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Crisotilo: misteri, curiosità e pericoli dell’amianto bianco

Crisotilo Amianto
Crisotilo Amianto

Il Crisotilo, noto per la sua origine e le caratteristiche morfologiche uniche, è un minerale particolarmente insidioso. Con nomi affascinanti come “amianto di diaspro zebra verde” o “pietra a scaglie di drago” e ancora “pietra della vita“, il crisotilo ha guadagnato una fama leggendaria nel passato. Si riteneva infatti che coloro che lo indossavano fossero protetti da influenze negative e sfortunate.

Tuttavia, come tutti i silicati del gruppo dell’amianto, provoca una serie di patologie asbesto-correlate, potenzialmente letali. Approfondiamo la sua storia 

Etimologia e caratteristiche del Crisotilo 

Il nome crisolito deriva dal greco “χρυσότίλος“, composto da “χρυσός” (oro) e “τίλος” (fibra).

In molti lo conoscono come “amianto bianco”, per via del suo colore e della struttura cristallina.

Ad assegnare il nome fu il mineralogista tedesco Franz von Kobel, che nominò per la prima volta i campioni di crisotilo dal Canada nel 1843.

Appartiene alla famiglia dei silicati, precisamente alla sottoclasse dei fillosilicati ed è il più noto del gruppo dell’amianto.

Il minerale fibroso è uno dei tre polimorfi del serpentino, accanto ad antigorite e lizardite. 

A occhio nudo, il crisotilo si presenta con una forma cilindrica, mentre la lizardite adotta una struttura planare e l’antigorite una struttura ondulata (Wicks, 1979). 

Ed è proprio questa variazione strutturale, benché minima, a conferire a ciascuno di essi proprietà diverse.

La formula approssimativa del crisotilo di Mg3Si2O5(OH)4

Altre caratteristiche

Ecco altre proprietà del crisotilo:

Durezza Mohs : 2,5-3

Colore : bianco, marrone dorato, grigio, verde o grigio-verde; A volte giallo, bruno-giallastro o marrone; Può essere venato o screziato

Struttura cristallina : Monoclina (clinocrisotilo); Ortorombico (ortochirostile, paracrisotilo)

Lustro : setoso

Trasparenza : traslucido

Indice di rifrazione : 1,56-1,57

Densità : 2,51-2,63

Scollatura : nessuna

Frattura : fibrosa

Striscia : bianca

Luminescenza : a volte debole fluorescenza in giallo pallido

Pleocroismo : nessuno

Effetti ottici : a volte chiacchiere

Esame al microscopio 

Al microscopio elettronico, i cilindri svelano l’esistenza di materiali stratificati. 

Cosa sono? Si tratta di una serie di tetraedri di silice, stratificati sopra un foglio composto da ottaedri di magnesio. Ma a cosa si deve la strana morfologia?

La morfologia fibrosa deriva da “esigenze strutturali”, poiché per mantenere la coerenza fra gli strati tetraedrici e triottaedrici, il crisotilo si piega, evitando disallineamenti e assumendo così la sua distintiva struttura a fibra.

Quanto alle fibre, esse si presentano bianche e setose, mentre l’aggregato all’interno delle vene assume spesso tonalità verde o giallastre.

Proprietà meccaniche del crisotilo

Oltre alle caratteristiche cristalline, le proprietà meccaniche delineano ulteriori peculiarità del crisotilo. Le fibre, caratterizzate da una resistenza alla trazione superiore rispetto ad altri minerali di amianto, mostrano però una minore resistenza agli acidi rispetto agli anfiboli fibrosi. 

Un minerale suscettibile al calore 

Il crisolito è un minerale idratato, suscettibile di trasformarsi nel tempo e col calore in silicato amorfo e/o forsterite. 

La sua trasformazione varia in base alla temperatura: a volte è sufficiente raggiungere i 150°C per vedere la sua conversione in silice amorfa, mentre la completa deidrossilazione richiede temperature intorno ai 650°C.

Tre varietà di crisolito 

Forse non tutti sanno che esistono tre varietà di crisotilo: il clinocrisotilo, il più diffuso, l’ortocrisotilo, più raro, e il paracrisotilo, estremamente raro.

Clinocrisotilo : ha un sistema cristallino monoclino

Ortocrisotilo : ha un sistema cristallino ortorombico e indice di rifrazione più elevato parallelo all’asse lungo delle fibre

Paracrisotilo : ha. un sistema cristallino ortorombico e indice di rifrazione più alto perpendicolare all’asse lungo delle fibre

Varietà meno conosciute di crisolito

Crisotilo di alluminio : è ricco di alluminio

Chrysotilasbest : ha un portamento asbestiforme

Ishkildite : contiene più silice che ha proprietà ottiche diverse rispetto ad altri tipi di crisotilo

Dove si trova e da dove proviene 

La presenza predominante del crisotilo si manifesta nelle peridotiti (rocce ultramafiche caratteristiche del mantello superiore, costituite essenzialmente da olivina )

I più vasti giacimenti mondiali di questo tipo si trovano nel Quebec e negli Urali in Russia, in cui le fibre, orientate lungo la vena, possono variare in lunghezza da meno di 1,3 cm a volte fino a oltre 15 cm. 

Nel nostro Paese si estraeva dalle cave della Val Malenco in alta Valtellina (a fibra lunga e molto pregiato) e della Val di Susa. 

Realtà o fantasia?

Secondo indiscrezioni, tra le rocce lunari restituite dalle missioni spaziali grazie alla missione Apollo 15, si sarebbe trovato un frammento di crisolito proveniente dalla valle Hadley Rille. Sarà vero? 

Stranezze e significato della pietra crisolito

Con nomi affascinanti come “amianto di diaspro zebra verde” o “pietra a scaglie di drago” e ancora “pietra della vita“, il crisotilo ha guadagnato una fama leggendaria nel passato. Si riteneva infatti che coloro che lo indossavano fossero protetti da influenze negative e sfortunate.

Per tali motivi, la “Pietra della vita” nella comunità spirituale, incarna la forza interiore e la capacità di risollevarsi. In aggiunta, considerato un portafortuna per il segno zodiacale dei Gemelli.

Usi passati del crisolito 

Amianto-a-Bari
Amianto-a-Bari

In passato è stato ampiamente estratto per le sue qualità fibrose, incombustibili, la bassa conducibilità termica e per la sua economicità. 

A seguire la lista dei principali utilizzi :

Materiali da costruzione: una delle applicazioni più comuni è stata nell’industria delle costruzioni. Il cemento-amianto è stato utilizzato per produrre lastre, tubi, tegole, pannelli di rivestimento, isolanti per edifici e persino per rivestire edifici industriali;

Industria automobilistica: è stato ampiamente usato nei materiali di attrito, come le pastiglie dei freni e le frizioni, per la sua resistenza all’usura e al calore.; 

Settore navale: è stato utilizzato nelle navi per isolamento termico e acustico, nonché come componente di materiali resistenti al fuoco;

Industria manifatturiera: il minerale era presente in molti altri prodotti manifatturieri, inclusi tessuti ignifughi, guarnizioni industriali, isolanti elettrici e persino nelle uniformi protettive.

Pericoli per la salute

Il crisotilo, per via della sua struttura fibrosa, porta a gravi implicazioni sulla salute umana. 

Il minerale tende infatti a frammentarsi in fibre e particelle più corte, provocando risposte infiammatorie e fibrosi interstiziali. 

A confermarlo, diversi studi epidemiologici, secondo cui l’amianto crisolito può causare cancro ai polmoni, alla laringe, ovarico, asbestosi e mesotelioma, quest’ultima, una rara forma di cancro legata all’esposizione al patogeno. La comunità scientifica è ampiamente concorde sul fatto che non sia possibile individuare un livello sicuro per l’esposizione ad amianto e quindi che non è individuabile una soglia al di sotto della quale si annulla il rischio di mesotelioma.

In aggiunta, per via della lunga latenza fra esposizione e insorgenza dei sintomi, molte persone hanno contratto patologie asbesto- correlate anche dopo 40 anni dall’incontro con il “killer invisibile”.

Molte altre si ammaleranno da qui a dieci anni. 

Esposizione professionale e non professionale

miniere
estrazione di amianto

Oltre ai lavoratori esposti al patogeno in passato, anche l’esposizione non professionale all’amianto è un rischio crescente. Utile precisare infatti che tuttora il minerale è presente in molti edifici pubblici e privati costruiti prima della sua messa al bando, che in Italia è avvenuta con la legge 257/92. 

La presenza nell’ambiente mette a rischio la comunità, poiché la manutenzione o la rimozione dei materiali contenenti amianto comporta il potenziale rilascio di fibre delle sottilissime fibre, soprattutto durante eventi catastrofici come cicloni e terremoti.

Lotta al patogeno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro hanno evidenziato nel 2012, in un volume monografico, la gravità della situazione legata all’amianto. 

Rendere evidente la pericolosità di questa sostanza è fondamentale per la salute pubblica e per porre fine a un’epidemia di malattie causate dall’esposizione a questa famiglia di minerali. 

Va da sé che urge più che mai provvedere alla definitiva messa al bando del minerale, provvedendo altresì alla rimozione e allo smaltimento in tutta sicurezza.  

Alternative sicure 

In risposta agli effetti devastanti sulla salute causati dall’amianto, inclusa la forma di crisotilo, sono stati condotti numerosi studi sui sostituti dell’amianto.

Sebbene nessuna sostanza singola possa riprodurre esattamente le caratteristiche dell’amianto, esistono valide alternative, sia fibrose (come la cellulosa) che non fibrose (come plastica e metalli), in grado di soddisfare diversi usi finali. Queste soluzioni tecnologiche ed economicamente valide sono utilizzate commercialmente in tutto il mondo, specialmente nei paesi che hanno bandito l’uso del crisotilo negli ultimi decenni.

Informazioni approfondite sui materiali alternativi privi di amianto sono disponibili presso organizzazioni nazionali, regionali e internazionali. 

La nuova direttiva UE dice no all’amianto

La nuova direttiva europea sull’amianto, recentemente approvata dal Parlamento europeo, segna un passo significativo nella tutela della salute dei lavoratori. 

La normativa presenta infatti diverse importanti novità volte a ridurre drasticamente l’esposizione al pericoloso minerale.

Tra le principali modifiche introdotte, il limite massimo consentito di esposizione dei lavoratori è stato ridotto di dieci volte rispetto alla normativa precedente. 

Una volta recepita la direttiva, il limite passerà da 0,1 a soli 0,01 fibre di amianto per centimetro cubo.

Inoltre, entro un massimo di sei anni dalla sua attuazione, gli Stati membri dovranno adottare tecnologie più avanzate e sensibili per rilevare le fibre, come la microscopia elettronica. 

Questo consentirà la possibilità di ridurre ulteriormente il livello di esposizione a 0,002 fibre di amianto per cm³, escludendo le fibre sottili, oppure a 0,01 fibre di amianto per cm³, includendo le fibre sottili.

La direttiva si concentra anche sulla protezione individuale dei lavoratori, stabilendo l’obbligo di dotarli di dispositivi di protezione idonei e di garantire una pulizia sicura degli indumenti. 

In aggiunta, vengono introdotte nuove procedure per la decontaminazione e requisiti più stringenti in materia di formazione, il tutto mirato a garantire una maggiore sicurezza sul luogo di lavoro e a proteggere efficacemente la salute dei lavoratori dall’esposizione all’amianto.

La proposta di direttiva modifica la direttiva 2009/148/Ce.

L’allarme del Presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni

Nel 2022 sono state almeno 7mila le vittime dell’amianto. A sostenerlo,  il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto,  Bonanni «2mila casi di mesotelioma, indice di mortalità al 93%, un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900; 4 mila casi di tumore al polmone asbesto correlati con un indice di mortalità dell’88%, e quindi un numero di decessi che sfiora i 3.550, e con le ulteriori patologia asbesto correlate si giunge a 7mila decessi, con oltre nuovi 10mila malati di malattie amianto correlate. Una vera e propria emergenza con 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto»

Fonti

GemRockauctions.com

Ombre radioattive: Uranio Impoverito

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Esposizione a uranio impoverito e amianto: il tenente Cabigiosu riconosciuto vittima del dovere

Ombre misteriose si stagliano dietro l’uso dell’uranio impoverito nelle armi, una realtà che ha sollevato preoccupazioni globali. Fin dal Memorandum Groves dell’ottobre 1943, era nota la pericolosità del “depleted uranium”, ma solo ora stiamo iniziando a comprendere appieno l’impatto devastante che ha avuto sulla salute umana e sull’ambiente.

Certo è che la sua storia è fatta di dolore, malattie e morte, e la sua presenza continua a sollevare domande sulla nostra comprensione della tecnologia, dell’etica e della responsabilità verso il nostro mondo e le future generazioni

Ombre radioattive di un nemico nascosto

Ombre radioattive. L’uranio impoverito, prodotto secondario del processo di arricchimento dell’uranio, ha suscitato una serie di preoccupazioni e domande. Il termine stesso, “impoverito”, deriva dalla riduzione della percentuale dell’isotopo fissile U-235 da lo 0,7% allo 0,2% durante il processo di arricchimento. 

È noto che l’uranio impoverito possiede una radioattività inferiore rispetto all’uranio naturale, costituendo circa il 60% di quest’ultimo. Tuttavia, questa minore radioattività non deve trarre in inganno, poiché le sue implicazioni sulla salute umana e sull’ambiente sono rilevanti e devastanti.

Le tracce di questo elemento hanno una presenza sinistra nella storia, legate a incidenti e malattie che hanno colpito centinaia di persone, militari e civili. È stato associato a un aumento significativo di casi di cancro e altre malattie croniche.

In particolare, almeno 400 morti e 8mila militari italiani malati di cancro (cifre per altro sottostimate) sono stati attribuiti all’uranio impoverito.

Uso in campo bellico

Inizialmente considerato un sottoprodotto di scarto dalle centrali nucleari, l’uranio impoverito ha sorprendentemente trovato applicazioni nell’industria bellica, diventando una componente indispensabile nei conflitti armati. 

La sua capacità di essere modellato in una struttura incredibilmente resistente lo ha reso infatti un’opzione allettante per l’industria bellica, superando in convenienza economica materiali tradizionali come il tungsteno.

La sua efficienza nel perforare corazzature e resistere a obiettivi solidi è poi a dir poco impressionante, generando temperature straordinarie oltre i 3.000 gradi centigradi e creando un aerosol letale di metalli pesanti. 

Questo materiale, apparentemente innocuo a una prima occhiata, ha dunque assunto una doppia identità. Da un lato, come rifiuto proveniente dalle centrali nucleari, richiede un’adeguata gestione e smaltimento. Dall’altro, come componente chiave delle armi militari, è diventato un simbolo di successo tecnologico.

Peccato che ombre sinistre si annidino dietro l’uso del pericoloso materiale. 

A sottolinearlo, già l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel lontano gennaio 2003. I moniti dell’OMS sono stati ignorati o sottovalutati? Bella domanda. 

 

Ombre sinistre: La “Sindrome dei Balcani”

Colonnello Carlo Calcagni
Colonnello Carlo Calcagni: un simbolo di resistenza e coraggio

I ricordi delle campagne belliche in Bosnia (1994) e Kosovo (1999), in cui l’uranio impoverito fu utilizzato dalla NATO, non sono stati cancellati dal tempo.

Basti pensare alla cosiddetta “Sindrome dei Balcani” del 2000, che portò alla luce i primi casi di militari italiani malati o deceduti dopo le missioni in Bosnia Erzegovina e Kosovo. 

Una duplice minaccia

Nonostante la bassa radioattività, se ingerito in quantità specifiche, il DU può comportare il rischio insidioso di cancro. La sua tossicità infatti non è direttamente legata alla radioattività, ma piuttosto alla dispersione di nanoparticelle di metalli pesanti. 

A comprovarlo, la presenza delle stesse, rintracciate nei tessuti bioptici dei militari affetti da patologie letali.

In aggiunta, il “nemico invisibile” minaccia non solo i militari sul campo di battaglia, ma anche coloro che, involontariamente, entrano in contatto con l’elemento radioattivo. 

Le conseguenze della sua esposizione prolungata vanno dunque ben oltre i danni evidenti causati dalla tossicità radioattiva, estendendosi anche ai pericoli della sua tossicità chimica.

L’inquinamento derivante dal rilascio delle nanoparticelle inoltre persiste nell’ambiente per anni, contaminando la catena alimentare e svelando un effetto a lungo termine di cui solo ora stiamo comprendendo la gravità. Per citare un esempio, basti pensare agli agnelli nati con malformazioni in Sardegna, nei pressi dei poligoni militari sperimentali di Capo Teulada, Salto di Quirra e Perdasdefogu.

Malformazioni scaturite per l’appunto da questa contaminazione.

Il quadro dipinto è insomma quello di un’insidia silenziosa, una presenza subdola che si insinua nei tessuti e nell’ambiente, lasciando dietro di sé una scia di malattie e deformità.

Implicazioni letali: ancora ombre di morte

Quanto alle implicazioni, le ombre letali sono davvero inquietanti. 

La sua persistente nocività chimica colpisce principalmente i reni, anche con esposizioni brevi, rendendolo estremamente dannoso per l’organismo umano. Questo “veleno debole“, come precedentemente definito in studi sulla sua tossicità sugli animali condotti dall’UNSCEAR (Istituzione delle Nazioni Unite), continua a destare preoccupazione per la sua pericolosità.

Sia durante situazioni di conflitto sia al di fuori di esse, l’uranio impoverito può entrare infatti in contatto con individui, in diverse circostanze. 

Le parti dell’organismo maggiormente colpite dalla contaminazione sono il sistema respiratorio e soprattutto i reni, che subiscono gravi danni anche in seguito a esposizioni di breve durata. 

Tuttavia, non sono solo i militari a rischiare: un’apertura cutanea a contatto con una superficie contaminata può esporre chiunque a questo agente tossico.

La pericolosità dell’uranio impoverito non si limita al momento dell’impatto, ma perdura nel tempo, costituendo una minaccia silenziosa e persistente per la salute di coloro che vi sono stati esposti. Risultato?

Luci e ombre: effetti letali

La diffusione di uranio impoverito in diversi conflitti nel mondo ha lasciato una scia di devastazione. Centinaia di tonnellate di questo materiale si sono sparse dai Balcani al Medio Oriente, disseminando una possibile epidemia di malattie legate all’uranio impoverito e ad altri metalli pesanti radioattivi.

L’incidenza tumorale è schizzata in modo allarmante nelle aree contaminate, con un aumento significativo dei casi tra la popolazione sotto i 50 anni. 

Gli effetti radiologici e chimici provocati dalle esplosioni di ordigni all’uranio impoverito e l’ingente numero di patologie oncologiche, in molti casi mortali, riscontrati tra i militari sono correlati e sono scientificamente dimostrati. 

A conferma di quanto sostenuto, vi sono numerose sentenze di condanna al ministero della Difesa per aver fatto operare i militari senza le dovute precauzioni, documenti dell’ISS, del Pentagono, della NATO.

In Italia, quasi 300 sentenze hanno riconosciuto la correlazione tra gravi forme tumorali e l’esposizione all’uranio impoverito.

In definitiva, la guerra, con la sua eredità tossica, lascia un’impronta indelebile sulla salute e sull’ambiente. L’uranio impoverito si rivela una minaccia continua, colpendo sia i militari sia i civili esposti a territori contaminati, con conseguenze gravi e a lungo termine. La storia dell’uranio impoverito dunque non è solo una narrazione di guerre passate, ma una realtà inquietante che richiede una risposta urgente e impegnativa a livello globale.

Il rischio amianto nell’industria tessile

rischio amianto
rischio amianto, analisi del respiro

Amianto nell’industria tessile, rischi ancora oggi sottostimati

Il rischio amianto negli stabilimenti tessili è, come si accennava, un problema che gode di una scarsa considerazione tuttavia esistono significative dispersioni di amianto in questi luoghi di lavoro, sottostimando tristemente la casistica di mesotelioma nei lavoratori tessili, almeno fino alla metà degli anni’80.

Prato e Lombardia: la casistica

Secondo quanto stimato da una revisione di casistica dello Sloan Kettering Cancer Center del 1982, i mesoteliomi comparsi in lavoratori tessili non sono neppure sospettati come provocati dall’amianto e sono classificati tra quelli da altre cause.

Il rischio di amianto in Italia nel tessile ha riguardato in primo luogo i cernitori dell’area di Prato, esposti alle fibre di amianto disperse dai sacchi riciclati di iuta e/o di polipropilene.

In aggiunta, probabilmente anche da lane deliberatamente miscelate con amianto negli anni ’70 per motivi commerciali.

Anche le filatrici di seta della Lombardia sono tristemente note per l’esposizione all’amianto disperso dalle coibentazioni e guarnizioni delle tubature.

Risale a tempi recenti l’importante segnalazione che arriva dal Registro Mesoteliomi Toscana. Essa evidenzia infatti la necessità di approfondimento e chiarimento sulle occasioni di esposizione nel comparto tessil,e a causa dei numerosi casi che riguardano il comparto e soggetti afferenti a diverse mansioni.

rischio amianto
rischio amianto

Le macchine tessili e la dispersione di amianto

Quel che risulta è che alcune componenti delle macchine, come le boccole e le guarnizioni, potrebbero aver rappresentato punti di potenziale dispersione.

Soltanto alla scuola pavese di medicina del lavoro si deve tuttavia il primo preciso richiamo al fatto che, tutto il ciclo tecnologico tessile, si è svolto per decenni impiegando amianto in molteplici applicazioni.

La casistica studiata dal Registro Mesoteliomi Lombardia nel triennio 2000-2002, evidenzia l’esistenza di un rischio amianto significativo e diffuso nel settore tessile.

Segnala altresì di come i controlli sul campo abbiano definitivamente confermato e documentato che in questo settore, il rischio amianto ha sicuramente avuto un peso notevole in passato.

Rischio che purtroppo non è ancora completamente abbattuto.

Negli anni tra il 2000 e il 2002 sono stati riscontrati almeno 75 casi manifestatisi in soggetti che avevano svolto mansioni lavorative nel settore tessile.

Una percentuale del 20,2% rispetto a tutti i casi con diagnosi attendibile, è questo lo scenario del rischio amianto nel tessile.

Come funziona il processo produttivo tessile

Esaminare tutto il processo produttivo tessile, per evidenziare le eventuali situazioni capaci di originare dispersioni di amianto nell’ambiente di lavoro, ha rappresentato il punto di partenza.

Nel mirino dell’indagine, il settore filatura e tessitura, in quanto dall’osservazione emergerebbe un rischio relativamente più elevato in queste fasi lavorative.

Dall’osservazione effettuata si evince chiaramente altresì, che indipendentemente dal tipo di fibra lavorata (lana, cotone, seta, fibre artificiali, fibre sintetiche) e dalla fase produttiva (filatura, tessitura, tinto-stamperia, finissaggio) nell’industria tessile l’impiego di amianto era costante ed esteso.

Era presente nelle strutture edilizie, negli impianti e nei macchinari e il suo utilizzo persiste ancor oggi in alcune realtà produttive.

Gli anni ’70 e le strutture edilizie

E’ importante precisare che fino agli anni’70 le strutture edilizie presentavano amianto floccato su quasi tutti i soffitti.

A cosa si doveva tale scelta? Perché riduceva il volume dei fenomeni di condensa del vapore acqueo e abbatteva il rumore grazie alla capacità fonoassorbente del rivestimento che riduceva i fenomeni di riflessioni delle onde sonore.

Tornando al rischio amianto nel settore industriale tessile, tutte le macchine tessili possiedono freni di rallentamento o di arresto.

Essi operavano con guarnizioni in amianto fino all’entrata in vigore delle leggi di messa al bando.

E’ stato rilevato che una macchina in frenata aveva una capacità di dispersione di fibre per attrito particolarmente elevata.

Se pensiamo che in alcune situazioni la macchina operava con frenatura continua, possiamo apporre l’esempio dei telai a navetta utilizzati fino agli anni ’80.

In queste macchine il cilindro portante i fili dell’ordito (subbio) era rallentato nella sua rotazione da due freni a nastro alle estremità azionati da contrappesi che lavoravano in continuo per mantenere in tensione i fili dell’ordito.

Se si considera che in un capannone di tessitura erano in funzione decine di telai, si può intuire l’entità del contributo della frenatura continua all’incremento della concentrazione atmosferica di fibre fini respirabili.

La situazione oggi

Oggi nelle grandi strutture produttive, l’amianto è scomparso dai macchinari come dalle coibentazioni d’impianto e le componenti edilizie sono state bonificate estesamente. Amianto su soffitti e pareti e anche su tratti di tubatura si ritrova ancora in un certo numero di stabilimenti medio piccoli.

Questi edifici, in attesa di bonifica o di ristrutturazione, sono di regola attentamente controllati dagli organi di vigilanza con prescrizione di limitazioni rigorose per ogni intervento potenzialmente capace di provocare dispersioni di fibre.

L’elevata incidenza di mesoteliomi nei soggetti che hanno lavorato nell’industria tessile deve essere attribuita a pregressa esposizione ad amianto negli ambienti di lavoro.

Incredibile viaggio alla scoperta dell’amianto

fibre di amianto
fibre di amianto

Tra segreti millenari e scoperte oscure, l’incredibile storia dell’amianto, un minerale dalle mille virtù e dai misteri avvolti nel tempo, ha accompagnato l’umanità sin dalle epoche più remote. Esploriamo l’inarrestabile ascesa di questo minerale dall’aura “miracolosa” e l’inevitabile discesa, dovuta alla pericolosità delle sue fibre

Incredibile ma vero

L’incredibile storia dell’amianto affonda le sue origini nei ricordi delle antiche civiltà, che ne facevano uso per scopi tanto misteriosi e ritualistici, quanto pratici.

I primi indizi della presenza dell’amianto risalgono a 750.000 anni fa, quando gli archeologi rinvennero le prime fibre in frammenti appartenenti all’età della pietra.

I nostri antenati, con ingegno, impiegarono il minerale in modi straordinari: gli Egizi, tra il 2000 e il 3000 a.C., avvolgevano ad esempio i corpi dei faraoni in amianto per preservarne l’integrità. Stesso uso se ne faceva in Persia per avvolgere le spoglie dei defunti. In Finlandia, circa 300 a.C., si trovano prove dell’uso del minerale per creare utensili resistenti al fuoco, come pentole e contenitori per la cucina.

I Greci, intorno al 4500 a.C., utilizzavano le lunghe fibre di asbesto per tessere capi resistenti al fuoco e perfino per gli stoppini delle lampade e dei sudari dei defunti.

L’origine del termine e le leggende intorno all’amianto

I Greci furono i primi a utilizzare il termine “ἄσβεστος”, “perpetuo“, per via della sua “resistenza al fuoco”.

Altri ritengono che la parola abbia origini latine, da “amiantus”, significante “incorruttibile” “non contaminato” o “non inquinato”. E in effetti, i Romani intrecciavano queste fibre in tessuti che, lavati nel fuoco, emergevano miracolosamente intatti e più bianchi di prima.

Plutarco, nel II secolo d.C., menzionò un tessuto incombustibile, a testimonianza dell’ampio impiego del minerale.

Ma c’è di più.

Antiche storie narrano che gli alberi venivano avvolti in panni di tale fibra per attutire il rumore delle cadute. Cosa che rivela la conoscenza delle sue proprietà isolanti già nell’antichità.

L’incredibile viaggio prosegue: Crociate e Medioevo

Conosciuto per la sua resistenza al fuoco, l’amianto ha affascinato personalità storiche di spicco. Carlo Magno, nel 755, commissionò una fantasmagorica tovaglia di amianto per evitare che si bruciasse durante gli incendi accidentali nelle sue feste. L’imperatore si divertiva altresì a stupire gli invitati, gettando la tovaglia tra le fiamme, per poi estrarla intatta, creando un’aura di magia e mistero tra i commensali.

Anche lui, come gli antichi Egizi, avvolgeva i corpi dei generali defunti in sudari di amianto.

Durante la prima Crociata, nel 1095, i cavalieri europei utilizzavano sacchi di amianto incendiati come arma, lanciandoli sulle mura delle città assediate.

Persino Marco Polo, nel suo resoconto “Il Milione”, descriveva l’uso dell’amianto in Cina per tessuti resistenti al fuoco, sfatando il mito che il minerale provenisse dai capelli di una leggendaria salamandra.

Leggende e credenze: l’incredibile lana di salamandra

La leggenda della salamandra, animale capace di sfidare il fuoco, contribuì a battezzare l’amianto come lana di Salamandra”. Questo mito, presente anche nelle narrazioni di Leonardo da Vinci, alimentò credenze e racconti intorno alle straordinarie capacità del minerale.

L’Amianto nei medicamenti e nelle società scientifiche

Il 1600 vide il naturalista Boezio utilizzare l’amianto nella medicina, con una ricetta per unguenti curativi. L’ingrediente rimase parte dei farmaci fino al 1960, con preparati per la sudorazione dei piedi e per otturazioni dentarie.

La Royal Society of England, tra il 1660 e il 1700, pubblicò documenti che descrivevano l’utilizzo dell’amianto in prodotti come camicie e abiti.

Il minerale, portato in Inghilterra da Benjamin Franklin nel 1725 sotto forma di una “borsa ignifuga”, continuò a influenzare la storia e la scienza con la sua presenza straordinaria.

La Rivoluzione Industriale

Alla fine del XIX secolo, l’epoca del vapore, l’asbesto fece il suo ingresso trionfante sostituendo materiali come la lana, il cotone e la gomma in applicazioni che richiedevano elevata resistenza al fuoco, al calore, agli agenti chimici e all’abrasione. Questo minerale venne celebrato come un materiale miracoloso, grazie alla sua filabilità unita all’incombustibilità e resistenza alle varie aggressioni. In aggiunta, era particolarmente economico…

Vigili del fuoco
Vigili del fuoco

L’incredibile ascesa del minerale in Europa

L’uso del “killer invisibile” crebbe costantemente in Italia: dal 1770, con la scoperta della carta di amianto, al 1800, quando il Governo utilizzò questa materia per le sue banconote.

Contemporaneamente, il minerale trovò impiego nell’industria manifatturiera tessile. Guanti ignifughi, prodotti tessili e di carta divennero realtà grazie al minerale proveniente dalla Valmalenco, una delle prime zone minerarie di amianto al mondo.

In Francia, Austria e altrove, i pompieri parigini, già negli anni ‘50 del XIX secolo, indossavano giacche e caschi ignifughi realizzati in amianto. La Francia e l’Austria avviarono la produzione di cemento-amianto e vernici ignifughe. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Henry Ward Johns introdusse il minerale nella produzione di coperture, incrementando notevolmente le sue applicazioni.

Il boom mondiale e le innovazioni tecnologiche

La scoperta di nuovi tipi di amianto nel mondo, come il crisotilo in Canada, Swaziland e dallo Zimbabwe, l’asbesto blu in Scozia, l’antofillite in Finlandia, l’amosite nel Transvaal e Sudafrica, portò ad un boom dell’industria mineraria. Gli australiani iniziarono l’estrazione nell’anno 1880, mentre in Germania si ottenne il primo brevetto per la fabbricazione di lastre di cemento amianto nel 1899.

Il minerale si diffuse anche nell’industria automobilistica, con le prime guarnizioni per freni realizzate nel 1896. In Austria, nel 1900, furono prodotte guarnizioni ad alta pressione. La sua versatilità e la facilità di lavorazione lo resero insomma protagonista indiscusso dell’epoca industriale.

Nel primo decennio del 1900, la produzione di amianto conobbe una crescita esponenziale, sfiorando le 30.000 tonnellate annue globali.

Nel 1910, gli Stati Uniti divennero il maggiore consumatore globale, assorbendo il 43% della produzione di amianto.

Per via delle sue caratteristiche, a seguito di un incendio nella metropolitana di Parigi, verificatosi nel 1903, si utilizzò asbesto “non filato” per la produzione di materiali ignifughi. La soluzione presto si diffuse anche a Londra e trovò impiego nella coibentazione del transatlantico Queen Mary nel 1932.

L'incredibile storia dell'amianto: Eternit
L’incredibile storia: Eternit

L’incredibile storia italiana

L’Italia abbracciò rapidamente la produzione del miracoloso minerale. Nel 1907, a Casale Monferrato nacque il primo stabilimento Eternit, nome coniato da Ludwig Hatschek per una speciale miscela di cemento e amianto. Casale Monferrato divenne presto il più grande impianto europeo di produzione di Eternit, impiegando oltre 5.000 persone. L’utilizzo dell’amianto si diffuse: tubazioni per l’acqua, fioriere urbane e, dal 1933, le lastre ondulate Eternit divennero essenziali nelle costruzioni.

Le prime scoperte sulla tossicità: la scoperta dell’acqua calda

Nonostante il minerale sia stato impiegato largamente in tempi recenti, a dire il vero gli effetti nocivi si conoscevano già dall’antichità. Ciononostante, in nome del “Dio denaro”, si è preferito tacere sui rischi. Facciamo un salto nel passato.

Greci e Romani annotarono gli effetti nocivi sulla salute dei lavoratori. Strabone e Plinio il Vecchio documentarono malattie polmonari e segni di sofferenza tra gli operai. Tuttavia, ci vollero secoli prima che gli scienziati identificassero la causa di queste malattie. Nel 1897, un medico austriaco collegò i problemi polmonari all’inalazione della polvere di amianto. L’Inghilterra, già dal 1833, aveva iniziato a ispezionare le fabbriche di amianto per proteggere i lavoratori. Un rapporto del 1898 descrisse danni polmonari diffusi tra i lavoratori. Nel 1906, a Londra, fu registrato il primo decesso per insufficienza polmonare legata all’amianto.

La sentenza storica di Torino

Un momento cruciale fu la sentenza del tribunale di Torino nel 1906, riconoscendo la nocività dell’amianto. Il giornale “Il Progresso del Canavese e delle Valli Stura” sostenne i lavoratori dell’amianto, citando la correlazione tra la lavorazione del minerale e un elevato numero di morti e malattie. La sentenza confermò la validità delle rivendicazioni dei lavoratori, sancendo la pericolosità della lavorazione dell’amianto. Tuttavia, la produzione globale di amianto proseguì, accelerando durante la Seconda Guerra mondiale per compensare la perdita di produzione dovuta alla ricostruzione postbellica. Nonostante i segnali precoci di pericolo, l’industria insomma continuò la sua ascesa inesorabile.

La storia turbolenta dell’amianto si dipana tra i secoli, raccontando di una lunga lotta tra verità “nascoste” e il coraggio di chi osò sollevarsi contro il silenzio. In Italia, il minerale è bandito grazie alla legge 257/1922, eppure i suoi effetti continuano a sentirsi ancora. Ma di questo parleremo nella prossima puntata…

Amianto sulle navi e i rischi per i marinai

amianto
amianto

Continua l’incubo amianto per i marinai, nonostante in legge 257/1992

La legge sopra citata vieta in maniera assoluta l’utilizzo dell’amianto in ogni settore produttivo

Sul database Pubmed è presente una lunga revisione che evidenzia come la ricerca attuale risulti lacunosa, almeno in parte, della considerazione del fatto che un marinaio trascorra la giornata lavorativa in nave e che questa, dovrebbe rispettare sempre tutti i parametri di sicurezza e incolumità per la sua salute.

Se, infatti, un lavoratore medio trascorre sul luogo di lavoro un tempo compreso tra le 8 e le 10 ore, la categoria dei marinai mercantili vive totalmente la giornata sul posto di lavoro, cioè a bordo.

Fibra killer tempo di rilascio

La caratteristica del rilascio di asbesto, o meglio delle fibre d’amianto, è individuata in una capacità di rilascio continua e, quindi, anche notturna, e può essere stimolata sia da qualsiasi tipo di riparazione navale che avviene durante il viaggio, sia dalle naturali vibrazioni, provocando una pericolosa esposizione da inalazione.

La polvere contenente asbesto può essere rilasciata dai pannelli della paratia non solo durante l’installazione, ma anche durante le riparazioni o in qualsiasi periodo in cui il nucleo del pannello è disturbato. 

L’amianto negli involucri dei macchinari, negli isolamenti dei blocchi, nel cemento-amianto e nei rivestimenti isolanti in amianto preformati, compresi i tubi del vapore, le flange e le valvole, e le piastrelle di amianto vinilico per coperture e pavimentazioni, sono tutte fonti di amianto trovato a bordo delle navi” scrive la ricerca citata. 

Quando la nave è in mare, quindi, lo sfaldamento e la rottura dovuti alle vibrazioni dovute ai movimenti della nave possono rilasciare fibre da una qualsiasi di queste fonti.

L’amianto nelle imbarcazioni mercantili si trova ovunque, così come si legge nella revisione presente sul database Pubmed dalle giunzioni delle paratie negli spazi abitativi, così come veniva utilizzato per isolare tubazioni d’acqua calda e vapore, oltre che in parti di macchinari utilizzati a bordo delle navi.

Amianto navi
Amianto navi

Non parliamo di elementi rari e/o sconosciuti ma di quelli che comunemente chiamiamo pannelli isolanti, pannelli di rivestimento o, infine, pannelli in fibra.

Secondo quanto accaduto alla corte d’appello di Venezia, e probabilmente come purtroppo spesso accade, i lavoratori chiamati a bordo non vengano informati sui reali rischi della professione, secondo invece, quanto stabilito dal decreto del 1956 n.303  per cui è necessario rendere “edotto” il lavoratore preso in incarico sulle condizioni in cui si dovrà operare.

Amianto: i rischi per la salute

Parlare dei rischi di inalazione del killer silente si traduce nel chiarire che andiamo incontro a quelle che definiamo malattie respiratorie occupazionali.

Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore raro che nasce dalle cellule mesoteliali che rivestono la superficie delle sierose nella maggior parte dei casi, la partenza è pleurica.

Il fattore principale di rischio individuato dalla comunità scientifica è l’esposizione lavorativa e/o ambientale all’asbesto.

Tornando alla revisione citata si rileva che i marittimi finlandesi che hanno assistito all’insorgere di cancro ai polmoni arriva a una percentuale rilevante in quanto il campione preso in esame era composto da 30.940 marittimi finlandesi maschi e circa 12.000 donne che tra il 1967 e il 1992 hanno svolto attività lavorativa a bordo delle navi all’amianto.

Il mesotelioma si è verificato sia nell’equipaggio della sala macchine che nell’equipaggio di coperta.

Nelle donne di mare, l’incidenza complessiva del cancro al polmone era significativamente elevata (61 casi osservati contro i 24 attesi).

Gli autori hanno concluso: “…è probabile che l’esposizione professionale all’amianto tra i marittimi causi un eccesso di mesotelioma… “