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venerdì, Agosto 12, 2022

L’amianto nella storia, da materiale a killer impietoso

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L’utilizzo di amianto nella storia risale addirittura al Neolitico. Maghi ed alchimisti lo hanno inserito tra i loro elementi d’effetto ed è rimasto “pozione magica”, e quindi poco diffuso, fino alla rivoluzione industriale.

Con il termine amianto si indicano circa 30 minerali naturali a struttura fibrosa. L’uomo ha impiegato già dall’antichità sei di questi, per le loro caratteristiche. Sono la crocidolite, l’amosite, l’antofillite, l’actinolite, la tremolite ed il crisotilo. I più utilizzati sono stati l’amosite, la tremolite e il crisotilo.

Amianto nella storia: l’uso durante la preistoria

Gli archeologi lo hanno trovato in frammenti e oggetti risalenti alla preistoria, in particolare al 2500 a.C., al Neolitico, in Finlandia, Russia e Norvegia. La storia dell’amianto ha coinvolto anche l’Antico Egitto. Gli egizi lo hanno utilizzato per fabbricare i tessuti per avvolgere i sovrani nelle pire, perché riusciva a tenere separate le ceneri del defunto dal resto del rogo. Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.), lo racconta nella sua opera “Naturalis Historia”. Lo stesso scrittore descrive come fosse usato anche per attutire il rumore durante il taglio degli alberi, avvolgendoli appunto in un panno d’amianto.

Gli antichi greci lo utilizzavano anche come stoppino per alimentare le lampade. Grazie al suo utilizzo l’olio veniva cambiato una sola volta l’anno, nonostante restasse sempre acceso.

Il termine amianto compare, poi, in alcune ricette esoteriche e alchemiche del III e IV secolo d.C.

Se ne parla anche durante tutto il Medioevo e Marco Polo ne “Il Milione” spiega come nella provincia cinese di Chingitalis, si impiegasse per filarne tovaglie.

L’amianto usato per fini terapeutici

Tra il Medioevo e l’età moderna i medici lo utilizzarono per fini terapeutici. Nel ‘600 il medico naturalista Boezio lo usa per un unguento per il “lattime” e per ulcerazioni alle gambe. L’amianto era contenuto nei farmaci fino agli anni ’60. In una polvere per la sudorazione dei piedi e in una pasta dentaria per le otturazioni e il mal di denti.

L’amianto e la rivoluzione industriale

Fu proprio l’Italia che, all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, presentò alcuni campioni del minerale. La nostra Penisola continuò ad essere il primo produttore. Fino a quando, sul finire del secolo, non si scoprirono giacimenti più ampi di quelli italiani e ricchi di materiale più pregiato in Canada, Zambia, Zimbabwe, Australia e Russia.

La rivoluzione industriale cambia in maniera esponenziale le abitudini e quello che prima era appannaggio di pochi diviene nelle possibilità di molti. La domanda aumenta e con questa la necessità di rispondervi. L’amianto era, in Italia, un elemento che si trovava in natura in grande quantità. Era facilmente estraibile e aveva caratteristiche ottimali essendo ignifugo e fonoassorbente. Poteva inoltre essere mescolato ad altri materiali rendendoli più resistenti e più flessibili. Per questo il suo impiego divenne sempre maggiore. Veniva poi utilizzato in grande quantità nelle macchine a vapore, che erano il centro della rivoluzione industriale.

Amianto storia dell’Eternit nel mondo

Nel 1901 nasce l’eternit, un composto formato da cemento, amianto brevettato dall’austriaco Ludwig Hatschek.

Lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato (in Piemonte), aprirà nel 1907, fondato dall’ingegnere italiano Adolfo Mazza che costruì, nel 1912, la prima macchina per la produzione di tubi a pressione in cemento–amianto.

Nel 1915 nacquero le famose fioriere e nel 1933 le lastre ondulate che sono ancora sui tetti degli edifici italiani. L’asbesto si utilizzò poi fino agli anni ’70 nelle tubature e nella costruzione degli acquedotti.

Venne impiegato anche, purtroppo, in luoghi pubblici come scuole, ospedali, palestre, cinema e in tutti i settori industriali. Questo anche per la sua proprietà ignifuga. Nel 1903, infatti, in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, i materiali infiammabili della Metropolitana di Parigi furono sostituiti con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. In Italia, nella seconda metà degli anni ’50, si coibentarono con l’amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero.

L’Austria inizia a produrre cemento-amianto nel 1893. Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto.

Nocività dell’asbesto già nota nei primi del ‘900

Le persone che avevano a che fare con l’amianto sospettavano già nei primi anni del ‘900 che fosse dannoso per la salute. I primi casi di malattie legate all’inalazione di amianto sono riportati in Francia e in Gran Bretagna nel 1906: si parlava di fibrosi polmonare associata all’esposizione ad amianto. L’alto numero di malattie legate alle vie respiratorie tra chi lavorava l’amianto erano indicative.

Dopo una prima indagine epidemiologica sistematica condotta da Doll sui tessili inglesi del 1955, si è cominciato ad ammettere una correlazione tra l’esposizione a fibre di asbesto e l’insorgenza di tumori polmonari.

Wagner e collaboratori osservarono e registrarono, nel 1965, 47 casi di mesotelioma nei 5 anni precedenti in una zona dove c’erano piccole aziende che trattavano amianto. Nel 1965 furono pubblicati gli atti della Conferenza del 1964 organizzata dalla New York Academy of Sciences sugli effetti biologici dell’asbesto.

Mesotelioma e patologie asbesto correlate

Oggi è ormai assodato che l’amianto provoca infiammazioni, asbestosi, il mesotelioma (tumore sentinella) e tutta una serie di patologie asbesto correlate.

E’ comunque difficile per le vittime dell’amianto veder riconosciuti i propri diritti e adeguati risarcimenti per le sofferenze a cui sono sottoposte. Per questo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, è al fianco delle vittime. Anche con una prima assistenza legale gratuita. Ha anche creato una App apposita per realizzare una mappatura.

Purtroppo la lunga latenza delle malattie e i ritardi nelle bonifiche hanno fatto sì che di amianto, ancora oggi, nel 2022, si continua a morire. L’Inail nel suo VII Rapporto ReNaM ha delineato tutti i casi di mesotelioma fino al 2018. A questi, come ha spiegato il presidente dell’Ona ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“, vanno aggiunte tutte le morti causate dagli altri tumori derivati dall’esposizione all’amianto.

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