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Mastro Titta: “er boja” della Roma papalina

mastro titta, er boja più famoso
mastro titta, er boja più famoso di Roma

Mastro Titta, fu il boia più prolifico nella storia del Regno Pontificio. Secondo una leggenda, il suo fantasma si aggira ancora nei luoghi delle esecuzioni.

Mastro Titta: boia o verniciatore di ombrelli? 

Mastro Titta. All’anagrafe Giovanni Battista Bugatti, (Senigallia 1779- Roma 1869), era ufficialmente un verniciatore di ombrelli. Oltre alla sua attività artigianale, l’uomo tuttavia era noto per essere il “maestro delle giustizie” (da cui l’appellativo “Mastro”) dello Stato Pontificio.

Nei sessantotto anni di “onorata” carriera, prestò servizio per sei Papi, da Pio IV a Pio IX.

Con una media di sette esecuzioni annue, “er boja de Roma”, tra il 22 marzo 1796 e il 17 agosto 1864, giustiziò 514 persone. Poi andò in pensione, guadagnando un vitalizio mensile di 30 scudi, pari a circa 2.600 euro odierni).

In realtà, nel suo taccuino, l’uomo aveva riportato 516 nomi, ma a quanto pare, due di essi vennero stornati dalla lista, perché non rientravano nella metodologia esecutiva canonica. 

Il primo morì fucilato, il secondo impiccato e squartato dal suo aiutante Vincenzo Balducci.

La sua attività ebbe una piccola tregua, durata qualche mese, quando nel 1849 la Repubblica Romana di Mazzini spodestò il Papa e abolì la pena di morte. Dopo l’interferenza di Napoleone III e la restaurazione del potere temporale di Pio IX, tuttavia le cose tornarono come prima.

Essendo al soldo del Papa, Mastro Titta eseguiva le condanne anche in altre zone in cui il Vaticano esercitava il suo potere: Foligno, Macerata, Frosinone, Perugia.

Il libro di Mastro Titta 

Nel 1891, l’editore Edoardo Perino, pubblicò in chiave romanzata il taccuino di Bugatti, dal titolo “Mastro Titta, il boia di Roma: Memorie di un carnefice scritte da lui stesso”.

A scriverlo fu probabilmente Ernesto Mezzabotta, ma in realtà il nome dell’autore non compare mai.

L’incipit del testo

«Esordii nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità, impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassato due frati. Giunto a Foligno incominciai a conoscere le prime difficoltà del mestiere: non trovai alcuno che volesse vendermi il legname necessario per rizzare la forca e dovetti andar la notte a sfondare la porta d’un magazzino per provvedermelo.

Ma non per questo mi scoraggiai e in quattr’ore di lavoro assiduo ebbi preparata la brava forca e le quattro scale che mi servivano. Nicola Gentilucci frattanto, a due ore di notte, dopo avergli rasata la barba e datogli a vestire una candida camicia di bucato e un paio di calzoni nuovi, venne condotto coi polsi stretti da leggere manette, nella gran sala comunale, poiché volevasi dare la massima solennità all’esecuzione, stante la gravità del suo delitto, superiore a qualsiasi altro, trattandosi dell’uccisione di un curato e di due frati».

“Boia nun passa ponte”

Per ovvie ragioni, Mastro Titta non godeva della simpatia dei suoi concittadini. Di conseguenza rimase perennemente confinato all’interno della cinta vaticana, al numero 2 di vicolo del Campanile.

Si racconta che addirittura non potesse attraversare l’altro lato del Tevere, per motivi di sicurezza.

Da qui nascerebbe il proverbio romano “Boia nun passa ponte“, che significa “ciascuno se ne stia al proprio posto“. 

Mastro Titta passa ponte

Il boia poteva oltrepassare il Tevere solo quando era chiamato a giustiziare qualcuno. Le esecuzioni non avvenivano infatti nel borgo papalino, bensì in luoghi quali: piazza del Popolo, piazza di Ponte, Campo de’ Fiori o via dei Cerchi.

In questo caso, Bugatti attraversava ponte S.Angelo e si recava “al lavoro”.

Questo particolare, diede vita a un altro famoso detto romanesco: “Mastro Titta passa ponte“, a significare qualche esecuzione imminente. 

Prima di procedere con le operazioni, Mastro Titta si confessava, prendeva i sacramenti e, indossato un mantello rosso dava via all’esecuzione. Anche il condannato a morte veniva portato in chiesa il giorno prima per ricevere gli ultimi sacramenti.

Uno spettacolo che destava curiosità nel popolino e non solo

Se da un lato i romani odiavano Mastro Titta, dall’altro pare che il popolino apprezzasse “gli spettacoli”.

Piccola curiosità: gli uomini portavano con sé i figli e nel momento in cui terminava il lavoro del boia, erano soliti schiaffeggiare i pargoli. Questo serviva quale monito, per far capire loro cosa sarebbe successo in caso di problemi con la giustizia.

Tale usanza è riportata da Giuseppe Gioachino Belli nel sonetto n. 68 chiamato “Er dilettante de Ponte”. “Tutt’a un tratto, al paziente, Mastro Titta appioppò un calcio in culo, e il papà a me, uno schiaffone sulla guancia con la destra. Tieni, mi disse, e ricordati bene che questa stessa fine sta già scritta per mille altri che sono meglio di te”.

Nel 1817 George Gordon Byron, narrò dettagliatamente una scenografica esecuzione. 

Nel 1845 Charles Dickens, dopo aver visto Mastro Titta all’opera, riportò l’episodio nel suo libro Pictures of Italy (“Lettere dall’Italia”, 1846)

La storia di Mastro Titta è riportata anche nella commedia musicale di Garinei e Giovannini, Rugantino”.

La filastrocca di Mastro Titta

Il personaggio ha persino ispirato una filastrocca per bambini che recita “sega sega Mastro Titta, ‘na pagnotta e ‘na sarciccia, una a me, una a te, una a mammeta che ‘so tre!”.

Quanto era cattivo Mastro Titta?

Mastro Titta non è visto solo come un cinico e freddo assassino, mano spietata del governo del papa. 

In certi casi viene descritto come una persona, per così dire, “umana”, che svolgeva il lavoro con distacco.

Egli cercava di soddisfare gli ultimi desideri dei condannati a morte: un sorso del vino, un’ultima presa di tabacco e poi di corsa sul patibolo. Ai lati del patibolo, i frati dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, rigorosamente incappucciati, avevano il compito di pregare per l’anima. 

Le tecniche di Mastro Titta

Fra le tecniche utilizzate dal boia: l’impiccagione, il mazzolamento (l’uccisione con un colpo secco di mazza), la decapitazione.

In quest’ultimo caso, prima della Rivoluzione Francese si usava un colpo d’ascia, poi la testa mozzata veniva presa per i capelli, mostrata al popolo e infilzata su una picca.

Nei casi di crimini particolarmente efferati, soprattutto a danno del clero, si procedeva a squartare il cadavere post-mortem.

I quarti venivano poi affissi ai quattro angoli del patibolo.

Il museo del boia 

Al Museo Criminologico di Roma, nel Palazzo del Gonfalone, sono custoditi il mantello scarlatto, la tabacchiera e il coltello del carnefice.

L’arnese si utilizzava per mutilare i criminali indigenti, che non erano in grado di pagare le multe previste per i loro reati.

Per i poveracci, si procedeva con l’asportazione di occhi, il taglio di orecchie e nasi.

Ai ladri colti in fragranza, si tagliava dapprima la mano e, in caso di recidiva, anche la mano destra.

Il fantasma di Bugatti 

Secondo una leggenda, il fantasma di Bugatti si aggira ancora nei luoghi in cui era solito dar via alle esecuzioni. Avvolto nel suo mantello rosso, passeggerebbe all’alba, offrendo del tabacco a chi glielo chiede, proprio come faceva in vita.

Riferimenti bibliografici 

Mastro Titta, Il Boia Di Roma: Memorie Di Un Carnefice Scritte Da Lui Stesso

(foto dal sito romasparita.eu)

Amianto nell’Esercito, finanziere riconosciuto vittima del dovere

esercito, elicottero
esercito, elicottero

Battaglia vinta in Appello per un appuntato scelto dell’Esercito, ora in servizio presso la Guardia di Finanza, colpito da ispessimenti pleurici, placche pleuriche a causa dell’esposizione all’amianto.

Battaglia vinta per un finanziere

La Corte di Appello di Trieste ha, infatti, accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, e riconosciuto Marco Sedda vittima del dovere. Il Tribunale di Trieste, nel processo di primo grado, aveva ritenuto non fossero stati forniti elementi specifici e concreti della presenza di amianto sul luogo di lavoro.

Invece, come specificato dall’avvocato Bonanni, il minerale killer era presente nei motori e nelle coibentazioni degli elicotteri in dotazione all’Esercito e alla Guardia di Finanza. Sedda, 59 anni, ha subito quindi un’esposizione all’asbesto tra il 1984 e il 1990, mentre era in servizio presso lo Squadrone autonomo misto di Alghero e dal 2002 ad oggi, “per contaminazione dell’ambiente lavorativo, essendo tale materiale utilizzato in tutte le coibentazioni e nei diversi locali, nonché nella componentistica degli autoveicoli militari, mezzi corazzati, elicotteri, e ciò sia nell’esercito che nella GdF”. Il 59enne ha fatto parte della fanteria meccanizzata e di un gruppo di elicotteristi che portavano documenti da Alghero a Roma.

Amianto nella caserma “Campo Marzio” di Trieste

L’amianto era presente, secondo la relazione dell’ing. Marino Valle, anche nella caserma “Campo Marzio” della Guardia di Finanza di Trieste, dove Sedda ha prestato servizio fino al 2008. Anche le bonifiche avvenute nel 2002 non sarebbero state a norma. A causa dell’amianto, oltre agli ispessimenti pleurici e alle placche pleuriche, Sedda avrebbe contratto anche una sindrome delle apnee ostruttive di lieve entità.

La Corte di Appello di Trieste ha quindi accertato il diritto del 59enne ad essere inserito nell’apposito elenco di vittime del dovere ai fini della concessione dei benefici di legge. Ad eccezione dello speciale assegno vitalizio (circa 1900 euro mensili), che spetta a chi raggiunge una invalidità almeno del 25%. La Corte ha poi condannato i ministeri dell’Interno, della Difesa e dell’Economia, al pagamento della elargizione. Sedda avrà diritto, avendo avuto il riconoscimento del 4% di invalidità, ad una tantum di 2000 euro per ogni punto di invalidità (8mila euro in totale), e a tutti gli altri benefici.

Amianto nell’esercito, finanziere otterrà il prepensionamento

Potrà, inoltre, ottenere il prepensionamento e le maggiorazioni sull’importo dei ratei pensionistici. Inoltre si potrà agire per il risarcimento del danno con il ricorso al TAR. L’avvocato Bonanni sta anche valutando un ricorso per Cassazione, perché sulla base di una più recente giurisprudenza sussiste il diritto a conteggiare, nella lesione, anche la sofferenza morale.

Esercito, Bonanni: “Restituita un po’ di giustizia”

“Un modo per restituire un po’ di giustizia – ha commentato l’avvocato Bonanni – ad un uomo che ha lavorato per anni per lo Stato, per la comunità, e che proprio sul posto di lavoro ha contratto una patologia che negli anni purtroppo potrebbe aggravarsi o trasformarsi. L’amianto è stato, ed è ancora, presente in tante caserme italiane perché veniva utilizzato per gli scopi più disparati: è stato trovato persino vecchie lampade. Era anche nei camion frigo che trasportavano la frutta e che venivano controllati regolarmente dalle forze dell’ordine. Era nelle tubature delle caldaie, nei veicoli, in tanti strumenti utilizzati da civili e militari”.

L’asbesto, come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, causa oltre a queste patologie già richiamate, anche il mesotelioma e altri tipi di cancro. Per questo l’Ona e il suo presidente si impegnano ogni giorno per fermare questa strage silenziosa. L’Osservatorio nazionale amianto ha anche realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

Le vittime dell’amianto in Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia ha pagato alto il prezzo dell’uso dell’amianto. Se il VII rapporto ReNaM registra 1346 casi di mesotelioma tra il 1993 e il 2018, a questi si devono aggiungere 133 casi analizzati dall’INAIL tra il 2019 e il 2021. Di cui ben 53 nella sola provincia di Trieste.

Secondo le rilevazioni ONA e sulla base del confronto con i dati INAIL, risulta che i casi di tumore del polmone da amianto sono stati oltre 3000. Con un impatto di circa 2700 decessi. Per le altre patologie, purtroppo bisogna aggiungere 900 decessi. Si arriva così in totale a circa 5000 morti per malattie asbesto correlate, oltre a più di 10.000 vittime con patologie invalidanti.

Dal Cin: “Lo Stato riconosca a questi militari i loro diritti”

“Nel Registro degli esposti all’amianto di Trieste – ha commentato il finanziere vittima del dorere Antonio Dal Cin, che da anni sta portando avanti la sua battaglia dopo aver contratto l’asbestosi – sono stati iscritti un numero elevato di appartenenti alla Guardia di Finanza, che hanno prestato servizio nelle caserme del Corpo, dove è stata comprovata la presenza di amianto, così come nell’area portuale della città, ma anche presso il Valico Ferroviario di 1^ Categoria di Villa Opicina (TS), la Dogana di Fernetti-  Sez. Doganale di Prosecco (TS)”.

“I finanzieri – ha continuato Dal Cin – hanno pagato e stanno pagando tutt’ora un tributo altissimo in termini di vite umane. Purtroppo continueranno ad ammalarsi e a morire a causa di questo micidiale cancerogeno. Un nemico subdolo ed invisibile, che in tempo di pace ha determinato più morti che in guerra. Risultato presente anche su alcuni elicotteri, in ben 200 parti della loro componentistica e sul naviglio del glorioso Corpo della Guardia di Finanza.

Lo Stato e le istituzioni tutte, riconoscano a questi militari i loro diritti per aver compiuto il proprio dovere fino all’estremo sacrificio”.

Matematica e IA per la previsione rischi del terzo millennio

matematica, Angela Pietrantoni ed Ezio Bonanni
Da sinistra il presidente del World Protection Forum Genséric Cantournet, il Ceo di Kelony Angela Pietrantoni e il presidente Ona, l'avvocato Ezio Bonanni

La matematica moderna e l’intelligenza artificiale alla base delle previsioni dei rischi del terzo millennio. Questa la missione della Kelony, la prima agenzia di quotazione del rischio al mondo. Il suo presidente, Genséric Cantournet, e il Ceo e cofondatrice di Kelony Angela Pietrantoni, che insieme hanno dato vita anche al World Protection Forum, hanno accettato di spiegare meglio all’Ona notiziario “Il Giornale sull’Amianto”, di cosa di tratta e le implicazioni che la conoscenza delle prospettive future possono comportare.

Necessario prevedere i rischi

Iniziamo l’intervista contattando telefonicamente Pietrantoni. Buongiorno, durante il convegno a Roma, del 12 dicembre scorso, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto, fortemente voluto dal presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, durante il quale sono stati presentati gli Stati generali della sostenibilità, ha parlato della necessità di prevedere i rischi in una società che sta cambiando e per la quale non valgono più le vecchie soluzioni. Kelony basa le sue previsioni e scenari su una matematica moderna.

In che ambito è stata applicata questa matematica che supera, come ha detto, la statistica?

Parliamo di matematica per il fatto che viviamo e siamo immersi in un mondo digitale, parola che si sente pronunciare spesso. Il suo significato, transitato attraverso la parola inglese digit, significa numero. Viviamo quindi in un mondo di numeri, ora più che mai. Superando quello che già il genio di Galileo disse più di 400 anni fa, sul fatto che la matematica è il linguaggio della natura, oggi la matematica è di fatto il linguaggio per decifrare il mondo. In un mondo di numeri, per avere chiarezza e controllo su quello che ci circonda, bisogna utilizzare una scienza consona con i numeri, ossia la matematica”.

La statistica utile per lo studio dei dati del passato

“La statistica – ha continuato Pietrantoni – è una branca della matematica, ma è solo una delle circa 3.800 discipline che esistono nel suo ambito, è uno strumento potentissimo, soprattutto devoluto allo studio dei dati del passato. Funziona in certi casi, anacronistica in altri. E soprattutto oggi in un mondo caratterizzato da cambiamenti ampi e repentini, di fenomeni che non si sono mai avverati prima è fondamentale scegliere gli strumenti giusti al problema da risolvere”.

“La matematica è il linguaggio per decifrare il mondo”

Poi è entrata nel vivo delle difficoltà dei nostri tempi: “Oggi le complessità sono tante, pensiamo alle emissioni di CO2, all’inquinamento che respiriamo, ai problemi ESG (Environmental, Social and Governance) la cui regolamentazione è in continua evoluzione, e a cui i diversi Paesi reagiscono in diversi modi. Pensiamo agli innumerevoli problemi legati alle materie prime, alla produzione e all’inflazione. Pensiamo al problema della protezione delle persone. Per risolvere tutti questi problemi noi ci siamo avvalsi di matematica particolarmente avanzata per sviluppare strumenti da mettere a disposizione per tutti per poter navigare in questo mondo.

Abbiamo dovuto superare l’approccio monoculturale delle previsioni fatte con l’uso della statistica per risolvere problemi complessi legati a fenomeni nuovi. A fenomeni che nemmeno in natura rispettano leggi di “distribuzione log normale” (la distribuzione di probabilità di una variabile aleatoria X il cui logaritmo log X segue una distribuzione normale, ndr).

Tecniche statistiche avrebbero quindi portato a previsioni sbagliate. Abbiamo perciò sviluppato una nuova forma di intelligenza artificiale, che si ispira alle neuro scienze. Questa aiuta a comprendere precisamente e in anticipo quale rotta prendere in mezzo alle innumerevoli difficoltà in cui siamo immersi. Ed è proprio questa la richiesta più forte da parte di aziende e Governi. Poter fare diagnosi in tempo reale del problema, avere previsioni di scenari possibili al fine di poter concretamente decidere con la massima consapevolezza per prendere decisioni vincenti. Gli strumenti di IA di nuova generazione che abbiamo sviluppato aiutano a fare proprio questo, capire con precisione e in anticipo su quali scenari puntare”.

Avete detto di aver previsto la pandemia del Covid 19, qualcuno vi ha ascoltato? Come siete poi riusciti ad aiutare la gestione della pandemia?

“Fortunatamente è tutto ampiamente documentato. Già dal mese di ottobre 2019, basandoci su segnali deboli che provenivano dalla Cina, avevamo emesso diversi fenomeni di allerta su quello che sarebbe diventata una pandemia mondiale. Abbiamo lavorato per più mesi alla realizzazione di un modello matematico chiamato Risk -Momentum e regalato tale strumento previsionale sia all’Oms, sia alle autorità sanitarie competenti europee, sia a quelle nazionali.

I modelli da noi proposti differivano da quelli tradizionali che hanno considerato il fenomeno in modo deterministico, cioè un susseguirsi tra causa ed effetto. Il nostro modello, basato su un sistema dinamico di equazioni differenziali ci consentì all’epoca di calcolare già da marzo 2020, agli inizi, l’esatta contagiosità e mortalità di tale fenomeno, mortalità che stimavamo intorno al 4% al massimo, che si rivelò essere la migliore previsione all’epoca sul fenomeno.

Il modello Risk Momentum applicato in Albania

Questa nostra metodologia è stata utilizzata anche da alcuni governi, tra cui, ad esempio, quello dell’Albania. Nonostante la diaspora albanese renda questo un Paese molto esposto, che avrebbe quindi potuto concentrare in sé tantissima quantità di rischio, avendo usato i nostri sistemi previsionali è riuscita a governare la complessità della situazione con un’efficienza documentata migliore di altri ‘più grandi paesi’. A tal punto di aver potuto permettersi il lusso di aver offerto all’Italia un supporto medico operativo, nell’estate successiva. Questo risultato è stato reso possibile grazie ai nostri modelli predittivi”.

Ho letto nel vostro archivio che l’India potrebbe “morire di sete” e che il rischio è più alto di quello di una guerra nucleare. Come le nazioni potrebbero utilizzare queste informazioni? E – scusi la domanda irrispettosa – quanto sono affidabili?

“Nessuna domanda può rivelarsi irrispettosa nell’ambito della scienza che è principalmente fatta di domande. Anche per questo ogni nostro risultato viene registrato, a volte su blockchain, e la nostra algoritmica continuamente perfezionata dalle nostre squadre di lavoro. Partendo da basi solide matematiche e scientifiche ritarano quotidianamente i risultati ottenendo strumenti sempre migliori per capire e decidere.

L’accelerazione dei tempi è un fatto inesorabile e palese a tutti oggi dell’ecosistema nel quale siamo immersi. Globalmente, ma soprattutto sociale, economico e tecnologico. Pertanto l’umanità sarà sempre più confrontata a casi non successi in precedenza. Perché questa accelerazione del cambiamento porterà ad evoluzioni adattative, confrontandosi con casi mai documentati prima.

Le decisioni vincenti coadiuvate da Intelligenze aumentate

La situazione, evolvendo ogni volta, necessita di nuovi strumenti per poter affrontare il processo decisionale con la consapevolezza che vi è un obbligo morale di non sbagliare. In particolare in Paesi le cui scelte interessano un tale ingente numero di persone e coinvolgono l’umanità intera. Il mondo avrà sempre più bisogno di un cambio di paradigma. Per non sbagliare a comprendere esattamente un fenomeno la soluzione è non affidarsi più a tecniche tradizionali. Ma fare uso di strumenti che permettono di comprendere la rivoluzione permanente di oggi. I processi decisionali vincenti saranno sempre più coadiuvati da Intelligenze Aumentate, quali quelle che programmiamo.

Per fare un esempio, ognuno di noi utilizza strumenti di navigazione anche per navigare in una città conosciuta. Il fatto di conoscere la strada per recarsi da qualche parte non ci impedisce di usare un navigatore che ci indica la presenza di traffico o lavori. Questa immagine, che ognuno di noi applica già a se stesso, è quello che gli Stati stanno facendo sempre di più. Affiancarsi ad un co-pilotaggio di previsione per dare la giusta priorità alle azioni da intraprendere. Come ad esempio il fatto di capire che il rischio cardine per l’India è quello della siccità prima di qualunque altro consente, come con l’uso di un GPS, di correggere la traiettoria di una decisione o degli sforzi finanziari da conseguire nei prossimi mesi o anni”.

Quali sono le previsioni future di Kelony? Penso all’ambito sanitario, ambientale, ma anche alla guerra in Europa.

“Le previsioni di Kelony si trovano aggiornate nei documenti prospettici che emettiamo regolarmente, chiamati KELONYSharp-Risk, e che fanno previsioni a due anni. Nel documento prospettico Sharp-Risk 2023-2024 emergono essenzialmente tre tendenze di fondo”.

“Vivremo sempre più pandemie endemiche”

“La prima, come da lei sottolineata, è il fatto che vivremmo sempre di più pandemie endemiche, un susseguirsi e una sovrapposizione di pandemie dovute alla demografia mondiale e ai suoi spostamenti e alle modificazioni profonde che questi spostamenti di ‘masse di cultura’ imprimono agli ecosistemi.

La seconda di pari importanza di portata è rivolta ad un aumento di conflitti, soprattutto sociali, fino alla guerra tra Paesi. A causa di un fenomeno di asimmetria matematica, data dal fatto che, per fare la pace, più parti devono necessariamente raggiungere un accordo, mentre per poter scatenare la guerra, è sufficiente la presenza di uno solo dei player al tavolo. La moltiplicazione dei player istituzionali e non, nei prossimi anni, basti pensare alla finanza decentralizzata, moltiplicherà i conflitti.

La terza tendenza sarà rivelata alla prossima tappa del World Protection Forum alla quale siete invitati”.

Al presidente di Kelony, Genséric Cantournet, abbiamo chiesto invece com’è nato il World protection forum e cosa potrà fare per migliorare la qualità della vita della popolazione mondiale. Questa la sua risposta:

“Viviamo in un’epoca in cui crisi economica, energetica-ambientale e sociale confluiscono, contemporaneamente al fatto che se l’Europa al momento non è in guerra, la guerra è in Europa.

Siamo entrati nell’‘era del rischio’, cioè in un momento in cui l’umanità è circondata da rischi, i cui effetti sono crescenti su ogni fronte, dal sociale, al sanitario, all’economico, all’ambientale o al digitale. È quindi di vitale importanza concentrare insieme in modo concreto tutte le iniziative su come proteggere le persone, le aziende e il pianeta in cui viviamo tutti.

A questo scopo, nel 2020 sotto la Presidenza dell’On. Angelo Maria Sanza, è nato il World Protection Forum, da un’idea dei fondatori di Kelony.

Il merito del WPF è stato di riuscire, per la prima volta, a mettere in contatto diversi mondi: istituzionale, aziendale, scientifico, sportivo e culturale, mondi che difficilmente si sarebbero incontrati in un unico Forum. È stato così possibile condividere differenti visioni e metodi in grado di catalizzare tutte le idee e le iniziative concrete per la protezione dell’uomo e degli ecosistemi digitali e naturali”.

Mar Mediterraneo, la temperatura cresce di mezzo grado

Mar Mediterraneo, acqua cristallina
Mar Mediterraneo, acqua cristallina

La temperatura del Mar Mediterraneo è salita di mezzo grado in 25 anni. Il dato è stato presentato dall’Osservatorio climatico Enea di Lampedusa. Una delle conseguenze del cambiamento climatico che va ad incidere su vari aspetti dell’ambiente.

Mar Mediterraneo, in crescita anche i livelli di C02

In crescita nel “Mare Nostrum” sono anche i livelli di CO2, che passa da 365 a circa 420 parti per milione (+15%), e il metano da circa 1825 a 1985 parti per miliardo (+9%). Aumentano e lo abbiamo visto tutti, anche la frequenza e l’intensità delle ondate di calore.

“Prima della rivoluzione industriale – ha spiegato Alcide Di Sarra, del Laboratorio Enea di Osservazioni e misure per l’ambiente e il clima –  il contenuto atmosferico di CO2 si attestava intorno alle 280 parti per milione, mentre nel 1992, quando abbiamo iniziato le misure dell’anidride carbonica a Lampedusa, erano circa 350 parti per milione. Ad oggi abbiamo registrato 420 parti per milione, con un incremento fortissimo negli ultimi 25 anni pari a circa il 15%”.

A ostacolare l’equilibro dell’ecosistema del Mar Mediterraneo sono, secondo, gli scienziati, 4 i problemi. Il clima che sta modificando la temperatura del mare nostrum. L’inquinamento che lo sottopone ad un alto stress. L’uso del suolo e del mare e le specie non autoctone. Sono, infatti, arrivate dagli oceani circa 200 nuove specie in 130 anni, con un’accelerazione del fenomeno dagli anni ’90.

Il mare nostrum potrebbe alzarsi di oltre mezzo metro

Anche il livello dell’acqua è aumentato negli anni, negli ultimi 20 anni di 6 centimetri. Il fenomeno aumenterà e il livello del Mar Mediterraneo potrebbe salire tra i 43 e gli 84 centimetri nei prossimi 80 anni. Nella peggiore delle ipotesi anche di un metro. Con tutto quello che comporterebbe per le popolazioni e per lo stesso ecosistema. Potrebbe infatti comportare un grave pregiudizio per la salute per oltre 500 milioni di abitanti.

Mesotelioma non professionale, assegno aumentato a 15mila euro

mesotelioma non professionale
mesotelioma non professionale

Aumentate le prestazioni a favore delle vittime amianto e anche l’assegno una tantum per i malati di mesotelioma non professionale. È questo il risultato di un emendamento alla legge di bilancio che riporta la firma di Debora Serracchiani, presidente del gruppo Pd alla Camera e Federico Fornaro, deputato di Articolo 1 e membro dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd Italia Democratica e Progressista.

Dal 1 gennaio 2023, come riporta “Il Piccolo”, la prestazione aggiuntiva della rendita (diretta o superstite) per patologie asbesto correlate per esposizione amianto è aumentata dal 15 al 17% rispetto a quella goduta.

Mesotelioma non professionale, aumenta l’assegno

Inoltre la prestazione una tantum a favore dei malati di mesotelioma non professionale o dei loro eredi passa da 10 a 15.000 euro. Un passo avanti nella battaglia delle vittime dell’amianto, il killer silenzioso che causa il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone e tante altre patologie asbesto correlate.

Come spiegato dal presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, l’asbesto si trovava in tantissimi ambiti lavorativi. Nei cantieri navali, nei cantieri edili, negli zuccherifici, solo per citarne alcuni. Tanti operai sono morti e continuano a morire per essere stati esposti senza protezioni al minerale.

L’esposizione può però avvenire anche perché la copertura del palazzo nel quale si abita, o semplicemente di un edificio vicino alla propria abitazione, è in amianto. Oppure il minerale killer si trova all’interno di un edificio pubblico. Sono ancora tanti per esempio gli ospedali che contengono asbesto. Questa è un’esposizione ambientale e le vittime non hanno diritto agli stessi benefici dei lavoratori. A loro spetta soltanto un assegno che ad oggi è di 10mila euro. Dal prossimo gennaio, invece, sarà aumentato a 15mila.

L’importanza delle bonifiche per la prevenzione

Un piccolo risarcimento per un ritardo nelle bonifiche che è indegno di un paese civile. Nonostante, infatti, la Legge 257 del 1992 abbia messo al bando l’amianto, non ha obbligato alla rimozione se non in casi particolari e dopo un iter lungo e tortuoso. Questo, purtroppo, ha causato nuove esposizioni che porteranno nei prossimi anni a nuovi casi di patologie legate all’amianto.

Bonificare è, invece, necessario per prevenire nuovi tumori e preservare quindi la salute dei cittadini e per liberare l’ambiente. Per questo l’Ona ha anche realizzato una App per le segnalazioni dei siti contaminati.