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Amianto a Trieste, Serracchiani: “Serve riordino normativo”

convegno ona trieste
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Un convegno che ha affrontato molti aspetti tecnici, ma anche quelli più umani, della lotta all’amianto, quello che si è tenuto questa mattina, 14 novembre 2022, a Trieste. “Amianto a Trieste: profili sanitari e risarcitori”, è stato il titolo dell’incontro ospitato nella sala Luttazzi del Magazzino 26, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto.

convegno trieste

Trieste, “Una luce sempre accesa” anche sull’amianto

L’evento era parte della rassegna culturale del Comune: “Una luce sempre accesa”, ed ha permesso di sottolineare, intanto, come il Friuli Venezia Giulia sia una regione all’avanguardia nelle bonifiche e capofila in Italia per la rimozione dell’amianto.

Poian: “Regione all’avanguardia, 15 rimozioni al giorno”

Ad oggi sono stati segnalati 15.360 siti contaminati su una superficie di 3,5 milioni di mq. Dei quali 14.060 punti scoperti, grazie all’utilizzo dei droni, per 3,5 milioni di metri quadrati di amianto. In questi anni 450 punti sono stati bonificati, ma restano almeno 361 in pessime condizioni.

Come ha ben spiegato Tullio Poian, direttore della Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro ASUFC (Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale), in Regione si riescono a rimuovere 10mila tonnellate di amianto l’anno. Con una media di 15 nuovi piani al giorno. Sul territorio operano 83 imprese specializzate, con 600 “tecnici” formati dalla Regione negli ultimi 5 anni.

Trieste, Bonanni ricorda il Prof. Bianchi

Il Friuli Venezia Giulia – ha detto il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanniha pagato a caro prezzo l’utilizzo che le aziende hanno fatto negli anni del minerale killer. Nei cantieri navali (Monfalcone e Trieste), nelle acciaierie, come nei porti, tra cui quello di Trieste, l’amianto ha mietuto e continua a mietere migliaia di vittime”.

Molto si è fatto nel Friuli Venezia Giulia nella terapia e cura, oltre che nella bonifica – ha aggiunto Bonanni -. Trieste, il centro dell’Europa, è stata la città che tra le prime ha preso atto, anche grazie al compianto prof. Claudio Bianchi, del rischio amianto e ha assunto misure di tutela della salute”.

Proprio ai figli del Prof. Bianchi il presidente Ona ha consegnato la prima targa fatta realizzare per l’occasione. L’avvocato Bonanni ha ricordato il professore con affetto. Grazie a lui e al suo lavoro è stato possibile dimostrare il nesso tra il mesotelioma e l’esposizione all’amianto. “Pioniere della ricerca scientifica contro l’amianto” recita la targa che vuole essere un ringraziamento per l’importanza del suo operato.

convegno amianto a trieste

Le targhe dell’Ona

La seconda targa è stata consegnata ai familiari di Aurelio Pischianz, “Presidente dell’Associazione Esposti Amianto del Friuli Venezia Giulia, amico e sostenitore di tutte le iniziative contro l’amianto e per la tutela dei diritti”. L’ultima dell’Ona, invece, è stata consegnata nelle mani del capitano Ferruccio Diminich: “Intrepido Comandante e guerriero per la tutela della vita contro l’amianto”.

convegno avv. bonanni

La presidente di AEA FVG, Santina Pasutto, ha invece, voluto ringraziare l’avvocato Bonanni. Anche lei con una targa, per il suo impegno al fianco delle vittime dell’amianto.

Trieste, Debora Serracchiani interviene al convegno

Al convegno, che è stato moderato dalla giornalista Silvia Stern, è intervenuta anche la capogruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani. “Quanto si riferisce al tema amianto ha bisogno di un riordino e di una semplificazione. In questi anni abbiamo stabilizzato la rendita aggiuntiva del 15% per gli esposti amianto. E aumentato il contributo una tantum per i familiari delle vittime non professionali, ma non basta.

convegno trieste interventi

Occuparsi di amianto significa aver a che fare con tanti soggetti e tante regole non sempre tra loro coordinate. Quindi un riordino del sistema è fondamentale sia per chi deve fare richiesta di accesso al Fondo sia per chi deve rifondere eventuali danni”. Ha poi, tra le altre cose, sottolineato la “mancanza di discariche per amianto. Che genera ulteriori costi di trasporto per lo smaltimento”.

Entrando nel vivo degli interventi il giudice di Cassazione Nicola De Marinis ha fatto una sintesi riepilogativa della giurisprudenza della Suprema Corte in ordine alla problematica amianto.

Laureni: “Lo Stato è incapace di assumersi le sue responsabilità”

L’ingegnere chimico Umberto Laureni, già responsabile del Servizio di prevenzione e sicurezza dell’AsuGi e già assessore all’ambiente del Comune di Trieste, ha ripercorso quel che è stato il sistema amianto nella Regione fino a pochi anni fa. “Ho sperimentato in questi anni – ha concluso Laureni – anche con un certo imbarazzo il fatto che lo Stato è incapace di assumersi le sue responsabilità. Anche nei casi di esposizione amianto. Si percepisce la volontà di difendersi con le unghie e con i denti. Anche quando la situazione è tale per cui sicuramente sarebbe meglio dire ho sbagliato e ne pago le conseguenze”.

L’avvocato Corrado Calacione è entrato più nello specifico con un intervento sulla “liquidazione del danno parentale nelle nuove tabelle del tribunale di Milano”. I progressi nelle cure del mesotelioma sono stati spiegati dal Dirigente medico SC Chirurgia Toracica ASUGI, Stefano Lovadina.

FVG, 133 casi di mesotelioma in 3 anni

Sono stati anche diffusi gli ultimi dati dei casi di mesotelioma aggiornati al 2021. Se il VII rapporto ReNaM registra 1346 casi tra il 1993 e il 2018, si devono aggiungere 133 casi analizzati dall’INAIL tra il 2019 e il 2021, di cui ben 53 nella sola provincia di Trieste. In particolare, in riferimento alla Regione sono stati 40 i casi nel 2019, 40 nel 2020 e 53 nel 2021. A Trieste, invece, 17 nel 2019, 18 nel 2020 e di nuovo 17 nel 2021.

Secondo le rilevazioni ONA e sulla base del confronto con i dati INAIL, risulta che i casi di tumore del polmone da amianto sono stati oltre 3000, con un impatto di circa 2700 decessi. Per le altre patologie, purtroppo bisogna aggiungere 900 decessi. Si arriva così in totale a circa 5000 morti per malattie asbesto correlate, oltre a più di 10.000 vittime con patologie invalidanti.

Trieste, il lavoro dell’Associazione Esposti Amianto

Uno spazio è stato dedicato alle famiglie e alle vittime dell’amianto con l’intervento di Santina Pasutto, Presidente dell’AEA – Associazione esposti amianto del Friuli Venezia Giulia, vedova di Roberto Persich. L’uomo, ex autista della Nettezza Urbana del Comune, è deceduto a causa di un mesotelioma pleurico maligno. Pasutto ha raccontato come si prende cura di chi viene colpito dalle patologie asbesto correlate. Fino ad accompagnare i malati durante la chemioterapia o da quando c’è il Covid a far loro compagnia al telefono.

convegno santina pasutto

È intervenuto anche un associato Aea, Claudio Visintin, che ha raccontato in poche parole la sua storia e si è commosso spiegando che anche la moglie ha una patologia da amianto per aver lavato le sue tute per oltre 10 anni. L’uomo ha ringraziato calorosamente tutti i medici che lo seguono, ma soprattutto l’avvocato Bonanni e Santina Pasutto che da sempre sono al suo fianco.

Il nostro impegno, a Trieste come nel resto d’Italia, prosegue – ha concluso il presidente ONA – in circa 25 anni di un percorso compiuto insieme, in questo momento non posso dimenticare migliaia di vittime. Anche quelle di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. In particolare voglio ricordare Aurelio Pischianz, indimenticabile ed indimenticato presidente dell’AEA”.

L’evento è già stato ripreso dal TgR che ne ha parlato in un dettagliato servizio che è possibile vedere al seguente link.

convegno trieste TGR

A questo link è possibile invece ripercorrere tutto l’evento.

Body shaming: una storia antica quanto l’uomo 

body shaming stop
pancia scoperta con su scritto STOP Body Shaming con pennarello

Il termine body shaming è entrato nel lessico quotidiano di recente. La storia di questa forma di bullismo nei confronti di chi non ha un corpo omologato con l’attuale idea di bellezza, in realtà è antica quanto l’uomo.

Body shaming: una nuova forma di bullismo?

Body shaming. Di recente, il mondo della ginnastica ritmica in Italia è stato travolto dallo scandalo relativo alle pressioni esercitate sulle atlete in sovrappeso. Cosa che ha causato disturbi alimentari nelle vittime. Anche la moda ha da sempre attuato questa coercizione psicologica nei confronti delle modelle. Il problema tuttavia non è nuovo.

La vergogna “shaming”, un’emozione “sociale” che si basa sulle aspettative della società e sulle opinioni altrui, ha condizionato intere generazioni in ogni angolo del Pianeta, influenzata dai vari canoni di bellezza del momento. 

Storicamente, chi ha decretato i canoni di bellezza e su quale base?

Sovrappeso: una colpa da espiare fin dal passato 

Anche se non sempre è stato visto come “difetto” e in qualche parte del mondo (basti pensare ai paesi Arabi) è addirittura considerato un canone di bellezza, generalmente il grasso suscita disgusto.

Le Sacre Scritture demonizzavano e disprezzavano il sovrappeso.

Il profeta Amos, settecento anni prima di Cristo tuonava ”Guai a voi, uomini pingui”. Un altro profeta, Isaia, collocava gli obesi tra i malvagi, “perché la loro voracità oltrepassa i limiti del lecito”

Body shaming: prima gli uomini erano oggetto di derisione

In passato, questa forma di bullismo era rivolta essenzialmente agli uomini. Platone considerava la “gastrimargia” (l’ingordigia) una nemica delle Muse.

Nel suo trattato Fisiognomica, Aristotele sosteneva che gli ingordi fossero insensibili, poiché i loro sensi erano rivolti esclusivamente al soddisfacimento dei piaceri della tavola. 

Nell’ideale greco kalòs kai agathòs (“bello e buono”), la bellezza coincideva infatti con la virtù. La mollezza fisica corrispondeva invece a un decadimento morale. Le donne, ritenute inferiori e perciò escluse dal governo della polis, “fortunatamente”, si fa per dire, non erano minimamente oggetto di body shaming.

Anche i Romani associavano l’idea del grasso (dal latino crassus, “ottuso”) alla mollezza morale e alla sfera cognitiva. Per gli antichi greci, romani e spartani, il disprezzo non era dunque solo una questione di estetica, ma di status: l’uomo grasso si abbassava al livello degli schiavi, delle donne e degli animali.

Spartani e antichi romani contro il grasso

Gli Spartani, ossessionati dall’atletismo e dalla dieta, arrivavano ad umiliare i “ciccioni”. Ogni dieci giorni, tutti i giovani dovevano presentarsi nudi al cospetto degli efori (i magistrati), i quali ne esaminavano il fisico per vedere se avessero del grasso in eccesso. Chi era in soprappeso veniva multato!

Quando il re persiano Serse mandò le sue spie a Sparta, rimase sbalordito nel sentire che i ragazzi si stavano esercitando nudi mentre aspettavano l’assalto persiano.

Il medico Ippocrate di Coo (V secolo a.C.) prescriveva persino una serie di rimedi antiobesità.

Bisognava allenarsi regolarmente, provocarsi il vomito (con purganti a base di acqua, aceto e sale) e astenersi dai rapporti sessuali perché inducevano pigrizia.

Il cristianesimo non risparmia le sue invettive ai ciccioni

Nell’ottica cristiana, i peccati di gola e lussuria riportavano gli uomini alla condizione delle bestie, mentre un corpo smunto era la prova di un animo che sapeva resistere alle tentazioni terrene.

Per l’apologeta cristiano Tertulliano, vissuto nel II secolo d.C., il corpo denutrito passava più facilmente attraverso gli stretti anfratti del Paradiso e resuscitava prima nel Giorno del Giudizio.

San Giovanni Crisostomo, in un’omelia sulla Lettera di san Paolo ai Corinzi, terrorizzava i fedeli e li invitava ad astenersi dai peccati di gola. “Qui sudiciume e obesità, lì vermi e fuoco”- declamava, riferendosi a ciò che avrebbero dovuto patire dopo la morte.

Rotondità medievali: una breve tregua al body shaming

Nel Medioevo flagellato da peste, guerre e carestie, la magrezza divenne simbolo di miseria e povertà. Di contro, la rotondità era segno di benessere, sicurezza e ricchezza. Anche la gotta, malattia causata dall’eccessivo consumo di carne, veniva salutata come una “malattia del benessere”.

Tuttavia la grassezza poteva diventare un impedimento, soprattutto quando si doveva andare in guerra. Di conseguenza, ricominciò nuovamente ad affacciarsi lo spauracchio del body shaming.

La società utopica di magri di Campanella

Nel 1550, il nobile veneziano Luigi Alvise Cornaro scrisse Discorsi della vita sobria. Nel trattato esaltava ovviamente la magrezza, associandola a uno stile di vita salutare dal punto di vista fisico e morale.

Successivamente, nel 1602 il frate domenicano Tommaso Campanella, nella sua “Città del sole”, immaginò una società utopica fatta unicamente da persone magre.

Nel dialogo, Campanella scevera che i magistrati avevano il compito di selezionare tutti quegli uomini e donne, che nel rispetto degli standard fisici di magrezza, avrebbero potuto garantire una discendenza più attraente.

Insomma, ricomincia il body shaming.

L’attenzione di sposta sulle donne

Con la Rivoluzione industriale, anche le donne divennero oggetto di body shaming. 

Nella seconda metà dell’Ottocento, le teorie dell’antropologo “razzistaCesare Lombroso, esasperarono il disprezzo per il grasso.

Egli associò l’obesità femminile all’immoralità di “ottentotte, africane ed abissine, che ricche e pigre diventano immensamente grasse”

Ma non si limitò al paragone razziale, arrivò a sostenere che “nelle carceri e nei manicomi le pazze sono spesso assai più corpulenti degli uomini”.

L’evoluzione del body shaming 

Nella società moderna, l’attenzione al fisico si è trasformata in qualcosa di molto più sinistro, soprattutto con l’ascesa della chirurgia estetica. 

Non si bada soltanto alle curve ma anche a ogni caratteristica “immutabile” del corpo, che può essere corretta a piacimento grazie agli interventi. Tutto rientra dunque nel calderone del body shaming. Ne verremo mai fuori?

Israele, trovato pettine d’avorio: incisione più antica dell’alfabeto

pettine d'avorio trovato in Israele
pettine d'avorio trovato in Israele

Trovato a Israele un antico pettine d’avorio “antipidocchio”. Esso riporta una scritta che, secondo gli studiosi, sarebbe la frase più antica del primo alfabeto del mondo

Pettine d’avorio e l’incantesimo contro i pidocchi

Pettine d’avorio-Israele. Nel 2017, a Tel Lachish, la seconda città cananea più importante del regno di Giuda, fu ritrovato un antico pettine d’avorio. Inizialmente, gli studiosi lo catalogarono insieme a molti altri reperti archeologici, quale testimonianza dell’antica civiltà.

Lo scorso dicembre tuttavia, Yosef Garfinkel archeologo dell’Università Ebraica di Gerusalemme a Israele, notò che su di esso erano incise diciassette minuscole lettere.

I segni, formano sette parole separate, “ytš ḥṭ ḏ lqml śʿ[r w]zqt”, letteralmente “possa questa zanna sradicare i pidocchi dai capelli e dalla barba”.

Un vero e proprio invito a pettinarsi i capelli e a curare la salute già nell’età del bronzo!

Il messaggio benaugurante risale al 1700 a.C., e, secondo gli archeologi, rappresenta la prima frase scritta in dialetto cananeo (alfabetò fenicio), un’antica lingua semitica – legata all’ebraico moderno, all’arabo e all’aramaico.

«Questa è la prima frase completa mai trovata nella lingua cananea in Israele», spiega Garfinkel, che tra l’altro ha contribuito a dirigere gli scavi a Tel Lachish.

Cosa che indicherebbe che i Cananei si distinguevano tra le prime civiltà nel loro uso della parola scritta.

Dettagli sul prezioso manufatto 

Il minuscolo pettine è lungo 3,66 centimetri e largo 2,51 centimetri. L’avorio proveniva quasi sicuramente dall’Egitto, poiché non c’erano elefanti a Canaan. Visto il suo valore, si ritiene sia appartenuto a un personaggio abbastanza facoltoso. I poveri utilizzavano solo pettini di legno e osso.

La scritta è ancora più piccola. Alcune lettere sono grandi appena un millimetro. Altri caratteri sono sbiaditi e si è arrivati a decifrarli solo intuitivamente.

Su di un lato, utilizzato probabilmente per spazzolare i capelli, ci sono sei denti larghi; nell’altro si trovano quattordici denti stretti che, stando all’iscrizione, dovevano servire per rimuovere i pidocchi e le loro uova.

In effetti, un’analisi del reperto al microscopio, ha mostrato tracce di una ninfa di pidocchio grande mezzo millimetro. 

Incantesimi e maledizioni: una pratica diffusa 

Molti reperti archeologi dell’epoca, risalenti a 1200 e il 1400 a.C, mostrano che la pratica di lanciare maledizioni o fare incantesimi era piuttosto diffusa nella Regione.

Solitamente, i sortilegi si indirizzavano contro gli esseri umani.

L’iscrizione sul pettine, unica nel suo genere e diretta a un parassita, è stata probabilmente scritta diversi secoli prima.

Anche se la datazione radiometrica non è riuscita a dare una risposta certa sull’età del manufatto, lo stile delle lettere arcaiche fa supporre che appartenga a un’epoca anteriore allo sviluppo dell’alfabeto fenicio.

La scoperta getta pertanto nuova luce su alcuni dei primi usi dell’alfabeto cananeo (inventato intorno al 1800 a.C.) da parte dell’umanità e la fondazione di tutti i sistemi alfabetici successivi, come l’ebraico, l’arabo, il greco, il latino e il cirillico.

Lo studio si può leggere sul Jerusalem Journal of Archaeology.

Un pettine dal valore inestimabile 

Secondo Garfinkel, la scoperta è «un punto di riferimento per capire la storia della capacità umana di scrivere».

Prima di tale ritrovamento, si erano trovate solo poche iscrizioni o qualche parola sparsa qua e là, che non erano in grado di fornire prove dirette sulla vita dei Cananei.

In aggiunta, «il fatto che la frase sia stata trovata su un pettine d’avorio nel palazzo e nel quartiere dei templi dell’antica città, insieme alla menzione della barba, farebbe ipotizzare che solo gli uomini ricchi erano in grado di leggere e scrivere».

«È un testo molto umano- aggiunge Garfinkel- ci mostra che le persone non sono davvero cambiate e nemmeno i pidocchi. Al giorno d’oggi abbiamo a disposizione spray, medicine e veleni di ogni tipo. In passato no».

Tel Lachish, centro del primo sviluppo dell’alfabeto?

I primi sistemi di scrittura al mondo ebbero origine in Mesopotamia e in Egitto intorno al 3200 a.C., ma non erano alfabetici. 

Questi popoli «si affidavano a centinaia di segni diversi per rappresentare parole o sillabe» afferma Christopher Rollston, professore di lingue semitiche del nord-ovest alla George Washington University negli Stati Uniti.

Il sistema cananeo, utilizzato per centinaia di anni, in particolare nel Levante, e standardizzato dai Fenici nell’antico Libano, attesterebbe pertanto che Tel Lachish sarebbe la culla dell’alfabeto.

Il sesso provoca l’asma? Il parere di allergologi e psicologi

ragazza con asma
ragazza con mano sul petto, asma

Uno studio sostiene che il sesso sia un fattore scatenante dell’asma. Cosa si può fare a livello pratico “sotto le lenzuola”?

Sesso e asma: un binomio imprescindibile

L‘asma è una condizione cronica comune con sintomi variabili e ricorrenti, inclusi broncospasmi, infiammazione e iperattività.

Se mal controllata, può limitare le più banali attività quotidiane e provoca non pochi disagi a livello psicologico.

Secondo un nuovo studio, anche fare sesso può scatenare attacchi di asma. Per arrivare a tale conclusione, gli scienziati hanno cercato nel database PUBMED tutta una serie di parole chiave, tra cui: rapporti sessuali, luna di miele asma, comportamento sessuale e allergia o reazione allergica.

Risultato? Molti casi rivelano effettivamente un’esacerbazione dell’asma post-coitale.

Molti di essi sono tuttavia scatenati da fattori secondari, quali: l’utilizzo di candele profumate, il lattice nei preservativi e la presenza di fiori dall’odore forte.
Gli esperti hanno presentato i risultati dello studio all’American College of Allergy, Asthma and Immunology Annual Scientific Meeting (ACAAI), che si è svolto a Louisville, Kentucky (USA).

Perché l’attività sessuale scatena i sintomi dell’asma?

«Fare sesso equivale a fare due rampe di scale: il cuore pompa più sangue e respiriamo più rapidamente. Questo potrebbe provocare una reazione d’asma che causa grave affanno, tosse e respiro sibilante». Ad affermarlo, Ariel Leung, MD, membro ACAAI e autore principale dello studio.

Tuttavia, difficilmente i malati di asma affrontano la tematica con il loro specialista, “per ragioni intime”, afferma l’allergologo A.M. Aminian, MD, membro ACAAI e co-autore dello studio.

Di conseguenza, i casi segnalati sono rari, forse perché coloro che soffrono di un riacutizzazione dell’asma potrebbero non rendersi conto del fattore scatenante.

Allergologi e psicologi: una sinergia necessaria

Anche Sarah Melancon, sociologa e sessuologa, ha spiegato il nesso fra attività sessuale e asma.

«La respirazione è controllata dal sistema nervoso autonomo, così come la funzione sessuale. Si ipotizza che l’asma sia collegata alla disregolazione del sistema nervoso parasimpatico e del nervo vago, che è responsabile del restringimento delle vie aeree. Relativamente, il sistema nervoso parasimpatico e il nervo vago svolgono un ruolo chiave nell’erezione, nella lubrificazione vaginale e nell’orgasmo, quindi non sorprende che il sesso possa scatenare un attacco d’asma».

Melancon ha aggiunto che il legame tra problemi sessuali e asma risale almeno al XII secolo.

Quale rimedio, il filosofo e medico Moshe ben Maimonide (1138-1204), suggeriva di utilizzare «una ciotola di zuppa di pollo prima del rapporto sessuale per gli asmatici gravi, tra le altre raccomandazioni dietetiche per l’asma in generale».

Purtroppo, ancora oggi molta gente prova frustrazione, senso di colpa e ansia, quando essa intacca la sfera sessuale.

Perché è importante questo studio?

Questo è uno studio interessante e sembra portare alla luce una questione importante”, ha dichiarato il dottor David Erstein, un allergologo e immunologo che lavora per l’Advanced Dermatology PC a New York.

Individuare gli episodi di ansia indotta dall’attività sessuale, consentirebbe agli allergologi di trattare al meglio gli stessi, migliorando di conseguenza la qualità della vita dei pazienti.

La condizione respiratoria, oltre a essere fatale, devasta infatti la sfera intima.

Qualche dato? Si stima che solo negli Stati Uniti interessi venticinque milioni di persone.

Nel Regno Unito, il 68% dei malati di asma afferma che la propria vita sessuale è stata direttamente influenzata dalla condizione.

Lo studio non è stato ancora pubblicato ed è in fase di approfondimento.

Gestire l’asma “sotto le lenzuola”

Per evitare di rovinare la sfera intima, i ricercatori raccomandano ai soggetti affetti da asma di coinvolgere il proprio allergologo e lo psicologo, affinché lavorino in sinergia. In aggiunta, suggeriscono di seguire qualche utile consiglio.

  • Portare l’inalatore in camera da letto;
  • Evitare prodotti profumati come candele o oli essenziali;
  • Fare attenzione ai fattori ambientali: polvere, animali domestici, stufe a legna o fumo di sigaretta;
  • Evitare, se possibile, l’utilizzo di preservativi, dal momento che il lattice può scatenare sintomi di asma se si ha un’allergia nota ad esso;
  • Scegliere posizioni sessuali “comode”, in cui la respirazione è facilitata.

Cosa fare se si verificano sintomi di asma durante il sesso?

Se, nonostante tutti gli accorgimenti, si verifica un attacco di asma, inutile fingere di star bene! Cosa fare in quel momento per la propria salute?

  • Utilizzare immediatamente l’inalatore;
  • Interrompere l’attività sessuale;
  • Riposarsi fino a quando la situazione non si è normalizzata;
  • Se ci si sente pronti per ricominciare, meglio provare posizioni in cui il petto non è appesantito.

Fonti

Pubmed.ncbi.
American College of Allergy. Asthma and immunology

Una luce accesa sull’amianto a Trieste, il convegno Ona

Trieste, palazzo
Trieste, palazzo

L’Osservatorio nazionale amianto ha organizzato a Trieste per il 14 novembre prossimo l’importante convegno: “Amianto a Trieste: profili sanitari e risarcitori”. L’evento ideato dal presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, sarà l’occasione per fare il punto sulle bonifiche realizzate in Friuli Venezia Giulia a 30 anni dalla legge che lo ha messo al bando. Come pure scoprire le novità relative a benefici e cure.

Amianto a Trieste: profili sanitari e risarcitori

L’incontro, che fa parte della manifestazione culturale del Comune “Una luce sempre accesa”, inizierà alle 9.30 e sarà moderato dalla giornalista Silvia Stern. L’avvocato Bonanni terrà una relazione riepilogativa sulla questione amianto in Italia. Parteciperanno, inoltre, relatori esperti in ambito giuridico e medico.

Relatori d’eccezione darano il via ad un interessante dibattito

Dopo il saluto delle autorità, sarà la volta di quello del presidente del Tribunale di Trieste, Arturo Picciotto, e del presidente dell’Ordine degli avvocati di Trieste, Alessandro Cuccagna.

Il giudice di Cassazione, Nicola De Marinis, poi, terrà la sintesi riepilogativa della giurisprudenza della Suprema Corte in ordine alla problematica amianto, con la relazione “Amianto: benefici contributivi e oneri probatori”. L’ingegnere chimico Umberto Laureni, già responsabile del Servizio di prevenzione e sicurezza dell’ASUGI e già assessore all’ambiente del Comune di Trieste, ripercorrerà quel che è stato il “sistema amianto” nella Regione fino a pochi anni fa. L’avvocato Corrado Calacione, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Trieste, entrerà più nello specifico con un intervento sulla “liquidazione del danno parentale nelle nuove tabelle del tribunale di Milano”. Tullio Poian, direttore della Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro ASUFC illustrerà ai presenti i dati sulle bonifiche.

Santina Pasutto e la vicinanza alle vittime

Uno spazio sarà dedicato alle famiglie e alle vittime dell’amianto, con l’intervento di Santina Pasutto, Presidente dell’AEA – Associazione esposti amianto del Friuli Venezia Giulia.

I progressi nelle cure del mesotelioma saranno, invece, spiegati dal Dirigente medico SC Chirurgia Toracica ASUGI, Stefano Lovadina.