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Sospetto amianto all’ex cantina di Bazzano: segnalazione ONA

ex cantina di Bazzano, sospetto amianto
ex cantina di Bazzano, sospetto amianto

Da tempo desta la preoccupazione dei cittadini lo stato di degrado dell’ex cantina di Bazzano. Si trova nel comune di Castelfranco Emilia, nella provincia di Modena, in Emilia-Romagna. La proprietà è specificatamente tra Via Vittorio Veneto, Via Mascagni e la linea storica della ferrovia, e, al suo interno, si sospetta la presenza di materiali contenenti amianto, potenzialmente dannosi per gli abitanti dell’area circostante.

La segnalazione alla ASL e al Sindaco da parte dell’ONA

Celere è quindi stata l’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. Hanno subito segnalato l’eventuale presenza di amianto alla ASL di competenza. A questa richiedono di verificare gli indici di aerodispersione della fibra killer.

La situazione appare particolarmente urgente dato che, solo dai primi sopralluoghi effettuati, è emersa la presenza di coperture rotte. In più alcune lastre sono state divelte dal maltempo che ha colpito l’area in questi ultimi giorni.

Contaminazione all’ex cantina di Bazzano: occorre bonificare

Il diritto alla salute è tutelato dall’art. 32 della Costituzione e l’eventuale presenza di amianto costituirebbe una lesione grave di questo diritto, che appartiene a ogni essere umano e che costituisce un interesse collettivo.

Infatti sono ben note le capacità cancerogene di questo minerale, in grado di provocare mesoteliomi, tumori polmonari, alle ovaie, alla laringe e molte altre malattie asbesto correlate. Anche poche fibre di amianto ne possono determinare l’insorgenza. Perciò l’unico strumento di effettiva tutela della salute è eliminare qualsiasi rischio di esposizione attraverso la bonifica del sito.

«Dove c’è l’amianto ci sono malattie e morte – dichiara l’avvocato Bonanni -. Quindi, anche in questo caso, deve valere il principio di precauzione».

Per questo motivo l’ONA, nel rispetto delle disposizioni della Legge 257/1992, si rivolge alla ASL ai fini della verifica sia degli indici di aerodispersione sia dell’effettiva pericolosità dei materiali. L’appello si estende anche al Sindaco come titolare dei poteri di pubblica sicurezza e di tutela della salute, affinché disponga la bonifica e la messa in sicurezza del sito.

Amianto in Emilia Romagna, non solo a ex cantina di Bazzano

La tutela della salute e dell’ambiente è una priorità anche in Emilia Romagna, oltre che nel resto d’Italia. «Oltre all’emergenza idrogeologica che ha sconvolta l’Emilia – continua Ezio Bonanni -, sono numerose le altre problematiche che l’ONA ha sollevato, ancora una volta in chiave preventiva».

L’ONA Emilia Romagna, con Mirco Zanoli, si è rivolta alle istituzioni locali, sottolineando la necessità di un ripristino delle condizioni di salubrità dell’ambiente. Oltre alle problematiche del dissesto idrogeologico, anche di carattere generale per il cambiamento climatico non può essere trascurato il problema dei cancerogeni: l’amianto prima di tutto.

Le fibre di asbesto, con cui si identificano i minerali di amianto, tra i quali l’amosite e crocidolite, le più dannose, e il crisotilo, provocano danni alla salute che sono sempre mortali. Per questo motivo, nella regione Emilia Romagna come nel resto del Nord Italia, l’ONA è sugli scudi.

Numerosi i cittadini aderenti alle strutture territoriali dell’associazione, che anche grazie all’attivismo di Andrea Rossi e degli altri componenti. In piena intesa con il presidente nazionale, l’avvocato Ezio Bonanni, possono esprimere così la loro volontà di salute.

«Voglio ringraziare Andrea Rossi e Mirco Zanoli e tutti gli attivisti dell’ONA nella Regione Emilia Romagna, senza dimenticare tutti gli altri, compresi Calogero Vicario dalla lontana Sicilia, Massimiliano Alampi dalla Calabria, Paola Santospirito dalla Puglia, Giacomo Buonpane per la Campania, Antonio Dal Cin dal Lazio, che combattono per preservare la salute e l’ambiente anche per le future generazioni– dichiara l’avvocato Bonanni -. Tutti nel segno della guida morale e spirituale di Papa Francesco, nel cui insegnamento l’ONA si riconosce. In questo particolare momento che segna un aumento incidente delle malattie di amianto, anche in Emilia Romagna oltre che nel resto d’Italia, chiamo alla mobilitazione di tutte le strutture territoriali oltre ad invocare la guida di Sua Santità».

L’azione dell’ONA per la tutela dei cittadini

Andrea Rossi, negli anni, guidando un gruppo di cittadini e lavoratori, ha ottenuto con l’ONA significativi risultati. Questi si sommano a quelli giudiziari, come il caso emblematico della condanna del MIUR. Infatti, la professoressa D’Emilio Olga è deceduta per mesotelioma. Questa malattia mortale le è stata causata dalle fibre di amianto nella scuola media “Farini” di Bologna.

«Il diritto alla salute è fondamentale, perché in caso di malattia o peggio in caso di morte, ogni altro diritto viene meno – ha dichiarato Mirco Zanoli del direttivo ONA Emilia Romagna -, con tragiche conseguenze anche per i familiari. Penso ai tanti orfani delle vittime dell’amianto».

Quella dell’ONA Emilia Romagna per la bonifica delle scuole per rimuovere l’amianto, causa di morte pure per gli studenti, è un impegno considerato prioritario da Mirco come da Andrea, dopo l’attività partecipazione nelle riunioni dell’ONA dell’orfana della professoressa, Silvana Valensin. L’agonia della professoressa si è prolungata per oltre un decennio, fino alla morte atroce. Ciò ha sconvolto la vita della famiglia e l’ONA ha sostenuto la sua battaglia giudiziaria. Il MIUR è stato condannato dalla Corte di Appello di Bologna a risarcire il danno da mesotelioma subito dalla professoressa.

Ora, l’attenzione dell’ONA si concentra sui siti abbandonati e dismessi, anche quelli dell’archeologia industriale della regione Emilia Romagna. Non si dimenticano le tubature degli acquedotti dell’acqua potabile con amianto, fessurati dal terremoto: un’altra significativa vittoria dell’ONA.

Immunoterapia e mesotelioma, domande e risposte nel webinar

stetoscopio: immunoterapia e mesotelioma
stetoscopio: immunoterapia e mesotelioma

In un webinar organizzato dal Centro per il mesotelioma statunitense si parlerà di immunoterapia e mesotelioma, di quali siano i nuovi sviluppi per la cura di questo cancro aggressivo. A parlarne sarà la dottoressa J. Marie Suga, oncologa e specialista nella cura del mesotelioma presso il Kaiser Permanente Vallejo Medical Center in California.

Con lei ci saranno l’infermiere Sean Marchese e tre sopravvissuti, che parleranno al pubblico della loro esperienza. Si tratta di Michael Cole, Ron Green e Randy Derouen. Tutti e tre i pazienti hanno affrontato il mesotelioma con l’immunoterapia: i primi due sono sopravvissuti al mesotelioma pleurico, il terzo invece al mesotelioma peritoneale.

Immunoterapia e mesotelioma, l’esperienza degli USA

L’immunoterapia è un trattamento anticancro basato sulla stimolazione del sistema immunitario naturale del paziente. Si tratta di un approccio mirato, con minori effetti collaterali e che è in grado di preservare i tessuti sani, ossia quelli non interessati dalla neoplasia. Applicata al mesotelioma, sta dando nuove speranze ai pazienti, perché in molti casi riescono a generare delle buone difese che impediscono la crescita del tumore.

Durante il webinar si parlerà delle immunoterapie che hanno ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti e dell’esperienza dei pazienti. L’appuntamento in diretta è alle 20:00 EDT (Eastern Daylight Time) di giovedì 17 agosto, quindi circa le due del mattino successivo, ora italiana.

Per chi non potrà partecipare alla diretta, è possibile iscriversi e ricevere la registrazione dell’evento online. Il webinar (gratuito) è rivolto a per pazienti e famiglie affetti da mesotelioma. Tuttavia è da tenere in considerazione, per chi vorrà partecipare dall’Italia, che l’incontro sarà in lingua inglese.

Durante la sessione si parlerà dei trattamenti per il mesotelioma, della differenza tra chemioterapia e immunoterapia e dei fattori che devono essere considerati quando si valutano le diverse opzioni di trattamento. Il webinar su immunoterapia e mesotelioma sarà aperto alle domande di tutti, che riceveranno risposta direttamente dagli specialisti e dai pazienti che l’hanno sperimentata.

Le storie dei sopravvissuti in diretta web

Cole ha avuto la diagnosi nel 2015 (mesotelioma pleurico). Dopo un trattamento aggressivo con una pneumonectomia extrapleurica e chemioterapia, nel 2018, in seguito a una recidiva, ha scelto immunoterapia e radiazioni. Da quel momento, nessuna nuova crescita, ma solo lenti cambiamenti tumorali.

Green invece ha ricevuto la diagnosi nel 2016 (mesotelioma pleurico). Ha partecipato a due studi clinici per immunoterapia, ottenendo buoni risultati.

Infine, Derouen nel 2020 ha sperimentato l’immunoterapia contro il mesotelioma peritoneale in combinazione con la chemioterapia. Non era idoneo, infatti, all’intervento chirurgico. Nessun segno di crescita tumorale nell’ultimo anno.

L’ONA tutela le vittime di mesotelioma

La ricerca è fondamentale sia per la diagnosi precoce, sia per la ricerca di nuove terapie. L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto sostiene entrambi, non solo contro il mesotelioma anche contro tutte le altre malattie asbesto correlate. Parliamo del tumore del polmone, del cancro alla laringe ed alla faringe, del tumore alle ovaie e al colon. Per saperne di più si consiglia la lettura de “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’ONA con il suo presidente, l’avv. Ezio Bonanni, lotta da sempre contro i danni dell’amianto, sia all’ambiente che alla salute. Bonanni è anche autore della guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“. Le vittime colpite dal mesotelioma sono registrate dall’Inail nel VII rapporto ReNaM.

Almeno 7mila persone sono morte nell’ultimo anno per colpa dell’amianto. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti“– afferma Bonanni. “I dati delle nostre rilevazioni aggiornate a tutto l’anno 2022 riguardano duemila casi di mesotelioma, con indice di mortalità al 93%; un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900. Più quattromila casi di tumore al polmone causati dalla fibra killer, con un indice di mortalità dell’88% che corrisponde a circa 3.550 decessi. Si continua a morire di malattie asbesto correlate, evitabili con la prevenzione. Si tratta di una vera e propria emergenza, data la presenza in Italia di ancora 40 milioni di tonnellate di amianto“.

Bambini esposti amianto, l’Europa si interroga

Amianto nelle scuole
Amianto

Bambini esposti amianto nelle scuole europee: scatta l’interrogazione parlamentare. Lo scorso 14 giugno la deputata Marie Toussant, del gruppo dei Verdi (Group of the Greens/European Free Alliance), ha interrogato la Commissione europea sulle politiche che sta portando avanti sulle bonifiche di amianto nelle scuole.

bambini esposti amianto
Marie TOUSSAINT official portrait – 9th Parliamentary term

L’atto ispettivo si basava sui dati di uno studio del Comitato sindacale europeo per l’istruzione, che a Berlino ha stimato una scuola su tre contaminata e in Francia una presenza di amianto nelle scuole al 60%.

Un nuovo studio ha appena rivelato che né le autorità né le scuole stanno tentando di rilevare la presenza di amianto e che molte più scuole potrebbero essere esposte all’amianto” – si legge nel testo dell’interrogazione. “Nell’ambito della revisione della direttiva 2009/148/CE, il Parlamento chiede di dare priorità alle scuole e di intraprendere i lavori di rimozione dell’amianto necessari per proteggere i bambini e il personale. Questa è una questione urgente“.

Bambini esposti amianto: risposta scritta dalla Commissione

Che cosa intende fare la Commissione per garantire la piena trasparenza in merito all’esposizione all’amianto nelle scuole europee e per garantire che vengano effettuati i necessari lavori di rimozione dell’amianto?
Intende, e quanto presto, definire le modalità di campionamento delle superfici e imporre l’utilizzo di tale tecnica per lo studio dell’esposizione all’amianto?
“. Queste le domande poste dalla deputata europea Toussant.

A rispondere, a nome della Commissaria Von der Leyen, il commissario Schmit. La risposta è arrivata in forma scritta il 7 agosto 2023.

La direttiva 2009/148/CE (direttiva sull’amianto sul lavoro, AWD) – si legge nel testo – è stata recentemente rivista per ridurre il limite di esposizione professionale (OEL) da 0,1 a 0,01 f/cm³. Il 29 giugno 2022 i colegislatori hanno raggiunto un accordo provvisorio, soggetto ad approvazione formale.

Ai sensi dell’AWD, i datori di lavoro hanno l’obbligo di condurre una valutazione del rischio e di ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori, anche effettuando un campionamento dell’aria per misurare l’esposizione e rispettando l’OEL. Queste misure avvantaggiano indirettamente anche i lavoratori che non maneggiano l’amianto, ad esempio gli insegnanti“.

Avv. Bonanni (ONA): “Soglia è compromesso con l’industria”

Nonostante la soglia stabilita dall’Ue sia dieci volte inferiore alla precedente, per l’avv. Ezio Bonanni, che con l’Osservatorio nazionale amianto da anni difende le vittime, si tratta di un provvedimento insoddisfacente.

Ezio-Bonanni

La soglia minima è solo un compromesso con l’industria” – spiega. “È un’ancora di salvezza per l’industria dell’amianto, tenendo conto che in altri Paesi europei il divieto è arrivato molto dopo rispetto all’Italia. In Ucraina, per esempio, solo nel 2020“.

Preoccupano, inoltre, i tempi di applicazione. Gli Stati membri hanno due anni per introdurre il nuovo livello massimo di esposizione e ben sei anni per introdurre la microscopia elettronica, strumento di misurazione più sensibile per i rilievi sul luogo di lavoro“.

L’ONA ha stimato che solo in Italia, nel 2022, siano state circa settemila le vittime dell’amianto. Perciò preme perché non si perda altro tempo prezioso.

L’Europa vuole introdurre lo screening amianto

L’altro aspetto sul quale ha risposto il commissario Schmit all’interrogazione della Toussant, riguarda lo screening. “Come annunciato anche nel suo programma di lavoro per il 2023 e a seguito della risoluzione 2019/2182 (INL) del Parlamento europeo, la Commissione sta lavorando a un’iniziativa sullo screening e la registrazione dell’amianto negli edifici” – ha spiegato.

Integrerebbe l’AWD aumentando l’informazione e la trasparenza e garantendone la disponibilità alle autorità pubbliche, ai lavoratori edili e agli occupanti degli edifici. I requisiti di protezione della direttiva 87/117/CEE devono essere rispettati durante le attività di rimozione“.

Bambini esposti amianto nelle scuole: situazione in Italia

In Italia ci sono oltre duemila scuole, tra statali e paritarie, non ancora bonificate dall’amianto. Questa cifra corrisponde a circa il 4% degli edifici scolastici presenti nel Paese e ad una stima di circa 50mila tra personale docente e non docente, e 356.900 studenti e bambini esposti amianto.

Il rischio, negli edifici ancora contaminati, è ovunque: nelle tubature, negli impianti elettrici, nelle pavimentazioni in linoleum, oltre che nelle coperture in onduline.

L’ONA sostiene i cittadini e lo fa aiutandoli ad evitare rischi per la propria salute. In che modo? L’associazione ha elaborato l’App Amianto con la quale è possibile visionare e segnalare le aree contaminate contribuendo alla mappatura.

La sentenza che condannò il Ministero dell’Istruzione

La prima sentenza di condanna del Ministero dell’Istruzione è del 2021. E’ arriata per la mancata bonifica da parte del Tribunale di Bologna per il risarcimento del danno subìto dalla prof.ssa Olga Mariasofia D’Emilio, morta di mesotelioma pleurico nel febbraio 2017. Ai familiari 930.258 euro.

Storico provvedimento che sancisce i diritti dei lavoratori esposti all’amianto anche nel mondo della scuola. Tanti fra studenti e insegnanti per anni sono stati a rischio di esposizione amianto. Anche fra loro registrati molti casi di patologie asbesto correlate – il commento dell’Avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA.

Per una fotografia ancora più completa della situazione amianto in Italia, si può leggere il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022.

Epidemia nell’area dell’ex Pertusola: aumento di neoplasie

fabiano ex pertusola
fabiano ex pertusola aumento neoplasie

L’ex Pertusola è una delle aree industriali dismesse comprese nel sito riconosciuto come d’interesse nazionale (SIN). Le principali contaminazioni rilevate nell’ambito del SIN calabrese di Crotone-Cassano-Cerchiara sono da: metalli pesanti, composti inorganici e organici, materie prime di natura chimica e metallurgica, residui di lavorazione a elevato contenuto di radioattività.

Nella stessa area si registrano anche maggiori rischi di sviluppo di tumori e di mortalità per malattie croniche. Lo riporta il sesto rapporto del Progetto Sentieri, Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento, finanziato dal Ministero della salute.

Una delle vittime dell’esposizione a questi dannosi agenti cancerogeni è l’ingegnere Francesco Fabiano. Tutelato legalmente dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Crotone. Qui denuncia il fenomeno epidemico di patologie insorte tra gli abitanti della città di Crotone e gli ex dipendenti della fabbrica calabrese Pertusola Sud, operante nel settore della metallurgia fino alla sua chiusura nel 1999.

Ex Pertusola, il caso dell’ingegnere Fabiano

L’ingegnere ha vissuto per più di dieci anni nella città di Crotone. È stato così esposto ad agenti chimici tossici prodotti dall’industria metallifera, subendo gravi danni alla propria salute. Già nel 2016 Francesco Fabiano riceve la sua prima diagnosi di mieloma multiplo, un tumore che colpisce le cellule del sistema immunitario. Poi, alla fine del 2022, è vittima di una seconda neoplasia altamente aggressiva, l’emangioendotelioma composito, una tipologia di sarcoma.

Queste patologie risultano connesse all’esposizione ambientale da agenti patogeni e cancerogeni, da amianto e da metalli pesanti. L’intossicazione da metalli pesanti è dimostrata anche dai risultati delle analisi effettuate su campioni di urina della vittima. Gli esiti presentano diversi valori superiori al limite di soglia.

«La fosforite e i prodotti di scarto nei processi di lavorazione industriale, come accaduto per la ex Pertusola, presentano una tipica concentrazione di metalli tossici contaminanti: uranio, torio, radio, piombo, zinco – spiega Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico dell’ONA -. La fosforite, trattata ad alte temperature in altoforno, produce isotopi di polonio in forma di gas. Inoltre, dalla catena di decadimento dell’uranio, si ha la formazione di radon, un gas nobile estremamente pericoloso e cancerogeno per l’uomo».

Proprio grazie alle rilevazioni tossicologiche e all’approccio multidisciplinare, condotto dai sanitari dell’ONA, si infatti rileva un fenomeno epidemico da segnalare alle competenti autorità.

Francesco Fabiano ha così deciso di rivolgersi all’ONA e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere il riconoscimento dei danni subiti e delle conseguenze fisiche e psicologiche sofferte.

L’importanza della bonifica e della sorveglianza sanitaria

La bonifica della zona è stata predisposta già nel 2010 e, ad oggi, è ancora in corso. Manca però, nonostante l’identificazione del SIN a elevato impatto ambientale e i dati provenienti dai reparti oncologici, la sorveglianza sanitaria, con screening onco-tossicologici e analisi biomolecolari mirate, dei pazienti potenzialmente contaminati.

«È indispensabile bonificare con urgenza per ridurre il rischio di esposizione dei cittadini (prevenzione primaria) – spiega l’avvocato Bonanni -. Ma è necessaria anche la sorveglianza sanitaria per gli esposti, insieme alle corrette tutele previdenziali e risarcitorie. Auspico che siano sempre meno i contenziosi giudiziari a cui sono costretti vittime e familiari per il riconoscimento dei propri diritti».

L’ONA sostiene da sempre le vittime non solo dell’amianto ma di tutti gli agenti cancerogeni. Si può richiedere chiamando il numero verde gratuito 800 034 294. Inoltre l’associazione continua a lavorare anche per aggiornare la mappatura attraverso l’App Amianto.

Ex colonia Torino, Massa Carrara resta bloccata

Massa Carrara bloccata. ex colonia torino
Massa Carrara bloccata. ex colonia torino

Amianto fin sotto la superficie anche ad oltre 15 centimetri all’ex colonia Torino. Qui da mesi c’è un cantiere per la rimozione dei rifiuti nel terrapieno, ma resterà tutto bloccato. Infatti la quantità di amianto trovate non permette i lavori progettati e quindi bisognerà rivedere tutto.

Quindi si prospetta un nuovo iter di progettazione, ed a seguire nuova approvazione e nuova gara d’appalto. Si ricomincia tutto da capo. Probabilmente bisognerà attendere un altro anno.

Ex colonia Torino, nessuna proroga ai lavori

Secondo quanto riporta la stampa locale, dal settore bonifiche Siti orfani e Pnrr di Roma era già stato annunciato, giorni fa, il blocco del cantiere. La conferma è arrivata nelle ore scorse in sede di Conferenza dei servizi della Regione Toscana, convocata per decidere sulla richiesta di proroga di un anno da parte della ditta appaltatrice dei lavori per Sogesid, la General Smontaggi.

L’amianto ritrovato, infatti, non c’è solo in superficie ma anche oltre i 15 centimetri di profondità. Le condizioni quindi non permettono di continuare. Solo che l’amianto deve essere rimosso. Dunque niente proroga, perché il progetto va rivisto completamente e quasi certamente anche rifinanziato.

La Regione, infatti, non può prorogare un contratto ad una società per lavori diversi da quelli inizialmente preventivati. Nello smaltimento dei rifiuti bisognerà inserire la bonifica dell’amianto rinvenuto ed il relativo smaltimento.

Viabilità chiusa in prossimità del cantiere

Con un’ordinanza dirigenziale del 5 settembre 2022 (n.649) aveva preso avvio una serie di provvedimenti da codice della strada, tra cui il divieto di transito in via Lungomare di Ponente, nel tratto compreso tra via Bondano a Mare e via Don Carlo Gnocchi. Lo scopo era consentire l’installazione del cantiere per la riqualificazione ambientale e paesaggistica del terrapieno antistante l’ex colonia Torino.

Ad oggi la viabilità è ancora interrotta. Ora si sta pensando di ripristinarla, ma non prima della messa in sicurezza del cantiere.

Bonifiche: l’appello dell’ONA per l’Italia

La presenza di amianto continua a essere estremamente diffusa sul territorio. Nessuna località italiana è indenne, non solo la Toscana, che di recente ha visto il ritrovamento di amianto anche dopo l’incendio di Poggio a Caiano, come confermato dall’Arpat.

Tale diffusione mette a rischio la salute delle persone, che possono subire anche un’esposizione inconsapevole alla fibra killer. Il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022, scritto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto denuncia le conseguenze dei ritardi delle bonifiche nei siti contaminati.

Con l’App Amianto, l’ONA aiuta ad evitare le esposizioni segnalando le aree contaminate e consultando la mappa aggiornata.