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martedì, Maggio 5, 2026
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Mesotelioma Vigili del Fuoco: prima condanna al Ministero

Aldo Guerrera, vigili del fuoco, amianto
Aldo Guerrera era un riferimento per i lavoratori, non solo nella provincia di Latina, ma in tutto il contesto sindacale italiano

IL VIGILE DEL FUOCO, S. G., È DECEDUTO PER MESOTELIOMA PER ESPOSIZIONE AD AMIANTO. SOLO DOPO MOLTI ANNI E GRAZIE ALL’INTERESSAMENTO DELL’ONA – OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DI EQUIPARATO A VITTIMA DEL DOVERE. LA FAMIGLIA HA OTTENUTO UN INDENNIZZO DI 140MILA EURO NELLA PROCEDURA DI RISARCIMENTO DEL DANNO DELLA VITTIMA, OLTRE AGLI INDENNIZZI DELLA SPECIALE ELARGIZIONE (230MILA EURO) E I RATEI MENSILI. L’IMPEGNO DELL’ONA PROSEGUE ORA NELLA CAUSA CIVILE PER IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA LUTTO, SUBITO DALLA VEDOVA E DAGLI ORFANI

Giustizia per un vigile del fuoco vittima di amianto 

Una vita dedicata agli altri, a soccorrere chi, essendo in difficoltà, chiedeva l’aiuto ai Vigili del Fuoco. Così, negli incendi del Porto di Trieste, ancora per soccorrere le vittime del terremoto del Belice e del terremoto del Friuli. Eppure, il ministero dell’Interno negava il riconoscimento. In seguito all’azione legale al Tribunale di Trieste, c’è stato il riconoscimento e la liquidazione degli indennizzi ai superstiti. L’azione è proseguita poi per il risarcimento del danno. Il TAR Friuli Venezia Giulia, nel 2020, ha accolto la domanda di risarcimento presentata dall’avv. Ezio Bonanni e dall’avv. Corrado Calacione.

Il ministero non si è dato per vinto e ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione della condanna. L’istanza è stata rigettata. Ora, a distanza di quattro anni, è stato rigettato l’appello e quindi la sentenza diventa definitiva. Si tratta della prima pronuncia che condanna il ministero dell’Interno per un caso di mesotelioma tra i Vigili del Fuoco.

«È una sentenza storica destinata a scoperchiare il vaso di Pandora delle morti di amianto tra i Vigili del Fuoco. È il primo passo per una definitiva ed efficace tutela per le vittime di amianto tra i Vigili del Fuoco», ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni, legale dei familiari e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Il fatto

terremoto e fibre di amianto
Il vigile del fuoco aveva partecipato ai soccorsi nelle aree colpite dai terremoti, tra cui il Belice nel 1968 e il Friuli nel 1976, dove, purtroppo ha respirato, inconsapevolmente, le fibre di amianto aerodisperse

S. G. è deceduto nel 2008, all’età di 75 anni, di mesotelioma pleurico correlato all’esposizione ad amianto, a distanza di due anni e mezzo dalla diagnosi. Il vigile del fuoco, il primo ad ottenere il riconoscimento dello status “vittima del dovere”, aveva subito un’esposizione a livelli elevatissimi di fibre di amianto durante il servizio prestato per 34 anni al Comando del capoluogo regionale, in un periodo in cui la prassi era quella di far indossare guanti e tute antincendio in amianto. Aveva inoltre partecipato ai soccorsi nelle aree colpite dai terremoti, tra cui il Belice nel 1968 e il Friuli nel 1976.

«Abbiamo dimostrato che anche i Vigili del Fuoco sono stati esposti ad amianto attraverso l’utilizzo di guanti e tute, interventi durante incendi ed eventi sismici e il contatto con macerie contenenti amianto, senza adeguata informazione, formazione e strumenti di prevenzione», afferma Bonanni.

Inizialmente, il ministero dell’Interno aveva negato che la morte dell’uomo fosse dovuta all’esposizione alle fibre di amianto, nonostante l’esistenza di “prove schiaccianti”. Tuttavia, di fronte all’evidenza, il Viminale aveva dovuto riconoscere la gravità della situazione e il legame tra l’esposizione all’asbesto e il mesotelioma pleurico.

Un lungo iter processuale 

Dopo aver vinto davanti al giudice del lavoro di Trieste la causa di vittima del dovere, gli eredi hanno dovuto presentare ricorso al TAR per ottenere il riconoscimento del risarcimento. Contro la sentenza favorevole, il ministero dell’Interno aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, ha tuttavia confermato la decisione del TAR.

Una parte della storia si è conclusa. Adesso rimane in piedi un ultimo procedimento intentato dagli eredi per ottenere il riconoscimento del danno da lutto.

Secondo il presidente dell’ONA, la vittima non sarebbe l’unico vigile del fuoco coinvolto, ma parte di un «fenomeno epidemico di mesoteliomi e altre malattie asbesto-correlate tra il personale del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile». 

L’ONA continua a offrire supporto e assistenza alle vittime e alle loro famiglie, promuovendo la consapevolezza e la lotta contro i pericoli dell’amianto. Per poter accedere al servizio gratuito di assistenza per le vittime di amianto e/o mesotelioma scrivere sul sito dell’ONA

o telefonare al numero verde 800 034 294.

Specchietto 

Diagnosi della malattia: 17.02 2006

Ha lavorato presso il Ministero dell’Interno- Dipartimento Vigili del Fuoco dal 10 gennaio 1956 fino al 31 agosto 1990 (data del pensionamento) 

Riforestazione e tutela dell’ambiente: tra innovazione e sostenibilità

closeup impianto
L'impegno del progetto "green" Mosaico Verde

LA CAMPAGNA MOSAICO VERDE SI PROIETTA VERSO UN FUTURO SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE. UN IMPEGNO CONCRETO NELLA LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO, FAVORENDO UNA GESTIONE DEL TERRITORIO CHE PRIVILEGIA LA BIODIVERSITÀ LA CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT E LA RIFORESTAZIONE

Nel corso dell’evento “Ecosistema Mosaico” sono stati celebrati i primi sei anni del progetto Mosaico Verde, che si è occupato di riforestazione e tutela dell’ambiente nelle regioni italiane. Sono oltre trecentotrenta mila le piante messe a dimora e duecentoundici le aree verdi riqualificate, oltre al ripristino dei boschi, al fine della tutela della biodiversità.

Tanti traguardi che hanno permesso di generare anche un beneficio economico e sociale complessivo del valore di oltre 1milione e 700mila euro per ogni anno di vita degli impianti arborei ed arbustivi messi a dimora. L’evento è rientrato nel calendario del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024 e gode del patrocinio AzzeroCO2 e Legambiente.

L’impegno del progetto “green” Mosaico Verde

I traguardi raggiunti dal progetto Mosaico Verde

Mosaico Verde è la campagna nazionale per la riforestazione di aree verdi, il recupero degli ecosistemi e la rigenerazione ambientale, promossa da AzzeroCO2 e Legambiente. Negli ultimi sei anni il progetto ha raggiunto ambiziosi traguardi. È stata, infatti, effettuata la piantumazione di oltre trecentotrenta mila piante messe a dimora, oltre alla riqualificazione di più di duecento aree verdi. In questo modo, si è proceduto a promuovere una campagna di tutela della biodiversità. Non solo, infatti, queste iniziative hanno generato anche un beneficio economico e sociale.

Il progetto Mosaico Verde è stato inserito nel corso dell’evento Ecosistema Mosaico, che ha rappresentato anche l’occasione per offrire una visione più ampia dell’intera campagna. L’impegno di Mosaico Verde, infatti, va perfino oltre la rigenerazione dei boschi e delle aree verdi urbane, garantendo anche il restauro degli habitat naturali e mantenendo sempre l’attenzione sulle specificità dei singoli territori, coinvolgendo nel progetto tutti i portatori di interesse. Ad oggi, d’altronde, sono oltre cinquanta le aziende che hanno deciso di integrare questo progetto tra le proprie strategie di Responsabilità Sociale d’Impresa.

Gli obiettivi dell’evento Ecosistema Mosaico Verde

Ecosistema Mosaico Verde è un evento organizzato per la sensibilizzazione e il sostegno di progetti che guardino alla salvaguardia del pianeta, tutelando in questo senso anche la biodiversità.

«In un contesto globale segnato da sfide ambientali sempre più urgenti, la tutela della biodiversità e degli ecosistemi emerge come una fondamentale linea di difesa. La loro perdita si traduce infatti sia in una crisi ecologica senza pari sia in un rischio diretto per il benessere della collettività», ha dichiarato Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2. L’obiettivo che si pone quest’evento, in cui appunto si inserisce anche il progetto Mosaico Verde, è quello di lanciare un messaggio di tutela ambientale, soprattutto a fronte degli enormi cambiamenti che stanno trasformando il mondo e causati dalla crisi climatica in atto.

L’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha fornito cifre allarmanti in merito alle alterazioni riscontrate a seguito di esami su ambienti terresti e marini. Tra i principali responsabili c’è l’uomo, che rappresenta sempre maggiormente una minaccia per l’intero ecosistema. In questo senso, Mosaico Verde – e più in generale l’intero progetto che lo ingloba – sostiene la conservazione degli ecosistemi minacciati, oltre alla prevenzione nei confronti dei possibili incendi e la protezione del paesaggio, attraverso il ripristino dell’equilibrio naturale.

Gli obiettivi di Mosaico Verde: opportunità per la tutela dell’ambiente (intervento di riforestazione a Reggio Emilia)

La cura degli ecosistemi: tra responsabilità e opportunità

«Albero dopo albero siamo arrivati alla sesta edizione di Mosaico Verde. Una campagna che si rivela, di anno in anno, essere un potente alleato nel contrasto alla crisi climatica che minaccia sempre di più i nostri territori, la biodiversità e gli habitat, rubandoci il futuro. [..] – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Un lavoro incredibile, che ha sostenuto anche il progetto europeo Life Terra di cui Legambiente è l’unica referente italiana e che ci dimostra che l’unione fa la forza se il nemico da battere è la crisi climatica e l’obiettivo è un futuro sostenibile, più equo e giusto».

Dunque, la cura degli ecosistemi non è solo una responsabilità, ma anche un’opportunità per arricchire e preservare il patrimonio naturale e lavorare per un futuro sostenibile. Il valore aggiunto di Mosaico Verde risiede proprio nella capacità di lavorare sinergicamente insieme alle aziende e agli enti che negli anni passati e ancora oggi aderiscono alla campagna. Promuovendo tutti insieme un futuro migliore.

Convegno “Mosaico Verde”, il panel

Amianto in Rai: Pasquale Russo, altra vittima del mesotelioma

amianto in rai
Pasquale Russo: vittima dell'amianto in RAI

L’INAIL HA UFFICIALMENTE CONFERMATO L’ORIGINE PROFESSIONALE DELLA MALATTIA, PER AMIANTO, A PASQUALE RUSSO, DIPENDENTE DELLA SEDE RAI DI NAPOLI, DECEDUTO ALL’ETÀ DI 76 ANNI PER MESOTELIOMA PLEURICO IL 31 AGOSTO 2020. L’UOMO AVEVA PRESTATO SERVIZIO PER L’EMITTENTE RADIOTELEVISIVA DAL 1977 AL 2007, DATA DEL PENSIONAMENTO. COME SI LEGGE NELL’ESPOSTO DENUNCIA PRESENTATO DALLA VEDOVA, ASSUNTA ATARDO, “QUALE CAPO OPERAIO COSTRUTTORI, IN FALEGNAMERIA E IN PARTE NEGLI STUDI TELEVISIVI PER MONTAGGIO E SMONTAGGIO RELATIVE ALLA REALIZZAZIONE DI COSTRUZIONI SCENOGRAFICHE PER PRODUZIONI IN STUDIO ED ESTERNO”

Ancora morti in RAI

Pasquale Russo morto di mesotelioma per aver respirato amianto mentre lavorava in Rai

Dopo i decessi di Mariusz Marian Sodkiewicz, (lo scorso 13 maggio) e del giornalista Franco Di Mare (17 maggio) entrambi causati dal mesotelioma, la RAI Radiotelevisione italiana S.p.A è scossa da un altro tragico evento, che impone la presa d’atto di un rischio che deve essere affrontato e risolto. 

La figlia Lucia di Pasquale Russo ha deciso, così, di rivelare la storia del suo papà, che aveva lavorato per programmi come “Avanspettacolo”, “Domenica In”, “Sotto le stelle”, “Furore”, “Blu Notte”, “Un posto al Sole” e tanti altri.

Il fatto 

Durante il periodo in cui prestava servizio in RAI, Pasquale utilizzava l’amianto e materiali che contenevano questa sostanza nel corso delle sue mansioni, specificamente nell’allestimento delle scene. 

Tuttavia, non aveva ricevuto alcuna informazione preventiva riguardo la pericolosità di tali materiali e il loro potenziale rischio per la salute, compreso il rischio di sviluppare il cancro. «Quando chiedemmo a mio padre come fosse possibile che avesse dell’amianto nei polmoni, ci stupì dicendo che in RAI, oltre ad essere stato presente in parte della struttura, poi bonificata, l’amianto veniva utilizzato spesso dai costruttori, per degli anni, finché non fu smaltito completamente». Così commenta Lucia Russo. «Ci raccontò, ad esempio, che si usavano i fogli di amianto nella costruzione di camini da scena, oppure “per tagliare le vie di fuga”. Insomma per diverse costruzioni».

«Quanto ai controlli sanitari sui dipendenti RAI, – prosegue Lucia – avvenivano ogni sei mesi e comprendevano visite mediche tra cui radiografie al torace, esami del sangue e elettrocardiogrammi. Nonostante queste procedure, mio padre non ha mai avuto informazioni della pericolosità dell’amianto né di eventuali problemi di salute correlati».

I primi sintomi della malattia da amianto

Russo aveva lavorato per programmi come “Avanspettacolo”, “Domenica In”, “Sotto le stelle”, “Furore”, “Blu Notte”, “Un posto al Sole” e tanti altri

A maggio 2020, Pasquale iniziava a mostrare i primi sintomi di spossatezza, fastidi allo stomaco e al fianco, e qualche colpo di tosse. A luglio 2020, dopo una serie di esami e una TAC, gli fu diagnosticato un mesotelioma.

Il 24 agosto 2020, consapevole del fatto che non gli restasse molto tempo da vivere, chiamò a sé i figli e la moglie, «ci ringraziò per tutto ciò che avevamo fatto e chiese di essere accompagnato con la terapia del dolore. Mio padre morì il 31 agosto 2020», conclude Lucia.

«È quantomai opportuno e doveroso che la RAI esegua e porti a termine la bonifica, così da smaltire l’amianto non ancora bonificato, e così da evitare ulteriori esposizioni professionali a polveri e fibre di amianto, oltre che risarcire le vittime, come il caso Russo Pasquale, senza ulteriori ritardi». A dichiararlo, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari della vittima.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza per le vittime di amianto e/o mesotelioma. Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente scrivere all’associazione attraverso il sito istituzionale, e/o telefonare al numero verde 800 034 294. L’associazione interverrà con una consulenza gratuita e con l’assistenza medica e legale, se richieste.

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

DI AMIANTO IN MARINA MILITARE NE ERANO ZEPPE LE UNITÀ NAVALI DI VECCHIA GENERAZIONE. SALVATORE, UN LUOGOTENENTE, SI È AMMALATO DI ASBESTOSI POLMONARE A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO. ASSISTITO DALL’AVV. EZIO BONANNI E DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO ED È STATO EQUIPARATO ALLE VITTIME DEL DOVERE. IL DANNO BIOLOGICO È PARI AL 17%. PER QUESTI MOTIVI, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO E LA LIQUIDAZIONE DELLA SPECIALE ELARGIZIONE PER CIRCA 50MILA EURO. DOPO L’ISTRUTTORIA E L’ACCERTAMENTO MEDICO LEGALE, A FRONTE DELLE SPECIFICHE RESPONSABILITÀ, IL TAR HA LIQUIDATO UN ULTERIORE IMPORTO DI 50MILA EURO

La battaglia di Salvatore: una storia di esposizione e ingiustizia

La presenza di amianto nelle navi della Marina Militare ha causato l’asbestosi a un ex militare

Salvatore, 63enne originario di Palermo, ha prestato servizio nella Marina Militare dal 1978 al 2014, come capo radiotelegrafista di bordo. Durante questo periodo, ha svolto le sue attività a terra, negli arsenali e a bordo per 17 anni e 11 mesi, di cui circa 12 anni nei sommergibili della classe “Toti”.

Durante questo periodo, Salvatore ha subito una massiccia esposizione all’amianto, utilizzato come materiale coibente e isolante. Nonostante fosse ben nota da tempo la lesività dell’amianto, Salvatore non fu mai informato dalla Marina Militare, né dotato di strumenti di protezione individuale.

Nel 2005, seguendo le indicazioni del ministero della Difesa, Salvatore aveva presentato una domanda all’INAIL di Siracusa per il riconoscimento dell’esposizione all’asbesto, al fine di ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge. Nel 2013, però, l’INAIL aveva riconosciuto l’esposizione solo per un periodo inferiore ai dieci anni, dal 1986 al 1995, ignorando il periodo più lungo dichiarato dallo stesso dicastero.

La richiesta del riesame

Questo riconoscimento parziale ha avuto conseguenze significative: il militare non ha potuto accedere ai benefici previdenziali completi previsti dal comma 8 dell’art. 13 della legge n. 257/1992, subendo un ritardo nel raggiungimento dei requisiti pensionistici e ricevendo una prestazione pensionistica ridotta. Per tali motivi, aveva chiesto il riesame della sua istanza all’INAIL di Siracusa, senza tuttavia ricevere alcuna risposta.

Nel 2014, Salvatore ha ottenuto il congedo per infermità. Sia il ministero della Difesa sia INAIL avevano attestato l’esposizione all’amianto. Di conseguenza, il 16 ottobre 2019, è seguita l’iscrizione del ricorrente nel registro dei lavoratori esposti all’amianto da parte della Regione Siciliana.

Nel 2020 è arrivata la diagnosi di asbestosi polmonare, riconosciuta come “dipendente da causa di servizio”. Nel 2021, Salvatore è stato equiparato alle “Vittime del dovere” e la Regione Sicilia lo ha ufficialmente inserito nel registro dei lavoratori esposti all’amianto, confermando così la sua esposizione.

Mancato riconoscimento dei diritti: Salvatore si rivolge all’ONA

Conferenza marocchinate
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni ha difeso il sottufficiale nella sua battaglia legale

Nonostante questi traguardi, Salvatore ha continuato la sua lotta per ottenere il riconoscimento completo dei suoi diritti, inclusa la determinazione del grado di invalidità e la ricerca di un adeguato risarcimento per i danni subiti, non solo per l’asbestosi polmonare ma anche per i disturbi psicologici manifestati e per il timore di ricevere una diagnosi di patologia di esito mortale. Si è quindi rivolto all’ONA. Grazie all’azione legale portata avanti dall’avv. Ezio Bonanni, con il verdetto del TAR, finalmente il militare ha ottenuto giustizia.

Il TAR Lazio ha riconosciuto a Salvatore un risarcimento di circa 50mila euro per danni biologici, patrimoniali e non patrimoniali, oltre alla rivalutazione e agli interessi. Questa sentenza rappresenta una conquista significativa nella battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la tutela dei militari e dei civili esposti all’amianto e altri cancerogeni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza medica e legale di tutti coloro che hanno subito esposizione ad amianto e altri veleni. Si può contattare l’associazione al numero verde 800 034 294, oppure scrivere attraverso il sito istituzionale

Bonus amianto 2024: come sfruttarlo al meglio

Lavoratori a rischio asbesto amianto
tavole di eternit e lavoratori con le dovute precauzioni intenti a rimuoverlo

NEGLI ULTIMI ANNI, LA CONSAPEVOLEZZA DEI PERICOLI ASSOCIATI ALL’AMIANTO È CRESCIUTA IN MODO SIGNIFICATIVO, PONENDO MAGGIORI ACCORTEZZE PER IL SUO CORRETTO SMALTIMENTO. QUESTO PROCESSO, PERÒ, HA UN COSTO FINANZIARIO NON INDIFFERENTE, PER QUESTA RAGIONE IL NOSTRO PAESE SI È MOBILITATO PROPONENDO ALCUNI BONUS AMIANTO. IN PARTICOLARE, IL BANDO ISI, IN SCADENZA IL 30 MAGGIO 2024

Perchè è importante smaltire?

Le fibre di amianto, se sospese nell’aria e respirate possono causare gravissimi danni, anche irreversibili. Oltre a essere un diretto pericolo per gli individui, se smaltito inadeguatamente può anche contaminare l’ambiente circostante. A causa di queste minacce, molti Paesi hanno messo in pratica ulteriori normative con procedure specifiche per il suo adeguato smaltimento e trasporto, ponendo maggiore attenzione anche alla salute dei lavoratori a rischio.

Bando Isi: un ottimo compromesso

Nonostante le varie premesse iniziali occorre specificare che il processo di smaltimento ha un costo finanziario non indifferente, per questa ragione anche il nostro Paese si è adeguatamente mobilitato con alcuni bonus.

In particolare, vi ricordiamo il Bando Isi, in scadenza il 30 maggio 2024 alle ore 18:00. Il Bando Isi ha lo scopo di realizzare progetti con il fine di migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

Incoraggiando anche le piccole imprese all’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature che siano una soluzione meno inquinante ma più pratica e sostenibile, favorendo così sia gli individui che l’ambiente.

Permette alle imprese di sfruttare il finanziamento a fondo perduto fino al 65% della spesa, valido solo su progetti non ancora realizzati. L’ordine di accesso è decretato dall’ordine cronologico di arrivo delle domande, alla scadenza verrà poi valutata l’accessibilità.

Altri finanziamenti messi a disposizione dallo Stato

Oltre al Bando Isi, in scadenza a breve, riguardiamo anche gli altri finanziamenti messi a disposizione dallo Stato, sfruttabili per la rimozione dell’eternit a patto che i lavori rientrino nelle condizioni decretate.

  • Bonus ristrutturazioni 2024: Permette a coloro che eseguono lavori edilizi di ristrutturazione di ottenere un rimborso del 50% con un tetto massimo di 96mila euro per unità immobiliare, differentemente dagli anni passati quando, il massimo rimborso era del 36%, fino a un ammontare complessivo di 48mila euro. La normativa è valida per le spese effettuate entro il 31 dicembre 2024. Dal primo gennaio 2025, salvo proroghe, la detrazione tornerà alla sua misura ordinaria, cioè come in riferimento agli anni passati. Maggiori dettagli possono essere visualizzati nell’apposita pagina.
  • Ecobonus 2024: Garantisce un’agevolazione fiscale per gli interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici; installazioni di pannelli solari, sostituzione di finestre, l’installazione o sostituzione degli impianti di climatizzazione. La detrazione può variare dal 50% al 75%.
  • Superbonus 2024: Anche in questo caso si tratta di un’agevolazione indirizzata a specifici interventi di riqualificazione generale, riguardanti tutti i cantieri fermi, la detrazione cambia in base al soggetto.