L’aria che respiriamo è un bene prezioso, fondamentale per la vita sulla Terra. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’incidenza dell’inquinamento atmosferico è aumentata in modo allarmante, mettendo a rischio la salute umana e l’equilibrio ecologico. Tra le molte sostanze inquinanti, l’amianto emerge come un elemento particolarmente pericoloso, con impatti significativi sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica. Ma non è l’unico.
Aria e contaminazione da sostanze nocive
L’amianto è una fibra minerale naturale che è stata ampiamente utilizzata in passato in vari settori industriali e edilizi per le sue proprietà isolanti e resistenza al calore. Tuttavia, nel corso degli anni, è emerso che l’amianto è una sostanza altamente nociva, collegata a gravi patologie polmonari come l’asbestosi e il mesotelioma.
Ma, l’inquinamento atmosferico non è dovuto solo all’amianto. Sono anche altre le sostanze inquinanti provenienti da fonti industriali, veicoli, e processi di combustione. L’analisi dell’aria è un passo fondamentale per comprendere la portata del problema. Monitoraggi regolari rivelano la presenza di particolato sottile, ossidi di azoto, biossidi di zolfo e composti organici volatili, tutti contribuenti all’indebolimento della qualità dell’aria.
Rischi per l’uomo e l’importanza della prevenzione
Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana sono molteplici. Le particelle sottili presenti nell’aria possono penetrare nei polmoni, causando problemi respiratori e contribuendo allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Nel caso specifico dell’amianto, le fibre liberate nell’aria durante il suo utilizzo possono essere inalate, portando a gravi patologie polmonari.
La prevenzione dell’inquinamento atmosferico è cruciale per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente. Per quanto riguarda l’amianto, è fondamentale promuovere la bonifica e la rimozione sicura da edifici e infrastrutture. Per affrontare l’inquinamento atmosferico in generale, è necessario investire in energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e promuovere l’uso di trasporti pubblici e veicoli a basse emissioni.
Importante sensibilizzare la popolazione su inquinamento atmosferico
L’inquinamento atmosferico è un problema che riguarda tutti e deve essere risolto. La consapevolezza pubblica, l’attuazione di politiche ambientali rigorose e l’innovazione tecnologica sono fondamentali per mitigare gli effetti negativi sull’aria che respiriamo. La prevenzione è la chiave, e solo attraverso un impegno globale possiamo sperare di garantire un futuro sano e sostenibile per le generazioni a venire.
L’amianto, ormai lo sappiamo, è un potente cancerogeno che, ancora a distanza di anni, mette a rischio l’intero pianeta.
La messa al bando, con la Legge 257 del 1992, ha fermato produzione e commercializzazione ma, non ha obbligato alla bonifica immediata dei siti contaminati.
Le tonnellate di amianto non ancora smaltite restano sul territorio, rappresentando un rischio continuo di esposizione e inalazione per la popolazione.
Ma, se le componenti di amianto sono definite come “fibre killer”, allo scenario si aggiungono altre sostanze inquinati: i Pfas.
I Pfas sono composti chimici inquinanti molto utilizzati per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, definita pericolosa al pari dell’amianto.
Insomma, sembra che l’essere umano non abbia imparato nulla dalla strage provocata da questo materiale ma che stia cercando di proseguirla sotto altre forme.
Pfas: cosa sono e dove si possono trovare
Con il termine Pfas, si intende una serie di sostanze inquinanti, sicuramente cancerogene, utilizzate per la produzione di accessori e abbigliamento già a partire dagli anni ’50. Il loro maggior impiego era riservato per la produzione di articoli commerciali: impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. Ma, quello che sicuramente, oggi, preoccupa maggiormente è il rivestimento antiaderente delle pentole da cucina. Queste sostanze possono provocare gravissimi effetti sulla salute umana.
Pfas e amianto: si continuano ad utilizzare nonostante la pericolosità
Parlando dei Pfas, sembra di essere tornati indietro di quarant’anni, quando si metteva sul piatto della bilancia l’utilità delle proprietà dell’amianto con la sua pericolosità.
L’amianto veniva utilizzato principalmente per la resistenza al calore, i bassi costi e la capacità di legare con il cemento, i Pfas, a loro volta per rendere idrorepellenti le superfici di pelli, pellicole, tessuti sportivi, pentolame.
Il contatto con l’amianto provoca l’insorgere di patologie asbesto correlate, i Pfas possono accumularsi nell’organismo e causare tumori, sviluppo anomalo dell’apparato genitale, infertilità, patologie della tiroide e del sistema nervoso centrale.
La differenza è che, mentre l’amianto, con tutte le sue difficoltà, ha una legge che la mette al bando, in Italia manca un divieto per i PFAS, a tutela di salute e ambiente.
Proprio per questo, nonostante nella maggior parte dei settori industriali esistano da anni alternative più sicure a queste sostanze, le aziende continuano a utilizzarli, continuando ad inquinare e a mettere a rischio la nostra salute.
Come riconoscere la presenza di Pfas per evitarla
Già da anni si sta cercando di eliminare la presenza di questi composti, si è già mosso un regolamento UE del 2020.
La preoccupazione riguarda le padelle e le pentole, ricordate sempre di leggere e controllare le etichette, facendo caso alla dicitura “PFOA Free”.
Sicilia e strage da sostanze inquinanti
La Sicilia è tra le protagoniste di un’inchiesta del quotidiano francese Le Monde che ha permesso di censire 35 siti in cui è stata accertata o presunta la contaminazione da Pfas.
La Regione ha inserito la ricerca delle sostanze contaminanti Pfas nel proprio “Piano di controllo ufficiale di contaminanti e tossine vegetali naturali negli alimenti” valido dal 2023 al 2027.
Arpa Siciliaa partire dal 2018 ha inserito il controllo di16 sostanze Pfas nei monitoraggi annuali delle acque sotterranee.
L’Agenzia regionale sottolinea che queste sostanze “da una parte hanno un largo utilizzo in ambito industriale e commerciale, dall’altra hanno determinato un’ampia diffusione nell’ambiente e in particolare nelle acque, dove mostrano caratteristiche di persistenza. E in alcuni casi, di bioaccumulabilità e di tossicità”.
Snoopy: a noi piace immaginarlo libero dall'amianto
L’AMIANTO, UN MINERALE AMPIAMENTE UTILIZZATO NEL CORSO DEL NOVECENTO, HA PERMEATO LA SOCIETÀ.A DENUNCIARE QUESTO FLAGELLO, NON SOLO CHI NE HA SUBITO I DANNI MA ANCHE UN ICONICO BRACCHETTO: SNOOPY. SÌ, IL FAMOSO CANE, PROTAGONISTA DELLA CELEBRE STRISCIA A FUMETTI PEANUTS CREATA DA CHARLES M. SCHULZ
Arte e amianto: anche Snoopy insorge
Snoopy: la scultura di Eron lo ritrae morto sopra un tetto di eternit
L’arte non è solamente un’espressione estetica, ma un mezzo per diffondere consapevolezza e per scuotere le coscienze a tutti i livelli e in tutte le sue forme.
Per farlo, utilizza simboli talvolta impensabili, basti pensare alla scultura del riminese Eron, che raffigura Snoopy, il fedele amico di Charlie Brown.
Fra le tante stranezze del simpatico bracco, ricordiamo quella di dormire sul tetto della cuccia, anziché al suo interno.
Ebbene, nel 2007, Eron, ha immortalato il povero cane in un’opera emblematica dal titolo shock “Eternit…vita eterna”.
Ridotto a scheletro, Snoopy riposa come sempre sul tetto della mitica cuccia, ma queto è fatto di eternit, una provocazione visiva, un grido muto di dolore e protesta.
La scultura ha debuttato nel 2011 alla Galleria d’Arte Contemporanea Villa Franceschi di Riccione, ma il suo impatto non è svanito nel tempo. Ancora oggi, in seguito alle controversie e alle polemiche successive agli esiti processuali più eclatanti, l’opera torna a solcare i social e i blog, diventando virale.
La potenza dell’arte si unisce dunque al coro di voci che chiedono giustizia, che invocano un mondo libero da questo materiale e dalle sue conseguenze devastanti.
È l’arte che si mette al servizio di una causa, unendo la creatività alla protesta, per non dimenticare e per lottare contro un nemico che non può restare nell’ombra.
Perché utilizzare l’arte in segno di protesta: povero Snoopy
Amianto: Casale Monferrato segna un’epoca
L’opera è stata pensata a seguito della deflagrazione del caso Eternit in Italia. Nel 1986, Casale Monferrato aveva chiuso definitivamente i battenti e si cominciava a sentire l’eco dei suoi effetti. Troppe vittime, troppi lavoratori morti o ammalati a seguito dell’esposizione alle pericolose fibre di asbesto.
Chi ne traeva profitto dalla diffusione aveva agito consapevolmente, ignorando o minimizzando i possibili effetti negativi?
Era possibile denunciare apertamente la situazione?
Ebbene, l’arte contemporanea ha cercato di portare alla luce della ribalta la lotta contro l’amianto a modo suo, estendendo la battaglia fuori dalle aule di tribunale e superando le righe della cronaca. È qui che, tra le pennellate di una tela, tra le forme scolpite e i segni incisi, ha potuto far sentire il suo grido di protesta, un invito a non dimenticare le tragedie legate a questa fibra assassina. Tra l’altro, non dimentichiamo che anche il mondo dell’arte è stato fortemente colpito da questo patogeno.
Anche l’arte colpita dall’amianto: gli affreschi del Camposanto di Pisa
Arte e amianto: particolare dell’affresco contenete amianto “Il Giudizio universale” presso il Camposanto di Pisa
L’elenco degli utilizzi “impropri” dell’amianto è lungo e spesso sorprendente. Artisti, cineasti e persino architetti hanno impiegato questo materiale nei loro progetti, ignari o trascurando gli effetti nocivi che avrebbe potuto causare. Nel luglio del 1944, una granata incendiaria degli Alleati colpì il tetto del Camposanto di Pisa, causando un incendio che danneggiò gravemente la struttura lignea. Le lastre in piombo sottostanti si fusero a causa del calore, rovinando le pareti e gli affreschi, in particolare quelli di Benozzo Gozzoli. Per proteggere le pareti dalla pioggia e da ulteriori danni, furono costruite coperture in legno provvisorie. Successivamente, Cesare Brandi, dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e Piero Sanpaolesi, pianificarono il recupero. Optarono quindi per la rimozione della pellicola pittorica, formando squadre di intervento per tagliare e poi riunire le varie sezioni degli affreschi come un puzzle, a causa delle loro grandi dimensioni.
Durante il restauro, furono scoperte sinopie (disegni preparatori usati per la pittura a fresco e per il mosaico) di alta qualità, alcune con chiaroscuro, che furono staccate ed esposte nel Museo delle Sinopie, dopo il restauro. Gli affreschi, invece, furono incollati con caseato di calcio su lastre di eternit, una decisione controversa poiché sul materiale tossico, Brandi e Sanpaolesi avevano opinioni contrastanti…
Amianto e altri usi poco ortodossi in campo artistico
Sul set del Mago di Oz fu impegata neve finta a base di amianto
In passato, molti set cinematografici, incluso il Mago di Oz, utilizzarono neve finta a base di amianto. Il minerale era presente anche nelle copertine dei libri (impiegato per la rilegatura) e in diversi capolavori d’arte in cemento e amianto.
Tra gli esempi più sorprendenti, le opere realizzate da artisti come Alighiero Boetti ed Enzo Cacciola. Architetti di fama mondiale, come Walter Adolph Gropius e Le Corbousier, impiegarono l’amianto nella costruzione di edifici iconici.
Nonostante la crescente consapevolezza sui pericoli dell’amianto, quest’uso è perdurato fino ai tardi anni ’80. Un esempio notevole è la produzione di dischetti in amianto da parte dell’Officina profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze, per aromatizzare ambienti attraverso le lampadine a incandescenza.
Oggi fortunatamente l’amianto è stato messo al bando e l’opinione pubblica è sempre più consapevole dei suoi effetti sulla salute e sull’ambiente.
E se l’esposizione all’amianto è stata oggetto di procedimenti giudiziari nelle principali aule di tribunale, l’arte ha trovato nel suo linguaggio, un modo per esprimere il dissenso in maniera alternativa.
Quanto a Snoopy, fortunatamente gode di ottima salute. Ancora oggi le repliche delle strisce sono distribuite e pubblicate sui quotidiani di decine di Paesi del mondo: uno dei pochi casi in cui l’amianto è rimasto confinato nel mondo della fantasia.
Oggi l’attenzione è rivolta al Friuli Venezia Giulia. L’amianto, o asbesto, è un minerale cancerogeno, la cui storia risale all’antichità. Dall’antico Egitto, al medioevo, fino alla Rivoluzione Industriale, questo minerale era ampiamente utilizzato per le sue proprietà ignifughe, ossia resistenza al calore, di facile lavorazione, e bassi costi. Tra l’altro, l’Italia stessa è stata tra i maggiori produttori e utilizzatori di questo materiale, ma anche la prima, in Europa, a metterlo al bando. Questo perché, già nel corso degli anni Sessanta, si inizia a parlare della cancerogenicità e dei danni causati dall’amianto, responsabile di neoplasie come il mesotelioma.
Ma, purtroppo, il suo largo impiego ha fatto sì che nel nostro Paese, vi siano ancora molte tonnellate di amianto, pericolose per la salute di ogni essere vivente, così come dell’ambiente. L’unica soluzione, come da sempre sostiene l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è la prevenzione primaria, cioè bonificare. Solo questa permette di ridurre il rischio di contaminazione e l’insorgere di patologie asbesto correlate a zero. Non essendoci infatti una dose di esposizione al di sotto della quale il rischio si azzera l’unica possibilità è quella di evitare l’esposizione a 360 gradi. La strada da fare è ancora lunga, ma, in alcune zone d’Italia qualcosa si sta finalmente muovendo, come, appunto, in Friuli Venezia Giulia.
FVG e il Piano regionale di gestione rifiuti speciali e amianto
La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Difesa dell’Ambiente, Fabio Scoccimarro, ha adottato in via preliminare il Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali e amianto con verifica della Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Un Piano che va ad aggiornare quelli già in essere ed è in linea con la Strategia di sviluppo sostenibile nazionale e regionale. I programmi dovranno essere aggiornati con cadenza non superiore a sei anni, e adeguarsi alle norme del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (Pngr). Sono stati quindi accorpati in un unico testo il Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali del 2016 e il Piano regionale amianto del 2018. L’aggiornamento dei documenti ha consentito di armonizzarne gli obiettivi alla Strategia di sviluppo sostenibile nazionale e regionale con l’individuazione o ridefinizione di opportuni indicatori.
Le parole dell’assessore all’ambiente, Fabio Scoccimarro
«Dal 2018 sono state rimosse dalla regione quasi 55 mila tonnellate di manufatti contenenti amianto e finanziati a tal fine poco meno di 14 milioni di euro. Mappata la presenza di amianto sulla superficie di 30 comuni, a cui corrisponde oltre la metà della popolazione residenti». Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro.
«Per quanto riguarda il Piano rifiuti speciali – continua l’assessore – si riconfermano in larga parte gli obiettivi e le azioni di piano già precedentemente individuati. Tutto con alcuni lievi modifiche ad alcune azioni che consentono di rendere il piano più attinente alle sopraggiunte disposizioni normative. L’andamento dei rifiuti speciali si riconferma in larga parte stabile per la maggior parte delle categorie di rifiuti. Anche per il Piano amianto si riconferma la validità di obiettivi ed azioni di piano già individuati nel 2018».
«Alcuni obiettivi – conclude – sono stati raggiunti e si ritengono conclusi, altri devono ancora essere completati. Si riconferma sostanzialmente l’obiettivo generale di ottimizzazione della gestione relativa alla presenza dell’amianto e prevenzione dell’esposizione. Tutto con il proseguo delle linee contributive in essere e della mappatura fino a coprire l’intero territorio del Friuli Venezia Giulia».
Osservatorio Amianto Friuli Venezia Giulia: tutela
L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge il servizio di assistenza nel capoluogo friulano e nelle province, con i suoi coordinatori e volontari, e con l’assistenza online: tutela legale online e assistenza medica.
Il servizio di assistenza legale (consulenza legale gratuita) è coordinato dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e pioniere nella tutela delle vittime dell’amianto in Italia. Sono tante le vittorie conseguite dall’associazione in difesa dei lavoratori esposti. Tra queste recentemente il Tribunale di Trieste ha condannato Fincantieri al risarcimento dei danni ai familiari di un lavoratore deceduto a causa dell’amianto.
Gioielli: Marilyn Monroe diceva "i diamanti sono i migliori amici delle donne"
I DIAMANTI SONO I MIGLIORI AMICI DELLE DONNE (DAL FILM “GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE” CON MARILYN MONROE), MA FORSE NON TUTTI SANNO CHE ALCUNE PIETRE POSSONO NASCONDERE UN SEGRETO TANTO SFOLGORANTE QUANTO SINISTRO: L’AMIANTO, UN’OMBRA TOSSICA CHE NON RISPARMIA NEMMENO IL REGNO DELLA BELLEZZA
Gioielli d’amianto
La dannosa natura dell’asbesto fu riconosciuta ufficialmente nel 1987 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC), che lo classificò come un cancerogeno certo. Ma prima di questa sentenza spietata, l’amianto regnava sovrano, impregnando migliaia di industrie, inclusa quella dei gioielli, con la sua presenza tossica. In che modo?
L’amianto, un minerale naturale presente nelle miniere di tutto il mondo, spesso e volentieri finisce per contaminare alcune rocce preziose durante la loro formazione. Quando le pietre vengono tagliate e modellate, le fibre tossiche possono disperdersi nell’aria. Cosa che rappresenta un rischio per la salute di chi è esposto e anche per l’ambiente.
Sebbene ormai siano noti gli effetti del “killer silente” e, fortunatamente, quasi tutto il pianeta stia vietando l’uso e la commercializzazione del patogeno, possiamo ancora trovarlo in numerosi oggetti d’uso quotidiano.
In questo articolo ci focalizzeremo sull’industria delle pietre preziose.
Ebbene, ancora oggi tonnellate di pietre preziose fibrose, molte delle quali contenenti amianto, vengono scambiate quotidianamente sui mercati globali.
Negli Stati Uniti, gran parte di questa attività viene svolta da club di gemmologi, collezionisti individuali e appassionati.
La lista degli insospettabili
Alcuni tipi di pietre sono più inclini a contenere questa sostanza tossica rispetto ad altri. L’amianto si annida, ad esempio, nelle tormaline, negli smeraldi, nelle cianiti e persino nei quarzi.
A seguire, l’elenco delle gemme incriminate.
Occhio di tigre
Occhi di gatto
Occhio di falco
Pietra di seta
Pietersite
Binghamita
Yuksporite
Denisovita
Tokkoita
Granato grossolare
Hessonite
Bruxite
Natrolite
Mesolito
Scolecite
Diaspro verde zebrato: un gioiello contenente amianto
Curiosità su alcuni gioielli
Il diaspro zebrato verde si dice possieda il potere di riequilibrare i chakra di chi lo indossa, cioè i centri energetici dove scorre l’energia del nostro corpo.
Secondo la tradizione indù e buddista, ogni chakra è associato a ben precise aree del corpo e della mente, quindi indossare una gemma specifica per uno dei sette centri può aiutare a ripristinare l’equilibrio e il benessere.
Stesso discorso per l‘amianto crocidolite blu, impiegato nella creazione dell’occhio di tigre.
Nel 2003, i geoscienziati della Pennsylvania State University hanno svelato il mistero dietro la sua formazione. Praticamente, il quarzo si infiltra nelle crepe dell’amianto, creando le caratteristiche venature. Quando poi il ferro, altresì presente, si ossida, esso conferisce delle bellissime striature che vanno dal giallo al marrone.
Gioielli in bachelite
Alcuni prodotti vintage, realizzati nei primi anni del Novecento, attirano tuttora i collezionisti per la loro forma, design e fascino.
La bachelite ad esempio, è stata prodotta mescolando le pericolose fibre di amianto con componenti sintetici e trucioli di legno, per ottenere maggiore resistenza e colori brillanti dall’aspetto marmorizzato e traslucido.
Insomma, i colorati gioielli sintetici che abbiamo visto indossare alle nostre madri e nonne, erano fatti di bachelite, il che rappresentava un rischio legato all’amianto, ma fortunatamente solo nel caso in cui i monili si fossero deteriorati.
La produzione di gioielli in bachelite raggiunse il suo apice alla fine degli anni Trenta, fino alla fine del periodo Art Déco. Fu allora che i gioielli conobbero il loro apice, grazie ai pezzi unici realizzati appunto con il mix letale.
A seguire, una piccola carrellata di gioielli realizzati con il nuovo materiale contenente amianto:
braccialetti
collane
orecchini
pendenti
braccialetti
spille
fibbie per cinture
forcine per capelli
spille
gemelli
Gioielli: portagioie Art Decò realizzato in bachelite
Altri usi della bachelite
L’uso della bachelite ebbe particolarmente successo nell’industria della decorazione, perché poteva essere modellata molto rapidamente ad alte temperature. Cosa che rendeva facile la produzione di articoli identici. Oltre ai gioielli, anche i portagioie erano realizzati in bachelite.
Purtroppo, quando questi prodotti si usurano, possono rompersi e rilasciare fibre di amianto nell’aria, ma a quanto pare, non tutti erano consapevoli di tali rischi.
Nello specifico, in passato si tendeva a personalizzare queste deliziose scatole portagioie attraverso l’intaglio a mano o la lucidatura. Pratica oltremodo pericolosa!
A rischiare maggiormente tuttavia erano i gioiellieri.
Categoria a rischio amianto: i gioiellieri
Questo minerale, una volta rinomato per la sua versatilità, si è rivelato un nemico silenzioso per la categoria, portando a gravi problemi di salute, tra cui il mesotelioma.
Il processo di trasformazione delle pietre preziose in opere d’arte raffinate, coinvolge infatti l’utilizzo di seghe ad alta velocità e attrezzature rotanti abrasive, per dare forma e lucentezza alle gemme. Facile intuire che, durante la lavorazione si potevano liberare nell’aria quantità significative di fibre di questo materiale pericoloso.
Oltre al taglio e alla modellatura delle gemme contenenti amianto, anche la produzione di stampi per saldature poteva essere fonte di esposizione al patogeno. Addirittura, la stessa superficie di saldatura utilizzata per questo lavoro era spesso realizzata in amianto, così come i panni, i guanti o le muffole per proteggersi dalle temperature elevate.
E non è finita qui. Anche chi raccoglieva, maneggiava o trasportava le pietre preziose grezze contenenti amianto era a rischio.
Piccola curiosità, pare che nelle gioiellerie fossero accantonati secchi di fibre di amianto sotto i banchi di lavoro, dal momento che erano considerati dei preziosi strumenti per la creazione di opere d’arte.
E oggi?
Milioni di gioielli, realizzati con materiali contenenti amianto, sono ancora dispersi in tutto il Pianeta, un’eredità tossica di un’epoca passata.
Fortunatamente, il rischio di potersi ammalare è legato solo al deterioramento dei monili. Dunque, finché restano in una teca, stiamo al sicuro.
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