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lunedì, Maggio 20, 2024

Il colonnello Calcagni chiede indietro la sua divisa

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Dopo 11 anni durante i quali il colonnello Carlo Calcagni è stato richiamato in servizio nel Ruolo d’onore, dal gennaio 2010 al dicembre 2021, all’improvviso il ministero della Difesa ha “revocato” ed annullato il decreto, negandogli la possibilità di indossare la divisa.

Calcagni contaminato da uranio e metalli pesanti

Una storia, quella del colonnello, che ripercorriamo per chi non lo conoscesse e che inizia negli anni ’90 quando era elicotterista nei Balcani. In particolare nel teatro di guerra della Bosnia Erzegovina. Qui, mentre portava a termine tutte le missioni di volo, è stato purtroppo contaminato dall’uranio impoverito e da 28 metalli pesanti ancora presenti, dopo oltre 20 anni dall’inizio della malattia, nel suo corpo. Una contaminazione che gli ha causato ben 24 patologie e diversi interventi chirurgici. Quando racconta il suo calvario parla di oltre 300 punti di sutura e di quotidiane terapie che è costretto a subire ogni giorno.

La sua è una doppia battaglia: per la vita in primis e per far capire quanto sia pericolosa la contaminazione da amianto, uranio, metalli pesanti, sui teatri di guerra. Il colonnello è, infatti, la dimostrazione vivente del nesso causale tra contaminazione e patologie che hanno colpito lui, ma anche i suoi figli.

Uranio, il colonnello al convegno Ona su vittime del dovere

Dopo il convegno organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto, “Guerra e pace: vittime del dovere”, durante il quale ha preso la parola con un intervento chiaro e appassionante, ma al tempo stesso struggente, lo abbiamo raggiunto al telefono.

Perché, gli abbiamo chiesto, dopo 11 anni in cui è stato richiamato in servizio, ora non avrebbe più i requisiti?

“Le motivazioni – ci ha spiegato – anche in questo caso come per il resto, sono state diverse e sono arrivate sempre dopo l’ennesimo ricorso al Tar. Prima il Ministero della Difesa ha dichiarato che il provvedimento di revoca fosse solo una protezione nei miei riguardi. Proprio per le mie gravi e delicate condizioni di salute che sarebbe stata a rischio a causa dell’emergenza Covid (che era già arrivata in Italia da due anni!) se rientrassi in servizio. Successivamente, il ministero ha spiegato che la revoca era motivata dalla mancanza dei requisiti. Requisiti che, però, ho avuto per gli 11 anni precedenti. Requisiti che, improvvisamente, dopo la mia denuncia nell’intervista realizzata da Luigi Pelazza della nota trasmissione televisiva Le Iene, mandata in onda il 25 maggio 2021, sono spariti”.

“Uno di questi, previsti dalla normativa vigente, è avere una invalidità permanente pari o superiore all’80% di natura traumatica. Ma i responsabili dello Stato Maggiore Esercito, ufficio impiego del personale, hanno dichiarato che il sottoscritto non arriva a questa percentuale, poiché il mio non è un trauma, ma una (semplice) malattia, e che la legge non prevede, quindi, di essere richiamato in servizio nel Ruolo d’Onore con assegni. Su loro richiesta, di cui conservo copia, ho rifatto la richiesta di richiamo in servizio senza assegni, ma hanno rigettato comunque la mia domanda”.

Colonnello, commissioni militari riconoscono invalidità 100%

Il Ruolo d’Onore, invece, viene concesso per mutilazioni o invalidità riportate in guerra. “Le commissioni mediche militari mi hanno riconosciuto un’invalidità del 100% a vita, con super invalidità che, ovviamente, è permanente. Inoltre, proprio la massiccia contaminazione da metalli pesanti, riportata testualmente nel decreto di causa di servizio, è stata considerata dal Ministero della Difesa alla pari delle schegge di bomba, poiché seppur infinitamente piccole, derivano dall’esplosione di ordigni bellici e, per questo, mi è stato conferito il distintivo d‘Onore di MUTILATO in servizio”.

Il Colonnello è un atleta paralimpico e deve sottoporsi a dialisi e a trattamenti specifici per i quali è costretto a spostarsi in Inghilterra 3 volte l’anno per i ricoveri del caso.

Colonnello Calcagni: “Il Covid usato come scusa”

“La causa Covid è stata solo una scusa. Ci sono altri casi simili al mio e loro ancora lavorano, continuano con lo smart working. Io, invece, da 1 anno e 2 mesi sono fuori”.

“Sono una persona forte, determinata, almeno quando intervengo agli incontri. Quando parlo ai ragazzi cerco di trasmettere loro il mio senso del dovere, l’attaccamento alle istituzioni che rispetto e continuo a servire con umiltà, anche se mi hanno strappato da dosso la divisa. Perché come dico sempre agli studenti, si può fare il proprio dovere anche senza l’uniforme. Eppure – ci svela – quando resto solo, quando vengo attaccato, quando vengo screditato e persino diffamato, sento il peso della grande ingiustizia perpetrata nei miei confronti”.

“L’ho dimostrato, non chiedo denaro, tranne l’euro simbolico di risarcimento e le scuse pubbliche per aver dovuto subire anche l’umiliazione delle carte FALSE, proprio da parte del Ministero della Difesa che, nel 2007, aveva dichiarato che il sottoscritto non avesse effettuato alcuna attività di volo nei Balcani. Non faccio tutto questo per me, ma per un ideale di giustizia e verità. Perché il mio calvario non debba riviverlo nessun altro. Affinchè non ci siano più vittime del dovere per cancerogeni, quali uranio impoverito, metalli pesanti e amianto. Perché i militari vengano informati dei rischi e forniti delle attrezzature e protezioni necessarie per arginare questi rischi”.

Le pressioni a ritirarsi e gli attestati di stima

Eppure c’è ancora qualcuno che, davanti alle sue tante trasferte in giro per l’Italia, gli dice di starsene a casa “a godersi la pensione” e di “smetterla di dare fastidio”. Le pressioni per mollare sono tante – ci ha raccontato – ma molti di più sono i messaggi di incoraggiamento. Di chi lo ha conosciuto sul campo e conosce il suo valore e il suo buon cuore e di chi, invece, lo ha conosciuto e ha cominciato ad apprezzarlo per la sua stessa forza d’animo, per la sua caparbietà, per la battaglia che porta avanti anche a nome di chi non ha la sua forza e il suo coraggio e per chi non ce l’ha fatta. Per la sua gentilezza e determinazione.

“Andrò avanti – ha concluso Calcagni – per me, per la mia famiglia e per tutti coloro che hanno subito la stessa indifferenza da parte delle Istituzioni. Lo devo a tutti loro”.

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