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Miglioramento delle tecniche di bonifica amianto

estrazione
lavoratore con tuta protettiva e mascherina su tetto di amianto

La bonifica amianto è l’unica soluzione possibile al dilagare delle malattie amianto correlate. In Italia esistono ancora migliaia di edifici contaminati dall’amianto che includono scuole, ospedali e palestre.

In questo articolo parliamo di bonifica amianto e delle migliori tecniche per ridurre a zero il rischio di ammalarsi di cancro causato dall’esposizione alle fibre di asbesto.

L’ultima monografia IARC indaga la comprovata pericolosità di tutti i tipi di amianto e la loro capacità di provocare il cancro.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è a favore della bonifica amianto di tutti i siti contaminati. Si tratta infatti, come raccomandato anche dall’OMS, dell’unico approccio efficace a vincere la lotta all’amianto. Basta in effetti una piccola lesione sulle superfici compatte perché le fibre sottilissime si disperdano nell’ambiente e non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale il rischio si azzera. Anche la bonifica stessa però comporta dei rischi ed è necessario interrogarsi sulle modalità di miglioramento delle tecniche di bonifica e di conferimento in discarica dei materiali di amianto.

Approfondisci su: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022

Miglioramento delle tecniche di bonifica amianto

Attualmente, la Polonia si distingue come l’unico paese dell’Unione Europea che ha implementato un programma nazionale per la rimozione completa dell’amianto esistente. Questo programma, il cui costo è stimato intorno ai 10 miliardi di euro fino al 2030, è supportato da un calendario ben definito e da finanziamenti provenienti da diverse fonti, tra cui lo Stato, programmi dell’Unione Europea e fondi privati provenienti da proprietari e associazioni territoriali. La Comunità Europea si è interrogata sul tema dell’amianto e sulle modalità per vincere questa dura battaglia. Ne è scaturista la Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 ottobre 2021.

La risoluzione considera fondamentale estendere questa iniziativa appena accennata e riguardante la Polonia a tutti gli altri Stati membri.

Per quanto riguarda il miglioramento delle tecniche di bonifica l’Europa ha individuato dei punti cruciali per il miglioramento e l’estensione delle migliori pratiche a tutti gli Stati ceh elenchiamo nei sottoparagrafi successivi.

Formazione e informazione lavoratori potenzialmente esposti

Uno dei principali problemi riguarda la scarsa conoscenza sull’amianto e la sua pericolosità. Molti lavoratori sono esposti all’amianto durante la manutenzione e la bonifica. Sebbene la legislazione esistente richieda già ai datori di lavoro di fornire una formazione adeguata al personale esposto o potenzialmente esposto all’amianto, con il divieto di utilizzo di vari materiali contenenti amianto, si sta gradualmente perdendo la conoscenza dei pericoli associati ad essi, nonché delle loro caratteristiche e aspetto.

Leggi anche: Formazione e informazione sull’amianto ai lavoratori

Anche se molti Stati membri hanno istituito corsi di formazione per i lavoratori nel settore della demolizione, della costruzione e della manutenzione, così come per altre figure professionali coinvolte nella rimozione di materiali contenenti amianto, mancano ancora norme adeguate applicabili in tutta Europa.

Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) invita la Commissione e gli Stati membri a creare un gruppo di lavoro congiunto per definire requisiti minimi specifici e qualifiche per l’amianto, nonché per sviluppare programmi di formazione specifici per professionisti dell’ingegneria civile e lavoratori.

Smaltimento e inertizzazione di Materiali Contenenti Amianto

La creazione di discariche per i rifiuti di amianto rappresenta solo una soluzione temporanea al problema, in quanto lascia il problema alle generazioni future, dato che le fibre di amianto sono praticamente indestruttibili nel tempo. Necessario quindi promuovere in Europa sistemi di distruzione dei prodotti contenenti amianto, come torce al plasma e pirogassificazione, facendo riferimento alle migliori tecniche disponibili (BAT – Best Available Techniques). Inoltre, è necessario sostenere azioni di ricerca e innovazione per sviluppare tecnologie sostenibili per il trattamento, l’inertizzazione e il riciclaggio sicuro dei rifiuti contenenti amianto.

La soluzione Europea per miglioramento bonifica amianto

Lo smaltimento sicuro dell’amianto è un aspetto fondamentale di qualsiasi piano di rimozione, poiché l’ignorarlo comporta esposizioni impreviste all’amianto. Ad esempio, in Svizzera, il settore del riciclaggio ha registrato il più alto tasso di esposizione. Pertanto, il CESE ha invitato la Commissione a presentare una proposta di direttiva quadro che preveda l’istituzione di piani nazionali per la rimozione dell’amianto da parte degli Stati membri, inclusi calendari chiari e realistici, definizione di priorità e obiettivi intermedi, individuazione e registrazione dell’amianto, finanziamenti e misure di sostegno per i proprietari delle abitazioni e le piccole e medie imprese, misure di protezione dei lavoratori contro il rischio di esposizione all’amianto in conformità alla direttiva 2009/148/CE e smaltimento sicuro dell’amianto al fine di prevenire l’ingresso dell’amianto nei processi di riciclaggio.

Campionamento e analisi amianto nei materiali

Minerali -campionamento
(c) Gennaro Giovatore - www.gemmologiaolistica.it

In questo articolo parliamo di campionamento e analisi amianto, necessarie per la valutazione del rischio amianto nei luoghi di lavoro e di vita.

La Legge del 27 marzo 1992, n. 257 proibiva l’utilizzo, la commercializzazione e la produzione, ma non imponeva la bonifica dell’amianto. Con questo termine, sinonimo di asbesto, non si intende un solo minerale, ma un gruppo di minerali accomunati da caratteristiche comuni: i minerali di amianto. Questi minerali asbestiformi, che si suddividono cioè in fibre longitudinali con una determinata ratio tra lunghezza e larghezza provocano gravi infiammazioni e cancro. L’ultima monografia IARC indaga la comprovata pericolosità di tutti i tipi di amianto e la loro capacità di provocare il cancro.

Solo l’amianto cosiddetto friabile, secondo la legge del 92, è soggetto all’obbligo di bonifica, mentre per i materiali di amianto compatto è necessario il monitoraggio e la manutenzione dei materiali, in modo che le fibre di asbesto non vengano rilasciate nell’ambiente.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è a favore della bonifica amianto. di tutti i siti contaminati da amianto. Si tratta infatti, come raccomandato anche dall’OMS, dell’unico approccio efficace a vincere la lotta all’amianto. Basta in effetti una piccola lesione sulle superfici compatte perché le fibre sottilissime si disperdano nell’ambiente e non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale il rischio si azzera.

Approfondisci su: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022

Normativa sul campionamento e analisi amianto

Il Decreto Ministeriale 6 settembre 1994 “Normative e
metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della
legge 27 marzo 1992, n. 257″ si occupa di normare le procedure per l campionamento e l’analisi della presenza di amianto nei materiali e nei manufatti.

Il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1996 stabilisce invece i requisiti minimi per i laboratori, sia pubblici che privati, che svolgono attività analitiche sull’amianto. È necessario che il personale possieda un’esperienza specifica e comprovata nelle tecniche analitiche impiegate.

Analisi e campionamento dell’amianto nei materiali

Il personale che si occupa di analisi dell’amianto nei materiali studia la dispersione delle fibre di amianto. Verifica se si supera il limite di esposizione consentito. Lo scopo dell’analisi e del campionamento è anche quello di controllare l’efficacia delle misure di confinamento in un ambiente e valutare i livelli di amianto e l’esposizione dei lavoratori.

Rilascia la certificazione di conformità dopo i lavori di bonifica, come previsto dal Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994.

Al fine di pianificare un adeguato piano di campionamento, è importante considerare l’obiettivo del monitoraggio e i valori limite stabiliti dalla normativa vigente.

Tipologie di monitoraggio: ambientali e personali

  1. Campionamenti personali: vengono effettuati durante le attività lavorative che comportano l’esposizione dei lavoratori all’amianto, come la rimozione, la manutenzione, lo smaltimento o il trattamento di materiali contenenti amianto. Il campionamento personale viene eseguito attraverso l’utilizzo di un dispositivo indossato dal lavoratore durante lo svolgimento dell’attività all’interno dell’azienda. Si utilizza una pompa a flusso costante per prelevare campioni su filtri di esteri di cellulosa con una porosità di 0,8 µm.
  2. Campionamenti ambientali: vengono eseguiti per determinare la concentrazione di fibre in un ambiente specifico durante un determinato periodo, senza finalità di valutazione dell’esposizione individuale. Il campionamento ambientale avviene attraverso l’utilizzo di campionatori posizionati in modo fisso a un’altezza di circa 1,6 m dal suolo. L’aria viene aspirata in modo continuo attraverso filtri di cellulosa e policarbonato con una porosità di 0,8 µm per un periodo di 4-6 ore.

Amianto compatto e amianto friabile secondo la legge

Come già accennato, secondo il Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994, i Materiali Contenenti Amianto (MCA) possono essere classificati in due categorie principali:

  1. MCA Friabili: possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere semplicemente applicando una pressione manuale. Rientrano in questa categoria i ricoprimenti a spruzzo, noti anche come floccanti, o i rivestimenti isolanti di tubazioni. Anche se originariamente possono essere poco friabili, possono diventare friabili a causa del deterioramento o di fattori ambientali.
  2. MCA Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’uso di attrezzi meccanici come dischi abrasivi o frese. In questa categoria rientrano i prodotti in cemento-amianto (Eternit) o i pavimenti vinilici.

La classificazione dei MCA è fondamentale per valutare il grado di pericolosità e determinare le misure di gestione e bonifica necessarie. È importante prestare attenzione a entrambe le categorie di MCA, poiché entrambe possono rappresentare un rischio per la salute.

Fase di sopralluogo per la valutazione

Durante il processo di valutazione degli edifici per la presenza di Materiali Contenenti Amianto (MCA), è fondamentale condurre un accurato sopralluogo che comprenda diverse attività mirate a garantire la sicurezza e la corretta gestione dei materiali sospetti.

Di seguito riportiamo i passaggi principali che devono essere seguiti durante questa fase:

  1. Individuazione delle aree potenzialmente interessate: mappare e identificare le zone in cui potrebbero essere presenti MCA.
  2. Valutazione dello stato di conservazione: Si procede alla verifica delle condizioni dei materiali presenti. Nel caso in cui sia presente amianto confinato, si controlla l’integrità dei rivestimenti senza smontare i pannelli di confinamento, al fine di evitare dispersioni potenziali.
  3. Registrazione delle informazioni raccolte: le informazioni raccolte devono essere registrate in schede di verifica specifiche o in un verbale appositamente redatto. Questo consente di avere una documentazione dettagliata delle condizioni riscontrate e delle azioni da intraprendere.
  4. Campionamento dei materiali sospetti: è necessario prelevare campioni rappresentativi dei materiali sospetti. Questi campioni saranno successivamente inviati a un laboratorio specializzato per un’analisi confermativa del contenuto qualitativo di amianto.

Raccomandazioni e modalità operative per il campionamento

Per garantire la sicurezza e l’efficacia durante il processo di campionamento dei Materiali Contenenti Amianto (MCA), è fondamentale seguire le seguenti modalità operative:

  1. Utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) appropriati: indossare adeguati DPI, come tute monouso, maschere conformi alla norma UNI EN 149 FFP3 e guanti monouso non riutilizzabili.
  2. Utilizzo di strumenti adeguati: è importante utilizzare strumenti specifici che evitino la dispersione di polvere o fibre nell’ambiente circostante. Si consiglia l’uso di pinze, piccoli scalpelli, cesoie o carotatori, evitando l’impiego di frese, frullini o strumenti simili.
  3. Documentazione fotografica: è consigliabile acquisire una documentazione fotografica completa e rappresentativa dei MCA, evidenziandone la struttura macroscopica e l’ubicazione all’interno dell’ambiente circostante.
  4. Prelievo del campione: si procede al prelievo di una piccola quantità del materiale sospetto. I MCA possono essere omogenei o eterogenei. Per i materiali omogenei, è sufficiente prelevare 1 o 2 campioni rappresentativi di circa 10 grammi (o circa 5 cm2), mentre per i materiali eterogenei si consiglia di prelevare 2 o 3 campioni ogni 100 m2, privilegiando quelli con diverse colorazioni o composizioni superficiali.
  5. Contrassegnare il punto di prelievo: segnalare chiaramente il punto di prelievo con un’apposita etichetta o contrassegno.
  6. Riparazione e sigillatura del punto di prelievo: dopo il prelievo, è necessario riparare e sigillare il punto di prelievo utilizzando adeguati collanti. Questo previene eventuali contaminazioni o dispersioni future del materiale.
  7. Confezionamento del campione: il campione deve essere confezionato sul posto, inserendolo immediatamente in una doppia busta di plastica sigillata o in un contenitore di plastica rigido con tappo.
  8. Compilazione della scheda di prelievo e trasmissione al laboratorio: compilare accuratamente una scheda di prelievo, fornendo tutte le informazioni necessarie. Successivamente, il campione deve essere trasmesso immediatamente a un laboratorio qualificato dal Ministero della Salute, conforme al Decreto Ministeriale del 14/05/1996, per l’analisi e la conferma del contenuto qualitativo di amianto.

Requisiti per analisi di laboratorio stabiliti dalla legge

Così come stabilito dal Decreto Ministeriale del 14 maggio 1996, Allegato 5, punto 5, riportiamo la strumentazione richiesta e i requisiti del personale predisposto all’analisi di laboratorio dei MCA.

Qualsiasi laboratorio che si occupi dell’analisi di campioni contenenti amianto deve essere attrezzato con i seguenti strumenti:

  • Microscopio Ottico in Contrasto Di Fase (MOCF)
  • Microscopio Elettronico con Microanalisi (SEM-EDS)
  • Diffrattometro a Raggi X (DRX)
  • Spettrofotometro Infrarosso (FTIR)

Il personale del laboratorio deve possedere un’esperienza specifica e comprovata nelle tecniche analitiche impiegate per l’analisi dei campioni contenenti amianto.

Controllo periodico nei luoghi di lavoro

In conformità all’Articolo 253 del Testo Unico 81/08 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare periodicamente la misurazione della concentrazione delle fibre di amianto presenti nell’aria, in base ai risultati della valutazione iniziale dei rischi.

I risultati delle misurazioni devono essere riportati nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Il campionamento deve essere rappresentativo della concentrazione di polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto nell’aria.

I campioni prelevati devono essere successivamente analizzati da laboratori qualificati conformemente al decreto del Ministro della Salute del 14 maggio 1996 (Gazzetta Ufficiale n. 175 del 25 ottobre 1996).

Leggi anche: Amianto, la responsabilità dei datori di lavoro

Guerra in Ucraina, danni ingenti all’ambiente

Ucraina, la guerra e i danni all'ambiente
Ucraina, la guerra e i danni all'ambiente

Le vittime derivanti dagli scontri a fuoco e dalle bombe lanciate sull’Ucraina son soltanto una parte di quelle che, alla fine, la guerra con la Russia, verranno conteggiate. I danni causati dal conflitto, infatti, in termini di vite umane e di distruzione dell’ambiente saranno molto più ingenti.

Guerra in Ucraina, amiano negli edifici fino al 2020

Lo aveva già spiegato, nel marzo del 2022, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, quando aveva detto che questo minerale cancerogeno era ancora presente nella maggior parte degli edifici del Paese. Se in Italia, infatti, è stato messo al bando soltanto nel 1992, in Ucraina il divieto di utilizzo è scatto nel 2020.

Il 7 giugno scorso, presso la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che si è tenuta a Bonn, gli esperti hanno presentato lo studio “I danni climatici causati dalla guerra della Russia in Ucraina”. Come spiega l’articolo del Corriere della Sera, a fine gennaio 2023 la School of Economics di Kiev contava la distruzione totale o parziale di 149.300 edifici. Oggi potrebbero essere 200mila. Le fibre di amianto disperse nell’aria sono un rischio per la salute di tutti i cittadini e di chi si trova sul territorio.

Gli effetti dell’aminato sulla salute

L’asbesto (altro nome per indicare l’amianto), causa il mesotelioma (tumore della pleura), e diverse altre neoplasie, come il cancro del polmone. Sono tante le patologie asbesto correlate purtroppo e se il cemento amianto, quando è ben tenuto contiene le fibre, quando invece si deteriora è davvero molto pericoloso. Come si può capire ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. A questo cancerogeno ormai libero nell’aria, si aggiungono tutta un’altra serie di inquinanti in Ucraina, come l’uranio impoverito e i metalli pesanti diffusi sempre con i bombardamenti.

Cancerogeni che vanno a contaminare anche il terreno e le falde acquifere con danni all’ambiente praticamente irreversibili.

Guerra in Ucraina, tutte le criticità

Il rapporto parla poi di 119 milioni di tonnellate di CO2 nell’aria in 12 mesi di guerra, a causa anche delle migliaia di incendi. A fuoco anche gasolio e benzina. La mancanza di elettricità ha portato gli ucraini a fornirsi di generatori diesel. I bombardamenti hanno poi distrutto il 90% delle pale eoliche e il 50% del fotovoltaico.

Le acque sono contaminate perché molti depuratori sono fuori uso. Nel Mar Nero defluiscono poi i residui dei bombardamenti degli impianti chimici e industriali. Così come quelli delle acciaierie. A questo si aggiungono le mine disseminate sul terreno e il rischio nucleare.

Formazione e informazione dei lavoratori sul rischio amianto

fibra di amianto-formazione
tutela e sicurezza dei lavoratori a contatto con le fibre di amianto

Nei contesti lavorativi contaminati da amianto o in tutte le attività che si occupano di bonifica amianto sono necessarie tutta una serie di azioni per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Il datore di lavoro ha la responsabilità di riconoscere, valutare i rischi e mettere in pratica le azioni necessarie ad evitare l’esposizione alle fibre di amianto, anche detto asbesto.

Infatti l’amianto è un potente cancerogeno che provoca gravi infiammazioni e cancro, tra cui il più aggressivo, causato esclusivamente dalle fibre di amianto, è il mesotelioma (così come confermato dall’ultima ultima monografia IARC).

Approfondisci su: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022

Tra le azioni messe in atto per garantire la sicurezza dei lavoratori dalle esposizioni dannose all’asbesto svolge un ruolo importante la formazione e informazione dei lavoratori al rischio amianto.

Leggi tutto sulla: Responsabilità del datore di lavoro

Formazione per i lavoratori esposti ad amianto

Secondo l’articolo 258 del decreto legislativo n. 81/2008, il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire che tutti i lavoratori esposti o potenzialmente esposti a polveri contenenti amianto ricevano una formazione adeguata e regolare.

La formazione deve includere le seguenti conoscenze:

  • Le proprietà dell’amianto e i suoi effetti sulla salute, compreso l’effetto sinergico del fumo;
  • I tipi di prodotti o materiali che possono contenere amianto;
  • Le operazioni che possono comportare esposizione all’amianto e l’importanza dei controlli preventivi per ridurre al minimo tale esposizione;
  • Le procedure di lavoro sicure, i controlli e i dispositivi di protezione;
  • La funzione, la scelta, la selezione, i limiti e l’uso corretto dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
  • Le procedure di emergenza;
  • Le procedure di decontaminazione;
  • L’eliminazione dei rifiuti;
  • La necessità della sorveglianza medica (prevenzione secondaria).

Formazione per i lavoratori a diretto contatto con amianto

I lavoratori addetti agli interventi diretti su materiali contenenti amianto devono ricevere una formazione specifica tramite corsi di 30 ore per i lavoratori operativi e 50 ore per i responsabili di coordinamento e supervisione delle attività di rimozione, smaltimento e bonifica amianto. Tali lavoratori devono inoltre frequentare corsi di aggiornamento a cadenza preferibilmente quinquennale o secondo i regolamenti regionali.

Infine è auspicabile che le fasi di demolizione e rimozione di materiali contenenti amianto siano coordinate e supervisionate da un coordinatore amianto (Ca). A meno che non vi siano specifiche normative regionali che disciplinino diversamente.

La formazione e la verifica di idoneità del personale spetta al responsabile tecnico delle imprese iscritte all’Albo gestori ambientali, categorie 10A e 10B, che operano in cantiere.

Raccomandazioni per un’informazione efficace

Per garantire un’efficace e sicura formazione, si consiglia di coinvolgere i dipendenti di tutti i livelli dell’organizzazione.

In conclusione, è fondamentale sviluppare una cultura della sicurezza attraverso un percorso formativo e la diffusione dei concetti di prevenzione e protezione. Questo al fine di adempiere alle responsabilità ed evitare le esposizioni dannose.

Qui è possibile consultare il Decreto legislativo del 9 aprile 2008 n.81.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto lotta da decennio contro l’amianto. fornisce assistenza tecnica alle bonifiche e medica e legale agli esposti a questo potente cancerogeno. Infatti le vittime dell’amianto infatti hanno diritto all’accesso alle prestazioni INAIL per malattia professionale o alla causa di servizio per i dipendenti dei settori pubblici non privatizzati. Hanno inoltre diritto al risarcimento integrale dei danni subiti.

Piacenza, ex Pertite: amianto nell’area militare?

bosco verde ed alberi
bosco verde ed alberi

Amianto nella ex Pertite, a Piacenza, si o no? È una strana vicenda quella che sta interessando la città in questi giorni che sindaco ed ex sindaco non sono riuscite a chiarire neanche durante l’ultimo consiglio comunale.

Ex Pertite: scontro sui costi in consiglio comunale

L’incontro c’è stato ieri e subito è stato chiaro che sull’area i conti non tornano. Secondo l’ex sindaco Patrizia Barbieri, attualmente capogruppo della civica di minoranza, per riqualificare l’area potrebbero bastare dai 400mila euro ad un milione e mezzo. Secondo l’assessore Adriana Fantini, invece, come ha dichiarato nel consiglio comunale dell’8 maggio scorso, la cifra che coprirebbe anche la rimozione e lo smaltimento del minerale cancerogeno si aggirerebbe sui 50 – 60 milioni di euro.

Una differenza sostanziale che sarebbe legata proprio alla presenza nel sito dell’asbesto. Il minerale con cui si realizzava il cemento amianto fino al 1992, anno della sua messa al bando in Italia. L’ex sindaco ha detto ieri che a Roma, durante i tavoli tecnici, la presenza di amianto non sarebbe mai stata considerata. Di queste cifre non c’è traccia in nessun documento che sia relativo a quella è ancora area militare.

La maggioranza ha citato un documento del 2019 dell’Arpae che dice che, in mancanza di dati dell’area, non è possibile accertare i costi da sostenere.

I residenti chiedono che l’area diventi un parco

Un po’ poco se si pensa che da almeno dal 2009 i residenti chiedono che l’area diventi una parco pubblico e fruibile. Sono passati 9 anni dal protocollo sottoscritto nel dicembre 2014 che inserisce ufficialmente l’area Pertite nell’elenco dei beni dismissibili della Difesa, ritenendola quindi non più strategica.

Nel corso delle attività del gruppo di lavoro – si legge nella delibera del consiglio comunale n.23 del 10/04/2017 “si è avuto ulteriore conferma sia da parte della Difesa che da parte dell’Agenzia del Demanio della volontà degli stessi di voler agire in coerenza con gli indirizzi di sviluppo della città. Cioè di destinare a verde pubblico attrezzato l’area in questione”. Per ora, infatti, c’è ancora una pista utilizzata dai carri armati. Nel documento non si fa alcun cenno all’amianto. I consiglieri sembravano convinti, però, che la bonifica (di cosa non è specificato), sarebbe stata interamente a carico del Demanio. A distanza di anni la questione non è più così chiara.

La presenza di amianto non è soltanto una questione di costi, ma anche di salute pubblica. Nel caso i capannonipresenti abbiano coperture in amianto andare a passeggiare lì potrebbe avere gravi conseguenze. Le fibre di questo minerale, come spiega da anni il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, causano infatti il mesotelioma e tutta una serie di tumori asbesto correlati. La mancata bonifica sarebbe davvero un problema.