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venerdì, Giugno 21, 2024

Incredibile viaggio alla scoperta dell’amianto

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Tra segreti millenari e scoperte oscure, l’incredibile storia dell’amianto, un minerale dalle mille virtù e dai misteri avvolti nel tempo, ha accompagnato l’umanità sin dalle epoche più remote. Esploriamo l’inarrestabile ascesa di questo minerale dall’aura “miracolosa” e l’inevitabile discesa, dovuta alla pericolosità delle sue fibre

Incredibile ma vero

L’incredibile storia dell’amianto affonda le sue origini nei ricordi delle antiche civiltà, che ne facevano uso per scopi tanto misteriosi e ritualistici, quanto pratici.

I primi indizi della presenza dell’amianto risalgono a 750.000 anni fa, quando gli archeologi rinvennero le prime fibre in frammenti appartenenti all’età della pietra.

I nostri antenati, con ingegno, impiegarono il minerale in modi straordinari: gli Egizi, tra il 2000 e il 3000 a.C., avvolgevano ad esempio i corpi dei faraoni in amianto per preservarne l’integrità. Stesso uso se ne faceva in Persia per avvolgere le spoglie dei defunti. In Finlandia, circa 300 a.C., si trovano prove dell’uso del minerale per creare utensili resistenti al fuoco, come pentole e contenitori per la cucina.

I Greci, intorno al 4500 a.C., utilizzavano le lunghe fibre di asbesto per tessere capi resistenti al fuoco e perfino per gli stoppini delle lampade e dei sudari dei defunti.

L’origine del termine e le leggende intorno all’amianto

I Greci furono i primi a utilizzare il termine “ἄσβεστος”, “perpetuo“, per via della sua “resistenza al fuoco”.

Altri ritengono che la parola abbia origini latine, da “amiantus”, significante “incorruttibile” “non contaminato” o “non inquinato”. E in effetti, i Romani intrecciavano queste fibre in tessuti che, lavati nel fuoco, emergevano miracolosamente intatti e più bianchi di prima.

Plutarco, nel II secolo d.C., menzionò un tessuto incombustibile, a testimonianza dell’ampio impiego del minerale.

Ma c’è di più.

Antiche storie narrano che gli alberi venivano avvolti in panni di tale fibra per attutire il rumore delle cadute. Cosa che rivela la conoscenza delle sue proprietà isolanti già nell’antichità.

L’incredibile viaggio prosegue: Crociate e Medioevo

Conosciuto per la sua resistenza al fuoco, l’amianto ha affascinato personalità storiche di spicco. Carlo Magno, nel 755, commissionò una fantasmagorica tovaglia di amianto per evitare che si bruciasse durante gli incendi accidentali nelle sue feste. L’imperatore si divertiva altresì a stupire gli invitati, gettando la tovaglia tra le fiamme, per poi estrarla intatta, creando un’aura di magia e mistero tra i commensali.

Anche lui, come gli antichi Egizi, avvolgeva i corpi dei generali defunti in sudari di amianto.

Durante la prima Crociata, nel 1095, i cavalieri europei utilizzavano sacchi di amianto incendiati come arma, lanciandoli sulle mura delle città assediate.

Persino Marco Polo, nel suo resoconto “Il Milione”, descriveva l’uso dell’amianto in Cina per tessuti resistenti al fuoco, sfatando il mito che il minerale provenisse dai capelli di una leggendaria salamandra.

Leggende e credenze: l’incredibile lana di salamandra

La leggenda della salamandra, animale capace di sfidare il fuoco, contribuì a battezzare l’amianto come lana di Salamandra”. Questo mito, presente anche nelle narrazioni di Leonardo da Vinci, alimentò credenze e racconti intorno alle straordinarie capacità del minerale.

L’Amianto nei medicamenti e nelle società scientifiche

Il 1600 vide il naturalista Boezio utilizzare l’amianto nella medicina, con una ricetta per unguenti curativi. L’ingrediente rimase parte dei farmaci fino al 1960, con preparati per la sudorazione dei piedi e per otturazioni dentarie.

La Royal Society of England, tra il 1660 e il 1700, pubblicò documenti che descrivevano l’utilizzo dell’amianto in prodotti come camicie e abiti.

Il minerale, portato in Inghilterra da Benjamin Franklin nel 1725 sotto forma di una “borsa ignifuga”, continuò a influenzare la storia e la scienza con la sua presenza straordinaria.

La Rivoluzione Industriale

Alla fine del XIX secolo, l’epoca del vapore, l’asbesto fece il suo ingresso trionfante sostituendo materiali come la lana, il cotone e la gomma in applicazioni che richiedevano elevata resistenza al fuoco, al calore, agli agenti chimici e all’abrasione. Questo minerale venne celebrato come un materiale miracoloso, grazie alla sua filabilità unita all’incombustibilità e resistenza alle varie aggressioni. In aggiunta, era particolarmente economico…

L’incredibile ascesa del minerale in Europa

L’uso del “killer invisibile” crebbe costantemente in Italia: dal 1770, con la scoperta della carta di amianto, al 1800, quando il Governo utilizzò questa materia per le sue banconote.

Contemporaneamente, il minerale trovò impiego nell’industria manifatturiera tessile. Guanti ignifughi, prodotti tessili e di carta divennero realtà grazie al minerale proveniente dalla Valmalenco, una delle prime zone minerarie di amianto al mondo.

In Francia, Austria e altrove, i pompieri parigini, già negli anni ‘50 del XIX secolo, indossavano giacche e caschi ignifughi realizzati in amianto. La Francia e l’Austria avviarono la produzione di cemento-amianto e vernici ignifughe. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Henry Ward Johns introdusse il minerale nella produzione di coperture, incrementando notevolmente le sue applicazioni.

Il boom mondiale e le innovazioni tecnologiche

La scoperta di nuovi tipi di amianto nel mondo, come il crisotilo in Canada, Swaziland e dallo Zimbabwe, l’asbesto blu in Scozia, l’antofillite in Finlandia, l’amosite nel Transvaal e Sudafrica, portò ad un boom dell’industria mineraria. Gli australiani iniziarono l’estrazione nell’anno 1880, mentre in Germania si ottenne il primo brevetto per la fabbricazione di lastre di cemento amianto nel 1899.

Il minerale si diffuse anche nell’industria automobilistica, con le prime guarnizioni per freni realizzate nel 1896. In Austria, nel 1900, furono prodotte guarnizioni ad alta pressione. La sua versatilità e la facilità di lavorazione lo resero insomma protagonista indiscusso dell’epoca industriale.

Nel primo decennio del 1900, la produzione di amianto conobbe una crescita esponenziale, sfiorando le 30.000 tonnellate annue globali.

Nel 1910, gli Stati Uniti divennero il maggiore consumatore globale, assorbendo il 43% della produzione di amianto.

Per via delle sue caratteristiche, a seguito di un incendio nella metropolitana di Parigi, verificatosi nel 1903, si utilizzò asbesto “non filato” per la produzione di materiali ignifughi. La soluzione presto si diffuse anche a Londra e trovò impiego nella coibentazione del transatlantico Queen Mary nel 1932.

L’incredibile storia italiana

L’Italia abbracciò rapidamente la produzione del miracoloso minerale. Nel 1907, a Casale Monferrato nacque il primo stabilimento Eternit, nome coniato da Ludwig Hatschek per una speciale miscela di cemento e amianto. Casale Monferrato divenne presto il più grande impianto europeo di produzione di Eternit, impiegando oltre 5.000 persone. L’utilizzo dell’amianto si diffuse: tubazioni per l’acqua, fioriere urbane e, dal 1933, le lastre ondulate Eternit divennero essenziali nelle costruzioni.

Le prime scoperte sulla tossicità: la scoperta dell’acqua calda

Nonostante il minerale sia stato impiegato largamente in tempi recenti, a dire il vero gli effetti nocivi si conoscevano già dall’antichità. Ciononostante, in nome del “Dio denaro”, si è preferito tacere sui rischi. Facciamo un salto nel passato.

Greci e Romani annotarono gli effetti nocivi sulla salute dei lavoratori. Strabone e Plinio il Vecchio documentarono malattie polmonari e segni di sofferenza tra gli operai. Tuttavia, ci vollero secoli prima che gli scienziati identificassero la causa di queste malattie. Nel 1897, un medico austriaco collegò i problemi polmonari all’inalazione della polvere di amianto. L’Inghilterra, già dal 1833, aveva iniziato a ispezionare le fabbriche di amianto per proteggere i lavoratori. Un rapporto del 1898 descrisse danni polmonari diffusi tra i lavoratori. Nel 1906, a Londra, fu registrato il primo decesso per insufficienza polmonare legata all’amianto.

La sentenza storica di Torino

Un momento cruciale fu la sentenza del tribunale di Torino nel 1906, riconoscendo la nocività dell’amianto. Il giornale “Il Progresso del Canavese e delle Valli Stura” sostenne i lavoratori dell’amianto, citando la correlazione tra la lavorazione del minerale e un elevato numero di morti e malattie. La sentenza confermò la validità delle rivendicazioni dei lavoratori, sancendo la pericolosità della lavorazione dell’amianto. Tuttavia, la produzione globale di amianto proseguì, accelerando durante la Seconda Guerra mondiale per compensare la perdita di produzione dovuta alla ricostruzione postbellica. Nonostante i segnali precoci di pericolo, l’industria insomma continuò la sua ascesa inesorabile.

La storia turbolenta dell’amianto si dipana tra i secoli, raccontando di una lunga lotta tra verità “nascoste” e il coraggio di chi osò sollevarsi contro il silenzio. In Italia, il minerale è bandito grazie alla legge 257/1922, eppure i suoi effetti continuano a sentirsi ancora. Ma di questo parleremo nella prossima puntata…

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