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Amianto e acqua a Quistello: rischio tubi cemento-amianto

amianto nelle risorse idriche Quistello
Amianto nelle risorse idriche. A Quistello un convegno per affrontare un rischio sottovalutato

IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE, ALL’HUB DI QUISTELLO, MANTOVA, SI TERRÀ IL CONVEGNO INTITOLATO “AMIANTO E ACQUA POTABILE: LA PERICOLOSITÀ DEI TUBI IN CEMENTO-AMIANTO DELL’ACQUEDOTTO DI QUISTELLO”. L’ INCONTRO,  VEDRÀ LA PARTECIPAZIONE DELL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIOALE AMIANTO, INSIEME CON ALTRI ESPERTI E RAPPRESENTANTI LOCALI. L’OBIETTIVO DELL’EVENTO È INFORMARE E SENSIBILIZZARE IL PUBBLICO E LE ISTITUZIONI SUL SERIO RISCHIO RAPPRESENTATO DALLA PRESENZA DI VECCHIE TUBATURE IN CEMENTO-AMIANTO ALL’INTERNO DELLE RETI IDRICHE

L’amianto e la sua pericolosità

quistello
Le vecchie tubature in cemento-amianto, stanno ormai cedendo al tempo, rilasciando fibre tossiche direttamente nelle reti idriche delle nostre città

La contaminazione delle reti idriche italiane da fibre di asbesto rappresenta una minaccia silenziosa ma concreta per la salute pubblica. Un rischio ancora troppo spesso ignorato. Per molti, infatti, il pericolo dell’amianto è legato esclusivamente a specifici ambienti di lavoro. Come i cantieri edili o le industrie manifatturiere, ma pochi immaginano che queste particelle cancerogene possano infiltrarsi nell’acqua che beviamo ogni giorno. Le vecchie tubature in cemento-amianto, largamente utilizzate fino agli anni ’80 per la loro resistenza e durata, stanno ormai cedendo al tempo. Rilasciando fibre tossiche direttamente nelle reti idriche delle nostre città. Questa realtà espone i cittadini a un pericolo che non dovrebbe essere più tollerato.

Di fronte all’urgenza di questa situazione, si terrà un importante convegno dal titolo “Amianto e acqua potabile: La pericolosità dei tubi in cemento-amianto dellacquedotto di Quistello”. L’incontro, vedrà la partecipazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), e di altri esperti del settore. Ma cosa succede nel nostro Paese?

Dati e ricerche sulla contaminazione in Italia

In Italia, si stima che siano ancora attivi circa 500mila chilometri di tubature in cemento-amianto, prevalentemente nelle regioni del Sud e nelle isole. Le infrastrutture idriche sono spesso datate e meno curate. I dati indicano che le zone servite da reti obsolete sono particolarmente vulnerabili e che le rilevazioni indirette, come le misurazioni satellitari, non forniscono una visione esaustiva del problema.

LONA ha segnalato i potenziali rischi per la salute pubblica legati all’uso di queste tubature e ha sollecitato interventi di bonifica. Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha richiamato l’attenzione sulla possibile liberazione di fibre del pericoloso minerale nell’acqua in caso di deterioramento delle tubature, evidenziando così la necessità di una mappatura completa delle reti idriche per identificare i punti critici e pianificare interventi di sostituzione mirati. Tuttavia, intoppi burocratici e non solo, continuano a rallentare le operazioni.

Il quadro normativo e le difficoltà di applicazione

Dal punto di vista normativo, il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1996 ha fissato linee guida per la gestione delle condotte in cemento-amianto, imponendo alle amministrazioni locali il monitoraggio dello stato di conservazione delle tubature e l’avvio di progetti di bonifica. Tuttavia, la mancanza di fondi e una scarsa sensibilità politica hanno ostacolato la piena attuazione di queste direttive, con il risultato che molte reti idriche obsolete non sono mai state sostituite. Il decreto stabilisce inoltre che i gestori delle reti idriche e le istituzioni locali debbano intervenire con tempestività per garantire la sicurezza dell’acqua, ma l’applicazione della normativa è stata finora frammentaria e disomogenea. A farne le spese sono i cittadini, esposti a potenziali rischi per la salute.

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto chiede la bonifica degli acquedotti dall’amianto (nella foto, l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA)

L’asbesto: il killer invisibile che colpisce oltre il respiro

L’asbesto è classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un cancerogeno di classe 1, tra i più letali per l’organismo umano. Non solo inalare, ma anche ingerire (ad esempio attraverso l’acqua contaminata) fibre di amianto può portare allo sviluppo di patologie gravi e spesso letali, tra cui il mesotelioma pleurico, peritoneale, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo, oltre a tumori polmonari, della laringe e delle ovaie. Ma c’è di più.

Impatti dell’amianto sull’ambiente

Le fibre del “killer invisibile”, una volta disperse nell’acqua, possono diffondersi in laghi, fiumi e falde acquifere. Questo processo compromette non solo la qualità dell’acqua potabile ma anche quella destinata all’irrigazione e agli usi industriali. Nell’ambito agricolo, queste particelle riducono la fertilità del suolo, minacciando le colture e la produzione alimentare. Se i vegetali assorbono tali sostanze nocive, possono verificarsi conseguenze sulla sicurezza alimentare, con implicazioni gravi per l’intera catena alimentare.

Un altro aspetto particolarmente preoccupante è la possibilità che queste fibre si accumulino nei sedimenti dei corsi d’acqua e siano ingerite da organismi come pesci, crostacei e molluschi. Questi animali, contaminati, possono quindi trasferire le sostanze lungo la catena alimentare, arrivando fino ai predatori, inclusi gli esseri umani che consumano tali prodotti. 

Questo processo di bioaccumulo rappresenta una minaccia per la fauna e la biodiversità. Con il potenziale di destabilizzare gli equilibri ecologici e aggravare il problema della contaminazione ambientale.

Anche la fauna selvatica è a rischio. Gli animali che bevono acqua contaminata o che vivono in habitat esposti a tali particelle, rischiano di ingerirle. Con effetti tossici che possono compromettere la loro salute e sopravvivenza. 

Un altro elemento critico è la persistenza delle fibre nel tempo. Queste sostanze sono estremamente resistenti alla degradazione naturale, il che significa che possono rimanere presenti nell’acqua e nel suolo addirittura per secoli, accumulandosi e intensificandosi con il passare degli anni. Di conseguenza, anche una contaminazione inizialmente limitata può trasformarsi in un problema permanente, estendendo i danni alle generazioni future.

Per tutte queste ragioni, è essenziale un intervento immediato e coordinato da parte delle istituzioni.

amianto e acqua potabile

L’ONA chiede azioni tempestive: no all’amianto, sì alle bonifiche! 

L’ONA richiede interventi immediati e strutturali: «è essenziale che le istituzioni, le amministrazioni locali e i gestori delle reti idriche attuino un piano coordinato per la sostituzione delle tubature in amianto con materiali sicuri e moderni». Inoltre, la creazione di collaborazioni tra enti pubblici e privati potrebbe facilitare lo scambio di tecnologie e risorse per accelerare i processi di bonifica. Come affermato dal presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni «migliorare la qualità delle infrastrutture sanitarie nelle aree più vulnerabili può contribuire a ridurre il divario tra nord e sud, promuovendo una sanità davvero accessibile e inclusiva. La salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente non possono più essere trascurate; è il momento di agire per proteggere le comunità locali e garantire a tutti un accesso sicuro allacqua potabile. LOsservatorio Nazionale sullAmianto chiede la bonifica degli acquedotti dallamianto».

Il convegno di Quistello sarà un momento importante per dare voce a una questione che, pur essendo invisibile, incide profondamente sulla salute e sull’ambiente. Oltre all’avvocato Ezio Bonanni, parteciperanno al dibattito l’avvocato Massimiliano Fabiani, Mirco Zanoli (coordinatore ONA Carpi), Marco Ferrari e Andrea Rossi (direttivo ONA Carpi), ed Elia Lettucci, anche lui rappresentante di ONA Carpi.

Prepensionamento per lavoratrice esposta ad amianto. l’INPS condannata  

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA EMESSO UNA SENTENZA STORICA CHE RICONOSCE IL DIRITTO AL PREPENSIONAMENTO PER UNA LAVORATRICE ESPOSTA ALL’AMIANTO DURANTE LA SUA LUNGA CARRIERA AMMINISTRATIVA. QUESTA DECISIONE, CHE PONE L’ACCENTO SULLA NECESSITÀ DI TUTELE ANCHE PER CHI NON VIENE DIRETTAMENTE A CONTATTO CON IL PERICOLOSO MATERIALE, SEGNA UN PUNTO DI SVOLTA NELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E DI RICONOSCIMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI LEGATE ALL’AMIANTO. L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), ATTRAVERSO LA VOCE DEL SUO PRESIDENTE EZIO BONANNI, AUSPICA CHE QUESTA VITTORIA POSSA APRIRE LA STRADA A NUOVI DIRITTI PER MOLTI LAVORATORI ESPOSTI INCONSAPEVOLMENTE ALLA “FIBRA KILLER”

Il diritto al prepensionamento di una figura amministrativa

L’amianto, noto per le sue proprietà isolanti e di resistenza al calore, ha trovato largo impiego in passato in diversi ambiti industriali e edilizi. Tuttavia, le sue microscopiche fibre rappresentano un pericolo mortale, essendo strettamente collegate a malattie gravi come l’asbestosi, il mesotelioma e altre patologie polmonari. La particolarità di questa sentenza risiede nel fatto che non riguarda un lavoratore manuale ma una figura amministrativa, che ha svolto il suo lavoro in un ambiente contaminato e il diritto al prepensionamento del soggetto.

Il caso specifico

La signora, una dipendente amministrativa del Consorzio di Casal Palocco, ha trascorso 36 anni in un container contenente materiali in asbesto, senza mai essere informata dei rischi. Questo prolungato contatto ha provocato gravi danni alla sua salute, riconosciuti dall’INAIL come conseguenti all’esposizione professionale al killer silente.

Casalpalocco
Casalpalocco

L’implicazione giuridica e previdenziale

Dopo il riconoscimento della malattia professionale, la lavoratrice ha richiesto all’INPS il ricalcolo della sua posizione contributiva per accedere al prepensionamento. Dopo il primo no alla richiesta, il Tribunale di Roma ha ribaltato questa decisione, ordinando all’INPS di rivalutare la posizione contributiva. Questo riconoscimento non solo le consente di andare in pensione anticipata ma apre un importante precedente per altri lavoratori amministrativi esposti all’amianto in circostanze simili.

La svolta legale e sociale: giustizia è fatta

«Questa decisione del Tribunale dimostra che ci sono state funzioni amministrative svolte in luoghi altamente contaminati e rappresenta una svolta per gli impiegati esposti perché introduce una tutela che è sempre stata riconosciuta solo a chi manipolava il cancerogeno», commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Questo caso evidenzia la necessità di una revisione delle politiche di prevenzione e risarcimento per includere anche coloro che, sebbene non direttamente coinvolti nella manipolazione, hanno subito l’esposizione passiva con gravi conseguenze per la salute.

Verso un futuro di maggiore consapevolezza e giustizia

Questa sentenza rappresenta un passo avanti nella lotta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti all’eternit. Oltre a rafforzare la necessità di ambienti di lavoro sicuri, promuove una maggiore consapevolezza sul tema della salute occupazionale e potrebbe portare a ulteriori revisioni delle normative previdenziali. La vittoria legale della signora non è solo un successo personale ma un esempio di giustizia per tutti coloro che hanno subito le devastanti conseguenze dell’esposizione all’amianto.

Fondo Vittime Amianto: sostegno ai lavoratori navali

Fondo Vittime Amianto: cantieri navali, sostegno essenziale ai lavoratori
Fondo per le Vittime dell'Amianto: un sostegno essenziale per i lavoratori dei cantieri navali

L’AMIANTO, UN MATERIALE AMPIAMENTE UTILIZZATO NEI CANTIERI NAVALI PER LE SUE PROPRIETÀ ISOLANTI E IGNIFUGHE, HA LASCIATO UNA SCIA DI SOFFERENZA E MORTE TRA I LAVORATORI. IN RISPOSTA A QUESTA CRISI SANITARIA, IL GOVERNO ITALIANO HA ISTITUITO IL FONDO PER LE VITTIME DELL’AMIANTO, UNA MISURA STRAORDINARIA PER FORNIRE SOSTEGNO ECONOMICO E MORALE A CHI È STATO COLPITO DA MALATTIE ASBESTO-CORRELATE. QUESTO STANZIAMENTO RAPPRESENTA UN RICONOSCIMENTO UFFICIALE DEL DEBITO SOCIALE VERSO QUEI LAVORATORI CHE, PER DECENNI, HANNO AFFRONTATO RISCHI MORTALI SENZA UN’ADEGUATA PROTEZIONE

I cantieri navali, il pericolo dell’amianto e il Fondo

Fondo vittime cantieri navali
Il Fondo Vittime Amianto è destinato, in particolare, ai lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto malattie asbesto-correlate durante il loro impiego nei cantieri marittimi

I cantieri navali sono stati per lungo tempo luoghi critici per l’esposizione all’amianto. L’uso di questo minerale era diffuso nella costruzione e manutenzione delle imbarcazioni per la sua capacità di resistere al calore e al fuoco. L’asbesto era utilizzato per rivestire tubazioni, caldaie, motori e paratie.

Le condizioni di lavoro nei cantieri marittimi, caratterizzate da spazi ristretti e scarsa ventilazione, hanno amplificato il rischio. Durante operazioni come il taglio e la rimozione dei materiali, le fibre del killer silente rilasciate nell’aria, creavano un ambiente altamente pericoloso. L’inalazione prolungata di queste microscopiche particelle ha esposto i lavoratori a gravi malattie, spesso letali, che si sono manifestate dopo decenni.

Purtroppo, i lavoratori erano spesso inconsapevoli del pericolo imminente. Le tutele erano insufficienti o assenti, e la conoscenza dei rischi legati al pericoloso minerale è emersa solo quando ormai il danno era fatto, lasciando una generazione di lavoratori e le loro famiglie a fronteggiare una crisi sanitaria senza precedenti.

Conseguenze sanitarie e sociali

Le conseguenze dell’esposizione all’amianto sono devastanti. Le malattie asbesto-correlate, come l’asbestosi, il mesotelioma pleurico e il cancro ai polmoni, hanno periodi di latenza lunghi, spesso superiori a trent’anni. Questo lungo periodo, che può durare decenni, fa sì che i sintomi emergano quando il danno ai tessuti è ormai esteso e irreversibile. Cosa che rende le opzioni terapeutiche limitate e, nella maggior parte dei casi, palliative.

Queste patologie non solo hanno un impatto fisico devastante, ma portano con sé un peso emotivo e finanziario enorme. Le famiglie dei lavoratori malati si trovano ad affrontare spese mediche significative e la perdita del reddito principale. Cosa che aggrava ulteriormente il loro stato di vulnerabilità economica e sociale.

Il Fondo Vittime Amianto

Il ministero del Lavoro, in collaborazione con il ministero dell’Economia, ha emanato il decreto del 16 luglio 2024, stabilendo le risorse destinate al Fondo Vittime Amianto per il triennio 2024-2026. Questo, mira a fornire un sostegno economico a chi è stato colpito da patologie legate all’esposizione all’amianto, con una dotazione finanziaria di 20 milioni di euro per ciascun anno del periodo considerato.

L’indennizzo è destinato, in particolare, ai lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto malattie asbesto-correlate durante il loro impiego nei cantieri marittimi. Tali lavoratori devono rientrare nei criteri specificati dall’articolo 2 del decreto interministeriale e beneficiare delle disposizioni dell’art. 13 della legge n. 257 del 1992. I beneficiari devono inoltre essere titolari di provvedimenti legali che dispongano il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Modalità di accesso

Le modalità di accesso al fondo variano a seconda dell’anno di riferimento:

  • Per il 2024, sono ammissibili le sentenze esecutive e i verbali di conciliazione giudiziale depositati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno, oltre ai verbali di conciliazione sottoscritti in sede protetta nel medesimo periodo;
  • Analogamente, per il 2025 e il 2026, sono valide le sentenze esecutive e i verbali di conciliazione giudiziale o in sede protetta, rispettivamente tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ciascun anno.

In caso di decesso dei lavoratori, il diritto a ricevere l’indennizzo può essere esercitato dagli eredi. Questi ultimi, in conformità agli articoli 536 e seguenti del Codice Civile, possono accedere al fondo sulla base delle stesse condizioni, a patto che siano destinatari di un risarcimento definito da sentenza esecutiva o da verbale di conciliazione.

Gli indennizzi, modulati in base al grado di inabilità riconosciuto dall’INAIL, variano in relazione alla gravità della condizione clinica del lavoratore. Questo sistema, attentamente articolato, mira a garantire che i risarcimenti siano equi e proporzionati, tenendo conto non solo dell’impatto fisico delle malattie, ma anche delle ripercussioni economiche e psicologiche che queste avevano sulla vita delle vittime e delle loro famiglie.

Un aiuto dal Fondo sociale

Per sostenere economicamente questa estensione, si è reso necessario attingere parzialmente al Fondo sociale per occupazione e formazione, una scelta che riflette la determinazione del governo di non abbandonare le vittime, pur mantenendo un equilibrio tra le varie esigenze finanziarie del Paese. L’ampliamento del periodo di validità del fondo ha garantito continuità di supporto, permettendo di includere nuove famiglie colpite, oltre a quelle che inizialmente non erano riuscite ad accedere al risarcimento.

L’impegno per il futuro: ONA in prima linea

Ezio-Bonanni
L’avv. Bonanni: «il Fondo per le Vittime dell’Amianto è una misura necessaria per riconoscere i diritti di chi ha sofferto a causa dell’esposizione all’amianto»

L’istituzione e l’estensione del Fondo per le Vittime dell’Amianto rappresentano progressi significativi, ma non devono essere considerati come un punto di arrivo. Per prevenire ulteriori esposizioni e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, è essenziale che le autorità continuino a promuovere una cultura della prevenzione.

Questo impegno implica un’educazione costante sui rischi dell’amianto, una vigilanza rigorosa sulle condizioni ambientali nei luoghi di lavoro, e l’applicazione severa delle norme di sicurezza. Solo attraverso un approccio integrato, che combini prevenzione, educazione e risarcimento, si potrà garantire che le tragedie legate all’amianto non si ripetano. Che il lavoro possa tornare a essere sinonimo di dignità e sicurezza, piuttosto che di malattia e sofferenza.

Come ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto: «il Fondo per le Vittime dell’Amianto è una misura necessaria per riconoscere i diritti di chi ha sofferto a causa dell’esposizione all’amianto. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora lungo. Dobbiamo garantire che tutte le vittime ricevano il sostegno che meritano e che venga fatta giustizia per le famiglie colpite. Inoltre, è imperativo intensificare le misure preventive per assicurare che tragedie simili non si ripetano».

Autotrasportatori: riconoscimento storico per esposizione all’amianto 

Autotrasportatori: riconoscimento storico per esposizione all’amianto
Autotrasportatori e sicurezza sul lavoro: un precedente importante per l’esposizione all’amianto

L’INAIL HA RICONOSCIUTO IL MESOTELIOMA PLEURICO COME MALATTIA PROFESSIONALE PER UN AUTOTRASPORTATORE DI 61 ANNI, L.M., DIPENDENTE DI UNA DITTA DI TRASPORTI DI GUBBIO, ESPOSTO PER ANNI ALL’AMIANTO DURANTE LE SUE MANSIONI LAVORATIVE. SUPPORTATO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, L’UOMO HA VISTO ACCOLTA LA SUA RICHIESTA DI GIUSTIZIA

Il caso di L.M.: una vita dietro al volante e l’esposizione invisibile

 

L.M., autotrasportatore di Gubbio, ha dedicato la sua vita alla guida di mezzi pesanti per una ditta di trasporti, senza mai immaginare che l’ambiente lavorativo potesse nascondere un rischio così subdolo e letale: l’amianto. Oggi, a 61 anni, l’uomo si trova a combattere contro il mesotelioma pleurico, una malattia che ha origine dall’esposizione prolungata al killer invisibile. Nel suo caso, le polveri e le fibre derivanti dal vano motore e dal sistema frenante penetravano costantemente nell’abitacolo di guida, esponendolo al contatto con l’asbesto.

Questo tipo di esposizione era comune tra gli autotrasportatori, soprattutto per coloro che lavoravano su mezzi prodotti entro il 20 aprile 1993, quando l’uso del pericoloso minerale era ancora diffuso. Si tratta di una realtà che ha colpito numerosi lavoratori della sua categoria, i quali, senza tutele adeguate, si sono trovati involontariamente esposti a questa sostanza letale.

Esposizione all’amianto: rischi e realtà per gli autotrasportatori

L’asbesto è stato ampiamente utilizzato in vari settori industriali e dei trasporti per le sue proprietà isolanti e ignifughe. Negli autocarri e nei mezzi pesanti, l’amianto veniva impiegato principalmente nei freni, nelle frizioni e in alcune parti del motore, ma con il passare degli anni, le fibre liberate dall’usura di questi componenti si disperdevano nell’ambiente di lavoro, finendo per contaminare gli abitacoli di guida. Gli autotrasportatori, trascorrendo ore all’interno dei veicoli, respiravano queste polveri, accumulando un’esposizione che, nel tempo, si è dimostrata letale per molti di loro.

L’iter giuridico: dal rifiuto dell’INAIL al riconoscimento della malattia professionale

Inizialmente, l’INAIL aveva respinto la richiesta di riconoscimento della malattia professionale di L.M., sostenendo l’assenza di un nesso causale certo tra il suo lavoro e il mesotelioma. Tuttavia, grazie all’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni, specializzato nella difesa dei lavoratori esposti all’amianto, l’uomo ha visto riaperta la sua causa. Bonanni ha presentato una vasta documentazione tecnico-giuridica che ha dimostrato la correlazione tra l’attività di autotrasportatore e l’esposizione all’asbesto, ottenendo anche il certificato di esposizione per l’intero periodo lavorativo fino al 31 marzo 2024.

Grazie a questa documentazione, l’INAIL di Perugia ha accettato di concedere a L.M. il riconoscimento della malattia professionale. Tale riconoscimento consentirà all’autotrasportatore di ottenere una rendita diretta e un adeguamento dei contributi previdenziali dall’INPS, per un periodo di quarant’anni, con la possibilità di anticipare il trattamento pensionistico e beneficiare di una maggiorazione sulla pensione stessa.

Un riconoscimento storico per i lavoratori esposti all’amianto

La decisione di riconoscere il mesotelioma pleurico come malattia professionale per un autotrasportatore rappresenta un passo significativo nella tutela dei diritti dei lavoratori esposti all’asbesto.

Questo caso solleva inoltre l’importante questione della prevenzione e delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Negli ultimi decenni, molti lavoratori esposti ad asbesto – autotrasportatori, ma anche artigiani e camionisti indipendenti – hanno contratto malattie gravi come il mesotelioma, il tumore polmonare e l’asbestosi, spesso senza sapere di essere a rischio. Tra gli autotrasportatori, infatti, il VII rapporto ReNaM ha censito 852 casi di mesotelioma, di cui 131 riguardavano camionisti e 59 autotrasportatori.

Il VII Rapporto ReNaM: un quadro sui rischi per gli autotrasportatori

Secondo il VII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), i casi di mesotelioma tra gli autotrasportatori dimostrano una correlazione preoccupante tra questa categoria professionale e l’esposizione alle fibre di amianto. Questo rapporto ha permesso di fare luce sui numerosi casi di malattie asbesto-correlate, evidenziando l’urgenza di una protezione maggiore per tutti coloro che, in passato, hanno lavorato in condizioni a rischio senza adeguate misure di sicurezza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «Questo riconoscimento dà voce ai tanti lavoratori autotrasportatori e artigiani che sono deceduti per mesoteliomi, tumori polmonari, asbestosi e altre malattie asbesto correlate»

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, è impegnato da anni nella difesa e nel supporto dei lavoratori esposti all’amianto, offrendo assistenza legale e informativa per garantire loro giustizia. Bonanni ha dedicato la sua carriera a sensibilizzare le istituzioni sui rischi correlati all’esposizione all’asbesto e a ottenere riconoscimenti legali per le vittime di malattie asbesto-correlate.

«Questo riconoscimento dà voce ai tanti lavoratori autotrasportatori e artigiani che sono deceduti per mesoteliomi, tumori polmonari, asbestosi e altre malattie asbesto correlate», ha dichiarato il presidente.L’ONA mette a disposizione un servizio di assistenza gratuita per le vittime e i loro familiari, accessibile tramite il numero verde 800 034294 o il sito web ufficiale dell’Osservatorio.

Vito Vasiento, un pioniere della lotta contro l’amianto in Puglia

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Da sinistra, Vito Vasiento, l'avv. Ezio Bonanni e Luigi Giovannelli

Vito Vasiento, storico attivista dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in Puglia, ha dedicato la propria vita alla battaglia contro l’amianto. Vasiento, infaticabile difensore della salute pubblica, è stato impegnato nel sensibilizzare e proteggere le comunità pugliesi, particolarmente vulnerabili a causa della massiccia presenza di eternit in aree industriali come Taranto e Bari. In particolare si è battuto per il problema amianto che ha coinvolto molti suoi colleghi di lavoro alla Bridgestone, ex Firestone Brema, nel capoluogo pugliese. Per l’impegno profuso da Vasiento, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, lo ha voluto ricordare, a qualche giorno dalla sua dipartita, con queste parole: «Vito Vasiento, storico militante in tante comuni iniziative contro l’amianto. Aderente all’ONA Puglia, ha contribuito alla bonifica di molti siti contaminati, così da rimuovere la fibra killer. Lo ricorderemo e lo porteremo sempre nel nostro cuore».

La crisi dell’amianto in Puglia

La Puglia è diventata un epicentro dell’emergenza amianto in Italia, con oltre 6mila decessi causati da malattie asbesto-correlate, tra cui mesoteliomi e tumori polmonari. In particolare, Taranto, con il complesso dell’ex Ilva e Bari, sede dell’ex stabilimento Fibronit e, come suddetto, sede della Bridgestone dove Vasiento ha passato la sua vita lavorativa.

Vito Vasiento: un simbolo di giustizia sociale

Dalle testimonianze raccolte emerge un ritratto di Vito Vasiento come uomo profondamente legato ai valori della giustizia e della difesa della salute pubblica. Sin dai primi anni 2000, Vasiento, guidato da un senso incrollabile di equità e giustizia, ha messo al servizio della comunità tutta la sua dedizione e il suo coraggio. Convinto che l’amianto fosse un nemico invisibile ma letale, il suo impegno si è concentrato su una battaglia incessante per portare alla luce i rischi nascosti, per rompere il silenzio che troppo spesso avvolgeva le istituzioni e per scuotere le coscienze.

A Bari, con la collaborazione del dottor Loizzi, medico che condivideva la stessa determinazione, Vasiento ha contribuito alla costituzione di un gruppo di operai uniti in un’alleanza di difesa, creando anche un giornale di fabbrica che permetteva di dare voce a questioni spesso ignorate. Grazie a questa iniziativa e alla cooperazione con il Policlinico di Bari, furono organizzati screening mirati, gratuiti, per monitorare costantemente la salute dei lavoratori e intervenire precocemente in caso di patologie asbesto-correlate. Per Vasiento, la prevenzione e la consapevolezza erano strumenti imprescindibili nella lotta contro l’amianto, pilastri su cui fondare una nuova cultura della tutela della salute e della dignità umana.

Una battaglia quasi solitaria

Vito Vasiento ha sacrificato molto per la sua causa. Secondo i ricordi di chi gli è stato vicino, spesso ha dovuto rinunciare al tempo con la propria famiglia, spendendo ogni energia per portare avanti il suo impegno sociale. Anche quando la sua salute era in declino, non si è mai fermato. La sua dedizione lo esponeva a incomprensioni e inimicizie, ma non ha mai esitato: si considerava un combattente morale, spinto dalla convinzione che la forza della comunità potesse davvero trasformarsi in un cambiamento reale e tangibile. I colleghi e i compagni lo ricordano come un idealista, un sognatore che, con fermezza e umiltà, agiva in nome di una visione di giustizia e rispetto per la vita umana.

Un esempio per le nuove generazioni

Se Vito Vasiento potesse osservare oggi i frutti del suo impegno, forse vedrebbe nella crescente consapevolezza collettiva dei lavoratori pugliesi uno dei suoi risultati più significativi. La sua battaglia ha acceso una luce su una tragedia che era spesso ignorata o minimizzata, ed è grazie al suo esempio che molte persone hanno trovato il coraggio di unirsi e far sentire la propria voce. Vasiento è diventato per molti un simbolo di coraggio e integrità, qualcuno che ha mostrato come la lotta per un mondo più giusto passi anche per le azioni di un singolo individuo.

Vito Vasiento ci ha lasciato con un pensiero profondo: che il profitto non debba mai prevalere sulla dignità e sulla salute umana. E che le grandi aziende, che a volte sembrano sentirsi invincibili e onnipotenti, devono essere chiamate a rispondere dei propri atti. Tra i suoi pensieri più significativi, amava dire: “Possiamo scegliere di ignorare, ma abbiamo una responsabilità verso il futuro e verso i nostri figli, a cui stiamo negando il diritto a un mondo sano. Non hanno colpe, e noi non abbiamo il diritto di compromettere la loro speranza di vita in un ambiente salubre“. Vasiento credeva che, al di là di ogni potere economico, esista una giustizia superiore, una forza morale che ciascuno è chiamato a rispettare.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e la lotta al “killer silente”

Oggi, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a portare avanti la missione di Vito, denunciando l’insufficienza delle azioni preventive e delle bonifiche dei siti contaminati. L’ONA non solo assiste le vittime, ma agisce per sensibilizzare la popolazione e mettere a disposizione strumenti concreti come l’App Amianto, grazie alla quale i cittadini possono segnalare in modo anonimo i luoghi a rischio, alimentando una mappatura capillare e costante del territorio.

Il presidente dell’ONA, Ezio Bonanni, sottolinea come sia essenziale un piano di finanziamento stabile che consenta interventi concreti e diffusi, una bonifica profonda che restituisca dignità e sicurezza ai territori pugliesi. Tuttavia, le difficoltà burocratiche e il limitato accesso ai fondi rallentano gravemente i progressi, esponendo la popolazione a rischi sanitari inaccettabili. Bonanni insiste sull’importanza di una collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze politiche, affinché si possa finalmente costruire un futuro in cui la Puglia e l’Italia intera siano libere dal “killer silenzioso” e in cui la salute pubblica venga rispettata sopra ogni altro interesse.