Avviso pubblico per la vendita di un asilo pieno di amianto, ad Imperia. La struttura non svolge più la sua funzione originaria, proprio perché le fibre di amianto sono estremamente pericolose, soprattutto se l’esposizione è di lunga durata. Anche se non esiste una soglia minima che esclude il rischio. Non era, quindi, adatta ad ospitare bambini che avrebbero potuto riportare, una volta adulti danni molto gravi.
Asilo contaminato da amianto e i rischi alla salute
L’amianto, come ricorda sempre l’Osservatorio nazionale amianto, e come è ormai riconosciuto dalla comunità scientifica da tempo, provoca il mesotelioma. Si tratta del tumore sentinella, dove infatti è alta la sua incidenza, siamo di fronte a un sito contaminato. Oltre a questo l’asbesto (altro nome dell’amianto), causa il tumore del polmone, delle ovaie, della laringe, della faringe e del colon e diverse altre patologie asbesto correlate. Tra queste ricordiamo soltanto l’asbestosi.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, stima che ci siano in Italia almeno 7mila vittime di amianto in Italia ogni anno. Sebbene, infatti, questo minerale è stato messo al bando 30 anni fa con la legge 257/1992, le bonifiche sono in forte ritardo. Questo, oltre al lungo periodo di latenza tra l’esposizione e la manifestazione della malattia, comporta tanti altri nuovi casi di mesotelioma (registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail).
L’avviso pubblico riguarda l’ex asilo di via Nicolo’ Berio. All’interno sono stipati 373,36 mq di amianto.
L’edificio prevede l’obbligo di demolizione e sistemazione di terreno. La cubatura risultante di 1521,33 metri cubi, potrà essere utilizzata per la costruzione o l’ampliamento di fabbricati di abitazione civile sul territorio comunale. Il prezzo a base d’asta è di 50mila euro più Iva. L’importo tiene conto dei costi di demolizione e smaltimento del fabbricato che sono stati stimati in 100mila euro.
Il traporto del materiale cancerogeno dovrà essere effettuato entro 12 mesi dal trasferimento del bene. Le domande vanno presentate all’Ufficio Protocollo del Comune di Imperia.
L’Ona stima in italia ancora 2400 scuole con amianto. Nonostante la prima battaglia del 2012, quando furono monitorate, negli anni tante altre ne sono state scoperte. Il presidente Ona insiste con la bonifica, degli istituti scolastici e degli ospedali in primis.
L’acqua degli iceberg potrebbe garantire forniture d’acqua dolce o è solo un modo per far arricchire qualche speculatore?
Iceberg: quanto costa l’acqua dell’Artico?
Gli iceberg sono delle grandi masse di ghiaccio d’acqua dolce che si staccano da un ghiacciaio, per poi galleggiare liberamente nelle acque salate.
Fin qui nulla di nuovo!
La novità sta nel fatto che si potrebbero utilizzare per fornire acqua potabile.
Notizia non da poco, visto che molti Paesi soffrono letteralmente la sete.
Ma quanto costa il tutto?
L’acqua Svalbarði, estratta dalla cima degli iceberg delle isole Svalbard, a soli 1.000 chilometri dal Polo Nord, costa solo € 89,50.
Forse troppo per mandarla in Africa.
Imbottigliata a Longyearbyen, una piccola metropoli dell’arcipelago norvegese, a potersela permettere sono “pochi eletti”.
L’acqua purissima degli iceberg
“Prova l’Artico per salvare l’Artico”, recita il sito web dell’azienda norvegese, promuovendo la neutralità del carbonio dell’acqua.
Soluzioni ingegnose e fattibilità
Ad ogni modo, l’idea ha suscitato l’attenzione di quanti vorrebbero fare qualcosa per aiutare le popolazioni che non hanno acqua a sufficienza.
Su tutti, Matthew Birkhold, uno studioso di diritto, cultura e scienze umane, che ha scritto un libro in proposito.
Nel suo “Chasing Icebergs: How Frozen Freshwater Can Save the Plane” (2023) lo studioso sostiene che gli iceberg si potrebbero trainare direttamente nelle regioni aride per ridurre la scarsità d’acqua.
Immediata la reazione degli esperti, i quali hanno mostrato un certo scetticismo circa l’effettiva fattibilità del nobile progetto.
Si può fare! Si può fare!
Ad avallare la tesi di Birkhold è il sudafricano Nick Sloane, esperto in salvataggi di relitti.
L’uomo è noto per essere il “salvage master” che nel 2013 raddrizzò la nave da crociera Costa Concordia, naufragata al largo dell’isola del Giglio un anno prima.
A parer suo e con l’aiuto del team composto da glaciologi, ingegneri e oceanografi, grazie a degli strumenti di geolocalizzazione si potrebbe individuare innanzitutto l’iceberg giusto.
Successivamente si provvederebbe a catturarlo mediante una rete gigante, per poi e rimorchiarlo nella possente Corrente Circumpolare Antartica. Da lì raggiungerebbe la Corrente Benguela che scorre a nord verso il Sudafrica.
Parliamo ancora di costi
Ecco le stime dei costi effettuate da Sloane: 100 milioni di dollari, più altri 50 milioni di dollari circa per sciogliere il ghiaccio e incanalare l’acqua dolce a terra, se l’iceberg non si è sciolto nel mare o non è crollato lungo il percorso.
La notizia ha fatto storcere il naso alle autorità sudafricane. “Questa proposta non è stata considerata adatta per Città del Capo… Un tale progetto è sia complesso sia rischioso con un costo dell’acqua molto elevato previsto”.
Un commento abbastanza “asciutto”.
Il piano della concorrenza sugli iceberg
Sloane non è l’unico ad aver partorito una simile idea.
L’azienda berlinese POLEWATER, lavora da oltre un decennio su un piano simile.
Anche in questo caso, si prevede l’utilizzo di satelliti per localizzare gli iceberg migliori, ma anziché rimorchiare i bestioni, il progetto prevede di pompare l’acqua estratta in sacche gigantesche, facilmente trasportabili.
Meglio il trasporto della desalinizzazione
L’arabo Abdulla Alshehhi, dello stesso parere di Sloane, ha in mente di importare un iceberg antartico sulla costa di Fujairah, città degli Emirati Arabi Uniti.
Secondo lui “sarà più economico portare questi iceberg” che desalinizzare l’acqua di mare, una tecnica comune in Medio Oriente. In aggiunta, la desalinizzazione, sebbene fornisca almeno 35 trilioni di litri di acqua potabile a livello globale ogni anno, non è propriamente salutare.
Gli impianti di desalinizzazione hanno un impatto ambientale non trascurabile.
In termini di residui inquinanti, le salamoie eliminate riducono la quantità di ossigeno sciolto nell’acqua del mare. E questo può avere impatti econoligi profondi sulla catena alimentare. Anche eventuali infiltrazioni di acqua salina proveniente dalle fessure nelle rocce, potrebbe rendere i depositi di acqua imbevibili.
Non esiste una regolamentazione sugli iceberg
Sogni a parte, a oggi non esiste una precisa normativa sulla questione. Poche leggi nazionali riguardano lo sfruttamento degli iceberg e nessun accordo internazionale chiarisce chi può catturare e vendere queste risorse di acqua dolce.
Pronti per il giorno zero?
A questo punto verrebbe da chiedersi se è il caso di sposare la causa “folle” di Sloane o prepararsi a un possibile “giorno zero” in cui si chiuderanno tutti i rubinetti.
I salmi non sono solo uno strumento di devozione e preghiera. Alcuni “salmi imprecatori” della Torah e della Bibbia lo dimostrano.
Salmi imprecatori: altro che perdono!
I cosiddetti “salmi imprecatori” sono dei versetti velenosi attraverso cui si scaglia la divina collera nei confronti dell’avversario.
Da sempre contenuti nei testi sacri della Bibbia ebraica (תנ”ך) dove venivano chiamati Tehilim (תהילים, o “lodi”) e nelle scritture cristiane, servivano come “innario” usato nel tempio di Gerusalemme, nella sinagoga, o nel culto privato.
La sconcertante scoperta del significato
Fin quando la messa era celebrata in latino, in pochi riuscivano a cogliere le sfumature dense di acredine dei versetti.
I nodi sono venuti al pettine, quando sotto il pontificato di Paolo VI nel 1965, si celebrò la prima messa in “volgare”.
La traduzione non lasciò infatti spazio a fraintendimenti e sfumature di ogni sorta.
Altro che perdono e porgi l’altra guancia!
Perché scrivere dei salmi imprecatori?
Le versioni sono tante.
1) Per alcuni biblisti protestanti, le maledizioni erano uno strumento di “progressione” verso il divino, una sorta di monito affinché l’uomo avesse delle certezze sul Dio;
2) C’è poi chi spiega la loro esistenza in chiave antropologica culturale.
Essi sarebbero stati partoriti da persone dedite alla pastorizia, da nomadi, dalla morale involuta, che usavano la violenza quale unico mezzo di comunicazione.
Insomma rappresentavano lo strumento attraverso cui a quei tempi ci si faceva giustizia da soli.
3) Altri studiosi, portando avanti una raffinazione di questa ipotesi, ritengono che i salmi avessero quale funzione quella di demandare a Dio la vendetta dell’uomo sul suo simile.
Una spiegazione di nicchia
Infine, una certa nicchia di pensatori crede che in realtà i salmi non avessero una funzione “apotropaica” di preservare cioè il fedele, l’uomo pio dall’empietà dei malfattori e neppure quella di chiedere vendetta.
Essi probabilmente erano degli strumenti a difesa dello spazio sacro o della persona che governava il culto attorno al quale i salmi si svolgevano.
In questa ottica, il salmo imprecatore apparteneva solo alle persone che esercitavano il culto e che venivano colpite in quattro protettori del culto. Era un’arma a difesa della manifestazione divina e di tutto ciò che era sacro.
Com’è finita la storia dei salmi imprecatori?
Il Concilio Vaticano II, nel 1964 ha rimosso i salmi o meglio alcuni versetti dei salmi imprecatorie dalla ritualità. NellaLiturgia delle Ore manca ad esempio circa il 5% del Salterio, inclusi tre salmi integralmente omessi (si tratta dei salmi 58 (57), 83 (82) e 109 (108).
Lo stesso avvenne nelle chiese evangeliche, dove si preferì evitare di leggere o di cantare testi biblici imprecatori non conformi allo spirito del vangelo.
Lista dei maggiori salmi imprecatori
La lista include il Salmo 69 e il Salmo 100, i Salmi 5, 6, 11, 12, 35, 37, 40, 52, 54, 56, 58, 79, 83, 91, 109, 137, 139, e 143
Un esempio? il Salmo 69:24 afferma verso Dio: “Riversa su di loro il tuo furore, li raggiunga l’ardore della tua ira”
Quante imprecazioni!
Oltre alla Bibbia ebraica, altri salmi imprecatori si possono leggere nel Nevi’im (la letteratura profetica).
I libri di Osea, Michea, e Geremia, per esempio, sono definiti “topoi imprecativi”.
Nella Torah, (terzo sermone di Mosè nel libro del Deuteronomio), il profeta viene mostrato nell’atto di elencare, in forma di litania, le maledizioni che sarebbero cadute su Israele se il popolo si fosse ribellato a Dio.
Anche Giosuè, circa 100 anni dopo la morte di Mosè, aveva la sua bella lista di imprecazioni.
E altre ancora
Nel Nuovo Testamento, Vangelo di Matteo 23:13 si legge “Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi”.
Matteo 26:23–24 “Ed egli, rispondendo, disse: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto mi tradirà. Il Figlio dell’uomo certo se ne va secondo che è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per mezzo del quale il Figlio dell’uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per lui di non essere mai nato»“.
Lettera ai Corinzi 16:22 “Se qualcuno non ama il Signor Gesù Cristo, sia anatema! Maran-atha.”..
Galati 1:8–9 “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto“.
Galati 5:12 “Oh, si facessero pur anche mutilare coloro che vi turbano!“.
Timoteo 4:14 “Alessandro, il ramaio, mi ha fatto molto male; gli renda il Signore secondo le sue opere”
Apocalisse 6:10 “e gridarono a gran voce dicendo: «Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?»”.
La versione di San Tommaso
Nella Somma teologica (II-II, 25, 6, ad 3) San Tommaso offre la seguente spiegazione: “Le imprecazioni del genere, che si riscontrano nella Sacra Scrittura, si possono spiegare in tre modi. Primo, come predizioni, e non come aspirazioni. In questo senso, p. es.: “Sian travolti i peccatori nell’inferno”, significa che “saranno travolti”. Secondo, come aspirazioni: però nel senso che il desiderio mira non alla pena dei colpevoli, ma alla giustizia di chi punisce, conforme alle parole della Scrittura: “S’allieterà il giusto quando vedrà la vendetta”. Poiché neppure Dio quando punisce “si rallegra della perdizione degli empi”, ma della sua giustizia: “perché giusto è il Signore, e ama la giustizia”. Terzo, riferendo il desiderio all’eliminazione della colpa, e non alla punizione stessa: e cioè si brama che i peccati siano distrutti e che gli uomini si salvino” .
Le vaccinazioni per i militari sono un tema controverso. Nulla quaestio per quanto riguarda il presidio terapeutico. Tuttavia, l’obbligo vaccinale si deve misurare sul diritto alla autodeterminazione del paziente, in questo caso non ancora tale.
Obbligo vaccinale, che cos’è e in che cosa consiste
L’obbligo vaccinale consiste nell’imporre, per legge, la somministrazione di un farmaco. Nel caso dei militari un gruppo di farmaci. Questa pratica medica non è condivisibile così come attuata dalle nostre Forze Armate. Le ragioni sono quelle messe in evidenza dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati del 07.02.2018.
Infatti, è stato registrato e dimostrato che questi vaccini furono somministrati in dosi multiple, spesso senza tener conto delle condizioni del paziente. Nella maggior parte delle circostanze, poco prima della partenza in missione.
In più, è stata rilevata la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti e additivi. Questo è fuori di dubbio, e per fortuna questa problematica è stata risolta.
La pronuncia della Corte Costituzionale sulle vaccinazioni
La Corte Costituzionalesi è pronunciata su una questione che è stata sollevata dal Tribunale militare di Napoli, per militari.
Questi ultimi erano stati impiegati in particolari condizioni operative, in Italia e all’estero. Secondo la Corte, quest’obbligo non poteva essere imposto.
Illegittimo l’art. 206 bis Codice dell’ordinamento militare
Queste norme, e le relative sanzioni, sono illegittime. Va osservato prima di tutto che in ambito militare trovano applicazione comunque le norme di cui all’art. 2087 c.c., e le tutele. Non solo quelle del lavoro, ma anche quelle costituzionali (art. 32 Cost.).
Infatti, a pag. 9 della sentenza Tar Lazio, sentenza n. 80/2022 si legge: “Al dovere del militare di esporsi al pericolo stricto sensu bellico (…) si contrappone lo speculare dovere dell’Amministrazione di proteggere il cittadino-soldato da altre forme prevedibili e prevenibili di pericoli non strettamente dipendenti da azioni belliche. Inprimisapprestando i necessari presidi sanitari di prevenzione e cura e dotandolo di equipaggiamento adeguato o, quanto meno, non del tutto incongruo rispetto al contesto” (Cons. Stato, Sez. IV, 30 novembre 2020, n. 7560 e n. 7564).
Obbligo vaccinale illegittimo e art. 32 Cost.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 25 del 2023, redattore Nicolò Zanon, ha richiamato l’obbligo di precisione del Legislatore, con il significato dell’aggettivo “determinato”. Ciò con riferimento ad un obbligo vaccinale.
Questo deve essere legato anche all’epidemia che si è verificata tra coloro che sono stati impiegati nelle missioni all’estero. La loro condizione, infatti, si è legata alle condizioni operative, con l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, e l’assenza di misure di prevenzione e protezione.
Tant’è vero che, proprio il Consiglio di Stato, ancora con la sentenza n. 5816/2021, ha chiarito questi aspetti, rilevanti e decisivi. Tutti coloro che hanno subito delle infermità, hanno diritto al riconoscimento, sia della causa di servizio [militari], che dello status di vittima del dovere.
Quest’ultimo va riconosciuto anche ai civili e cooperanti.
Segui l’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni sul tema qui sotto.
Danni vaccinazioni: causa di servizio e vittime del dovere
In molti casi (vedi quello di Lorenzo Motta e di Carlo Calcagni), al rientro dalle missioni, sono state diagnosticate intossicazioni anche da metalli pesanti. Si tratta di residui di proiettili all’uranio impoverito. In altri di nanoparticelle generate dalle esplosioni e distruzioni.
Il colonnello Carlo Calcagni
In base alla giurisprudenza e a numerosi studi, ma anche a quanto precisato dal Consiglio di Stato, sentenza 837/2016, l’uranio impoverito agisce in sinergia con i vaccini. Perché i vaccini dei militari, come detto, erano contaminati, e comunque perché somministrati poco prima della partenza.
Perciò, anche per la questione vaccinale, c’è da riconoscere i diritti dei militari. La causa di servizio in missioni: tutte le attività che hanno comportato comunque una violazione di regole cautelari. In particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, (ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006 – con conseguente equiparazione a vittima del dovere – e applicabilità dell’art. 603 del D.L.vo 66/2010 e artt. 1078 e 1079 del DPR 90/2010).
La specificità come condizione dell’obbligo vaccinazioni
La Costituzione ha chiarito che quando intenda imporre un obbligo vaccinale, la legge non può limitarsi all’indicazione generica della tipologia di trattamento richiesta, ma deve specificare anche le patologie che si intendano contrastare attraverso la profilassi vaccinale.
L’articolo 206-bis del codice dell’ordinamento militare, è quindi illegittimo nella parte in cui autorizza la sanità militare a imporre a tale personale “profilassi vaccinali” non previamente individuate in via legislativa, bensì rimesse a fonti secondarie ovvero ad atti amministrativi.
Quando il trattamento sanitario è “determinato”
La sentenza sottolinea che è proprio attraverso l’individuazione del trattamento vaccinale relativo alla patologia da contrastare che la legge può operare il bilanciamento tra libera determinazione individuale e tutela della salute collettiva. Correlativamente, questa stessa indicazione è essenziale per consentire, alla Corte costituzionale, il sindacato di non irragionevolezza della scelta legislativa di imporre la vaccinazione.
Invece, non contenendo, quanto meno, l’elenco delle profilassi vaccinali che possono essere imposte al militare in base alle variabili condizioni di impiego, la disposizione del codice dell’ordinamento militare non adempie alla necessità che sia “determinato” il trattamento sanitario, come esige l’articolo 32, secondo comma, della Costituzione.
Perché l’obbligo vaccinazioni dei militari è illegittimo?
Le ragioni specificate dalla Corte Costituzionale, v. sentenza n. 25 del 2023, sono chiare e condivisibili. Infatti, la Corte lo spiega. Nella sentenza si legge che “fino a quando il legislatore non avrà provveduto al compito di fornire determinatezza al trattamento sanitario imposto nei termini qui indicati, resta dunque inteso che, all’esito della presente pronuncia, il comma 1 dell’art. 206-bis cod. ordinamento militare non può fondare un obbligo vaccinale per il militare”.
Le tutele previdenziali e risarcitorie
Si deve osservare è necessario praticare con prudenza e precauzione le vaccinazioni. In questo modo si evitano i danni. Mi riferisco a vaccinazioni scellerate, con tanti farmaci, poco prima della partenza per le missioni.
Fermo l’insegnamento della Corte costituzionale il punto chiave è il fatto che in casi di danni occorre assicurare le tutele. Quella previdenziale, per i militari, per il riconoscimento della causa di servizio. Per quest’ultimo, infatti, non c’è ancora il passaggio all’Inail, come fondo assicurativo. Ovviamente i civili dovranno rivolgersi all’INAIL per i danni causati dalle vaccinazioni.
In più e comunque per tutti i dipendenti, ma anche i non dipendenti che avessero subito un danno da vaccinazione c’è anche il riconoscimento delle status di equiparato a vittima del dovere. L’Osservatorio nazionale amianto ha realizzato un particolare dipartimento per assistere le vittime dei vaccini. Inoltre collabora con un oncologo, il Dott. Pasquale Montilla, che ha predisposto un protocollo per la cura dei militari (e non solo), contaminati da uranio impoverito e metalli pesanti.
Il Dott. Pasquale Montilla
Il convegno Ona a Roma “Guerra e pace: vittime del dovere”
Grazie all’impegno del presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, di vittime del dovere, uranio impoverito, metalli pesanti e vaccini multipli si è parlato durante il convegno a Roma, soltanto qualche giorno fa. Il titolo dell’evento è stato: “Guerra e pace: vittime del dovere”. Ha partecipato anche il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego con un importante intervento.
L’avvocato Ezio Bonanni con il Sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego
Il Colonnello Carlo Calcagni: un esempio di coraggio e abgnegazione
Dopo 11 anni durante i quali il colonnello Carlo Calcagni è stato richiamato in servizio nel Ruolo d’onore, dal gennaio 2010 al dicembre 2021, all’improvviso il ministero della Difesa ha “revocato” ed annullato il decreto, negandogli la possibilità di indossare la divisa.
Calcagni contaminato da uranio e metalli pesanti
Una storia, quella del colonnello, che ripercorriamo per chi non lo conoscesse e che inizia negli anni ’90 quando era elicotterista nei Balcani. In particolare nel teatro di guerra della Bosnia Erzegovina. Qui, mentre portava a termine tutte le missioni di volo, è stato purtroppo contaminato dall’uranio impoveritoe da 28 metalli pesanti ancora presenti, dopo oltre 20 anni dall’inizio della malattia, nel suo corpo. Una contaminazione che gli ha causato ben 24 patologie e diversi interventi chirurgici. Quando racconta il suo calvario parla di oltre 300 punti di sutura e di quotidiane terapie che è costretto a subire ogni giorno.
La sua è una doppia battaglia: per la vita in primis e per far capire quanto sia pericolosa la contaminazione da amianto, uranio, metalli pesanti, sui teatri di guerra. Il colonnello è, infatti, la dimostrazione vivente del nesso causale tra contaminazione e patologie che hanno colpito lui, ma anche i suoi figli.
Uranio, il colonnello al convegno Ona su vittime del dovere
Perché, gli abbiamo chiesto, dopo 11 anni in cui è stato richiamato in servizio, ora non avrebbe più i requisiti?
“Le motivazioni – ci ha spiegato – anche in questo caso come per il resto, sono state diverse e sono arrivate sempre dopo l’ennesimo ricorso al Tar. Prima il Ministero della Difesa ha dichiarato che il provvedimento di revoca fosse solo una protezione nei miei riguardi. Proprio per le mie gravi e delicate condizioni di salute che sarebbe stata a rischio a causa dell’emergenza Covid (che era già arrivata in Italia da due anni!) se rientrassi in servizio. Successivamente, il ministero ha spiegato che la revoca era motivata dalla mancanza dei requisiti. Requisiti che, però, ho avuto per gli 11 anni precedenti. Requisiti che, improvvisamente, dopo la mia denuncia nell’intervista realizzata da Luigi Pelazza della nota trasmissione televisiva Le Iene, mandata in onda il 25 maggio 2021, sono spariti”.
“Uno di questi, previsti dalla normativa vigente, è avere una invalidità permanente pari o superiore all’80% di natura traumatica. Ma i responsabili dello Stato Maggiore Esercito, ufficio impiego del personale, hanno dichiarato che il sottoscritto non arriva a questa percentuale, poiché il mio non è un trauma, ma una (semplice) malattia, e che la legge non prevede, quindi, di essere richiamato in servizio nel Ruolo d’Onore con assegni. Su loro richiesta, di cui conservo copia, ho rifatto la richiesta di richiamo in servizio senza assegni, ma hanno rigettato comunque la mia domanda”.
Colonnello, commissioni militari riconoscono invalidità 100%
Il Ruolo d’Onore, invece, viene concesso per mutilazioni o invalidità riportate in guerra. “Le commissioni mediche militari mi hanno riconosciuto un’invalidità del 100% a vita, con super invalidità che, ovviamente, è permanente. Inoltre, proprio la massiccia contaminazione da metalli pesanti, riportata testualmente nel decreto di causa di servizio, è stata considerata dal Ministero della Difesa alla pari delle schegge di bomba, poiché seppur infinitamente piccole, derivano dall’esplosione di ordigni bellici e, per questo, mi è stato conferito il distintivo d‘Onore di MUTILATO in servizio”.
Il Colonnello è un atleta paralimpico e deve sottoporsi a dialisi e a trattamenti specifici per i quali è costretto a spostarsi in Inghilterra 3 volte l’anno per i ricoveri del caso.
Colonnello Calcagni: “Il Covid usato come scusa”
“La causa Covid è stata solo una scusa. Ci sono altri casi simili al mio e loro ancora lavorano, continuano con lo smart working. Io, invece, da 1 anno e 2 mesi sono fuori”.
“Sono una persona forte, determinata, almeno quando intervengo agli incontri. Quando parlo ai ragazzi cerco di trasmettere loro il mio senso del dovere, l’attaccamento alle istituzioni che rispetto e continuo a servire con umiltà, anche se mi hanno strappato da dosso la divisa. Perché come dico sempre agli studenti, si può fare il proprio dovere anche senza l’uniforme. Eppure – ci svela – quando resto solo, quando vengo attaccato, quando vengo screditato e persino diffamato, sento il peso della grande ingiustizia perpetrata nei miei confronti”.
“L’ho dimostrato, non chiedo denaro, tranne l’euro simbolico di risarcimento e le scuse pubbliche per aver dovuto subire anche l’umiliazione delle carte FALSE, proprio da parte del Ministero della Difesa che, nel 2007, aveva dichiarato che il sottoscritto non avesse effettuato alcuna attività di volo nei Balcani. Non faccio tutto questo per me, ma per un ideale di giustizia e verità. Perché il mio calvario non debba riviverlo nessun altro. Affinchè non ci siano più vittime del dovere per cancerogeni, quali uranio impoverito, metalli pesanti e amianto. Perché i militari vengano informati dei rischi e forniti delle attrezzature e protezioni necessarie per arginare questi rischi”.
Le pressioni a ritirarsi e gli attestati di stima
Eppure c’è ancora qualcuno che, davanti alle sue tante trasferte in giro per l’Italia, gli dice di starsene a casa “a godersi la pensione” e di “smetterla di dare fastidio”. Le pressioni per mollare sono tante – ci ha raccontato – ma molti di più sono i messaggi di incoraggiamento. Di chi lo ha conosciuto sul campo e conosce il suo valore e il suo buon cuore e di chi, invece, lo ha conosciuto e ha cominciato ad apprezzarlo per la sua stessa forza d’animo, per la sua caparbietà, per la battaglia che porta avanti anche a nome di chi non ha la sua forza e il suo coraggio e per chi non ce l’ha fatta. Per la sua gentilezza e determinazione.
“Andrò avanti – ha concluso Calcagni – per me, per la mia famiglia e per tutti coloro che hanno subito la stessa indifferenza da parte delle Istituzioni. Lo devo a tutti loro”.
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