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Amianto: i rischi per la salute e il fibrocemento ecologico

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di Fabiana Valentini – L’amianto è stato ampiamente sfruttato in edilizia: la grande versatilità e il costo contenuto lo hanno reso un materiale di riferimento per il comparto edile. Dopo la sua messa al bando, però, le aziende hanno dovuto trovare delle alternative, tra queste il fibrocemento ecologico.

La versatilità ha permesso all’amianto di poter essere impiegato in numerosi campi: canne fumarie, pavimenti e pannelli isolanti solo per nominare alcune delle soluzioni edilizie.

Insieme all’amianto ha trovato spazio anche l’uso del fibrocemento, materiale industriale dai molteplici usi.

Ma cos’è il fibrocemento? Si tratta di un materiale costituito da una mistura di cemento e fibre di altro materiale con un’elevata resistenza alla trazione, utilizzato in particolare nell’edilizia. I manufatti ottenuti con questa mescola hanno una notevole resistenza alla corrosione, alla temperatura e all’usura, insieme a una notevole leggerezza.

Fin dai primi anni ‘90, quando per il fibrocemento era utilizzato l’amianto, il materiale era noto come “cemento-amianto”, o con il nome di Eternit. È a partire dal 1992 che l’Italia ha vietato questo materiale, dimostratosi cancerogeno, e nel fibrocemento sono state impiegate altre fibre.

La storia dell’amianto, che causa oltre 7mila vittime l’anno in Italia, è ben delineata ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022“, dell’avvocato Ezio Bonanni. L’avvocato, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, spiega come le aziende, nonostante si conoscesse la sua perisolosità, lo abbiano continuato ad utilizzare.

I rischi per la salute

Come abbiamo visto in precedenza, il nostro Paese ha messo al bando l’amianto nel ’92. Come sottolineato dall’AIRC, i rischi per la salute sono molteplici: le fibre di amianto possono infatti causare tumori del polmone e mesotelioma. Quando vengono inalate, le fibre entrano in profondità nei polmoni ed essendo resistenti alla degradazione non vengono eliminate. La presenza delle fibre crea uno stato di infiammazione persistente in cui vengono prodotte molecole che danneggiano il DNA delle cellule, favorendo la trasformazione tumorale.

Il pericolo è legato alla liberazione di fibre nell’aria. Come sottolinea l’AIRC: “Un manufatto contenente amianto è tanto più pericoloso quanto più è friabile: il rivestimento di alcune tubazioni, per esempio, può essere ridotto in polvere dalla semplice pressione delle dita; meno pericoloso è l’amianto in “matrice compatta” (per esempio il cemento-amianto o il vinil-amianto, usato per le pavimentazioni). La pericolosità aumenta se il manufatto non è in buono stato o è danneggiato”.

Fibrocemento ecologico, alternativa all’amianto

L’evoluzione tecnologica ha permesso la creazione di nuovi materiali la cui funzionalità ha sostituito l’amianto. È il caso del fibrocemento ecologico, materiale di derivazione naturale composto da acqua, cemento, cellulosa e da fibre di origine naturale.

Il fibrocemento ecologico è una risposta green al problema dell’amianto e un asset prezioso per il comparto edile. La versione “ecologica” del fibrocemento è leggera, resiste alla trazione e garantisce buone performance anche per quanto riguarda l’efficienza energetica.

Report Ecomafia 2022, Bonanni: “Ambiente settore di produzione”

Report Ecomafia

Legambiente ha presentato oggi (15 dicembre), il nuovo report Ecomafia 2022. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto è stato chiamato ad intervenire alla trasmissione “Che giorno è” di Rai Radio 1 proprio per commentare i primi dati diffusi sulle ecomafie che hanno continuato anche nel 2021 ad affondare le loro radici nell’ambiente.

Clicca sulla foto per ascoltare la trasmissione

Insieme a Laura Biffi, curatrice del rapporto Ecomafia 2022, l’avvocato Bonanni ha spiegato come spesso le mafie si annidino anche tra le pieghe dello Stato. Uno Stato che a volte non vuole risolvere i problemi ambientali. Come quello dell’amianto, minerale utilizzato per decenni in Italia nonostante si conoscesse bene la sua pericolosità. Causa, infatti, il mesotelioma e altri tumori, come si può leggere ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Bonanni: “Rendere conveniente la legalità”

L’asbesto (altro modo di chiamare l’amianto), anche una volta messo al bando con la L. 257 del 1992, non è stato rimosso se non in pochi casi. La legge non prevede, infatti, un obbligo di bonifica, se non in casi particolari.

“L’ambiente – ha detto Bonanni – va individuato come settore di produzione. Distruggendo l’ambiente, infatti, si distrugge non solo la salute, ma anche l’economia. Anche per questo lunedì scorso in Campidoglio, a Roma, abbiamo lanciato gli Stati generali della sostenibilità”.

Il presidente Ona ha poi spiegato qual è la proposta dell’associazione per arginare anche i reati ambientali, come gli infortuni sul lavoro: “Rendendo conveniente – ha spiegato in trasmissione – il sistema legalità. Creando un sistema virtuoso riconoscendo un credito d’imposta alle aziende che bonificano, per esempio, dalle sostanze cancerogene come l’asbesto, e che non inquinano. L’Ona in questo senso getta un ponte anche al datore di lavoro, perché quando si arriva a processo penale anche la condanna penale non restituirà la vita a chi l’ha persa. Le condotte criminose vanno fermate prima che possano fare danno”.

Oltre 30mila i reati contro l’ambiente nel 2021

I numeri diffusi oggi da Legambiente sono sempre alti anche se in leggera discesa rispetto al 2020. Nel 2021, infatti, i reati contro l’ambiente non scendono sotto il muro dei 30mila illeciti (accertati 30.590), registrando una media di quasi 84 reati al giorno, circa 3,5 ogni ora. Con un -12,3% rispetto ai dati del 2020.

Crescono, invece, gli arresti che arrivano a quota 368, +11,9% rispetto all’anno precedente. Sono 59.268 gli illeciti amministrativi contestati, con una media di 162 al giorno, 6,7 ogni ora.

23 Comuni sciolti per mafia in meno di due anni

Sommati ai reati ambientali – spiegano da Legambiente – questi numeri descrivono un Paese in cui le autorità accertano ogni ora circa 10 violazioni delle norme a tutela dell’ambiente.

Dal 16 settembre 2021 al 31 luglio 2022 le forze dell’ordine e la magistratura hanno avviato 115 inchieste per corruzione, arrestato 664 persone, denunciato 709 soggetti ed eseguito 199 sequestri.

Nel 2021 lo Stato ha sciolto per mafia 14 comuni e nel 2022 ne ha colpiti altri 7, compresi Anzio e Nettuno (RM).

Questi dati mostrano, da un lato, danni gravissimi per l’ambiente, la cui tutela dal 22 febbraio 2022 rientra tra i principi fondamentali della Costituzione italiana, e, dall’altro lato, un bottino d’oro per le ecomafie, che nel 2021 hanno incassato 8,8 miliardi di euro

Report Ecomafia, cemento e rifiuti i settori più coinvolti

Il settore più colpito resta quello del cemento, con 9.490 reati (31% del totale), seguito da quello dei rifiuti (8.473), che registra anche il maggior numero di arresti, 287, e di sequestri (3.745, +15%) e dai reati contro la fauna (6.215).

Aumentano in modo esponenziale i reati contro il patrimonio boschivo: 5.385 tra incendi colposi, dolosi e generici (+27,2%), con una superficie colpita dalle fiamme di oltre 159.000 ettari (+154,8% sul 2020). Crescono anche i reati contro il patrimonio culturale, con l’aumento dei furti di opere d’arte che arrivano a 603 casi (+20,4%).

Nel 2021 le inchieste sui traffici illeciti di rifiuti monitorate da Legambiente sono state 38, contro le 27 dell’anno precedente; nei primi sette mesi di quest’anno il numero è già arrivato a 17.

I quantitativi di rifiuti sequestrati superano i 2,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di 94.537 tir che, messi in fila uno dietro l’altro, formerebbero un serpentone di 1.286 chilometri, capace di collegare Reggio Calabria al confine con la Svizzera.

Da segnalare i 640.195 controlli eseguiti nel settore agroalimentare e il fatto che, tra i nuovi interessi delle ecomafie, sia emerso il traffico illecito degli oli vegetali esausti.

Il Conoe stima che ben 15mila tonnellate all’anno di questi oli sfuggano alla raccolta e al trattamento da parte dei consorzi certificati.

Al sud le 4 regioni maglia nera

Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, registrano il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione. In queste aree le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto accertano il 43,8% dei reati, il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale.

Tra le regioni del Nord, la Lombardia si conferma quella con il maggior numero di illeciti ambientali. In Liguria i reati accertati aumentano fino a 1.228: la regione guadagna cinque posizioni e arriva al nono posto.

A livello provinciale, nel 2021 Roma balza al primo posto con 1.196 illeciti ambientali, superando Napoli (1.058), a sua volta leggermente sorpassata dalla provincia di Cosenza (1.060).

Report Ecomafia, le proposte di Legambiente

Legambiente, nel Report Ecomafia 2022, non si è limitata a registrare i reati, ma ha presentato 10 proposte di modifica normativa per rendere più efficace l’azione dello Stato. Secondo l’associazione ambientalista è necessario approvare al più presto le riforme ancora mancanti, sulle quali il Governo Meloni deve fornire risposte concrete.

Tra queste proposte, Legambiente chiede di istituire la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione Ecomafia).

L’associazione sollecita inoltre l’inserimento dei delitti previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e del delitto di incendio boschivo (art. 423-bis) tra quelli esclusi dalla tagliola dell’improcedibilità. Chiede anche l’approvazione del ddl contro le agromafie, l’introduzione nel Codice Penale dei delitti contro gli animali e l’emanazione dei decreti attuativi della legge 132/2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

Scrittura: come si è evoluta? Un mistero irrisolto

scrittura, evoluzione, tavole
scrittura, evoluzione, tavole

La scrittura fu introdotta tra il IV e il III millennio a.C nelle civiltà fiorite in Mesopotamia, Iran, India ed Egitto. Come si è evoluta e quali erano i suoi scopi è tuttora oggetto di discussione.

Il ruolo della scrittura: “verba volant, scripta manent” 

La scrittura è uno dei parametri più importanti per misurare lo sviluppo di ogni civiltà.

Attraverso di essa è possibile capire usi e costumi dei nostri antenati. Tutte “prove” inconfutabili, tramandate ai posteri, riassumibili nel detto “scripta manent, verba volant”.

Purtroppo, non sempre si è riusciti a decifrare correttamente la scrittura antica e non si è nemmeno riusciti a capire il passaggio evolutivo dalle forme arcaiche a quelle più recenti. Partiamo dai primi esempi di scrittura e cerchiamo di fare luce.

Iniziamo il nostro viaggio dalla Mesopotamia. 

Partire dalla quella che è definita “la culla della civiltà”è importante, perché è da qui che è avvenuta la traduzione biblica.

Scrittura: la tavoletta del Diluvio 

Nella biblioteca di Assubanipal (Re degli Assiri) è stata trovata la famosa “tavoletta del Diluvio”. Essa mostra chiaramente il legame fra la civiltà mediorientale paleo babilonese e assira e i testi biblici della Genesi. Ci fornisce inoltre utili indizi per tentare di scoprire l’evoluzione della scrittura e i suoi scopi originari.

I testi biblici della Genesi 

La Genesi è il capitolo più tardo della Bibbia e racconta la storia del diluvio universale.

Esso scaturisce dalla collazione di alcuni scribi e dalla elaborazione di tradizioni religiose e semitiche diverse.

A prova di ciò, nel prologo, nelle prime frasi della prima tavoletta dell’epopea di Gilgamesh, Dio è chiamato con due nomi diversi: YHV ed EI, cioè Hallah, Elohim.

Parlando di Gilgamesh, il testo racconta di come imparò la scrittura.

Egli disegnò sull’argilla delle parole attraverso dei segni protocuneiformi, che ricordavano le tracce delle zampe lasciate da un uccello sulla sabbia. 

Le prime forme scritte 

In Mesopotamia meridionale furono trovate le prime tavolette attestanti l’uso della scrittura durante il IV millennio a.C. 

I segni grafici incisi raffigurano degli oggetti, degli animali, numeri o segni che si riferiscono a delle Istituzioni. Cosa che indicherebbe un uso della scrittura per scopi burocratici.

Il loro senso, almeno dal punto di vista visivo, è abbastanza chiaro. Non si può tuttavia comprendere il linguaggio parlato della civiltà che li realizzò. 

Si può solo ipotizzare che si tratti di un antico linguaggio sumero, ma non c’è certezza. 

Contesti secondari 

Le tavolette sono state trovate in “contesti secondari”. Che vuol dire?

Significa che non sono state trovate in un archivio ma in edifici abbandonati, per terra. Intorno al 3.000 a.C., esse si usavano come una sorta di piattaforma, come degli scalini per raggiungere punti più alti.

Impossibile datare i reperti 

Tra il 3.500 e il 3.000 a.C. ci fu probabilmente un’eruzione solare, un’anomalia nell’atmosfera, qualcosa di cui non si ha notizia, ma che ha reso impossibile datare i reperti attraverso l’indagine al radiocarbonio.

Ogni 5700 anni il contenuto di radiocarbonio infatti si dimezza e non è più misurabile perché l’attività è troppo bassa.

La scrittura in Cina

In Cina, la scrittura nacque per degli scopi diversi.

Le ossa oracolari di età Shang risalenti al XIII-XI secolo a.C. (età del bronzo della Cina), con un ritardo di circa mille/duemila anni rispetto a quello che ara avvenuto in Mesopotamia, mostrano una scrittura ideografica che è tuttora utilizzata. I primi a utilizzarla erano degli “sciamani spie” al soldo di dinastie avversarie, che incidevano di nascosto le ossa per dare dei responsi falsati.

Egitto: a cosa serviva la scrittura? 

La forma più nota di scrittura è data dai geroglifici. Nel 3.200- 3.300 a.C, l’Egitto era un’unica nazione unificata militarmente e venerava il Faraone. Per questa popolazione, la scrittura serviva a gestire, a livello burocratico, l’intero Paese. I geroglifici potevano essere scritti da destra a sinistra e viceversa; dall’altro in basso e viceversa. Essa subì un’evoluzione fonetica nel I millennio a.C.

India e arte vascolare 

In India, le prime forme di scrittura compaiono su dei vasi di terracotta. Questi si utilizzavano quale merce di scambio.

L’alfabeto devanagari sarebbe nato intorno all‘VIII secolo, come ulteriore evoluzione della scrittura brahmi, utilizzata nella regione della valle dell’Indo sin dal V secolo a.C.

Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un adattamento indiano delle scritture semitiche, arrivate in India attraverso la Mesopotamia.

L’Acropoli di Susa

Nel corso di una spedizione francese dell’Ottocento, si trovarono vasi, sculture e tavolette in argilla cruda o terracotta, recanti dei segni che vengono indicati come “scrittura proto-elamita”.

Questo sistema non decifrato, si sarebbe sviluppato tra il 3.050 e il 2.900 a.C. e ha delle caratteristiche comuni con la scrittura della Mesopotamia (di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo).

Anche in questo caso, la datazione al radiocarbonio è impossibile.

Questa volta, i segni si riferiscono a dei numeri e a dei nomi. Cerchi e tacche rappresentano le unità, i triangoli invece indicano le Istituzioni, i templi, le case o i magazzini di persone specifiche. Infine si trovano iscrizioni identificabili come i sigilli dei proprietari, che servivano a garanzia delle transazioni economiche (fra il 3.300 e il 3.000). Le tavolette erano dei documenti d’archivio che registravano trasferimenti di cereali, animali, prodotti caseari.

Nel 1.900 a.C. questa scrittura fu abbandonata.

Scrittura lineare 

La successiva scrittura lineare (2.100 a.C) è di difficile interpretazione. Essa era data da un sistema fonetico, puramente sillabico, di pseudo testi e segni non standardizzati che solitamente riportavano dei rituali.

Conclusioni 

Come abbiamo visto, ogni civiltà ha elaborato il proprio sistema di scrittura per scopi completamente diversi. 

Abbiamo altresì realizzato che le prime forme erano date da segni grafici e non fonetici. 

Lo step successivo fu l’evoluzione della scrittura, da segno a rappresentazione fonetica del linguaggio.

Una domanda sorge spontanea: la scrittura meta lineare che conosciamo dal 2.300 a.C. in poi e quella che scompare ne 2.900 appartengono allo stesso sistema? Ancora non si sa. 

Riferimenti bibliografici 

Massimo Vidale – Università di Padova (Le scritture scomparse) 

Cambiamento climatico: 1 italiano su 3 lo ritiene una minaccia

cambiamento climatico, pianteta terra
cambiamento climatico, pianteta terra

Gli italiani cominciano a preoccuparsi seriamente per il cambiamento climatico, circa un terzo della popolazione lo ritiene una minaccia da affrontare senza esitare ancora. Il dato emerge dal secondo rapporto: “Il Cittadino consapevole: Comportamenti sostenibili per guidare strategie innovative a sostegno di una rapida transizione ecologica”, del nuovo Osservatorio Deloitte sui trend di sostenibilità e d’innovazione.

Cambiamento climatico, i giovani i più sensibili

Sono i giovani i più sensibili, la crisi climatica è considerata dal 45% degli appartenenti alla GenZ e dal 40% dei Baby Boomers (i nati tra 1946 e il 1964), che sono in pensiero anche per i loro figli. Colpiti anche dal caldo terribile che è continuato per mesi nella scorsa estate 7 italiani su 10 hanno paura che sia la “più grande crisi climatica ed ecologica della storia”. L’83% della popolazione è concorde sulle cause del cambiamento climatico, da attribuire alla società contemporanea che ha pensato soltanto ad un modello di sviluppo economico che non è certamente sostenibile.

I cittadini verso comportamenti sostenibili

Molti di loro hanno iniziato da tempo a compiere azioni per rallentare il cambiamento climatico, o quanto meno per non contribuire ad accelerarlo. 2 intervistati su 3 hanno, infatti, dichiarato di aver cambiato abitudini in un’ottica sostenibile già prima della pandemia.

Altri (almeno un 23%) stanno valutando come fare per adottare comportamenti più virtuosi e amici dell’ambiente.

Sette italiani su 10 sono convinti che le azioni da non dimenticare mai sono riciclare, rigenerare e ridurre i rifiuti prodotti. Altre parole chiave per i cittadini sono: “prodotti biologici e filiere certificate, economia circolare e brand ecosostenibili”.

Contrastare il cambiamento climatico: le criticità

La transizione ecologica, però, ha un costo e diverse criticità riscontrate dalla popolazione, anche da chi è più determinato. Per esempio il 38% degli intervistati si lamenta della difficoltà di trovare prodotti o servizi “green”. Un altro 36% dice che è complicato trovare informazioni certificate e affidabili sulla sostenibilità (36%). In questo senso molto posso fare sia le istituzioni che le aziende.

“Ecco perché l’innovazione – ha detto Andrea Poggi, innovation leader di Deloitte North and South Europe  – è la chiave: può accelerare la transizione ecologica e anche trovare soluzioni produttive maggiormente efficienti, che possono anche contribuire all’abbassamento dei prezzi di prodotti e servizi green”. commenta Andrea Poggi, innovation leader di Deloitte North and South Europe.

Per quanto riguarda i prodotti un terzo degli italiani fa attenzione ai materiali impiegati, che devono essere quanto più rinnovabili, naturali e riciclabili. Deve essere minimo anche l’impatto ambientale lungo tutto la catena del valore. La durabilità del bene, invece, nonostante sia fondamentale per ridurre i rifiuti abbandonati nell’ambiente, non è considerato dai consumatori come un aspetto prioritario. Questo naturalmente è più evidente tra gli adulti, ancora influenzati dalla “cultura del consumo”.

Le persone che fanno scelte sostenibili hanno dichiarato che questo li fa sentire meglio, a posto con la loro coscienza, e lo fanno anche per la loro salute. I settori in cui i cittadini considerano di più l’impatto ambientale delle loro scelte sono quelli della mobilità, dell’immobiliare e dei generi alimentari.

Falsa transizione ecologica: il greenwashing

Inoltre, in molti vigilano sul greenwashing. Ben il 65% delle persone è consapevole di questa pratica utilizzata da alcune aziende. Il 44% di loro non si fida della comunicazione delle stesse società. Il 75% dice di aver sperimentato questo finto ambientalismo.

Quello che gli italiani chiedono allo Stato è di farsi carico della transizione ecologica e di rimuovere gli ostacoli amministrativi e normativi. Alle aziende, invece, di sacrificare parte della propria performance per mantenere prezzi in linea con il mercato.

“Alla luce dell’attuale contesto economico e ambientale – ha concluso Franco Amelio, sustainability leader di Deloitte Italia – i consumatori sono sempre più portati ad adeguare i propri stili di vita e modelli di consumo ai nuovi principi dell’ecosostenibilità, avvalendosi anche di soluzioni innovative”.

Beata Vergine Maria di Guadalupe e il messaggio del Papa

San Pietro, messa
San Pietro, messa

La Beata Vergine Maria di Guadalupe, emblema del Messico e dell’America Latina, dona un messaggio di luce e di speranza ai fedeli. Le parole di Papa Francesco invitano alla riflessione.

Beata Vergine Maria: Papa Francesco celebra la festività 

Beata Vergine. Lunedì 12 dicembre alla Basilica di San Pietro, un Papa Francesco provato nel fisico e nella voce ha celebrato la ricorrenza dell’apparizione della Beata Vergine Maria di Guadalupe.

Apparizione della Beata  

La Madonna apparve per la prima volta in Messico nel 1531, tra le colline del Tepeyac (a nord di Città del Messico) a Juan Diego Cuauhtlatoatzinz, uno dei primi aztechi convertiti al cristianesimo.

Fu proprio Lei a dettare il nome “Guadalupe” a Juan Bernardino, zio di Juan Diego, dopo averlo guarito da una grave malattia. 

beata

Etimologia del nome Guadalupe 

Riguardo all’etimologia, il nome Guadalupe deriva probabilmente da “Coatlaxopeuh” “colei che schiaccia il serpente” (Genesi 3, 14-15).

I luoghi che ricordano la Beata

Nel 1557, sul luogo dell’apparizione si edificò dapprima una cappella. Nel 1622 si costruì un santuario e nel 1976 fu inaugurata la Basilica di Nostra Signora in Guadalupe, oggi meta di pellegrinaggio.

La Tilma della Beata

Nel santuario si può ancora ammirare la Tilma, il manto originale su cui è impressa la famosa immagine di Maria.

Ritratta come una nativa americana, dalla pelle scura, la Madonna è nota come “Virgen Morenita”.

La figura è circondata dai raggi del sole e sotto ai suoi piedi si trova la luna. Cosa che ricorda la figura della Donna dell’Apocalisse.

Uno studio condotto in collaborazione con l’osservatorio astronomico messicano, ha stabilito che le stelle dipinte sul manto corrispondono alle costellazioni presenti sopra Città del Messico durante il solstizio d’inverno del 1531, data dell’apparizione. 

La Tilma è composta da due teli di fibra d’agave, pianta associata alla dea locale Tonantzin.

E, per una strana coincidenza, l’apparizione della Madonna è avvenuta proprio nei pressi del tempio dedicato alla dea.

Disegno umano o divino?

Dopo aver effettuato attenti studi scientifici sul mantello, alcuni studiosi hanno affermato che il pittogramma sarebbe un’immagine acheropita, cioè non realizzata da una mano umana. 

I motivi?

  • Nessuno è stato in grado di replicarne lontanamente la fattura sulle fibre di cacto;
  • Nonostante il clima messicano (ricco di salnitro) danneggi facilmente i tessuti vegetali, la Tilma si è conservata intatta per oltre cinquecento anni. In aggiunta, numerosi esami chimici hanno rivelato che non si è mai effettuato alcun trattamento conservativo conosciuto o sconosciuto;
  • Lo strato colorato è inspiegabilmente separato, cioè è come se fosse sospeso sopra le fibre. Nel 1666, alcuni studiosi affermarono che era impossibile che l’immagine, così nitida, fosse stata dipinta sulla tela senza alcuna preparazione di fondo;
  • Nel 1788, si eseguì una copia del disegno sullo stesso tipo di tessuto. Ebbene, dopo otto anni, si era deteriorato.

Riferimenti simbolici 

I riferimenti simbolici sulla Tilma, sia relativi al Messico e alla sua storia, sia alle Sacre Scritture sono innumerevoli.

Dall’elaborazione dei dati sulla stessa si evincono strutture musicali e numeriche articolate e coerenti con la sacralità della Bibbia.

Il sole, essendo coperto da Lei, è solo una creatura e non Dio.

La luna, divinità che allude alla discordia, è ai piedi della Signora “meticcia”. Questo indicherebbe che è il satellite è stato consumato e sconfitto.

Le stelle sul manto azzurro sono subordinate a Lei, perché gli astri non sono divinità. 

Insomma, la Vergine sembrerebbe demonizzare l’idolatria vigente all’epoca e indicare al suo posto, la via della conversione.

Altri misteri sul manto della Beata Vergine 

Analizzando i riflessi delle pupille della Vergine di Guadalupe, si intravede una figura a mezzo busto, che secondo i fedeli sarebbe quella di Juan Diego.

Anche studi al computer hanno confermato che si tratta di lui. Ingrandendo le iridi fino a 2500 volte rispetto all’immagine reale, si vede infatti l’intera scena dell’apparizione.

Molti altri studi rivelano dettagli misteriosi sull’immagine, noi ci limitiamo a cogliere un simbolo quanto mai attuale: “la cecità dell’uomo”.

Il messaggio di Papa Francesco 

“Il messaggio è semplice: Gesù Cristo attraverso la Madre di Guadalupe, indica agli uomini di buona volontà la strada da seguire” declama Papa Francesco.

La Madonna sembra voler dire che gli aspetti più stupefacenti della Tilma li abbiamo continuamente sotto gli occhi, ma non li vediamo perché non siamo preparati a osservarli: non abbiamo ancora una vista buona, la luce interiore per accorgercene.