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Amianto nei tubi dell’acqua, c’è ancora pericolo

Amianto e acqua potabile
Amianto e acqua potabile

L’amianto è un pericolosissimo cancerogeno, che è presente in numerosi siti e costruzioni, compresi i tubi in cui scorre l’acqua potabile.

Secondo la testa giornalistica EuObserver, che pochi giorni fa citava i dati dell’Investigative Reporting Project Italy (IRPI), soltanto la metà degli enti locali italiani ha risposto sui servizi idrici. L’Italia ha circa 550.000 km di tubazioni: circa la metà dei dati sulle tubazioni in amianto sarebbe mancante. Quel che ne viene fuori è dunque che su una gestione di circa 245.000 km di tubazioni, solo 22.000 km sono costruiti in materiale plastico.

Inoltre, “lo stato delle tubazioni è per lo più sconosciuto tranne che in Toscana, dove si sa che circa 500 km sono considerati danneggiati. La maggior parte dei tubi sono stati installati tra gli anni ’70 e ’80, ma alcuni risalgono addirittura agli anni ’50“.

Tubature dell’acqua in amianto, cosa dice l’Europa

Dal 2005 vige in Europa il divieto generale per l’uso di amianto e ciò comprende anche le tubazioni idriche. In deroga, comunque, si prevede che tali materiali possano essere utilizzati solo fino alla fine della loro vita utile.

Il Regolamento (CE) n. 1907/2006, infatti, vieta dal 1° gennaio 2005 l’uso di nuovi articoli contenenti amianto nell’Unione europea, compresi i tubi di amianto, e specifica che gli articoli esistenti possono ancora essere utilizzati ma solo fino alla fine della loro vita utile o il loro smaltimento.

Per quanto riguarda l’acqua potabile in sé, invece, secondo la Direttiva sull’acqua potabile 98/83/CE gli Stati membri devono garantire che l’acqua potabile sia salubre e pulita. Devono anche garantire che nessuna sostanza o materiale utilizzato nella distribuzione restino nell’acqua potabile in concentrazioni superiori a quelle necessari ai fini del loro utilizzo.

Interrogazione alla Commissione sulle tubature in amianto

Amianto nell'acqua
Amianto nell’acqua

In una interrogazione a risposta scritta del 26 settembre 2017, alcuni eurodeputati italiani avevano chiesto lumi all’allora commissario europeo all’ambiente Kemanu Vella.

L’interrogazione era a firma di Laura Agea (EFDD), David Borrelli (EFDD), Dario Tamburrano (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), e sostenuta da Rosa D’Amato (EFDD). Questo il testo.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha pubblicato dati che mostrano che l’acqua potabile di tutta Italia contiene fibre disperse di amianto, anche a seguito dei recenti terremoti. La miscela di cemento-amianto di cui sono costituite le tubazioni dell’acqua potabile, se sottoposta a vibrazioni e al flusso d’acqua, rilascia fibre di amianto. Si è innescata una vera e propria emergenza, in particolare in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. In tutta Italia sono interessati circa 100.000 chilometri di tubazioni, in Umbria la quasi totalità del sistema sembra essere costituito da tubazioni in cemento-amianto.

Gli articoli 4, comma 2, lettera e), 11 e 114, commi 4 e 5, e segg . TFUE e gli articoli 191-193 TUE riguardano la tutela dell’ambiente, mentre gli articoli 6-168 TFUE riguardano la tutela della salute. Questa situazione costituisce quindi una violazione della legislazione dell’UE e dei trattati. Può la Commissione far sapere:

  • Se è consapevole di questa situazione, che mette in pericolo milioni di cittadini;
  • Se sa che l’amianto, se ingerito, è cancerogeno;
  • Quali iniziative concrete intende intraprendere, nel pieno rispetto delle rispettive competenze, presso il Ministero della Salute e il Ministero degli Affari Regionali, che sono stati supini, negligenti e imprudenti di fronte a questo rischio, per garantire la tutela dei cittadini contro l’amianto? malattie correlate?“.

La risposta scritta all’interrogazione europea

A quella interrogazione era seguita, il 29 novembre 2017, la risposta scritta del commissario Ue Vella.

La Commissione è a conoscenza del problema relativo alle condutture idriche contenenti amianto (“tubazioni di amianto”) in Italia. L’amianto è classificato ai sensi del Regolamento (CE) n. 1272/2008 come sostanza nota per il suo potenziale cancerogeno per l’uomo e che può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata e ripetuta“.

Spetta alle autorità nazionali competenti valutare le situazioni sul campo e definire le misure necessarie da adottare per garantire la corretta attuazione del diritto dell’Unione europea. Ciò include in particolare se e in quale momento le condutture idriche contenenti amianto hanno raggiunto la fine della loro vita utile e devono essere sostituite, alla luce di fattori specifici del sito, delle vie di esposizione e del potenziale rischio per la salute umana” – ha specificato la commissione. Questo sulla base del Regolamento del 2005.

La Risoluzione del 2019: preoccupazione per l’acqua

La Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2021 recante raccomandazioni alla Commissione sulla protezione dei lavoratori dall’amianto (2019/2182(INL)), ha espresso poi una duplice considerazione.

Da un lato, “prende atto delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2017, che stabiliscono che non è necessario includere le fibre di amianto nell’allegato I della direttiva 98/83/CE del Consiglio e concludono che le fibre di amianto presenti nell’acqua potabile non presentano rischi per la salute“.

Ma dall’altro lato ricorda anche “che scienziati italiani hanno sollevato in uno studio l’importante questione relativa alla possibilità che l’ingestione di acqua contenente fibre di amianto aumenti il rischio di cancro gastrico e colorettale; sottolinea che le potenziali malattie correlate all’amianto eventualmente causate dall’ingestione di acqua contenente tali fibre provenienti da canalizzazioni in amianto potrebbero impiegare diversi decenni per manifestarsi; sottolinea inoltre che, sebbene lo studio italiano non consenta di per sé di giungere, in questa fase, a una conclusione definitiva in merito alla correlazione tra l’ingestione di amianto attraverso l’acqua e lo sviluppo di carcinomi del tratto gastrointestinale, si dovrebbe applicare il principio di precauzione viste le incertezze al riguardo“. Quindi procedere a nuove ricerche ed elaborare un piano per una nuova impiantistica idrica per l’Europa.

ONA contro l’amianto, per le bonifiche e la salute

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)

Il mesotelioma è una patologia gravissima e quasi sempre a prognosi infausta. Si tratta di un tumore molto grave che insorge in età avanzata e che soprattutto si scopre tardi. Il periodo di latenza può durare anche decenni. E il mesotelioma è solo una delle patologie asbesto correlate.

Chiunque contragga una malattia causata dall’amianto, in particolare se causata da motivi di lavoro, ha diritto a speciali tutele. Così come i familiari. Per informazioni e consulenze gratuite si può chiamare l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni. Quest’ultimo è anche autore di diverse pubblicazioni, come la guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“. Bonanni ha scritto anche il “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022” perr denunciare lo stato dell’arte in Italia.

Per informazioni e consulenza gratuita chiama il numero verde 800.034.294.

Rimini, nel 2023 via 18 tonnellate di amianto

comune di rimini
comune di rimini, 18 tonnellate amianto

Sono 18 le tonnellate di amianto rimosse e smaltite nel 2023 grazie ai contributi messi a disposizione dal Comune di Rimini con bando pubblico. I contributi erano a fondo perduto e complessivamente sono stati 27 gli interventi eseguiti sul territorio per un totale di circa 20mila euro.

Un dato in calo rispetto all’anno precedente – specifica il Comune di Rimini in una nota – sia per effetto dell’aumento dei prezzi di mercato sia poiché, nei casi di interventi di smaltimento eternit riguardanti grandi superfici (ad esempio nei condomini), molto spesso questi sono stati ricompresi nei lavori di riqualificazione degli immobili che hanno potuto usufruire del più vantaggioso bonus 110“.

Bonifiche amianto a Rimini dal 2010 con fondi pubblici

L’amministrazione comunale di Rimini propone ogni anno, dal 2010, iniziative per la rimozione dell’amianto in città. Fino ad oggi gli interventi finanziati attraverso i bandi comunale hanno permesso di rimuovere e portare a smaltimento ben 1.135.094 kg di amianto. In tutto 840 gli interventi, per circa 518mila euro di contributi erogati.

L’anno che si è appena concluso – spiega il Comune – ha visto impegnato un fondo di 20 mila euro per agevolare i privati cittadini che rimuovono e smaltiscono manufatti contenenti amianto. Lastre, pannelli piani o ondulati utilizzati per la copertura di edifici, pareti divisorie non portanti, tubi per acquedotti o fognature, tegole, canne fumarie, serbatoi per contenere acqua. Nel 2023 sono stati 17.737 i chili di amianto smaltiti, per 27 interventi complessivi“.

Come funziona l’erogazione dei contributi amianto

Innanzitutto bisogna specificare che il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni. La somma, inoltre, copre il 50% della spesa effettivamente sostenuta e documentata. L’erogazione può infine raggiungere un massimo di 1.200 euro. Gli interventi di bonifica, inoltre, devono essere eseguiti necessariamente da una ditta specializzata ed autorizzata per la bonifica di amianto.

Per il 2023 ammessi al bando del Comune di Rimini tutti gli interventi di rimozione effettuati dal 1° gennai. Per l’erogazione del contributo si è seguito l’ordine di precedenza di prenotazione, fino all’esaurimento del fondo. Le richieste accettate hanno riguardato i proprietari di manufatti contenenti amianto presenti nel territorio del Comune di Rimini ed in regola con gli strumenti urbanistici vigenti; e che abbiano manufatti abbandonati sul suolo di proprietà, denunciati ad una Pubblica Autorità.

Il bando ci sarà anche per gli interventi del 2024. La pubblicazione ci sarà nel mese di marzo e metterà a disposizione un fondo di altri 20mila euro.

Obiettivo: Rimini città libera dall’amianto

Dal 2010 ad oggi abbiamo agevolato la rimozione e lo smaltimento di circa 1.135 tonnellate di amianto – commenta l’Assessora all’ambiente Anna Montini e continuerà anche nei prossimi anni l’impegno dell’amministrazione per raggiungere l’obiettivo di una città libera dall’amianto“.

Come tutti sanno, l’amianto è un materiale molto pericoloso per la salute dell’uomo e dell’ambiente e le bonifiche devono essere eseguite seguendo procedure specifiche da parte di ditte autorizzate. Anche nel 2023 gli interventi sostenuti dagli incentivi a fondo perduto messi a disposizione dal Comune hanno coperto tutto il fondo messo a disposizione e l’auspicio è che questa opportunità continui ad essere raccolta dalle persone interessate. Ricordo anche che tutti i cittadini possono sempre segnalare la presenza di coperture e altri materiali contenenti amianto in cattivo stato di conservazione seguendo le modalità indicate sul sito del comune di Rimini nella sezione Qualità ambientale“.

ONA contro l’amianto e gli altri cancerogeni

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, lotta contro l’amianto e tutti gli altri cancerogeni che avvelenano l’ambiente e la salute umana. Per avere una consulenza gratuita chiama l’800.034.294, è un numero verde gratuito a cui risponde lo staff dell’associazione per dare informazioni sempre utili e aggiornate.

L’associazione inoltre lavorare su tutto il territorio italiano anche per aggiornare la mappatura attraverso la propria App Amianto. “Le bonifiche, a distanza di 30 anni dalla legge che ha vietato il minerale killer sono fortemente in ritardo. Sono necessari importanti investimenti per rimuovere l’amianto da oltre un milione di siti ancora contaminati in tutta Italia” – afferma l’avv. Bonanni. “Ancora oggi si continua a morire di malattie asbesto correlate.  Il picco delle patologie è previsto per il 2030. Per questo sono fondamentali la prevenzione e le bonifiche“.

Amianto sui cavi: mesotelioma uccide ex lavoratore Telecom

L'amianto corre nei fili. Odissea di un lavoratore morto di mesotelioma
L'amianto corre nei fili. Odissea di un lavoratore morto di mesotelioma

L’AGENZIA INTERNAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO IARC, CHE FA PARTE DELL’OMS (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ), HA PUBBLICATO DATI CHE ATTESTANO COME IL MESOTELIOMA, TUMORE RARO ASSOCIATO IN PREVALENZA ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO (ULTIMO AGGIORNAMENTO 6 LUGLIO 2021), CONTINUI A UCCIDERE MOLTI LAVORATORI. E DI MESOTELIOMA È MORTO GIAMPIERO DEFENDINI, DIPENDENTE DELLA TELECOM GIÀ SIP. NONOSTANTE LE EVIDENZE, L’INAIL AVEVA ORIGINARIAMENTE SOSTENUTO L’ASSENZA DELL’ESPOSIZIONE AL KILLER INVISIBILE DELLA VITTIMA

Odissea di un lavoratore

La storia di oggi, rappresenta un simbolo tangibile della lotta contro il nemico subdolo annidato nell’industria delle telecomunicazioni: l’amianto. Un racconto amaro, che ha per protagonista Gian Piero Defendini, dipendente dell’azienda di telefonia.

Il pericoloso minerale che ha provocato la sua morte era utilizzato per avvolgere i cavi, per evitare il rischio incendio, come impasto, nelle costruzioni e nei cavidotti.

Eppure, inizialmente l’INAIL aveva sostenuto l’assenza dell’esposizione alle fibre della vittima.

Non dello stesso avviso i familiari e l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il quale ha impugnato il provvedimento dell’INAIL e ha chiesto che il Tribunale di Roma accertasse la verità.

Le tesi dell’INAIL si sono rivelate fallaci e i giudici hanno accolto la tesi sostenuta dall’avv. Ezio Bonanni.

l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro si pertanto è vista costretta a riconoscere la malattia professionale e a costituire la rendita di reversibilità in favore della vedova del lavoratore deceduto. Ma veniamo alla storia.

L’amianto killer e il mesotelioma

L’amianto è causa di tumori e patologie asbesto-correlate. Utilizzare i DPI può evitare di inalare le fibre

Il sig. Gian Piero Defendini, è morto all’età di 71 anni, a distanza di due anni dai primi accertamenti (nel 2018), per aver contratto il mesotelioma pleurico, “complicato da metastasi linfonodali e pleuriche”.

A scatenare la terribile malattia asbesto-correlata, ad oggi incurabile, l’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto aereo disperse, in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll, (fibre/litro) per otto ore al giorno, alle dipendenze di Telecom Italia (già S.I.P, Spa).

L’uomo aveva prestato servizio in azienda dal 1973 al marzo 2003, come “addetto ad attività tecniche, specializzato in centrali telefoniche e ponti radio”. Nel corso degli anni, aveva svolto le sue mansioni in diverse sedi, quali: la Centrale di Roma Appia (Via Sannio dal 1973 a gennaio 1990), la Centrale Esquilino (da gennaio 1990 a giugno 1991), la Centrale di Cinecittà (dal giugno 1991 al 1996), la Centrale di Colombo (dal 1996 al 31marzo 2003).

Defendini aveva maneggiato costantemente le sottilissime fibre di amianto: durante le attività di verifica dei materiali e della componentistica delle parti elettriche, durante la sostituzione delle parti elettroniche usurate collocate negli isolatori, nei trasformatori e negli interruttori.

L’operaio effettuava saldature a stagno, utilizzava tester, controllava le batterie della centrale e, solo per quest’ultima attività, gli erano stati forniti dei DPI (dispositivi di protezione individuale, quali tute e stivali), in grado di proteggerlo dal rischio esposizione alle pericolose fibre di asbesto.

In aggiunta, per effetto dell’amianto già in opera, le esposizioni erano proseguite anche a causa dei ritardi delle bonifiche.

L’azienda utilizzava altresì teli di amianto che venivano spesso tagliati e maneggiati senza appositi dispositivi di protezione. Gli stessi venivano trasportati senza mezzi di precauzione.

L’amianto, l’ aria irrespirabile e gli ambienti insalubri

L’amianto è un pericolo per la salute: se lo conosci, lo eviti

Quanto agli ambienti, erano particolarmente insalubri, polverosi e si poteva respirare l’aria dei gas delle batterie. Quando gli impianti elettronici si surriscaldavano, Defendini doveva effettuare anche la manutenzione e rimozione di materiale dalle fonti di calore.

Svolgeva altresì interventi per riparare guasti in container e ponti radio, in media una volta a settimana per almeno due ore. Infine, interveniva in guasti all’interno della pavimentazione o nei controsoffitti.

Tutte situazioni che hanno scatenato l’insorgenza della patologia nell’uomo.

Ad attestare gli effetti dell’esposizione la perizia del medico legale. Anche il Centro Operativo Lazio COR Lazio, che svolge attività di sorveglianza dei mesoteliomi maligni (MM) incidenti nel Lazio dal 2001, in data 22 dicembre 2020 (post mortem), aveva rilasciato al lavoratore un certificato di esposizione certa ad amianto (dal 22 ottobre 1973 al 31 marzo2003).

La storia di Defendini si conclude con il peso di una perdita irreparabile: la sua morte. Un prezzo troppo alto da pagare e che nessun risarcimento potrà colmare.

L’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), si rendono a disposizione per la tutela dei diritti di tutti i soggetti esposti ad amianto ed altri cancerogeni, e pertanto per il servizio di consulenza sarà possibile consultare il sito ufficiale dell’associazione: https://www.osservatorioamianto.it o chiamando il numero verde 800 034 294

Livorno Amianto Free, dal 2020 bonifiche a tappeto

Livorno
Livorno

A Livorno sono stati bonificate coperture in amianto pari a circa 8 campi da calcio. La stima è arrivata poco prima di Natale, quando in Comune si è fatto il punto sul progetto “Livorno Amianto Free” partito nel 2020.

Mappata dai droni, la città stimò all’epoca una superficie pari a 33 campi di calcio di coperture in amianto presenti. Oggi ne sono stati bonificati 8, ma ne resta una quantità pari ad altri 25. Una quantità ancora enorme per una città in cui riedono 160mila persone, anche se i casi peggiori sono già stati eliminati. Occorre fare presto per tutelare la salute dei cittadini.

Il progetto è finalizzato alla completa rimozione di questo materiale, che infatti può provocare all’uomo gravi patologie in caso di esposizione.

“Livorno amianto free”, illustrati i primi risultati

Illustrati, poco prima di Natale, i primi risultati di “Livorno amianto free”. Presente il sindaco Luca Salvetti, che ha commentato: “La storia dell’amianto a Livorno ha sicuramente delle radici profonde, che nel tempo hanno determinato situazioni difficili e alcune volte drammatiche. Il lavoro svolto dal nostro Settore Ambiente ha una valenza importante, perché per la prima volta si è cercato di conoscere il quadro complessivo della situazione in città e soprattutto gli interventi necessari” da eseguire.

Presenti alla tavola rotonda anche l’assessora all’Ambiente Giovanna Cepparello, il dirigente del settore Lavori pubblici e Assetto del Territorio Leonardo Gonnelli, il responsabile dell’ufficio Bonifiche e Sostenibilità ambientale Michele Danzi con le colleghe Elena Lencioni e Paola Vella.

Mappatura della città con il drone e con le segnalazioni

Il progetto “Livorno amianto free” è partito nel 2020 con una mappatura basata sul volo di un drone, che ha individuato dall’alto le coperture da rimuovere, Ma anche sulle segnalazioni dei cittadini: la collaborazione tra cittadini e istituzioni infatti è fondamentale nella lotta per la tutela dell’ambiente e per la salute collettiva.

Il progetto – ha spiegato l’assessora Cepparello – è partito nel 2020 con una mappatura basata sulle segnalazioni dei cittadini. Poi nel 2021 un passo avanti importante con la decisione degli uffici di avvalersi di un drone specializzato nel riconoscimento delle coperture in amianto. Quindi, grazie al drone che ha fotografato tutta la città, è stata realizzata una mappatura molto più precisa e capillare, basata sulla presenza effettiva dell’amianto in città“.

Dopo la mappatura, la rimozione dell’amianto

Dopo la fase di ricognizione – ha spiegato ancora l’assessora Cepparello – siamo andati avanti con una attività amministrativa mirata a togliere tutte le coperture in amianto danneggiate e eventualmente a trattare quelle che possono ancora essere messe in sicurezza“.

L’estensione delle coperture in amianto in città è stimato in una superficie pari a 33 campi di calcio. Il 25% del totale è stato oggetto di bonifica, a partire dalle situazioni che presentavano un indice di rischio più alto in base all’estensione, allo stato di conservazione e alla vicinanza a luoghi sensibili.

Ci vorrà ancora del tempo per arrivare alla rimozione totale dell’amianto dalla città, però ci conforta il fatto che siamo partiti dai casi in grado di recare maggior danno ai cittadini di Livorno. Un caso importante è quello della Trw, che sicuramente rappresentava una fonte di rischio decisamente consistente, e che adesso è totalmente amianto free“. L’area della ex Trw per circa 40mila metri quadri presentava amianto e spesso, era usata anche come luogo di ritrovo per rave.

Con il volo del drone, la mappatura ha coinvolto 1.081 coperture con amianto, di cui il 50% di piccole dimensioni. Il Comune di Livorno punta a rimuoverle tutte entro il 2025.

Rimozione dell’amianto con la collaborazione dei cittadini

L’aspetto più virtuoso del progetto “Livorno amianto free”, secondo gli amministratori locali, è la collaborazione con i cittadini. Prima per la mappatura con le numerose segnalazioni, e poi nella rimozione con la conseguente bonifica dei luoghi.

L’iter amministrativo infatti parte da un invito bonario. Il Comune scrive al cittadino proprietario di un edificio con probabile presenza di amianto, si fanno le verifiche (sia sulla natura del materiale, sia sul suo stato di conservazione) ed alla fine si bonifica. Oltre il 90% dei cittadini livornesi ha risposto in maniera collaborativa agli inviti bonari del Comune, mettendo a disposizione i dati richiesti. “Solo in pochi casi siamo arrivati alle ordinanze e agli atti impositivi. Questo dimostra come la cittadinanza livornese sia ben disposta quando si tratta di fare delle scelte che vanno a beneficio dell’intera collettività” – ha concluso l’assessora.

L’ONA contro l’amianto: assistenza e tutela

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto guarda con favore ad iniziative di bonifica, che coinvolgano in maniera attiva e collaborativa istituzioni e cittadini. L’associazione ha messo a punto un’App gratuita per la mappatura dei siti: ognuno può fare la propria segnalazione, da qualsiasi parte d’Italia, e contribuire all’opera di prevenzione dalle esposizioni.

L’amianto è causa e concausa di moltissime malattie, come evidenzia il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022 scritto dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

L’Osservatorio è a disposizione dei cittadini per qualsiasi tipo di informazione, ma anche per assistenza e tutela legale. Per una consulenza gratuita chiama l’800.034.294.

Rapporto BNP per la prognosi sul mesotelioma

rapporto bnp mesotelioma
rapporto bnp mesotelioma

Lo studio di alcuni scienziati greci ha dimostrato il valore prognostico del rapporto BNP per il mesotelioma. La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi provenienti da diversi istituti della Grecia: Università di Atene, Ospedale Sotiria di Atene e Scuola di Scienze dell’Università di Tessaglia a Lamia. 

Il BNP è un peptide, ossia un composto organico costituito da catene di amminoacidi. Questi ultimi sono i mattoni fondamentali delle proteine e svolgono numerose funzioni all’interno dell’organismo. Il peptide BNP (Brain Natriuretic Peptide) è prodotto principalmente nel cuore, in risposta all’aumento della pressione sanguigna e dello stress sui ventricoli. La principale funzione del BNP è promuovere la diuresi e la vasodilatazione per ridurre la pressione sanguigna.

Già in precedenza utile nella diagnosi delle malattie cardiovascolari e nell’individuazione di stress cardiaco, il rapporto BNP in pratica potrebbe darci indicazioni anche sulla sopravvivenza dei pazienti ammalati di mesotelioma. 

Rapporto BNP nel mesotelioma e sopravvivenza

Lo studio degli scienziati greci ora ha evidenziato che nei pazienti affetti da mesotelioma, livelli elevati di BNP, potrebbero risultare utili per stabilire la prognosi. Notato questo rapporto tra sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma e livelli di BNP, gli studiosi hanno cercato di determinare se l’aumento di questi peptidi quali implicazioni prognostiche potesse avere.

Lo studio sul rapporto BNP nel mesotelioma si è protratto dal gennaio 2007 all’ottobre 2018. I ricercatori hanno coinvolto 19 pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno. I fattori di età, grado di ispessimento pleurico e performance status non differivano tra loro. Inoltre nessuno aveva ricevuto cure chemioterapiche o era stato sottoposto ad intervento chirurgico.

Il tasso di sopravvivenza era più alto nei pazienti con mesotelioma con bassa espressione di BNP. Nel corso dello studio si è osservato infatti che i non sopravvissuti al mesotelioma avevano un BNP nel liquido pleurico più elevato a due anni e rapporti BNP più elevati rispetto ai sopravvissuti. Il test sul rapporto BNP liquido pleurico/sangue può essere fatto facilmente e a basso costo e può essere utile per i medici per offrire indicazioni ai loro pazienti.

Mesotelioma in Italia, 31mila casi dal 1993

savona- amianto

Il VII Rapporto RenaM dell’Inail riporta i dati sul mesotelioma maligno (MM) con diagnosi fino al 31/12/2018. Sono 31.572 i casi censiti, a partire dal 1993 in Italia. Di questi oltre il 56,7% è registrato tra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. La sede anatomica è la pleura per il 93,2% dei casi e il peritoneo per il 6,3%. Ci sono anche 63 casi del pericardio e 91 della tunica vaginale del testicolo. Per l’81% dei casi la diagnosi è di mesotelioma maligno certo (con conferma istologica). Si tratta di una patologia rarissima fino all’età di 45 anni (1,4% dei casi), mentre l’età media alla diagnosi è di 70 anni, senza grandi differenze per genere.

Il mesotelioma è una patologia gravissima e quasi sempre a prognosi infausta, soprattutto perché la diagnosi arriva appunto in tarda età e in fase avanzata.

Se tu o un tuo familiare, amico, persona cara ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma, contatta per informazioni o una consulenza l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni. Quest’ultimo è anche autore dell’importante guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“ e del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022”.L’ONA sostiene da sempre le vittime di amianto, che è il principale responsabile del mesotelioma, ma anche di tutti gli agenti cancerogeni. Con l’App Amianto si lavora inoltre ad un costante aggiornamento della mappatura. Per informazioni e consulenza gratuita chiama il numero verde 800.034.294.