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martedì, Settembre 27, 2022

L’urlo dei ghiacciai alpini, Legambiente: Rischiano la scomparsa

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“Abbiamo conosciuto i ghiacciai (alpini, ndr) da vicino, ne abbiamo osservato la sofferenza e ascoltato il loro urlo. Grido che dobbiamo raccogliere noi, in quanto cittadini, adottando stili di vita più sobri e sostenibili ma soprattutto i decisori politici, perché il tempo del cambiamento è adesso o mai più”.

Carovana dei ghiacciai (alpini) 2022

La nuova denuncia contro il cambiamento climatico arriva da Legambiente e da chi ha partecipato alla Carovana dei ghiacciai 2022 con la partnership scientifica del Comitato glaciologico italiano (Cgi). Ne sono stati monitorati 10 e quasi tutti, spiegano dall’associazione ambientalista, rischiano di scomparire. Su tutti è stata registrata una crescente perdita di superficie e spessore.

I risultati, dicono, possono essere estesi a tutti i ghiacciai alpini. La causa è la crisi climatica e il messaggio è sempre lo stesso: bisogna agire ora per tutelare l’ambiente che ci circonda.

“Durante questo ‘pellegrinaggio’ attraverso le Alpi – ha detto Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – abbiamo incontrato persone, visitato luoghi straordinari, dedicato arte e musica ai ghiacciai, riscoprendo un contatto più profondo con la natura. Inimmaginabile quanto tutto sia cambiato in soli due anni, ritornando sui ghiacciai monitorati dalla prima edizione della Carovana”. 

Necessario ridure utilizzo fonti fossili

Un’analisi sulla necessità che la politica agisca in fretta è del direttore nazionale Legambiente, Giorgio Zampetti, a pochi giorni dalle elezioni: “I dati raccolti richiedono in maniera inequivocabile un cambio di rotta immediato. Il Paese smetta di inseguire l’emergenza. Occorre accelerare piuttosto nelle politiche di mitigazione, riducendo drasticamente l’utilizzo di fonti fossili, e attuare un concreto piano di adattamento al cambiamento climatico.

Ancora oggi però le risposte sono troppo frammentate se non addirittura sbagliate. Allontanandoci sempre di più dall’obiettivo di arrivare a emissioni nette pari a zero nel 2040, per rispettare l’Accordo di Parigi”.

Ghaicciai alpini, tutte le tappe della Carovana

Durante le cinque tappe dell’iniziativa sono stati monitorati i ghiacciai del Monte Bianco del Miage e Pré de Bar (Valle D’Aosta). Quelli del Monte Rosa di Indren (Piemonte) e il ghiacciaio dei Forni (Lombardia). Il ghiacciaio della Marmolada (Veneto –Trentino) e quello del Montasio (Friuli-Venezia Giulia).

“Quello che abbiamo osservato e i dati che abbiamo raccolto durante questo viaggio per monitorare lo stato di salute del nostro arco alpino – ha concluso Marco Giardino, vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano e Università di Torino – è molto preoccupante, non solo dal punto di vista scientifico.

Abbiamo messo i piedi sui ghiacciai, osservando i crepacci che aumentano, le fronti che arretrano, il loro ingrigimento. I crescenti rivoli d’acqua di fusione che scorrono sulla loro superficie.

Abbiamo confrontato queste evidenze con fotografie e carte storiche. Ne abbiamo ricavato dati quantitativi indispensabili per interpretare gli effetti locali del riscaldamento climatico. E comprendere quali scenari futuri si attendono per l’ambiente d’alta quota e quali saranno le conseguenze sul paesaggio e sulle risorse del nostro paese”.

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