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lunedì, Agosto 3, 2026
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Gela, dopo l’incendio rischio amianto all’ex Lido Eden

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Dopo l’incendio che sabato si è sviluppato all’ex lido Eden di Gela, si teme il rischio amianto. La stampa locale parla di una vera e propria “bomba ecologica”, visto che nel rogo si sono sbriciolate le vecchie coperture di amianto.

Erano le 17.30 di sabato quando è scoppiato il rogo, mentre il lungomare Federico II di Svevia brulicava di gente. Prima il fumo, poi un’alta fiammata, infine l’inferno di fuoco in quel vecchio sito abbandonato, ormai occupato da persone senza fissa dimora (perlopiù venditori ambulanti pakistani) ed ancora contenente manufatti di eternit.

Non chiara la causa dell’incendio: forse gli occupanti stavano tentando di cucinare qualcosa, ma la situazione deve essere sfuggita di mano. Così sono scappati tutti. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia locale, che hanno fatto allontanare tutti per paura che ci fossero vecchie bombole di gas che potessero esplodere.

L’ex lido Eden di Gela doveva essere riqualificato

Nel 2022 la Regione Sicilia aveva annunciato la riqualificazione dell’area dell’ex lido Eden, definito il “fiore all’occhiello del lungomare di Gela” di un tempo. L’edificio, ormai da troppi anni versava nel degrado. Una situazione segnalata dai cittadini ed anche in consiglio comunale, ma che non ha trovato soluzione.

La struttura era stata consegnata dal dipartimento regionale dell’Ambiente al Comune di Gela insieme ad un’area di oltre duemila metri quadrati di demanio marittimo. Obiettivo: messa in sicurezza e riqualificazione. Il tutto a spese dell’amministrazione comunale, che doveva occuparsi anche di eventuali demolizioni e del conferimento in discarica dei prodotti della demolizione.

La struttura, ormai cadente, di una superficie di circa 600 metri quadrati con vari locali accessori ormai desueti di 900 metri quadrati circa, insiste su un’area particolarmente interessante per un rilancio turistico-ricreativo” – scriveva la Regione in una nota. “L’immobile, un tempo a diretto contatto con il mare, oggi, a causa dell’avanzamento dell’arenile, si trova a circa 120 metri dalla battigia. Con decreto dell’assessore al Territorio e all’Ambiente, l’ex lido Eden è incluso tra i beni immobili in condizioni di precarietà accertata che possono essere concessi a titolo oneroso“.

Rischio amianto in Sicilia e l’impegno dell’ONA

Lo scorso maggio, proprio il Comune di Gela, aveva avvisato la cittadinanza della riapertura dei termini per accedere al contributo a fondo perduto per la rimozione e lo smaltimento di amianto nelle abitazioni. Il finanziamento era regionale e la nuova scadenza era fissata al 30 giugno 2023. Non basta però, laddove ci siano ancora pericoli come quello dell’ex Lido Eden.

Il rischio amianto in Sicilia è purtroppo molto diffuso, soprattutto sul lavoro. Proprio nei giorni scorsi l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avv. Ezio Bonanni hanno richiamato l’attenzione sul problema dei lavoratori esposti. La Corte di Cassazione infatti ha rigettato le richieste di giustizia dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane, che hanno i polmoni pieni di amianto. E che, oltre al danno, hanno ricevuto anche la beffa di vedersi chiedere indietro i soldi ricevuti dall’Inps negli anni precedenti.

In Sicilia, nel 2021, si sono verificati oltre 350 decessi correlati all’amianto. Le aree a maggiore rischio sono quelle con la presenza di SIN (Siti di interesse nazionale), tra cui proprio la città di Gela, insieme a Siracusa, Milazzo e Biancavilla. Nonostante questa situazione e i fondi stanziati dal vecchio governo, con il ministro Sergio Costa, sui 107 milioni per la Sicilia nel 2020, solo 1,4 ne furono usati. Eppure l’Ona ha censito sull’isola circa un milione di metri cubi di amianto. Una quantità che va oltre ai quattro Sin, “nei quali il rischio amianto si somma alle altre sostanze cancerogene“. Per consultare la mappa dei siti contaminati, si può scaricare l’App Amianto.

Per ricevere assistenza e consulenza gratuita con l’ONA chiama il numero verde 800.034.294.

L’amianto nella costruzione di navi durante la Rivoluzione Industriale

Amianto, usato nelle navi merantili
Amianto, usato nelle navi merantili

A oggi, dopo l’entrata in vigore della Legge 257 del 1992, siamo a conoscenza della pericolosità dell’amianto o asbesto. Ma, nonostante questa conferma, nel nostro Paese, come nel mondo, si è ancora ben lontani dalla sua bonifica definitiva. L’amianto, ampiamente utilizzato in passato, grazie alle sue caratteristiche, tra cui la resistenza al calore, ha trovato una larghissima diffusione con l’arrivo della rivoluzione industriale. In particolare, nella costruzione di macchine a vapore, vagoni ferroviari e navi da trasporto.


Amianto navi e rivoluzione industriale

Facendo un passo indietro, la rivoluzione industriale si può datare intorno al 1760, con uno sviluppo dell’industrializzazione, attraverso la costruzione anche di navi civili, mercantili e militari. Il periodo storico si conclude nel 1850, ma non la produzione dell’amianto. Infatti, l’amianto nell’industria navale è un fenomeno ancora molto diffuso. Scopriamo il perché.

La storia dell’amianto nell’industria navale

Durante il periodo più fiorente dell’industrializzazione, le proprietà dell’amianto sono state ampiamente utilizzate, soprattutto nella costruzione di navi da viaggio e da trasporto. Ma, nonostante il divieto da oltre 30 anni dell’utilizzo di questo materiale, il futuro dell’amianto nel settore navale, così come molti altri, non è ancora considerato sicuro. Le motivazioni sono molteplici, dai lunghi tempi necessari per mettere in sicurezza le navi a tutti coloro che hanno prestato servizio a bordo, quindi esposti a un possibile rischio di contatto con la fibra invisibile, qualora non siano state rispettate le misure di prevenzione. Il problema della presenza di amianto sulle navi è ancora lontano dalla risoluzione.

L’utilizzo dell’amianto nei cantieri navali nel mondo

Il problema e i relativi danni causati dall’amianto nel settore navale sono ancora attuali. Sono ancora molte le navi contenenti amianto, nonostante il suo divieto assoluto nel nostro paese. Ma, il problema è proprio questo, perchè se in Italia con la Legge 257 el 1992, si vieta la produzione, la vendita e l’uso di questo materiale, nel mondo tale divieto assoluto ancora non esiste.

Amianto e salute

L’utilizzo a lungo termine nei cantieri navali ha messo a rischio milioni di addetti ai lavori, generando innumerevoli danni causati dall’amianto. Entrare in contatto, oppure, anche solo respirare questa fibra killer può provocare tutta una serie di patologie asbesto correlate. Soprattutto nel settore navale, le vittime dell’amianto sono tantissime, senza contare che non solo i lavoratori sono a rischio, ma anche le famiglie che, negli anni, sono entrati in contatto con gli indumenti indossati dai loro famigliari. Anche perchè, ricordiamo, che il capitolo amianto e salute non può non considerare le patologie che possono presentare anche a distanza di anni dall’esposizione. Recentemente, grazie all’impegno dell’ONA e del suo presidente, l’Avvocato Bonanni, molte sono state le condanne per aver messo a rischio la salute degli appartenenti alla Marina Militare.

Come richiedere una consulenza all’ONA

Seppure dopo il divieto questo materiale killer non è più stato utilizzato è anche vero quanto descritto fino ad ora, cioè che non si può affermare che nelle navi e nei cantieri navali  non vi sia più traccia di amianto. L’Osservatorio Nazionale Amianto, e il suo Presidente, l’Avvocato Ezio Bonanni, sono a disposizione per fornire un’assistenza gratuita a tutti coloro che hanno lavorato in questo settore e potrebbero essere a rischio. Si può chiamare il numero verde 800 034 294 o compilare il form.

Cassazione volta le spalle ai lavoratori siciliani

calogero vicario, e il cartello dove spiega perchè non si taglia più la barba
calogero vicario, e il cartello dove spiega perchè non si taglia più la barba

La Corte di Cassazione ha rigettato le richieste dei lavoratori siciliani. La giustizia chiusa in un cassetto, insieme alle carte che spiegano nero su bianco i diritti dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane che hanno i polmoni pieni di amianto. Non solo. Anche la beffa di dover rimborsare l’Inps delle somme percepite negli anni precedenti.

Una lunga vicenda giudiziaria per la quale si è a buon diritto lottato, e pure sperato in una giustizia umana. I lavoratori e le loro famiglie lo hanno sperato in nome di un lavoro che li ha segnati: perdendo amici, colleghi; sottoponendosi ai periodici controlli medici i cui esiti possono sempre cambiare (in peggio).

E poi la paura per i familiari, mogli e figli, che hanno respirato le fibre di amianto portate anche tra le mura di casa. Loro non lo sapevano: nessuno li ha informati. E non avevano il tempo di pensarci: perché la mattina ci si alza per andare a lavorare. E la sera si è stanchi.

Lavoratori siciliani, tra l’amianto fino al 2010

La legge 257 del 1992 che vietava l’uso di asbesto, cosa ha cambiato?

Hanno continuato a lavorare le scorte di amianto almeno fino al 1998. E poi – mentre nel sito si avvicendavano diverse aziende – sono rimasti nello stesso stabilimento fino al 2010.

E la bonifica del sito contaminato? Nessuna. Ancora oggi è lì: deturpando paesaggio, rimanendo una bomba pericolosa per la salute di tutti i cittadini.

Cassazione e la storia di Calogero Vicario

Ripercorriamo a grandi linee il doloroso ma tenace percorso di Calogero Vicario, responsabile dell’Ona Sicilia, ma soprattutto operaio segnato dalle polveri respirate nelle Industrie Meccaniche Siciliane insieme agli altri lavoratori siciliani.

E’ iniziata nel 1985 la mia attività lavorativa come saldatore nelle Industrie Meccaniche Siciliane a Siracusa – spiega il signor Calogero -. Si realizzavano opere di carpenteria pesante: piattaforme petrolifere e grosse colonne i cui materiali venivano saldati con temperature di 200-250 gradi. Per il tipo di attività era inevitabile l’utilizzo dell’asbesto perché i manufatti trattati venivano mantenuti sotto coperta amianto per evitare che si spaccassero.

Eravamo circa 180 lavoratori. Il nostro contatto con l’amianto era quotidiano perché con le alte temperature si utilizzava sia per le coperte dedicate ai manufatti sia per guanti, grembiuli e tutto ciò che serviva a proteggerci da quelle infernali temperature. Inoltre, per evitare che il calore si disperdesse, le operazioni avvenivano al chiuso. E quindi tutto quello che si sfaldava rimaneva dentro l’officina. Abbiamo respirato di tutto: materiali ferrosi, polveri d’amianto, e tante altre porcherie. Non ne sapevamo niente sui rischi legati all’asbesto, né ci hanno mai informato. Abbiamo svolto regolare attività sino alla legge del 1992, ma la lavorazione delle scorte è durata fino al 1998“.

Calogero Vicario: “Nessuna bonifica al sito”

“Il problema sostanziale è che tutto quello che si è usurato e sfaldato negli anni precedenti è rimasto lì: perché il sito non è mai stato bonificato – prosegue Vicario -. Così come l’enorme struttura aveva e continua ad avere tetti e pannelli in amianto. L’officina è stata chiusa definitivamente nel 2011. Mi chiedo perché quel sito sia ancora in essere, pregiudicando la salute dell’ambiente e delle persone.

Per tutti noi guardare quella vecchia officina significa ricordare gli oltre 30 morti per patologie asbesto correlate. Erano operai, amici, esseri umani che non hanno avuto il tempo anche solo di protestare, di dire no a certe ingiustizie.

Calogero: “I primi passi per i nostri diritti”

Faccio qualche passo indietro. Era il 2008 e prima di allora non eravamo a conoscenza della possibilità di richiedere dei benefici previdenziali. Eravamo di certo logori e con i polmoni pieni di amianto. Allora abbiamo deciso di avviare sul territorio una battaglia senza precedenti per il riconoscimento dei nostri diritti.

Insieme e coesi, ci sottoponemmo ai primi controlli sanitari con i certificati che attestavano la presenza di amianto nei bronchi: pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Successivamente abbiamo fatto domanda per i benefici previdenziali, ma fu rigettata senza neanche risponderci. Dopo le procedure amministrative avviate nel 2009, finalmente nel 2012 parte il procedimento legale con l’avv. Ezio Bonanni“.

Calogero e lavoratori siciliani: “Sentenza positiva nel 2018”

Nel 2018 arriva la sentenza positiva con il riconoscimento del diritto ai benefici previdenziali e relativo prepensionamento. Infatti, la perizia del CTU mette nero su bianco tutte le attività da noi svolte all’interno dello stabilimento come saldatori, carpentieri o con altre mansioni metalmeccaniche. Come lavoratori che fino al 1999 erano stati esposti quotidianamente ad una grande quantità di fibre di amianto. Inoltre, in assenza di una bonifica del sito, non si escludeva l’ipotesi che l’esposizione fosse continuata anche negli anni successivi. Sulla base di queste motivazioni abbiamo avuto il riconoscimento di 6-8 anni di prepensionamento: scattato per chi aveva determinati requisiti.

Dopo la sentenza di primo grado a Siracusa abbiamo fatto per una settimana un sit-in davanti all’Inps per capire il motivo del suo accanimento nei nostri confronti malgrado avessimo dimostrato la presenza di amianto in tutte le sedi. Perché rincorrerci in appello con conseguente sperpero di denaro in consulenze?“.

Calogero: “La Corte di Catania dà ragione all’Inps”

“Infatti, dopo la sentenza positiva, l’INPS ha proceduto all’immediato ricorso in corte d’appello. Così siamo stati costretti a costituirci. Dopo due anni, nel 2020, in piena emergenza Covid, un giudice ausiliare ribalta la prima sentenza accogliendo le osservazioni dell’Inps che poggiavano sul fatto che non avevamo presentato la domanda prima del 2005. In realtà si sono attaccati a una serie di cavilli che ci hanno messo in ginocchio.

Non abbiamo abbassato la testa. Così è scattato l’immediato ricorso in Cassazione: eravamo nel giusto e pensavamo che i giudici avrebbero reso giustizia ai lavoratori siciliani.

La nostra battaglia a tutela dei lavoratori l’abbiamo portata avanti come Osservatorio Nazionale amianto, insieme all’avv. Ezio Bonanni, anche attraverso una serie di iniziative per sensibilizzare la politica, i medici e tutte le istituzioni.

Calogero e lavoratori siciliani: “siamo amareggiati”

“L’obiettivo era quello di gettare luce sulla forte discriminazione perpetrata nei confronti della Sicilia che non era stata inserita tra i siti a rischio amianto. Sin dalla sentenza dall’Appello abbiamo protestato per oltre cento giorni davanti al Comune con uno sciopero della fame parziale. Io stesso per protesta mi sono fatto crescere barba e capelli per 1030 giorni, tagliati solo dopo la fine dell’udienza in Cassazione. La nostra attività ha dato fastidio e doveva essere fermata.

La decisione della Corte di Cassazione di rigettare il ricorso alla sentenza presentato dall’ONA ci amareggia profondamente.

Non ci sentiamo tutelati come lavoratori, come esseri umani. Vedo una totale mancanza di umanità e di rispetto nei confronti di chi ha avuto il coraggio di combattere per i propri diritti.

E quello che mi addolora e preoccupa è la condizione dei lavoratori che, non avendo altre possibilità, hanno usufruito del prepensionamento. Hanno usufruito di qualcosa che gli spettava. E oggi l’Inps ha deciso che recupererà le somme sottraendole alle loro pensioni. Un’azione ingiusta nei confronti di chi, vista la sentenza, non può fare resistenza.

Un’azione ai danni di chi è stato fatto lavorare in violazione delle leggi dello stato. Di chi vive monitorato costantemente da controlli per verificare le condizioni di un apparato respiratorio intasato dalle fibre di amianto. Di chi vive ha portato quelle fibre a casa, tra le mani delle mogli che lavavano le tute da lavoro.

Tra i capelli dei figli che viaggiavano sulla stessa macchina. Al bar dove ci si incontrava per un caffè dopo il lavoro. Ma tutto questo non basta. La giustizia in questo Paese è a senso unico e i lavoratori li lascia dietro l’angolo. Spero che la politica non continui a dormire e sollevi il problema attraverso un’interrogazione parlamentare. I cavilli non possono prevaricare i diritti”.

Stradella contro l’amianto, fondi e bonifiche

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Il Comune di Stradella, in provincia di Pavia, può essere annoverato tra i buoni esempi dell’uso di fondi pubblici per la rimozione dell’amianto. Infatti sono diversi anni di seguito che stanzia denaro pubblico, anche a fondo perduto, per le bonifiche, per la rimozione e lo smaltimento in sicurezza di lastre di copertura o di altri elementi costitutivi del tetto come comignoli canne fumarie, etc., contenenti cemento amianto.

Ma non basta, perché Stradella ha anche stipulato delle convenzioni con ditte specializzate nella rimozione dell’amianto, per rendere ai cittadini le procedure più semplici dal punto di vista burocratico, nonché per calmierare i prezzi.

Il servizio – come spiega il Comunecomprende sopralluogo e preventivo gratuito, presentazione del piano di lavoro a Ats, trattamento delle lastre con prodotto incapsulante, rimozione, confezionamento, trasporto e smaltimento”.

Con l’ultimo finanziamento, i cui termini per le domande terminavano il 31 luglio scorso, sono stati bonificati circa quattromila metri quadrati di tetti in amianto. Circa 63mila euro di fondi utilizzati sui centomila stanziati. In diciannove hanno risposto, tra cittadini e aziende. Un buon risultato, anche se più del trenta per cento dei fondi è rimasto inutilizzato.

Stradella, in passato i droni per la mappatura

La mappatura dell’amianto è uno dei primi passi da fare per capire dove e come intervenire. Comprendere l’entità dei lavori da eseguire è fondamentale anche per sapere quanti fondi stanziare e dove eventualmente sollecitare.

Il 23 luglio del 2021 il Comune di Stradella avvisava i cittadini dalle proprie pagine social. “Saranno utilizzati i droni per acquisire una serie di immagini georeferenziate delle coperture in amianto su abitazioni, condomini e capannoni. Si potrà così realizzare un censimento e creare una banca dati per avere il quadro completo della città. Il Comune potrà accedere a una piattaforma online dove sarà possibile verificare i dati e sovrapporli alla carta catastale del territorio di Stradella”. 

L’impegno quotidiano dell’Ona contro l’amianto

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto guarda con favore ad iniziative simili. Tanto è vero che la stessa associazione ha ideato e messo a punto un’App gratuita per la mappatura dei siti. Arrivano segnalazioni da tutta Italia e ognuno può fare la propria, oltre che consultare la mappa per difendersi dalle esposizioni inconsapevoli. L’amianto causa moltissime malattie, come riporta il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022 dell’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

L’Osservatorio è sempre a disposizione dei cittadini. Per una consulenza gratuita chiama l’800.034.294.

Ambiente, salute e sostenibilità in CINEMAEWEB

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Murano, l’isola del Vetro della laguna veneziana, è la meravigliosa cornice dell’evento “CINEMAEWEB. Eccellenza e Sostenibilità, un modello italiano”, realizzato dalla Fondazione E-novation, in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Qui la tematica della tutela dell’ambiente è coniugata alla rappresentazione cinematografica. Proprio il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, traendo lo spunto dalla luce e dalla bellezza della laguna, dalle sue vestigia storiche e paesaggistiche, richiama il ruolo fondamentale del cinema come rappresentazione della bellezza, della cultura e della civiltà di un popolo.

CINEMAEWEB per la sostenibilità e la coesione sociale

Il format è ideato per portare a Venezia, nei giorni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, contenuti di eccellenza che meritano l’attenzione del pubblico per il loro sostegno alla sostenibilità. Perciò l’appuntamento alla Vetreria Barovier & Toso è lo spazio per storie che trasmettano “buone pratiche”, grazie al linguaggio emozionale del cinema, al tempo del Web.

cinemaeweb-bonanni

La sfida, in termini di sostenibilità e coesione sociale, è colta e rilanciata da Ezio Bonanni. L’avvocato cassazionista è pioniere della tutela delle vittime dell’amianto e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’avvocato Bonanni pone l’accento non solo sulla spensierata kermesse cinematografica ma anche sugli ultimi fatti di cronaca. Dall’incidente ferroviario di Brandizzo alla morte del lavoratore a Viterbo, travolto dal crollo di un muro, mettono in evidenza le problematiche sulla sicurezza sul lavoro nel nostro Paese. Questo tema è caro all’ONA ed è stato anche approfondito durante un episodio di ONA News: “Sicurezza nei luoghi di lavoro realtà o utopia?“.

Tra sperperi, sprechi, tangenti e inutili spese militari, si può e si continua a morire di lavoro. Esseri umani che dignitosamente lavorano per assicurare il futuro a loro stessi e ai loro cari perdono la vita. Perciò questo è inammissibile, inconcepibile e inaccettabile. Non solo di amianto si muore e continua a morire in Italia.

Bonanni: “promuovere la cultura della sicurezza”

«Il Presidente Mattarella, di fronte alla continua emergenza dovuta agli infortuni sul lavoro, che, dall’inizio dell’anno, ha provocato più di 450 morti e decine di migliaia di infortuni gravi, e ai migliaia di decessi per malattie professionali, soprattutto causate dall’amianto, ha ribadito l’inaccettabilità della morte per lavoro e sul lavoro, quale oltraggio alla convivenza civile. Ne sono una prova il recente episodio del decesso di cinque lavoratori travolti da un treno – sottolinea l’avvocato Bonanni-. Quella della sicurezza del lavoro è un tema che deve tornare al centro dell’agenda politica, delle istituzioni e del Legislatore. Serve un potenziamento anche delle strutture di controllo, della formazione, della cultura della sicurezza e del lavoro salubre.

La vita e la salute non possono essere sacrificati per il profitto. Nella transizione, prima di tutto etica e poi ecologica, non si può prescindere dalla sostenibilità, anche sociale, culturale e morale, sul tappeto per questa strage reiterata, continua e inammissibile. Confidiamo nell’alto Patrocinio del Presidente della Repubblica affinché questo tema possa essere oggetto delle necessarie attenzioni. Le morti di amianto e le vittime del lavoro non possono essere dimenticate. I giovani vanno accompagnati nella vita e nel loro ingresso nel mondo del lavoro. Ascoltare i giovani è un altro aspetto fondamentale della sostenibilità istituzionale, da compiere non attraverso messaggi virtuali dei social ma in luoghi fisici e momenti diretti di ascolto e di approfondimento».

“È necessario recuperare la nostra collettività”

Perciò, al di là di questa kermesse del cinema, che emoziona, è necessario riappropriarsi della natura e della nostra stessa esistenza, proiettandola nel futuro, per rappresentare il bene, la positività, la gioia, e la “Grande bellezza”.

«Venezia fa da sfondo a queste emozioni, non solo quelle di Charles Aznavour nel brano “Venezia sin ti”, il quale rappresentava la tristezza dell’amore lontano – afferma l’avvocato Ezio Bonanni -. Come era triste Venezia, senza poter tenere nella mano la persona amata, idea che deve essere sublimato in una dimensione che supera quella individuale, per recuperare quella collettiva, degli infortuni sul lavoro, della malattie professionali, delle morti di amianto».

I professionisti intervenuti a CINEMAEWEB

L’impegno civile e professionale dell’avvocato e l’esempio di eccellenza e sostenibilità italiana messo in atto dall’Osservatorio Nazionale Amianto sono alcuni degli aspetti che accumuna questa realtà nazionale con Fondazione E-Novation.

#cinemaeweb

Da tale intesa nasce quindi l’evento CINEMAEWEB, il quale, oltre alla partecipazione di Ezio Bonanni e del giornalista e presidente della Fondazione E-Novation, Massimo Lucidi, vede l’intervento di numerose personalità di spicco nel panorama italiano e internazionale:

  • Cav. Francesca Ballali, Europrogettista Internazionale;
  • Katherine Miccio, attrice, scrittrice e regista negli Stati Uniti;
  • Alessandro Tonelli, presidente di Grimac Group;
  • Sabrina Gianforte, presidente di e-sicilyshop.com;
  • Riccardo Giordano Buono di Bellessere;
  • Andrea Miccio di Team Am;
  • l’imprenditrice Anna Pasotti, presidente e fondatore di Sostenibilità d’impresa;
  • Piergiorgio Mangialardi, presidente di AllegroItalia Hotels;
  • Angelo Minuti, il Ceo di Ami srl – Disì italian hard seltzer;
  • Filippo e Francesco Elio, fondatori di Deutelio, che non sono solo una famiglia ma anche imprenditori con una grande sensibilità verso la sostenibilità.

«Ogni anno al Festival del Cinema di Venezia portiamo la nostra voglia di raccontare chi merita – racconta il moderatore dell’evento Massimo Lucidi-. CINEMAEWEB è una bella opportunità per imprese, professionisti e amici della Fondazione E-Novation per realizzare NetWorking e NetReputation di qualità. Ci sapremo emozionare a contatto con l’industria cinematografica e realizzeremo alcune esperienze di crescita personale assieme a uno straordinario networking di relazioni imprenditoriali».