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Protocollo ONA e Garante Calabria: salute e amianto tutelate

Siglato il Protocollo tra Osservatorio Nazionale Amianto e Garante regionale della Salute della Calabria: intervista al coordinatore ONA Massimo Alampi
Siglato il Protocollo tra Osservatorio Nazionale Amianto e Garante regionale della Salute della Calabria: intervista al coordinatore ONA Massimo Alampi

 

IL 27 SETTEMBRE 2024, NELLA PRESTIGIOSA CORNICE DI PALAZZO CAMPANELLA A REGGIO CALABRIA, SI È TENUTO UN IMPORTANTE CONVEGNO. INTITOLATO “QUALITÀ DELL’AMBIENTE E RISCHI PER LA SALUTE”. AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL TEMA URGENTE DELLA TUTELA AMBIENTALE E DEI PERICOLI PER LA SALUTE DERIVANTI DA INQUINAMENTO E ABBANDONO DI RIFIUTI TOSSICI. SIGLATO UN PROTOCOLLO D’INTESA TRA L’UFFICIO DEL GARANTE REGIONALE DELLA SALUTE E L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) DI REGGIO CALABRIA, COORDINATO DA MASSIMO ALAMPI. L’ATTO SANCISCE UNA NUOVA ALLEANZA PER AFFRONTARE LE EMERGENZE AMBIENTALI E SANITARIE CHE AFFLIGGONO IL TERRITORIO

Personaggi di spicco a convegno 

La locandina del Convegno “Qualità dell’Ambiente e Rischi per la Salute”, promosso dall’Ufficio del Garante regionale della Salute in Calabria

L’incontro calabrese, coordinato dalla Garante Anna Maria Stanganelli, ha visto la presenza di figure di spicco come il dr. Giovanni Tripepi del CNR, che ha aperto i lavori. La discussione ha toccato i gravi danni provocati dagli incendi tossici, spesso causati dall’abbandono di rifiuti pericolosi nei quartieri di San Gregorio, Marconi e Mosorrofa. Il Comitato di Quartiere Mosorrofa, rappresentato da Pasquale Andidero, ha portato alla luce il punto di vista dei cittadini. Costretti a convivere con una situazione di degrado ambientale che mina la loro salute.

La firma del Protocollo d’intesa tra il Garante e l’ONA, rappresenta un ulteriore passo avanti nella battaglia contro l’asbesto, un pericolo silenzioso ma letale per la salute pubblica. Massimo Alampi, impegnato da tempo nella sensibilizzazione delle istituzioni locali, ha sottolineato l’importanza di questo accordo, che pone le basi per interventi più efficaci nella bonifica e nella tutela delle comunità colpite. 

Tra gli altri interventi significativi, il dr. Ivan Ammoscato del CNR di Lamezia Terme ha analizzato le conseguenze nocive degli incendi tossici, mentre il dr. Ferdinando Laghi, vicepresidente dell’International Society of Doctors for the Environment (ISDE), ha discusso la correlazione tra ambiente e salute, con un particolare focus sui processi di combustione. Il dr. Francesco Caridi dell’Università di Messina ha invece chiuso i lavori con una relazione sul rischio radiologico e la radioattività, argomenti strettamente legati alla protezione ambientale.

Intervista al coordinatore regionale ONA Calabria, Massimo Alampi

Siglato il Protocollo tra Osservatorio Nazionale Amianto e Garante regionale della Salute della Calabria

Per approfondire ulteriormente il ruolo nevralgico svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto in Calabria e l’importanza della recente firma del protocollo con il Garante regionale della Salute, abbiamo intervistato Massimo Alampi, coordinatore dell’ONA nella regione, figura di spicco nella lotta contro il pericoloso minerale e nella tutela della salute pubblica. Attraverso le sue parole, esploreremo in dettaglio le sfide affrontate dalle comunità locali, il percorso che ha portato alla sigla di questo accordo, e le prospettive future di questo importante impegno per la sostenibilità e la prevenzione ambientale

Quali circostanze specifiche hanno portato alla nascita del protocollo dintesa tra il Garante della Salute Regione Calabria e lONA e da chi è partita liniziativa di affrontare in modo più sistematico il problema dellesposizione all’amianto e alle altre sostanze tossiche?

L’intesa tra l’Ufficio del Garante regionale della Salute e l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) nasce da un obiettivo comune e imprescindibile: la tutela della salute pubblica, un valore che deve rimanere prioritario in ogni ambito. Il percorso che ha condotto alla firma del protocollo è iniziato con una richiesta formale da parte dell’ONA di Reggio Calabria, che ha sollecitato un intervento autorevole e deciso della Garante per affrontare una grave problematica legata alla presenza di amianto nel territorio reggino.

Nel corso del primo incontro, l’urgenza di intervenire sulle aree più esposte è stata riconosciuta e discussa con attenzione. Da questo confronto è emersa l’esigenza di formalizzare un’azione congiunta che potesse garantire un intervento sistematico e continuativo. Successivamente, durante un secondo incontro ravvicinato, è stata avanzata la proposta di un protocollo d’intesa da parte del Garante, un passaggio fondamentale che ha segnato l’inizio di una collaborazione volta a rafforzare le attività di bonifica e prevenzione sul territorio.

Il protocollo siglato fra il Garante della salute e ONA: un’iniziativa replicabile?

Il protocollo appena siglato è una risposta a una necessità locale o un modello che potrebbe essere esportato in altre regioni?

Questa è una bella domanda, in molte dichiarazioni, ho definito la città di Reggio Calabria, “La Repubblica dell’amianto”, ma non aggiungo altro, dobbiamo andare oltre, le criticità si devono affrontare.

Non sono stanco dalla battaglia che ogni giorno mi trovo davanti, ma sicuramente sono provato dal peso della scia di vittime e malati a Reggio Calabria ancora oggi nel 2024.

Misure e azioni da mettere in campo

Quali sono le specifiche misure previste nel protocollo dintesa per garantire un monitoraggio efficace della salute pubblica in Calabria?

Innanzitutto, vorrei evidenziare quanto scritto nell’articolo de “Il Quotidiano del Sud” del 28 settembre 2024. «Storicamente rilevante è stata la firma del protocollo d’intesa tra il Garante della Salute della Regione Calabria e l’ONA di Reggio Calabria». È la verità, «hanno vinto i cittadini». Cosa cambierà? Ci sarà una rivoluzione. 

L’uragano Anna Maria Stanganelli come da protocollo, avrà accesso a tutte le segnalazioni che perverranno all’ONA di RC, partendo da quelle pervenute sull’app dedicata “Mappatura Amianto” (scaricabile gratuitamente su PlayStore), via mail ona.reggiocalabria@gmail.com, via PEC onareggiocalabria@pec.it, via whatsapp con numero dedicato +39 350 081 2399 coinvolgendo e segnalando a tutte le Istituzioni preposte, con l’obbiettivo di sensibilizzare le stesse ai provvedimenti del caso. Avremo la certezza che le istanze dei cittadini saranno prese in considerazione. Ribadisco, che è una vittoria dei cittadini.

Il coinvolgimento delle comunità locali

In che modo il protocollo prevede di coinvolgere le comunità locali nella gestione delle problematiche legate all’amianto?

La sensibilizzazione dei cittadini è la base di partenza, anche se tutti sanno della nocività e tossicità di questo micidiale cancerogeno. C’è la necessità di partecipazione attiva e coinvolgimento della popolazione con campagne di sensibilizzazione e convegni specifici sulla problematica.

Per questo motivo verrà inaugurato uno sportello amianto, promosso dall’ONA, un’iniziativa pensata per rispondere in modo concreto alle richieste e alle esigenze dei cittadini riguardo alle problematiche legate all’asbesto. Questo nuovo punto di riferimento rappresenterà non solo un servizio di consulenza e supporto, ma anche un’opportunità per rafforzare la sinergia con la Garante della Salute. Insieme, queste istituzioni lavoreranno per garantire una maggiore tutela e sensibilizzazione in materia di salute pubblica, ponendo particolare attenzione ai rischi legati all’esposizione al cancerogeno.

Ritiene che la collaborazione tra ONA e istituzioni locali possa portare a un reale cambiamento nella gestione delle malattie professionali?

La volontà di coinvolgere le Istituzioni c’è sempre stata. Le proposte sono state già ampiamente fatte in questi anni, sempre nel rispetto dei ruoli e senza mai prevaricare la sovranità delle stesse. Ma non sono state prese in considerazione fino a questo momento, chissà…

Risorse finanziarie

Che tipo di risorse e finanziamenti sono necessari per attuare le strategie delineate nel protocollo?

Nessuna risorsa e nessun finanziamento, l’ONA di Reggio Calabria svolge la mission gratuitamente, confidiamo solo nelle risorse umane per contribuire a rendere l’ambiente più vivibile.

Aspettative future

Quali sono le sue aspettative riguardo alla sensibilizzazione del pubblico e delle istituzioni sul tema delle malattie legate alle esposizioni tossiche?

La strada da percorrere è tortuosa, ma, sulla problematica amianto e cancerogeni, ci sarà un cambiamento importante che comunque c’è già stato. Infatti, è di pochi giorni fa, la notizia della bonifica amianto nel quartiere di Arghillà (RC). A seguito di un autorevole intervento della Garante della Salute della regione Calabria. La prevenzione primaria quindi la bonifica, è il primo passo fondamentale. «L’unica fibra di amianto che non fa male, è quella che non respiri».

Qual è la sua visione a lungo termine per la Calabria in relazione allamianto e alla salute pubblica?

Non sono un visionario, si parte da Reggio Calabria, si farà un passo alla volta ma saranno tanti i passi. 

Dall’altra parte, è certo che gli enti e le Istituzioni preposte dovranno tenere lo stesso passo della Garante della Salute e dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il commento dell’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA. «È fondamentale la bonifica per evitare altre esposizioni e quindi altri danni alla salute»

«Sono lieto che sia stato siglato questo protocollo d’intesa che costituisce un momento importante e centrale per la prevenzione primaria, la salvaguardia della salute pubblica e la protezione ambientale – dichiara il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni -. È fondamentale la bonifica per evitare altre esposizioni e quindi altri danni alla salute. Questa collaborazione non è solo una dimostrazione di responsabilità istituzionale, ma un intervento concreto in difesa delle comunità locali, che da tempo subiscono le conseguenze dell’amianto e dell’inquinamento da sostanze nocive. L’intesa conferma che la lotta per un territorio più sicuro e la prevenzione delle patologie legate a esposizioni tossiche è non solo possibile, ma necessaria. Grazie all’impegno congiunto, e con il supporto attivo della cittadinanza, possiamo davvero avviare un cambiamento significativo per il futuro della Calabria».

Udine. ONA e ADL: “Morti da Nascondere – La Sindrome dei Balcani”

ONA e Accademia della legalità a Udine. “Morti da Nascondere - La Sindrome dei Balcani”
ONA e Accademia della legalità a Udine. “Morti da Nascondere - La Sindrome dei Balcani”

IL 27 SETTEMBRE 2024, A PALAZZO KECHLER DI UDINE, SI È SVOLTO UN IMPORTANTE CONVEGNO NAZIONALE DAL TITOLO “MORTI DA NASCONDERE – LA SINDROME DEI BALCANI”, ORGANIZZATO DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E DALL’ACCADEMIA DELLA LEGALITÀ. AL CENTRO DEL DIBATTITO, LA DRAMMATICA VICENDA DEI MILITARI ITALIANI ESPOSTI ALL’URANIO IMPOVERITO E ALTRE SOSTANZE TOSSICHE DURANTE LE MISSIONI NEI BALCANI E LE GRAVI CONSEGUENZE SULLA LORO SALUTE. TRA I RELATORI, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE ONA, HA PORTATO ALL’ATTENZIONE CASI EMBLEMATICI COME QUELLO DELL’ALPINO SERGIO CABIGIOSU, CHE HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO LEGALE DI “VITTIMA DEL DOVERE” A CAUSA DELLE GRAVI PATOLOGIE CORRELATE ALL’ESPOSIZIONE ALL’URANIO IMPOVERITO E ALL’AMIANTO. LA DISCUSSIONE HA VISTO ANCHE INTERVENTI SIGNIFICATIVI DEL COLONNELLO CARLO CALCAGNI E DELLA PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA DELLA LEGALITÀ, PAOLA VEGLIANTEI

La Sindrome dei Balcani: un focus ONA sul disastro invisibile

ONA e Accademia della Legalità. Il convegno Morti da Nascondere – La Sindrome dei Balcani”

Il convegno, ha rappresentato una rara occasione di dibattito pubblico sul tema delle malattie contratte dai militari italiani a causa dell’esposizione a uranio impoverito, amianto e nanoparticelle di metalli pesanti. Oltre all’avvocato Bonanni, la fisica e nanopatologa Antonietta Gatti, Gianandrea Gaiani, direttore Analisi Difesa, Fabio Carlone, responsabile del dipartimento vittime del dovere del sindacato SUM, Mariano Pecoraro, padre del paracadutista Emanuele Pecoraro, deceduto dopo una missione. E ancora, il tenente degli alpini, Sergio Cabigiosu e il neuro psicologo Enzo Kermol.

A coordinare i lavori, Marika Diminutto. Tutti gli interventi hanno evidenziato una tragica realtà: le morti e le malattie legate alle missioni militari sono il risultato di una sistematica negligenza istituzionale.

L’intervento del presidente ONA Ezio Bonanni: una lotta contro il silenzio di stato e le cifre dell’ingiustizia

L’intervento del Presidente ONA (clicca il link)

L’avvocato Ezio Bonanni (ONA), da anni in prima linea nella difesa dei diritti dei militari, ha centrato il suo intervento sulla drammatica mancanza di prevenzione e tutela da parte del ministero della Difesa. Bonanni ha offerto dati impressionanti che fotografano la gravità della situazione: «Sono settemila i militari che si sono ammalati e cinquecento quelli che hanno perso la vita a causa dellesposizione a sostanze tossiche durante le missioni». Questo bilancio tragico, ha spiegato, «è la conseguenza diretta di una gestione superficiale e negligente da parte delle istituzioni militari».

Secondo il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, i soldati sono stati esposti a «un cocktail di sostanze cancerogene, tossiche e mutagene» senza adeguate misure di protezione, e la somministrazione di vaccini prima delle missioni ha ulteriormente compromesso il loro sistema immunitario. «Le sostanze, i metalli pesanti, e i vaccini somministrati in maniera ravvicinata hanno indebolito i militari, esponendoli a rischi gravissimi», ha dichiarato, puntando il dito contro la mancanza di valutazioni mediche approfondite prima e dopo le missioni.

Danni intergenerazionali e civili

Nel suo intervento, l’avvocato ha messo in luce anche un altro aspetto trascurato: le conseguenze sulla popolazione civile delle aree in cui i militari sono stati impiegati. «Il problema non riguarda solo i militari – ha sottolineato Bonanni – ma anche i civili e le future generazioni che vivranno nelle regioni contaminate da queste sostanze tossiche». Le sue parole fanno in sostanza emergere un dramma a lungo termine, che potrebbe colpire intere comunità esposte agli stessi cancerogeni.

La vicenda del tenente degli alpini Sergio Cabigiosu 

Bonanni ha inoltre ricordato alcune delle più significative vittorie legali ottenute in tribunale. Tra queste, ha citato la sentenza del Consiglio di Stato n. 837 del 2016, che ha riconosciuto la correlazione tra l’esposizione dei militari a nanoparticelle e vaccini e l’insorgenza di gravi patologie. Ha quindi riportato la vicenda del tenente di fanteria alpino Sergio Cabigiosu, una storia che ha segnato un importante precedente nella giurisprudenza italiana a favore dei militari esposti a sostanze tossiche. Cabigiosu, oggi cinquantenne e residente a Verona, ha prestato servizio nel VI Reggimento Alpini, partecipando a numerose missioni, tra cui quella delicata dell’operazione Joint Forge a Sarajevo, in Bosnia, dal febbraio al luglio 2001.

Proprio in queste circostanze, il tenente è stato ripetutamente esposto a cancerogeni come l’amianto e le radiazioni derivanti dall’uso di proiettili all’uranio impoverito.

Nel 2018, a soli 44 anni, Cabigiosu ha ricevuto una drammatica diagnosi: leucemia mieloide cronica, una malattia asbesto-correlata che ha portato a un danno biologico del 100%.

Le cause sono da ricondurre all’esposizione prolungata alle sostanze tossiche, sia durante le missioni estere, come quella nei Balcani, sia nelle stesse caserme italiane in cui il tenente aveva prestato servizio.

ONA a fianco dell’alpino

Per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti come vittima del dovere, Cabigiosu si è rivolto all’avvocato Ezio Bonanni, che ha deciso di presentare un ricorso al Tribunale di Verona. Dopo una lunga battaglia legale, il 10 luglio scorso, la magistratura ha emesso una sentenza definitiva, riconoscendo il militare come vittima del dovere e condannando i ministeri della Difesa e dell’Interno a risarcirlo con 285mila euro, oltre a un assegno vitalizio di 2.100 euro mensili.

Bonanni ha sottolineato quanto questa sentenza sia significativa, in quanto ha «invertito lonere della prova», stabilendo che è lo Stato a dover dimostrare che l’esposizione a sostanze radioattive e metalli pesanti non abbia causato la malattia. Questa decisione non solo risarcisce il danno subito dal militare, ma pone anche un precedente importante per altre vittime, evidenziando le responsabilità dei ministeri nei confronti del personale esposto a simili rischi, sia in Italia sia nei teatri operativi internazionali.

Tuttavia, rimarca l’avvocato, nonostante le vittorie legali, lo Stato è lento nell’attuare misure concrete per prevenire futuri danni e per riconoscere quelli già causati.

Bonanni ha inoltre sottolineato l’analogia tra il caso di Cabigiosu e quello del giornalista Rai Franco Di Mare, anch’egli esposto a elevate contaminazioni durante il suo lavoro nei Balcani.

L’Avvocatura dello Stato: per il presidente ONA “un paradosso giuridico”

Una delle critiche più accese di Bonanni riguarda il ruolo dell’Avvocatura dello Stato, spesso schierata contro le stesse vittime del dovere. «È paradossale che un servitore dello Stato debba fare causa allo Stato stesso per ottenere giustizia», ha dichiarato con fermezza.

Il presidente ONA ha denunciato il fatto che l’Avvocatura venga utilizzata come strumento per difendere il Ministero, ostacolando le richieste dei militari ammalati.

«Combattere queste cause è la cosa più vergognosa – ha aggiunto – e luso dellAvvocatura per difendere il Ministero della Difesa contro i militari malati è uninaccettabile distorsione del sistema giuridico».

Le testimonianze del Colonnello Carlo Calcagni e della presidente Accademia della legalità Paola Vegliantei

Il Colonnello Carlo Calcagni, uno dei protagonisti del convegno, ha offerto una toccante testimonianza personale. Calcagni, anch’egli vittima di contaminazioni da uranio impoverito, ha raccontato la sua lotta quotidiana contro una malattia degenerativa causata dall’esposizione a sostanze tossiche durante le missioni. La sua testimonianza è un monito vivente delle tragiche conseguenze subite dai militari italiani, ma anche della loro determinazione a non arrendersi.

Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, ha sottolineato poi con forza l’importanza di far emergere la verità su questi casi, combattendo il silenzio e l’inerzia delle istituzioni. Nello specifico, ha ricordato che la lotta per il riconoscimento delle vittime del dovere è ancora lunga, ma ha ribadito la necessità di continuare a fare pressione affinché le istituzioni assumano le loro responsabilità.

La giustizia come unica via

Il convegno di Udine ha rappresentato un momento di riflessione su una delle questioni più complesse e dolorose che affliggono i militari italiani. L’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni ha evidenziato l’urgenza di un cambio di passo da parte dello Stato, affinché i diritti dei militari siano tutelati in maniera effettiva e tempestiva. Le testimonianze del colonnello Carlo Calcagni e di Paola Vegliantei hanno ulteriormente arricchito il dibattito, fornendo una visione a tutto tondo su una problematica che, troppo spesso, rimane nell’ombra.

La battaglia legale per il riconoscimento delle vittime del dovere è ancora in corso, ma il tavolo di lavoro ha dimostrato che, attraverso una giustizia tenace e una costante sensibilizzazione, si possono ottenere risultati concreti. Le storie di questi militari e delle loro famiglie devono essere ascoltate, e lo Stato ha il dovere di rispondere, non solo con parole, ma con azioni.

TAR condanna Difesa: giustizia per capitano esposto ad amianto

Navi - TAR condanna Difesas: giustizia per capitano esposto ad amianto
Navi - TAR condanna Difesas: giustizia per capitano esposto ad amianto

IL TAR DEL LAZIO HA EMESSO UNA SENTENZA SIGNIFICATIVA, ORDINANDO AL MINISTERO DELLA DIFESA DI RISARCIRE CON 135 MILA EURO LA FAMIGLIA DEL CAPITANO DI FREGATA S.Z., DECEDUTO ALL’ETÀ DI 62 ANNI AD ALBANO LAZIALE A CAUSA DI UN MESOTELIOMA PLEURICO. QUESTA DECISIONE RAPPRESENTA UN IMPORTANTE PASSO VERSO LA GIUSTIZIA PER LA FAMIGLIA DELLA VITTIMA. A DIFENDERE I FAMILIARI, L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Il caso del capitano morto di amianto: una storia di in-giustizia

Giustizia per una vittima di amianto in Marina Militare: il minerale era comunemente usato come isolante nelle navi e in altre strutture

La vicenda del capitano di fregata S.Z. mette in evidenza il devastante impatto dell’amianto sulla salute umana. Originario di Albano Laziale, l’uomo ha dedicato gran parte della sua esistenza alla Marina Militare, arruolandosi come volontario nel 1960. Dopo un iniziale periodo di reclutamento, ha proseguito la sua carriera, raggiungendo il rango di capitano tramite un concorso. Ha quindi prestato servizio permanente dal 27 agosto 1960 fino al 20 luglio 1992, trascorrendo oltre dieci anni a bordo di unità navali, nell’Arsenale militare marittimo e alla Scuola sottufficiali di Taranto.

Durante la sua carriera, S.Z. è venuto a contatto con l’asbesto, comunemente usato come isolante nelle navi e in altre strutture.

Il pericoloso minerale veniva infatti impiegato per coibentare motori, caldaie, tubazioni e altri impianti critici. Questa esposizione non si limitava solo agli ambienti marittimi, ma si estendeva anche a quelli a terra, dove il capitano lavorava spesso in condizioni inadeguate, prive di protezioni e informazioni sui rischi per la salute.

L’insorgenza della patologia e l’iter legale

Dopo il congedo, nel novembre 2004, il capitano ha avvertito sintomi preoccupanti che lo hanno portato a un ricovero ospedaliero.

Durante questo periodo, S.Z ricevette una diagnosi di mesotelioma pleurico, un tipo di cancro aggressivo legato all’esposizione alle fibre di amianto, che purtroppo ha causato il suo decesso pochi mesi dopo, il 30 marzo 2005.

La diagnosi ha portato, nel 2009, al riconoscimento ufficiale della malattia come dipendente da causa di servizio, e nel 2011 gli è stato attribuito lo status di vittima del dovere.

La vedova e le figlie del capitano hanno quindi avviato un’azione legale contro il ministero della Difesa, sostenendo che l’amministrazione avesse violato l’obbligo di sicurezza previsto dal codice civile e dalla Costituzione. Hanno altresì evidenziato l’omissione di informazioni riguardanti i rischi legati al cancerogeno.

Ad assistere i familiari, presentando ricorso al TAR, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto.

Al TAR per ottenere giustizia

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha avviato un’istruttoria approfondita, durante la quale ha ascoltato numerose testimonianze e analizzato attentamente la documentazione fornita. Alla fine del procedimento, i giudici hanno riconosciuto il danno subito dal capitano, condannando la Difesa. «La scienza medica riconosce un rapporto esponenziale tra dose cancerogena assorbita e risposta tumorale – si legge in sentenza – la giurisprudenza di questa Corte già da tempo ha fatto risalire la conoscibilità della pericolosità dell’impiego di amianto ai primi anni del ‘900». 

Nel caso specifico, il Collegio ha accertato il diritto al risarcimento per il danno biologico terminale e per il danno catastrofale subito dal capitano, il quale, a causa della malattia, ha vissuto una sofferenza notevole fino alla sua morte. La liquidazione è stata effettuata applicando le tabelle del Tribunale di Milano, determinando un risarcimento totale di euro 135mila a cui andranno detratte eventuali somme già ricevute a titolo di indennizzo.

ONA e la lotta per le vittime di amianto

Per l’avv. Bonanni «Questa sentenza rappresenta un importante passo verso la giustizia per la famiglia del capitano»

«Si tratta dellennesima sentenza di condanna a carico del ministero della Difesa per malattia e decesso di un militare della MM Italiana per elevata e non cautelata esposizione a fibre e polveri damianto nelle unità navali e nelle basi arsenalizie», ha dichiarato l’avv. Bonanni

A supporto delle vittime, l’Osservatorio ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294 e lo sportello telematico.

«Questa sentenza non solo rappresenta un importante passo verso la giustizia per la famiglia del capitano, ma si inserisce anche in un contesto più ampio di consapevolezza e sensibilizzazione riguardo ai rischi legati al killer invisibile e alla necessità di garantire un ambiente di lavoro sicuro per i militari italiani e non solo», conclude il presidente ONA.

Rilevazione dell’amianto: il NIST potenzia la tecnologia SEM

Rilevazione dell’amianto: TEM vs SEM
Rilevazione dell’amianto: TEM vs SEM

I RICERCATORI DEL NATIONAL INSTITUTE OF STANDARDS AND TECHNOLOGY (NIST) DEL MARYLAND, STATI UNITI, STANNO POTENZIANDO LA TECNOLOGIA SEM PER LA RILEVAZIONE DELL’AMIANTO. QUEST’ULTIMA SI PREANNUNCIA PIÙ ECONOMICA E PRATICA RISPETTO AI METODI TRADIZIONALI. L’INNOVAZIONE POTREBBE ACCELERARE E RENDERE MENO COSTOSA LA BONIFICA DAL PERICOLOSO MINERALE

Metodi di rilevazione a confronto: SEM vs. TEM

La tecnologia TEM consente di ottenere immagini ad altissima risoluzione delle fibre, permettendo di osservare le caratteristiche interne di strati estremamente sottili

Tradizionalmente, la microscopia elettronica a trasmissione (TEM) è stata considerata la tecnica “gold standard“, cioè la più affidabile per la rilevazione delle fibre di amianto. Il TEM consente di ottenere immagini ad altissima risoluzione delle fibre, permettendo di osservare le caratteristiche interne di strati estremamente sottili.

Tuttavia, questa metodologia presenta diversi svantaggi. Richiede una preparazione molto complessa dei materiali da analizzare, tempi lunghi per il processo di esame, e attrezzature altamente costose, spesso disponibili solo in laboratori specializzati. Inoltre, il suo utilizzo richiede personale altamente qualificato, il che rende l’intera procedura piuttosto costosa e meno pratica per interventi rapidi in situazioni urgenti.

Per superare queste limitazioni, i ricercatori del NIST hanno esplorato l’uso della microscopia elettronica a scansione (SEM). A differenza del TEM, il SEM esamina la superficie delle fibre di amianto, rilevando le caratteristiche morfologiche. Anche se in passato non era ritenuta sufficientemente precisa per questo tipo di analisi, i recenti progressi tecnologici hanno migliorato la risoluzione e l’efficacia di questa tecnica, portandola a un livello comparabile a quello del TEM in termini di affidabilità per l’identificazione dell’amianto.

Vantaggi del SEM

La tecnologia SEM esamina la superficie delle fibre di amianto, rilevando le caratteristiche morfologiche. Può inoltre essere utilizzato direttamente sul campo

Uno dei vantaggi del SEM, è la sua flessibilità operativa. A differenza del TEM, che è confinato ai laboratori, può essere utilizzato direttamente sul campo. Ciò si traduce in una rilevazione più rapida ed efficiente dell’asbesto, in grado di ridurre i tempi e i costi delle operazioni di bonifica. La tecnica richiede inoltre apparecchiature meno costose e operatori con un livello di formazione meno specialistico rispetto al TEM, rendendo così questa soluzione più accessibile anche in contesti con risorse limitate.

Questa innovazione potrebbe portare a una significativa riduzione dei costi di bonifica dell’eternit, che attualmente ammontano a circa 3 miliardi di dollari all’anno solo negli Stati Uniti.

Come siamo messi in Italia con la rilevazione amianto?

In Italia, la gestione e bonifica dell’amianto è un tema complesso, regolato da normative stringenti e praticato da operatori altamente specializzati. I laboratori di analisi ambientale e sanitaria, come il Centro di Ricerca Energia e Ambiente (CREA), impiegano prevalentemente il SEM e il TEM per la rilevazione delle fibre di asbesto. Attualmente, quest’ultima rimane la tecnica preferita, sebbene sia utilizzata meno frequentemente a causa dei costi elevati e dei lunghi tempi di analisi. A questo punto, parliamo di cifre.

Costi e operazioni di bonifica

Nel nostro Paese, la bonifica dell’amianto rappresenta un investimento significativo. Le operazioni possono costare tra i 20 e i 30 euro al metro quadrato per superfici contenute come tetti o pannelli di Eternit. Tuttavia, il costo complessivo varia a seconda delle dimensioni della zona contaminata, della presenza di asbesto aerodisperso e delle condizioni strutturali degli edifici. Le imprese incaricate devono rispettare i protocolli stabiliti dal Decreto Legislativo 81/2008, che prevede la messa in sicurezza dei lavoratori e delle aree circostanti. Quanto ai fondi per la bonifica, provengono sia da iniziative pubbliche (come piani regionali di smaltimento o fondi nazionali per la rimozione dell’amianto), sia da investimenti privati, soprattutto in contesti residenziali o industriali.

Finanziamenti e incentivi

Il governo italiano, con il supporto delle Regioni, ha implementato vari piani di finanziamento per incentivare la rimozione del killer silente. Tra questi, ci sono contributi pubblici e incentivi fiscali, come le detrazioni previste dal Bonus Ristrutturazione, che permettono di coprire fino al 50% dei costi di bonifica. Anche il Piano Nazionale Amianto stabilisce linee guida per l’eliminazione del pericoloso minerale da edifici pubblici, scuole e ospedali, con un budget destinato alla messa in sicurezza e all’adeguamento delle strutture contaminate.

ONA in prima linea 

L’avv. Bonanni afferma: «Confidiamo nelle innovazioni tecnologiche per la rilevazione dell’asbesto, poiché possono rappresentare una svolta decisiva nella lotta contro questo nemico silenzioso»

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, gioca un ruolo fondamentale in questo contesto. L’ONA si impegna nella protezione della salute pubblica, nella sensibilizzazione riguardo ai rischi dell’amianto e nel supporto legale per le vittime di esposizione. L’avvocato Bonanni, in particolare, è noto per il suo attivismo nella difesa dei diritti dei lavoratori esposti e per il suo contributo alla legislazione in materia di sicurezza sul lavoro e bonifica dell’amianto.

«Confidiamo nelle innovazioni tecnologiche per la rilevazione dell’asbesto, poiché possono rappresentare una svolta decisiva nella lotta contro questo nemico silenzioso. La possibilità di identificare e rimuovere il pericoloso minerale in modo più rapido, sicuro ed economico offre nuove prospettive per accelerare le operazioni di bonifica, salvaguardando al tempo stesso la salute pubblica e l’ambiente. Con l’ausilio di queste innovazioni, il nostro obiettivo di liberare il Paese dall’amianto diventa sempre più vicino e concreto», afferma Bonanni.

Amianto, tribunale di Latina condanna l’Inail: tutela per l’operaio

Amianto, il pribunale di Latina condanna l'Inail
Condanna INAIL: Tribunale di Latina riconosce l’esposizione all'amianto di un operaio del CANTIERE POSILLIPO di Sabaudia

CON SENTENZA N. 919/2024, IL TRIBUNALE DI LATINA CONDANNA L’INAIL A RICONOSCERE L’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE ALL’AMIANTO DI ENRICO ARMENI, EX DIPENDENTE DELLA CANTIERI POSILLIPO S.P.A. DI SABAUDIA. A SEGUIRE IL LAVORATORE, L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’ONA, DURANTE IL LUNGO PERCORSO LEGALE CHE HA PORTATO AL RICONOSCIMENTO DELLA SUA CONDIZIONE E AL RISARCIMENTO DA PARTE DELL’ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO

La storia di Enrico Armeni 

Il Tribunale di Latina ha condannato l’INAIL a riconoscere l’esposizione professionale all’amianto di Enrico Armeni (nella foto) ex dipendente della CANTIERI POSILLIPO S.p.A. di Sabaudia

Enrico Armeni, 78 anni, originario di Latina, aveva lavorato come tecnico e capo reparto di manutenzione al cantiere navale CANTIERI POSILLIPO S.p.A. di Sabaudia dal maggio 1966 fino al luglio 1983. Durante questo lungo periodo, l’uomo ha subito quotidianamente l’esposizione all’amianto, una sostanza altamente tossica utilizzata per la coibentazione di barche e macchinari. Nonostante le sue mansioni comprendessero principalmente il ruolo di supervisore, ha continuato a lavorare a stretto contatto con i materiali, maneggiando pezzi coibentati con l’asbesto.

Nel 2019, l’operaio ha iniziato a manifestare i primi sintomi di malessere respiratorio. Gli accertamenti medici hanno rivelato una patologia grave e progressiva: un’infiammazione pleuro-polmonare precancerosa, caratterizzata da ispessimenti pleurici, fibrosclerosi e bronchiectasie. Consapevole della connessione tra la malattia e la sua esposizione lavorativa, Armeni ha richiesto all’INAIL l’apertura della procedura per il riconoscimento della malattia professionale e l’ottenimento del certificato di esposizione all’amianto, necessario per ottenere dall’INPS un adeguamento contributivo che avrebbe portato a una pensione più elevata. Tuttavia, l’ente ha respinto la domanda, sostenendo l’insufficienza della documentazione medica.

L’iter legale e la condanna

Nonostante il rifiuto, Armeni non si è arreso. Affiancato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha intrapreso un’azione legale contro l’INAIL al Tribunale di Latina, chiedendo il riconoscimento ufficiale della sua condizione. Bonanni ha sottolineato l’importanza di questo caso, dichiarando: «Non possiamo permettere che chi è stato esposto allamianto, una fibra letale, sia abbandonato. Il riconoscimento della malattia professionale è un passo fondamentale per garantire giustizia ai lavoratori».

Come si legge in sentenza, Tribunale ha disposto una perizia medica approfondita al CTU (consulente tecnico d’ufficio), affidata al dottor Belardino Rossi, specialista in Medicina Legale e Medicina del Lavoro. La perizia ha confermato la presenza di gravi danni ai polmoni dell’operaio, in particolare ispessimenti pleurici bilaterali e bronchiectasie, direttamente collegati alla prolungata esposizione all’amianto durante gli anni trascorsi al cantiere navale. Le testimonianze raccolte in tribunale, insieme agli esami medici, hanno fornito ulteriori prove decisive.

Riconoscimento della malattia e “presunzione legale di origine”

In un passaggio chiave della sentenza, il giudice Valentina Avarello ha stabilito che «gli iniziali ispessimenti pleurici bilaterali rilevati sulla TC polmonare devono essere considerati una malattia professionale tabellata», sancendo così il diritto di Armeni a ricevere l’indennizzo da parte dell’INAIL. La decisione si basa sulla presunzione legale di origine, un principio previsto dalla normativa che semplifica l’onere della prova per il lavoratore. In pratica, in casi di malattie professionali tabellate, come quelle legate all’esposizione all’amianto, il lavoratore non deve dimostrare il nesso causale diretto tra la patologia e l’attività lavorativa: è sufficiente dimostrare l’esposizione e la presenza della malattia. A quel punto, spetta all’INAIL provare che la patologia abbia un’origine estranea all’ambiente di lavoro, cosa che in questo caso non è avvenuta.

Considerazioni legali e mediche

Il giudizio medico-legale ha evidenziato che, pur non essendo asbestosi in senso stretto, la malattia di Armeni è riconducibile all’esposizione al pericoloso minerale. Il perito del tribunale ha chiarito che «leffetto irritativo e infiammatorio delle fibre di amianto può causare fenomeni cicatriziali, come le bronchiectasie e le strie fibrosclerotiche riscontrate nel caso in esame».

Di conseguenza, sebbene le lesioni fossero di modesta entità, la loro origine professionale è stata riconosciuta in base alle leggi che regolano le malattie indennizzabili.

Una condanna emblematica per la tutela dei diritti dei lavoratori

L’avv. Bonanni sottolinea l’importanza di questo caso «Il riconoscimento della malattia professionale è un passo fondamentale per garantire giustizia ai lavoratori»

L’avvocato Bonanni ha sottolineato come questa sentenza rappresenti una vittoria non solo per Armeni, ma per tutti i lavoratori che, come lui, hanno subito un’esposizione a sostanze nocive durante la loro carriera e hanno visto negati i propri diritti. «Questo caso dimostra che è possibile ottenere giustizia, ma anche quanto sia fondamentale continuare a lottare per il riconoscimento delle malattie professionali legate allamianto», ha affermato.

Il Tribunale ha dunque stabilito che l’INAIL dovrà risarcire l’ex operaio per i danni subiti e rilasciare la certificazione ai sensi dell’art. 13, comma 7, della Legge 257/92 per accedere a eventuali ulteriori benefici. La decisione segna una svolta significativa. Afferma infatti un principio di giustizia per tutti quei lavoratori che hanno messo a rischio la loro salute svolgendo mansioni in ambienti pericolosi.

«È fondamentale che sia stata riconosciuta la malattia asbesto correlata, che purtroppo è altamente lesiva della salute umana, perché è ingravescente e può preludere alla evoluzione neoplastica e quindi in un cancro, potenzialmente letale. Ecco perché le malattie asbesto correlate non andrebbero mai sottovalutate. Il riconoscimento in questa sede è molto importante perché, nel caso in cui ci fosse un’evoluzione neoplastica, ci sarebbe la prova del nesso di causalità», conclude il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA è impegnato nella tutela delle vittime con un servizio di assistenza con il numero verde 800034294 e con lo sportello telematico.