17.8 C
Rome
giovedì, Maggio 14, 2026
Home Blog Page 169

Amianto e altri veleni. Aprilia: la svolta del Sindaco

Freddindustria, amianto e altri veleni
Freddindustria, amianto e altri veleni

«Tutelare l’ambiente e la salute, riconoscere i diritti dei lavoratori esposti all’amianto». Queste le parole del Sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi, in sostegno alle iniziative dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’avvocato Ezio Bonanni. Lo stesso sentimento è condiviso dalla nuova Amministrazione comunale e dallo storico consigliere, Vincenzo La Pegna. Arriva un nuovo impulso e sostegno per vincere finalmente la battaglia contro l’amianto e altri veleni.

Sostegno alle iniziative dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Già nei primi mesi del 2000, ma ancora a tutt’oggi, si susseguono le iniziative sociali e giudiziarie dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni per ottenere il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto nei numerosi siti di Aprilia.

Tuttavia, anche dopo un quarto di secolo e nonostante le centinaia di sentenze che hanno confermato le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’ONA, ci sono ancora siti da bonificare e veleni da rimuovere.

«La nuova Amministrazione, che mi onoro di guidare, segna una svolta nella politica ambientale di tutela dei cittadini e della loro salute – continua il Primo cittadino d’Aprilia -. Nel rispetto delle numerose sentenze, che si sono susseguite in questi decenni, auspico che il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e altri veleni sia una conquista che non necessiti di azioni giudiziarie. Soprattutto costituiremo gli strumenti tecnici e tecnico amministrativi per far bonificare i siti contaminati. La stessa “cava dei veleni“, a suo tempo segnalata dall’ONA e dai cittadini, deve essere al più presto messa in sicurezza, in piena collaborazione con l’associazione e con l’Avv. Ezio Bonanni».

lanfranco principi - amianto e altri veleni
Il Sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi (Foto: Comune di Aprilia)

Amianto e altri veleni: necessario il PNRR per le bonifiche

Riguardo la questione specifica della discarica abusiva di Aprilia in Via Corta, già sequestrata nel 2017, a distanza di 6 anni, non ci sono state ancora le bonifiche. Si rende quindi necessaria una più incisiva azione sinergica di tutte le istituzioni, territoriali, regionali e nazionali.

L’ONA, a suo tempo, aveva segnalato che nel PNRR vi fosse una assenza di progettualità per quanto riguarda i siti dismessi, le cave e le discariche abusive. Per questi, invece, i fondi europei sarebbero stati fondamentali. L’ONA ha chiesto al Governo Meloni che si destinino parte dei fondi del PNRR alle bonifiche di questi siti, magari attraverso una rimodulazione dei progetti, alla quale lavora il Ministro Fitto, di intesa con l’Europa.

«Aprilia e il resto del Lazio non possono essere dimenticati e lasciati soli: la politica ambientale è prima di tutto europea e nazionale – ha dichiarato Vincenzo La Pegna, consigliere comunale di FDI, facente parte della maggioranza della nuova Amministrazione Comunale, e presidente della Commissione Lavori Pubblici -. I Comuni vanno sostenuti e, in particolare, i sindaci che sono i soggetti di prossimità con i cittadini».

Perciò le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la bonifica dei diversi siti, anche i siti orfani (che possono rientrare nel PNRR) sono una priorità. La stessa priorità è sostenuta dall’Amministrazione comunale e dal Sindaco in persona.

Manca ancora la messa in sicurezza della “cava di veleni”

Ancora nessuna bonifica alla “cava di veleni”, la discarica abusiva in via Corta ad Aprilia, scoperta e sequestrata nel 2017. A distanza di sei anni ancora non è stato messo in sicurezza il pericoloso sito in cui erano stati sversati e interrati illegalmente rifiuti. Crescono però, di giorno in giorno, i timori dei residenti. Dalle rilevazioni effettuate durante l’operazione condotta in quegli anni dalla Polizia Stradale di Aprilia e coordinata dalla Dda di Roma, infatti, qui venivano sversati rifiuti di varia natura, da cui esalavano fumi pericolosi.

«Noi siamo attenti alla situazione di questo come di altri siti – spiega il consigliere La Pegna -. È una bomba ecologica a cui bisogna porre rimedio».

Il caso della “cava dei veleni” non è però l’unico sito che deve essere bonificato. Sono infatti diverse le vecchie discariche presenti sul territorio che ancora non sono state bonificate, in alcuni casi risalenti addirittura a quarant’anni fa. Continuano così il rischio di danni ambientali e quello per la salute dei cittadini.

Amianto e altri veleni: l’incendio all’ex Freddindustria

Un recente esempio dei pericoli che corre la popolazione si è avuto con l’incendio che è divampato, a febbraio scorso, all’ex Freddindustria di Aprilia. Tuttavia, già tre anni prima, l’Osservatorio Nazionale Amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, il consigliere Vincenzo La Pegna e il luogotenente della Guardia di Finanza Vincenzo Chiocca, aveva segnalato la possibile presenza nella struttura di amianto e il pericolo per la popolazione.

L’amianto è un temibile cancerogeno e può causare gravi patologie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma, il tumore al polmone, alla laringe e altre neoplasie. «Si continua a morire di malattie asbesto correlate – ha dichiarato l’avvocato Bonanni -. Almeno 7mila persone sono morte nell’ultimo anno. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti».

Occorrono misure adeguate e tempestive per far fronte all’emergenza e per accelerare le bonifiche sul territorio. Infatti la messa in sicurezza dei siti contaminati, da amianto o da altri agenti cancerogeni, è l’unico modo per eliminare il rischio di esposizione dei cittadini e tutelare la loro salute.

«Dove c’è l’amianto, ci sono malattie e morte, perciò, anche in questo caso, deve valere il principio di precauzione – continua Ezio Bonanni –. Non è più il tempo di parlare, bisogna agire al più presto, per liberare Aprilia dal pericolo e dall’incuria, così come tutta l’Italia».

L’ONA ha costituito l’App Amianto da cui risultano i siti contaminati e su cui è possibile segnalarne altri. Tutti i cittadini possono contattare l’associazione per chiedere informazioni al numero verde 800 034 294.

INPS condannata: 20mila euro a un esposto ad amianto

Gela, INPS condannata, esposto amianto
Gela, INPS condannata, esposto amianto

Condannata l’INPS dal Tribunale di Ragusa a pagare più di 20mila euro di arretrati a un manutentore elettrico. Per più di 17 anni ha lavorato a stretto contatto con l’amianto.

Esposizione ad amianto negli stabilimenti di Gela e Ragusa

Dal 1968 al 1985 il lavoratore era stato impiegato nello stabilimento Petrolchimico di Gela, a Caltanissetta, in Sicilia, di proprietà dell’ex Enichem. Qui si occupava di riparare apparecchiature su un tavolo ricoperto da una coperta d’amianto, esponendosi così quotidianamente alla fibra killer.

Il pericolo non terminò neanche quando nel 1985 fu trasferito nello stabilimento di Ragusa, sempre di proprietà del Gruppo ENI. Lavorò per altri 17 anni, fino alla pensione, a stretto contatto con l’amianto, perché il pericoloso cancerogeno era dappertutto: nelle coperture, dentro lo stabile e persino sugli strumenti che utilizzava tutti i giorni.

INPS condannata: diritto ai benefici contributivi amianto

Date le sue vicissitudini lavorative, il lavoratore ha ottenuto già con sentenza del Tribunale di Ragusa il diritto alle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto (previste dall’art.13, co. 8, della L.257/1992).

Ma, nonostante la vittoria, la sua battaglia legale non era finita. L’INPS ha ricalcolato la pensione del lavoratore in maniera errata e l’uomo si è così rivolto all’Osservatorio Nazionale Amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere ciò che gli spetta di diritto.

Adesso il Tribunale di Ragusa condanna nuovamente l’INPS a riconoscere al lavoratore più di 20mila euro. La cifra corrisponde alla differenza tra la pensione d’anzianità già liquidata e la somma dei benefici contributivi da luglio 2010 a dicembre 2014.

Inoltre l’INPS dovrà pagare anche la differenza sui ratei maturati dal 2015 fino a oggi, insieme agli interessi e alle spese giudiziarie. Il ricalcolo dovrà essere basato sulle “migliori retribuzioni (e non quelle, più basse, percepite dal lavoratore collocato in mobilità negli ultimi anni precedenti alla pensione)”.

La difesa delle vittime dell’amianto

A 77 anni finalmente la fine di questa battaglia legale: una vittoria che acquista ancora più valore dato che molti colleghi del lavoratore, purtroppo, hanno perso la vita per colpa dell’amianto.

«Quando la battaglia è giusta, come in questo caso, trovo sconcertante la poca attenzione e il poco riguardo per le vittime dell’amianto – dichiara l’avvocato Bonanni – auspico che, per il futuro, le norme siano interpretate correttamente, secondo criteri che siano rispettosi della nostra Costituzione e dei diritti dei cittadini, piuttosto che delle aspettative dell’INPS».

L’ONA sostiene da sempre le vittime di questo pericoloso cancerogeno offrendo assistenza legale e tutte le informazioni sui benefici contributivi da amianto. Si può ricevere il supporto chiamando il numero verde gratuito 800 034 294 oppure si può segnalare la presenza di amianto tramite l’App.

Droni mappano l’amianto presente a San Donato milanese

droni, usati per mappare l'amianto
droni, usati per mappare l'amianto

Per accelerare la bonifica dell’amianto nel territorio corre in aiuto la tecnologia. E ciò che accade nel comune di San Donato milanese, dove due droni hanno sorvolato i cieli in cerca di coperture in eternit.

L’uso di droni per scoprire l’amianto e il potenziale solare

Mercoledì 2 e giovedì 3 agosto sono state effettuate una serie di ricognizioni con due droni professionali, ultraleggeri e telecomandati. L’operazione è ad opera della ditta AeroDron, azienda specializzata in mappature territoriali aeronautiche.

L’iniziativa, varata dal Comune, ha l’obiettivo di mappare nel dettaglio l’area. L’obiettivo è censire tutti gli edifici contenenti amianto, così da definire un piano di bonifica e un elenco completo delle zone contaminate.

Inoltre, un altro aspetto importante dell’operazione riguarda il potenziale solare della città. Si vuole infatti valutare dove installare, in futuro, impianti fotovoltaici per la produzione di energia green.

«Le indagini aeree programmate rappresentano un perfetto esempio di come le nuove tecnologie costituiscano uno strumento fondamentale per la cura del territorio– dichiara il sindaco Francesco Squeri –. Grazie a un piccolo investimento, il Comune potrà avere tutti i dati necessari per mettere in atto gli interventi di tutela ambientale previsti dalla legge. Si potranno pianificare così politiche energetiche sostenibili dal punto di vista ecologico ed economico, in una fase storica in cui i problemi legati all’approvvigionamento e ai costi dell’energia si stanno imponendo all’attenzione di tutti i cittadini».

Si precisa poi che i voli e le mappature, autorizzati da ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e dalla Prefettura di Milano, sono svolti nell’assoluto rispetto della normativa sulla privacy.

Ancora diffuso l’amianto nel nostro Paese

Secondo gli ultimi dati disponibili risulta che nella regione Lombardia sono stati bonificati dall’amianto ben 22.075 edifici, sia pubblici sia privati. Tuttavia sono ancora più di 100mila le aree ancora da mettere in sicurezza.

Una situazione analoga colpisce anche altri territori italiani. A denunciare questo problema, a più di trent’anni dalla messa al bando del pericoloso cancerogeno, è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”.

Accelerare le bonifiche dei siti contaminati è fondamentale per eliminare del tutto i rischi per la salute dei cittadini (prevenzione primaria). Infatti l’esposizione alla fibra killer può causare infiammazioni e gravi patologie asbesto correlate, come il mesotelioma.

Incendio a Poggio a Caiano: lì c’era cemento-amianto

incendio poggio a caiano. c'era cemento amianto
incendio poggio a caiano. c'era cemento amianto

C’era cemento-amianto nei capannoni devastati da un incendio, scoppiato domenica notte a Poggio a Caiano, piccolo comune toscano. A confermarlo l’ARPAT, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana.

Confermata la presenza di cemento-amianto a Poggio a Caiano

Nella notte tra sabato e domenica hanno preso fuoco ben due attività industriali in via Lombarda, a Poggio a Caiano. Purtroppo negli stabili era presente l’amianto. A darne conferma le analisi effettuate dall’ARPAT. Ne hanno rilevato la presenza sia nelle coperture, in gran parte distrutte dall’incendio, sia nei controsoffitti dell’immobile, all’interno del quale c’erano prevalentemente prodotti in plastica, carta e legno.

In una nota riguardante l’esito dei campionamenti del materiale, consegnata ai vigili del fuoco dall’Agenzia, si precisa che “dalle prime risultanze analitiche è emersa la presenza di cemento amianto. Perciò si impone la presentazione di un piano di raccolta e smaltimento dei materiali e dei rifiuti da questi contaminati”.

Incendio a Poggio a Caiano, le valutazioni di ARPAT

L’ARPAT ha anche provveduto a valutare l’impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Ha preso in esame la direzione dei venti al momento di massima attività dell’incendio, scoppiato intorno alla mezzanotte.

Dichiara quindi che “in considerazione della situazione meteorologica, della posizione del punto di incendio rispetto alle abitazioni e della durata dell’evento, relativamente breve grazie all’intervento tempestivo e attivo dei vigili del fuoco, si escludono reali impatti oltre l’area immediatamente intorno all’evento”.

Sono necessarie le bonifiche: l’appello dell’ONA

Purtroppo la presenza di amianto continua a essere diffusa sul territorio, non solo in Toscana ma anche nel resto d’Italia. E questo mette a rischio la salute dei cittadini, che possono così essere esposti causalmente, come in seguito a un incendio, alla fibra killer.

Denuncia i ritardi delle bonifiche dei siti contaminati “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022”, scritto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA aiuta la comunità a evitare il pericolo di esposizione e a segnalare le aree contaminate, così da accelerare le bonifiche, grazie all’App Amianto, strumento fondamentale per la mappatura del territorio nazionale.

Dermatite atopica: prima della terapia, la visita oculistica

dermatite atopica lacrime
dermatite atopica lacrime

Le lacrime possono predire il rischio di eventi avversi che il paziente potrebbe sviluppare a seguito della terapia per la cura della dermatite atopica. E’ la scoperta fatta dai dermatologi e dagli oculisti del Gemelli.

I professionisti della Fondazione Policlinico Universitario e Università Cattolica, campus di Roma, hanno creato un gruppo collaborativo di specialisti ed hanno studiato come una visita oculista prima del trattamento con dupilumab può individuare i pazienti a rischio di eventi avversi e indirizzarli verso altri trattamenti. Il dupilumab è un anticorpo monoclonale anti-interleuchina 4 e 13, che si usa per il trattamento della dermatite atopica, ma anche dell’asma e della poliposi nasale. L’uso di questo anticorpo monoclonale dà buoni risultati sia per quanto riguarda il quadro clinico, sia per la qualità di vita dei pazienti. Tuttavia nel 20% dei casi può anche provocare effetti collaterali.

La ricerca è stata pubblicata su Experimental Dermatology: primo nome Andrea Chiricozzi, senior author Ketty Peris.

Test lacrime prima del trattamento con il monoclonale

dermatite atopica
I ricercatori Peris e Chiricozzi (foto: Policlinico Gemelli)

Le lacrime possono essere usate, quindi, come arma di previsione degli effetti indesiderati del trattamento della dermatite atopica.

L’ipotesi è stata vagliata nel corso di uno studio di dermatologi e oculisti del Policlinico Universitario Gemelli di Roma, analizzando la presenza di citochine e chemochine (molecole infiammatorie) nelle lacrime dei pazienti affetti da dermatite atopica di grado moderato-severo, trattati con dupilumab.

Lo scopo della ricerca era identificare dei biomarcatori e fattori clinici che fossero in grado di predire la comparsa di eventi indesiderati oculari. Congiuntivite, occhio secco, blefarite, cheratite puntata superficiale, tra essi.

La valutazione oculistica e dermatologica si è svolta prima della somministrazione del farmaco (T0), dopo 16 settimane (T16) e infine al momento della comparsa di un evento oculare indesiderato (T1). “Tra i test funzionali utilizzati nella valutazione oculistica, il break-up time, che valuta la stabilità del film lacrimale, si è rivelato un valido test, predittivo per lo sviluppo di disturbi oculari” – spiegano dal Policlinico Gemelli.

Questo lavoro – ha sottolineato la professoressa Ketty Peris, Direttore UOC di Dermatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli – denota l’importanza di un approccio multidisciplinare da considerare nei pazienti affetti da dermatite atopica, per un’ottimizzazione della gestione sia della malattia che delle terapie“.

Sintomi e cause della dermatite atopica

dermatite atopica

La dermatite atopica, nota anche come eczema atopico, è una malattia infiammatoria cronica della pelle che si presenta con prurito e diverse manifestazioni cutanee. È considerata una malattia autoimmune: il sistema immunitario del corpo reagisce in modo eccessivo a fattori esterni, come allergeni o irritanti, causando l’infiammazione della pelle. Anche lo stress può scatenare la dermatite atopica. Ci può essere anche familiarità per questa malattia.

Il sintomo maggiore della dermatite atopica è il prurito intenso, che può diventare così forte da influenzare in negativo la qualità della vita del paziente. La pelle si presenta infatti tendenzialmente molto secca, ruvida e screpolata. Può anche causare eruzioni cutanee, che possono variare in intensità e possono manifestarsi in diverse parti del corpo. Le zone più comuni sono il volto (occhi e bocca soprattutto), il collo, i gomiti, le ginocchia e le pieghe delle braccia e delle gambe.

Non esiste una cura definitiva per la dermatite atopica, ma ci sono diverse opzioni di trattamento. Il dupilumab è uno di questi e gli studiosi del Gemelli, con la loro ricerca (seppure su una popolazione limitata: 39 pazienti), hanno cercato una tecnica per predire gli effetti collaterali dell’anticorpo monoclonale. Lo scopo è ridurre al minimo gli effetti collaterali nei pazienti che lo usano, già gravati dagli effetti della malattia.