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Amianto, Solvay condannata in Appello per morte operaio

Posarelli, foto della comunione del figlio
Posarelli, foto della comunione del figlio

Solvay condannata per la morte dell’operaio Romano Posarelli. La Corte di Appello di Firenze ha rigettato l’appello proposto dalla società che mirava a negare la responsabilità per la morte del dipendente.

Operaio Solvay morto per tumore del polmone

L’uomo dopo anni di lavoro a contatto con l’amianto nello stabilimento di Rosignano si è ammalato di tumore del polmone e dopo terribili sofferenze è deceduto.

Solvay condannata anche a risarcimento maggiore

I giudici di questo secondo grado di giudizio hanno, inoltre, accolto  le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che assiste la famiglia, liquidando una ulteriore somma di circa 120mila euro che si va ad aggiungere ai circa 560mila già ottenuti con la prima sentenza del Tribunale di Livorno.

Solvay condannata, Bonanni: “Posarelli guadagnava il pane per la famiglia”

“Romano Posarelli – lo ha ricordato Bonanni – era un lavoratore che guadagnava il pane per lui e la famiglia lavorando come operaio tubista calderaio nello stabilimento Solvay di Rosignano, ed è stato stroncato da un cancro.

Solvay condannata

Ricordo la sua morte, preceduta da un’agonia straziante, e la sofferenza della moglie Maria Luisa Filippi, e del figlio Massimiliano, anche lui dipendente della Solvay ed esposto all’amianto. Ricordo l’azione controcorrente e le tante battaglie per avere giustizia, prima in sede penale. Con il rinvio a giudizio del Direttore, Ing. De Gaudenzi, per il reato di omicidio colposo, e poi, dopo la sua morte, che ha estinto il reato. Infine con la prosecuzione della causa in sede civile, e ora, finalmente, anche il secondo grado, conferma le condanne”.

Solvay condannata: la sentenza si aggiunge alle altre

La Solvay è stata condannata anche nel gennaio scorso, per un altro dipendente colpito da una patologia asbesto correlata. L’uomo ha contratto placche pleuriche e ispessimenti pleurici ha chiesto il giusto risarcimento, sempre assistito dall’Ona e dall’avvocato Bonanni. Ora un’ulteriore conferma che all’interno dello stabilimento non solo ci fosse amianto, ma che i lavoratori esposti non furono adeguatamente tutelati.

La società, attraverso un gruppo di legali, all’inizio aveva negato la stessa presenza di asbesto. Aveva sostenuto, durante i primi dibattimenti, che non fosse dannoso e infine che fosse sufficiente l’indennizzo dell’Inail, e che l’azienda non dovesse risarcire nessun altro tipo di danno.

Non è così, come ha abbondantemente dimostrato l’Ona che continua a portare avanti la sua battaglia per i diritti delle vittime dell’amianto. Vittime che aumentano ogni anno, come dimostra il VII Rapporto ReNaM dell’Inail. E come è spiegato nell’ultima pubblicazione Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona insiste anche per le bonifiche e ha realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

“Essere”, si parla di futuro nella cornice delle Mille Miglia

Bonanni parla all'evento essere, nella cornice delle Mille Miglia
Bonanni parla all'evento essere, nella cornice delle Mille Miglia

Si è tenuto ieri sera l’evento: “ESSERE: Energia, Sostenibilità, Scienza, Estetica, Ricerca, Empatia”, al Circolo della Ginnastica di Roma.

“L’Osservatorio nazionale amianto ha sposato da tempo il tema della tutela dell’ambiente che è fortemente connesso con la tutela della salute. Liberare il territorio dall’amianto, che ha causato e continua a causare malattie gravissime, è la missione dell’Ona, ma l’uomo deve ridurre anche tutti gli altri cancerogeni e inquinanti“.

Essere, presidente Ona: Puntare su efficientamento energetico

“L’incontro di oggi è un’opportunità enorme perché mette allo stesso tavolo imprenditori e professionisti che molto potranno fare nei prossimi anni in questo senso. Fondamentale è in questo momento l’efficientamento energetico, che permette di sfruttare le fonte energetiche in modo ottimale, risparmiando quindi denaro ed emissioni senza ridurre i consumi. Questo contribuirà a contenere il riscaldamento globale e a ridurre quindi eventi estremi, come le recenti alluvioni in più parti d’Italia. Ognuno deve fare la sua parte”.

L’artista Pietra Barrasso

Essere, l’incontro durante la tappa romana delle Mille Miglia

Lo ha detto il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ieri sera, nell’ambito dell’incontro Essere. L’evento, organizzato dalla Fondazione E-Novation, si è tenuto nella cornice della seconda tappa delle “Mille miglia”, la corsa delle auto d’epoca che hanno invaso gioiosamente la Capitale e che faranno come ogni anno il giro d’Italia.

Tutti gli ospiti presenti

Dal titolo della manifestazione si possono ben capire i temi di cui si è dibattuto. Un salotto all’aperto, condotto da Massimo Lucidi, presidente della Fondazione E-Novation, che ha visto l’intervento di Guglielmo Giovannelli Marconi dell’Università Unimeier. Così come quelli di Livio Livi, Direttore BMS Q8, di Alessandra Schettino, Founder di Rome Education Hub e di Vincenzo Naso Direttore Generale CIRPS. E ancora quelli di Edmund Agbo Ugwu Presidente e Rettore IBI in Nigeria, Alberto Patruno Segretario Generale ASSO.IMPRE.DI.A. Confindustria Cisambiente.

Dopo il convegno gli ospiti hanno atteso l’arrivo delle auto storiche della corsa più bella al mondo. La Fondazione E-novation promuove attività e progetti che esprimono la cultura della vita e della pace. Tra questi, Premio Eccellenza Italiana (da 10 anni), Bellessere (da 20 anni), Giornate Internazionali della Libertà, Stati Generali della Sostenibilità, Quaderni Social, Salotto dell’eleganza.

Porto Torres, amianto alla Ex Ferriera sarda: la bonifica

Porto Torres, amianto alla ex ferriera sarda
Porto Torres, amianto alla ex ferriera sarda

Il Comune di Porto Torres è intervenuto in sostituzione della vecchia proprietà di un sito dismesso per la bonifica dell’amianto. Le onduline in eternit erano crollate dalla copertura sei mesi fa e da allora non sono state rimosse. Anche a causa di un contenzioso tra il proprietario della ex Ferriera sarda e il Comune.

Porto Torres, il Comune dispone la rimozione amianto

L’amministrazione comunale ha incaricato ora una ditta specializzata alla rimozione dei materiali in asbesto che possa anche liberare via Vivaldi e l’area vicina. Si tratta, infatti, di rifiuti pericolosi, che vanno conferiti in discariche apposite.

L’amianto è un minerale cancerogeno, con gravissimi effetti sulla salute umana. Può causare, infatti, il mesotelioma, il tumore del polmone, della laringe, della faringe, del colon e delle ovaie. Così come asbestosi, placche pleuriche e tutta una lunga serie di patologie asbesto correlate. L’INAIL registra i casi di mesotelioma dal 1992, anno della messa al bando dell’asbesto, nel VII Rapporto ReNaM.

L’impegno dell’Osservatorio nazionale amianto

Le malattie, però, sono molte di più e conseguentemente anche i decessi. L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno stimato circa 7mila vittime in Italia soltanto nel 2022. Inoltre, il picco delle patologie è previsto per il 2030. Il tempo di latenza tra l’esposizione all’amianto e la malattia può arrivare anche a 50 anni.

Inoltre se il minerale resta sul territorio aumenteranno le esposizioni ambientali e quindi le patologie non contratte sui posti di lavoro. Per questo le bonifiche sono fondamentali, come si può capire da “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”. L’Ona ha realizzato anche una App per contribuire alla mappatura dei siti contaminati.

Porto Torres, l’azienda ha impugnato l’ordinanza

Il sindaco del Comune di Porto Torres aveva emesso un’ordinanza che obbligava i proprietari della società, la Laterizi Torres srl, a provvedere alla bonifica. Invece il proprietario ha impugnato il provvedimento. Sostiene, infatti, come dichiara unionesarda.it, che l’azienda non sarebbe destinataria dell’ordinanza, perché sottoposta a procedura fallimentare.

Inoltre, è convinta anche che il sindaco non sarebbe competente sulla zona, perché ricadrebbe nel Sin, Sito di interesse nazionale e quindi se ne dovrebbe occupare direttamente il ministero dell’Ambiente e la Provincia di Sassari.

Il rischio amianto per flora e fauna

baracca amianto Spilamberto
baracca amianto Spilamberto

Quando si parla di rischio amianto e lotta alle fibre killer si parla dei danni che l’asbesto provoca alla salute dell’uomo. Questi danni, comprovati, sono di estrema gravità e vanno dalle infiammazioni a vari tipi di cancro tra cui il mesotelioma, il più aggressivo. (ultima monografia IARC). Tutti i minerali, compreso il crisotilo sono cancerogeni, a prescindere dalla dose. 

Meno si sa e poco si parla invece dei danni che l’amianto provoca alla salute di flora e fauna. In questo articolo approfondiamo questo tema e scopriamo quali sono i datti dell’asbesto all’ambiente e in particolare ad animali e piante.

ONA-Osservatorio Nazionale Amianto si occupa di lotta all’amianto da decenni e di difesa legale degli esposti alle fibre di killer. Si occupa anche di tutela ambientale rispetto al rischio amianto e altri cancerogeni e inquinanti.

In questo giornale è possibile restare costantemente aggiornati sulla materia e gli sviluppi giudiziari, consultando la categoria news amianto.

Rischio amianto e salute della fauna

Nel corso degli anni, le ricerche si sono concentrate principalmente sugli animali domestici, che sono risultati malati dopo aver frequentato ambienti con presenza di fibre amianto. È possibile distinguere le ricerche condotte sui gatti, che sono state relativamente poche, da quelle condotte sui cani, che sono risultate invece più abbondanti.

Gli studi condotti sugli animali domestici lasciano presuppore che gli animali a contatto con le fibre di amianto sviluppano le stesse malattie amianto correlate che sviluppano gli esseri umani.

Il problema dell’amianto non è dunque un rischio esclusivamente per la salute umana ma anche per quella degli altri animali. I grandi stabilimenti di produzione dell’Eternit non ancora bonificati o i siti di interesse nazionale presentano quindi un rischio per mammiferi ed avifauna che possono frequentare le zone contaminate.

Gli studi effettuati sul rischio amianto per la fauna

Il primo articolo pubblicato sull’asbestosi risale al 1931 e riguardava il cadavere di un terrier che aveva vissuto per più di dieci anni in uno stabilimento di lavorazione dell’amianto in Inghilterra. Questo caso ha suscitato interesse perché ha rivelato un nuovo fatto: i polmoni dell’animale presentavano una quantità di collagene tale da causarne la morte per asfissia. Fino ad allora, un fenomeno simile non era mai stato osservato in nessun’altra specie vivente, compreso l’uomo, nonostante l’utilizzo dell’amianto fosse diffuso da secoli.

Dagli anni ’50 in poi, ulteriori studi hanno confermato lo stesso fenomeno: cani di età superiore ai quindici anni, che avevano vissuto a contatto con la polvere di amianto per anni, improvvisamente sviluppavano problemi respiratori e morivano nel giro di pochi mesi. Inoltre, è emerso che non tutte le razze canine erano altrettanto suscettibili e che c’erano differenze anche tra i sessi. Le razze più a rischio erano soprattutto i maschi di pastore tedesco, setter irlandese e bovaro delle Fiandre.

Nel 1983 è stata dimostrata una correlazione diretta tra la presenza di fibre di amianto nei polmoni dei ratti e lo sviluppo del Mesotelioma pleurico. Non molto tempo dopo, lo stesso risultato è stato riscontrato nei cani e negli esseri umani.

Diversi tempi di latenza nell’uomo e negli animali

Nell’uomo alcune malattie amianto correlate hanno lunghi tempi di latenza. Parliamo in particolare del mesotelioma che si sviluppa fino a 50 anni dopo l’esposizione all’asbesto. Nei cani si manifesta al massimo entro otto anni e nei ratti si sviluppa già dopo un anno dall’inalazione delle fibre di amianto.

Questa differenza nel tempo di latenza è correlata al metabolismo diverso delle varie specie e alla loro durata di vita media. Mentre gli esseri umani spesso raggiungono gli ottant’anni, i cani di solito vivono intorno ai quattordici anni e i ratti raramente superano i ventiquattro mesi di vita.

Rischio amianto per la flora esposta

Un aspetto più complesso riguarda il regno vegetale. Non ci sono molte pubblicazioni in questo campo, ma interessanti risultati sono giunti proprio dall’Italia.

Gli stagni e i corsi d’acqua che fiancheggiavano i siti di lavorazione o estrazione di minerali contenenti amianto sono stati i primi laboratori naturali per le analisi. In questi ambienti sono tipiche le fioriture di Lemna gibba, un’alga comunemente conosciuta come “lenticchia d’acqua”. I ricercatori hanno scoperto che le sottili fibre minerali che si depositano sull’acqua si insinuano all’interno delle cellule, causando uno stress ossidativo che influisce sulla formazione delle strutture intracellulari.

Questo processo è simile a quello che si verifica negli animali, ma naturalmente porta a risultati diversi. Nel sistema respiratorio degli animali, le sottilissime fibre di amianto vengono attaccate dai globuli bianchi che, non potendo eliminarle, esplodono e rilasciano atomi di ossigeno nel circolo sanguigno. Questi atomi, noti come “radicali liberi”, possono causare tumori o alterazioni dell’equilibrio interno dell’organismo.

Nelle piante, invece, i radicali liberi compromettono la normale funzionalità degli organelli e possono influire sulla stabilità dell’intera pianta.

Le piante come filtri naturali per le fibre di amianto

Come spesso succede nel regno vegetale, le piante mostrano meccanismi di difesa complessi ed enormi possibilità per la ricerca. Vicino alla miniera di amianto di Balangero (TO), che ha fornito materiale per lo stabilimento di Casale Monferrato per decenni è stata studiata una specie di lichene che si comporta come un vero e proprio filtro per le fibre di amianto. Infatti è in grado di intrappolare le fibre presenti nell’aria, proteggendo l’ecosistema circostante. I ricercatori dell’Università di Torino, Sergio Favero-Longo, Consolata Siniscalco e Rosanna Piervittori, sono stati gli autori di questa scoperta consultabile qui.

Fondo vittime amianto per i portuali 2023

cantiere navale, fondo vittime amianto per portuali
cantiere navale, fondo vittime amianto per portuali

Gli operatori portuali esposti all’amianto che hanno contratto una patologia legata a questo minerale cancerogeno possono ottenere alcuni riconoscimenti. La normativa che lo prevede è la Legge 208 del 2015 ed in particolare l’articolo 1, c. 278.

Riconoscimenti per i portuali con malattie da amianto

“E’ istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il Fondo per le vittime dell’amianto, in favore degli eredi di coloro che sono deceduti a seguito di patologie asbesto correlate per esposizione all’amianto nell’esecuzione delle operazioni portuali nei porti nei quali hanno trovato applicazione le disposizioni della legge 27 marzo 1992, n. 257”.

Dal 2016 la dotazione del Fondo è stato di 10 milioni di euro per ogni anno. Ovviamente “le prestazioni del Fondo non escludono la fruizione dei diritti derivanti dalle norme generali e speciali dell’ordinamento e si cumulano con essi”. In caso di decesso del lavoratore il riconoscimento è dovuto nei confronti dei superstiti di coloro che sono deceduti.

Il Fondo per le vittime amianto

L’art. 1, c. 241 e ss. della L. 247/2007, ha invece istituito presso l’Inail un Fondo per le vittime dell’amianto in favore di tutte le vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto. In caso di premorte, in favore degli eredi. Attraverso questo fondo l’ente eroga una prestazione aggiuntiva pari al 17% della rendita già in godimento. La percentuale è stata così incrementata dalla legge di bilancio 2023. Ne possono usufruire i soggetti (o i superstiti) già titolari di una rendita riconosciuta dallo stesso Istituto, oppure dal soppresso Istituto di previdenza per il settore marittimo.

Sempre secondo la stessa legge i malati di mesotelioma che abbiano contratto la malattia per esposizione familiare a lavoratori impegnati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale hanno diritto a una prestazione una tantum (pari a 15.000 euro, importo così incrementato dalla legge di bilancio 2023), per gli eventi accertati a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Fondo vittime amianto per i portuali 2023

All’interno del DL 34/2023, il Decreto Energia, fisco e salute all’art. 24 comma 2, istituisce per il 2023, il Fondo per le vittime dell’amianto. Questa volta con una dotazione raddoppiata: 20 milioni di euro. Potranno beneficiarne i lavoratori di società a partecipazione pubblica che hanno contratto patologie asbesto correlate durante l’attività lavorativa prestata presso cantieri navali. Il Fondo opera a favore degli eredi in caso di decesso dei lavoratori.

I lavoratori occupati in imprese che utilizzano ovvero estraggono amianto, impegnate in processi di ristrutturazione e riconversione produttiva hanno diritto alla concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario. Così come al riconoscimento di una maggiorazione contributiva ai fini del conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico.

“Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il Ministro dell’economia e  delle  finanze,  determina,  entro  novanta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente  disposizione, le tabelle di liquidazione dell’indennizzo (a carico  del  Fondo  di cui al primo periodo) da riconoscere in favore dei soggetti  di  cui al presente comma, nonché i requisiti, i termini,  gli  effetti,  le procedure e le modalità di erogazione delle somme nel  limite  delle risorse annue disponibili”.

Nei cantieri navali registrati 1318 casi di mesotelioma

I cantieri navali e i porti più ingenerale, dove veniva scaricato l’amianto senza alcuna protezione per i lavoratori, sono stati uno dei settori più colpiti dalle patologie asbesto correlate. Così come spiega il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in italia – ed. 2022“. Nell’ambito di questa attività il VII Rapporto ReNaM ha registrato 1318 casi di mesotelioma, la malattia sentinella dell’asbesto.