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Incentivi aziende 2024 per la rimozione dell’amianto

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

L’amianto è una sostanza nociva per la salute e per l’ambiente. Peccato, per molto tempo sia stata ampiamente utilizzata legalmente nella costruzione degli edifici, impianti e prodotti industriali. In seguito alle dovute analisi, fortunatamente, si è compresa la necessità della rimozione di questo materiale, purtroppo ancora non del tutto eliminato. Lo Stato per aiutare e spronare le imprese e le piccole aziende ha deciso di autorizzare alcuni incentivi per la rimozione e successiva bonifica dell’amianto.

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

Dopo i numerosi lavori di ristrutturazione, eseguiti principalmente tra gli Anni ’80 e l’inizio degli Anni ’90, l’utilizzo dell’amianto è stato vietato dalla legge nel 1992 con il decreto legislativo n. 257/1992, che ha recepito la direttiva europea 87/217/CEE. Nelle successive norme di attuazione sono stati addirittura stabiliti i tempi e le modalità di rimozione e conseguente bonifica degli stabili ancora esistenti nei cui materiali di costruzione è presente amianto. Alla luce di queste normative, lo Stato per promuovere la rimozione e la conseguente riqualificazione degli edifici contenenti questa sostanza pericolosa per l’uomo e per l’ambiente ha deciso di autorizzare anche nel 2024 gli incentivi per le aziende per la rimozione e bonifica delle costruzioni contaminate.

Incentivi rimozione e bonifica amianto 2024: quali sono?

Anche se la maggior parte degli edifici contenenti amianto risultano bonificati, esistono parecchie costruzioni che invece appaiono ancora intatte. Per i proprietari di immobili ed edifici condominiali in cui è stata rinvenuta contaminazione da amianto nei materiali di costruzione esistono degli obblighi dettati dalla legge. Eppure, nonostante esistano norme precise a riguardo, sono molte le fabbricazioni contenti questa sostanza nociva. Lo Stato ha però determinato nuovi aiuti, questa volta rivolti alle imprese e piccole aziende. Questi, infatti, hanno lo scopo di promuovere la rimozione e successiva bonifica degli impianti ancora contaminati dalle fibre di asbesto.

Tra i bandi messi a disposizione dallo Stato e dalla Regione, tra i più comuni, c’è il Bando ISI INAIL, pubblicato annualmente. Quest’ultimo prevede un contributo a fondo perduto del 65% per la bonifica ed il rifacimento delle coperture in amianto. Non bisogna dimenticare anche le pubblicazioni annuali dei bandi legati all’agricoltura e quelli regionali. L’ecobonus, invece, è un incentivo che prevede una detassazione fino al 65% per i lavori che migliorino le prestazioni energetiche degli edifici. Nel caso specifico, il rifacimento del coperto con adeguate prestazioni energetiche rientra tra le spese concesse. Richiederli non è difficile, soprattutto da parte delle aziende. È però necessario avere tutte le autorizzazioni prima dell’inizio dei lavori, in alcuni casi addirittura prima della contrattualizzazione degli stessi, per evitare problemi nell’erogazione degli incentivi.

Incentivi amianto
Incentivi amianto, Credits: Pixabay

Rimuovere e bonificare l’amianto: i vantaggi

Anche se in alcuni casi la rimozione e la conseguente bonifica degli edifici contaminati da amianto si rende obbligatoria, bisognerebbe essere consapevoli anche dei numerosi vantaggi che ne derivano. Usufruire degli incentivi prorogati per le aziende anche nel 2024 per la rimozione e bonifica dell’amianto si rivela un’azione utile e proficua all’impresa stessa. Tra i vantaggi da segnalare c’è principalmente il risparmio sui costi di manutenzione e di gestione delle strutture che sono soggette a deterioramento e a rischio di dispersione delle fibre tossiche. Il profitto è visibile anche in termini di risparmio energetico, potenziando l’efficienza e promuovendo la sostenibilità ambientale. In questo modo, attraverso la riqualificazione degli edifici, rispettando determinati requisiti, si potrà accedere anche a ulteriori incentivi messi a disposizione dallo Stato.

Inoltre, oltre a un rafforzamento dell’immagine aziendale, con i lavori di rimozione e bonifica dell’amianto migliora anche la qualità delle condizioni di sicurezza e dei lavori dei dipendenti, ma anche dei clienti. L’esposizione ad amianto, definito anche “fibra killer”, comporta un elevato rischio per l’uomo a causa dell’aumento della produzione di cellule tumorali che potrebbe generare. A seguito di durature esposizioni, infatti, si potrebbero sviluppare diverse patologie e malattie anche gravi, quali mesotelioma o asbestosi. Pertanto, i lavori di riqualifica diminuirebbero non solo questi rischi ma anche le successive domande di riconoscimento di malattie professionali. Nella lotta contro l’amianto è impegnato da anni l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale dell’Amianto (ONA). Attraverso la promozione della consapevolezza giuridica e la partecipazione, l’avv. Ezio Bonanni si impegna anche nella tutela delle vittime e dei loro eventuali eredi.

Inquinamento domestico: cause, rischi e soluzioni

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

L’inquinamento domestico è un problema che riguarda tutti da vicino. Infatti, le sostanze che si annidano all’interno delle case sono molteplici e qualche volta possono anche rappresentare un serio rischio per la salute. Nonostante questo, è possibile evitare che ciò diventi nocivo per la nostra salute.

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

Spesso non si è pienamente coscienti che la maggior parte delle ore nell’arco della giornata si trascorrono all’interno di ambienti chiusi. Se apparentemente può sembrare di essere più protetti da eventuali agenti inquinanti, in realtà anche all’interno degli spazi al coperto si è esposti a sostanze potenzialmente pericolose, soprattutto per l’essere umano.

Inquinamento domestico: le fonti più comuni

Molto spesso ci si fossilizza principalmente sull’inquinamento esterno, dimenticandosi il più delle volte che anche l’aria nelle case potrebbe contenere sostanze potenzialmente pericolose. Nella lista delle cause più comuni che incentiverebbero l’inquinamento domestico sono presenti i detersivi, ricchi di agenti chimici potenzialmente nocivi per la nostra salute, ma anche per l’ambiente che ci circonda. Eppure, non sarebbero le uniche sostanze dalle quali bisognerebbe proteggersi nella quotidianità. La maggior parte delle sostanze potenzialmente pericolose alle quali si è esposti proviene dall’inquinamento esterno. Queste si insidiano nelle case attraverso porte e finestre, portando polveri, pollini e smog.

Tra le fonti maggiormente comuni da cui proviene di cosiddetto inquinamento indoor, le polveri sono sicuramente in cima alla lista. Queste potrebbero essere generate dalla scarsa pulizia, ma come causa alla cattiva conservazione di alcuni materiali che, diventando friabili nel tempo, producono polveri sottili. Anche l’arredamento e i materiali di costruzione dell’edificio stesso potrebbero però rappresentare un potenziale rischio di inquinamento. Tra questi l’amianto risulta essere uno dei componenti killer, visto il largo utilizzo che si è fatto di questa sostanza in fase di ricostruzione, prima negli Anni ’80 e successivamente in seguito alle demolizioni della Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione a questa sostanza tossica – non solo per l’ambiente ma anche per l’essere umano – aumenta, infatti, il rischio di sviluppo di cellule tumorali all’interno dell’organismo.

Non solo le polveri e i materiali di costruzione, ma anche i sistemi di riscaldamento e raffreddamento dell’aria potrebbero essere pericolosi. Infatti, se non si provvede a una periodica e corretta manutenzione e pulizia il rischio di produrre inquinamento domestico potrebbe aumentare. Tra le altre fonti di inquinamento domestico compaiono, come già accennato in precedenza, i detersivi, contenenti sostanze chimiche tossiche e pericolose per la salute, soprattutto per lo scorretto utilizzo e la dispersione in ambienti non sufficientemente ventilati. Tra le potenziali fonti di produzione di contaminazione compare, infine, anche il fumo passivo di eventuali attività di cottura di alimenti, che potrebbero produrre nicotina, sostanze cancerogene e irritanti.

Inquinamento domestico
Inquinamento domestico, Credits: Pixabay

Quali sono le sostanze più pericolose?

Tutte le fonti che producono inquinamento domestico rilasciano sostanze potenzialmente nocive, soprattutto all’essere umano. Alcune di queste, infatti, a seguito di un’esposizione prolungata potrebbero provocare seri danni alla salute. Tra le sostanze maggiormente pericolose c’è il particolato, che rappresenta l’insieme di particelle liquide e solide sospese in aria tra cui allergeni, fibre, metalli pesanti, silice e altri inquinanti. Anche il monossido di carbonio è considerato una sostanza rischiosa per la salute. La sua emissione all’interno dell’ambiente domestico è spesso provocata da stufe, camini e altri sistemi, a causa di scarichi intasati o malfunzionanti.

Tra le altre sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo prodotte dall’inquinamento domestico c’è anche il radon. Si tratta di un gas radioattivo di origine naturale difficile da individuare. Quest’ultimo, più spesso di quanto si possa immaginare, si annida all’interno delle case giungendo dal sottosuolo. Il radon, infatti, si insinua nelle abitazioni attraverso cantine e seminterrati, soprattutto quando non sono presenti fondamenta adeguatamente isolanti e vi sono tubature non ben sigillate. Questa sostanza diventa pericolosa soprattutto quando non vi è un adeguato ricircolo dell’aria. Nella scala delle cause connesse alla formazione di carcinomi polmonari, il radon si trova al secondo posto, dopo il fumo di sigaretta, insieme ad amianto e metalli pesanti.

All’ultimo posto della lista, ma non meno pericoloso, si trova, invece, il formaldeide, tra gli inquinanti maggiormente presenti negli edifici. Si trova spesso nei materiali impiegati per l’isolamento, ma anche nei mobili in truciolato e compensato, nelle tappezzerie, parquet o moquette e tessili di vario genere.

Inquinamento domestico: soluzioni facili e utili

Se finora abbiamo visto quali sono le cause e le sostanze maggiormente pericolose in circolo negli ambienti chiusi, è bene analizzare anche le possibili soluzioni, pratiche e utili, da mettere in atto in queste circostanze. Certamente, la risoluzione del problema più efficace e semplice è quella di tenere gli ambienti adeguamente arieggiati. Nel caso di ubicazione dell’edificio in una zona esposta ad elevato inquinamento esterno, è consigliabile aprire porte e finestre per permettere il passaggio dell’aria nelle prime ore del mattino. Infatti, in tali momenti lo smog nell’aria è altamente ridotto, rispetto al resto della giornata.

Inoltre, potrebbe essere di ulteriore aiuto per la diminuzione dell’inquinamento domestico anche porre la giusta attenzione nella scelta dei detersivi che si utilizzano quotidianamente. In tal senso, sarebbe meglio preferire alternative biologiche che non contengono sostanze chimiche inquinanti. È altresì consigliato nel caso si abbiano mobili o rivestimenti che contengono formaldeide di sostituirli con alternative salutari.

Rimozione amianto: quali sono i rischi?

Amianto rimozione, rischio
La rimozione dell'amianto, Credits: Pixabay

Ancora oggi l’amianto occupa uno spazio imponente all’interno delle costruzioni che ci circondano. Questo perché nella ricostruzione degli edifici c’è stato un ampio e largo impiego di questo materiale in seguito alle demolizioni avvenute nel corso della Seconda Guerra Mondiale, così come nel periodo del boom negli Anni ’80. Pertanto, ancora oggi procedono i lavori di rimozione e bonifica degli edifici contententi questa sostanza, ampiamente accertata come tossica per la salute e l’ambiente. Nella rimozione dell’amianto bisogna valutare attentamente tutti i rischi e affidarsi a ditte specializzate e autorizzate, essendo uno dei materiali con il più alto rischio di sviluppo di cellule tumorali se non adeguamente trattato.

Amianto rimozione
La rimozione dell’amianto, Credits: Pixabay

Occorre essere a conoscenza degli eventuali rischi a cui si è esposti nel caso si decida di intervenire con la rimozione dell’asbesto e la conseguente bonifica, nonostante in alcuni casi sia del tutto obbligatoria. In quest’articolo vi illustreremo, appunto, i rischi da non sottovalutare in caso di rimozione dell’amianto.

Rimozione dell’amianto: quando è pericoloso?

Spesso non si è sempre e subito a conoscenza della presenza di amianto all’interno delle costruzioni. Nonostante è ben noto del largo utilizzo che è stato fatto di questo materiale nelle ricostruzioni in seguito alla Seconda Guerra Mondiale e nel periodo di boom negli Anni ’80, sono molti gli acquirenti di immobili che solamente in una fase successiva all’acquisto vengono a conoscenza della presenza di sostanze nocive contenute nei materiali di costruzione dell’edificio. A volte si è a conoscenza della presenza di amianto, e quindi già consapevoli di una futura rimozione, perché si è stati unici proprietari dell’immobile. Molto spesso però accade che quest’informazione – essenziale- non venga trasferita e, quindi, omessa nella compravendita di un edificio. Pertanto, accade sempre più spesso che solo attraverso i lavori di ristrutturazione si viene a conoscenza della presenza di particelle di asbesto nelle fondamenta della costruzione, portandone alla luce anche un ampio utilizzo.

Che sia utilizzato in quantità ridotte o meno, certamente l’amianto è pericoloso e, per questo, sempre più spesso si procede con la rimozione della sostanza tossica. Bisogna tener presente che i rischi dovuti all’esposizione ad amianto sono da valutare a seconda delle circostanze. Nello stabilire la pericolosità dei rischi collegati alla salute e all’ambiente di fronte la presenza di asbesto è importante valutare anche lo stato di conservazione del materiale stesso, che ne determina l’eventuale rimozione e conseguente bonifica.

Amianto rimozione
La rimozione dell’amianto, Credits: Dirittoallasalute.net

Rischi e pericoli nella rimozione dell’amianto

Rimuovere l’amianto dagli edifici contaminati da questa sostanza nociva, nonché uno dei materiali con il più alto rischio di sviluppo di cellule tumorali, è altresì pericoloso. Bisogna valutare, infatti, i rischi che ne conseguono all’eventuale rimozione e bonifica. Innanzitutto, occorre rivolgersi a ditte specializzate e autorizzate all’eliminazione e al successivo smaltimento dei materiali inquinanti. Durante gli interventi di rimozione è necessario valutare lo stato di conservazione del materiale. Soprattutto le possibili usure che potrebbero essersi create con il tempo.

Per esempio, quando l’amianto si trova all’interno di malte cementizie non risulta pericoloso. Anzi, lo si può trattare come qualsiasi altra malta cementizia o manufatto edile. Al contrario, se è esposto a intemperie, quali calore, gelo e vento, potrebbe subire delle usure, iniziandosi quindi a danneggiare e diventare friabile. È proprio la friabilità di questo materiale a costituire un pericolo a causa delle polveri che produce, che costituiscono un potenziale rischio per problemi tumorali. Durante le giornate di vento, le polveri rischiano di espandersi nel territorio circostante. E in questo modo, costituire una minaccia per l’ambiente, oltre che per la salute dell’essere umano.

Protezione dalle polveri di amianto

Quando l’amianto non viene conservato in maniera ottimale all’interno delle costruzioni presenta un potenziale rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini. Il principale pericolo è rappresentato dalle polveri che produce questo materiale in stato di usura. Infatti, il contatto diretto con la sostanza nociva porta a un’inalazione, che si vetrifica prima nelle vie respiratorie e successivamente nei polmoni. Allo stesso tempo, iniziano a svilupparsi bruciori, orticarie o addirittura piaghe della pelle. Ad essere più rischioso è il contatto con gli occhi che può causare lacrimazione, rossore, cecità o visione doppia. Proprio per la rapidità con la quale le polveri attaccano il bulbo oculare, è bene porre molta attenzione. Per questo, le ditte autorizzate che provvedono alla rimozione del materiale inquinante sono obbligate ad utilizzare un abbigliamento adeguanto e resistente, ma anche mezzi isolati dall’esterno.

Amianto e condominio: obblighi e responsabilità

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

La presenza di amianto negli edifici, e quindi spesso anche in condominio, risulta essere un problema sempre più urgente, che richiede la giusta attenzione ma anche un’opportuna gestione. In Italia esistono procedure regolamentate per identificare il materiale nocivo all’interno degli edifici interessati, valutarne il rischio e provvedere alla bonifica dei materiali contenenti amianto. In quest’articolo analizzeremo gli obblighi e le responsabilità dei condomini residenti nelle costruzioni in questione e dei relativi amministratori.

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

Amianto nel condominio: come identificarlo

L’identificazione dell’amianto all’interno degli edifici è regolamentata dal Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994, che stabilisce la necessità di controllare e identificare la presenza di amianto e qualsiasi altro materiale nocivo in ogni struttura edilizia. Tale regolamentazione si è resa necessaria per la valutazione degli eventuali rischi per la salute e per l’ambiente e il successivo intervento di bonifica, qualora si rendesse necessario. Occorre, infatti, evidenziare che non tutti i materiali contenenti sostanze nocive garantiscono l’immediata rimozione delle stesse. Per questo motivo, è necessario valutare lo stato di conservazione dei materiali e il possibile rilascio delle sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo.

Nello specifico, all’interno dei condomini un ruolo cruciale è giocato dagli amministratori. Sono proprio questi ultimi ad occuparsi di redigere una mappatura dei materiali considerati inquinanti all’interno degli edifici in questione. Qualora venissero individuati, dovranno contattare l’ASL di competenza territoriale e convocare un’assemblea condominiale per discutere dei risultati ricevuti dalle analisi e le conseguenti azioni da mettere in atto. Non sempre, infatti, si deve procedere alla rimozione totale del materiale in questione. È l’esempio nei casi in cui venga riscontrata la presenza di amianto compatto, in cui è solamente necessario monitorare periodicamente la situazione senza procedere alla rimozione.

Il primo passo per l’identificazione dei materiali in cui è presente amianto, appunto, è la mappatura dell’edificio in questione. Per procedere occorre avere a disposizione la documentazione tecnica relativa all’edificio, in modo da individuare se è stato utilizzato amianto durante la costruzione. A questa prima verifica documentale seguirà necessariamente un’ispezione diretta che servirà a valutare la friabilità dei materiali e procedere con un eventuale campionamento degli stessi, che stabilirà solo successivamente la presenza o meno di amianto nella costruzione. E, pertanto, permetterà di stabilire le azioni necessarie alla rimozione.

Condominio amianto
Condominio e amianto, Credits: Pixabay

Quando è obbligatorio rimuovere l’amianto nel condominio?

Non sempre la presenza di amianto all’interno degli edifici implica la rimozione delle sostanze considerate nocive. Ogni situazione deve essere attentamente valutata in base ai rischi ad essa collegati. Certamente, ci sono delle circostanze in cui la rimozione delle sostanze inquinanti si rende obbligatoria per gli edifici condominiali interessati. In quei casi, sarà l’amministratore a intervenire per primo e procedere con l’organizzazione dei lavori di rimozione. Cruciale in questi casi è la valutazione dei rischi ambientali e verso l’uomo. Nella circostanza, infatti, che esistano evidenti rischi per la salute si deve obbligatoriamente procedere con la rimozione dell’amianto dall’edificio e la conseguente bonifica dello stesso. Sul tema della lotta contro l’amianto, per gli evidenti danni alla salute e alla persona, si impegna da anni l’avv. Ezio Bonanni, nonché Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto in condominio: chi paga le spese?

Se si vive in un condominio in cui si sia resa necessaria la rimozione dei materiali contenenti amianto o comunque considerati nocivi per l’ambiente e la persona, bisognerà essere consapevoli anche delle spese legate all’iter da seguire. Infatti, la valutazione dei rischi e la conseguente rimozione e bonifica dell’immobile sono a carico dei condomini. Sarà cura dell’amministratore, a sua volta, suddividere la spesa complessiva in base ai millesimi di proprietà. È altresì importante ricordare che la valutazione della pericolosità delle sostanze e il conseguente trattamento dell’edificio è affidato a imprese tecniche specializzate e autorizzate. Saranno proprio le stesse azienda a determinare se la rimozione dell’amianto sia necessaria o meno, ed eventualmente stabilire la periodicità dei controlli presso il condominio.

Sanzioni amministrative e penali per inadempienze

La mancata osservanza delle norme sulla rimozione dell’amianto più comportare sanzioni di natura amministrativa e, addirittura, penale. Come abbiamo già spiegato, infatti, la presenza di amianto all’interno di un condominio impone allo stesso dei precisi obblighi. Qualora, infatti, questi non vengano rispettati i responsabili dell’inadempienza possono ricevere sanzioni amministrative da oltre 3.600 euro a quasi 19.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi.

Essendo l’amministratore il principale responsabile dell’avviamento e conseguimento della pratica, nella mancanza di rispetto degli obblighi può incorrere in sanzioni penali. Oltre a multe fino a 18.075,99 euro per inadempienze, la normativa prevede l’arresto fino a due mesi o ammende da 400 a 1.600 euro per la mancata individuazione dell’amianto prima di lavori di demolizione. Anche l’omissione della comunicazione alla ASL di competenza territoriale del ritrovamento di asbesto è sanzionabile con multe oltre i 2.000 euro.

Digital Fair Play. ONA lotta per sostenibilità e giustizia ambientale

Digital Fair Play: conferenza stampa di presentazione della Convenzione
Digital Fair Play: conferenza stampa di presentazione della Convenzione

IL 31 GENNAIO 2024, PRESSO LA SALA GIUNTA DEL CONI, NEL SUGGESTIVO PALAZZO AL FORO ITALICO, SI È SVOLTA UNA CONFERENZA STAMPA DI PARTICOLARE RILEVANZA, DAL TITOLO “DIGITAL FAIR PLAY”.

L’EVENTO HA POSTO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE LA PRESENTAZIONE DELLA CONVENZIONE STIPULATA TRA IL COMITATO NAZIONALE FAIR PLAY (CNIFP), LA FONDAZIONE ITALIAN DIGITAL HUB (IDH), E L’ASSOCIAZIONE PRESTATORI SERVIZI A PAGAMENTO (ASPS). AFFRONTATA ANCHE LA QUESTIONE AMIANTO

“Digital Fair Play”: tra sport, ambiente e innovazione digitale

Digital Fair Play: un momento della conferenza in cui si è presentata la convenzione stipulata fra CNIFP, IDH e ASPS

L’incontro “Digital Fair Play” si è rivelato un importante punto di convergenza tra il mondo dello sport rappresentato dal CNIFP e la sfera digitale promossa dall’IDH e dall’ASPS.

Nella cornice della Sala Giunta del CONI, luogo simbolico per gli appassionati dello sport e gli attori del panorama nazionale, si è discusso di tematiche che abbracciano il concetto di ambiente, sostenibilità e, in modo cruciale, la gestione dell’amianto.

Un ruolo di fondamentale importanza in questo contesto è stato attribuito all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, che ha contribuito a fornire una prospettiva informativa approfondita su questioni ambientali e sulla gestione responsabile di materiali potenzialmente dannosi.

Il ruolo dell’ONA a salvaguardia della salute e dell’ambiente

L’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA è focalizzato su un duplice fronte: la tutela dell’ambiente e della salute umana.

Durante la conferenza, il Commendatore Ruggero Alcanterini, Presidente Nazionale del Comitato Italiano Fair Play, ha voluto esprimere un sincero ringraziamento all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Perm l’occasione, ha sottolineato con passione il ruolo prezioso svolto dall’ONA nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela dei lavoratori esposti alla terribile fibra dell’amianto, nonché dei loro diritti preventivi contro i fattori tossici derivanti dall’amianto e dall’inquinamento.

Alcanterini ha ribadito la necessità di agire tempestivamente per porre fine alla questione amianto. Nonostante la sua messa al bando con la legge 257/92 e come evidenziato proprio dal presidente ONA, l’asbesto è tuttora presente in molte strutture pubbliche e private. Il minerale continua a costituire una minaccia letale. L’unica soluzione, è la: “Bonifica, bonifica, bonifica“, afferma Bonanni. Solo attraverso questa azione è possibile eliminare il “killer invisibile” e prevenire le future esposizioni alla fibra, evitando così malattie correlate all’amianto e future perdite di vite umane.

Il presidente ONA ha quindi sottolineato con veemenza che la lotta contro l’amianto va oltre i risarcimenti finanziari, poiché questi non sono sufficienti a ripristinare la salute di coloro che si ammalano o a riportare in vita coloro che perdono la vita a causa dell’amianto. 

Un prezioso sodalizio

La partnership tra ONA e Fair Play, nata nel 2017, è stata citata come un esempio tangibile di impegno continuo e collaborazione nella causa comune della tutela ambientale e dei diritti dei lavoratori. Un sodalizio che non solo testimonia la forza dell’unione, ma anche l’ardente volontà di perseguire una società libera dall’amianto e dalle sue nefaste conseguenze.

L’impegno straordinario dell’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato con passione e dedizione dall’avv. Ezio Bonanni, è focalizzato su un duplice fronte: la tutela dell’ambiente e della salute umana.

«Questo impegno si integra perfettamente con il concetto di Fair Play, termine originariamente introdotto da William Shakespeare, uomo di cultura che lo utilizzò per denotare un comportamento di cortese lealtà tra i protagonisti delle sue opere», sottolinea Alcanterini.

«Successivamente, gli inglesi adottarono il termine nel contesto sportivo, in particolare nel rugby, dove divenne un indicatore di competizione improntata all’onestà e alla correttezza».

«Fair Play, inizialmente limitato all’ambito sportivo, è diventato sempre più riconosciuto come sinonimo di buon comportamento e rispetto reciproco, estendendosi a ogni aspetto della vita quotidiana. Oggi, la concezione di Fair Play come forma di interazione empatica è un’applicazione essenziale e una richiesta di aiuto per una società che sta affrontando sfide significative e che ha urgente bisogno di recuperare la propria umanità», aggiunge Bonanni.

La presentazione della convenzione al “Digital Fair Play”

Il momento clou della conferenza, ha visto la presentazione della convenzione che unisce il CNIFP, l’IDH e l’ASPS. 

Tale collaborazione rappresenta un connubio tra Fair Play nel mondo dello sport e innovazione digitale, segnando un passo avanti verso la costruzione di un contesto sostenibile e rispettoso delle esigenze ambientali. 

In questo contesto, la conferenza si è rivelata una piattaforma chiave per discutere i temi più stringenti di oggi, sottolineando l’importanza di iniziative congiunte atte a promuovere pratiche etiche, sostenibilità e progresso digitale.

L’evento ha posto l’accento sull’urgente necessità di affrontare le sfide ambientali e ha evidenziato come la collaborazione tra diversi settori, come lo sport e l’innovazione digitale, possa giocare un ruolo determinante nella costruzione di un futuro più sostenibile e consapevole.

Uno sviluppo etico degli ecosistemi digitali

L’evento “Digital Fair Play” trae la sua ispirazione dalla necessità di promuovere uno sviluppo etico negli ecosistemi digitali. In occasione del trentennale, il Comitato Nazionale Fair Play (CNIFP), prestigiosa associazione affiliata al CONI sotto la guida del commendatore Ruggero Alcanterini, ha ritenuto di fondamentale importanza intraprendere iniziative, comprese quelle nel contesto digitale, per sostenere operatori del settore e cittadini nell’ambito di una transizione etica della società civile.

Significativo l’intervento del prof. Maurizio Pimpinella presidente della Fondazione Italian Digital Hub (IDH), nata con l’obiettivo di fornire servizi di consulenza tecnologici e innovativi. «I servizi sono indirizzati ad Aziende, Pubblica Amministrazione Centrale e Locale, Enti Pubblici e Associazioni di Categoria mirano a favorire la Digital Transformation e lo sviluppo imprenditoriale, promuovendo una cultura più forte di competitività e la creazione di nuovi modelli di business», spiega. 

Oltre a svolgere questo ruolo chiave, la Fondazione IDH, grazie alle sue ampie competenze, opera anche come centro studi e laboratorio di idee, progetti e iniziative digitali a sostegno dell’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento (ASPS).

Durante la conferenza, oltre ai rispettivi presidenti del CNIFP e dell’IDH, hanno preso la parola rappresentanti di organizzazioni associative a livello nazionale, interessate al processo di digitalizzazione del Paese. Antonio Viti, a capo dell’Associazione Italiana di Cultura, Sport e Tempo Libero e Michela Perrotta, amministratore unico di You Emergency, hanno condiviso le loro prospettive e contributi su questo importante percorso di digitalizzazione.

ONA e Fair Play 

E tonando al significato di fair play, concludiamo con le parole dell’avv. Ezio Bonanni: «Il crimine ambientale si può battere con la lealtà olimpica e con la schiena dritta».

L’Osservatorio Nazionale Amianto, si pone come baluardo per la tutela e l’assistenza gratuita degli esposti e delle vittime dell’amianto, contribuendo attivamente a un’imperativa lotta per la sicurezza ambientale e la salute pubblica.

Per accedere ai servizi gratuiti dell’associazione, basta consultare la pagina dei servizi di tutela legale e assistenza medica oppure chiamare il numero gratuito 800 034 294.