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sabato, Agosto 8, 2026
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Optimus, il robot umanoide di Tesla rivoluzionerà la nostra vita?

Optimus
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Elon Musk, CEO di Tesla ha realizzato un prototipo di robot umanoide. Il suo nome è Optimus. A cosa serve e perché dovremmo comprarlo?

Nome in codice Optimus: il nuovo OBot di Tesla Bot

Optimus. Elon Musk ci sorprende ancora una volta con le sue invenzioni. Oltre alle auto elettriche, il CEO di Tesla ha realizzato degli OBot, prototipi di robot umanoidi, che possono camminare, agitare le braccia e afferrare con le dita.

L’ultima creazione si chiama Optimus. Il prototipo è stato presentato all’AI Day 2022 a Palo Alto, in California, evento progettato per mostrare il robot e la tecnologia dei veicoli autonomi dell’azienda.

Qui ha attraversato il palco, ha salutato e accennato una danza a velocità ridotta. 

L’azienda ha inoltre mostrato un breve video di Optimus, in cui il robot si muoveva attraverso un ufficio, muoveva delle barre di metallo nella fabbrica della casa automobilistica e svolgeva vari compiti fisici, tra cui annaffiare le piante. 

L’umanoide è alto 173 centimetri e pesa 57 chilogrammi. Il suo corpo è alimentato da 40 attuatori elettromeccanici, utilizza alcuni software derivati dal pilota automatico di Tesla per guidarsi ed è alimentato da una batteria da 2,3 kWh.

Il viso è caratterizzato da un display a schermo ed è in grado di trasportare un carico fino a 20 chilogrammi.

Costerà circa 20.000 dollari e dovrebbe andare in vendita entro il 2027. 

Tesla inizierà a produrre il modello elettrico nella seconda metà del prossimo anno nel suo stabilimento di Austin e in quello di Berlino.

A cosa serve Optimus e perché qualcuno dovrebbe comprarlo?

Il progetto originale prevede che Optimus possa: 

  • Guidare le vetture grazie all’AutoPilot (il sistema di assistenza alla guida del veicolo Tesla);
  • Essere in grado di eseguire attività ripetitive o pericolose in modo sicuro;
  • Essere istruito ai comandi, usando il linguaggio naturale invece che la programmazione artificiale.

A seguire, alcuni esempi di uso a livello pratico.

1) Uso nelle fabbriche. Attualmente, i robot umanoidi non hanno l’intelligenza per svolgere dei lavori autonomamente e sono molto costosi.

Al contrario, Optimus sarebbe in grado di assemblare milioni di unità di auto e costa relativamente poco, tanto che, secondo il miliardario, il business dei robot umanoidi frutterà più delle sue vetture.

«Il nostro obiettivo è quello di creare un robot umanoide il più rapidamente possibile», ha spiegato Musk. 

2) Uso domestico. In un futuro prossimo, i robot potrebbero essere utilizzati negli uffici per alleggerire i lavori o nelle case per preparare la cena, falciare il prato e prendersi cura degli anziani. Potrebbero in certi casi diventare degli “amici” per gli esseri umani o persino partner sessuali. Alla fine «potrebbe aiutare milioni di persone, ma i primi usi saranno nelle fabbriche di automobili di Tesla»-spiega il magnate. 

C’è ancora m molto da fare per migliorare il prototipo 

«Costruire robot con capacità tattili umane e versatili, che possano manipolare diversi oggetti è estremamente impegnativo», ha dichiarato Heni Ben Amor, professore di robotica all’Arizona State University.

Poco chiari anche gli aspetti relativi alla programmazione e alla direzione dei compiti che dovrebbe svolgere il robot. 

L’umanoide di Tesla non ha nemmeno lontanamente dimostrato la capacità di fare, almeno in maniera sofisticata, alcune delle cose previste nel progetto originale. Durante la presentazione, il modo in cui un proprietario dovrebbe istruire Optimus, per esempio, ad andare a piantare patate o a fare altri tipi di lavoro è stato lasciato all’immaginazione.

I diretti concorrenti di Tesla nella realizzazione del robot umanoide

Honda e Toyota lavorano su robot umanoidi da oltre un decennio, con Asimo di Honda il più noto del genere. 

Hyundai, che ha acquistato Boston Dynamics un paio di anni fa, ha a disposizione un’ampia varietà di robot, compresi quelli che possono saltare e manipolare oggetti complessi. Tra questi, merita attenzione Atlas. Il robot può impegnarsi in Parkour, anche eseguendo backflip.

Agility Robotics ha creato Digit, un robot umanoide che svolge attività di magazzino e può percepire altri esseri umani nell’ambiente. Inoltre è in grado di evitare rischi per la sicurezza. 

Il robot Fillie Nextage di Kawanda Robotics può gestire attività di assemblaggio più complesse come mettere insieme componenti e imballaggi. Questo robot non ha gambe, ma è comunque considerato un umanoide.

Sophia di Hanson Robotics, progettata quattro anni fa, è in grado di camminare, tenere conversazioni e avere espressioni realistiche.

Softbank Robotics ha tutta una serie di robot umanoidi che funzionano in ambienti diversi.

Cosa succederà ai lavoratori “umani” che competeranno con Optimus?

La domanda solleva non pochi risvolti etici.

L’azienda aggira la questione, affermando che la produzione di massa del robot, non sottrarrà lavoro ai dipendenti. Richiederà nuovi spazi all’interno della fabbrica, dunque nuove assunzioni. Inoltre, l’assemblaggio da parte degli esseri umani coinvolgerà molti meno robot di quanto non faccia attualmente la produzione di auto Tesla. 

Fonti

autoweek.com

newscientist.com

 

Allarme Aviaria, la più grande epidemia mai affrontata in Europa

aviaria
galline

L’aviaria 2021-2022 ha registrato numeri molto alti in Europa. Sono stati uccisi oltre 47 milioni di uccelli negli allevamenti ed è tuttora in corso. Un danno enorme per il settore e una preoccupazione a più livelli.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) hanno diffuso i dati. Si parla della più grande epidemia di influenza aviaria mai affrontata nel nostro continente.

La trasmissione all’uomo, ha spiegato ‘Ecdc, può avvenire, ma il rischio è classificato basso dall’Unione europea. Da basso a medio quando, invece, si parla dei lavoratori del settore che sono a contatto con i volatili, “con elevato grado di incertezza dovuta all’estrema diversità dei virus dell’influenza aviaria che circolano nelle popolazioni di volatili”. La preoccupazione per la salute degli animali, comunque sale, anche perché l’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di focolai negli allevamenti, subito dopo la Francia, che è stata duramente colpita. In Italia si contano 317 focolai, rispetto ai 1383 francesi.

Aviaria, i contagi continueranno

Gli esperti sono convinti che i contagi andranno avanti. Gli anni scorsi, infatti, il virus si era fermato, registrando zero casi positivi, o quasi. Quest’anno, invece, tra giugno e settembre il numero di rilevamenti è stato, dicono sempre Efsa e Ecdc, “senza precedenti”. E’ calato rispetto ai mesi precedenti, ma è stato più di cinque volte superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La malattia ha raggiunto per la prima volta le colonie riproduttive di uccelli marini sulla costa nord atlantica, causando un alto tasso di mortalità in Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

“E’ chiaro che l’attuale epidemia è tuttora in corso – dichiara Guilhem de Seze di Efsa – con l’inizio della migrazione autunnale e l’aumento del numero di volatili selvatici che svernano in Europa è probabile che un maggior numero di essi risulti a rischio di infezione da Hpai, a causa della persistenza del virus in Europa”.

La possibilità della vaccinazione

Per questo sarà necessario studiare “strategie di prevenzione a medio e lungo termine”. Ad ocupersi del fenomeno è anche l’Organizzazione mondiale della sanità animale (Omsa), durante la 30esima Conferenza della Regione-Europa in corso a Catania. uno dei temi principali è, infatti, la vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI).

Il vaccino riduce il rischio nei volatili di contrarre l’influenza aviaria e riduce le probabilità che il virus si diffonda in un allevamento immunizzato. Non offre, però, una copertura del 100%.

Pancreas bionico: nuova svolta per diabete tipo 1

pancreas bionico
siringa poggiata sopra cubetti di zucchero con accanto una mela

Nuovi studi clinici hanno mostrato l’efficacia del pancreas bionico nei pazienti con diabete di tipo 1 (T1D) rispetto ai metodi standard di somministrazione di insulina.

Pancreas bionico: svelati i vantaggi della nuova tecnica

Pancreas bionico. Il diabete di tipo 1 colpisce spesso durante l’infanzia ed è causato da un attacco errato del sistema immunitario alle cellule produttrici di insulina del corpo.

Di solito, le persone affette da questa malattia fanno fatica a monitorare la glicemia e i sistemi attualmente disponibili richiedono una buona quantità di input da parte dei pazienti.

Devono contare i carboidrati in ogni pasto e poi trovare la giusta dose di insulina per bilanciarli. 

I risultati degli studi clinici di un sistema automatizzato di somministrazione di insulina dell’azienda Beta Bionics, suggeriscono che il calcolo può essere esternalizzato. Non ci sarà pertanto bisogno di iniettare dosi di insulina per correggere i livelli di glucosio nel sangue. Inoltre, gli operatori sanitari non avranno bisogno di apportare modifiche periodiche alle impostazioni del dispositivo.

In questo modo si possono evitare cali e aumenti nocivi dello zucchero nel sangue.

Il merito si deve al “pancreas bionico” iLet Bionic Pancreas, che utilizza la tecnologia di nuova generazione.

A finanziare lo studio, il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), del National Institutes del Boston University. Altri fondi provengono dal premio Investigator-Initiated Study di Novo Nordisk e da Beta Bionics, Inc.

Quest’ultima ha anche fornito i dispositivi sperimentali del pancreas bionico utilizzati nello studio. L’insulina e alcune forniture sono state donate da Novo Nordisk, Eli Lilly, Dexcom e Ascensia Diabetes Care. 

Il risultati sono stati presentati da un team dell’Harvard Medical School e pubblicati dal Bionic Pancreas Research Group.

A dire il vero, alcuni ricercatori del Boston University e del Massachusetts General Hospital avevano già testato il pancreas bionico nel 2010, ma questo è lo studio più completo intrapreso finora.

Come funziona il pancreas bionico

Il “sistema di controllo a circuito chiuso”, noto come pancreas bionico è molto più semplice rispetto ad altre tecnologie di pancreas artificiale disponibili.

Per stabilire le giuste dosi di insulina, il paziente deve infatti inizializzare il sistema artificiale in base al peso corporeo. Il software traccia i livelli di glucosio attraverso un sensore che usa degli algoritmi.

Infine stabilisce le dosi e rilascia autonomamente l’insulina ormonale, attraverso una minuscola cannula, che si indossa costantemente, di solito sull’addome.

Anche se lo studio si è focalizzato solo sulla somministrazione di insulina, esso può risultare efficace per la combinazione di insulina più glucagone.

«Mantenere uno stretto controllo sulla glicemia è importante nella gestione del diabete ed è il modo migliore per prevenire complicazioni come occhi, nervi, reni e malattie cardiovascolari lungo la strada».

A spiegarlo, il dott. Guillermo Arreaza-Rubín, direttore del programma di tecnologia per il diabete del NIDDK. «La tecnologia del pancreas bionico introduce un nuovo livello di facilità nella gestione quotidiana del diabete di tipo 1, che può contribuire a migliorare la qualità della vita».

Come si è svolto lo studio

Lo studio di 13 settimane, condotto in 16 siti clinici negli Stati Uniti, ha coinvolto 326 partecipanti, di età  compresa tra 6 e 79 anni.

Tutti i pazienti erano affetti da diabete di tipo 1 e avevano usato insulina per almeno un anno. 

I partecipanti sono stati suddivisi, in modo casuale, in due gruppi.

Il primo (219 partecipanti) ha usufruito del nuovo trattamento, che prevedeva l’utilizzo del dispositivo del pancreas bionico.

Il secondo invece ha continuato a usare l’autosomministrazione con un sistema ibrido a circuito chiuso: una cannula per insulina convenzionale o iniezioni.

Tutti i partecipanti hanno usato un monitor continuo per controllare i livello di glucosio.

I risultati evidenziano le potenzialità del sistema artificiale 

Nei partecipanti che usavano il pancreas bionico, l’emoglobina glicata, una misura del controllo della glicemia a lungo termine di una persona, è migliorata dal 7,9% al 7,3%.

Essa è invece rimasta invariata nel partecipanti al gruppo di controllo di autosomministrazione. 

I partecipanti del primo gruppo, hanno trascorso l’11% di tempo in più, circa 2,5 ore al giorno, nell’intervallo di glucosio nel sangue mirato rispetto al gruppo di controllo. 

Indipendentemente dall’età, i risultati sono stati simili per chi utilizzava il pancreas bionico.

In ogni caso, i miglioramenti nel controllo della glicemia sono apparsi sin da subito evidenti.

Effetti avversi del pancreas bionico 

L’iperglicemia, o alto livello di glucosio nel sangue, causato da problemi con le apparecchiature della cannula contenente insulina, è stato l’evento avverso più frequentemente, riportato nel gruppo del pancreas bionico. 

Per entrambi i gruppi si sono riscontarti pochi eventi di ipoglicemia lieve, o basso livello di glucosio nel sangue. 

La frequenza dell’ipoglicemia grave non era statisticamente diversa tra lo standard di cura e i gruppi del pancreas bionico.

Conclusioni sullo studio del pancreas bionico 

Il dott. Edward Damiano, ricercatore principale del progetto, professore di ingegneria biomedica alla Boston University e fondatore e presidente esecutivo di Beta Bionics, Inc., ha espresso un parere positivo sulla nuova tecnologia. «Il completamento di questo studio rappresenta un’importante pietra miliare nell’’utilizzo del pancreas bionico. Cosa che semplicemente non sarebbe stata possibile se non fosse stato per il supporto fornito dal NIDDK nel corso degli anni».

Ora il dispositivo è in fase di revisione da parte della Food and Drug Administration. «Se approvato, sarebbe il sistema più automatizzato disponibile per la gestione del diabete di tipo 1, il monitoraggio dei livelli di zucchero nel sangue e la fornitura di insulina con un input minimo da parte dei pazienti», hanno dichiarato Steven Russell e Jennifer Sherr, due degli autori dello studio.

Fonti

Steven Russell, MD, PhD, professore associato, medicina, Harvard Medical School, Massachusetts General Hospital Diabetes Research Center, Boston; Jennifer Sherr, MD, PhD, professore, pediatria, Yale School of Medicine, New Haven, Conn. ; New England Journal of Medicine, settembre. 29, 2022

Padel, torneo al Foro Italico per la prevenzione

padel
racchette e palline su un campo di padel

Padel, tennis e altri sport nella tre giorni all’insegna della cultura della prevenzione e dei corretti stili di vita. “Tennis & Friends” è il nome della manifestazione, che nella sua tappa romana si terrà al Foro Italico dal 7 al 9 ottobre.

L’ideatore è il professor Giorgio Meneschincheri, medico chirurgo, specialista in Medicina preventiva e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nella sua esperienza di medico aveva seguito una paziente affetta da tumore alla tiroide incinta di cinque mesi.

Da quel momento è nata l’idea di diffondere al massimo le possibilità di prevenzione; così il medico ha realizzato questo grande progetto coinvolgendo colleghi, istituzioni e cittadinanza.

Tanti gli ambassador della manifestazione. Tra loro diversi vip della televisione e del mondo dello sport: Maria De Filippi, Paolo Bonolis, Francesco Totti, Max Giusti, Rosario Fiorello, Antonio Cabrini, Marco Tardelli, Gianni Rivera, Vincent Candela, Stefano Fiore, Luigi Di Biagio e Giuliano Giannichedda.

Lo scopo della manifestazione è promuovere la cultura della prevenzione. Ci sarà un vero e proprio villaggio della salute e dello sport ad accogliere il pubblico, con oltre 400 medici distribuiti in 100 postazioni in cui offrire visite gratuite alla cittadinanza.

Per l’8 ottobre è previsto anche un appuntamento con l’aggiornamento professionale. Alle 12:30 si terrà infatti la conferenza “Sanità pubblica e privata a confronto“, subito dopo l’inaugurazione. L’evento sarà presieduto dal presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Roma, il dottor Antonio Magi.

Medici appassionati di padel, è il vostro momento

padel prevenzione

Mentre per “Tennis & Friends” si tratta dell’undicesima edizione, per “Padel & Friends” sarà il debutto. Il torneo si svolgerà infatti per la prima volta e si terrà su due campi del Foro Italico; è promosso dall’Associazione Medici Padel Italia ed è rivolto a medici e odontoiatri iscritti all’Ordine professionale. L’evento è aperto e gratuito per il pubblico.

Per partecipare al torneo di padel è necessario inviare una mail all’indirizzo: medicipadelitalia@gmail.com entro mercoledì 5 ottobre. I giocatori dovranno avere la tessera Fit ed essere in regola con i requisiti fisici; dovranno quindi presentare un certificato medico ed un elettrocardiogramma da sforzo, che per chi ha più di 50 anni deve essere eseguito ogni anno.

Il padel è lo sport del momento. Solo a Roma sono nati infatti 200 campi in meno di 2 anni. Numerose sono anche le richieste per aprire nuovi centri, ampliare o convertire da altri sport quelli già esistenti. Per dare un’idea del boom avuto dal padel in Italia, ci si può rifare ai dati ufficiali della Federazione Italiana Tennis. Nel 2020 i tesserati erano circa 10mila, a gennaio del 2022 oltre 56mila.

Alcol, bere poco cancella i rischi per la salute?

alcol
perdone brindano

“Non esiste livello sicuro di consumo (di alcol, ndr), dobbiamo dire che anche la prima goccia aumenta i rischi” per la salute. Le parole sono del direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità Europa, Hans Kluge. Le ha pronunciate qualche giorno fa, durante l’European health forum (Forum europeo sulla salute).

“Prima il no alcol alla guida e sotto i 18 anni”

Il messaggio è chiaro e per chi sta pensando che questa ipotesi non collida con quella che ci hanno sempre ripetuto – che un bicchiere di vino può fare bene – arriva un’altra conferma di Kluge. Ci dice, tra le righe, che non siamo ancora pronti, a livello prima economico e poi culturale, per accettarla. “Sono pragmatico, procediamo passo dopo passo – ha spiegato rispondendo a una domanda sulla etichettatura degli alcolici – prima il no alcol alla guida, poi quello sotto i 18 anni, poi le donne incinte e così via, fino a realizzare una società in cui le persone hanno gli strumenti per rimanere in salute“.

Il Parlamento europeo ha reintrodotto l’idea che un consumo moderato di alcol possa non essere nocivo. In realtà molto hanno influito i produttori di alcolici in particolare italiani. Il settore avrebbe subito un grave danno se nel Cancer Plan fosse rimasta l’affermazione che non esiste un livello sicuro associato alle bevande alcoliche. Il Parlamento europeo ha ritenuto, inoltre, più opportuno un messaggio in etichetta legato al consumo responsabile, rispetto a quelli più allarmistici sul rischio per la salute.

Questo nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) abbia classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. Diverse ricerche, inoltre, mostrerebbero un’associazione tra alcol e numerose forme tumorali.

Alcol, “meno è meglio”

Il ministero della Salute italiano ha sposato la tesi che “meno (alcol) è meglio”. Gli esperti spiegano, infatti, che nelle Linee guida per una sana alimentazione non si usano più termini come “consumo moderato”, “consumo consapevole” o simili. Questo perché potrebbero indurre il consumatore in una certa indulgenza nel bere alcolici.

Zero alcol per le donne in gravidanza e per i minori

Le indicazioni italiane definiscono comunque a basso rischio – sempre tenendo presente che “meno è meglio” – 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini e 1 unità alcolica al giorno per le donne. E ancora 1 unità per le persone con più di 65 anni e zero unità di alcol sotto i 18 anni. Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol puro che equivale a un bicchiere di vino o ad una lattina di birra. Così come ad un aperitivo o a un bicchierino di superalcolico.

Naturalmente la modalità di assunzione delle bevande alcoliche è importante. La tradizione italiana, legata anche alla dieta mediterranea che tutti ci invidiano, abbina il bere un bicchiere di vino ai pasti, per gioire di un momento di convivialità, con il controllo della famiglia o della comunità.

Bere alcol per ubriacarsi

Invece, soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo l’idea del “bere per ubriacarsi”, assolutamente pericolosa. È importato dai contesti nord-europei e si chiama “binge drinking”. Dannoso chiaramente per la salute, ancora di più se sono ragazzi molto giovani che lo mettono in pratica, ma anche “per i comportamenti a rischio che ne derivano in funzione dell’abbassamento della percezione del rischio che si sperimenta già a partire da 1-2 bicchieri consumati e che, progressivamente, porta all’intossicazione alcolica e può spingersi sino al coma etilico”.

Zero alcol per le donne in gravidanza

Il ministero della Salute ribadisce, questa volta senza soglie più o meno alte, due importanti limitazioni. Zero alcol per le donne in gravidanza e lo stesso per i bambini e i ragazzi minori di 18 anni. Non si deve mai bere, inoltre, quando poi ci si mette alla guida. Anche un solo bicchiere, infatti, altera la capacità di rispondere agli stimoli acustici, luminosi e spaziali. Il tempo di frenata raddoppia, si riduce il campo visivo, si ha una percezione distorta delle distanze e della velocità. L’incidente causato dall’alcol alla guida rappresenta la prima causa di morte tra i giovani in Italia.

Il vino non è un toccasana per il cuore

Secondo gli ultimi studi sembra non esserci un dosaggio sicuro nemmeno per il cuore. A spiegarlo sono i risultati di uno studio dell’Anglia Ruskin University e dell’University College di Londra pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition. La ricerca ha messo in discussione il metodo utilizzato da un precedente studio che asseriva come un bicchiere di vino fosse positivo per le arterie.

Lo studio contestato avrebbe accertato che chi non beve avrebbe un certo livello di rischio, più alto rispetto a chi consuma quantità modeste di alcol. Via via però che la quantità di alcol assunta ogni giorno aumenta, il rischio diventerebbe poi sempre più elevato.

Nella parte di analisi focalizzata su alcol e rischio cardiovascolare, i ricercatori avevano preso in esame circa 350.000 partecipanti. Di questi, 333.000 avevano dichiarato di consumare alcol, in quantità e frequenza varie, mentre quasi 22.000 avevano invece detto di non avere mai assunto bevande alcoliche nemmeno saltuariamente. Ai partecipanti era stato chiesto quanto alcol consumavano settimanalmente, e di che tipo. In base alle risposte le persone che avevano dichiarato di assumere meno di 14 unità alcoliche alla settimana sono state inserite nella categoria di consumo moderato.

Aumento del rischio cardiovascolare

Chi “non ha mai fatto uso di bevande alcoliche sembra avere un rischio cardiovascolare più alto” secondo questa ricerca sotto la lente degli esperti. I non bevitori inclusi nello studio risultavano però essere meno attivi fisicamente, con indice di massa corporea e pressione sanguigna più elevati. È probabile dunque che molti di loro non consumassero bevande alcoliche perché non erano in buone condizioni di salute. Questo avrebbe portato a sottostimare l’effetto dell’alcol o addirittura a vedervi un effetto protettivo per la salute.

Gli scienziati inglesi sono arrivati così alla conclusione che “l’alcol non ha nessun effetto protettivo sulla salute e anzi è associato a un aumento del rischio cardiovascolare anche quando si consumano 14 unità alcoliche o meno alla settimana”.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto lotta da anni contro uno dei cancerogeni più pericolosi, che causa il 78% dei tumori professionali in Europa: l’asbesto. L’associazione e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lavorano per un mondo libero da cancerogeni e inquinanti, per contribuire alla tutela della salute sui luoghi di lavoro e per tutti i cittadini. La ricerca è fondamentale per l’Ona, per avere diagnosi precoci e sempre migliori cure. La prevenzione resta però l’obiettivo primario, nella lotta al cancro, come ad altre malattie.