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Quirinale in musica: Concerto per il giorno del Ricordo

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Al Quirinale, un vibrante concerto per il giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, manda in estasi la platea. In scena, i “Cameristi” dell’OSN Rai

Quirinale: il potere della musica 

Quirinale – Domenica 12 febbraio. I “Cameristi”dell’OSN Rai, in diretta su Radio Rai 3, ci trasportano, come lampo di luce, in una dimensione estatica, fuori dal tempo e dallo spazio. Perduti tra le note, la commozione si taglia con il coltello. Impossibile non emozionarsi ascoltando le note vibranti, la fluidità e la dolcezza esecutiva, spezzata a tratti, da ritmi carichi di pathos, dalle tinte più violente e funeste. 

Un momento di meditazione e riflessione di altissima qualità.

Al Quirinale per ricordare 

Sul filo delle note, la voce narrante ci rimanda al tema del Concerto: la Giornata del Ricordo, quella delle atrocità commesse dall’uomo sull’uomo. Un dramma collettivo che solo la musica, con il suo carattere universale può risanare, unificando catarticamente un destino che ha accomunato popoli lontani ideologicamente fra di loro.

Cosa bisogna ricordare?

Il dramma delle Foibe

Il concerto vuole ricordare il massacro delle foibe, che  si celebra ogni anno il 10 febbraio a partire dal 2004.

Impossibile dimenticare l’esodo e gli eccidi ai danni di militari e civili italiani autoctoni della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, avvenuti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA e, in generale, la complessa vicenda di tutto il confine orientale.

La scaletta del concerto al Quirinale 

In apertura il Requiem per orchestra d’archi (1957) del giapponese Toru Takemitsu (1930-1996), scritto in memoria del suo maestro e mentore Fumio Hayasaka (1914-1955), riflette il periodo avanguardistico dell’autore.

Da una parte, la sonorità richiama allo stile occidentale, al contempo l’atmosfera delicata e rarefatta è tipica della tradizione musicale nipponica.

A seguire, la Sinfonia per orchestra d’archi n.2 in re maggiore (1821) di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) superbamente interpretata dai Cameristi, in un perfetto equilibrio tonale che permette di cogliere le sfumature timbriche di ogni strumento.

Poi, l’Adagio per archi (1938, arrangiamento dal II mov. del Quartetto op, 11, 1936) di Samuel Barber (1910-1981). Nata come quartetto per archi, l’opera divenne famosa nella sua versione orchestrale suggerita da Arturo Toscanini allo stesso autore. 

Ad ispirare l’Adagio, un passo delle Georgiche di Virgilio.

Una conclusione catartica  

A conclusione, la Sinfonia da camera in do minore op. 110a (1967 arrangiamento di Rudolf Barshai, dal Quartetto n. 8 op. 110, 1960) del russo Dmítrij Dmítrievič Šostakóvič (1906-1975).  E qui, la standing ovation. 

Scritta dopo una visita a Dresda nel 1960, il compositore fu ispirato dai nefasti effetti del bombardamento sulla città tedesca. 

La composizione divenne una sorta di Requiem dedicato indistintamente a tutte le vittime della guerra, senza badare al colore o alle bandiere. «Provo eterno dolore per quelli che furono uccisi da Hitler» scrisse- «ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì sul comando di Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati o lasciati morire di fame. Solo la musica può onorare il ricordo di chi perse la vita onorando contemporaneamente tutti e ciascuno, cosa che nessun altro monumento riesce a fare» . 

Utile ricordare un celebre aforisma di Stalin del 1932-1933, secondo cui «se un solo uomo muore di fame è una tragedia. Se milioni muoiono, sono solo statistiche». Frase confutata dal musicista, secondo cui, la morte di ogni singolo individuo a causa della guerra è una tragedia.

Cappella Paolina: una location suggestiva

Il concerto si è tenuto alla Cappella Paolina del Quirinale. Edificata dall’architetto ticinese Carlo Maderno (1556-1629) per volere di Papa Paolo V Borghese (1605-1621) la suggestiva location avrebbe dovuto rappresentare una valida alternativa alla Cappella Sistina dei Palazzi Vaticani. In effetti, troviamo molte analogie nelle sue caratteristiche architettoniche e nelle proporzioni.

Le mirabili decorazioni delle volte, in stucco dorato, furono realizzate dal ticinese Martino Ferabosco nel 1616. Su di esse campeggiano rosoni e putti, accanto allo stemma della famiglia Borghese, raffigurante un drago e un’aquila. Le finestre ovali sono impreziosite da figure allegoriche e tabelle che rappresentano gli edifici costruiti o fatti restaurare durante il pontificato di Paolo V.

I protagonisti del concerto al Quirinale

Ecco i nomi dei virtuosi “Cameristi” dell’OSN Rai 

Alessandro Milani – primo violino e concertatore; 

Irene Cardo, Martina Mazzon, Antonella D’Andrea, Enxhi Nini, Sara Kuninobu, violini primi;

Lorenzo Brufatto, Alice Milan, Arianna Luzzani, Giulia Marzani, Elisa Scaramozzino, Marta Scrofani violini secondi;

Luca Ranieri, Margherita Sarchini, Federico Fabbris, Riccardo Freguglia, violoncelli;

Francesco Platoni, Friedman Deller, contrabbassi.

Conclusione

I violini, col il loro suono guizzante e rapido che volteggia sicuro sopra la base intessuta dal resto degli archi. Le viole, l’ambientazione scenografica, la scaletta, il “ricordo” tutto è stato perfetto.

I presenti hanno vissuto un’emozione quasi fisica, tangibile, che cresce dentro e trascende nell’Universo dell’intangibile e dell’intellegibile. 

Impossibile non chiedere il Bis!

Questo è il potere della Musica: forse la più potente medicina dell’anima.

Castelfranco di Sotto, bosco liberato da 1300 chili di amianto

lastre di amianto, Castelfranco di Sotto
lastre di amianto

Quasi 1300 chili di amianto sono state smaltite nei giorni scorsi in un comune della provincia di Pisa: Castelfranco di Sotto.

L’amministrazione, molto attenta alla problematica, ha stanziato 2500 euro per coprire i costi della ditta specializzata che si è occupata della rimozione del materiale secondo tutti i criteri di sicurezza da adottare in questi casi.

Fondamentale la bonifica dei territori

L’amianto è, infatti, altamente cancerogeno. Causa il mesotelioma, tumore della pleura, che può manifestarsi anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione. Provoca, però, anche il tumore del polmone, così come quello della faringe, della laringe, delle ovaie e del colon. E tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, insistono tanto per le bonifiche. L’associazione ha anche realizzato una App per segnalare i siti contaminati. Come è possibile capire leggendo l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, il fenomeno ha interessato tutta la Penisola, fino al 1992, quando questo minerale è stato messo al bando per legge. Da allora l’INAIL registra i casi di mesotelioma (l’ultimo disponibile è il VII Rapporto ReNaM), ma si tratta di una stima per difetto. I dati non sono infatti completi relativamente agli ultimi anni e non sono registrate tutte le vittime delle altre malattie causate dalla fibra killer.

Per questo l’avvocato Bonanni plaude ad iniziative come questa, anche se le bonifiche dovrebbero essere precedute in tutta Italia da mappature aggiornate e da un’analisi delle priorità. Si stimano, infatti, su tutto il territorio nazionale, almeno un milione di siti e micrositi contenenti ancora asbesto.

Castelfranco di Sotto, l’amianto vicino a un pozzo

A Castelfranco di Sotto il materiale era stato abbandonato vicino al bosco di Orentano, come scrive il sito Pisatoday.it. Qualcuno ha ritrovato una parte delle lastre di amianto in zona La Toppa, e un’altra parte sulla Strada Vicinale del Novello.

Il sindaco Gabriele Toti ha spiegato che non è stato facile organizzare la rimozione, ma che fosse necessaria, anche perché l’amianto era in gran quantità e anche vicino ad un pozzo. Oltre a disperdersi nell’aria le fibre di amianto sono, infatti, pericolose anche se ingerite con l’acqua.

Luna di ghiaccio: dai giorni della merla alla Candelora

luna
luna piena

Avete notato il colore della luna piena in questi giorni? Il fenomeno è noto come “luna di ghiaccio”. Scopriamo curiosità e leggende.

Luna di Ghiaccio e i giorni della merla

La “luna di ghiaccio” è l’undicesima lunazione di un anno lunare, collocata nel bel mezzo della stagione più fredda e buia. 

Arriva a cavallo in quelli che vengono definiti i “giorni della merla”. Gli ultimi tre giorni di gennaio, solitamente i più freddi, che coincidono con la festività pagana irlandese del Sabba di Imbolc. Detta anche festa del “focolare domestico”, altro non è che la celebrazione del mezz’inverno, il punto mediano del periodo invernale.

Piccola curiosità: i quattro Sabba astronomici si alternano ai cosiddetti “cross-quarter days”. Giorni che cadono a metà tra un equinozio (primavera o autunno) e un solstizio (estate o inverno). Gli altri sabba sono, Beltane, Lughnasadh e Samhain. 

I giorni della merla: perché si chiamano così?

Secondo un’antica leggenda, un tempo i merli erano bianchi.

Gennaio (nell’antico calendario romano era composto da ventotto giorni), arrivato a fine mese, lasciava morire di fame e di freddo una merla femmina. Un anno, la povera creatura si fece furba e si assicurò provviste a sufficienza per resistere un mese intero nella sua tana. Il 28 del mese la merla uscì in tutta tranquillità, certa di averlo ingannato. 

Gennaio si infuriò e chiese in prestito a febbraio tre giorni. Per punire la merla, fece sì che i tre giorni fossero i più freddi in assoluto della stagione.

La povera bestiolina cercò allora rifugio all’interno di un camino, ma quando uscì era completamente annerita dalla fuliggine. Da quel momento tutti i merli nacquero neri.

Come si interpretano i giorni della merla?

Da allora, secondo una credenza popolare, se i giorni della merla sono molto freddi, in primavera ci sarà bel tempo. Se non lo sono, il caldo tarderà ad arrivare. Ma torniamo al nesso con la Luna di ghiaccio.

La luna piena di febbraio dai colori glaciali

Se osservate il nostro satellite in questi giorni, noterete che ha un colore molto freddo. L’aspetto deriva proprio dalle temperature rigide che caratterizzano i giorni della merla e quelli successivi. L’undicesima lunazione dell’anno termina con l’arrivo della primavera. Il periodo è noto come la Candelora, perché anticamente si illuminavano le finestre (Candelora deriva da candele) per lasciare entrare i tiepidi raggi di sole primaverili. 

Quest’ultimo periodo sarebbe forse una derivazione dei Lupercalia e delle Februe – le purificazioni – da cui il nome febbraio, in onore della Dea Februa, cui venivano accese candele e dedicate fiaccolate.

Quel che è certo è che la Chiesa tra il V e il VI secolo, per mano dei Papi, ha sigillato le calende di febbraio con l’istituzione della Candelora per sovrapporla alle feste pagane romane.

Luna di Purificazione o Luna Rinascente 

Essendo a cavallo tra un ciclo di morte (invernale) e un ciclo di rinascita, la luna di ghiaccio prende anche il nome di Luna di Purificazione o Luna Rinascente. Ma ha anche molti altri nomi: Luna tempestosa, delle Corna, della fame, selvaggia, rossa, purificata, Solmonath (mese del Sole), del grande inverno, Immacolata, Casta, Stimolante, Grande Luna, dell’Orso, Vecchia Luna, Grigia, del Vento, dei Dadi, delle Oche, Ossuta, di Carestia e di Pulizia.

La luna del corvo nei Celti

I Celti attribuivano alle lunazioni dei nomi collegati agli animali di potere. Il nome con cui chiamavano la luna glaciale era “luna del corvo”. Stando a una loro leggenda, originariamente le piume del corvo erano bianche e l’animale era associato Dio Lugh, cioè il “Dio della profezia”. Il corvo, suo volatile preferito, era considerato un animale profetico. Tanto che i celti traevano divinazioni osservando la direzione e la modalità di volo di questo uccello.

Significato della luna glaciale

Riguardo al significato che veniva dato alla luna di ghiaccio, esso era associato alla rinascita, alla pubertà, al matrimonio. Non solo nella tradizione celtica ma in quasi tutte le culture, cristiana inclusa.

Il bianco lunare aveva altresì una forte valenza iniziatica. È il colore delle esperienze che incominciano e del rinnovamento a nuova vita (spirituale ovviamente).

La luna di ghiaccio, per tornare alla festa di Imbolc, richiamava alla gioia di vivere. Come pure alla purezza e all’energia primaverile che si avvicina, portando nuovi frutti sulla Terra.

Sicilia, ancora tempo per richiedere fondi rimozione amianto

rimozione amianto, edilizia
rimozione amianto, edilizia

Nuova opportunità per i residenti in Sicilia per la rimozione dell’amianto. La Regione ha prorogato, infatti, i termini per la presentazione delle domande per lo smaltimento dei materiali contenenti il minerale altamente pericoloso per la salute, nelle abitazioni private, che sia presente in piccole quantità.

L’amministrazione regionale aveva già stanziato i fondi e ora sarà ancora possibile presentare richiesta per le somme che andranno a coprire l’80% del costo delle operazioni. Una percentuale molto alta se si pensa che a Rimini il contributo offerto copre il 50% della spesa.

Smaltimento amianto, opportunità dalla Regione

Anche se il privato dovrà aggiungere la somma restante è comunque importante aderire, abbattendo i costi sarà, infatti, possibile eliminare l’asbesto che è sempre più pericoloso ogni anno che passa. Se si pensa al cemento amianto, l’eternit per intenderci, con il tempo questo perde il potere aggrappante e le fibre si disperdono sempre più facilmente nell’aria.

Chi abita nell’abitazione contaminata, ma anche i vicini, vengono così esposti alla fibra killer, che causa mesotelioma (tumore della pleura), ma anche altri tipi di cancro (a polmone, laringe, faringe, colon, ovaie), oltre all’asbestosi e ad altre patologie asbesto correlate.

Bonanni: “Non esiste una soglia minima”

“Liberare il territorio italiano dall’amianto utilizzato senza remore fino al 1992 e solo in piccola parte bonificato, significa – non si stanca di ripetere l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – eliminare una parte dei cancerogeni con cui troppo spesso entriamo in contatto. E non esiste una soglia minima sotto la quale possiamo stare tranquilli”.

La Regione ha stanziato i fondi per rimuovere coperture in eternit; manufatti in cemento-amianto posto all’interno degli edifici quali canne fumarie, tubazioni, serbatoi, vasche; pavimenti in vinyl-amianto; manufatti in amianto friabile e materiali presenti o depositati in aree private.

Rimozione, come presentare la domanda

Per presentare la domanda i cittadini devono allegare copia del documento di riconoscimento in corso di validità del beneficiario. Una eventuale delega con documento di riconoscimento. La dichiarazione di assenso all’esecuzione dell’intervento da parte del proprietario.

E ancora un’autodichiarazione dei beneficiari di aver effettuato la comunicazione. Quattro foto a colori per ogni manufatto oggetto di intervento. L’indirizzo dell’immobile. Il preventivo di spesa redatto da ditta specializzata e la dichiarazione dei beneficiari di non aver ottenuto altra agevolazione pubblica.

L’avviso completo si può consultare sul sito della Regione Sicilia.

Si possono segnalare i siti contaminati in tutto il territorio italiano tramite l’App dell’Ona realizzata per completare la mappatura.

Morta per amianto, abbracciava padre operaio dopo il lavoro

padre operaio
padre con figlia a cavalcioni

L’amianto continua a mietere le sue vittime, non solo tra gli operai, ma anche tra i loro familiari. È di questi giorni la sentenza della Corte di Appello di Venezia che ha condannato un’azienda per la morte di una donna: abbracciava il padre operaio dopo il lavoro.

Padre operaio portava a casa le tute cariche di fibre

La ragazzina, quando il padre tornava con la tuta, le mani, i capelli, pieni di polvere di amianto, gli correva incontro come tutti i bambini, per stringerlo. Nessuno aveva informato la famiglia dei rischi legati all’asbesto, non permettendo loro neanche di prendere le precauzioni dettate dal buon senso. La giovane, fino all’età di 18 anni, ha sempre aiutato la madre e la sorella anche per la pulizia dei panni da lavoro del padre operaio e negli anni ha inalato le fibre killer.

Padre operaio, la dignosi di mesotelioma

Quando ha scoperto di essersi ammalata di mesotelioma, conoscendo la strage silenziosa perché tanti colleghi del padre avevano contratto negli anni diverse patologie asbesto correlate, ha deciso di fare causa all’azienda in cui il genitore aveva lavorato. La Prodotti Cemento amianto spa di Vigodarzere, poi fusa nella Edilit spa, dovrà pagare ai familiari della donna 700mila euro.

La donna deceduta a soli 57 anni

La signora, infatti, è deceduta nel 2017, a soli 57 anni. Il procedimento civile è stato, poi, portato avanti dai familiari. “Giustizia è stata fatta – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che segue tante cause simili – ma nessuno ridarà a questa famiglia il loro caro, morto prematuramente a causa dell’amianto. Per questo insisto tanto sulla prevenzione primaria, è necessario evitare ogni esposizione e procedere, quindi, con le bonifiche”.

Padre operaio, dimostrato il nesso causale

Con la sentenza di primo grado, nel 2019, il tribunale di Venezia rigettò il ricorso della famiglia, assolvendo i responsabili dell’azienda. Gli avvocati della difesa sostennero che non era provato il nesso causale tra il decesso e l’esposizione all’amianto.

La Corte d’Appello non è stata dello stesso parere. La donna ha dimostrato che inalò le fibre d’amianto portate dal padre in casa, anche attraverso diverse testimonianze. La donna non sarebbe mai più stata a contatto con l’amianto. Il mesotelioma pleurico che purtroppo le è stato fatale è comparso 40 anni dopo l’esposizione: è proprio questo il periodo medio di latenza di questa patologia. È stato, inoltre, accertato che gli operai non erano informati dei rischi e lavoravano senza i più elementari dispositivi di protezione.

Troppe vittime, necessaria la prevenzione primaria

L’amianto causa ancora ogni anno in Italia 7mila vittime. Provoca, infatti, il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone e tante altre malattie. Non solo per il lungo periodo di latenza, ma anche per le mancate bonifiche che mettono a rischio anche chi non ha mai lavorato con l’asbesto. L’avvocato Bonanni ha spiegato il fenomeno ne: “Il libro bianco delle vittime amianto in Italia – ed. 2022“. Per completare la mappatura dei siti contaminati è possibile utilizzare la App dell’Ona per segnalare i luoghi con presenza del minerale.

Solo di qualche giorno fa la notizia della morte della moglie di un altro operaio dell’amianto. Anche la donna aveva inalato le fibre portate a casa dal marito in particolare con le tute di lavoro che poi lavava.