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La triste epopea del mesotelioma: addio a Franco Di Mare

L'uscita dalla chiesa della salma di Franco Di Mare
L'uscita dalla chiesa della salma di Franco Di Mare

LUNEDÌ 13 MAGGIO ABBIAMO DETTO ADDIO A MARIUSZ MARIAN SODKIEWICS, EX DIPENDENTE RAI, MORTO DI MESOTELIOMA E ORA CI TROVIAMO A PIANGERE UN’ALTRA VITTIMA DELLA STESSA MALATTIA. FRANCO DI MARE, STORICO CONDUTTORE TELEVISIVO, GIORNALISTA E INVIATO DELLA RAI, CI HA LASCIATI ALL’ETÀ DI 68 ANNI. LA SUA MALATTIA, COLLEGATA ALL’ATTIVITÀ DI INVIATO DI GUERRA, HA EVIDENZIATO I RISCHI MORTALI CHE MOLTI GIORNALISTI CORAGGIOSI COME LUI AFFRONTANO SUL CAMPO. I FUNERALI IL 20 MAGGIO, ALLA CHIESA DEGLI ARTISTI DI PIAZZA DEL POPOLO-ROMA

La triste morte, a causa di mesotelioma, di Franco Di Mare

Franco Di Mare è deceduto a causa di un mesotelioma, una terribile forma di cancro dovuta all’esposizione all’amianto

Quella di Franco Di Mare è stata una morte annunciata in diretta, come un tragico capitolo di una cronaca già scritta. Il 28 aprile scorso, il giornalista aveva scioccato il pubblico televisivo raccontando la storia della sua malattia a “Che tempo fa” con Fabio Fazio, sul Nove, sottolineando l’indifferenza dell’azienda di Stato di fronte al suo dramma. Una storia che evidenzia la triste tendenza: altri dipendenti Rai si sono ammalati, esposti all’amianto anche solo lavorando in sede, lasciando un’ombra di preoccupazione su un’azienda che, secondo testimonianze, anche dello stesso Di Mare in tv, sembra non prestare la dovuta attenzione alla salute dei suoi lavoratori.

Ma l’amianto, come la livella di Totò, non risparmia nessuno.

Mesotelioma: un trend in crescita 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito nel 2023 circa 110 casi di mesotelioma, con un impatto di circa 100 decessi, e più di 220 diagnosi di tumore del polmone asbesto correlato, con circa 200 decessi, quindi complessivamente 300 deceduti. E non finisce qui. 

Secondo l’ONA, nei prossimi anni assisteremo al picco massimo delle vittime, un drammatico traguardo che si preannuncia sinistro e doloroso.

Le parole profetiche dell’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, non sono frutto di una sfera di cristallo, ma derivano da una conoscenza acuta della realtà. Purtroppo, l’escalation di morti a causa di mesotelioma ed altre malattie asbesto correlate, e persone che continuano ad ammalarsi conferma le tesi portate avanti dal legale da oltre vent’anni. Nonostante l’entrata in vigore della legge 257/92, in Italia rimangono ancora 40milioni di tonnellate di amianto da bonificare, una cifra comunque sottostimata.

Inoltre, i tempi di latenza fra l’esposizione e l’insorgenza di patologie correlate all’amianto sono lunghissimi, anche oltre cinquant’anni. Questa combinazione di fattori rende la situazione estremamente critica e urgente.

Per questo motivo, oltre a farsi portavoce delle battaglie legali, Bonanni, promuove numerose iniziative di sensibilizzazione. «È necessario un impegno congiunto per affrontare questa emergenza sanitaria e garantire un futuro migliore per le generazioni future».

Un trattamento indegno: la triste indifferenza

«È una morte inaccettabile e i responsabili vanno individuati e puniti» sottolinea Ezio Bonanni, legale del giornalista. «Una morte ingiusta anche per il trattamento ricevuto dalla Rai che lo stesso Di Mare ha denunciato».

Lo scorso novembre, Di Mare aveva moderato il convegno organizzato proprio dall’ONA, a Roma, dal titolo: “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute”. Un momento di confronto e riflessione per affrontare tematiche cruciali legate alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute pubblica.

Ma chi era Franco Di Mare?

Una vita dedicata al giornalismo e alla famiglia.

La carriera di Franco Di Mare è stata caratterizzata da un impegno straordinario nel mondo del giornalismo. Prima di assumere importanti ruoli dirigenziali in Rai, ha trascorso vent’anni come inviato di guerra, affrontando le atrocità e le sfide dei conflitti nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. Pur consapevole dei pericoli, ha continuato a svolgere il suo lavoro con coraggio e determinazione.

Tuttavia, è stato proprio durante il suo servizio in Bosnia che ha respirato le particelle di amianto le quali, quasi trent’anni dopo, hanno scatenato nel giornalista il mesotelioma.

Durante i conflitti bellici, specialmente durante la guerra nei Balcani negli anni ’90, i proiettili contenenti uranio impoverito venivano utilizzati per colpire edifici e strutture nemiche. Quando questi colpivano edifici che contenevano materiali contenenti amianto, come il cemento-amianto usato per la costruzione di quasi tutte le strutture, il calore generato dalle esplosioni provocava la nebulizzazione del minerale che, di conseguenza, si disperdeva nell’aria circostante.

«Non sono stato più bravo di tanti colleghi che hanno perso la vita. Non sono stato più bravo di Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Miran Hrovatin. Sono stato solo più fortunato. La paura lucida ti dà una chiave, può anche andare male», aveva spiegato Di Mare in una lunga intervista a Il Foglio pochi giorni fa, riferendosi ai vent’anni di inviato sui fronti caldi di guerra dove a ogni angolo si rischiava la pelle.

Un lato meno conosciuto 

Oltre alla sua carriera professionale, Franco Di Mare è stato anche un uomo di grande cuore. Durante il suo servizio in Bosnia, ha compiuto un gesto straordinario adottando una neonata di dieci mesi da un orfanotrofio locale. Questo atto d’amore ha cambiato la vita di entrambi, portando gioia e speranza in mezzo alla tragedia della guerra.

Ma altri intrecci e coincidenze del destino hanno segnato la sua lunga carriera. Tornando a casa nell’estate del ’92 con la figlia adottiva Stella, avrebbe dovuto partecipare a un programma televisivo su Rai2 intitolato “Lezioni di mafia“, un progetto ideato dall’allora direttore del TG2  Alberto La Volpe(1933-2017), in collaborazione con Giovanni Falcone. Tuttavia, quel maledetto 23 maggio 1992, mentre Di Mare era sull’aereo, avvenne la strage di Capaci (autostrada A29 – Palermo), in cui persero la vita il magistrato, la moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Una straordinaria forza interiore 

Anche ammalato di mesotelioma, Franco Di Mare ha mostrato una straordinaria forza interiore e un impegno costante per la giustizia e l’umanità. Le sue parole e la sua testimonianza, hanno sollevato importanti questioni sulla sicurezza dei giornalisti sul campo e sull’importanza di riconoscere e affrontare i rischi legati all’amianto.

La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo del giornalismo e nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto e amato. Franco Di Mare sarà ricordato non solo per il suo contributo al giornalismo italiano, ma anche per il suo coraggio, la sua umanità e il suo straordinario spirito di sacrificio. Che la sua memoria continui a ispirare e a illuminare il cammino di coloro che lavorano per la verità e la giustizia.

I funerali

L’arrivo del feretro di Franco Di Mare alla Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo- Roma

Alle ore 14 di lunedì 20 maggio, si sono celebrati nella Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo a Roma, i funerali dell’ex giornalista Rai scomparso.

Tra i presenti, Bruno Vespa, Maurizio Gasparri, Marco Rizzo, Francesco Giorgino, Alberto Matano, Eleonora Daniele, Nunzia De Girolamo, la direttrice di Radio 2 Simona Sala, il presidente della Fnsi Vittorio Trapani, Leopoldo Mastelloni, Michele Mirabella, Valerio Rossi Albertini e Beppe Fiorello. E poi, l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio, il direttore generale Giampaolo Rossi e la presidente Marinella Soldi, 

Durante l’omelia, Don Walter Insero, parroco della Basilica Santa Maria in Montesanto, ha ricordato Franco Di Mare «Era, un uomo di fede. Custodiva nel suo giubbetto antiproiettile l’immagine della Madonna di Fatima per sentirsi protetto».

Tuttavia, «in lui la fede aveva comunicato a vacillare a causa di un episodio» prosegue. Franco aveva vissuto un momento di profonda crisi di fede dopo aver assistito personalmente a un bombardamento che aveva causato la morte di numerosi bambini. Questo tragico evento lo aveva portato a chiedersi perché il male esistesse e perché Dio sembrasse aver abbandonato quelle innocenti vittime».

«Ci volle delle del tempo per elaborare quella sofferenza. Poi comprese che la responsabilità di tali atrocità non scaturiva dall’indifferenza di Dio, ma dall’uomo, dal libero arbitrio. L’umanità ha la libertà di scegliere tra il bene e il male», aggiunge il prete e le tragiche conseguenze delle scelte sbagliate ricadono sugli innocenti. 

Questo riconoscimento ha aiutato Di Mare a trovare una nuova comprensione della fede.

Il funerale di Franco Di Mare: il ricordo della figlia, della moglie e del parroco

La figlia Stella, commossa, ricorda. 

«Il mio ultimo grazie è per lui. Ho vissuto con lui una vita fuori dal comune. L’eredità che mi ha lasciato non è biologica ma emotiva, personale. Non mi ha mai fatto dubitare delle mie possibilità e miei limiti me li ha sempre spostati. Sapeva che sarei potuta andare piu in la».

E la moglie Giulia, sposata pochi giorni fa «Franco non era assolutamente concorde con quello che sto facendo adesso», ha esordito alla fine della cerimonia funebre Giulia Berdini, la moglie di Di Mare, ricordando il marito scomparso. «Perdonami se oggi il dolore vince e non riesco a trovare la forza di sorridere come desideravi tu. Lo farò, domani spero. Ma oggi, perdonami, non ci riesco proprio. Spero di averti fatto felice. E, se qualche volta non è successo, perdonami».

 “Dimmi la verità”, la prima conferenza nazionale sulle “Marocchinate”  

Conferenza marocchinate
foto bianco e nero Conferenza marocchinate

HA LUOGO OGGI 18 MAGGIO 2024, NEL COMUNE DI PONTECORVO, IN PROVINCIA DI FROSINONE, LA PRIMA CONFERENZA A LIVELLO NAZIONALE SULLE MAROCCHINATE. IL CONVEGNO È STATO ORGANIZZATO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLE MAROCCHINATE. LA GIORNATA È STATA PROPRIO ISTITUITA IN RICORDO DELLE 60 MILA VITTIME, DONNE E UOMINI ITALIANI, VIOLENTATI DALLE TRUPPE COLONIALI FRANCESI NEL PERIODO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. L’INTENTO DELL’INCONTRO DI FARE LUCE E RIFLETTERE SU UNA DELLE PAGINE PIÙ TRAGICHE SCRITTE DALLA STORIA ITALIANA

Le “Marocchinate”

Il termine “Marocchinate” è stato coniato a seguito dei terribili fatti che hanno interessato la popolazione italiana, soprattutto donne e bambini, durante la Campagna d’Italia, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Le truppe coloniali francesi erano, infatti, costituite circa al 60% da reparti di origine nordafricana, marocchini, appunto; da ciò nasce effettivamente tale termine.

I soldati, soprattutto a seguito dello sfondamento della Linea Gustav da parte degli Alleati, hanno saccheggiato e compiuto razzie in ogni territorio nel quale sono passati mentre proseguivano la loro avanzata. Donne, bambini, uomini sono tutti rimasti vittime delle azioni violente perpetuate dai militari sotto bandiera francese, che hanno compiuto stupri ed esecuzioni, oltre a trasgredire ogni regola.

Il ricordo per le vittime

Tra le proposte di legge appare proprio quella dell’istituzione della “Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime delle Marocchinate”. Un appello a cui si unisce a gran voce anche l’Associazione Nazionale Vittime Delle Marocchinate (ANVM), con lo scopo di sensibilizzare le istituzioni tutte, affinché vengano ricordate le 60mila vittime italiane. Quest’anno l’impegno si rafforza con l’inaugurazione della prima conferenza di carattere nazionale dedicata proprio alla commemorazione dei perseguitati.

Conferenza marocchinate
Conferenza marocchinate

Una semplice ma efficace iniziativa che mira alla sensibilizzazione e promuove la conoscenza di tali fatti, seppur brutali. La speranza è quella che la storia – così come dovrebbe essere – lasci un insegnamento alle generazioni future, con l’auspicio di non incorrere nuovamente negli stessi errori del passato.

L’impegno giuridico per le “Vittime delle Marocchinate”

La prima conferenza a livello nazionale organizzata per le vittime delle marocchinate si svolgerà oggi, 18 maggio, dalle ore 17.00, nella Sala del Consiglio Comunale di Pontecorvo, in provincia di Frosinone.

Il convegno è a ingresso libero, fino ad esaurimento posti. Si prevede l’intervento di relatori provenienti da differenti ambiti che proporranno nuovi spunti di riflessione sulle vicende che hanno interessato in prima linea i territori della “Ciociaria”, oltre al versante sud della Toscana.

Apre la serie di interventi Massimo Porcelli che illustrerà i fatti salienti avvenuti tra gli anni 1943-1945. Ma prima sarà accolto sul palco Emiliano Ciotti, presidente nazionale dell’ANVM, per i saluti di benvenuto anche da parte del sindaco di Pontecorvo, Anselmo Rotondo.

Conferenza marocchinate
L’avv. Ezio Bonanni

L’intervento dell’avv. Ezio Bonanni

«Affronterò le ripercussioni in ambito giuridico e la causa ancora
in corso nell’interesse delle vittime dei crimini di guerra commessi durante la
Campagna d’Italia», preannuncia l’avv. Ezio Bonanni, tra gli organizzatori del
convegno.

Una prima denuncia è già stata depositata, precisa il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Quindi si attendono i prossimi risvolti della causa incardinata al Tribunale Civile di Roma.

«A nostro modo di vedere – continua Bonanni -, le condotte poste in essere
da coloro che hanno stuprato e ucciso, costituiscono dei fatti di reato e
crimini contro l’umanità – comunque non prescrittibili – e per i quali vi è una
responsabilità civile degli Stati. Mi riferisco a quegli Stati di cui facevano
parte i militari responsabili, ma anche più in generale a tutti gli Stati non
belligeranti».

Tra i responsabili figura anche lo Stato italiano, che non ha adeguatamente
protetto i cittadini, essendo tra l’altro co-belligerante. Infatti, dopo l’armistizio,
l’Italia combatté al fianco degli angloamericani e delle stesse truppe francesi
che si sono rese responsabili di questi crimini.

«Per questo motivo – spiega il legale -, abbiamo ritenuto opportuno agire
innanzi il Tribunale Civile di Roma evidenziando le responsabilità degli Stati
Uniti d’America, dell’Inghilterra e della Francia. Innanzitutto, come
responsabilità vicaria e, comunque, per difetto di vigilanza, “culpa in
vigilando” e omessa protezione dei cittadini,  estese anche allo Stato italiano.  Attiveremo, quindi, un’azione a carico della Presidenza del Consiglio

per il diritto al risarcimento dei danni. Tra l’altro, portando eventualmente
in detrazione gli importi miserrimi che a suo tempo furono liquidati e che,
comunque, non costituiscono il risarcimento di quel danno effettivo che le
parti hanno subito in prima persona, così come i loro familiari ed eredi».

Rai sotto accusa: morto ex dipendente per amianto sul lavoro

rai amianto
Amianto in RAI

DOPO QUELLO ECLATANTE DI FRANCO DI MARE, LA RAI SOTTO OSSERVAZIONE PER NUOVI CASI DI EX DIPENDENTI GRAVEMENTE AMMALATI O DECEDUTI. MARIUSZ MARIAN SODKIEWICZ, EX LAVORATORE DI RADIOTELEVISIONE ITALIANA SPA È SPIRATO IL 13 MAGGIO 2024, ALL’ETÀ DI 62 ANNI, A CAUSA DEL MESOTELIOMA PLEURICO, UNA MALATTIA DERIVANTE DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO LUNGO SERVIZIO NELLA SEDE ROMANA DELL’EMITTENTE PUBBLICA

Morto “Mariusz” per esposizione all’amianto in Rai

Qualche giorno fa, Mariusz Sodkiewicz aveva raccontato a La Repubblica che l’azienda statale aveva destinato considerevoli fondi nel corso degli anni per tentare di risolvere un problema di cui era a conoscenza da tempo: «Facevano regolari controlli per monitorare la quantità di fibre di amianto presenti nell’aria. La mia esposizione è avvenuta soltanto all’interno dell’ufficio».

Pertanto Sodkiewicz si era rivolto all’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, da tempo impegnato a fare chiarezza sulla presenza del “killer silente” negli edifici della televisione di Stato italiana.

Lo scorso marzo, il rappresentante legale della famiglia, aveva presentato una denuncia querela alla Procura della Repubblica di Roma. «Si chiede che vengano individuati e giudicati i responsabili, compresi i dirigenti e i responsabili della sicurezza della Rai, per la mancata protezione dei dipendenti esposti all’amianto» scriveva Bonanni nell’atto di denuncia/querela.

«La sua morte è una delle tante e dolorose testimonianze delle conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro».

Mariusz Sodkiewicz, ex dipendente della Rai – Radiotelevisione Italiana Spa è deceduto a causa del mesotelioma

Ricostruiamo i fatti

Mariusz Marian Sodkiewicz, nato il 29 giugno 1962 a Lubsko, in Polonia, aveva trascorso gran parte della sua vita lavorativa in Rai. Per ventidue anni, a partire dal 2002, aveva svolto svariate mansioni in diverse sedi aziendali, compreso l’ufficio stampa del Prix Italia, il progetto Digitale Terrestre, la Direzione Risorse Umane e la Direzione Tecnologie.

Nel luglio del 2023, l’uomo aveva iniziato a manifestare i sintomi caratteristici del mesotelioma pleurico: difficoltà respiratoria, tosse persistente e dolore toracico. Successivi accertamenti clinici avevano confermato la presenza della malattia, attribuendola alla sua esposizione continuata all’amianto.

Il minerale era infatti presente negli edifici e negli impianti dell’emittente. Negli anni 2010-2012, la Rai aveva disposto il piano di bonifica, ma le misure di sicurezza durante le operazioni di risanamento sono risultate insufficienti.

Diversi dipendenti, compreso Mariusz, hanno subito l’esposizione diretta e indiretta alle pericolose fibre aerodisperse durante le attività lavorative. Sodkiewicz, aveva assistito personalmente alle attività di bonifica dell’asbesto durante il suo normale orario di lavoro, notandone anche lo sgretolamento.

Tra l’altro, aveva segnalato l’assenza di strumenti adeguati di prevenzione tecnica e di protezione individuale, durante le procedure di bonifica. Ciononostante, Mariusz era stato costantemente rassicurato dal suo datore di lavoro che non vi fosse alcun rischio per la sua salute e che non erano stati superati i limiti di esposizione alle fibre di amianto.

Non si può morire di amianto

«Mariusz Marian Sodkiewicz ha fatto parte di una generazione di dipendenti che ha dedicato la propria vita al servizio pubblico attraverso la Rai. La sua prematura scomparsa non solo è una tragedia per la sua famiglia e i suoi cari, ma solleva anche interrogativi sulla sicurezza sul lavoro e la responsabilità delle istituzioni», conclude Bonanni.

Per poter accedere al servizio di assistenza legale è sufficiente chiamare il numero verde 800 034 294, oppure scrivere attraverso il sito dell’ ONA

Eternit: annullata in Cassazione condanna a Stephan Ernst Schmidheiny

Caso Eternit
Caso Eternit:annullata in Cassazione la condanna di Stephan Ernest Schmidheiny

LA STORIA DEL PROCESSO ETERNIT È UN RACCONTO DI DOLORE E INGIUSTIZIA CHE HA SCOSSO LE FONDAMENTA DI INTERE COMUNITÀ, BASTI PENSARE A CASALE MONFERRATO, DOVE NON C’È FAMIGLIA CHE NON ABBIA AVUTO ALMENO UNA VITTIMA A CAUSA DELL’AMIANTO. DOPO ANNI DI BATTAGLIE E DI LOTTE, LA CASSAZIONE ANNULLA LA CONDANNA DI STEPHAN ERNST SCHMIDHEINY, AMMINISTRATORE E RESPONSABILE DEL GRUPPO ETERNIT SVIZZERA: RINVIATI GLI ATTI ALLA CORTE D’APPELLO DI TORINO. L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, COMMENTA: «DECISIONE DELLA CORTE INCOMPRENSIBILE, INTANTO LA PRESCRIZIONE INCOMBE E LE VITTIME RIMANGONO SENZA GIUSTIZIA»

Il Caso Eternit: un’odissea legale

Una targa commemorativa ricorda i lavoratori dell’Eternit. La giustizia tarda ad arrivare

Caso Eternit. La storia dell‘amianto è una saga di ingiustizia e sofferenza, che inizia molto tempo fa e continua a mietere vittime fino ai giorni nostri. Tutto ha inizio con l’ubiquità del minerale, utilizzato in una vasta gamma di settori, dall’industria all’edilizia, dall’ambito domestico ai mezzi di trasporto. La sua pericolosità è nota fin dagli anni ’30, quando si scopre la correlazione tra l’esposizione all’amianto e gravi malattie come il mesotelioma pleurico, il carcinoma del polmone, della laringe, dello stomaco e del colon, l’asbestosi e altre patologie devastanti.

Nonostante le prove schiaccianti dei danni causati dall’asbesto, i produttori e gli utilizzatori del materiale hanno agito per nascondere le prove scientifiche e rallentare l’adozione di misure protettive. Lobby dell’amianto e governi hanno collaborato per proteggere gli interessi economici, ritardando l’introduzione di leggi e limiti sulla presenza di amianto negli ambienti di lavoro.

Le vittime sono molteplici: non solo gli operai esposti professionalmente, ma anche le loro famiglie, le persone che vivono vicino a siti contaminati e persino i bambini che giocano intorno alle fabbriche abbandonate. Il processo contro Eternit, multinazionale svizzera nota per aver introdotto il cemento-amianto sul mercato, è emblematico di questa tragedia. 

Caso Eternit: lavoro e morte 

Ludwig Hatschek ebbe l’idea di mescolare le fibre di amianto con il cemento, brevettando così l’Eternit

Nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, un produttore di tessuti e carta in amianto, ebbe l’idea di mescolare le fibre di amianto con il cemento, brevettando così il cemento-amianto, che successivamente prese il nome di Eternit.

Il nome stesso, “Eternit“, deriva dal concetto di eternità, suggerendo la durabilità e la longevità del materiale. Il cemento-amianto si presentava come una soluzione ideale per l’edilizia in quanto era leggero, resistente, ignifugo e isolante. Queste caratteristiche lo resero molto popolare nell’industria delle costruzioni. Di conseguenza, trovò impiego in una vasta gamma di applicazioni, dalle tegole ai tubi, dai pannelli alle condutture.

Purtroppo, l’azienda ha provocato la morte di 392 lavoratori, senza contare le 1.800 circa “morti bianche”, cioè le vittime tra i residenti delle zone limitrofe.

Dopo anni di battaglie legali, per il magnate Stephan Ernest Schmidheiny arriva una condanna per omicidio colposo e inosservanza delle norme di sicurezza, ma la Corte di Cassazione la annulla per prescrizione.

Un processo tutto da rifare 

SACA Eternit: Giulio Testore, vittima di amianto per aver lavorato nello stabilimento di Cavagnolo (TO) è morto due volte

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni, commenta la decisione della Cassazione nel processo Eternit bis: «intanto la prescrizione incombe e le vittime rimangono senza giustizia». Come detto, la Suprema Corte ha nuovamente annullato la condanna per le vittime dell’amianto, lasciando senza risposte il processo che coinvolge il magnate svizzero. Nel 2018, Stephan Ernest Schmidheiny era stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per omicidio colposo ma la Corte di Appello di Torino aveva ridotto la pena a un anno e otto mesi.

Il rinvio del processo in appello porta con sé una serie di conseguenze gravi e ingiuste. Giulio Testore, un impiegato dello stabilimento SACA Eternit di Cavagnolo (Torino), è morto nel 2008 a causa dell’asbestosi, una malattia provocata dall’esposizione all’amianto. Quest’uomo è solo uno dei tanti casi di vittime che attendono giustizia. o giudiziario dovrà essere ripetuto.

Il caso di Giulio Testore, che ha respirato l’amianto per quasi tre decenni sul luogo di lavoro, è emblematico di una storia di sofferenza e negligenza. Oltre al suo, in processo era stato preso in esame anche il caso di Rita Rondano. La donna, deceduta nel 2012 a causa di un mesotelioma pleurico (a pochi mesi dalla diagnosi), aveva subito una duplice esposizione al “killer silente“, sia poiché abitava a meno di un chilometro dallo stabilimento di Cavagnolo, sia attraverso il lavoro agricolo in terreni contaminati dall’amianto. 

La voce del padrone

Stephan Ernest Schmidheiny: la Cassazione annulla la condanna per il magnate svizzero

La difesa dell’industriale aveva tuttavia impugnato il provvedimento e in appello, in parziale riforma della sentenza applicata, il magnate svizzero aveva dovuto rispondere esclusivamente della morte di Testore. Da qui, la riduzione della pena a un anno e otto mesi di reclusione, con la concessione del beneficio della sospensione condizionale.

La Corte aveva anche escluso il diritto al risarcimento per i congiunti dell’operaio perché firmatari di una transazione a chiusura di un altro processo penale contro altri dirigenti Eternit. Gli eredi Testore avevano presentato quindi ricorso in Cassazione, ma anche i legali di Schmidheiny, che hanno ottenuto l’esclusione dei risarcimenti in favore degli enti e delle associazioni costituite parti civili, tra cui l’ONA.

La decisione ha ovviamente generato profonda frustrazione tra le vittime e i loro familiari, poiché ha dimostrato una volta di più come il sistema legale possa talvolta favorire gli interessi dei potenti a scapito delle persone comuni. La speranza di ottenere una risoluzione equa e tempestiva è stata ora gravemente compromessa con il rinvio del processo e l’incombente prescrizione.

Il fatto che la difesa dell’industriale abbia presentato appello alla sentenza, ottenendo una riduzione della pena e il beneficio della sospensione condizionale, ha aggiunto ulteriore amarezza a questa situazione. Questo ciclo di appelli e rinvii non solo prolunga il dolore delle vittime e delle loro famiglie, ma erode anche la fiducia nel sistema giudiziario.

Caso Eternit: il disappunto dell’ONA

Ezio-Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA esprime la sua delusione riguardo alla decisione della Corte

La negazione della giustizia per le vittime dell’amianto non è solo un’ingiustizia individuale, ma rappresenta una ferita aperta nella società nel suo complesso.

Bonanni ha espresso la sua delusione riguardo alla decisione della Corte. «Non possiamo comprendere, né condividere, la decisione della Corte. Il nostro impegno, comunque, proseguirà in tutte le competenti sedi, per la bonifica, la messa in sicurezza, la tutela medica e risarcitoria di tutte le vittime e dei loro familiari».

Per coloro che necessitano di supporto e tutela legale, l’ONA offre assistenza attraverso il numero verde 800 034 294 o il sito web

Amianto: cosa frena la bonifica in Italia?

Amianto bonifiche
emilia romagna, eternit, amianto nelle fabbriche

L’amianto è un killer silenzioso di cui ancora oggi non riusciamo a liberarci. Le recenti dichiarazioni del noto giornalista Rai, Franco Di Mare, malato di mesotelioma – il tumore dell’amianto – hanno posto di nuovo l’attenzione pubblica verso questa sostanza pericolosa e sulla sua presenza in Italia, ancora dopo più di trent’anni dalla messa al bando del suo utilizzo.

Ancora fino all’inizio degli Anni ’90, l’asbesto è stato largamente utilizzato, soprattutto nelle ricostruzioni di carattere pubblico e ristrutturazioni, necessarie alla ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante i censimenti delle aree contaminate, non si è ancora giunti a una definitiva soluzione al problema, non essendo ancora ben avviate le bonifiche. Ma cosa ritarda i lavori in Italia?

Amianto, le bonifiche in Italia vanno molto a rilento

L’amianto è stato utilizzato in larga scala in Italia, così come nel resto del mondo, per le sue proprietà ignifughe, isolanti, oltre a una buona flessibilità. Inizialmente, non si era a conoscenza della potente lesività di questo materiale, considerato, poi, molto pericoloso. L’amianto aveva tutte le parvenze di una scoperta innovativa, soprattutto per l’elevata resistenza anche ad alte temperature, garantendo allo stesso tempo anche un ampio risparmio in termini di costi.

È, quindi, del tutto comprensibile il largo utilizzo che ne è stato fatto, salvo poi scoprirne le molteplici proprietà lesive. I materiali di amianto e contenenti questa sostanza pericolosa, infatti, nel tempo possono rilasciare fibre letali per la salute pubblica e l’ambiente.

Per questo motivo, si è deciso – solo nel 1992 – di vietare l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto, come recita la legge 257/92. Nonostante siano passati già più di trent’anni dall’entrata in vigore della normativa, nel nostro Paese permangono parecchi siti tuttora contaminati da questa sostanza pericolosa.

Le bonifiche hanno richiesto del tempo per cominciare, soprattutto per la scarsa presenza iniziale di ditte specializzate nella rimozione di questi rifiuti speciali pericolosi. Pertanto, ancora oggi sul territorio italiano lo smaltimento di questa sostanza tossico-nociva va molto a rilento. Eppure, l’opinione pubblica non si spiega i notevoli ritardi che ci sono. A provare a dare una spiegazione sulla questione ci ha pensato l’oncologo di fama mondiale Antonio Giordano, il cui padre fu tra i primi scienziati a rivelare i danni provocati dall’esposizione all’amianto. 

I ritardi delle bonifiche dell’amianto

Le bonifiche per la rimozione dell’amianto, purtroppo, sono ancora oggi in corso in Italia. Eppure, sembra che ci siano notevoli ritardi nell’intero iter di smaltimento. Oltre ai rallentamenti dettati dalla vasta presenza di questo materiale negli edifici pubblici e privati, oltre che nei siti industriali, sia nel cemento utilizzato per le costruzioni sia nei rivestimenti delle tettoie, dietro le tempistiche della bonifica si celerebbero anche interessi economici. Lo ha spiegato meglio Antonio Giordano, scienziato di fama mondiale che ha seguito le orme di suo padre – tra i primissimi a constatare la lesività di questa sostanza – e continua la sua ricerca nello studio delle patologie asbesto correlate.

«Il rischio di sviluppare mesotelioma è diventato ambientale piuttosto che professionale. Le peculiari caratteristiche fisico-chimiche dell’amianto giustificano il suo vastissimo utilizzo nell’edilizia per cui, se è presente in grandi quantità in zone come l’Italia, si può solo immaginare quante fibre di residui tossici ci possano essere in zone coinvolte da azioni belliche […] che restano in sospensione nell’aria, che penetrano nelle falde acquifere e nei terreni coltivati», ha precisato l’oncologo in un’intervista all’Adnkronos.  

Gli interessi economici alla base dei rallentamenti

Il medico di fama mondiale ha evidenziato come negli ultimi anni si sarebbe assistito a un rallentamento nella bonifica. Oltre che nella ricerca scientifica delle patologie asbesto correlate. Questo ritardo sarebbe stato dettato da forti interessi economici che si celerebbero dietro l’industria dell’amianto. Lo ha confermato anche l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in una recente intervista.

Il legale, che prosegue la sua battaglia contro l’amianto da oltre vent’anni, ha sottolineato gli elevati costi che comporta lo smaltimento dell’amianto alla base dei ritardi delle bonifiche, oltre all’assenza di mappatura e alla scarsa conoscenza della lesività di questo materiale.

D’altronde, al di fuori dell’Europa, tutt’oggi molti Paesi continuano a utilizzare l’amianto, ignorandone la sua potenziale pericolosità per l’ambiente, oltreché nei confronti della salute pubblica. Solo attraverso la piena consapevolezza della lesività dell’asbesto si può giungere a una maggiore attenzione sulla tematica. E, quindi, finalmente a soluzioni maggiormente immediate e concrete.