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sabato, Agosto 8, 2026
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Aumento prezzo energia, decalogo per negozi ed uffici

prezzo energia
pub dall'esterno di sera

Dal 1 ottobre il prezzo dell’energia e del gas raddoppierà e famiglie e imprenditori stanno aspettando la stangata, anche per capire come affrontare l’inverno e, numeri alla mano, come affrontare l’emergenza.

Schizza il prezzo energia, i consigli dell’Enea

L’Enea nel frattempo ha stilato un decalogo, diverso per negozi e uffici, per poter risparmiare. L’obiettivo è di raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale di contenimento dei consumi del Ministero della Transizione Ecologica (Mite).

I consumi annui di metano di questo segmento del terziario sono di 4,5 miliardi di metri cubi. Il risparmio possibile con questi semplici consigli si andrà ad aggiungere ai circa 6,76 miliardi di metri cubi di gas conseguibili nel settore domestico.

Le poche regole per contenere il salasso sono state stilate dall’Enea, in collaborazione con Isnova e Logical Soft. Le ha diffuse l’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile nel periodico on line Eneainform@amministratore.

In ufficio evitare l’ascensore e manutentare le stampanti

Oltre alla misura di contenimento del risparmio con il calo della temperatura dei riscaldamenti di un grado o più dove possibile e di alzare quella dei condizionatori durante l’estate per contenere il prezzo energia, l’Enel consiglia per gli uffici di evitare l’ascensore. Così come utilizzare lampadine a basso consumo e installare sistemi di controllo intelligenti. Il risparmio è stimato per il riscaldamento tra il 7% e il 20% e per raffrescamento tra il 2% e il 4%.

E poi privilegiare soluzioni cloud, tipologie di servizi erogati via internet e accessibili da remoto. Si sta pensando, per esempio, allo smart working il venerdì per i dipendenti pubblici per risparmiare energia. Ritornare a far attenzione a chiudere porte e finestre, anche se questo non si sposa con le indicazioni per arginare il Covid, che purtroppo è ancora tra noi. Infine, ottimizzare l’impiego delle stampanti ed effettuare regolarmente la manutenzione.

Insegne dei negozi spente durante la notte

I negozi, invece, potrebbero spegnere le insegne durante la notte, che con il buio anche dei monumenti più importanti, renderà le città diverse da come le ricordiamo. A tutto beneficio, però, dell’ambiente. Si risparmierebbero in questo modo 3.000 kWh all’anno e oltre 1 tonnellata di Co2.

E ancora lampadine a basso consumo, sistemi di controllo intelligenti, chiudere le porte e controllare i dispositivi a barriera d’aria. Usare con maggiore accortezza termosifoni e aria condizionata (che in molti esercizi commerciali è stata spenta da tempo). Staccare le prese durante le ore di chiusura, utilizzare schermi o pellicole solari ed effettuare regolarmente la manutenzione.

Finora poco è stato fatto per risparmare energia in nome del cambiamento climatico e del rispetto dell’ambiente. Un forte ritardo c’è stato, anche secondo il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, nell’ambito delle rinnovabili.

Ora il nostro Paese, come gli altri in Europa, a causa della guerra in Ucraina, si trovano in difficoltà. Il piccolo sacrificio di limitare i consumi energetici potrebbe essere almeno positivo per l’ambiente, se non venissero rispolverati vecchi e ancora più inquinanti sistemi.

Cancro: scoperta somiglianza fra i tumori nei cani e nell’uomo

cancro
cane e donna seduti uno accanto all'altro

Un centro di ricerca sul cancro in Virginia, ha scoperto che il tumore nell’uomo e quello degli animali hanno somiglianze molecolari, genetiche e cliniche notevoli.

Cancro: cosa accomuna “Fido” e gli esseri umani 

Cancro. Veterinari e medici lavorano da tempo per sviluppare delle terapie efficaci per gli animali (sopratutto cani) e per gli uomini. 

Oggi, alcuni studiosi della Virginia, hanno scoperto che «che le somiglianze molecolari, genetiche e cliniche dei tumori cerebrali canini e umani sono piuttosto notevoli».

Ad affermarlo è il neurologo veterinario John Rossmeisl

I cani sviluppano infatti malattie simili a quelle degli umani, e la loro genetica li rende un modello utile per la biologia delle malattie.

Questo potrebbe consentire lo sviluppo di nuove terapie per uso veterinario e umano.

Lo studio è apparso su Nature Medicine.

Il boom del male nella società moderna 

Il cancro è tra le cause più comuni di morte per gli esseri umani nel mondo sviluppato.

A partire dal 1850, il suo tasso di mortalità è aumentato di quasi venti volte e una delle principali ragioni è da ricercare nel consumo di tabacco.

Anche i nostri cani non sono esenti dal male. La Veterinary Cancer Society, stima che a un cane su quattro verrà diagnosticato un cancro nel corso della sua vita, ma le ragioni non sono ancora del tutto evidenti. 

I cani domestici generalmente non hanno lo stesso livello di esposizione ai mutageni industriali (professionali) o sociali (tabacco) degli esseri umani.

Il loro pelo li protegge dalle radiazioni ultraviolette cancerogenee del sole e le pratiche di allevamento aiutano a ridurre significativamente la probabilità che si stabiliscano vere sindromi tumorali ereditarie. 

Alcuni studi hanno tuttavia identificato associazioni tra alcuni tumori animali ed esposizioni ambientali, come l’esposizione al fumo di tabacco e i tumori delle vie respiratorie.

Un male antico che “risparmia” la fauna selvatica e altri animali domestici

Secondo il National Cancer Institute, il cancro descrive un gruppo di oltre cento condizioni patologiche caratterizzate da una proliferazione cellulare incontrollata, ma la malattia è limitata agli animali multicellulari.

Negli organismi unicellulari, come il lievito, la proliferazione incontrollata potrebbe portare all’esaurimento delle risorse che causa la morte di alcuni individui.

In altri casi, il cancro rimane dormiente.

Gli scienziati hanno altresì sottolineato che il cancro non è un difetto fisiologico moderno, ma una vulnerabilità, radicata profondamente nella storia evolutiva dei vertebrati.

Le antiche origini del cancro sono supportate dai crescenti esempi di tumori identificati nella documentazione fossile.

I biologi comparativi studiano il cancro nei cani e negli uomini 

Per i loro studi, i biologi comparativi si sono chiesti:

  • Perché il cancro è così diffuso nei cani domestici e negli esseri umani?;
  • Cosa spiega la differenza nel rischio di cancro e nell’incidenza osservata nei cani e negli esseri umani rispetto alle popolazioni selvatiche?

Risposte.

  1. L’apparente incidenza eccessiva del cancro in entrambe queste specie potrebbe essere dovuta al fatto che i meccanismi di protezione del cancro specifici per specie non si sono ancora evoluti. Di contro, grazie ai progressi medici, tecnologici e scientifici, è aumentata la longevità e il rischio di ammalarsi è dunque più alto. Gli altri animali, muoiono prima, anche per ragioni legate ala predazione, dunque è difficile monitorare i processi che portano alla “malattia del secolo”. Questa tesi è nota come “paradosso di Peto”
  2. Le differenze sostanziali nell’incidenza di specifici tipi di cancro che affliggono i cani domestici e gli esseri umani, nonostante un ambiente strettamente condiviso, suggerisce che ci sono fattori di rischio biologici fondamentali presenti in entrambe le specie, distinti dalle esposizioni ambientali.

E’ possibile prevenire il cancro umano e canino? 

Il cancro non si può evitare ma si può prevenire:

  1. Adottando uno stile di vita sano;
  2. Diminuendo l’esposizione ambientale agli agenti patogeni;
  3. Alcuni scienziati ritengono che si potrebbe progettare il rischio di cancro dal genoma, aumentando i meccanismi antitumorali endogeni, o potenzialmente trasferendo strategie protettive utilizzate da organismi grandi e longevi. Questo tuttavia potrebbe sollevare seri dilemmi etici;
  4. Nell‘uomo, l’identificazione precoce del cancro attraverso lo screening delle popolazioni a rischio può portare a un trattamento efficace e a una diminuzione della mortalità;
  5. Nei cani, le strategie per ridurre l’esposizione ambientale agli agenti cancerogeni sono meno probabili. Innanzitutto poiché l’esposizione dei cani a tali agenti cancerogeni ambientali è generalmente piuttosto limitata e, allo stesso tempo, tali esposizioni potrebbero essere inevitabili.

Shine-On: un test per identificare il cancro canino e umano

Al fine di diagnosticare tempestivamente il cancro canino e umano, alcuni scienziati hanno avviato l’ambizioso progetto esempio “Shine-On”.

Esso consiste in un esame del sangue in grado di rilevare eventi associati alla presenza (o al rischio) di emangiosarcoma (un tumore maligno relativamente comune nei cani).

I test di diagnosi precoce e valutazione del rischio sarebbero abbinati a una strategia preventiva, ad esempio, il farmaco mirato EGF angiotossina bispecifica (eBAT).

Il farmaco, può eliminare le popolazioni cellulari che avviano il cancro e/o rendere l’ambiente inospitale per la crescita del tumore.

Se la terapia dovesse rivelarsi efficace nei cani, aprirebbe la porta allo sviluppo di approcci simili per le persone.

«A lungo termine, piuttosto che aspettare l’innovazione evolutiva, dovremmo considerare attentamente se le norme pratiche ed etiche consentirebbero l’ingegneria di meccanismi estesi di protezione del cancro in genomi a rischio». «Almeno nelle popolazioni di cani che sono state rese altamente vulnerabili al cancro mediante selezione artificiale» spiegano i ricercatori.

Fonti

Nature Medicine

National Cancer Institute of the National Institutes of Health

onlinelibrary.wiley.com

Davide Cervia, rapito perchè esperto in guerra elettronica

Davide Cervia
Davide Cervia

di Gianluca Cicinelli – Il 12 settembre del ’90 Davide Cervia doveva arrivare a casa ma non vi fece mai più ritorno. Inizialmente nessuno sa niente di lui se non che è sposato ha due figli e vive a Velletri. Va detto senza giri di parole che, se oggi esiste un caso Cervia e tutti sanno che si tratta di un caso di spionaggio internazionale, come scritto anche sulle sentenze dei diversi processi, è perchè la moglie di Davide, Marisa Gentile, non si è mai arresa, non ha mai creduto alla versione degli inquirenti di un allontanamento volontario e ha combattuto con una tenacia che ha squarciato il muro di omertà e depistaggi delle istituzioni.

Denunciata la scomparsa si pensa ad un allontanamento

Quando la moglie denuncia la scomparsa i carabinieri non hanno dubbi: sarà scappato per una storia di corna. Marisa la moglie non ci sta e inizia a fare ricerche per conto suo. L’ho conosciuta in quel periodo. E’ una bella persona, determinata, non si accontenta della superficie, cerca sempre la verità a qualsiasi costo. Siamo amici e ci frequentiamo ancora oggi, 32 anni dopo.

A quell’epoca lavoravo in una piccola radio privata dove si presentò il padre di Marisa, faceva il giro di tutte le redazioni per chiedere aiuto a ritrovare Davide. Iniziai ad andare a casa loro perchè in effetti la storia non funzionava come dicevano i carabinieri. Conobbi così i figli di Davide, due bambini, Erika, di otto anni, e Daniele che ne aveva quattro. Telefonavo in procura e mi riattaccavano dicendo di lasciar stare, il modo migliore per incuriosirmi.

Il ritrovamento dei manuali crittografati

Tra le cose di Davide vennero trovati dei manuali. Cervia, che era un civile quando fu rapito, era stato sergente in Marina Militare per un lungo periodo. Viveva a Sanremo e per fuggire da una famiglia che non gli piaceva si era imbarcato giovanissimo. Furono esaminati da persone competenti ed ex colleghi di Davide e venimmo a conoscenza di due cose: erano crittografati, cioè i circuiti descritti erano disegnati in un modo che chi avesse avuto semplici nozioni di elettronica non avrebbe potuto decifrarli, e riguardavano un’arma particolare di disturbo dei segnali radar.

Vennero rintracciati degli ex colleghi, tra cui c’era chi aveva subito le stesse minacce, ma non era stato portato via perchè affetto da una patologia che poteva provocare danni irreversibili durante un’eventuale collutazione. Fu molto complicato, nessuno voleva parlare, erano impauriti, ma alla fine alcuni, mossi da umana solidarietà, fecero il loro dovere.

Cervia era uno specialista in Guerra elettronica

Scoprimmo così che Davide Cervia era un esperto GE, cioè uno specialista in Guerra elettronica. Aveva studiato su un’arma che aveva contribuito a montare e sistemare sulle navi italiane da guerra.

Era cioè in grado dal momento in cui un aereo accendeva i motori in un qualsiasi aeroporto del mondo di stabilire se si trattasse di aereo amico o nemico, quanti passeggeri e che armamento aveva a bordo e, soprattutto, nel caso l’aereo fosse stato nemico e avesse avuto cattive intenzioni, di ingannare elettronicamente l’altro radarista sulla propria posizione mentre lanciava un missile e a sua volta lanciare un missile per colpirlo. Il sistema si chiamava Teseo Otomat e l’Italia l’aveva venduto, fino al 1990, a 64 paesi nel mondo. La questione adesso era chiara.

Qualcuno vide il rapimento

Qualche mese dopo comparve un testimone oculare che i carabinieri non volevano ascoltare. Marisa Gentile, la moglie di Davide, registrò la sua dichiarazione di aver visto Cervia caricato a forza su una macchina da quattro persone. Poco dopo un autista di pullmann di linea confermò gli orari del primo testimone. Il caso arrivò a Chi l’ha visto e i testimoni erano meno reticenti. Tra questi molti depistatori, come vedremo.

Il ritrovamento dell’auto di Cervia

Grazie alla trasmissione, che ricevette una lettera anonima, fu ritrovata la macchina di Davide. Era in una via adiacente la stazione Termini di Roma, un luogo dove avevamo già cercato in precedenza senza esito. La macchina di Davide era dotata di un impianto a gas. Ma nel filmato di Chi l’ha visto gli uomini della Digos che effettuano il ritrovamento applicano una carica di esplosivo sul portabagagli, dove era situata la bombola, per aprire la macchina. La bombola era vuota ma solo chi l’avesse saputo prima poteva usare dell’esplosivo con la certezza di non provocare un’esplosione.

Le minacce e i pedinamenti alla famiglia

Marisa e la sua famiglia ebbero dei problemi di sicurezza personale. La pedinavano apertamente e i carabinieri arrivarono a minacciarla di ritorsioni sui figli se non avesse adempiuto agli obblighi scolastici. Lettere anonime e telefonate notturne iniziarono a rovinare la vita di Marisa, Erika e Daniele e anche dei genitori di Marisa, Lina e Alberto, che nel frattempo si erano trasferiti a Velletri per aiutare la figlia.

Anche io ebbi qualche problema. La mia macchina, che la sera ovviamente lasciavo chiusa, veniva aperta e all’interno la mattina trovavo dei bigliettini di auguri per la mia famiglia. Di notte per mesi si alternarono le telefonate mute anche da me con dei riflessi sulla vita familiare.

Eravamo certi di essere ascoltati al telefono. Tutti ci consigliavano di lasciar perdere. Dopo tre anni uscì il mio primo libro sull’argomento. Questo mi causò diversi problemi legali ma le cose iniziarono a girare diversamente. Venivamo invitati spesso in tv e questo mise paura stavolta ai nostri inseguitori. Nel frattempo erano state presentate numerose interpellanze in Parlamento e lo scandalo coinvolse i servizi segreti.

Nasce il Comitato per la verità su Davide Cervia

Allora iniziarono le querele al libro. Tra il primo e il secondo libro furono molte, in alcuni casi fu imputata anche Marisa Gentile, una vera vergogna: la vittima, la moglie del rapito. Finita sul banco degli imputati. Ma vincemmo sempre. Nel frattempo avevamo messo in piedi il Comitato per la verità su Davide Cervia.

La Marina Militare non fornì informazioni in tempo utile

La Marina Militare nel frattempo aveva fornito tre diversi fogli matricolari di Cervia, in uno non risultava nemmeno il matrimonio, che ne sminuivano le competenze e il ruolo a bordo delle navi, lo facevano passare quasi per un mozzo. Allora con il Comitato occupammo per una giornata intera, dopo esserci fatti ricevere con una scusa, l’ufficio del capo di gabinetto del Ministro della Difesa. Alla fine della trattativa, e grazie anche all’aiuto dell’ammiraglio Flaco Accame, scomparso di recente, ottenemmo il quarto e vero foglio matricolare. Davide Cervia, era scritto finalmente in un documento ufficiale, era un esperto di Guerre Elettroniche. Anzi, era stata congedato come istruttore, per la sua abilità.  

Il secondo libro e una nuova testimonianza

Il giorno che uscì il mio secondo libro sull’argomento venni contattato da un signore che mi raccontò una storia incredibile. Lui lavorava all’Air France e si era deciso a parlare solo allora perchè era andato in pensione. Mi disse che poco dopo il rapimento i carabinieri erano andati a chiedere, è una routine con tutte le compagnie aeree con le persone scomparse, se Cervia risultasse imbarcato con la loro compagnia.

Lui aveva svolto la ricerca e risultava che Cervia era stato imbarcato nel gennaio 1991 su un volo da Parigi a Il Cairo. Il volo era di due giorni prima l’inizio della prima guerra del golfo e Il Cairo era l’unico aeroporto ancora aperto agli occidentali. La guerra del golfo è quella dove per la prima volta le guerre elettroniche hanno svolto un ruolo determinante nel conflitto.

Il suo superiore, Monsieur Rouget, gli aveva tolto il fascicolo di mano dicendogli di non occuparsene che ci avrebbe pensato lui e il mio informatore non aveva più saputo niente di Cervia fino al mio libro. Andai a Parigi a rintracciare questo signore. Nascosi il microfono sotto la camicia e mi presentai come un amico della persona che mi aveva indirizzato su quella pista.

Davide Cervia su un volo da Parigi a Il Cairo?

L’ex direttore dell’Air France Italia all’epoca del rapimento non solo mi confermò le parole del mio informatore. Aggiunse che i biglietti con cui viaggiava Cervia erano stati emessi da un’agenzia del ministero francese degli Affari Esteri. Faceva parte di un pacchetto di due biglietti. Mi disse anche che lo avevano contattato i servizi segreti di Parigi per dirgli di rispondere alle autorità italiane che non era lo stesso Cervia che cercavano, ma un omonimo, un militare francese di origine corsa.

L’inchiesta della polizia non approdò a nulla, al posto del fascicolo di cui parlava il direttore Air France ce n’era uno in cui monsieur Cervia era diventato mademoiselle Cervia e volava da un’altra parte. Un vero scandalo, un vero depistaggio.

Nel 2000 dichiarata la morte presunta di Davide Cervia

La morte presunta di Cervia è stata dichiarata solo nel 2000. Nel 2001 finalmente è stato riconosciuto che tutto quello che la famiglia e pochi altri giornalisti avevano scoperto: la mia inchiesta, riportata in libri e articoli, erano assolutamente veri. Il tribunale dichiarò ufficialmente che Davide Cervia è stato rapito per le sue competenze belliche ad opera di un paese straniero non identificato a causa del troppo tempo passato.

Negli atti dell’inchiesta, dove risulta che ancora una volta i telefoni miei e di Marisa erano stati messi sotto controllo, dove vengono riportati tutti i nostri spostamenti degli ultimi dieci anni e la conferma che ci pedinavano come fossimo banditi, viene deplorato il tenore delle conversazioni tra me e Marisa che criticavamo le istituzioni ed esprimevamo dubbi sulla reale volontà che l’inchiesta arrivasse a conclusione. I cattivi eravamo io e Marisa, non chi aveva rapito Cervia e chi aveva depistato dalla verità.

Davide Cervia: condannato il Ministero della Difesa

Qualche anno più tardi la famiglia di Davide vinse una causa civile molto importante. Il Ministero della Difesa è stato condannato per aver sottratto il diritto alla verità a Marisa Gentile, Erika e Daniele Cervia. Il rimborso simbolico di un euro fu dato dall’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta a Marisa Gentile e alla famiglia.

Ma le istituzioni non si rassegnano mai a perdere. Pochi mesi fa, nell’estate del 2021, un magistrato di una procura del nord ritenne che un corpo, ritrovato in un lago con una pallottola in testa diversi anni prima e rimasto in obitorio senza nome potesse appartenere a Davide Cervia. Senza nessun’altra giustificazione. Per questo motivo è stato chiesto ai figli di Cervia di depositare il proprio Dna.

C’è però un piccolo particolare che rende questa richiesta innaturale e preoccupante. Il cadavere ritrovato nel lago è di almeno dodici centimetri più basso di Cervia. Non appena con Marisa abbiamo messo in piedi un piccolo team di esperti per controbattere scientificamente all’ipotesi del magistrato, questi ci ha fatto sapere che l’ipotesi che quello fosse il corpo di Davide era caduta. Attendiamo che da un momento all’altro qualche altra istituzione dello Stato torni a tentare di depistare dalla verità. Siamo qui, ci siamo da trentadue anni e non lasceremo certo perdere adesso.

Terapie intensive Covid, si raddoppia

terapie intensive covid
donna truccata con mascherina

Le terapie intensive covid raddoppiano i ricoveri in una settimana. E’ il dato emerso dal monitoraggio della Fondazione Gimbe, per la settimana 28 settembre – 4 ottobre. Salgono i contagi, le intensive fanno registrare il +21%, mentre i ricoveri ordinari il +31,8%. Calano per fortuna però i decessi: -8,5%.

I casi di Covid sono aumentati a 244.353, contro i 160.829 della settimana precedente. Gli attualmente positivi sono quasi mezzo milione.

Per la terza settimana consecutiva si registra un incremento dei nuovi casi” – ha fatto sapere Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Gli ingressi in terapia intensiva, dopo aver toccato la scorsa settimana il minimo dal luglio 2021, sono quasi raddoppiati con una media mobile a 7 giorni di 21 ingressi al giorno contro 11” – ha aggiunto Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione.

Terapie intensive covid, colpa di Cerberus?

Se si registra un’ascesa così prepotente dei casi e dei ricoveri nelle terapie intensive covid, si ipotizza che possa essere colpa della variante Cerberus (BQ.1.1). Si tratta di una nuova sottovariante di Omicron che preoccupa gli esperti da almeno un mese perché, come alcune sue “sorelle”, sarebbe in grado di sfuggire a tutti gli anticorpi monoclonali efficaci contro la variante BA.5, di cui è un derivato.

Fattori importanti però restano senza dubbio l’abolizione delle mascherine a scuola e sui mezzi pubblici, che hanno fatto salire i contagi anche tra i bambini; nonché la fase di stallo della campagna vaccinale.

In Italia sono ancora 6,81 milioni le persone non vaccinate e 7,54 milioni le persone che non hanno la terza dose. In quest’ultimo caso sono 2,2 milioni le persone che hanno avuto il covid da meno di 120 giorni e che devono attendere i quattro mesi per riceverla. Le quarte dosi somministrate sono invece quasi 3,4 milioni, a fronte di una platea di 19,1 milioni. Di queste ultime sono 13,9 le persone che potrebbero riceverla subito e solo 1,8 milioni quelle in attesa che trascorrano i 120 giorni dal contagio.

Roma, amianto nel cortile della scuola Evangelisti: esposto Ona

cortile
L'avvocato Ezio Bonanni indica la copertura in amianto in un punto deteriorato

Da anni i bambini della scuola dell’infanzia e primaria “Carlo Evangelisti” di via Cornelia, a Roma, giocano a pochi passi dall’amianto. Nel cortile dell’istituto, infatti, c’è un locale caldaia la cui copertura è in eternit (il terribile cemento amianto), e, nonostante denunce e segnalazioni, nessuno si è mai degnato di rimuoverlo. Una vergogna ancora maggiore se si considera che ben 2 anni fa, nell’ottobre del 2020, nell’ambito del Progetto elaborato “Rimozione amianto nelle scuole comprese sul territorio del Municipio XIII”, il manufatto era già stato mappato e ne era stata disposta la rimozione. Così come della canna fumria, anche questa in asbesto. Per 2 anni ancora i piccoli alunni hanno continuato a respirare le fibre killer senza che nulla si muovesse.

Ora i genitori e il comitato di quartiere “Insieme per Montespaccato” hanno deciso di rivolgersi all’Ona – Osservatorio nazionale amianto, e al suo presidente l’avvocato Ezio Bonanni. L’avvocato per prima cosa, il 21 settembre scorso, si è recato sul posto per un sopralluogo insieme ai genitori degli alunni e ha potuto toccare con mano l’asbesto ad altezza d’uomo che si trova sotto le finestre delle aule in cui gli alunni fanno lezione e della mensa.

Bambini respirano amianto a scuola: esposto in Procura

Il primo passo è stato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, quello immediatamente successivo interessare la stampa: “Tutti devono sapere – ha detto Bonanni – che le scuole in cui giocano e studiano i nostri figli sono ancora piene di amianto a distanza di 30 anni dalla legge 257 che lo ha messo al bando. L’asbesto è altamente cancerogeno, può causare il mesotelioma, ma anche altri gravissimi tumori: al polmone, alla faringe, alla laringe, alle ovaie e al colon. Esporre addirittura i bambini a questo minerale è un crimine contro la salute. Ancora di più se altamente deteriorato come la copertura in questione. In questi casi, infatti, il cemento perde la sua capacità aggrappante e le fibre killer sono più libere di disperdersi nell’aria”.

Contattati il Comune e la Asl, ma nulla si muove

A raccogliere per prima le lamentele dei genitori era stata la consigliera del Municipio XIII, Claudia Finelli. Insieme alla presidente del comitato di quartiere, Valentina Furcolo, si era rivolta all’assessore Salvatore Petracca, che aveva trasmesso la segnalazione all’Ufficio tecnico. L’ufficio ha risposto che la copertura va sostituita, in quanto contenente amianto. I lavori, sempre secondo l’ufficio, sono compresi nell’appalto denominato “Rimozione amianto nelle scuole presenti sul territorio del Municipio XIII”.

La ditta aggiudicataria dell’appalto sta eseguendo tutte le operazioni propedeutiche (permessi Asl necessari per l’inizio dei lavori). Eppure i tempi non sono accettabili. Il 19 maggio 2022 la presidente del comitato ha inviato segnalazione alla Asl Roma 1. La Asl ha confermato la presenza dell’amianto sulla copertura del locale caldaia e ha invitato gli uffici Tecnico e Scuole di predisporre “le misure idonee ad evitare pericoli per la salute dei bambini”. Nulla però è stato fatto, nonostante le continue lamentele e segnalazioni dei genitori. Il 23 marzo precedente era stata anche presentata una mozione con la lista Calenda sindaco, bocciata però in consiglio comunale. Insomma la questione, che è invece di vitale importanza, sembra non interessare affatto.

Per questo l’avvocato Bonanni continua a chiedere che l’amianto sia eliminato in primis dalle scuole. Lo ha ribadito anche nell’ultima intervista a Radio Rai, ma anche al TgR Lazio.

L’amianto è altamente cancerogeno

In molti ancora non si rendono conto della pericolosità di un materiale ormai bandito, dal 2005, anche dall’Unione europea in tutti i Paesi membri e che causa il 78% dei tumori professionali. L’avvocato Bonanni lo ha spiegato bene ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Nel testo oltre a ricostruire la storia dell’asbesto nella Penisola, aggiorna anche i dati dei decessi legati al minerale. Le vittime, secondo una stima Ona, sono infatti, circa 7mila l’anno. L’Inail nel suo VII Rapporto ReNaM, che registra i casi di mesotelioma, non conteggia tutte le morti legate alle altre patologie asbesto correlate. L’unica strada per contenere il fenomeno è quello delle bonifiche, purtroppo ancora in forte ritardo. Lo dimostra ancora una volta la presenza di questa copertura in amianto nel cortile di una scuola elementare. Sono però circa 2400 gli istituti scolastici in tutta Italia ancora contaminati. L’asbesto si trova in alcuni ospedali e in tantissimi edifici costruiti prima del 1993.

Amianto nel cortile, isolato con il nastro rosso e bianco

Fino al sopralluogo dell’Ona, però, i bimbi hanno continuato a giocare vicino il minerale. Ora la scuola ha disposto la sospensione delle uscite in cortile e anche il divieto di passaggio. Il manufatto è “isolato” con del nastro bianco e rosso.

Misure tardive e, per quanto riguarda il nastro, anche inutili. Non è posizionato neanche un telo che in qualche modo possa bloccare la dispersione delle fibre. L’auspicio è che, chi di dovere, finalmente, faccia intervenire una ditta specializzata e lo faccia in fretta.

Si può richiedere assistenza all’ONA tramite lo sportello amianto online o il numero verde gratuito 800 034 294. L’associazione ha realizzato anche la app Amianto per la mappatura dei siti contaminati.