7.5 C
Rome
venerdì, Maggio 15, 2026
Home Blog Page 183

Tutto sulla storia dell’amianto nell’edilizia

rimozione amianto, edilizia
rimozione amianto, edilizia

L’amianto è un materiale versatile e di largo impiego che ha trovato spazio in centinaia di applicazioni, grazie alle sue prodigiose caratteristiche tecniche. Ad esse si univa anche una certa economicità e ampia presenza in natura. I minerali di amianto, anche detto asbesto, sono stati usati soprattutto nell’edilizia. A rendere il materiale famoso e diffusissimo in tutto il mondo è stato proprio un prodotto per l’edilizia: l’Eternit.

In questo articolo scopriamo la storia dell’amianto nell’edilizia dai suoi esordi ad oggi, dove è ancora utilizzato in diversi paesi al di fuori della Comunità Europea, nonostante i gravi danni alla salute che provoca.

Storia dell’amianto: dai primi utilizzi al Medioevo

Dall’antichità fino ai tempi moderni, l’amianto è stato utilizzato per scopi “magici” e “rituali”. Persiani e Romani possedevano manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, al fine di ottenere ceneri più pure e chiare. Nel medioevo una credenza popolare attribuiva all’amianto la qualità di essere la “lana della salamandra”, l’animale che, si diceva, poteva sfidare il fuoco senza subire danni.

Marco Polo, nel suo libro “Il Milione”, smentisce questa leggenda e racconta che nella provincia cinese di Chingitalas veniva filato questo minerale per ottenere tessuti utilizzati per la confezione di tovaglie.

Marco Polo menzionò inoltre che l’amianto veniva estratto nelle montagne della provincia di Chingitalas in Asia, dove si trovavano anche miniere di acciaio e andanico. Nel corso dei secoli, il termine salamandra è stato tramandato e persino Benjamin Franklin nel XVIII secolo parlò di “cotone di salamandra”. Proprio con il nome commerciale di Salamandra furono prodotti i primi materassi industriali per la termo-coibentazione in amianto.

Risale al XVII secolo la ricetta del medico naturalista Boezio, che dimostra l’uso dell’amianto nelle medicine dell’epoca. “Dall’asbesto si ottiene spesso un unguento miracoloso per le ulcere e le piaghe alle gambe. Si prendono quattro once di asbesto, due once di piombo, due once di ruta e vengono bruciate, poi ridotte in polvere e mescolate in un contenitore di vetro con aceto.

L’impasto viene agitato una volta al giorno per un mese, successivamente si fa bollire per un’ora e si lascia riposare fino a quando diventa chiaro. Quindi si mescola una parte di questo aceto bianco con una parte uguale di olio di rosa, fino a ottenere un unguento ben amalgamato. Con questo unguento si unge l’intera testa del bambino per guarire rapidamente. Per la scabbia e le vene varicose, le parti interessate vengono unte al tramonto fino alla guarigione”.

Storia dell’amianto nell’edilizia, dal principio a oggi

Come già accennato l’amianto è stato ampiamente utilizzato in numerosissime applicazioni, molto delle quali nel campo dell’edilizia. La resistenza al calore ne ha fatto un ottimo termoisolante. Ha proprietà che lo rendono anche un buon fonoassorbente. Questo unito alla resistenza alla trazione e all’attacco da agenti esogeni lo ha reso un perfetto materiale per la costruzione.

Eternit era il nome della principale fabbrica di cimento-amianto e il nome commerciale dell’amianto in Italia che significa eterno, incorruttibile.

L’amianto è stato ampiamente utilizzato nella costruzione di edifici sia pubblici che privati, e pochi luoghi sono stati esenti dall’utilizzo di amianto o materiali contenenti questa sostanza in parte almeno.

L’impiego più comune era nelle coperture di cemento-amianto, ma l’amianto era presente anche nei controsoffitti, negli isolamenti dei sottotetti e nei pavimenti in vinil-amianto (VA). Veniva inoltre utilizzato in pannelli, divisori e tamponature. Era presente anche in cassoni, serbatoi e tubazioni per l’acqua. Ancora oggi, ci sono numerosi edifici con tubazioni in amianto, rappresentando un grave pericolo per la salute, poiché le fibre possono essere ingerite quando si beve o si utilizza l’acqua per scopi diversi, come la cottura dei cibi. Purtroppo, non c’è un modo per riconoscerlo in modo immediato, poiché l’amianto è privo di sapore.

L’amianto veniva utilizzato per le canne fumarie, i camini e l’isolamento delle tubature di riscaldamento. Era ampiamente presente anche nelle caldaie, nelle stufe e negli apparecchi elettrici. Era ampiamente utilizzato in decine di applicazioni come isolante termico e acustico.

I primi utilizzi dell’amianto nell’edilizia internazionale

Nel 1800 gli Stati Uniti iniziarono a utilizzare i minerali di amianto in diverse produzioni e ad aumentarne l’estrazione, accumulo e utilizzo massiccio.

A partire dal 1890, l’uso dell’amianto ha subito un notevole incremento. Tuttavia, è stato nei primi anni del 1900 che l’impiego dell’amianto ha ricevuto un grande impulso.

Nel 1903, dopo un incendio che ha causato 83 morti, il Comune di Parigi ha deciso di utilizzare strutture in amianto per sostituire quelle preesistenti più pericolose e infiammabili realizzate con altri materiali. Successivamente, il Comune di Londra ha seguito lo stesso esempio per la sua metropolitana, e nel 1932 l’amianto è stato utilizzato per coibentare lo scafo del transatlantico Queen Mary.

Da quel momento in poi, l’amianto è stato considerato con occhi diversi in tutto il mondo, attribuendo a questo minerale mille virtù e utilizzandolo sempre di più anche nelle costruzioni edili, come palestre, scuole, ospedali e abitazioni civili.

L’amianto nel settore dell’edilizia in Italia

La storia dell’amianto nell’edilizia in Italia ha avuto inizio più o meno negli stessi anni. Nel 1907, il primo stabilimento dell’Eternit è stato aperto a Casale Monferrato che produceva una speciale miscela di cemento e amianto. In breve tempo, lo stabilimento di Casale Monferrato è diventato il più grande d’Europa e il principale produttore di Eternit.

Più di 5.000 persone hanno continuato incessantemente a lavorare, producendo il materiale che è stato presto utilizzato per costruire ogni tipo di struttura civile o pubblica. Nel 1915, sono state introdotte sul mercato le famose fioriere realizzate con l’Eternit, diventando uno degli arredi urbani principali nelle nostre città.

Nel 1933, è iniziata la produzione di lastre ondulate in Eternit, diventando presto un elemento imprescindibile nella costruzione di capannoni e tetti di ogni tipo di edificio. La fiducia in questo materiale era così grande che è stato utilizzato in modo intensivo per costruire condotte e acquedotti per portare acqua potabile non solo a tutti gli italiani, ma anche al resto dell’Europa.

Dopo Casale Monferrato, sono stati aperti stabilimenti dell’Eternit in tutta Italia e in Europa, e la produzione ha raggiunto il suo picco nel 1977.

La messa al bando dell’amianto in Italia

Nicola Pondrano, un operaio presso la fabbrica Eternit di Casale Monferrato, inizia a denunciare presto i danni causati dall’inalazione della polvere di amianto, soprattutto a livello polmonare. L’enorme clamore suscitato spinge le autorità sanitarie ad avviare indagini più approfondite.

Verso il 1981, circa 80 operai intraprendono una causa legale contro la fabbrica Eternit e lcontro ‘INAIL per ottenere il riconoscimento della malattia professionale e dei danni causati dal minerale. La causa viene vinta, rivelando una situazione di grande gravità. Nel 1987, il sindaco di Casale Monferrato diventa il primo in Italia a vietare l’uso del minerale in qualsiasi tipo di costruzione nel suo territorio.

La messa al bando dell’amianto in Italia è del 1992. La legge non impone però la bonifica.

Nel 2003, nel nostro Paese è stata emanata una legge che impone lo smaltimento di tutti i manufatti contenenti Eternit. Nel 2009, si sono verificate le prime condanne nel processo Eternit.

Per segnalare i siti contaminati è stata creata l’App Amianto.

Dove è stato usato l’amianto nell’edilizia?

Negli edifici pubblici e privati l’amianto è stato utilizzato nell’edilizia sotto forma di:

  • piastrelle per pavimenti in linoleum, pavimenti, mattonelle, tegole tipo marsigliese;
  • nelle vernici e nei rivestimenti con effetto a rilievo;
  • lastre ondulate o piane (utilizzate come elementi di copertura, pareti, tamponamenti e controsoffittature);
  • serbatoi, cassoni per l’acqua, vasche, vasi di espansione per impianti di riscaldamento;
  • tubazioni (scarichi, fognatura, acqua potabile);
  • canne fumarie e comignoli, nei condotti di ventilazione e nelle caldaie con isolamento termico;
  • pannelli tipo “sandwich” in costruzioni prefabbricate e pareti divisorie;
  • gronde e discendenti;
  • fioriere in cemento amianto;
  • tettoie in Eternit (le classiche coperture in forma ondulata).
  • nei muri (sotto forma di pannelli isolanti all’interno dei
    tramezzi), nei soffitti (come materiale antincendio nei controsoffitti), nelle porte come isolante amianto è presente nelle armature d’acciaio degli edifici.

Nonostante il divieto stabilito dalla Legge 257/1992 in Italia, l’amianto è ancora presente con oltre 40 milioni di tonnellate in oltre mille siti sparsi sul territorio, causando un grave impatto sulla salute e sull’ambiente.

Dove è ancora possibile trovare amianto nell’edilizia

È importante sottolineare che per confermare la presenza di amianto in un determinato materiale o edificio, è necessario effettuare un’analisi di laboratorio su un campione. Tuttavia, ci sono alcune indicazioni utili per riconoscere l’amianto.

Un punto di riferimento può essere la data di costruzione di un manufatto: se è precedente ai primi anni ’90, potrebbe esserci il sospetto della presenza di amianto. Inoltre, la ricerca del marchio di fabbrica potrebbe essere un altro metodo, anche se potrebbe non essere visibile a un occhio non esperto. È importante sapere che il fibrocemento ecologico, utilizzato come sostituto dell’amianto dopo il divieto, presenta un marchio specifico che potrebbe non essere immediatamente visibile.

In genere, il colore dell’amianto è bluastro, grigio chiaro o cenere. Inoltre, la superficie potrebbe avere una finitura grossolana, con fibre visibili anche a occhio nudo. Non c’è un odore specifico che permetta di riconoscere l’amianto. Come già detto, è anche privo di sapore.

Leggendo il “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022“ dell’Avvocato Ezio Bonanni, si può comprendere quanto sia ancora grave e attuale il problema dell’amianto nel nostro Paese, nonostante sia vietato da oltre 30 anni.

Per questo motivo, l’avvocato Bonanni Presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale Amianto è in prima linea nel sollecitare le bonifiche e a favore della prevenzione primaria.

Monitoraggio dell’amianto nell’ambiente lavorativo

Misano Adriatico, monitoraggio
lavoratore con maschera antigas

L’amianto è il termine con cui ci si riferisce a un gruppo di minerali di compravata capacità cancerogena. La legge italiana ne vieta utilizzo, commercializzazione e lavorazione dal 1992. Ma non ha imposto la bonifica dei siti contaminati. Ne consegue che nel nostro paese esistono ancora tonnellate di amianto presenti anche in edifici pubblici come scuole, ospedali e palestre.

Esiste un valore limite, ovvero una soglia di esposizione, che non deve essere superata dai lavoratori.

In questo articolo scopriamo tutto sul monitoraggio degli ambienti esposti ad amianto per la sicurezza dei lavoratori coinvolti. In particolare il monitoraggio è importante per i lavoratori delle ditte specializzate che si occupano della bonifica amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto si occupa di lotta all’amianto prevenzione e sicurezza dei lavoratori. Offre assistenza legale gratuita ai lavoratori esposti che abbiano contratto malattie asbesto correlate. L’esposizione all’amianto, come confermato dall’’ultima monografia IARC, provoca infiammazioni e cancro.

Qual è il valore limite di esposizione: monitoraggio

La normativa italiana detta un limite di esposizione professionale pari a 100 ff/l medie su 8h per tutte le tipologie di fibre di amianto. Si tratta di un limite tecnico applicabile alle sole attività di bonifiche, manutenzioni e ai rarissimi casi in cui ci si espone ad amianto naturale.

Il valore limite di esposizione per l’amianto e’ fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo di aria, misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di otto ore. I datori di lavoro provvedono affinché nessun lavoratore sia esposto a una concentrazione di amianto nell’aria superiore al valore limite.

Rischio amianto: gli obblighi del datore di lavoro

Responsabilità del datore di lavoro è quella di valutare il rischio amianto: se è presente amianto nell’edificio in cui ha sede l’attività lavorativa e se c’è un rischio di rilascio delle fibre di amianto. In questo caso è necessario intervenire con le misure di contenimento, incapsulamento o bonifica per eliminare il rischio per i lavoratori.

È compito del datore di lavoro quindi promuovere una sorveglianza costante per individuare eventuali criticità e adottare prontamente le precauzioni necessarie. Solo attraverso questo approccio si può assicurare la salute e la sicurezza dei dipendenti, prevenendo gravi conseguenze per il loro benessere.

È altrettanto importante fornire formazione ai lavoratori in modo che i dipendenti siano preparati sulle lavorazioni che possono comportare l’esposizione all’amianto e sulle procedure di lavoro sicure.

Inoltre, è vietato impiegare contemporaneamente più di tre addetti in un intervento diretto di bonifica. Se ciò non è possibile, il numero dei soggetti impiegati deve essere limitato.

Indennizzi e risarcimento dei danni per i lavoratori vittime dell’amianto

Il datore di lavoro che non adempie a questi obblighi è chiamato a pagare il risarcimento integrale dei danni subiti dai lavoratori vittima di malattia. Sussistono poi tutte le prestazioni INAIL per i lavoratori del settore privato e pubblico privatizzato e la causa di servizio per i lavoratori delle Forze Armate e Comparto Sicurezza.

Per ottenere assistenza legale e medica basta rivolgersi all’ONA Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avvocato Ezio Bonanni.

Amianto e legislazione: responsabilità dei datori di lavoro

mani sporche, datori di lavoro, film ''l'uomo senza colpa''
mani sporche, datori di lavoro, film ''l'uomo senza colpa''

Valutare i pericoli legati all’esposizione all’amianto è un obbligo dei datori di lavoro. L’uso dell’amianto è vietato per legge e devono essere valutate le situazioni di rischio per gli operatori che potrebbero lavorare a contatto con questo minerale. Il legislatore nel 1992 ha imposto la cessazione dell’estrazione, produzione e utilizzo di materiali che contengono amianto. Pertanto, il datore di lavoro non può in nessun modo utilizzare l’amianto per le attività aziendali. Ci sono purtroppo numerose situazioni in cui l’amianto è presente negli edifici e non ancora bonificato e un certo numero di lavoratori impegnati nella bonifica degli stessi.

In questo articolo scopriamo la legislazione in merito, come si adottano le misure di sicurezza e cosa sucecce se i datori di lavoro non adempiono alle loro responsabilità.

L’Osservatorio Nazionale Amianto si occupa di lotta all’amianto da decenni e promuove la promozione attraverso la bonifica amianto. La bonifica infatti resta l’unico metodo sicuro per evitare le esposizioni tout court, come ribadito anche dall’OMS. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ribadisce inoltre che l’amianto è cancerogeno e che ci sono ancora 125 milioni di lavoratori che ne sono esposti, con più di 107 mila decessi per ogni anno. L’inalazione di fibre e polveri di asbesto dà vita a un meccanismo di cancerogenesi, come confermato dall’ultima monografia IARC.

Le responsabilità dei datori di lavoro

Come già accennato tra le responsabilità del datore di lavoro c’è la valutazione del rischio amianto. Ovvero la responsabilità di individuare i materiali che contengono amianto e il potenziale rilascio di fibre. Una volta individuati i rischi, è necessario adottare misure preventive per ridurre l’esposizione al di sotto del limite consentito e verificare l’efficacia di tali misure.

L’obiettivo è garantire un ambiente di lavoro sicuro per gli operatori, tutelando la loro salute e prevenendo rischi a lungo termine derivanti dall’esposizione all’amianto.

Motivi di superamento del limite di esposizione

Il datore di lavoro ha anche l’obbligo di individuare le cause di eventuali superamenti del limite di esposizione all’asbesto, sinonimo di amianto. Solo così sarà possibile adottare le adeguate misure di prevenzione e protezione per i lavoratori che svolgono attività a rischio.

Una volta individuati i motivi per i quali non è stato possibile garantire un’esposizione al di sotto del limite di sicurezza, è necessario adottare tutte le misure necessarie per ridurre l’esposizione al di sotto di tale valore.

Questo processo deve essere seguito da una continua verifica dell’efficacia delle misure adottate, al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori. Solo attraverso l’implementazione di tutte le azioni previste dalla legge si possono prevenire eventuali malattie causate dall’amianto e garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre per tutti.

La riduzione dell’esposizione rappresenta un obiettivo primario per garantire la salute e la sicurezza degli operatori.

Obblighi datori di lavoro per attività esposte all’amianto

La sicurezza sul posto di lavoro è di estrema importanza e la legislazione italiana prevede obblighi specifici in base all’attività e al livello di esposizione all’amianto. Il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi e individuare le cause di superamento del valore limite di esposizione all’amianto. Successivamente, deve adottare le misure necessarie per ridurre l’esposizione al di sotto del valore limite e verificare l’efficacia di tali misure. È altrettanto importante fornire formazione ai lavoratori in modo che siano preparati sulle lavorazioni che possono comportare l’esposizione all’amianto e sulle procedure di lavoro sicure.

Inoltre, è vietato impiegare contemporaneamente più di tre addetti in un intervento diretto. Se ciò non è possibile, il numero dei soggetti impiegati deve essere limitato. L’obiettivo finale è garantire la massima sicurezza per gli operatori in tutte le fasi del lavoro.

Cosa dice la sentenza del 2 agosto 2017?

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 2 agosto 2017, numero 19270, ha stabilito che anche in assenza di una certezza scientifica sulla causa specifica della malattia che ha portato al decesso di un dipendente, se tale dipendente ha svolto la propria attività per lungo tempo a contatto con l’amianto senza adeguate misure di sicurezza, la responsabilità deve essere attribuita al datore di lavoro.

Nel caso esaminato dalla Corte Suprema, gli eredi di un lavoratore deceduto a causa di un tumore avevano presentato un ricorso al Tribunale del lavoro per ottenere il riconoscimento della natura professionale della malattia e il conseguente risarcimento del danno subito.

Il giudice del lavoro aveva accolto il ricorso e condannato i datori di lavoro presso cui il dipendente aveva lavorato a risarcire il danno, assegnando il 30% di responsabilità a una società e il 70% all’altra.

Anche la Corte d’appello aveva confermato la decisione del giudice di primo grado, affermando che l’uso diffuso e costante di materiali contenenti amianto durante il periodo lavorativo presso le due società era stato accertato sulla base delle informazioni raccolte dall’ASL competente.

Valutazione del rischio amianto, precedente al 1992

Non importa il fatto che la pericolosità dell’amianto sia stata riconosciuta solo negli anni ’90, poiché il rischio derivante dalla formazione e diffusione delle polveri era già noto, come previsto nell’articolo 15 del DPR 303/1956, e il rischio specifico derivante dall’amianto era già stato recepito legislativamente con il DPR 1124/1965.

Questa decisione è adeguatamente motivata e conforme alla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, che ha individuato gli stessi obblighi e responsabilità del datore di lavoro in casi simili (sentenza 18503/2016).

Infine, i giudici di legittimità sottolineano che la valutazione di prevedibilità ed evitabilità deve riferirsi non a un tipo specifico di neoplasia che si è manifestata, poiché questo implicherebbe una valutazione scientifica legata a un diverso giudizio di causalità, ma al generico verificarsi di un danno alla salute del lavoratore, che è l’evento che l’articolo 2087 del codice civile e il DPR 303/1956 mirano a prevenire.

Datori di lavoro e risarcimento danni alla vittima amianto

In caso di malattia professionale, l’INAIL deve erogare al lavoratore vittima una serie di prestazioni. Il datore di lavoro sarà direttamente responsabile del risarcimento integrale dei danni al lavoratore e potrà essere soggetto a un’azione da parte dell’ente assicuratore.

Storicamente, la compensazione doveva coprire solo il danno patrimoniale, ovvero la perdita della capacità lavorativa, oltre al danno morale derivante dal reato. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, la Corte Costituzionale ha stabilito che il datore di lavoro è tenuto a risarcire non solo il danno patrimoniale, ma anche il danno biologico.

Secondo la giurisprudenza, la liquidazione del danno biologico deve avvenire in base a criteri equi che tengano conto delle circostanze specifiche di ogni caso.

Il risarcimento dei danni alla vittima e ai famigliari

Tuttavia, l’obbligo di risarcire il danno biologico da parte del datore di lavoro è stato revocato quando si è stabilito che l’INAIL doveva liquidare al lavoratore solo il danno patrimoniale derivante dalla perdita della capacità lavorativa.

Successivamente, il legislatore è intervenuto con il decreto legislativo n. 38/2000, nell’ambito della riforma dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, estendendo la protezione assicurativa anche al danno biologico, definito come la lesione dell’integrità psico-fisica del lavoratore, suscettibile di valutazione medico-legale.

Il risarcimento integrale dei danni da parte del datore di lavoro non riguarda solo la vittima di malattia amianto correlata ma anche i famigliari della vittima deceduta.

Prima ondata di calore in arrivo: temperature su di 10 gradi

ondata di calore, campo di girasoli secco
ondata di calore, campo di girasoli secco

Dopo un inizio della stagione estiva così così, con piogge e temperature sotto la media, arriverà all’improvviso la prima ondata di calore. Sembra, infatti, in arrivo l’anticiclone che porterà ad un innalzamento delle temperature anche di 6-10 gradi.

Il maltempo ha colpito duramente l’Italia in queste ultime settimane, con nubifragi e alluvioni. L’allerta resta alta al sud nelle prossime ore.

Ondata di calore: ad Oristano si toccheranno 41 gradi

Il fine settimana del 17 e 18 giugno, al contrario, si prevede cielo sereno e caldo afoso. In alcune zone interne di Sicilia e Sardegna si raggiungeranno i 35 gradi già sabato. Domenica questa afa potrebbe raggiungere ogni zona della Penisola, con temperature tra i 31 e i 34 gradi, ma con un’alta umidità. Per questo la temperatura percepita sarà maggiore.

In Sardegna si potrebbero raggiungere i 41°C ad Oristano tra il 20 ed il 21 giugno e in Sicilia, a Siracusa, i 38°C e a Catania i 36°C. Altre città potrebbero diventare bollenti: tra queste Taranto con 37 gradi all’ombra, Foggia e Matera 36°C, Bari, Bolzano, Forlì e Lecce con 35°C.

Anziani e bambini i più fragili

I consigli per preservare la salute delle persone più fragili sono sempre gli stessi, ma vale la pena ripeterli. Le persone più a rischio sono gli anziani, specialmente se non godono di buona salute o sono soli. Possono sviluppare rapidamente disidratazione, subire un aggravamento di patologie croniche (come quelle cardio-respiratorie), o essere vittime di un colpo di calore.

Con qualche accorgimento, però, si possono affrontare le ondate di calore che colpiranno, anche quest’anno diverse città italiane. I centri abitati, senza aree verdi, sono sicuramente i più esposti.

Ondata di calore: consigli per le persone più fragili

Quindi in generale è importante non uscire di casa nelle ore centrali della giornata, preferendo il primo mattino o il tardo pomeriggio per fare la spesa o per una passeggiata. Mettere vestiti freschi e in tessuti naturali, che possano assorbire meglio il sudore. Chiudere le finestre e le persiane durante le ore più calde e aprire durante la notte. E ancora bere molta acqua e aumentare il consumo di frutta e verdura.

Reggio Emilia, rimosse da scuola 3 cisterne in amianto

cisterne amianto, scuola Reggio Emilia
Scuola di Reggio Emilia

All’interno della scuola Tassoni di Canali, di Reggio Emilia, erano ancora presenti alcune cisterne in amianto. I materiali contenenti asbesto si trovavano nel sottotetto dell’edificio scolastico e ora, finalmente sono stati rimossi.

Cisterne in amianto, bonifica nella scuola Tassoni di Canali

Un’operazione di bonifica, realizzata, secondo quanto scrive la stessa amministrazione comunale, rispettando la normativa. Questo per evitare che le fibre di amianto, tanto pericolose, potessero disperdersi nell’area.

Il dirgente ha chiuso per prima cosa l’edificio. Poi gli operai di una ditta specializzata hanno cosparso un prodotto isolante (incapsulamento), sulle 3 cisterne. L’operazione è stata necessaria per impedire il distacco delle fibre nel momento della rimozione e del trasporto. Gli operatori hanno poi inserito i materiali in contenitori speciali, sempre per tenere il più possibile chiuse le fibre di amianto. La Asl aveva precedentemente approvato il piano di lavoro.

“Vi è quindi certezza – scrivono dal Comune in un comunicato stampa – che non vi sia stato rilascio di fibre di amianto all’interno della scuola o negli ambienti ed aree limitrofe”.

Amianto, circa 2400 le scuole ancora contaminate

Un’ottima notizia, quella della rimozione dei materiali in amianto all’interno di una scuola. A 31 anni dalla messa al bando del minerale killer, infatti, l’Osservatorio nazionale amianto stima che ci siano in Italia, ancora circa 2400 edifici scolastici contaminati. Negli ultimi anni le amministrazioni sono riuscite a bonificarne qualcuno, ma se ne trovano sempre di nuovi che non erano mappati. Per questo si stima che il totale non sia cambiato.

Secondo il VII rapporto ReNaM dell’Inail sono 121 i casi di mesotelioma causati dall’amianto nelle scuole. Per lo più si tratta di insegnanti e operatori scolastici, che anno dopo anno, hanno respirato amianto sul posto di lavoro. L’asbesto, però, può causare anche altre malattie lo stesso molto gravi, il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. Il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, è convinto che solo le bonifiche possano fermare la strage silenziosa. Nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” ha ben delineato il fenomeno in Italia. E spiegato come, nonostante una Legge che metta al mando il minerale, ancora non riusciamo a liberarcene.