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Fondi amianto, la Regione Sicilia destina 10 mln per rimozione

fondi amianto
operai intenti nella rimozione lastre di amianto

Sono disponibili i 10 milioni di euro stanziati dalla Regione Sicilia per la rimozione e lo smaltimento dell’asbesto da immobili e abitazioni. I fondi amianto sono destinati quindi ai privati.

Fondi amianto validi per risparmiare spese sanitarie

In molte zone i privati fanno fatica a smaltire per gli elevati costi delle operazioni che devono essere effettuate in sicurezza. Per questo iniziative come queste dovrebbero moltiplicarsi. Lo Stato deve capire che se non destina ora fondi amianto, dovrà spendere molto di più in seguito per spese sanitarie”.

Amianto, danni alla salute

Ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, l’avvocato Bonanni ha spiegato bene quali sono i danni alla salute causati da questo minerale. Utilizzato in particolare nel dopoguerra e nei decenni successivi per le sue ottime qualità è purtroppo altamente cancerogeno.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto denuncia da sempre il ritardo nelle bonifiche.

Gli operai che lo hanno manipolato prima del 1992, anno della messa al bando, continuano ad ammalarsi di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Il numero dei casi di mesotelioma, registrato nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL, continua a salire di anno in anno, però, per via dei tempi di latenza. Una persona può ammalarsi anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione.

Sicilia, fondi amianto destinati ai privati

L’avviso pubblico è ora online e “definisce – ha spiegato l’assessore regionale all’Energia, Daniela Baglieri – le procedure per l’ottenimento del contributo a fondo perduto per la rimozione e smaltimento dell’amianto presente in immobili e abitazioni”.

Il contributo è a fondo perduto. Ogni richiedente riceverà l’80% dei costi sostenuti per un tetto massimo di 5mila euro. Per gli interventi afferenti a manufatti condominiali, il contributo massimo erogabile a ciascun condomino non può superare l’importo di 2mila e 500euro.

Un territorio che non sa sfruttare i fondi amianto

In Sicilia il fenomeno è molto sentito. I siti di Siracusa, Priolo Gargallo, Melilli ed Augusta sono di interesse nazionale e per questi è prevista la bonifica. Diverse le aziende e i cantieri navali nei quali l’amianto è stato utilizzato per le sue caratteristiche ignifughe e di fonoisolamento. Come pure per la sua flessibilità. Come in ogni altra zona d’Italia, inoltre, si trovava in tutti gli edifici realizzati prima del 1992, nella forma di eternit (cemento amianto), o tubature, cappe e altro.

Per questo la Sicilia ha pagato tanto in termini di vittime dell’amianto. Eppure le bonifiche tardano a partire anche quando i fondi sono concessi dal governo. Così è stato negli ultimi anni.

A fronte di 107 milioni di euro messi a disposizione per immobili pubblici le amministrazioni hanno presentato progetti soltanto per 1,4 milioni. Un’occasione mancata che andrebbe davvero approfondita. Cosa manca? Competenze, organizzazione, capacità per impiegare fondi finalmente destinati a porre fine a una strage che continua? Oppure il problema è un altro? A questo però nessuno ha dato risposta.

Intanto continua l’impegno dell’Ona, anche in Sicilia, per la mappatura dei siti contaminati, anche attraverso la App amianto.

Mediterraneo invaso dai pesci esotici, 200 specie in 130 anni

pesci esotici
pesciolino esotico

Pesci esotici nel Mediterraneo. Il “Mare nostrum” è il più invaso al mondo. Lo studio dell’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr (Cnr-Irbim) di Ancona, pubblicato sulla rivista Global Change Biology, ha spiegato che negli ultimi 130 anni sono arrivate qui 200 nuove specie.

La causa anche per questo fenomeno è il cambiamento climatico. Alcuni esemplari sono stati però introdotti direttamente dall’uomo. La ricerca ha delineato la storia delle invasioni biologiche nel Mediterraneo, modificandolo in modo irreversibile.

Pesci esotici nel Mare nostrum, accelerazione dagli anni ’90

“Lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto una importante accelerazione a partire dagli anni ’90 – ha dichiarato Ernesto Azzurro, che ha coordinato gli scienziati – e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”.

La maggior parte delle specie è arrivata dal canale di Suez. Altre sono sopraggiunte approfittando del trasporto navale, con il rilascio da acquari e dallo stretto di Gibilterra. Il tasso di arrivo delle specie introdotte attraverso tutte e tre le rotte è aumentato notevolmente dopo il 1990, senza alcun segno di saturazione.

Le conseguenze positive e negative

“Le nostre analisi spazio-temporali – si legge nelle conclusioni dello studio – descrivono un fenomeno unico, massiccio e in accelerazione di invasione in una regione marina. Le specie che entrano continuamente per vie diverse stanno progressivamente modificando l’identità faunistica del bacino del Mediterraneo, in una sorta di smediterraneizzazione. Negli ultimi decenni i pesci esotici sono diventati più numerosi, più diffusi e capaci di una diffusione molto più rapida nel Mediterraneo. I nostri risultati riassumono il processo di invasione e forniscono un punto di riferimento rispetto al quale è possibile valutare i cambiamenti futuri”.

In alcuni casi è un processo positivo: qualche specie è diventata una nuova risorsa per la pesca. Altre sono invece causa del deterioramento degli habitat naturali ed entrano in competizione con altri esemplari più vulnerabili.

Orsa F43 muore durante controllo: Wwf denuncia danno biologico

orsa Amarena
orsa Amarena

Grandi polemiche sono scoppiate dopo la morte dell’Orsa F43. Un animale che viveva nella zona di Ledro, in Val di Concei, in Trentino, e che era considerata indocile. Tanto che era stato deciso di applicarle un collare per monitorare i suoi movimenti.

Più volte si era avvicinata pericolosamente alle zone abitate attirata da pollai e cassonetti.

Orsa F43 muore durante il cambio del collare

Purtroppo qualche giorno fa, durante l’operazione per cambiarle il collare, è deceduta. L’orsa è entrata nella trappola che consente di addormentarla e di cambiare l’oggetto al collo, ma dopo l’iniezione si è bloccata in una posizione che l’ha portata al decesso.

“La necessità di monitorare in modo intensivo soggetti problematici – si legge nella nota della Provincia autonoma di Trento – e di cercare di modificarne il comportamento può comportare incidenti come quello occorso, dati i rischi intrinseci in operazioni delicate, condotte spesso in contesti e condizioni ambientali non facili”.

Nello scritto era stato spiegato il motivo del monitoraggio e il sistema utilizzato per bloccare l’animale. Nonostante questo però alte si sono alzate le rimostranze degli ambientalisti. Perdere una femmina in età per procreare è un dramma per la specie già considerata in pericolo critico in Italia.

Orsa F43, Wwf: “Danno biologico non indifferente”

Il Wwf che da anni segue e protegge l’orso bruno nel nostro Paese è molto critico. “La perdita di una femmina in età riproduttiva – fanno sapere – rappresenta infatti un danno biologico non indifferente rispetto a una popolazione trentina di orsi che conta, tra giovani e adulti, circa 80 esemplari stimati nel 2021”.

Secondo il Wwf oltre a monitorare gli animali è importante mettere in sicurezza il cibo che gli orsi possono trovare ai margini delle aree in cui vivono.

“L’abbondanza di risorse di facile accesso presso i centri abitati – dicono infatti – è un problema che da troppo tempo rimane irrisolto in molte aree del Trentino. La presenza di animali selvatici che mostrano abituazione verso l’uomo e che frequentano assiduamente centri abitati è sempre originata da errati comportamenti umani. Come dimostrato da numerose esperienze nazionali e internazionali”.

La Lav chiede copia dei verbali dell’intervento

La Lav ha chiesto copia dei verbali dell’intervento. “Se F43 era un’orsa ‘confidente’ la responsabilità è esclusivamente di noi umani – ha dichiarato Massimo Vitturi, responsabile LAV, Animali Selvatici – la mancata messa in sicurezza dei cassonetti dei rifiuti da parte della Provincia, che in più di 20 anni non è riuscita a completarne la sostituzione con quelli provvisti di dispositivo anti-orso, è di fatto la causa della spregiudicatezza degli orsi che in quei cassonetti identificano una mensa a disposizione, al punto da riuscire a superare la loro innata paura nei confronti dell’uomo”.

L’associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente (Aidaa), mette in dubbio l’ipotesi dell’incidente. “Meglio andare a fondo della vicenda e per questo chiediamo di indagare su questa morte”. Anche il Wwf auspica che l’autopsia faccia chiarezza sulle dinamiche della morte. 

“La convivenza tra animali e esseri umani è molto delicata e va gestita nel migliore dei modi. E’ assurdo comunque – ha dichiarato il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – che un’orsa muoia per un intervento che dovrebbe essere di routine. Errori del genere, se di errore si è trattato, non dovrebbero più verificarsi. E andrebbero valutati interventi perchè sia gli uomini che gli animali possano vivere in sicurezza. L’orso è un animale in pericolo critico, rischia quindi l’estinzione: questo va in ogni modo impedito. Ogni creatura – ha concluso – occupa un posto ben definito nell’ambiente che ci circonda, che va preservato per evitare catastrofi”.

 

Crisi energetica, centrali a carbone ripartono a pieno ritmo

centrali a carbone
carbone

La crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina e dal blocco del gas russo avrà conseguenze importanti anche sull’ambiente. Le associazioni ambientaliste avevano pregato perché la soluzione ricercata per far fronte al problema non includesse fonti fossili, invece proprio questo è avvenuto. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, secondo quanto scrive La Repubblica, darà l’ok per la ripresa a pieno regime delle centrali a carbone.

Centrali a carbone da “in dismissione” a pieno regime

Il provvedimento era stato già ipotizzato nel decreto del 25 febbraio 2022, il giorno successivo all’invasione russa dell’Ucraina.

Questo servirà a non lasciare l’Italia al freddo questo inverno, con i rapporti sempre più tesi tra Europa e Russia. L’Ue ha deciso di porre un tetto al prezzo del gas russo e per tutta risposta il Paese ha spiegato che lo venderà altrove.

Le centrali a carbone che ripartiranno a pieno ritmo sono sette, quasi tutte in funzione. Con il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), ne era stata però disposta la dismissione o la conversione per il 2025.

Propaganda russa si rivolge agli italiani

In questi giorni poi una grave ingerenza sta arrivando dalla Russia che si rivolge direttamente agli italiani. Il messaggio è che le sanzioni sono state prese dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, però sarà l’Italia a pagare in termini di crisi economica.

La lotta al cambiamento climatico deve aspettare

La guerra, che sta facendo migliaia di vittime e che conta già quasi 300 bambini dispersi, rallenterà anche il contrasto (già debole) al cambiamento climatico. Un disastro a lungo termine, proprio quando l’opinione pubblica stava pressando la politica per intervenire su un problema che gli scienziati denunciano da anni. Cambiamento climatico che sta provocando sempre di più eventi estremi, ondate di calore e conseguenze che sarà sempre più difficile affrontare.

La soluzione sarebbero state le energie rinnovabili, ma abbiamo atteso e atteso e adesso, a quanto pare senza il gas russo non riusciamo a coprire il fabbisogno. E’ chiaro che anche i consigli per risparmiare sono quanto meno tardivi. Le famiglie e le aziende già da mesi si stanno facendo carico di bollette altissime. In tanti negozi si trova l’aria condizionata spenta e sfido chiunque a trovare le lavatrici delle famiglie avviate non a pieno carico.

L’inquinamento causato dalle centrali a carbone

Per quanto riguarda l’inquinamento causato dalle centrali a carbone Legambiente condusse uno studio 10 anni fa. “A fronte – si può leggere nelle conclusioni – di un contributo pari al 16% della produzione energetica italiana” le centrali a carbone contribuiscono del 35% alle emissioni di CO2. Più del doppio.

Per ogni kWh prodotto dalle centrali a carbone, “vengono emessi 857,3 grammi di CO2, contro i 379,7 di quelle a gas naturale”. Durante il processo, inoltre, vengono rilasciate sostanze inquinanti e cancerogene, come arsenico, cromo, cadmio, mercurio e polveri sottili. L’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sanno bene quanto la mancata tutela dell’ambiente influisca sulla salute di tutti gli esseri viventi.

Le centrali solari, eoliche, idroelettriche, geotermiche a biomasse emettono invece zero emissioni. Ora l’Italia e l’Europa accelerano in questo senso, speriamo sia la volta buona.

Il Ghiacciaio della Marmolada potrebbe scomparire in 15 anni

Ghiacciaio della Marmolada
Ghiacciaio della Marmolada

Il Ghiacciaio della Marmolada è ridotto ad un decimo rispetto a cento anni fa. Potrebbe scomparire in meno di 15 anni.

Secondo le stime di Legambiente la sua superficie è diminuita del 70% e il suo volume del 90%. La causa è il cambiamento climatico che ha ridotto all’osso il più grande ghiacciaio delle Dolomiti ora tristemente famoso per il distacco del seracco che ha travolto due cordate di alpinisti. Undici persone sono morte.

Ghiacciaio della Marmolada, Carovana Legambiente

I dati emergono dalla quarta tappa di Carovana dei Ghiacciai 2022, in Veneto e in Trentino. I volontari dell’associazione e gli esperti del Comitato glaciologico italiano sono tornati sulla Marmolada anche per chiarire le cause della tragedia.

Secondo Legambiente, si può leggere nel comunicato stampa, i motivi sono “da imputare alla forte inclinazione del pendio roccioso e alla progressiva apertura di un grande crepaccio che ha separato il corpo glaciale in due unità. Alla presenza di discontinuità al fondo e sui lati. All’aumento anomalo delle temperature con conseguente aumento della fusione e incremento della circolazione d’acqua all’interno del ghiaccio”.

“La Regina della Dolomiti sta perdendo il suo gigante di ghiaccio più in fretta delle altre vette — ha detto Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente — con rotture di equilibri secolari e accelerazioni di fenomeni anche tragici. Ma non devono essere tristi episodi di cronaca a doverci ricordare che siamo in piena emergenza climatica”.

Ghiacciaio della Marmolada: fondamentale transizione energetica

In molti sono concordi a ricondurre la tragedia alla crisi climatica e al riscaldamento globale. Gli effetti sono davanti ai nostri occhi, come ha sottolineato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

“Con l’Osservatorio Città clima di Legambiente – ha detto – abbiamo registrato in Veneto ben 84 eventi estremi negli ultimi 13 anni. Urgente abbandonare le fonti fossili e spingere l’acceleratore per arrivare a emissioni di gas a effetto serra nette pari a zero nel 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi (COP 21). Al contempo occorre dotarsi di un piano di adattamento al clima per tutelare i territori e le comunità”.

La lotta dell’Ona per la tutela dell’ambiente

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto contribuisce a tutelare l’ambiente, attraverso la guerra contro l’asbesto. L’avvocato Ezio Bonanni da tempo sostiene come la tutela della salute e preservare l’ambiente, non solo di lavoro, sia fondamentale.

Si parte dalla storia dell’amianto in Italia, che ha visto il profitto surclassare ogni cosa, compresa la dignità delle famiglie, compresa la vita dei bambini (vedi l’ex Ilva di Taranto), per capire come non si possa continuare in questo senso. Ora anche la Costituzione pone un paletto fondamentale all’economia.

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi – recita il nuovo articolo 41 – in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.