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giovedì, Maggio 23, 2024

“Avatar 2 : La Via dell’Acqua” e il messaggio ambientalista

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Avatar 2: La Via dell’Acqua” del regista ed esploratore di oceani James Cameron è il sequel dell’omonimo film del 2009. Questa volta esploriamo il mondo acquatico. Scopriamo quale messaggio ambientalista vuole lanciare.

Il film Avatar 2: La Via dell’Acqua” 

Il film è un misto di epopea fantascientifica e narrazioni degne di un abile documentarista, ci catapulta negli ecosistemi acquatici di Pandora, una luna aliena abitabile, lontana 4,4 anni luce dalla Terra.

Qui vivono i Na’Vi, umanoidi dalla pelle blu. Nel primo film del 2009, gli abitanti della luna erano costretti a difendersi dai terrestri, intenzionati a colonizzare il loro mondo per sfruttarne le risorse. 

Gli omini blu vivevano nelle foreste pluviali e potevano contare sull’appoggio di soldati e scienziati umani, solidali con la loro causa. 

Nel secondo episodio, il regista si sposta negli pseudo-oceani del mondo lontano.

Tra finzione e pseudo-realtà

In Avatar 2, il regista e il suo team hanno immaginato una moltitudine di specie, sia di fantasia sia pseudo-reali. Accanto a quelle che sembrerebbero delle barriere coralline, nuotano creature marine che ricordano i pesci palla e i pesci leone. Fluttuano e ondeggiano forme di vita che presumibilmente avrebbero abitato gli antichi oceani della Terra. 

Incontriamo così dei destrieri da guerra dal lungo collo, gli Ilu che somigliano ai plesiosauri, rettili marini estinti e gli skimwing, animali giganteschi che sembrano un incrocio tra un esemplare di Lepisosteidi e un pesce volante.

Poi ci sono i tulkun, mastodontiche creature intelligenti, simili alle balene.

Il clan dei Metkayina

Gli abitanti che incontreremo in questo nuovo episodio sono i Metkayina, un clan indigeno che si è adattato evolutivamente per vivere nell’acqua. Hanno una coda che serve per la propulsione, riescono a stare in apnea ma hanno anche bisogno dell’aria per respirare.

Sono inoltre dotati di una terza palpebra, come i coccodrilli e i gufi.

Ed è proprio la palpebra a proteggere i loro occhi quando si immergono ad alta velocità nell’acqua a cavallo degli Ilu, le creature che hanno addomesticato e con le quali vivono in simbiosi.

Piccola curiosità: il clan descritto da Cameron ricorda i Sama i Bajau, tribù polinesiane strettamente legate all’oceano.

Un lavoro di altissima qualità

Cameron, mente creativa di The Abyss e Titanic, collabora anche con National Geographic Explorer.

Nel 2012, effettuò per la nota società di divulgazione scientifica la sua prima immersione in solitaria sul fondale delle Fosse delle Marianne, con la spedizione Deepsea Challenge.

Avatar 2 ci mostra gli oceani del passato

Intervistato da National Geographic, Cameron ha dichiarato «Questo film vuole essere un modo per mostrare come potrebbero essere stati i nostri oceani 300, 400, 500 anni fa, prima che ci avviassimo a diventare una civiltà industriale. Se guardando questo film gli spettatori – a parte seguire le vicende della famiglia Sully [i protagonisti del film], le loro relazioni e i vari drammatici conflitti – verranno affascinati da questa esperienza sottomarina, dalla sensazione di vita pulsante, di magia e di mistero, allora forse saranno portati a riflettere su ciò che attualmente stiamo perdendo qui sul nostro pianeta».

Avatar 2 e gli effetti visivi straordinari 

Al di là della trama avvincente, anche gli effetti visivi sono davvero straordinari. 

Grazie alla tecnologia sofisticata e all’accuratezza descrittiva, si ha l’impressione che Pandora sia un posto reale. Ogni azione, la cavalcata di ogni creatura, è basata sulla fisica del mondo reale. Stesso discorso per le riprese acquatiche.

Avatar 2: qualche cifra

Distribuito dalla 20th Century Studios il film uscito il 14 dicembre 2022 è il sequel in live action del film campione d’incassi Avatar del 2009. Ha incassato undici milioni di euro in una settimana e attualmente è il sesto incasso più alto di sempre della storia del cinema.

Costato 460 milioni di dollari: è uno dei film più costosi di sempre.

Il messaggio ambientalista 

Cameron non ha voluto soltanto emozionarci con un film strepitoso, ha soprattutto voluto lanciare un appello “ambientalista”.

«Ho voluto che questo film parlasse dell’acqua, di come il luogo in cui la vita ha avuto origine sulla Terra si è evoluto nel tempo, e delle meraviglie che ancora oggi vi possiamo ammirare – nonostante il suo preoccupante stato di salute, causato dall’ azione dell’uomo».

E ancora «Tra 50 o 75 anni la maggior parte delle barriere coralline del pianeta saranno visibili solo nei film. E questo non va bene. Quando ero piccolo sognavo di diventare un subacqueo per poter vedere con i miei occhi tutta questa meraviglia e questa bellezza, e poi per decenni ho potuto esplorare e ammirare questo mondo. I miei figli e i miei nipoti non avranno questa opportunità. Quindi il mio se vogliamo è un grido d’allarme: per ricordare, celebrare e innamorarsi di nuovo, e grazie a questo dedicarci a proteggere ciò che stiamo perdendo».

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