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martedì, Maggio 5, 2026
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La Johnson & Johnson, maxi risarcimento per chiudere le controversie

Talco cancerogeno Johnson & Johnson
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale

Una vicenda non poi così tanto singolare quella che ha visto coinvolta la Johnson & Johnson. La nota azienda farmaceutica statunitense è stata interessata da numerose controversie legali a causa degli articoli messi in commercio a base di talco che contenevano amianto.

Questi prodotti, infatti, avrebbero causato numerosi casi di cancro alle ovaie e mesoteliomi ai danni dei consumatori, soprattutto donne, che ne hanno fatto un uso prolungato. Finalmente, si è giunti a una svolta nell’intera vicenda. Il colosso farmaceutico, infatti, verserà un maxi risarcimento nelle tasche delle vittime e dei loro eredi. 

Per lasciarsi alle spalle il passato e le controversie legali che hanno coinvolto l’azienda in questi ultimi anni, la Johnson & Johnson ha deciso di destinare oltre 6 miliardi di dollari nei confronti di coloro che hanno presentato ricorso alla società al fine di trovare un accordo definitivo e risarcendoli dei danni subiti.

talco amianto Johnson & Johnson
Johnson & Johnson: arriva la proposta decisiva per chiudere le controversie

La storia dell’intera controversia della Johnson & Johnson 

Le controversie contro la Johnson & Johnson sono nate intorno al 2016, quando una famiglia statunitense ha deciso di fare ricorso al colosso farmaceutico per il decesso di una loro congiunta causato da un cancro ovarico. Il tumore, infatti, stando a quanto riferito dai ricorrenti, sarebbe stato causato dall’utilizzo prolungato dei prodotti a marchio J&J a base di talco e asbesto. Nonostante, infatti, questi ultimi fossero stati concepiti per un pubblico infantile uno studio ha rivelato come nel 70% questi fossero utilizzati dagli adulti. Solo un anno dopo, erano già mille le donne ad aver presentato una denuncia nei confronti dell’azienda. La vicenda si è protratta per qualche anno, fino alla svolta decisiva nel 2018.

Visto il crescente numero di denunce presentate, infatti, l’azienda è stata costretta a rendere pubblici alcuni documenti riservati che rivelavano la consapevolezza della presenza dell’amianto all’interno dei prodotti incriminati. Nel 2021 è stata la Corte Suprema americana a segnare una svolta nell’intera vicenda. Quest’ultima ha condannato la Johnson & Johnson a pagare una somma superiore ai 2miliardi di dollari come risarcimento alle sue clienti colpite da mesotelioma – la più letale delle patologie asbesto-correlate – e cancro alle ovaie. Tuttavia, si è dovuto attendere fino ad agosto 2022 prima che J&J annunciasse la fine della produzione dei prodotti a base del suddetto materiale.

Johnson & Johnson
I prodotti a base di calco della Johnson & Johnson

Le ripercussioni delle denunce sul talco all’amianto

Le numerose controversie legali hanno avuto un forte impatto sul colosso farmaceutico statunitense. Infatti, oltre a rappresentare un duro colpo a livello finanziario, hanno scaturito anche un danno a livello di immagine e reputazione per l’intera azienda. Johnson & Johnson, un nome un tempo sinonimo di fiducia e sicurezza nel settore dei prodotti per la cura personale e della salute, si è vista coinvolta in un esame pubblico severo. A seguito di un calo anche in termini di vendite, infatti, l’azienda ha deciso di apportare modifiche dal punto di vista commerciale. La vicenda ha evidenziato l’importanza della trasparenza e della responsabilità aziendale, sottolineando che le grandi corporazioni devono rispettare standard elevati di sicurezza del prodotto.

La svolta decisiva che “chiude” il caso

Dopo anni di sentenze e incontri in tribunale, finalmente, si è giunti a una svolta decisiva. Lo scorso aprile, infatti, l’azienda ha annunciato l’erogazione di un maxi risarcimento nei prossimi venticinque anni nei confronti di tutti coloro che hanno presentato denunce e ricorsi nei confronti della società. La somma messa a disposizione è di 6,5 miliardi di dollari che coprirà il 99,75% dei reclami attualmente pendenti relativi a problemi ovarici. La Johnson & Johnson ha, inoltre, fatto sapere che è già giunta alla risoluzione del 95% dei casi di denunce di mesoteliomi.

Il maxi risarcimento proposto dalla Johnson & Johnson per chiudere il talco-gate

Nonostante le numerose accuse e condanne, l’azienda continua a negare la propria colpa. Secondo la sua versione dei fatti, il talco non conterrebbe amianto, né tantomeno potrebbe provocare cancro alle ovaie. A corroborazione di questa tesi, l’azienda farmaceutica nel 2020 aveva pubblicato alcuni studi condotti su oltre 200mila donne negli Stati Uniti. L’indagine non ha evidenziato un legame statistico significativo tra l’uso del talco sui genitali e il rischio di sviluppare cancro alle ovaie. Tuttavia, ancora oggi appare abbastanza ambiguo il fatto che la J&J abbia comunque deciso di ritirare tutti i prodotti dal mercato e mettere fini alla produzione di quest’ultimi. Oltre che, non ultimo, risarcire le vittime.

Franco Di Mare ammalato di mesotelioma: l’indifferenza di Mamma Rai

franco di mare malato mesotelioma
Franco Di Mare intervistato da Fabio svela di essere malato di mesotelioma

IL GIORNALISTA FRANCO DI MARE, VOLTO NOTO DELLA TELEVISIONE ITALIANA E RINOMATO INVIATO DI GUERRA, HA RECENTEMENTE SVELATO DI ESSERE AFFETTO DA MESOTELIOMA, UNA RARA FORMA DI CANCRO CAUSATA DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. LA RAI LO IGNORA

La notizia è giunta durante unintervista a “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio sulla Nove. Per l’occasione, Franco Di Mare ha espresso la sua delusione per il silenzio dell’ “ex Mamma Rai”, di fronte al suo dramma: «La Rai non risponde alle mie mail».

Missioni di guerra e morte: la storia di Franco Di Mare

Franco Di Mare: ho respirato amianto durante le missioni

Franco Di Mare si è ammalato per aver respirato l’amianto durante le sue missioni come inviato di guerra nei Balcani. In quei contesti, venivano impiegati proiettili all’uranio impoverito che, per via delle loro caratteristiche, riuscivano a perforare tank e a buttare giù gli edifici, generando temperature superiori ai tremila gradi centigradi e rilasciando quindi un pericolosissimo aerosol di metalli pesanti e particelle di amianto.

«Ne bastava una. Seimila volte più leggera di un capello. Magari l’ho incontrata proprio a Sarajevo, nel luglio del 1992, la mia prima missione. O all’ultima, nel 2000, chissà. Non potevo saperlo, ma avevo respirato la morte», sottolinea Di Mare. «Il periodo di incubazione può durare anche 30 anni. Eccoci».

Il giornalista ricorda di aver respirato quelle particelle senza rendersi conto del pericolo, un’azione che ha avuto conseguenze devastanti sulla sua salute.

Responso shock 

Franco Di Mare con l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, durante il Convegno “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà, dall’energia alla salute”, a novembre scorso.

La scoperta della malattia è arrivata come una doccia fredda. 

Per ironia della sorte, Di Mare ha parlato di mesotelioma in diverse occasioni. Lo scorso novembre, il giornalista aveva moderato il Convegno “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà, dall’energia alla salute”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, nella sede della Regione Lazio.

Nonostante il grave stato di salute, l’inviato di guerra ha mantenuto un atteggiamento coraggioso e risoluto. 

Ignorato dall’azienda, Di Mare ha voluto condividere il suo senso di abbandono raccontando in televisione, proprio durante la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, di aver inviato ripetute richieste di supporto senza ricevere alcuna risposta, nemmeno da parte dei suoi colleghi più stretti.

Un silenzio che penetra come una lama nel cuore. L’inviato Rai ha raccontato di aver chiesto ripetutamente il suo stato di servizio, con l’elenco delle missioni, per supportare la diagnosi. «Ho inviato decine di mail al capo del personale, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta». Ha chiamato ripetutamente dirigenti con i quali si dava ormai del tu, divenuto direttore ad interim del RAI3: «MI hanno ignorato».

La gioia di vivere 

Il racconto di Franco Di Mare non è solo una testimonianza personale della sua battaglia contro la malattia, ma anche un invito a riflettere su cosa significhi veramente vivere. La sua affermazione che «chi è malato si innamora del mondo» ci spinge a guardare gli altri con occhi più compassionevoli e indulgenti, soprattutto in contesti lavorativi in cui la solidarietà dovrebbe essere una priorità.

Il giornalista ha affidato il suo racconto anche al libro “Le parole per dirlo” (Sem, Feltrinelli). Per narrare «le guerre fuori da me e quella dentro di me. Un piccolo dizionario esistenziale. Senza pietismo. È il mio testamento».

Corte Appello Firenze: vitalizio alla figlia della vittima

esposizione amianto ONA
Marina Militare e amianto killer: il pericoloso minerale era impiegato per l’isolamento termico e acustico delle navi

LA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE CONDANNA IL MINISTERO DELLA DIFESA A ELARGIRE LO SPECIALE VITALIZIO AD ANNALIA VOLTERRANI, ORFANA DI FRANCESCO, EX MILITARE DELLA MARINA, RICONOSCIUTO “VITTIMA DEL DOVERE”

A uccidere l’uomo, all’età di 52 anni, nel 2000, un microcitoma (tumore che colpisce le piccole cellule del polmone) causato dall’esposizione all’amianto. Francesco Volterrani lasciò la moglie e i due figli. In primo grado, Annalia (oggi 38 anni), esclusa dai benefici previsti per i figli maggiorenni superstiti e per i figli a carico. La giovane aveva 14 anni. Per la morte del papà, alla donna sarà elargito un assegno mensile di 2mila euro più 360mila euro di arretrati A difenderla, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ricostruiamo la vicenda: amianto nelle navi

Francesco Volterrani morì a seguito di esposizione alle fibre di amianto
Francesco Volterrani morì a seguito di esposizione alle fibre di amianto

Francesco Volterrani aveva prestato servizio per 32 anni (dal 1965 al 1997), nella Marina Militare italiana, inizialmente come graduato di truppa e poi quale sottufficiale fino al grado di aiutante. Nello specifico, aveva svolto il corso di formazione alla Scuola del Corpo Equipaggi Marina Militare (C.E.M.M.) Mariscuola di La Maddalena in Sardegna dal 1965 al 1966, poi come tecnico di furiere, a bordo delle unità navali e basi a terra fino al congedo avvenuto nel 1997.

Quanto alle bonifiche, furono effettuate ben oltre l’entrata in vigore della legge 257/92. A confermalo, la “Relazione annuale relativa allo smaltimento e/o alla bonifica di materiali con amianto” redatta nel 2004 dall’Azienda TESECO S.p.A alla base di La Maddalena.

Nello svolgimento delle sue mansioni, Francesco aveva subito un’esposizione professionale a diversi cancerogeni, incluse le sottilissime fibre di amianto, nonché campi elettromagnetici e radiazioni inonizzanti, senza che ne fosse a conoscenza.

Inoltre, dopo il pensionamento era stato privato anche della sorveglianza sanitaria, morendo in giovane età (52 anni) per microcitoma, un tumore che colpisce i polmoni, riconducibile appunto all’inalazione di sostanze tossiche.

Nel 1999, Francesco aveva cominciato ad accusare i primi sintomi della malattia e nell’ottobre dello stesso anno, era arrivata l’infausta diagnosi.

Un lungo iter per ottenere giustizia

Nell’autunno del 2014, i familiari avevano avuto contezza che le mansioni svolte da Francesco avevano causato fenomeni epidemici di cancro fra altri lavoratori. Di conseguenza, avevano chiesto un parere tecnico-medico-legale. Il CTU (consulente tecnico d’ufficio)  aveva effettivamente confermato il nesso tra l’esposizione agli agenti tossici e il decesso.

A seguito del responso, la famiglia Volterrani aveva richiesto alla Direzione per l’Impiego del Personale Militare della Marina il riconoscimento della dipendenza di causa di servizio, l’equo indennizzo, il riconoscimento dello status “vittima del dovere”, con le prestazioni dovute e con equiparazione a vittima del terrorismo e l’indennizzo una tantum per l’infermità denunciata.

Status riconosciuto nel 2017, con l’aggiunta del nominativo di Francesco nelle graduatorie delle vittime del dovere. Quanto al risarcimento previsto per la figlia a carico, all’epoca 14enne, questo era inspiegabilmente negato.

La meritata vittoria

Annalia, aveva contattato pertanto l’avv. Ezio Bonanni. In primo grado, il tribunale aveva confermato l’esclusione della donna dai benefici di previsti per i figli delle vittime. La sentenza di oggi le rende finalmente giustizia.

«È il primo caso nel quale viene negato il diritto a un orfano minorenne e che costringe una persona che ha già subito una importante perdita ad adire le vie giudiziarie per il riconoscimento dei propri diritti». Così commenta Bonanni. «Viste le alterne pronunce dei tribunali abbiamo istituito uno specifico servizio di assistenza legale per gli orfani delle vittime del dovere».

Per poter accedere al servizio ONA di assistenza legale è sufficiente chiamare il numero verde 800 034 294, oppure scrivere attraverso il sito

28 aprile, Giornata vittime amianto: stop al killer

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Stop all'amianto: il 28 aprile di commemora la Giornata mondiale delle vittime

IL 28 APRILE DI OGNI ANNO, IL MONDO DICE STOP ALL’AMIANTO E SI UNISCE PER COMMEMORARE LA GIORNATA DELLA MEMORIA DELLE VITTIME DI AMIANTO. UN MOMENTO DI RIFLESSIONE PER RICORDARE I LAVORATORI CHE HANNO PERSO LA VITA A CAUSA DELLE MALATTIE CORRELATE ALL’AMIANTO. TUTTAVIA, MENTRE RIFLETTIAMO SUL PASSATO, DOBBIAMO ANCHE AFFRONTARE LA REALTÀ PRESENTE. NELL’ANNO 2023, L’ITALIA HA REGISTRATO OLTRE 7MILA DECESSI E 10MILA NUOVI CASI DI MALATTIE LEGATE ALL’AMIANTO

«Soltanto la bonifica e messa in sicurezza possono evitare future diagnosi di malattie asbesto correlate che in più del 90% dei casi si tramutano purtroppo in una sentenza di morte». Così esordisce l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Incidenza dell’amianto in EU: una chiamata all’azione

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L’amianto rappresenta tuttora un rischio per la salute

La più alta incidenza di casi di mesotelioma e altre malattie correlate all’amianto in Europa nel 2023 ha finalmente portato il Parlamento Europeo a prendere posizione sulla prevenzione primaria. La nuova direttiva, entrata in vigore il 20 dicembre 2023, ha introdotto modifiche rilevanti per la protezione dei lavoratori esposti durante l’attività lavorativa. Tuttavia, in Italia, la questione è trascurata nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con poche menzioni sull’argomento. Lo stop al pericoloso patogeno è ancora un chimera.

L’Impatto epidemiologico del killer silente in Italia

Negli ultimi dieci anni, circa 60mila persone in Italia sono decedute a causa di malattie correlate all’amianto. Nel 2023, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito circa duemila casi di mesotelioma, con un tasso di mortalità di circa il 93% nei cinque anni precedenti. Lo stesso anno ha visto circa quattromila nuove diagnosi di tumore al polmone causate dall’esposizione all’amianto (escluso il fumo e altri agenti cancerogeni), con un tasso di sopravvivenza stimato del 12% su cinque anni, corrispondente a circa 3500 decessi.

È importante considerare anche l’asbestosi, una conseguenza dell’amianto che può portare a problemi cardiaci (ha causato circa cinquecento decessi). Altre neoplasie associate al patogeno, includono tumori della laringe, faringe, esofago, stomaco, colon, ovaie e colangiocarcinoma del fegato, con un impatto totale di oltre 7mila decessi e 10mila nuovi casi di malattia.

Un appello alle istituzioni 

Questa situazione richiede una risposta immediata e determinata da parte delle istituzioni e della società nel suo complesso. La protezione dei lavoratori, la bonifica delle aree contaminate e una maggiore consapevolezza pubblica sono essenziali per affrontare questa crisi sanitaria e sociale legata all’amianto.

«In questo giorno, in cui si ricordano le vittime dellamianto rivolgiamo un appello al Premier Meloni perché torni nellagenda di Governo. Ricordiamo che soltanto la bonifica e messa in sicurezza può evitare le esposizioni ad amianto e quindi le future diagnosi di malattie asbesto correlate che purtroppo, in più del 90% dei casi si tramutano in una sentenza di morte». Questo il commento dell’avv. Ezio Bonanni. 

Mappa del rischio: diffusione pervasiva dell’asbesto

Il settimo Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, pubblicato il 14 febbraio 2022, ha esaminato oltre 30mila casi, evidenziando che il 70% delle modalità di esposizione è stato direttamente legato alle condizioni lavorative. Settori come l’edilizia, la metalmeccanica e i cantieri navali emergono come particolarmente a rischio. Tuttavia, anche settori inaspettati, come gli impianti di raffinazione e gli zuccherifici, emergono come aree di esposizione all’amianto.

Ancora nel 2024, la mappa del rischio continua a mostrare una situazione allarmante: dire stop è cruciale. Ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto presenti in oltre 1 milione di siti e micrositi, di cui 50mila a carattere industriale e quarantadue di interesse nazionale. La presenza di amianto è stata riscontrata anche in luoghi apparentemente sicuri come scuole, biblioteche, edifici culturali e ospedali, con oltre 352mila alunni e 50mila membri del personale docente e non docente esposti. Inoltre, più di 500mila km di tubature di acquedotti pubblici sono realizzati in cemento-amianto, causando gravi preoccupazioni per la contaminazione dell’acqua potabile.

Lombardia: la pesante eredità industriale. È ora di dire stop!

La Lombardia, con i suoi 6653 casi di mesoteliomi censiti fino al 2017 nel VII Rapporto ReNaM, pari al 21,1% dei casi registrati, rappresenta una delle regioni più colpite dall’amianto. Nel 2023, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito circa cinquecento nuovi casi di mesoteliomi e più di mille diagnosi di tumore del polmone asbesto-correlato, portando a un totale di oltre 2000 decessi per tutte le malattie asbesto-correlate. Questo impatto è legato al passato industriale della regione, caratterizzato dal massiccio uso di amianto fino alla messa al bando imposto dalla legge 257/92.

Piemonte: una tragica storia di contaminazione ambientale

Il Piemonte, (5084 casi di mesoteliomi censiti fino al 2017 nel VII Rapporto ReNaM, pari al 16,1% dei casi nazionali), è anch’esso gravemente colpito dall’amianto. Nel 2023, sono stati censiti circa 250 nuovi casi di mesoteliomi e più di cinquecento diagnosi di tumore del polmone asbesto-correlato. La contaminazione ambientale, particolarmente evidente nella città di Casale Monferrato e nelle città limitrofe, è stata causata principalmente dalla presenza di eternit, portando a un alto numero di decessi, stimati a oltre mille se si considerano tutte le altre patologie asbesto-correlate.

Liguria: incidenza elevata in proporzioni disarmanti

Casi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 3263, pari al 10,3%. La Liguria, nonostante abbia una popolazione relativamente ridotta di 1.508.800 abitanti, che costituisce circa il 2,5% della popolazione italiana, si trova ad affrontare un impatto significativo delle malattie correlate all’amianto. Nel 2023, sono stati registrati 150 nuovi casi di mesotelioma, il che rappresenta oltre il 13% dei casi nazionali, e si stima che questi casi abbiano portato a circa 140 decessi. In aggiunta, sono stati registrati circa 280 decessi per tumore del polmone da amianto. Tenendo conto di tutte le altre patologie asbesto-correlate, l’impatto epidemiologico complessivo è stimato essere superiore ai 600 decessi. Questi dati evidenziano che, nonostante le dimensioni ridotte della popolazione, la Liguria è gravemente colpita dalle conseguenze dell’esposizione all’amianto, dimostrando la serietà della situazione e la necessità di interventi mirati per affrontare questa emergenza sanitaria.

Emilia Romagna: le conseguenze dell’esposizione

Con 2873 casi di mesoteliomi censiti fino al 2018 pari al 10,3% (VII Rapporto ReNam), l’Emilia Romagna si trova anch’essa ad affrontare una significativa incidenza di malattie correlate all’amianto. Nel 2023, si sono registrati circa 160 nuovi casi di mesotelioma e 320 casi di tumore del polmone asbesto-correlato, portando a un totale di circa 650 decessi se si tengono conto di tutte le altre patologie asbesto-correlate.

Lazio: sfide nella gestione dell’impatto epidemiologico

stop all'amianto
Il Presidente ONA, avv. Ezio Bonanni dice stop al pericoloso patogeno

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 1448, pari al 4,6%. Nel 2023, l’ONA ha censito circa 110 nuovi casi di mesoteliomi, con un impatto di circa cento decessi, più di 220 diagnosi di tumore del polmone asbesto-correlato. L’Osservatorio Nazionale Amianto stima un totale di circa 500 decessi se si considerano tutte le altre patologie asbesto-correlate.

Un impegno per la sicurezza e la memoria: stop al patogeno

Ogni anno ci sono 10mila nuove diagnosi. In prevalenza uomini, per motivi del loro impegno professionale e/o operai negli stabilimenti o nei siti militari e in particolare nelle regioni a maggior rischio. Con una media annua di casi diagnosticati compresa tra 1.500 e 1.800. La Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Lazio rappresentano oltre il 56% dei casi segnalati.

Accendendo una candela il 28 aprile, ci uniamo alla comunità globale nel ricordo delle vittime e nell’impegno per un futuro. L’ONA dice stop una volta per tutte al killer silente!

L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione primaria, e cioè per sensibilizzare le istituzioni e/o fornire assistenza ai cittadini per evitare le esposizioni ad amianto e altri cancerogeni e per la bonifica. A seguire un elenco delle attività:

Sostegno per la sorveglianza sanitaria, diagnosi precoce, le terapie e cure, rispetto al rischio amianto (prevenzione secondaria);

Tutela delle vittime e dei loro familiari per far ottenere loro il prepensionamento amianto, e le prestazioni INAIL;

Riconoscimento dello status di vittima del dovere, e il risarcimento del danno (prevenzione terziaria).

È operativo lo sportello amianto, anche on-line, scrivendo sul sito dell’Osservatorio Nazionale Amianto e anche attraverso il numero verde 800 034 294

Stop all’amianto!

28 aprile: Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto

Amianto 28 aprile
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Il 28 aprile si celebra ogni anno la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto. Una giornata istituita per la commemorazione di tutti coloro che hanno perso la vita a seguito di patologie insorte per esposizione all’amianto. Un materiale considerato all’epoca miracoloso, ma che si è rivelato un killer silenzioso. Sono tanti, infatti, coloro che sono stati inconsapevolmente esposti a questa fibra cancerogena, che è stata largamente utilizzata negli anni passati per la sua elevata resistenza e incombustibilità.

Molte città, anche quest’anno, hanno messo in campo eventi ed iniziative pensate per commemorare la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto. Dal comune di Casale Monferrato, duramente colpito dell’asbesto nel corso della storia, fino alla città di Bologna e altre ancora. Verranno organizzati diversi eventi nei giorni che precederanno la celebrazione, con inaspettata partecipazione anche da parte della gioventù soprattutto a Casale Monferrato.  

Giornata Mondiale Vittime dell’Amianto: l’impegno dell’ONA

Sono ormai trentadue anni che è stata approvata la L. 257/92. Eppure, la strage dell’amianto continua. “Non è sufficiente la Giornata Mondiale Vittime dell’Amianto. Occorre bonificare, e quindi rimuovere, l’amianto. Solo in questo modo è possibile evitare altre esposizioni presenti e future e vincere la fibra killer“, così l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

L’amianto – asbesto: il ‘big killer’ del terzo millennio

L’amianto è il big killer che ha ucciso e continua a uccidere più di 100mila persone ogni anno nel mondo, e la stima è per difetto. Lo ha chiarito, infatti, l’avv. Ezio Bonanni, impegnato nella tutela delle vittime dell’amianto, ormai da circa venticinque anni. Ha iniziato a tutelare le vittime dell’amianto del territorio pontino, l’avvocato pioniere della lotta contro l’amianto in Italia. Il suo impegno è ormai riconosciuto a livello internazionale. Fu il primo – o tra i primi – infatti, a sostenere la necessità della prevenzione primaria contro le soglie. Per molto – troppo – tempo, vi fu l’illusione che al di sotto del limite di soglia si potesse evitare il rischio di contrarre malattie asbesto correlate. Ma non è così. La realtà, tragica e drammatica, è sotto gli occhi di tutti.

A che punto è in Italia la bonifica dall’eternit?

Nonostante la messa in vigore della legge che ha messo al bando l’utilizzo e la commercializzazione dell’asbesto, purtroppo ancora oggi esistono siti contaminati. Il suo largo utilizzo, anche nella costruzione di edifici pubblici e abitazioni private, oltre che nei fabbricati industriali, ne ha rallentato la successiva bonifica. Ancora tutt’oggi, infatti, la rimozione e il conseguente smaltimento dell’amianto è in corso, anche in Italia. Certamente, la maggior parte degli edifici per la cui costruzione è stato utilizzato questo materiale è stata bonificata. Eppure, il lavoro da fare è ancora molto per debellare totalmente questo killer silenzioso.

In Italia ci sono ancora 40milioni di tonnellate di materiali in amianto e contenente amianto sparsi in un milione di siti e micrositi, e ancora non meno di 50mila siti industriali. Alla lista si aggiungono anche più di 2mila scuole, 500mila chilometri di tubature tenendo conto anche degli allacci, oltre mille biblioteche ed edifici culturali e almeno 500 ospedali. Tuttavia, per incentivare la rimozione e lo smaltimento di asbesto lo Stato da qualche anno ha messo anche a disposizione incentivi, accessibili al pubblico e al privato, che stanno contribuendo a una promozione delle opere di bonifica.

I nuovi limiti di soglia: la direttiva 2023/2668/UE

In Europa, le ragioni del mercato e del profitto avevano prevalso sulla salute, tutelata dall’art. 32 Cost., oltreché diritto inalienabile. Quindi, erano state introdotte delle soglie. Rispettivamente, 100 fibre/litro per quanto riguarda le attività produttive, e 2 fibre/litro per i locali al chiuso. Tuttavia, il fatto stesso che il 78% dei casi di malattia professionale in Europa fossero riconducibili all’esposizione ad amianto ha imposto maggiore attenzione. Per tali motivi, l’UE ha elaborato la nuova direttiva 2023/2668/UE, entrata in vigore il 20.12.2023.

Allo stesso modo, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29.01.2024, 2° Serie Speciale, n. 8, pag. 98 e ss.. Quindi, l’art. 7 che modifica l’art. 8 della precedente direttiva. Così: “1. Fino al 20 dicembre del 2029 i datori di lavoro provvedono affinché nessun lavoratore sia esposto ad una concentrazione di amianto in sospensione nell’aria superiore a 0,01 ff/cc, misurata in rapporto a una ponderata nel tempo (TWA) di 8 ore”.

Le prospettive nella Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto

La prospettiva del 28 aprile 2024, Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, non può essere quella puramente celebrativa. Come evidenziato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, è fondamentale che dalle parole si passi ai fatti. Nell’Agenda di Governo l’amianto deve essere collocato al primo posto. Sono necessari nuovi strumenti tecnico normativi, nuovi strumenti di tutela, azioni giudiziarie più celeri. Certamente, non è la sede giudiziaria la prospettiva della risoluzione del problema amianto.

Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto: bonifica

Perciò, poiché abbiamo ancora in Italia un numero abnorme di amianto e di materiali contenenti amianto, è necessario che si acceleri sulla bonifica. Ci sono alcune regioni che sono virtuose, come la Lombardia, che da sola bonifica più del 30% dell’amianto presente in Italia. Ma questo non basta. Come chiarito dell’Avv. Ezio Bonanni, è necessario: alleggerire la burocrazia, defiscalizzare l’IVA, proseguire con il credito d’imposta.

Così, per imprimere una accelerazione fondamentale nella bonifica amianto. Questo per evitare nuove esposizioni, specialmente perché l’amianto nel frattempo è divenuto tutto friabile. Perfino le onduline in eternit sono friabili, poiché nel tempo addirittura il cemento ha perso il suo potere di aggrappare le fibre.

Amianto
La potetente lesività dell’amianto: il problema sussiste

La dannosità dell’amianto risiede anche nel fatto che i sintomi delle patologie che derivano dall’esposizione a questa sostanza cancerogena sorgono a lungo termine, anche fino a 48 anni come nel caso del mesotelioma. Inoltre, non è detto che una lunga esposizione possa generare maggiori danni alla salute e all’ambiente rispetto a una minore esposizione all’amianto, in quanto sono diversi fattori a giocare un ruolo cruciale. Infatti, come evidenziato da studi scientifici non esiste una soglia limite al di sotto della quale l’amianto può considerarsi innocuo.

Amianto killer: mesotelioma e nuove ricerche

L’esposizione all’amianto potrebbe provocare l’insorgenza di patologie asbesto correlate. Tra queste la più aggressiva è senza dubbio il mesotelioma pleurico. Si tratta di una rara forma di tumore maligno che attacca il mesotelio, il tessuto che riveste i polmoni. La sintomatologia è difficile da identificare, in quanto è molto simile a quella delle patologie cardiovascolari. Per tale motivo, nella maggior parte dei casi la diagnosi avviene in uno stato già avanzato della malattia. In questo modo, spesso appare impossibile procedere con interventi chirurgici e garantire al paziente una migliore aspettativa di vita. Negli anni la ricerca è comunque riuscita a fare parecchi passi avanti.

A fronte dell’inefficacia riscontrata nella sola somministrazione di farmaci chemioterapici, infatti, si è proceduto alla ricerca di nuove cure alternative. Tra queste, si sono evidenziate come maggiormente efficaci l’immunoterapia e la pratica vaccinale. Tuttavia, non esiste ancora una cura definitiva per le patologie asbesto correlate, che mietono sempre più morti ogni anno non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo. Anche lo stesso intervento chirurgico, nei pochi casi in cui se ne affermi la fattibilità, potrebbe risultare non del tutto sufficiente per estirpare la malattia totalmente, considerando anche i numerosi disagi che questo potrebbe comportare.

Le patologie asbesto correlate lesive maggiormente per l’apparato respiratorio