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lunedì, Maggio 20, 2024

Amianto nell’Esercito, finanziere riconosciuto vittima del dovere

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Battaglia vinta in Appello per un appuntato scelto dell’Esercito, ora in servizio presso la Guardia di Finanza, colpito da ispessimenti pleurici, placche pleuriche a causa dell’esposizione all’amianto.

Battaglia vinta per un finanziere

La Corte di Appello di Trieste ha, infatti, accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, e riconosciuto Marco Sedda vittima del dovere. Il Tribunale di Trieste, nel processo di primo grado, aveva ritenuto non fossero stati forniti elementi specifici e concreti della presenza di amianto sul luogo di lavoro.

Invece, come specificato dall’avvocato Bonanni, il minerale killer era presente nei motori e nelle coibentazioni degli elicotteri in dotazione all’Esercito e alla Guardia di Finanza. Sedda, 59 anni, ha subito quindi un’esposizione all’asbesto tra il 1984 e il 1990, mentre era in servizio presso lo Squadrone autonomo misto di Alghero e dal 2002 ad oggi, “per contaminazione dell’ambiente lavorativo, essendo tale materiale utilizzato in tutte le coibentazioni e nei diversi locali, nonché nella componentistica degli autoveicoli militari, mezzi corazzati, elicotteri, e ciò sia nell’esercito che nella GdF”. Il 59enne ha fatto parte della fanteria meccanizzata e di un gruppo di elicotteristi che portavano documenti da Alghero a Roma.

Amianto nella caserma “Campo Marzio” di Trieste

L’amianto era presente, secondo la relazione dell’ing. Marino Valle, anche nella caserma “Campo Marzio” della Guardia di Finanza di Trieste, dove Sedda ha prestato servizio fino al 2008. Anche le bonifiche avvenute nel 2002 non sarebbero state a norma. A causa dell’amianto, oltre agli ispessimenti pleurici e alle placche pleuriche, Sedda avrebbe contratto anche una sindrome delle apnee ostruttive di lieve entità.

La Corte di Appello di Trieste ha quindi accertato il diritto del 59enne ad essere inserito nell’apposito elenco di vittime del dovere ai fini della concessione dei benefici di legge. Ad eccezione dello speciale assegno vitalizio (circa 1900 euro mensili), che spetta a chi raggiunge una invalidità almeno del 25%. La Corte ha poi condannato i ministeri dell’Interno, della Difesa e dell’Economia, al pagamento della elargizione. Sedda avrà diritto, avendo avuto il riconoscimento del 4% di invalidità, ad una tantum di 2000 euro per ogni punto di invalidità (8mila euro in totale), e a tutti gli altri benefici.

Amianto nell’esercito, finanziere otterrà il prepensionamento

Potrà, inoltre, ottenere il prepensionamento e le maggiorazioni sull’importo dei ratei pensionistici. Inoltre si potrà agire per il risarcimento del danno con il ricorso al TAR. L’avvocato Bonanni sta anche valutando un ricorso per Cassazione, perché sulla base di una più recente giurisprudenza sussiste il diritto a conteggiare, nella lesione, anche la sofferenza morale.

Esercito, Bonanni: “Restituita un po’ di giustizia”

“Un modo per restituire un po’ di giustizia – ha commentato l’avvocato Bonanni – ad un uomo che ha lavorato per anni per lo Stato, per la comunità, e che proprio sul posto di lavoro ha contratto una patologia che negli anni purtroppo potrebbe aggravarsi o trasformarsi. L’amianto è stato, ed è ancora, presente in tante caserme italiane perché veniva utilizzato per gli scopi più disparati: è stato trovato persino vecchie lampade. Era anche nei camion frigo che trasportavano la frutta e che venivano controllati regolarmente dalle forze dell’ordine. Era nelle tubature delle caldaie, nei veicoli, in tanti strumenti utilizzati da civili e militari”.

L’asbesto, come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, causa oltre a queste patologie già richiamate, anche il mesotelioma e altri tipi di cancro. Per questo l’Ona e il suo presidente si impegnano ogni giorno per fermare questa strage silenziosa. L’Osservatorio nazionale amianto ha anche realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

Le vittime dell’amianto in Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia ha pagato alto il prezzo dell’uso dell’amianto. Se il VII rapporto ReNaM registra 1346 casi di mesotelioma tra il 1993 e il 2018, a questi si devono aggiungere 133 casi analizzati dall’INAIL tra il 2019 e il 2021. Di cui ben 53 nella sola provincia di Trieste.

Secondo le rilevazioni ONA e sulla base del confronto con i dati INAIL, risulta che i casi di tumore del polmone da amianto sono stati oltre 3000. Con un impatto di circa 2700 decessi. Per le altre patologie, purtroppo bisogna aggiungere 900 decessi. Si arriva così in totale a circa 5000 morti per malattie asbesto correlate, oltre a più di 10.000 vittime con patologie invalidanti.

Dal Cin: “Lo Stato riconosca a questi militari i loro diritti”

“Nel Registro degli esposti all’amianto di Trieste – ha commentato il finanziere vittima del dorere Antonio Dal Cin, che da anni sta portando avanti la sua battaglia dopo aver contratto l’asbestosi – sono stati iscritti un numero elevato di appartenenti alla Guardia di Finanza, che hanno prestato servizio nelle caserme del Corpo, dove è stata comprovata la presenza di amianto, così come nell’area portuale della città, ma anche presso il Valico Ferroviario di 1^ Categoria di Villa Opicina (TS), la Dogana di Fernetti-  Sez. Doganale di Prosecco (TS)”.

“I finanzieri – ha continuato Dal Cin – hanno pagato e stanno pagando tutt’ora un tributo altissimo in termini di vite umane. Purtroppo continueranno ad ammalarsi e a morire a causa di questo micidiale cancerogeno. Un nemico subdolo ed invisibile, che in tempo di pace ha determinato più morti che in guerra. Risultato presente anche su alcuni elicotteri, in ben 200 parti della loro componentistica e sul naviglio del glorioso Corpo della Guardia di Finanza.

Lo Stato e le istituzioni tutte, riconoscano a questi militari i loro diritti per aver compiuto il proprio dovere fino all’estremo sacrificio”.

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