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Scuola di Montespaccato: amianto rimosso dopo denuncia Ona

scuola di Montespaccato

Rimosso l’amianto dalla scuola di Montespaccato, nel plesso “Carlo Evangelisti” dell’Istituto comprensivo Cornelia 73. L’Osservatorio Nazionale Amianto era intervenuto più volte sulla questione dell’edificio di via Cornelia, presentando anche un esposto in Procura. Un risultato concreto che arriva dopo l’impegno dell’ONA e dell’avv. Ezio Bonanni che ne è il presidente. Contattato dal comitato di quartiere “Insieme per Montespaccato”, aveva anche effettuato un sopralluogo di recente.

Nel cortile della scuola Carlo Evangelisti nel cuore del quartiere Montespaccato – aveva denunciato l’avv. Bonanni in una nota – c’è un locale caldaia il cui tetto e la canna fumaria sono in eternit (il terribile cemento amianto) in pessimo stato, e, nonostante denunce e segnalazioni, nessuno si è mai degnato di rimuoverlo. Una vergogna ancora maggiore se si considera che ben 2 anni fa, nell’ottobre del 2020, nell’ambito del Progetto elaborato ‘Rimozione amianto nelle scuole comprese sul territorio del Municipio XIII’, il manufatto era già stato mappato e ne era stata disposta la rimozione. Per 2 anni ancora i bambini hanno continuato a respirare le fibre killer senza che nessuno prendesse provvedimenti“.

L’amianto causa purtroppo il mesotelioma e altri tumori e le malattie possono manifestarsi anche 40 anni dopo l’esposizione. Il fenomeno del minerale utilizzato in Italia nonostante già prima degli anni ’40 fosse nota la sua pericolosità è ben spiegato nell’ultia pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“.

Scuola di Montespaccato, vittoria dell’ONA e dei cittadini

Oggi (8 novembre 2022), finalmente la rimozione dell’amianto dalla scuola di Montespaccato. Sottolinea l’avv. Bonanni: “Non per polemica, ma per correttezza e amor di verità, tengo a sottolineare che questa tettoria è stata rimossa grazie alla mobilitazione del comitato dei genitori, dei consiglieri dell’opposizione che hanno denunciato l’immobilità del municipio in una mozione (tra l’altro ricordiamo RESPINTA DALLA MAGGIORANZA) e del nostro pesante intervento con una denuncia alla procura della Repubblica e alla stampa“.

Una squadra che ha fatto quadrato attorno alle mancate risposte da anni sulla questione. Mi sembra francamente esagerato che “qualcuno” si prenda meriti dell’intervento dopo essersi attivato solo perché costretto dall’impatto mediatico della questione. Come Osservatorio Nazionale Amianto rimarremo vigili su tutte le scuole di Roma, del Lazio e d’Italia. Sono ancora più di 100 le scuole a Roma con presenza di amianto e molto di più nella regione; e circa 2.400 in Italia“.

Così Bonanni in una nota, in replica alla Presidente del Municipio XIII Sabrina Giuseppetti. Dal canto suo, quest’ultima aveva fatto sapere oggi che “l’intervento alla scuola Carlo Evangelisti fa parte di un elenco di azioni già previste su 13 scuole dell’infanzia e primaria, con un appalto di 330.000 euro a carico del Municipio XIII” e che, per effettuarlo in urgenza, aveva chiesto il nulla osta alla Asl.

Scuole romane a rischio amianto, la denuncia dell’ONA

L’ONA aveva già denunciato il rischio amianto nelle scuole di Roma e nel 2020 aveva anche fatto una stima delle malattie asbesto correlate del comparto. Individuati ben 63 casi di mesotelioma: 41 tra gli uomini e 22 tra le donne. La maggior parte insegnanti (25 casi) e poi 6 collaboratori scolastici, 5 assistenti tecnici e altri.

Negli edifici scolastici, prima che passasse la Legge del ’92, l’amianto era usato come isolante termico e antincendio. Era usato quindi in maniera simile a come lo era negli altri edifici pubblici. Nelle scuola era presente anche nei laboratori tecnici e artigianali.

La mancata bonifica degli edifici scolastici è una grave mancanza. Il Ministero dell’Istruzione nel dicembre del 2021 ha già ricevuto una condanna a risarcire la famiglia di una professoressa che aveva lavorato per dieci anni nella scuola media Farini di Bologna. La prof.ssa Olga Mariasofia D’Emilio nel 2002 aveva ricevuto una diagnosi di mesotelioma pleurico; il risarcimento, di 930mila euro, è arrivato a distanza di quattro anni dalla sua morte.

Per conoscere il numero dei casi di mesotelioma in italia dalla messa al bando dell’amianto, con la legge 257/1992, è possibile consultare il VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Il piano anti-amianto della Città Metropolitana di Roma

La Città Metropolitana di Roma, ha stanziato quasi 10 milioni di euro, reperendo il denaro dal fondo di sviluppo e coesione 2014-2020 della Regione Lazio, per rimuovere l’amianto in oltre 100 scuole di Roma e provincia.

Sono 111 per la precisione le scuole che beneficeranno del piano anti-amianto. Il finanziamento partirà da 5.000 euro per arrivare fino ad un milione di euro. Si affiancherà ai fondi del PNRR per oltre 170 interventi di messa in sicurezza ed efficientamento energetico.

L’obiettivo di Palazzo Valentini e del Campidoglio è l’apertura dei cantieri entro il primo trimestre del 2023. Si tratta però di un lavoro al quale sarà prestata particolare cura, perché molti edifici scolastici sono di pregio ed hanno un grande valore storico.

L’Ona, intanto, continua ad aggiornare la mappatura anche con l’aiuto dei cittadini che possono inviare le segnalazione di siti contaminati con la App amianto.

Bibbia: perché il testo sacro inizia con la lettera B?

Bibbia, testo sacro
Bibbia, testo sacro

La Bibbia inizia con la seconda lettera dell’alfabeto “B”. Come mai? La letteratura kabalistica fa luce sul mistero.

Bibbia e il significato della “Parola” 

Bibbia. Nella sacra scrittura, si dice più volte che Dio parla e che la sua parola, il “Logos”, abbia dato vita alla creazione. 

Il suo linguaggio è dunque immediatamente creativo e il Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, spiega bene questo meccanismo. 

Nello Zohar, “Il libro dello splendore”, il testo più importante della letteratura kabalistica, si dice che a livello esegetico, la parola, in qualsiasi sua forma, possa creare ma anche distruggere, se usata in maniera sbagliata.

Torah e i cinque libri della Bibbia

La Parola di Dio per gli ebrei è la Torah.

Essa significa “insegnamento” e disegna il Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. 

Secondo la tradizione ebraica, attraverso la Torah, la “Parola”, possiamo vedere in controluce il suo creatore, che è Adonai, il Signore. Non ci solo altre vie! 

In effetti, il concetto di “Parola di Dio”, che per i cristiani è verbo, “creazione”, non è affatto esotico. 

Ma veniamo alla prefazione dello Zohar. 

Perché la Bibbia inizia con la lettera Beth?

Nella Bibbia, la lettera iniziale è la Beth, Bere’shîth. Perché incomincia con la Beth anziché con la A di Aleph? 

La prima lettera ha sempre interessato moltissimo, perché essendo la parola iniziale, rappresenta l’inizio del Tutto.

Lo Zohar spiega che, prima di creare il mondo, Dio aveva trascorso duemila anni “giocando” in solitaria con le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. 

Le lettere esistevano solo nella sua mente ed erano disposte in ordine inverso rispetto all’alfabeto che conosciamo oggi. 

Dunque la prima lettera, la Tav (tau in greco) era in realtà la ventiduesima, l’ultima era Aleph. Beth era la penultima.

A questo punto, la domanda nasce spontanea: “non sarebbe stato più appropriato o quanto meno logico, che aleph fosse la prima lettera della Torah?”. 

Oltretutto, aleph in ebraico vuol dire “Uno” e di solito si inizia con il numero uno e non con il due.

Dio gioca con le lettere e sceglie le più privilegiate 

Dopo aver giocato con le lettere per duemila anni, Dio decise di creare il mondo e tramandare il suo Verbo attraverso la Bibbia. Ciascuna delle lettere voleva avere il privilegio di essere la prima e si presentò al cospetto del Creatore nel tentativo di convincerlo. 

L’ultima, cioè la Tav, chiese di essere scelta. Sono“il sigillo del tuo sigillo” – disse. 

Tav si candida quale prima parola della Bibbia 

Che vuoi dire “sono il sigillo del tuo sigillo”?.

Tav, è l’ultima lettera della parola Amhet, che in ebraico significa “verità”. 

La verità, rappresenterebbe dunque la firma con cui Dio avrebbe dovuto concludere la Torah. 

In virtù di ciò, la lettera chiese di essere scelta quale sigillo e di essere messa alla fine delle altre lettere. In questo caso, secondo l’ordine inverso dell’alfabeto, tav sarebbe diventa la prima lettera. 

Ameth è una parola interessante, potremmo definirla una sorta di “compendio dell’alfabeto”, di alfabeto abbreviato, sintetizzato, perché contiene la prima lettera dello stesso, cioè aleph, la mediana o tredicesima lettera mem (madre immorale) e l’ultima, cioè tav.  

Dio scarta Tav: è una lettera sfortunata!

Nonostante la convincente perorazione, Dio non scelse la parola tav, perché aveva la forma di una X

Che significa?

  • Innanzitutto, la X è un segno che fa riferimento a un passo del capitolo nono di Ezechiele. «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tav (una x, n.d.r) sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». Facile comprendere che la tav avesse una connotazione negativa e che Dio non poteva metterla all’inizio del suo testo sacro;
  • La tav, a livello di simbolo, ha la forma di una croce. La stessa che avrebbero portato i cristiani durante le persecuzioni;
  • Inoltre è anche il sigillo della parola Màvet, che vuol dire morte. Insomma era una parola sfortunata!

Tutte le altre lettere si presentano a Dio

Dopo la tav, anche le altre lettere si presentano al cospetto di Dio per essere “elette” quale prima parola del testo sacro. 

Egli tuttavia le scartò tutte, preferendo la lettera Beth, che, come dicevamo, nell’ordine dell’alfabeto inverso non era l’ultima, bensì la penultima, prima di Aleph. 

La scelta cadde su di lei perché, era l’iniziale della parola Berachàh, cioè “benedizione”, una parola benaugurante! 

Aleph si astiene e Dio la premia 

Mentre le altre lettere si affannavo, Aleph tacque davanti a Dio per due motivi.

Innanzitutto, a livello fonetico è una lettera muta, che non si pronuncia, dunque non avrebbe parlato in virtù di questa caratteristica. 

In secondo luogo, decise di non avanzare pretese in segno di rispetto verso la scelta del Creatore. 

Dio allora la premiò.

Decise che non sarebbe stata la prima lettera della Torah, ma la prima dell’alfabeto e, a livello simbolico, avrebbe rappresentato il primo numero. “Tu sarai l’Uno e grazie a te io sarò Uno”. 

Aleph, a livello ghematrico o numerico, indica infatti l’Ecḥad, l’Uno”.

Aleph è anche l’inizio della parola Arar che vuol dire maledizione e si riferisce al peccato di Adamo.

A livello simbolico, Aleph avrebbe rappresentato pertanto la ricostruzione del Tutto nell’Uno, che apre e chiude i mondi e annulla il concetto di tempo. 

Da qui la scelta!

Fonti 

Roberto Campanini- Università di Bologna

Gershom Scholem- Il Nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio 

L’ alfabeto ebraico. I ventidue arcani della qabalah – Georges Lahy

Carmine Sante, La preghiera di Israele (Marietti, Casale Monferrato 1985). 

Allucinogeni, psilocibina e similia cura per le malattie mentali?

uomo con la testa tra le mani, allucinogeni
uomo con la testa tra le mani, allucinogeni per la cura delle malattie mentali

Gli scienziati utilizzeranno il principio attivo di psilocibina e altri allucinogeni per sintetizzare sostanze in grado trattare le malattie mentali. È possibile eliminare gli effetti collaterali pur mantenendo i benefici terapeutici?

Allucinogeni: un “viaggio psichedelico” terapeutico 

Milioni di americani affrontano quotidianamente problemi di salute mentale e, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), siamo di fronte a un urgente bisogno di nuove terapie.

A metà del XX secolo, furono condotte svariate ricerche sulle sostanze allucinogene, considerate efficaci nel trattamento di tali disturbi.

Esse tuttavia naufragarono per via delle leggi antidroga.

Oggi le cose stanno cambiando e c’è una crescente accettazione, da parte del mondo della medicina tradizionale, per le potenzialità della terapia psichedelica.

Un corpus di ricerche sempre più ricco sui benefici terapeutici dei composti allucinogeni, ha generato entusiasmo tra alcuni psichiatri e investitori.

Da qui è nata una nuova ricerca. Condotta da Matthew Johnson, esperto in droghe psichedeliche del John Hopkins Medicine di Baltimora, Maryland, essa sta studiando gli effetti della psilocibina e di altri allucinogeni, su pazienti affetti da depressione o dipendenza.

Le sostanze psichedeliche comprendono droghe come il dietilamide dell’acido lisergico (LSD), l’ayahuasca, la mescalina, entactogeni, una classe correlata che include la metilendiossimetamfetamina (MDMA) e altre sostanze che alterano lo stato di coscienza. 

Create per le piante, nocive per l’uomo?

Prima di addentrarci nei dettagli dello studio, è utile spendere qualche riga sulle sostanze in oggetto. 

Sebbene alcune (come l’LSD), siano state sintetizzate in laboratorio, la maggior parte di esse proviene direttamente dalla natura e si sono evolute per proteggere le piante, ad esempio scoraggiando i predatori.

«Da sempre l’industria farmaceutica trae ispirazione dalla natura per poi ricreare le sostanze in laboratorio rendendole più sicure, più efficaci, con meno effetti collaterali e più facili da preparare».

A spiegarlo è Joseph Tucker, CEO di Enveric Biosciences, una start-up di Cambridge, in Massachusetts.

Un esempio su tutti è l’aspirina, realizzata a partire da un composto che si trova nella corteccia dei salici.

Un test dimostra l’efficacia degli allucinogeni 

Per dimostrare l’efficacia degli allucinogeni, gli scienziati hanno reclutato dei volontari affetti da grave depressione. 

La sperimentazione clinica si è svolta in 22 siti negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in sette paesi in Europa.

Prima di iniziare il test, tutti i partecipanti allo studio sugli antidepressivi hanno dovuto sospendere i farmaci utilizzati.

Ciò si deve al fatto che, il trattamento psichedelico non funziona sulle persone che stanno assumendo attivamente antidepressivi. 

I pazienti hanno poi assunto due dosi di psilocibina, sotto stretta supervisione, accompagnata da psicoterapia di supporto. 

Risultato a breve termine del test sugli allucinogeni

Dopo un paio di sessioni, gli esperti sono riusciti a identificare un trattamento efficace e duraturo per un’ampia gamma di malattie mentali, tra cui depressione, ansia e dipendenza.

Un altro risultato notevole dello studio è stata l’immediatezza dell’effetto che la psilocibina aveva sui pazienti – di solito già il giorno successivo.

Risultati a lungo termine 

Un anno dopo, il 58% di loro era ancora in remissione.  Altri risultati positivi sono stati riscontrati in casi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) con l’MDMA (conosciuto anche come ecstasy o Molly).

Gli esami di imaging hanno infatti mostrato che la droga favorisce la ricrescita di parti di alcuni neuroni cerebrali che lo stress aveva ridotto, secondo quanto riportato dai ricercatori nella rivista scientifica Molecular Psychiatry.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Psilocibina: un fungo inadatto ai malati di cuore

Secondo gli studiosi, i pazienti che soffrono di problemi cardiaci vanno tuttavia esclusi da questo tipo di trattamento, perché il principio attivo dei cosiddetti “funghi magici”, potrebbe potenzialmente danneggiare il cuore. 

Altri effetti collaterali degli allucinogeni sono: nausea, secchezza delle fauci, bruxismo, svenimenti o aumenti improvvisi della pressione sanguigna.

E ancora, mal di testa, affaticamento e vertigini hanno afflitto il 77% dei partecipanti allo studio e si sono verificati a tutti i livelli di dosaggio.

Un piccolo numero di persone in tutti e tre i gruppi di dosaggio ha avuto inoltre pensieri suicidi o autolesionisti durante il periodo di follow-up di 12 settimane. 

Come ovviare agli effetti collaterali

Se è vero che la psilocibina può rivelarsi efficace nel trattamento alcuni tipi di malattie mentali, i suoi possibili effetti collaterali hanno ovviamente destato una certa preoccupazione. 

Per tali motivi, le società biotecnologiche e le case farmaceutiche, stanno cercano di creare, attraverso una serie di test condotti sugli animali, delle molecole che migliorino quelle già presenti in natura.

«Anche se dobbiamo ancora condurre studi più estesi e definitivi, appare sempre più chiaro che i medicinali psichedelici possono portare enormi vantaggi a chi soffre di depressione, dipendenza e altri comuni disturbi». 

Questo il commento di Christopher Pittenger, direttore dello Yale Program for Psychedelic Science.

Nuovi studi sugli allucinogeni 

Come accennato, gli allucinogeni possono impiegare una o due ore prima di avere effetto, e a quel punto l’esperienza persiste. 

Con l’LSD, il trip dura circa dieci ore, con la psilocibina dura sei ore. Dal momento che si tratta di un arco temporale troppo lungo, durante il quale non è possibile rimanere sotto l’assistenza attiva di un professionista sanitario, i ricercatori stanno cercando di sintetizzare nuove molecole in grado di agire più velocemente. 

Un aiuto dall’intelligenza artificiale 

Alcune aziende si stanno affidando all’intelligenza artificiale (IA), per testare le molecole più adatte.

Nella maggior parte dei casi, le sostanze psichedeliche classiche attivano nel cervello una classe di recettori della serotonina, detti 5-HT2A. Ma all’interno del gruppo delle molecole in grado di stimolare questi recettori, ciascuna di esse provoca reazioni biochimiche uniche che possono scatenare o evitare gli effetti collaterali.

Uno dei programmi di intelligenza artificiale ha  chiesto ai computer di identificare, in un ampio database di sostanze, molecole dalle proprietà psichedeliche.

Successivamente, esse sono state messe a confronto con i 230 composti scoperti alla metà del XX secolo dal famoso biochimico Alexander Shulgin, che ingeriva personalmente ogni sostanza, per valutarne gli effetti allucinogeni. 

April19 ha individuato quasi 200 di questi composti nel giro di pochi giorni, afferma Suran Goonatilake, cofondatore, nonché professore di intelligenza artificiale dell’University College London.

April19 ha inoltre valutato i 500 composti precedentemente identificati in una sorta di “database” di sostanze potenzialmente allucinogene. In questo modo, si è riusciti a restringere il campo dei potenziali farmaci, fino a trovare quelli più idonei.

Insomma, l’IA sarebbe in grado di prevedere alcune di queste interazioni ed evitare pertanto gli effetti collaterali.

Gli ambiziosi obiettivi degli studiosi 

I risultati dello studio potrebbero essere un segnale incoraggiante per i 16 milioni di americani affetti da depressione e altri disturbi.

Ovviamente, sono necessari ulteriori studi sulla materia. Affinché l’LSD possa diventare un trattamento in microdosi accettato, le case farmaceutiche dovranno infatti sviluppare una formulazione standard, il cui dosaggio possa essere personalizzato e che non si degradi con il passare del tempo, come invece accade con l’LSD.

In ogni caso, i ricercatori prevedono di ottenere l’approvazione per il trattamento a base di allucinogeni dalla FDA (Food and Drug Administration) statunitense nei prossimi anni.

Fonti 

Nature Outlook: medicina psichedelica,

Carhart-Harris, R. L. et al. Lo psichiatra Lancet. 3, 619–627 (2016).
ArticoloGoogle Scholar  Davis, A. K. et al. JAMA Psychiatry 78, 481-489 (2021).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Carhart-Harris, R, et al. N. Inglese. J. Med. 384, 1402–1411 (2021).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Gukasyan, N. et al. J. Psicofarmaco. 36, 151–158 (2022).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Shao, L.-X. et al. Neurone 109, 2535–2544 (2021).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Grob, C. S. et al. Arco. Il generale Psichiatra. 68, 71–78 (2011).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Ross, S. et al. J. Psicofarmaco. 30, 1165–1180 (2016).
ArticoloPubMedGoogle Scholar  Griffiths, R. R. et al. J. Psicofarmaco. 30, 1181–1197 (2016).

Tutankhamon: cento anni fa veniva scoperta la sua tomba

Tutankhamon, tomba
Tutankhamon, tomba

A distanza di un secolo, la scoperta della tomba di Tutankhamon, con le sue maledizioni e i suoi segreti, continua a stupirci e a influenzare l’archeologia, nonché l’identità nazionale egiziana.

Tutankhamon: storia del sensazionale ritrovamento 

Cento anni fa, quando orami si era persa ogni speranza, l’archeologo britannico Howard Carter trovò l’ingresso della tomba di Tutankhamon (1341-1323 a.C.), nella Valle dei Re

Gli scavi iniziarono nell’autunno del 1917, ma nonostante le spese ingenti, della camera funeraria non vi erano tracce.

Nel 1922, la delusione, aveva quasi spinto il finanziatore dell’impresa, Lord Carnavon, a chiudere ricerca e cantieri nell’antica Tebe. 

Ma Carter non era intenzionato ad arrendersi. Fu così che il 4 novembre 1922, esplorando l’ultimo settore, trovò un gradino intagliato nella roccia. Nel giro di un giorno, gli scavi portarono alla luce una rampa di scale che conduceva verso un’apertura rettangolare. Essa era chiusa con massi intonacati e sigilli della necropoli.

Una volta buttata giù la prima porta, gli operai impiegarono due giorni per sgomberarla delle 150.000 tonnellate di detriti rocciose che la ricoprivano.

La prima delusione: i tombaroli erano già arrivati!

Il 25 novembre, l’archeologo inglese seguito dal finanziatore, si addentrò nell’ipogeo fino ad arrivare a una seconda porta. 

Apparentemente la porta mostrava segni di effrazione. Qualcuno l’aveva aperta per poi sigillarla, segno che i tombaroli erano arrivati a destinazione prima dei ricercatori. 

I furti erano avvenuti poco dopo la sepoltura, circa 3.000 anni prima della scoperta di Carter e i ladri avevano trafugato in realtà solo piccoli oggetti, tra cui alcune pietre preziose.

Il pioniere era pronto al peggio, ma quando giorno dopo, attraverso un foro scavato con le sue stesse mani, Carter fece luce con la sua candela, rimase senza parole.

Si trovava davanti alla tomba del dodicesimo faraone della XVIII dinastia.

La camera delle meraviglie del giovane faraone

Alla vista di Carter si presentò uno spettacolo di portata straordinaria.

Sebbene i ladri avessero visitato la tomba KV62, il suo corredo funerario era ancora pressoché intatto, con più di cinque mila oggetti “sigillati” per oltre tremila anni. 

Nell’anticamera, molti dei suppellettili erano ammassati gli uni sugli altri. Segno che i tombaroli li avevano risistemati in fretta e furia. 

Oltre a monili d’oro e altri materiali preziosi, il tesoro comprendeva anche moltissimi abiti, mobili, armi, arnesi, statue, giochi, prodotti alimentari perfettamente conservati e persino parti di un carro. 

E inoltre, sandali d’oro, la sua iconica maschera d’oro, uno scudo di pelle di ghepardo, un pugnale di ferro, un granaio, una collezione di birra, vino e olio. Vi erano altresì recipienti contenenti organi mummificati, all’interno di una cassa d’alabastro.

La mummia, adagiata in un sarcofago d’oro massiccio era in perfette condizioni. 

Un tesoro dal valore inestimabile

Il tesoro trovato all’interno della tomba vale circa 26 milioni di dollari. A sostenerlo, l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID), un’istituzione internazionale con sede a Washington, D.C.-. La bara di Tut varrebbe circa 1.700.000 dollari. Oltre al valore monetario, la tomba di Tutankhamon ha fornito anche preziose informazioni e testimonianze su quel periodo della storia egiziana. Gli affreschi illustravano infatti le credenze religiose, compreso il ripristinato culto del dio Amon e l’arte tradizionale egiziana, che il predecessore di Tutankhamon aveva abbandonato. I sarcofagi perfettamente conservati, hanno inoltre aiutato gli archeologi a comprendere meglio le elaborate pratiche di sepoltura del tempo.

Animali e esseri umani all’interno della tomba

La tomba del faraone ospitava anche diverse persone morte, tra cui le sue due figlie decedute alla nascita. Le bambine erano sepolte in una scatola non contrassegnata, che conteneva due bare di legno, ognuna delle quali conteneva una bara interna dorata per i resti mummificati.

Accanto al Re, era stato sepolto il suo cane: un abuwtiyuw, una razza da caccia molto in voga nell’antico Egitto. L’animale si trova in una bara, avvolto in lino e cosparso con unguenti profumati e incenso.

In aggiunta, erano presenti delle tombe che ospitavano le spoglie di altri antichi governanti egiziani.

Dettagli sulla camera funeraria e sulla tomba

La tomba del re ha cinque stanze, tra cui un annesso, un’anticamera, un corridoio, una camera con il tesoro e una camera di sepoltura. Misura circa 6 metri per 4 e ha un sarcofago esterno rettangolare decorato, contenente tre bare antropoidi. Il sarcofago è fatto di quarzite e vi sono raffigurate quattro divinità alate, su ogni angolo.

Per quanto riguarda le tre bare:

  • La bara esterna è fatta di legno dorato con una forma osiriana, ornamenti di vetro blu e rosso e manici d’argento;
  • La bara centrale è fatta di legno dorato e vetro multicolore intarsiato;
  • Quella interna è a forma di mummia, è fatta di oro massiccio e pesa 40 kg. 

Piccola curiosità sulla tomba

La tomba di Tutankhamon era probabilmente destinata a un membro della nobiltà, ma fu adattata per lui in fretta e furia, a causa della morte improvvisa.

Il supporto della fotografia 

A immortalare ogni istante del ritrovamento fu Harry Burton, il fotografo più famoso al mondo nel campo dell’archeologia. Prima di spostarlo, ogni oggetto fu affiancato da un cartoncino numerato e fotografato. Carter annotò appunti dettagliati e schizzi di ogni manufatto, prima che venisse imballato e trasportato.

Di Tutankhamon si conosceva veramente poco

Prima del 1922, di Tutankhamon si conosceva veramente poco. Era nato ad Amarna, salì al trono e divenne faraone all’età di 9 anni nel 1333 a.C. e governò per 10 anni fino alla sua misteriosa morte nel 1323 a.C. 

Cosa aveva ucciso il faraone Tutankhamon?

Grazie allo studio della mummia, i ricercatori hanno potuto capire quali malattie avessero afflitto il faraone, risalendo pertanto alle cause del decesso.

L’analisi del DNA, ha mostrato che il giovane re soffriva di malaria. Le scansioni TC hanno indicato che probabilmente aveva un raro disturbo osseo chiamato malattia di Köhler, che gli aveva causato la deformazione del piede sinistro. 

A riprova di ciò, la presenza nella tomba di 130 bastoni da passeggio.

In realtà, secondo gli studiosi, nessuna di queste malattie gli sarebbe stata necessariamente fatale.

Probabilmente, la morte sarebbe avvenuta a seguito di una grave frattura della gamba. Il suo ginocchio era così gravemente rotto che avrebbe bucato la pelle, causando un enorme sanguinamento.

L’eterno riposo del faraone bambino  

Quando le ultime casse di reperti, inclusa la maschera d’oro, furono spedite al Museo del Cairo nel 1930, il corpo del faraone venne lasciato nel luogo che gli antichi avevano scelto per il suo eterno riposo.

Qui, la mummia giace avvolta nel lino, esposta in una cassa di vetro climatizzata, dopo essere stata sottoposta a un lungo processo di conservazione.

Piccola curiosità: Lord Carnarvon avrebbe voluto entrare in possesso di una buona parte degli oggetti scoperti, ma dal momento che l’Egitto stava affermando la propria indipendenza dall’Inghilterra, il governo insistette perché il tesoro rimanesse in Egitto.

Tutankhamon, scoppia la passione per l’Egitto 

Dopo la sensazionale scoperta, si diffuse una vera e propria “Tutmania”: la moda, il cinema, la musica, l’architettura, l’arredamento, i documentari, le mostre, i libri e, non ultima, la storia leggendaria della sua maledizione, divennero argomenti del giorno. Anche i reali inglesi attendevano quotidianamente le ultime notizie sulla scoperta. Il nome del faraone fu dato persino ad alcuni marchi di frutta.

Bufale del passato: la maledizione di Tutankhamon

Come accade ai nostri giorni, iniziarono a circolare una serie di fake sulla presunta “maledizione del sovrano”.

  • Innanzitutto, il nobile finanziatore inglese morì a seguito di una puntura di insetto degenerata in setticemia e polmonite. I giornali sguazzarono subito sulla strana morte, aggiungendo un tocco di soprannaturale. Riferirono ad esempio che, nell’istante esatto in cui il conte era morto, la sua cagnetta, in Inghilterra, ne aveva seguito la sorte, stramazzando a terra con un agghiacciante guaito, mentre la città del Cairo era piombata nel buio;
  • A pochi giorni dalla morte di Carnavon, morì d’infarto il direttore del dipartimento di antichità egizie del Louvre. Anche lui aveva visitato la famosa tomba.
  • Successivamente morirono altre venti persone, che più o meno direttamente avevano avuto a che fare con il faraone: dall’archeologo Arthur Mace (1874- 1928), all’egittologo James Breasted (1865-1935). 
  • Carter morì nel 1939, senza aver avuto il tempo di completare lo studio dettagliato della tomba a cui aveva dedicato la vita.

Fonti

The past.com

scientificamerican.com

nationalgeographic.it

 

Il fair play al servizio di pace e sostenibilità ambientale

Fair play for peace parla Bonanni
Il presidente Ona, avvocato Ezio Bonanni, al Fair play for peace

Ieri e oggi, 4 novembre (VIDEO COMPLETO), il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ha partecipato al “Fair play for peace” (per la pace). L’evento che si è tenuto a Roma, al Coni e al Campidoglio, è organizzato dall’European fair play movement (Efpm), con il Comitato nazionale italiano fair play (Cnifp) e il sostegno di Fujifilm.

Questa mattina, alle 9.30, nella storica cornice di piazza del Campidoglio, nella Protomoteca e in Villa Caffarelli, con la suggestiva rappresentazione rinascimentale del Gruppo Storico della Città di Giove, si è tenuta la cerimonia “Fair play for peace”.

Insieme a Bonanni sono intervenuti il Presidente di Unipax, Orazio Parisotto e il Sociologo CNIFP, Rino Testa.

Per la pace, la guerra è anche fonte di forte inquinamento

“Il fair play – ha dichiarato il presidente Ona – è oggi al servizio della pace e della sostenibilità ambientale. Perché la guerra che è tornata dopo decenni in Europa non causa solo morti e devastazione. Ma anche un forte inquinamento e quindi è dannosa per la salute e per l’ambiente. Con le emissioni, l’uranio impoverito, ma anche con la dispersione di miliardi di fibre di amianto. Questa è dovuta alla distruzione degli edifici realizzati fino al 2020 con l’asbesto.

Dopo 70 anni di pace in Europa, la Russia ha invaso l’Ucraina – ha continuato Bonanni – per riaffermare una sorta di dominio russo, del grande Impero, ormai tramontato. In questo periodo, la pace ha permesso di rimarginare alcune delle ferite della II Guerra Mondiale. Tuttavia, la lezione del passato sembra essere uno sbiadito ricordo!

Non solo si uccidono civili, tra i quali donne e bambini, inermi ed indifesi, ma si distruggono installazioni, comprese le centrali elettriche, con dispersione di fibre di amianto e rischio radioattivo! Ma non c’è solo l’amianto. Ci sono tutti gli altri agenti cancerogeni e tossici ed il rischio di distruzione del pianeta con l’utilizzo di ordigni nucleari. Cui prodest?”.

L’amianto è un problema da non sottovalutare, anche se sembra meno rispetto alla devastazione immediata della guerra. Purtroppo, però, l’esposizione alle sue fibre causa malattie gravissime. Tra queste il mesotelioma (VII Rapporto ReNaM), il tumore al polmone, alla laringe, alla faringe, alle ovaie e al colon. Senza dimenticare l’asbestosi e le placche pleuriche e l’ispessimento pleurico.

Il fenomeno è ben descritto nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“.

Lo sport aiuta la pace

Purtroppo – ha continuato – l’Italia è uno degli ultimi Paesi in Europa per investimenti nello sport. Dove, invece, c’è un grande investimento nella cultura e nello sport aumenta la qualità della vita. E’ una nuova app quella che proponiamo – ha detto rivolto ai più giovani – che si chiama rispetto e che si usa senza wi-fi, ma collegando cuore e cervello.

Il gioco e lo sport hanno una funzione educativa, sociale, culturale, sanitaria e di salute. La parola magica è trasferibilità: quello che impariamo con lo sport lo ripetiamo, poi, nella vita. Mantenere la calma, gestire le emozioni, calcolare il rischio, aiutare chi è in difficoltà, ragionare, riflettere, fare squadra, imparare l’auto controllo.

Lo sport – ha concluso – è preparazione, armonia, competizione, solidarietà, divertimento, esultanza, gioia, amicizia e salute. In breve lo sport è vita e nello stesso tempo un grande No alla violenza“.

L’ex vice ministro dell’educazione ucraino Greba: “Siamo fortunati”

Forte e commovente al tempo stesso l’intervento dell’ex vice ministro dell’Educazione ucraino e attuale membro del Comitato esecutivo della Ise – Int. Sport School Federation, Roman Greba, che questa mattina è intervenuto all’evento. Ha raccontato, in inglese, la tragedia che sta vivendo il suo Paese invaso dalla Russia.

Di famiglie felici che in un momento hanno perso tutto, perchè qualcuno ha deciso che non avevano diritto di vivere un’esistenza serena. Di morte e distruzione. Un passaggio, però, ha colpito ancora di più la platea, quando ha spiegato che gli ucraini sono fortunati, perchè non sono soli. Perchè sentono la solidarietà e l’aiuto dell’Europa, di tutti noi che insieme a loro lottiamo per la democrazia e per la pace.

Ha ringraziato, infine, con grande dignità i presenti e tutti i popoli europei che sono al loro fianco nel dramma.