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Guerra e pace: vittime del dovere, amianto e veleni nascosti

militare in un paesino con case rocciose
militare in un paesino con case rocciose

Si terrà venerdì 17 febbraio, a Roma, in Campidoglio, il convegno “Guerra e pace: vittime del dovere”. Amianto, uranio, metalli pesanti, vaccini. Quali diritti per le vittime? Questi sono i temi dell’incontro, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto, per la tutela del lavoro nelle Forze Armate e nel Comparto Sicurezza.

“Guerra e pace: vittime del dovere”. Non è il titolo del romanzo di Lev Tolstoj: è una storia di amianto, uranio impoverito, di morte, sangue, lutti e tragedie. E’ questa la storia di uomini e donne, delle loro sofferenze e di quelle delle loro famiglie. Uomini e donne che si sono affidati allo Stato, e hanno ricevuto malattie e morte. Non più la guerra, ma soprattutto non più le vittime della pace.

Guerra e pace, amianto, uranio e altri rischi

I lavori di “Guerra e pace: vittime del dovere” inizieranno alle 9.30 nella sala Laudato si’ e si protrarranno fino alle 12.30. Non siamo nell’Europa napoleonica e nella Russia zarista, eppure la storia dell’amianto, dei proiettili all’uranio impoverito, dei vaccini contaminati è un bollettino di guerra. Questa è la storia di una epopea dei tempi moderni. L’ONA rende pubbliche le vicende tragiche e drammatiche dei nostri militari in Patria e all’estero. Ma non solo. E’ la storia di diritti negati, anzi della vita umana e della dignità calpestate.

E’ il segno di una ribellione civile, non violenta, intima, del Col. Carlo Calcagni, come di Antonio Dal Cin, ma anche la storia di Nicola Panei.

Uomini delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza che si sono sacrificati, o meglio sono stati sacrificati. E’ la storia della non curanza, dello sfregio alla dignità della persona umana: questa è anche la storia della Marina Militare Italiana e dei tanti morti per amianto.

Guerra e pace: vittime dell’amianto e del dovere

Nella sala Laudato si’ del Campidoglio, dove si respira l’aura di santità di Papa Francesco, prenderanno vita gli spiriti e queste anime. Una sorta di congiunzione, sul tema anche giuridico della tutela dei diritti.

La tutela non è quella del risarcimento del danno, o delle prestazioni previdenziali, per le quali molte volte il Ministero nega il riconoscimento. Tutelare vuol dire rispettare la costituzione che identifica nella salute il diritto fondamentale dell’essere umano. Eppure non è stato così per i nostri militari, in Patria e nelle missioni.

Lo testimoniano, purtroppo, migliaia e migliaia di decessi, non solo per malattie asbesto correlate. I nostri uomini, penso anche al M.llo Cesini, elicotterista deceduto dopo voli radenti in ex Jugoslavia come in Medio Oriente, esposto a radiazioni mortali.

Ma non solo. Penso a Mara Sabbioni che ha perso il padre ancora giovane, quando lei stessa era ancora studentessa. Questa storia le ha segnato la vita, a lei, al fratello e alla madre. Nel cappello dell’uniforme i sanitari della ASL di Viterbo (Centro Regionale Amianto), hanno trovato le fibre di amianto. Questo a distanza di 30 anni.

Paola Maria Santospirito: il sacrificio delle mogli

E’ la storia di quando, lavando le tute dei loro uomini (fino a qualche anno fa era precluso il servizio militare alle donne), ci si ammala. Ma prima ci si contamina. Se si vince contro il cancro (è la storia di Paola), poi si rimane contaminati. Di più, si riceve in regalo anche l’asbestosi (è ancora la storia di Paola).

Ma non solo, il marito, luogotenente della Marina Militare, in servizio sulla Vittorio Veneto, oltre a portare a casa l’amianto e le radiazioni, si ammala.

E’ la storia di Leonardoantonio Mastrovito: è il marito di Paola, hanno due figli. Si ammala prima la moglie di cancro al seno, poi lui di asbestosi, poi di cancro. In seguito, la Marina Militare riconoscerà solo l’asbestosi. Ci vuole quindi il Consiglio di Stato che condanna la Marina Militare al riconoscimento anche del cancro.

Paola Maria Santospirito: nessun diritto per le mogli

E’ quello che sostiene il Tribunale di Taranto. L’art. 143 del codice civile, secondo il togato tarantino, impone alla moglie il lavaggio delle tute. Questo rientra negli obblighi matrimoniali e quindi nessun diritto previdenziale per Paola!

“Ma come è possibile -dice Paola- che il Giudice del lavoro neghi dignità alle mogli, ma anche alle compagne?”

Questo dopo che il Tribunale di Taranto ha avviato l’inchiesta proprio sulla contaminazione e sui rischi a Taranto, per la Vittorio Veneto. Era la nostra nave ammiraglia, con le bandiere al vento. Dettava i tempi della nostra squadra navale. Sono lontani i tempi delle gesta eroiche della nostra Marina Militare. Siamo in tempo di pace, eppure l’amianto ha provocato più morti delle guerre di indipendenza.

Carlo Calcagni: la storia del ‘Colonnello’

E’ il Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano. Impiegato in missione in terra balcanica, con il suo elicottero, è intervenuto nei luoghi contaminati, con nanoparticelle di metalli pesanti e radiazioni. E’ il risultato dell’uso massiccio di proiettili all’uranio impoverito, ma anche di vaccini somministrati senza criteri. Ma non solo. Vaccini contaminati da metalli pesanti e con additivi.

E’ la storia anche di chi resiste. Di resilienza, e di chi combatte per la sua dignità e per quella dei commilitoni, anche quelli ormai deceduti. Calcagni è chiamato a rievocare la memoria dei commilitoni defunti.

Renata Tiraferri Roffeni: l’orfana combatte per la giustizia

Renata è rimasta orfana poco più che maggiorenne, si stava avviando alla professione di commercialista. Era ed è una donna brillante, intelligente, e si è costruita da sola. Amava il padre, che era il suo punto di riferimento.

Poco più che 55enne, Giovanni cominciò ad accusare delle fitte. Che cosa può essere? Dopo tanti accertamenti, odissee tra un ospedale e l’altro, una doccia gelata: la diagnosi del mesotelioma. E’ il terribile cancro dell’amianto, il killer che purtroppo non perdona, e che è stato utilizzato dalle Forze Armate italiane. Non solo nelle navi, ma nei mezzi di ogni genere, compresi quelli corrazzati.

Giovanni ha prestato servizio in vecchi sommergibili acquistati dagli Stati Uniti, che li avevano utilizzati nella guerra del Pacifico. L’Italia è stata riarmata dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, con il naviglio scartato dagli USA. Aveva l’amianto e quindi gli USA hanno pensato bene di sbarazzarsene. La storia si è ripetuta recentemente con la Vittorio Veneto. E’ la Marina Italiana che ha ceduto la sua ammiraglia alla Turchia. Dentro, stipate tonnellate e tonnellate di amianto. Ora è dismessa perchè neanche la Turchia l’ha più voluta.

Renata chiede giustizia: lo Stato condannato

Sentenze e sentenze di condanna. La Marina riconosce vittima del dovere il povero sommergibilista Giovanni Tiraferri Roffeni, morto non ancora 60enne, dopo 5 anni di atroci sofferenze. Sì perchè Giovanni ha resistito. E’ stato operato, il cancro gli è stato tolto. Ma la bestia, così definisco il mesotelioma, è ricomparso, si è esteso in tutto il suo corpo. Lo ha consumato. Lo ha ucciso.

Lo Stato italiano? E la Marina Militare? E le Istituzioni? Dov’erano? Cosa hanno fatto?

Nulla.

Hanno riconosciuto Giovanni vittima del dovere. Si tratta di una vera e propria finzione giuridica, perchè questi morti non sono vittime del dovere, ma vittime del reato.

Quindi non più soltanto Carabinieri, Polizia e Forze dell’Ordine, uccisi da delinquenti più o meno organizzati. Ora abbiamo una nuova categoria di uomini e donne uccisi dall’amianto, dall’uranio, dalla violazione dei diritti.

Renata combatte ora perchè essendo orfana non a carico -nel frattempo aveva iniziato a lavorare anche per le difficoltà economiche della famiglia- non è riconosciuta. Ma come? Ha perso il padre per l’incuria, il menefreghismo, e ora lei non è riconosciuta, mentre il fratello sì.

Siamo in attesa dell’esito del giudizio della Cassazione, dopo le vittorie in primo e secondo grado. Intanto il Tribunale di Roma ha condannato al risarcimento, ma il Ministero non versa l’importo. “Siamo lo Stato e siamo liberi di non eseguire le sentenze, sono carta straccia”. Questo è il senso della volontà di non eseguire le sentenze di condanna. Solo alcuni hanno ricevuto gli importi.

Dal Cin: finanziere, eroe della lotta contro l’amianto

Il finanziere scelto Antonio Dal Cin, comandato di sorvegliare i convogli ferroviari. Aveva la sua divisa fiammante, con le stellette, il giovane Antonio. Comandato in nord Italia dopo il sequestro di questi carri, perchè imbottiti di amianto. Antonio aveva l’ordine di non far avvicinare nessuno ai carri, per evitare danni alla salute di terzi.

Secondo chi ha impartito l’ordine era proprio la sua uniforme a renderlo un uomo invincibile alle fibre.

Nec Recisa Recedit. Questo è il motto della Guardia di Finanza. Uno dei corpi che ci invidiano in tutto il mondo. Uomini e donne di elevata professionalità ed efficacia nella lotta all’evasione fiscale.

Questi uomini sono impiegati anche contro il crimine ambientale, che spesso si lega al riciclaggio. Quindi un corpo specializzato.

Antonio, si ammala di asbestosi. Ma come è possibile che un militare della Guardia di Finanza possa contrarre l’asbestosi? Il risultato è subito detto, e l’arcano svelato. Causa di servizio. Congedo a poco più di 40 anni. Ma il grado invalidante è riconosciuto al 5%!

“Ma come è possibile il 5%?”, dice Antonio. E così si deve pronunciare il Tribunale di Latina che dopo anni condanna l’Amministrazione. Intanto Antonio, per quasi 10 anni, è stato costretto alla fame. La sua pensione era calibrata sulla sua giovane età. Senza la speciale elargizione, senza lo speciale assegno vitalizio, senza l’assegno vitalizio mensile, e senza risarcimento. In più impossibilitato a lavorare per la grave malattia mortale che lo afflige.

Comunque riformato dalla Forza Armata.

Lorenzo Motta: la storia di chi ce l’ha fatta

Lorenzo era un Sottoufficiale della Marina Militare. Rientrato da alcune missioni all’estero, ha ricevuto la diagnosi di cancro. Ma non solo. Gravi lesioni della sua salute.

Ha vinto la sua battaglia per la vita. Il fronte giudiziario, a distanza di più di 10 anni è ancora attivo, perchè la Marina Militare resiste. Il motto è negare le loro responsabilità!

Così perfino il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 837/2016, ha condannato a riconoscere i suoi diritti. Eppure lo Stato non esegue la sentenza. Siamo ancora impegnati in questa questione giudiziaria, ma per fortuna Lorenzo ce l’ha fatta, è ancora tra di noi.

Guerra e pace: ONA e tutela dei diritti

L’obiettivo dell’Ona è quello di contrastare una volta per tutte chi nega il nesso causale tra esposizione a i diversi cancerogeni e malattie spesso purtroppo mortali. Come anche di eliminare le differenze tra le vittime del dovere e le vittime del terrorismo.

Il Ministero della Difesa continua a negare i riconoscimenti, anche davanti a studi che continuano a confermare la correlazione tra uranio impoverito, metalli pesanti e amianto con le patologie di tanti militari, che sono simili a quelle delle popolazioni che vivono nei teatri di guerra.

Un tema ancora più attuale dopo che la guerra è tornata, nostro malgrado, in Europa. Oggi, però, non possiamo più chiudere gli occh davanti ai rischi che si corrono nelle xone del conflitto, ma anche nei luoghi in Italia destinati alle esercitazioni. I militari vanno informati e protetti per quanto possibile, senza nascondere gli ulteriori pericoli che si incontrano durante le missioni. Se è necessario risarcire chi si è già ammalato, è ancora più importante non commettere gli stessi errori del passato.

Guerra e pace: convegno in Campidoglio, ospiti ed esperti

All’incontro interverrò con il colonnello dell’Esercito Carlo Calcagni, che porta avanti ogni giorno la sua battaglia contro 24 metalli pesanti presenti nel suo organismo dopo aver partecipato ai conflitti in Bosnia Erzegovina. E ancora il Dott. Pasquale Montilla, che ha in cura, oltre a Calcagni, tanti altri militari contaminati. L’architetto e generale dei carabinieri Giampiero Cardillo. E ancora il giudice di Cassazione, Nicola De Marinis. Che farà il punto sulle ultime sentenze che confermano il diritto delle vittime del dovere al risarcimento per i danni subiti.

Il dibattito sarà sostenuto dagli interventi del professore di Diritto del Lavoro, Fabrizio Proietti. E dal presidente del Comitato nazionale Fair Play, Ruggero Alcanterini.

L’ingresso è gratuito. Chi non potrà recarsi personalmente al convegno potrà, lo stesso, seguire la diretta sul canale Facebook dell’Ona, al link https://fb.me/e/4nYuNLYgK.

Eternit bis Novara, chiesto l’ergastolo per Schmidheiny

giustizia statua con bilancia e spada
giustizia statua con bilancia e spada

Ergastolo per Stephan Schmidheiny. Questa la richiesta dei due pubblici ministeri, Gianfranco Colace e Mariagiovanna Compare, nel processo Eternit bis di Novara.

Ergastolo per la morte di 392 persone per amianto

L’imprenditore svizzero è accusato dell’omicidio volontario di 392 persone per amianto. Di queste 62 erano dipendenti della fabbrica di Casale Monferrato e 330 residenti nelle zone limitrofe. Le vittime sono quasi tutte morte a causa di mesotelioma per l’esposizione all’asbesto.

I pm hanno chiesto anche, durane l’ultima udienza di qualche giorno fa, l’isolamento diurno e non hanno ipotizzato attenuanti. Nella lunga requisitoria hanno sottolineato il fatto che negli anni in cui l’imputato era responsabile di Eternit, era ben nota la pericolosità dell’esposizione all’amianto. Nonostante questo avrebbe omesso di adottare tutte le misure atte a tutelare la salute dei suoi dipendenti.

Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 27 febbraio. In quella data parleranno gli avvocati delle parti civili. Poi la parola spetterà alla Corte d’Assise.

Il 16 gennaio scorso sono stati sentiti ancora una volta i consulenti. I pm hanno posto ulteriori domande per approfondire le questioni del periodo di latenza del mesotelioma o delle altre neoplasie rispetto al momento dell’esposizione e della dose cumulativa.

Responsabilità senza ombra di dubbio dell’imputato?

Quello che si cerca di dimostrare è la responsabilità, senza ombra di dubbio, dell’imprenditore per i decessi di lavoratori e residenti vicino la Eternit. Per questo è necessario chiarire se l’esposizione all’asbesto successiva al 1976, quando l’imputato Shmidheiny è diventato Ceo di Eternit, abbia influito sulla natura dei mesoteliomi.

Attesa per la sentenza del processo di Torino

È attesa per domani, invece, la sentenza del processo Eternit bis di Torino. Il procedimento è stato, infatti, diviso in 4 tronconi dopo l’archiviazione del processo Eternit, del reato di disastro colposo.

Ora sono in corso diversi procedimenti penali a Torino, Novara, Napoli e Vercelli, per i siti industriali di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE).

Il processo di primo grado di Napoli, si è concluso con una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la morte di un solo operaio su 8 vittime contestate. Il castello accusatorio non ha retto e anche il reato è stato derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo.

Ashwagandha: i benefici dell’erba indiana

ashwagandha
ashwagandha

L’Ashwagandha è un’erba utilizzata da oltre 2500 anni in medicina ayurvedica (basata sui principi della guarigione naturale). Scopriamo i benefici e i “modesti” effetti collaterali.

Ashwagandha: un’erba miracolosa

L’Ashwagandha (Withania somnifera) è un‘erba originaria dell’India e del sud-est asiatico.

Essa viene utilizzata da oltre 2500 anni nel campo dell’ayurvedica, la tradizionale medicina “alternativa” basata sui principi della guarigione naturale.

Essendo un‘erba adattogena, questa pianta rasayan, cioè tonificante, è in grado di aiutare il corpo ad aumentare la resistenza alle malattie. 

I benefici insomma sono tantissimi.

A suggerirlo, diversi studi condotti nel corso degli anni: dalla capacità di aumentare l’energia e la lucidità mentale, alle proprietà antinfiammatorie e non solo. 

Etimologia del termine “Ashwagandha” 

In sanscrito, la parola ”ashwagandha” significa “odore del cavallo”.

Ciò si deve al suo particolare profumo ma anche alla potenziale capacità di aumentare la forza in chi la assume.

Il suo nome botanico è Withania somnifera, ma viene indicata anche con molti altri sinonimi tra cui “Ginseng indiano”,  “ciliegia invernale”, “Uva spina velenosa”, “Ajagandha”.

Conosciamo la pianta 

La pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la stessa del pomodoro, della melanzana, della belladonna, del tabacco e della patata. 

Si presenta come un piccolo arbusto erbaceo con fiori gialli e può raggiungere un’altezza di 170 cm.

Dalla sua radice e dalle foglie si ricavano e estratti o polvere, in grado di trattare una varietà di condizioni.

Benefici dell’ Ashwagandha: riduce stress e ansia

Diversi studi hanno dimostrato che l’ashwagandha aiuta a controllare i mediatori dello stress, tra cui le proteine dello shock termico (Hsp70), il cortisolo e la proteina c-Jun N-terminale chinasi attivata dallo stress (JNK-1).

Riduce anche l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), un sistema del corpo che regola la risposta allo stress.

Prestazioni atletiche al top

Una ricerca che ha incluso dodici studi su uomini e donne che assumevano regolarmente la pianta, ha evidenziato che essa può migliorare le prestazioni atletiche, l’ossigenazione del sangue, la forza fisica e persino aumentare la massa muscolare.

Effetti benefici dell’ashwagandha sulla salute mentale

Alcune prove suggeriscono che l’ashwagandha può ridurre i sintomi di depressione, schizofrenia e ansia.

Una ricerca del 2013 ha altresì sottolineato che migliorare il deterioramento cognitivo nelle persone con disturbo bipolare di tipo ossessivo-compulsivo. 

Testosterone e fertilità maschile, sessualità femminile 

Negli uomini, l’assunzione della pianta può portare ad un aumento del DHEA-S, un ormone sessuale coinvolto nella produzione del testosterone.

Cosa che si traduce in un potenziamento della fertilità.

Anche la concentrazione, il volume e la motilità degli spermatozoi, sembrerebbero migliorare grazie all’”erba miracolosa”.

Nelle donne può aumentare la libido, l’intensità dell’orgasmo e l’eccitazione.

Ashhwagandha ottimo contro il diabete 

L’ashhwagandha può ridurre i livelli di zucchero nel sangue, aiutando in questo modo a contrastare il diabete, ridurre la glicemia, l’emoglobina A1c (HbA1c), l’insulina, i lipidi nel sangue e i marcatori di stress ossidativo.

Aiuta altresì a contrastare la “fame nervosa”.

A dimostrarlo, una revisione di 24 studi, tra cui 5 studi clinici condotti su persone affette da diabete.

Ciò si deve a uno dei suoi principi attivi: la witaferina A (WA).

Può ridurre l’infiammazione e i sintomi del COVID-19 

Il WA si rivolge alle vie infiammatorie del corpo, comprese le molecole di segnale chiamate fattore nucleare kappa B (NF-κB) e fattore nucleare eritroide 2-fattore correlato 2 (Nrf2). Fattori che regolano l’espressione genica di una grande varietà di enzimi citoprotettivi antiossidanti e della fase II di disintossicazione.

Questa proprietà fa sì che abbia un elevato potere antinfiammatorio.

Un altro studio condotto su pazienti affetti da COVID-19 ha riscontrato una riduzione dei livelli dei marcatori infiammatori CRP (proteina C-reattiva), IL-6 (intrleuchina) e TNF-α (cachetina).

Ashhwagandha e memoria 

Assumere l’erba può migliorare la funzione cerebrale e cognitiva, compresa la memoria. A trarre beneficio sono soprattutto gli anziani con deficit cognitivo lieve e le persone con schizofrenia.

Anche gli “smemorati” più giovani possono trarre giovamento. Ciò si deve alla presenza della WA, che ha effetti antiossidanti nel cervello.

Sogni d’oro

Chi ha problemi di insonnia o ha una qualità del sonno pessima può assumere degli integratori a base di questa meravigliosa pianta.

Effetti collaterali

Assumere regolarmente ashwagandha non presenta effetti collaterali significativi. Tra i più frequenti, lievi disturbi gastrointestinali, sonnolenza e diarrea.

E’ tuttavia sconsigliato ai seguenti soggetti:

  • Donne in stato interessante. Potrebbe compromettere l’andamento della gravidanza;
  • Malati di cancro alla prostata sensibile agli ormoni;
  • Persone che assumono farmaci, come benzodiazepine, anticonvulsivanti o barbiturici;
  • Pazienti affetti da malattie della tiroide.

Dove si può trovare l’ashwagandha

L’Ashwagandha si può trovare sotto forma di integratori, principalmente in polvere e come estratto, da sciogliere nell’acqua, nel tè, nel porridge, nei frullati. Esiste anche il formato in capsule.

Conclusioni 

Sebbene gli studi abbiano sottolineato i benefici della pianta, sono necessari ulteriori approfondimenti.

Fonti 

webmed.com

Jillian Kubala, Franziska Spritzler

Revisione di Kim Chin, RD Nutrition Inc. 

Morta Nanda Montanari, presentò la legge sull’amianto

Nanda Montanari
nanda montanari

È morta oggi Nanda Montanari, all’età di 88 anni. Per due legislature parlamentare di Piacenza del Partito comunista italiano e poi del Pds, presentò la proposta di legge per la messa al bando dell’amianto, poi diventata la Legge 257/1992 che ancora oggi regola la materia.

Nanda Montanari, sempre attenta alla questione amianto

Per anni ha continuato a tenere alta l’attenzione sulla questione asbesto partecipando a conferenze regionali e convegni sul tema. Nel 2012 per esempio, ha presieduto, insieme ad Antonio Pizzinato, presidente del Copal e Romana Blasotti Pavesi, del Comitato vittime amianto di Casale Monferrato, la conferenza regionale in Lombardia sulla prevenzione dall’amianto.

Nel 2015 ha coordinato presso l’auditorium S. Ilario in via Garibaldi 17, a Piacenza, il convegno “Amianto, esempio di fattore di nocività ambientale per la salute”, promosso dall’associazione Ambiente e Lavoro, di cui è stata presidente. Fino alla fine ha continuato a partecipare alla vita politica della città non facendo mai mancare il suo sostegno e il suo consiglio. È stata anche consigliere comunale, assessore provinciale, presidente dell’Ospedale e poi parlamentare alla Camera dei deputati. Sempre ha portato alti i valori di libertà e democrazia.

Nanda Montanari, il ricordo di Paola Gazzolo

Commovente il ricordo anche su Facebook della presidente del Consiglio comunale (Pd), Paola Gazzolo. “Nanda è stata la ‘mia maestra’. Ha sempre mostrato uno sguardo attento ai giovani e alle donne che crescevano nel suo partito. Non era gelosa del suo sapere, lo condivideva. Aiutava sempre. Con cuore e passione. Era generosa. Era caparbia. Era ritta e inflessibile, trasparente e coerente. Ha sempre considerato la politica come un servizio e non come un vantaggio personale. Ha sempre vissuto nei quartieri popolari, è sempre stata con la sua gente. Nanda è l’esempio della buona politica. E’ l’esempio di come gli ideali nutrissero la sua visione e di come abbiano nutrito le speranze di una generazione e di quelle che sono seguite”.

E ha continuato: “Con Ambiente e Lavoro ha anticipato il connubio inscindibile fra salute, ambiente e lavoro, diventato patrimonio comune anche nella mia esperienza di Assessore regionale all’Ambiente. Mi mancherà molto questa donna minuta, ma tanto grande. Mancherà a tutti e tutte noi perché non si negava mai. Mancherà alla politica. Mancherà a Piacenza!”.

“Questa mattina ci ha lasciato Nanda Montanari – hanno scritto dall’associazione Ambiente e Lavoro – da sempre amica e compagna di grandi battaglie politiche e civili.
Storica Presidente dell’Associazione Ambiente e Lavoro di Piacenza e componente del direttivo della nostra Associazione, ha profuso il suo impegno per lunghi anni, al fianco di Rino Pavanello, nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e nella difesa dell’ambiente”.

A 30 anni dalla legge necessaria ora la bonifica

Anche grazie a Nanda Montanari l’Italia ha detto addio all’uso dell’amianto. Ma l’ex parlamentare non si è fermata qui. Era consapevole che la legge non avesse disposto le bonifiche obbligatorie, lasciando sul territorio tantissime tonnellate di fibra killer che provoca, per questo, ancora mesoteliomi, tumori del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie, del colon, asbestosi e l’elenco potrebbe andare avanti.

Così ha continuato ad impegnarsi per garantire una sempre maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro e non solo, anche una maggiore tutela dell’ambiente. Aveva, infatti, intuito lo stretto legame tra tutela dell’ambiente e della salute, sottolineato tante volte anche dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto.

Una donna instancabile che durante la sua attività in Parlamento ha presentato 155 progetti di legge, 497 atti di indirizzo e controllo e 37 interventi.

(foto Associazione Ambiente e Lavoro https://amblav.it/)

Selene Calloni Williams: parla la psicologa dell’immaginale

Selene Calloni Williams
Selene Calloni Williams

Selene Calloni Williams, è una scrittrice di successo. I suoi libri, hanno fortemente contribuito alla diffusione della psicologia immaginale di Hillman (di cui è stata allieva) e alla conoscenza del fenomeno sciamanico.

Selene Calloni Williams: la “sciamana” immaginalista

Selene Calloni William è un nome molto noto nel settore del coaching. I suoi libri, tradotti e pubblicati in diversi paesi del mondo, hanno contribuito alla diffusione della psicologia immaginale di James Hillman, di cui è stata allieva.

Il percorso di Selene è iniziato nelle foreste di Habarana, una piccola città nel distretto di Anuradhapura (Sri Lanka) e in un eremitaggio buddhista-theravada. 

All’epoca aveva solo 19 anni, ma l’esperienza ha segnato definitivamente il suo destino.

Da allora ha insegnato in diversi atenei e tiene regolarmente conferenze in diverse lingue e in ogni angolo del Pianeta.

La sua formazione abbraccia il buddhismo esoterico e lo yoga sciamano e diverse altri lignaggi orientali tra cui quello giapponese. 

La psicologia del profondo e il metodo immaginale, l’hanno portata a fondare la sua scuola, l’Imaginal Academy, che conta numerosissimi iscritti. 

Possiamo ascoltarla tutte le mattine alle sette in diretta su Fb, Youtube e Instagram. 

Intervista a Selene Calloni Williams

D. Il Mito. Ognuno di noi mette sulla scena della vita un mito e ciascuno di noi si libera, si riscatta, quando vede e riconosce il mito che sta vivendo.

Possiamo cambiare il codice narrativo che influenza la nostra vita rendendoci “vittime”, grazie all’identificazione del mito?

R. Sicuramente possiamo cambiare il codice narrativo della nostra vita. Se lo prendiamo in automatico – ha spiegato Selene Calloni Williams – ci affidiamo al codice sociale, che è un codice moralistico, figlio di una mentalità utilitaristica che mira a rendere gli individui misurabili, prevedibili e governabili. Attraverso la consapevolezza ci accorgiamo che c’è un altro codice che soggiace a quello sociale ed è quello “naturale”, che è il codice della Bellezza, dell’Amore, del Sacro. E’ la capacità di darsi, di offrirsi, il cosiddetto “sacrum facere”. 

Il codice della bellezza ci aiuta a cambiare i nostri valori, i significati che diamo elle esperienze della nostra vita. Risultato? Cambiando i codici della nostra narrazione, cambiamo la direzione della stessa.

Mito, archetipo e simbolo secondo Selene 

D. Il mito si lega all’archetipo, alla matrice e l’archetipo a sua volta si manifesta sotto forma di simboli. Facciamo chiarezza sui significati e sulla differenza fra mito, archetipo e simbolo.

R. Il mito è il grande contenitore, è la narrazione. Noi stessi siamo narrazione. Questa avviene sulla base di un codice che può essere sociale o naturale. Come abbiamo detto, il primo è quello dell’amore, della bellezza. Il secondo invece è un codice sociale estremamente pericoloso. E’ quello del potere, del controllo e ci rende “vittime”. Noi siamo narrazione, mito. Se siamo consapevoli, incarniamo un mito naturale se non lo siamo, incarniamo il mito nel suo significato sociale peggiore. 

Archetipi 

Gli archetipi sono la forma principale del mito e delle esperienze che noi mettiamo in scena vivendo. Gli antichi li definivano “dei”. Il termine archetipo è oggi usato dagli psicologici. Come diceva James Hillman, “noi non possiamo che fare nel tempo ciò che gli dei fanno nell’eternità”. 

Ciascuno di noi fondamentalmente incarna un archetipo: della Madre, del Figlio, del Povero (mito di Penia, la dea della povertà e del bisogno), Plutos il dio della ricchezza e così discorrendo. L’archetipo si manifesta sotto forma di simboli.

La parola ha in sé la radice del prefisso greco σύμ- (sym-), “insieme” con il verbo greco βάλλω (ballo) “getto”, letteralmente significa quindi “mettere insieme”, unire, armonizzare. L’archetipo che si manifesta sotto forma di simbolo ha l’obiettivo di riunirci alla divinità originaria.

Risultato 

Quando ciò avviene, ci rendiamo che la nostra esperienza non è più individuale ma universale. Alla fine non esiste un destino migliore o peggiore. Ciascuno deve compiere la propria esperienza, il proprio destino, perché essi sono divini. Quando arriviamo a questa profonda comprensione e accettazione del nostro destino, allora diventiamo narratori delle nostra narrazione, possiamo trasformarla a nostro piacimento. Siamo Uno con il dio stesso! 

Selene e l’importanza del rito e dell’iniziazione

D. Quanto è importante il rito, con tutte le sue pratiche, dai mantra ai mudra delle mani alle posizioni yoga, soprattutto dello shamanic leap.

E, per accedere al rito è necessaria una iniziazione?

R. Il rito è fondamentale per trasformare il mito. Quando noi abbiamo compreso il mito che abbiamo messo in scena nella nostra vita vivendo e abbiamo accettato il Dio, l’Archetipo, noi siamo lui e, come detto, abbiamo il potere di trasformare la narrazione. Come? Solo attraverso il rito. 

Purtroppo al rito è stato tolto il potere. Questo è accaduto quando è stato separato dal mito e viceversa. 

Ad appropriarsi di esso sono pochi “eletti”: le Istituzioni, fondamentalmente, (politiche, religiose, economiche, terapeutiche).

Dobbiamo riprenderci questo potere del rito perché è lui a darci il potere di essere i narratori, i protagonisti della nostra storia e del nostro destino. Il rito è potentissimo. Quando lo compiamo, la psiche, che non distingue fra la realtà e finzione (questi sono solo parametri mentali) vede quello che sta accadendo e lo manifesta.

Selene parla del “Sacro”

D. Sacro: è una parola inflazionata. Cosa vuole dire per lei?

R. L’etimologia “sacrum facere” lo spiega bene: vuol dire fare offerta di sé, darsi, offrirsi. E’ l’azione dell’amore, che è il vero senso dell’esistenza. Significa esistere per il Sacro che è il principio e la fine della nostra esistenza. E’ ciò che da senso a tutto.

Insidie nascoste

D. I pericoli dell’Ego, la trappola dell’autostima, del pensiero “positivo” e della smania del potere. Perché è meglio restituire il “toro bianco” protagonista della leggenda del Minotauro?

R. Il senso dell’Io è il grande problema! L’Io ha senso solo quando è associato al verbo amare. Quando è associato a qualsiasi altro verbo: io sono, io ho, io faccio etc, diventa il principio della sofferenza.

Gesù ma anche Buddha, ci hanno indicato la vera strada. Il Messia ha portato in essere fortemente questo senso dell’Io, ma unicamente allo scopo del sacrificio, dell’amore, del darsi.  

In psicologia (Selene è anche psicologa n.d.r) le patologie principali affondano le loro radici in un senso dell’Io rigido, sclerotico. Si è tanto più creativi e vincenti, tanto più abbiamo un Io creativo, elastico, capace di dare soluzioni, di dissolversi e ritrovarsi come luce di lampo, in grado di svanire e apparire incessantemente. Un Io chiuso in sé stesso è fortemente limitante.

Ogni percorso spirituale deve portarci al suo superamento.

E’ un cammino che si differenzia molto dalle terapie desacralizzate, le quali partono sempre dall’Io e hanno come fine il rinforzo delle sue stesse categorie Perché lo fanno? Sostanzialmente allo scopo di poter esercitare un controllo sociale.

Missione dell’anima 

D. Daimon: Nel suo libro ci insegna ad ascoltare la voce del Daimon per realizzare la missione dell’anima. È possibile guarire le ferite dell’anima leggendo una storia? 

R. Certo. Questo è il metodo sciamanico. Gli sciamani di tutte le tradizioni del mondo sono cantautori, bardi, poeti. E’ chiaro che ogni sciamano – ha continuato Selene Calloni Williams – a seconda della sua tradizione etnica e culturale, fa riferimento a un mito diverso. Gli sciamani turco-mongoli ad esempio si ispirano ai cicli epici, gli sciamani sudamericani a quelli di Pachamama, Pachacamac. E così i polinesiani ad altri ancora, i birmani ai Nat e noi, che siamo di tradizione immaginale occidentale, guardiamo al mito greco. 

Chi conosce la struttura del mito ha la chiave della psiche. Tocca al coach, allo sciamano, attraverso le chiavi poietiche, immaginali del mito, restituire questa narrazione alla persona che te l’ha data, potenziandola, a livello dinamico, gioioso, liberata dalle radici del dolore e della sofferenza. Solo così una vittima si trasforma in vincente.

Questa è l’operazione psico sciamanica che va fatta, ma la nostra cultura, quella del potere e del controllo, l’hanno dimenticato. Essa vuole che tutti abbiano un mito sociale universale. Ci vuole tutti uguali.

Come non perdersi nel caos secondo Selene

D. Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante (Nietzsche)  

Come facciamo a livello pratico a non perderci nel caos improduttivo?

R. Dobbiamo avere una luce che ci guida. Questa è la luce dell’ideale, dell’eidolon (dal greco εἴδωλον, immagine). E’ immagine simulacro di una dea, di un dio. Dobbiamo avere questo ideale che ci guida e che trascende l’Io.

Occorre tuttavia fare attenzione a non confondere l’ideale con l’ideologia. Quest’ultima è sempre animata dalla paura. Parte dall’Io e lo illude, facendogli credere di poter raggiungere qualsiasi obiettivo, ma non è così.

Attraverso le ideologie i popoli vengono manipolati. L’ideale è invece qualcosa che trascende l’Io. Per i giapponesi è ikigai (iki-vivere, gai-ragione).

Ho espresso questi concetti nel mio libro Ikigai: ciò per cui vale la pena vivere (2109).

Questo ideale il più delle volte è difficilmente traducibile in termini razionali dalla mente, perché è più vasto della mente stessa, la trascende. E’ un sentimento del cuore che può essere colto solo dal pensiero del cuore ma non dalla mente razionale. Avere questo ideale ci permette sempre di partorire una stella danzante quando ci troviamo nel caos, senza farci diventare vittime dello stesso.

Sesso secondo Selene

D. Lei parla spesso di unione erotica con con il divino, ierogamia. Cosa vuol dire “sesso” per un immaginalista?

R. L’unione con il divino è l’espressione pura dello stato creativo. Il divino è tutto ciò che ancora non sappiamo e che ci resta da conoscere. Il mistero che abbiamo tutto intorno. Quando ci uniamo con il divino creiamo qualcosa di nuovo, originale e proviamo piacere. L’atto creativo è sempre un atto orgasmico. Tutti gli organi provano piacere. Se facciamo cose ripetitive, in unione con la mente, con il conosciuto, non solo non produciamo niente di creativo ma ci sentiamo sviliti.

Bisogna avere il coraggio, ogni volta che si affronta un compito, di svuotare la mente e di agire in uno stato di non mente, come se fosse veramente la prima volta che noi facciamo qualcosa. Avere il coraggio di vivere senza modelli e sistemi precostituiti significa avere il coraggio della ierogamia, delle nozze divine, del matrimonio mistico. Coraggio che Cassandra, nel mito greco, non ha avuto. Cassandra era amata da Apollo e il dio le aveva offerto il dono della profeteia, della profezia. Ma quando si trattò di unirsi eroticamente a lui, ebbe paura. Il Dio, che non poteva ormai riprendersi il suo dono, le sputò in bocca. Da quel momento la donna non fu mai più creduta.

Platone chiamava questa unione con il divino “mania”, follia. E’ una follia estatica, entusiastica, che dobbiamo manifestare quotidianamente, anche in ogni piccola cosa.

Pacificare gli antenati

D. I nostri antenati, che sono daimones, lasciano una traccia indelebile nella nostra esistenza, ma spesso non ce ne rendiamo conto. Lei dice che il tempo non esiste: passato, presente e futuro sono simultanei.

Cosa possiamo fare per “pacificare” il nostro rapporto con loro e guarire pertanto simultaneamente ogni arco, canonicamente definito “temporale”, guarendo altresì i “venti del karma”. 

R. I nostri antenati – ha continuato Selene Calloni Williams – influiscono moltissimo sulla nostra vita, almeno fino a duecento cinquant’anni prima della nostra nascita. Perché? Chi sono gli antenati? Fin tanto che siamo dentro al paradigma dell’Io, vediamo gli antenati come individui che sono esistiti prima di noi. In verità, essi sono immagini dell’anima, nelle quali riflettiamo paure, resistenze, attaccamenti che ci portiamo dietro in base al mito che abbiamo scelto e che dobbiamo risolvere.

Quando vediamo un disagio, una imperfezione, un limite in un nostro antenato, ma anche in un nostro discendente, dobbiamo avere la forza di riconoscerlo come uno specchio. Dobbiamo capire che quel limite è lì per permetterci di superarlo attraverso l’amore incondizionato. Se riusciamo in questa impresa, ci troviamo davanti a un’azione spirituale che ci nobilita, ci eleva e ci libera. 

In caso contrario, ci sentiremo sempre vittime. Affrontare il tema degli antenati vuol dire ribaltare completamente la visione delle cose, vuol dire guardare dentro, non fuori di noi e trovare le risorse per amare, benedire, ringraziare ed avere fede.