri navali e le basi arsenalizie e le navi di vecchia generazione, contaminati dall’amianto. Ciò ha provocato una tragedia di malattie asbesto correlate. Una di queste storie riguarda un ex militare di origini pugliesi, morto per mesotelioma nel 2020. Ora la sentenza del Tribunale di Trani risuona come il Bollettino della Vittoria di Diazana memoria contro la morte.
L’uomo ha prestato servizio nella Marina Militare come radiotelegrafista, dal 13 luglio 1962 al 31 luglio 1964, a bordo di navi di vecchia generazione. Esposto alle fibre cancerogene, avrebbe respirato fibre di amianto 24 ore al giorno e nel 2013 si ammalò del “cancro dell’amianto” contro cui ha combattuto fino alla morte, nel febbraio 2020.
Importanti traguardi ottenuti, ma non finisce qui
Dopo aver ricevuto la terribile diagnosi, il militare ha chiesto il riconoscimento della causa di servizio e dello status di “Equiparato a vittima del dovere”, con i conseguenti benefici di legge. Solo dopo il decesso, grazie all’operato dell’avv. Ezio Bonanni e il supporto dell’ONA, la vedova e i figli orfani hanno ottenuto il riconoscimento con la sentenza del Tribunale di Trani. Secondo quanto dichiarato, il ministero della Difesa dovrà corrispondere alla vedova la speciale elargizione e i ratei arretrati, per un totale di circa 400mila euro, oltre al vitalizio mensile di circa 2.400 euro.
“A circa 5 anni dalla scomparsa del militare, abbiamo ottenuto giustizia. Oltre al riconoscimento di vittime del dovere, ora che la sentenza è passata in giudicato, possiamo procedere ad un ulteriore giudizio di risarcimento del danno. In ogni caso continuiamo il nostro impegno in favore delle vittime dell’amianto e delle vittime del dovere”, ha affermato Ezio Bonanni.
Una vicenda non ancora conclusa
Agli orfani è stato negato il diritto al risarcimento in quanto non nel carico fiscale al momento del decesso del padre e adesso dovranno rivolgersi al Tribunale Civile per ottenere l’integrale ristoro dei danni. Sia riguardanti la perdita parentale sia quelli da lutto.
Tutto pronto per l’azione attivista dannunziana del capitano Pasquale Trabucco, presidente del “Comitato del 4 Novembre”. Il 22 aprile alle 7:30 partirà per un viaggio a piedi lungo 2600 km: da Castel Sant’Angelo a Roma fino al confine della Scozia al Vallo di Adriano. In onore del 4 novembre e per le vittime del dovere. Da anni impegnato per il ripristino della festività, persa con le riforme degli anni ’70, già nel 2018 intraprese una traversata a piedi di 1.700 km dal Trentino alla Sicilia.
il logo ona sulla maglia di Pasquale Trabucco che indosserà durante la traversata di 2600 km da Roma fino al confine con la Scozia
Le parole di Trabucco, Ufficiale dell’Esercito Italiano in congedo
“In queste immagini c’è tutto. Il peso dello zaino e quello della Storia, il cammino che unisce epoche e popoli, il passo che non si ferma. Il 22 aprile alle 7:30 partirò dal Mausoleo di Adriano (Castel S. Angelo) per un viaggio di 75 tappe a piedi fino al Vallo di Adriano. Attraversando Italia, Francia, Inghilterra e Scozia. Un viaggio per ricordare i fanti di ogni tempo, dai legionari romani fino ai soldati di oggi. Ma anche un cammino civile, per far luce sulle ferite ancora aperte della nostra Repubblica: il 4 novembre, l’Unità Nazionale, il sacrificio delle Forze Armate, e il giusto riconoscimento alle vittime del dovere.
Questo non è un viaggio privato: è una marcia di memoria, di verità e di giustizia. Per chi è caduto, per chi è stato dimenticato, per chi continua a servire in silenzio.Ogni tappa si concluderà presso un monumento ai caduti o un sito romano presente sul territorio. A chi vorrà raggiungermi lungo la strada, camminare insieme per un tratto, condividere pensieri, storie o semplicemente offrire un segno di ospitalità, sarò felice di accogliere l’incontro“, ha affermato Trabucco.
Il mandato simbolico al Circo Massimo
Il 21 Aprile alle ore 10:30, presso il Circo Massimo, Trabucco riceverà il mandato simbolico per raggiungere il Vallo. Gli verrà consegnato insieme al Gruppo Storico Romano, da uno dei più apprezzati rievocatori al mondo dell’Antica Roma. Si tratta del francese Valerio Bello, interprete eccellente da vent’anni dell’imperatore Adriano. Il mandato consiste in un passaporto simbolico ed in una pergamena. Per l’occasione ci saranno 2mila rievocatori provenienti da quattordici nazioni.
La conferenza stampa del 16 aprile
Iniziativa presentata presso il Campidoglio alla Sala Laudato Sì in occasione della conferenza stampa per la rievocazione del Natale di Roma. “Questa impresa, che preferisco non definirla come tale, riflette la mia passione per Roma”, ha dichiarato Trabucco.
Il 4 Novembrecontro l’amianto
Il 4 novembre terminava la Prima Guerra Mondiale. Per onorare i caduti in difesa della Patria, nella stessa data il 1921 ebbe luogo la tumulazione del “Milite Ignoto”, all’Altare della Patria a Roma. “È un giorno che dovrebbe essere riconosciuto per il sacrificio degli italiani caduti durante la Grande Guerra”, ha dichiarato Trabucco. Grazie alla sua abnegazione e al sostegno popolare, nel 2024, con legge 1 marzo 2024, n. 27, il 4 novembre è stato ufficialmente ripristinato come giorno di celebrazione, seppur senza lo status di festività lavorativa.
Il cammino performativo di Trabucco: voce e significato
L’attraversamento di Trabucco percorre secoli, culture, il tempo. Castel Sant’Angelo, fortezza e mausoleo, è il simbolo di ciò che si erige per resistere alla morte. Il “camminatore” segue la spina dorsale dell’antica Roma, toccando le città, le rovine e i volti delle vittime del dovere fino al confine dell’Impero. 2.600 chilometri per ricordarci che non si cammina solo con i piedi, ma con le domande e le azioni estreme. Una performance che ha il sapore dell’epica, della testimonianza, del sacrificio. Una liturgia laica dedicata alle vittime del dovere, per contrastare il rumore della cronaca che soffoca il silenzio della memoria. Ogni passo di Trabucco è un atto di giustizia poetica, un inno lento e faticoso che traccia una linea invisibile portando con sé l’eco di chi è morto dando tutto sé stesso alla Patria. Trabucco restituisce loro voce utilizzando il linguaggio più antico: quello dei piedi sulla Terra.
Indosserà sulla maglia il logo di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto
Trabucco indosserà una maglia con il logo di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Dovere. continua il suo impegno ai fini della tutela della salute e della dignità umana dalle aule dei Tribunali fino al vallo di Adriano in Inghilterra. “Si ripercorre quindi in chiave storica, culturale e sociale la difesa dei diritti consacrati dall’Art. 32 della Costituzione, ancorati nei diritti fondamentali della persona. L’attività lavorativa non può quindi avvenire in contrasto con questi valori” ha affermato Bonanni.
“Dopo anni di battaglie legali, finalmente una sentenza che da’ voce alle vittime dell’amianto e riconosce la gravita’ di quanto accaduto. La decisione della Corte e’ una vittoria della memoria, della dignita’ e della verita’. A chi ha lottato per anni, spesso nel silenzio, va oggi il nostro rispetto piu’ profondo”. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è intervenuto in merito alla sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, che ha confermato la condanna nei confronti del magnate svizzero Stephan Ernst Schmidheiny del caso Eternit. La pena è stata ridotta a 9 anni e 6 mesi, dopo che i giudici hanno escluso la sussistenza di alcune accuse. Tra le parti civili anche l’Ona, rappresentato dall’avvocato Andrea Ferrero Merlino.
La decisione della Corte di Appello di Torino sul Processo Eternit
“Dopo la sentenza della Corte D’Assise di Novara che aveva deciso di considerare i fatti non piu’ come omicidio volontario, ma come omicidio colposo aggravato causato da gravi violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro (sapendo che il rischio di morte era concreto), per la morte di 392 persone delle quali 62 lavoratori dell’Eternit e 330 persone che vivevano nelle zone vicine alla fabbrica e condannato l’industriale svizzero, la Corte di Assise di Appello di Torino rende giustizia ai tanti i morti per mesotelioma e le altre patologie asbesto correlate che hanno colpito nel corso del tempo gli operai e gli abitanti delle zone limitrofe alla Eternit”.
Le dichiarazioni del segretario regionale di Rifondazione Comunista
Riportiamo le parole di Alberto Deambrogio:
“La condanna a nove anni di reclusione per Stephan Schmidheiny al processo Eternit bis di Torino rappresenta un punto importante nella lunghissima vicenda riguardante l’amianto. Come noto i lavoratori e le lavoratrici e i cittadini e le cittadine di Casale Monferrato hanno ingaggiato una determinatissima, coraggiosa e inesausta battaglia non solo per ottenere giustizia, ma per imporre davanti all’opinione pubblica del nostro Paese un’idea di civiltà e moralità ben precise e alternative a quelle che hanno caratterizzato l’attività di Schmidheiny e dell’Eternit: il valore del lavoro vivo, della vita di una comunità contro il disvalore astratto e criminale del profitto”.
“Il fatto che la riduzione della pena rispetto al primo grado sia dovuto alla prescrizione di reati molto gravi, non può che indurre una profonda amarezza, esattamente perché ancora una volta chi, pur avendo responsabilità gravissime, riesce ad approfittare di limiti del nostro sistema giudiziario e normativo. Su questo la riflessione è d’obbligo e dovrebbe coinvolgere, cosa finora non fatta a sufficienza, la politica, spesso lontana sideralmente da tali problemi”.
“Chi ancora pensa che l’affermazione di un alternativo modo di produrre, di stare insieme, di rispettare l’ambiente sia necessaria deve oggi grande riconoscenza alla battaglia piena di forza e dignità, che non esce sconfitta dal Tribunale di Torino.
Le considerazioni di Legambiente
“Legambiente esprime, nonostante tutto, soddisfazione per la sentenza della Corte D’assise di Torino. Affermano Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente Nazionale. Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Vittorio Giordano, Presidente del Circolo Legambiente Verdeblu di Casale Monferrato. E’ stata riconosciuta la colpa, la corresponsabilità dell’imputato per le morti per mesotelioma, la corresponsabilità per una ferita ancora aperta sul territorio casalese. Ancora oggi si muore per mesotelioma legato all’esposizione all’amianto, a Casale ma non solo”. Ha affermato Legambiente.
Il problema amianto è una piaga internazionale. Secondo quanto dichiarato su Turkiyetoday, nel quartiere Kadıköy di Istanbul, sono crescenti le preoccupazioni tra i residenti per i rischi legati all’esposizione all’amianto. In questo periodo numerosi sono i lavori effettuati per la trasformazione urbana, ma alcuni abitanti avrebbero denunciato gravi mancanze nelle misure di sicurezza ambientale e dubbi sulla trasparenza delle operazioni di demolizione.
Amianto e certificazioni sospette
Il sospetto dei cittadini è relativo a possibili irregolarità nella rimozione dell’amianto. Secondo la fonte, tra le accuse anche il presunto acquisto illecito di certificazioni di bonifica da parte di imprese edili, che eviterebbero così i costi della rimozione sicura del materiale.
“In molti casi, gli appaltatori pagano semplicemente per ottenere un certificato che attesti la bonifica, senza rimuovere effettivamente l’amianto,” avrebbe dichiarato Inci Canakci, residente di lunga data nella zona, in un’intervista a T24. “Il nostro quartiere è diventato invivibile a causa della polvere e del rumore causati dalle demolizioni continue. E non ci sono controlli seri da parte del comune.”
Canakci ha anche parlato delle conseguenze sulla sua salute: “Mi è stata diagnosticata l’asma lo scorso anno. Il mio medico mi ha detto che l’inquinamento dell’aria potrebbe peggiorare la situazione. Anche solo una fibra di amianto inalata può essere pericolosa. Sono convinta che molti degli edifici demoliti contengano amianto.”
La risposta del Comune: “Abbiamo eseguito le procedure”
Utku Yavuz, a capo dell’Ufficio per il Risanamento Urbano del Comune di Kadıköy, ha respinto con decisione queste accuse, affermando che dal 2014 la normativa impone a tutte le imprese l’obbligo di presentare un rapporto ufficiale da parte di ditte specializzate prima di procedere con la demolizione.
“Non viene rilasciato alcun permesso di demolizione senza una certificazione che attesti la rimozione dell’amianto o l’assenza dello stesso,” ha chiarito Yavuz. “Queste regole valgono per tutto il distretto, non solo per Bağdat Avenue.”
Tuttavia, ha ammesso che potrebbe verificarsi criticità nei controlli: “Utilizziamo cisterne d’acqua per ridurre la polvere, ma con circa 90 cantieri attivi, non possiamo garantire la presenza costante del nostro personale. In caso di segnalazioni, interveniamo con squadre tecniche o la polizia municipale.”
Rischi per la salute e accuse di favoritismi politici
Il dottor Sedat Urkmez, pneumologo, ha sottolineato la gravità della situazione: “L’inalazione di polveri da demolizione, soprattutto se contenenti amianto, può avere effetti devastanti.”
Nel frattempo, aumenta la frustrazione tra i residenti per la presunta mancanza di controlli efficaci. “C’è un edificio in demolizione nella mia strada, e la polvere è insopportabile,” ha aggiunto ancora Canakci. “Ho chiamato il comune quindici volte. Mi hanno detto che stavano usando l’acqua per abbattere la polvere, ma ho visto solo un operaio con un tubo da giardino che spruzzava su una montagna di detriti.”
Preoccupazioni ambientali crescenti
Le critiche non si limitano alla questione dell’amianto. I residenti lamentano anche la distruzione di spazi verdi in nome della speculazione edilizia. “Hanno abbattuto 50-60 alberi in un’area verde che non aveva subito alcun danno strutturale. Ora ci stanno costruendo un palazzo di 14 piani,” ha raccontato Canakci. “Non si tratta più di sicurezza o rischio sismico: è solo una corsa al profitto.”
Infine, Canakci ha lanciato un appello: “Quello che sta accadendo qui sarebbe considerato una violazione dei diritti umani in Europa. Ma noi siamo lasciati a soffrire in silenzio.”
In Italia, punto di riferimento per la lotta all’amianto è l’Avvocato Ezio Bonannidell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto che ha dichiarato: “la guerra all’amianto è una metafora della lotta per un mondo migliore. Questo pericoloso killer è un dramma per l’intero pianeta.”
“Le opinioni dei residenti riportate nell’articolo rappresentano percezioni personali e non costituiscono accertamenti giudiziari. Il Comune ha fornito dichiarazioni ufficiali in merito alle procedure di sicurezza.”
Un convegno necessario e commovente è quello che si è svolto a Frascati a il 12 aprile. La voce di ANPd’I (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia) Colline Romane, si è unita insieme a quelle dell’Osservatorio Vittime del Dovere e dell’Accademia della Legalità per ricordare chi ha perso la vita svolgendo il proprio lavoro.
Un nuovo appuntamento significativo che ha rivisto insieme, dopo il primo convegno del 29 marzo nella stessa città, le realtà attive in prima linea per i diritti di chi è morto servendo la Patria.
Ha presieduto il Par. Gilberto Montebello, Presidente ANPd’I Colline Romane.
Relatori: Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Vittime del Dovere e di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Dr.ssa Paola Vegliantei, Presidente Accademia della Legalità. E’ intervenuto il Colonnello nel ruolo d’onore paracadutista elicotterista Carlo Calcagni.
L’apertura del convegno : il silenzio Militare
C’è un silenzio che grida più di mille voci, più di mille spari. Un silenzio che non è pace, ma sospensione. Non è vuoto, ma memoria trattenuta tra le fauci strette della Storia. È il silenzio del suono solenne di una tromba militare, quando l’aria vibra ancora del suo lamento in do minore. Quel silenzio non consola, denuncia. È lo spazio in cui ogni nota si trasforma in domanda: perché? Per chi? A che costo?
Il piccolo Matteo ha avviato il convegno intonando con la tromba le note del Silenzio d’ordinanza. Una melodia che ha squarciato anche una ferita simbolica: quella delle Vittime del dovere, dei parenti che hanno visto i propri cari ammalarsi e morire. Quel che resta è nelle mani dei figli che rimangono a piangere. E’ nelle ossa e nella carne dei soldati contaminati dall’uranio impoverito. Corpi giovani e belli, come quello di Carlo Calcagni. Silenzio nei polmoni, nel midollo, nei referti.
È il silenzio delle carte insabbiate, delle responsabilità diluite, delle medaglie appuntate su petti che non respirano più. È il silenzio di chi sapeva e non ha parlato, e di chi ha parlato, ma non è stato ascoltato.
E’ qui che si intrecciano etica e politica, memoria e giustizia. È il silenzio che chiede di essere rotto non con il rumore, ma con la coscienza. È il silenzio che chiede non vendetta, ma una verità piena di nomi, di corpi, di domande. E noi, oggi, siamo chiamati ad ascoltarli.
A presiedere il convegno il Par. Gilberto Montebello, Presidente ANPd’I Colline Romane
Dopo i dovuti ringraziamenti ad apertura del Convegno il Par. Gilberto Montebello ha condiviso un dato importante: dal 1961 al 2021 nelle “Missioni di Pace” abbiamo perso 240 commilitoni. Oltre ai feriti, anche gravi, con malformazioni. Ha quindi elencato queste missioni, una per una, dove centinaia di uomini hanno perso la vita.
E anche qui torna nuovamente il gelo del silenzio di cui parlavamo prima. Chi muore nell’ossimoro di una missione di Pace spesso cade lontano dai clamori della gloria. Il suo nome passa rapido nei notiziari, fra statistiche e aggiornamenti, e poi si dissolve nella memoria collettiva. Qualcuno, come Fabrizio Quattrocchi, rompe la spirale, ma è un fulmine a ciel sereno. Eppure, è proprio in quel sacrificio silenzioso che si cela una delle forme più alte della responsabilità umana: quella di offrire la propria esistenza non contro qualcuno, ma per qualcosa. Ed è in questo paradigma rovesciato della comunicazione che vengono costruiti sia l’immaginario simbolico che le motivazioni di chi viene mandato a morire.
Il convegno prosegue e il Par. Gilberto Montebello ha ricordato la Polizia di Stato, i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e la Polizia Municipale. “Ci proteggono e spesso lo diamo per scontato. Anche loro spesso hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro per garantire la nostra sicurezza. Sono le Vittime del dovere che muoiono non in seguito ad una missione, ma per tutelarci quotidianamente” ha affermato.
Hai poi donato al piccolo Matteo un’ampolla piena di sabbia raccolta ad El Alamein. Non quindi una Terra qualunque, ma intrisa di memoria e sangue. Un dono che assume simbolicamente la sacralità di un rituale. In riferimento alle battaglie dove perirono migliaia di italiani.
L’intervento al convegno diPaola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della Legalità
Paola Vegliantei, a proposito di ossimori e paradigmi rovesciati nella comunicazione, ha affermato: “Parlare di Missione di Pace è una barzelletta se pensiamo che, rispetto all’elenco fatto dal Par. Gilberto Montebello, sono in realtà 474 i morti da nascondere. Perché l’uranio impoverito non è stato riconosciuto ancora oggi nel 2025 e ci ritroviamo a dover organizzare convegni perché esiste gente che non sa niente del nostro lavoro. Ed è in questi convegni che portiamo come esempio di rettitudine, valori e dignità Carlo Calcagni(soldato contaminato dall’uranio impoverito). L’Accademia della Legalità è nata per portare avanti queste ingiustizie. Noi che siamo delle Forze Armate sappiamo benissimo che è tramite le nostre famiglie che ci è stato trasmesso il dono dell’Amor di Patria.”
In sala presente il padre di Paola Vegliantei, militare che ha servito per 46 anni la Nazione. Un commovente momento del convegno dove il pubblico presente ha applaudito l’uomo che si è alzato con rispetto in piedi. “Se dovremo lottare contro uno Stato assente lo faremo. Sono in tanti a pretendere la sicurezza, ma poi ci vengono negati i risarcimenti e siamo costretti a rivolgerci all’Avvocato” ha ribadito Vegliantei.
Il rispetto ed il respiro
La preghiera del Paracadutista è stata letta con commozione dal Colonnello in ruolo d’onore Carlo Calcagni che ha dimostrato partecipazione ed enfasi assoluta durante tutto il convegno. Dopo le sue parole, di nuovo un minuto di silenzio, stavolta nella veste di ossequioso rispetto rotto dal suo respiro affannato. Nel naso i tubi per insufflare ossigeno nei polmoni in un corpo martoriato da 300 punti di sutura.
Reduce dal suo quarantaduesimo ricovero in Inghilterra, fu inviato nel 1996 in una Missione di Pace nei Balcani come pilota di elicotteri.
Il discorso di Carlo Calcagnidurante il convegno
Le parole del Colonnello sono arrivate come un fiume in piena e le riportiamo per intero.
“Signore e Signori, Autorità civili e militari, Fratelli e sorelle nella divisa, Amici tutti,oggi siamo qui, in una sala che non è solo un luogo fisico, ma diventa un tempio della memoria, perché ricordare le vittime del dovere non è una formalità. È un’urgenza. È un atto di giustizia.È un abbraccio collettivo a chi ha donato tutto, fino alla vita, per servire l’Italia.E io sono qui, non solo per onorare i caduti, ma per raccontarvi ciò che significa vivere, dopo essere caduto, restando in piedi. La mia vita ha avuto tre capitoli: il cielo, l’abisso e la rinascita.
Il cielo era la sua casa
Il cielo è stato la mia casa per tanti anni. Come paracadutista prima, come pilota e istruttore di volo poi. Ho respirato l’aria rarefatta dell’altitudine, ho visto l’alba nascere sopra le nuvole, ho imparato che essere militare non è un mestiere, è una missione. Ho servito lo Stato con disciplina, silenzio e dedizione. Ho fatto tutto ciò che mi è stato chiesto e anche molto di più. Poi è arrivato l’abisso. Non in un’esplosione fragorosa. Ma in un veleno silenzioso, invisibile.
Il nemico invisibile
Un nemico invisibile, ma con nome e cognome: URANIO IMPOVERITO. L’uranio impoverito ha segnato il mio corpo come una mina. Mi ha strappato via la salute, il lavoro, la vita com’era.22 anni di dolore, di ospedali, di diagnosi, di notti infinite a combattere un nemico che non si vede.Ma io non ho mai ceduto, Mai.Perché chi ha imparato a lanciarsi nel vuoto senza sapere se il paracadute si aprirà, non può conoscere la parola resa. E allora è iniziata la rinascita.
Una testimonianza viva
Sono diventato atleta paralimpico, ambasciatore di coraggio, di resilienza, di speranza.Ogni medaglia che ho vinto – e vi assicuro che sono tante – non rappresenta soltanto un metallo appeso al collo. La mia è una testimonianza viva. È un modo per gridare al mondo che la vita, anche quando ti crolla addosso, può essere ricostruita, mattone su mattone, passo dopo passo, respiro dopo respiro.Oggi porto dentro di me le cicatrici della guerra, anche se non esplodono più bombe. Ma le guerre vere non sono sempre quelle che si combattono con le armi.A volte sono quelle contro l’indifferenza, il silenzio, la burocrazia, l’oblio. Io non voglio essere dimenticato.
Mai arrendersi
Ma soprattutto, non voglio che siano dimenticati coloro che non possono più parlare e che non hanno avuto la mia fortuna di sopravvivere. Per questo vi chiedo, con il cuore e con profonda emozione, di fare memoria attiva. Non basta ricordare.Bisogna onorare con le azioni, con l’esempio, con la responsabilità.
E voglio lasciare a voi, oggi, un messaggio che porto tatuato nell’anima: “Mai arrendersi, nonostante tutto e tutti, costi quel che costi.”È più di un motto. È la mia verità. È la mia battaglia quotidiana. Ed è la prova che anche da un dolore immenso può nascere una luce. Una luce che non si spegne mai.”
Cos’è l’uranio impoverito
L’uranio impoverito è un sottoprodotto del procedimento di arricchimento dell’uranio.
Nel 2001 Carla Del Ponte, all’epoca al vertice del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, dichiarò che l’uso di armi all’uranio impoverito da parte della NATO avrebbe potuto essere considerato un crimine di guerra. Poco dopo, una ricerca commissionata dal predecessore della Del Ponte, Louise Arbour, affermò che non esiste un trattato ufficiale sul bando delle armi all’uranio impoverito, né leggi internazionali che le vietino espressamente.
La sostanza è pericolosa se direttamente inalata, ingerita, o posta a contatto di ferite, circostanza classica che si verifica quando i proiettili si disintegrano colpendo il bersaglio ed il particolato si disperde in aria, si deposita, inquina l’acqua.Una ricerca effettuata da Diane Stearns, biochimico presso la Northern Arizona University, ha stabilito che cellule animali esposte al sale di uranio solubile in acqua, sono soggette a mutazioni genetiche determinando tumori e altre patologie, indipendentemente dalle sue proprietà radioattive.
La sindrome dei Balcani
Per “sindrome dei Balcani” si intende quella lunga serie di malattie come cancro, leucemie e linfomi che hanno colpito i soldati italiani al ritorno dalle missioni. Da allora le vittime sarebbero state 45 e circa 500 i soldati malati. A sorprendere è che un rapporto di causa effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito e queste malattie non sarebbe ancora stato dimostrato. In una sentenza del 2008 il Tribunale di Firenze ha ritenuto la responsabilità del Ministero della Difesa per patologie contratte da un militare in servizio in conseguenza di esposizione all’uranio impoverito. Nel 2006, con il fine di identificare eventuali responsabilità dei vertici militari italiani e della NATO, il Parlamento istituì una commissione d’inchiesta. Fra le diverse ipotesi per spiegare la sindrome dei Balcani e la sindrome della guerra del Golfo, la possibile presenza anche di nanopolveri inorganiche come eventuali concause delle patologie.
Nel 2010 il Consiglio dei ministri diede il consenso agli indennizzi ai soldati che si sono ammalati in seguito alle missioni di pace, nei poligoni e nei siti di stoccaggio. Dobbiamo aspettare il 2019 per il riconoscimento della gravità della contaminazione a cui non sono mancate le reticenze dei vertici militari.
24 buoni motivi per morire
“Ho 24 patologie gravi, quindi 24 buoni motivi per morire e non certo di fame. Quindi non lo voglio il risarcimento” ha affermato Calcagni continuando il suo commovente discorso per il convegno. “Ho bisogno di fare però una precisazione. Nell’elenco del Par. Montebello i morti di cui parla sono deceduti durante le missioni. Esistono più di 600 morti in seguito alle missioni e non avremo mai un funerale di Stato.”
Non si dovrebbe far causa a fronte di un diritto certo
“Carlo Calcagni dovrebbe essere risarcito senza fare causa, a fronte di una situazione chiara. Avendo il Ministero della Difesa riconosciuto la causa di servizio e lo status di Vittima del dovere, il dato è oggettivo e non può essere disconosciuto. Questo anche alla luce di una recentissima sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto questa mia tesi.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA e Osservatorio Vittime del dovere, tra i relatori del convegno. Ed ha continuato: “Le autorità amministrative hanno il potere di decidere, ma devono anche motivare fornendo parametri oggettivi. Nel caso di Calcagni l’autorità ha riconosciuto la causa di servizio e lo status di Vittima del dovere. Quindi a fronte di questo noi non abbiamo un provvedimento negativo tale da agire in giudizio“.
Quanto vale una vita?
L’Avvocato Bonanni ha acceso una luce riguardo ai risarcimenti risibili, che restituiscono un sottotesto atroce ossia “ciò che hai perso non vale poi tanto”.
“Il militare che torna dalle missioni e rimane in vita ha due diritti. Il primo è il risarcimento del danno non patrimoniale e quindi il danno biologico, morale, esistenziale. Il secondo è il risarcimento del danno economico.
La liquidazione del danno parte dai 100 mila euro a salire di poco perché viene risarcito solo il danno terminale. Ossia il danno della lucida agonia prima della morte. L’importo liquidato quindi è davvero basso” ha specificato Bonanni.
“I militari molto qualificati ed eccellenti in Italia non sono molti. Se uno di loro si ammala per una malattia contratta a causa dell’amianto o altre sostanze tossiche diventa un civile malato inidoneo con tutte le relative conseguenze tra cui quella di poter ricevere, una pensione minima.”
Se non esiste un modo giusto di “pagare” per una vita perdita, esiste però certamente un modo sbagliato che non riconosce il peso del dolore, dell’assenza, della vita umana.
Vittime del dovere e vittime del terrorismo
“In passato l’assegno vitalizio per le Vittime del dovere era di 253 euro, mentre l’assegno delle vittime del terrorismo era di 500 euro. Poi la Cassazione dopo varie battaglie le ha parificate.” ha affermato Bonanni, il quale ha anche raccontato alcuni casi borderline: “Ho assistito la famiglia di un carabiniere di Latina che prima di morire aveva ottenuto il riconoscimento di Vittima del dovere. Questo carabiniere fu mandato in una missione antidroga con un altro carabiniere e furono speronati con l’auto. L’uomo si frantumò tutte le ossa, ha vissuto altri 10/12 anni prima di morire. Essendo stato riconosciuto come Vittima del dovere, la vedova e la figlia hanno ottenuto la speciale elargizione dei ratei ma solo fino alla data della morte. Questo perché il decesso è avvenuto per altri motivi da quelli dell’incidente”.
Criticità e ordinarietà
L’Avvocato, vincitore di numerose sentenze storiche, non esita anche a condividere pubblicamente anche le cause perse se necessario a stimolare alla riflessione.
“Un conducente del veicolo sul quale viaggiava l’ufficiale comandante inviato in una sparatoria subì un grave incidente stradale. Nonostante l’ufficiale dei carabinieri testimoniò in giudizio confermando la dinamica, il Tribunale rigettò la domanda ed ho perso la causa. La giustificazione data era che l’incidente rientrava nei rischi possibili del Carabiniere.”
“Qualche giorno fa ho perso la causa di una vittima di asbestosi nonostante la perizia positiva, il riconoscimento della causa di servizio, la CTU positiva di un ingegnere sul rischio. Il Tribunale ha rigettato la domanda negando le particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà. In pratica viene impostata la difesa sull’affermazione che l’amianto è stato un minerale normalmente utilizzato. Nulla di eccezionale.”
Di segno simile anche un altro caso.
“Ho dovuto iniziare una causa per un elicotterista dello squadrone di Pisa deceduto per mesotelioma al quale fu negato il riconoscimento. Questo perché l’amianto era normalmente utilizzato sul freno rotore degli elicotteri. Vedremo quindi cosa succederà.”
Uranio impoverito
Per quanto riguarda l’uranio impoverito, secondo Bonanni esiste per legge l’onere di inversione della prova anche se non sempre applicato.
“Mi riferisco agli articoli 1078 e 1079 del DPR 90 del 2010 e art. 603 del decreto legislativo 66/2010. Anche la Cassazione 9641 del 2024 si è espressa in tal senso e il Consiglio di Stato 5816 del 2021 e 11363 del 2023.” ha dettagliato l’Avv. Ezio Bonanni.
Il Rapporto Renam 2025
L’amianto fu un pericoloso materiale ampiamente usato in passato. Responsabile diretto di patologie come mesotelioma ed altre forme di tumore.
L’Avvocato Ezio Bonanni ha segnalato, continuando il convegno, l’uscita dell’VIII rapporto del Renam, Registro Nazionale Mesoteliomi dal quale si evince quindi che la sezione difesa ha una percentuale di mesoteliomi del 4,8% dei mesoteliomi nell’intera finestra di osservazione (1993 – 2021) e relativamente a quei casi con attribuzione di esposizione ad origine professionale.
Qui di seguio uno stralcio del documento:
“I settori di attività maggiormente coinvolti sono l’edilizia (4.254 occasioni di esposizione, pari al 16,5% del totale della casistica). Segue l’industria pesante, ed in particolare la metalmeccanica (8,9%), la metallurgia (4,1%) e le attività di fabbricazione di prodotti in metallo (5,7%). I cantieri navali sono al 5,5%, l’industria del cemento-amianto (734 occasioni di esposizione, pari al 2,8%). Continua l’industria tessile (6,5%), dei rotabili ferroviari (3,1%) e il settore della difesa militare (4,8%). L’insieme di questi settori è responsabile di quasi il 60% circa dei casi registrati negli archivi del Registro nazionale.”
La tutela della dignità delle Forze Armate, il convegno necessario
“Se parliamo di Vittima, a mio personale parere non è soltanto colui che muore o si ammala in azione e viene riconosciuto per causa di servizio, ma anche nel caso venga disconosciuto il suo ruolo.”
La funzione di protezione e soccorso delle Forze Armate è importantissima. Pensiamo alla loro preziosità nel caso di calamità naturali, ad esempio come alluvioni e terremoti.
“Per quanto riguarda la dignità dei nostri uomini in divisa, noi di Ona – Osservatorio Nazionale Amianto ci siamo impegnati affinché potessero essere dotati di mezzi adeguati. Non quindi macchine utilitarie, ma mezzi blindati e attrezzature idonee.” ha comunicato Bonanni.
Il confine tra satira e offesa
Bonanni ha inoltre ricordato l’esposto presentato dal tenente Pasquale Trabucco nei confronti della comica Luciana Littizzetto in seguito alle dichiarazioni fatte durante la Trasmissione “Che Tempo che fa”. Un caso che ha diviso l’opinione pubblica. E’ un dato di fatto che molte persone, soprattutto tra le Vittime del dovere, si sono sentite ferite. Sarà l’iter processuale a stabilire se è stato superato il confine tra satira e offesa.
“Sostengo con forza la posizione di Pasquale Trabucco e porteremo avanti la denuncia perché ci sono cose che non andrebbero toccate. Sono molto sorpreso dal fatto che le istituzioni non siano intervenute” ha ribadito Bonanni durante il convegno.
Missione di pace o di guerra? Il convegno insiste sulla contraddizione
Carlo Calcagni ha ricordato una situazione critica in Bosnia dove una pattuglia di soldati italiani è stata accerchiata da uomini armati. In quell’occasione il colonnello intervenne con un elicottero.
“Una situazione dove ci siamo sentiti impotenti perché abbiamo chiesto alla sala operativa il permesso per fare fuoco. Tuttavia l’arrivo della risposta in quesi casi può arrivare anche troppo tardi, quando magari sei già morto. La nostra fortuna è stata che con il mio arrivo in elicottero gli uomini che ci avevano accerchiati si sono spaventati. Poteva finire davvero male, soprattutto perché in quel momento quella era una zona di guerra.” ha raccontato il Colonnello.
La proposta a Carlo Calcagni
L’avvocato Bonanni ha proposto a Carlo Calcagni di elaborare insieme un protocollo rivendicativo da pubblicare con Casa Editrice da inviare a tutte le autorità civili e militari. Nel documento, tra le varie proposte, l’Avvocato ha ipotizzato l’impiego operativo delle Forze Armate su più fronti. Ad esempio per la lotta contro il crimine organizzato e per il controllo del Territorio, contro lo spaccio. Per la salvaguardia dei bambini in ruoli particolarmente pericolosi ed il coinvolgimento di Ufficiali per l’insegnamento nelle scuole.
Vittime non una sola volta
Bonanni ha ricordato i casi di parenti delle vittime contaminate dall’amianto. Ad esempio mogli che lavavano gli indumenti dei mariti pieni di fibre killer per poi ammalarsi di malattie asbesto correlate, oppure parenti contaminati dall’uranio in quanto congiunti con un militare, come il casoSantospirito.
Una metamorfosi culturale
La mia proposta operativa è quella di creare una massa critica, una forza d’urto per aggregare le energie. Per un’azione culturale, sociale, morale e soltanto in via residuale in via giudiziaria” ha concluso l’Avvocato Ezio Bonanni.
E grazie alle sue parole il silenzio viene spezzato, ma c’è ancora troppa strada da fare.
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