Il procedimento legale contro Johnson & Johnson nel Regno Unito continua ad ampliarsi : i partecipanti sostengono che il talco commercializzato dall’azienda fosse contaminato da amianto. Le persone coinvolte nella causa sul talco sono salite a più di 7.000, rendendo questa azione collettiva una delle più rilevanti nel Paese in materia di responsabilità da prodotto.
Un contenzioso in forte crescita
La causa, avviata presso l’Alta Corte britannica, ha registrato un aumento significativo dei ricorrenti: inizialmente erano circa 3.000, ma oggi superano quota 7.100.
Se confermato, l’amianto avrebbe contribuito allo sviluppo di gravi patologie, tra cui figurano tumori ovarici e mesotelioma.
Dal canto suo, Johnson & Johnson respinge tutte le accuse, affermando che i propri prodotti rispettavano gli standard normativi e non contenevano sostanze cancerogene.
Il nodo della gestione della causa
In questa fase, il tribunale sta valutando come organizzare il procedimento. Le parti concordano sulla necessità di una gestione collettiva, ma restano divergenze su alcuni aspetti pratici.
I legali dei ricorrenti ritengono eccessive alcune richieste di documentazione avanzate dalla difesa, sostenendo che potrebbero rallentare il processo. Gli avvocati dell’azienda, invece, considerano tali richieste legittime e necessarie per una valutazione equa di ogni singolo caso.
Le storie dietro i numeri
Dietro le cifre ci sono storie personali molto dure. Tra queste, quella di una donna, entrata in causa nel 2024 e scomparsa l’anno successivo a causa di un tumore ovarico.
Secondo la sua testimonianza, avrebbe utilizzato il talco per tutta la vita, fin dall’infanzia. Il suo caso rappresenta una delle numerose vicende simili emerse nel corso del procedimento.
I legali dei ricorrenti sottolineano l’urgenza di accelerare i tempi, evidenziando come molti pazienti si trovino in condizioni critiche.
Stop al talco nel Regno Unito
Un elemento importante riguarda il mercato: la vendita di talco a base di minerali è stata interrotta nel Regno Unito nel 2023. Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso la sicurezza dei prodotti per la cura personale.
Una causa destinata a durare anni
L’udienza attuale rappresenta solo una fase preliminare. Il verdetto su come proseguirà il procedimento arriverà in seguito, mentre la conclusione definitiva della causa potrebbe richiedere diversi anni.
Secondo l’Istituto oncologico romagnolo “l’International Agency for Research on Cancer (IARC) classifica come carcerogeno per gli esseri umani il talco contenente amianto (non più in commercio per legge), mentre come “non classificabile tra i carcinogeni umani” il talco non contenente amianto, ovvero quello in commercio e ha inserito invece l’uso di talco a livello perineale, cioè genitale e vaginale come “possibile cancerogeno” per il tumore ovarico.”
In pratica gli studi scientifici non indicato il talco odierno tra i possibili fattori di rischio per il tumore dell’ovaio ma per ragioni di precauzione gli esperti consigliano di evitarne l’uso a livello inguinale o genitale, non rilevando rischi legati al contatto cutaneo per altre parti del corpo.



