24.4 C
Rome
mercoledì, Maggio 6, 2026
Home Blog Page 129

Ecomafia: la criminalità ambientale in Umbria 

ecomafia: criminalità
Ecomafia: il fenomeno desta sempre più preoccupazione

NELL’APRILE 2022, DURANTE LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ECOMAFIA AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA, FURONO PRESENTATI I RISULTATI DI UN’INDAGINE IN UMBRIA. DA ALLORA LA SITUAZIONE NON È CAMBIATA. ANZI. IL PIÙ RECENTE RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CARRARA, “ECOMAFIE 2023”, IN COLLABORAZIONE CON IL COORDINAMENTO PROVINCIALE “LIBERA MASSA CARRARA” NON LASCIA INTRAVEDERE UN FUTURO ROSEO. Il DR. NICCOLÒ FRANCESCONI, ESPERTO IN CRIMINOLOGIA CLINICA, NONCHÈ COMPONENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, IL CRIMINOLOGO FRANCESCO CACCETTA, E L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), SOTTOLINEANO LA NECESSITÀ DI NON ABBASSARE LA GUARDIA. MA COSA SONO LE ECOMAFIE?

Termine e significato “ecomafia” 

Ecomafia: il termine è apparso per la prima volta nel 1994

Il termine “ecomafia” è apparso per la prima volta in Italia nel 1994, nel contesto di un rapporto di Legambiente intitolato “Le ecomafie – il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale“, redatto in collaborazione con Eurispes e l’Arma dei Carabinieri, in cui si metteva in luce il legame tra la criminalità organizzata e le attività illegali nell’ambito ambientale. 

Quanto alla storia del fenomeno, questo ha avuto inizio nel 1982 con l’emanazione del D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 915, che trattava le direttive dell’Unione Europea relative ai rifiuti e allo smaltimento di sostanze nocive. Tuttavia, i primi reati accertati (che hanno segnato il legame tra la criminalità organizzata e i rifiuti) risalgono al 1991, nel napoletano, con l’Operazione Adelphi. Questa portò alla condanna, da parte della 7a Sezione del Tribunale di Napoli, di sei imprenditori coinvolti in attività illecite legate alla gestione dei rifiuti. In seguito,, nel 1994, l’Operazione Eco, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), portò alla luce il movimento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia, destinati ad essere illegalmente “seppelliti” in Campania. 

Il fenomeno delle ecomafie ha iniziato a essere indagato e documentato a livello ufficiale nel 1995, quando fu istituita la “Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti“. Successivamente, nel 1997, Legambiente pubblicò il primo Rapporto Ecomafia, che fa annualmente il punto sulla situazione relative alle attività illegali ambientali e il coinvolgimento della criminalità organizzata. 

Ma veniamo agli ultimi due anni… 

Ecomafia: il 2022 l’annus horribilis 

Ecomafia: crescono i reati e gli indagati in tutto il territorio nazionale

Nel 2022, attraverso un’analisi approfondita dei dati raccolti, frutto dell’intensa attività svolta da forze dell’Ordine, Capitanerie di porto, magistratura e del Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) era emersa una realtà intricata e complessa.
Il lavoro congiunto tra Ispra, Agenzie regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli aveva infatti permesso di mettere in evidenza la portata del fenomeno ecomafioso e di individuare le sue radici. Risultato?
Con più di due reati al giorno, l’Umbria si collocava al sedicesimo posto in Italia per numero di crimini contro l’ambiente, con 763 episodi scoperti dalle forze dell’ordine nel corso del 2021.
Quanto alle denunce, ammontavano a 1.178. Venticinque le persone arrestate.
Ma fu Perugia, il capoluogo dell’Umbria, a emergere in modo preoccupante tra le prime venti province italiane per reati ambientali, con ben 383 episodi registrati. 

Focus sul fenomeno a Perugia e dintorni 

Il focus del rapporto ecomafia si soffermava anche sulla provincia di Perugia, una volta tra le prime venti per numero di reati complessivi commessi, con 321 episodi. 

Ancora più preoccupante, la posizione della provincia per quanto riguardava il trattamento dei rifiuti. Si segnalavano infatti oltre duemila illeciti amministrativi sanzionatori per reati legati allo smaltimento improprio dei rifiuti o alla scoperta di discariche abusive.
Ma non era solo la quantità di reati a destare preoccupazione.

Nel settore dei rifiuti, si evidenziavano ancora troppe inefficienze in termini di governance, con una scarsa propensione alla valorizzazione delle singole frazioni. Inoltre, molte frazioni erano gravate da schemi di Responsabilità Estesa del Produttore.

Quest’ultimo, è un concetto che si è diffuso in Europa nel 2002, a seguito del primo provvedimento normativo che richiama l’attenzione sullo smaltimento dei cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), che sfuggono al governo pubblico dei rifiuti urbani, finendo spesso per alimentare circuiti poco trasparenti e difficilmente tracciabili.


Un esempio lampante di questa realtà è emerso di recente dall’indagine sulla gestione dei pannelli fotovoltaici – che rientrano nei RAEE – che, partendo da un’azienda di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, si è rapidamente diffusa in varie parti d’Italia.


Cosa si nasconde dietro questi numeri? Neanche a dirlo, storie che da sempre hanno arricchito le filiere più redditizie per le ecomafie e per le attività criminali. Un fenomeno che anche nel 2023 non sembrerebbe essere diminuito. 

Il rapporto “Ecomafia 2023” di Legambiente 

Legambiente ha chiesto di attuare una serie di iniziative a favore dell’ambiente

L’ultimo rapporto di Legambiente fornisce un quadro sempre più desolante delle illegalità ambientali in Italia, evidenziando tre principali filiere di attività 

illegali del 2022: il ciclo illegale del cemento, i reati contro la fauna e il ciclo dei rifiuti. 

Cementificazione illegale: ha registrato il maggior numero di illeciti, con 12.216 casi, (il 39,8% del totale). Questo settore ha visto una crescita del 28,7% rispetto al 2021. Le persone denunciate sono state 12.430, con un aumento del 26,5%, e le ordinanze di custodia cautelare sono aumentate del 97%: ne sono state emesse 65. Il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative ha raggiunto oltre 211 milioni di euro, con un incremento del 298,5%; 

Reati contro la fauna: in aumento del 4,3% rispetto al 2021, con 6.481 illeciti penali e 5.486 persone denunciate, in aumento del 7,6%; 

Ciclo illegale dei rifiuti: è sceso al terzo posto, con una riduzione del numero di illeciti penali del 33,8% e delle persone denunciate del 41%. Tuttavia, sono aumentate le inchieste sull’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti; 

Reati legati ai roghi: hanno registrato una riduzione del 3,3%, con 5.207 casi nel 2022. Sono aumentati i controlli e le persone denunciate, mentre i sequestri sono saliti del 14%. 

Discorso a parte merita l’amianto. A segnalarlo, il criminologo Francesco Caccetta

L’Amianto in Italia: un crimine ambientale silenzioso 

Il criminologo Francesco Caccetta parla della questione amianto in Umbria e nel resto dell’Italia

«L’Umbria, come il resto d’Italia, non è immune da questa piaga, eppure il problema va oltre la mera presenza fisica dell’amianto. Si tratta di un crimine ambientale perpetrato a scapito della salute pubblica, spesso orchestrato con metodi subdoli e responsabilità ben definite», dichiara Caccetta. Facciamo chiarezza. 

La legge 257 del 1992 ha proibito l’uso dell’asbesto, ma il minerale continua a essere ampiamente presente in molte parti d’Italia, sia in contesti industriali sia domestici, con numerosi siti ancora da bonificare. 

Vista la sua comprovata pericolosità, molti cittadini si sono già ammalati e continueranno a sviluppare patologie asbesto correlate in futuro. È infatti noto che, tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza delle malattie ed essa legata, possono intercorrere anche cinquant’anni. 

«In Umbria, alcune vecchie indagini condotte dall’ARPA e dalle ASL avevano già cercato di individuare le aree più urgenti per la bonifica dellamianto – prosegue il criminologo -. La criminalità nell’industria dell’amianto si manifesta in varie forme». Quali? 

Ecomafia e amianto 

Ecomafia: l’amianto abbandonato rappresenta un crimine ambientale

In primo luogo, vi è l’omissione e la negligenza delle autorità competenti nel monitorare e regolamentare l’uso e la rimozione dell’amianto. Le normative esistenti spesso vengono ignorate o eluse. Questo consente a imprese poco scrupolose di operare indisturbate, esponendo i lavoratori e la popolazione locale a notevoli rischi per la salute. 

In secondo luogo, c’è la probabilità del fenomeno della corruzione e della collusione tra imprese e funzionari governativi. Queste connivenze potrebbero consentire alle aziende di ottenere contratti pubblici per la rimozione dell’amianto, a condizioni svantaggiose per la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente, mentre i funzionari corrotti godrebbero di tangenti e favoritismi. 

Un altro aspetto fondamentale è l’insabbiamento delle prove e la manipolazione delle informazioni relative agli effetti nocivi dell’amianto sulla salute umana. Le industrie che ne fanno uso o che ne hanno fatto uso in passato spesso tentano di minimizzare o nascondere i danni causati, ritardando le azioni correttive e negando alle vittime il diritto alla giustizia e al risarcimento. 

Di conseguenza, non bisogna sottovalutare il ruolo della criminalità organizzata in questo contesto. 

Le organizzazioni mafiose, con la loro infiltrazione nelle industrie e nelle istituzioni, hanno spesso un interesse diretto nell’attività legata all’amianto e sfruttano la sua rimozione illecita come fonte di profitto opaco. 

«Nel contesto umbro, così come in tutta Italia, è essenziale adottare una strategia criminologica completa per affrontare questa sfida. Ciò implica non solo una rigorosa applicazione delle leggi esistenti, ma anche perorare una riforma del quadro normativo per garantire una maggiore trasparenza, responsabilità e protezione per le vittime dell’amianto. È altresì fondamentale contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore, attraverso azioni investigative mirate e un coordinamento efficace tra i reparti preposti delle forze dell’ordine e lAutorità Giudiziaria», conclude il criminologo. 

La proposta di Legambiente contro il fenomeno delle ecomafie 

Per contrastare efficacemente i crimini ambientali, Legambiente ha sollevato la questione dell’urgente necessità di rafforzare le leggi ambientali in Europa, presentando dieci proposte di modifiche normative.

Nello specifico, l’Associazione ha rimarcato la necessità di potenziare le attività di prevenzione e controllo sul territorio, utilizzando le risorse allocate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Inoltre, ha richiesto lo sviluppo di un quadro normativo internazionale condiviso per contrastare la criminalità ambientale organizzata che agisce oltre i confini nazionali. 

Tra le proposte di modifica normativa, Legambiente ha suggerito la revisione del meccanismo del subappalto “a cascata” previsto dal nuovo Codice degli Appalti, il monitoraggio costante degli investimenti previsti dal PNRR, l’approvazione di una legge contro le agromafie, l’inclusione nel Codice Penale dei reati contro la fauna e l’emissione dei decreti attuativi della legge 132/2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. 

In risposta, il 16 novembre 2023, il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo per una nuova direttiva volta a migliorare l’impostazione giuridica per la protezione dell’ambiente e per i procedimenti penali contro i responsabili di crimini ambientali. 

La direttiva definisce un elenco aggiornato di diciotto reati ambientali.
Questi includono le azioni dannose per l’ambiente come il traffico di legname, il riciclaggio illegale di componenti inquinanti delle navi, il commercio di mercurio e gas serra, e l’esaurimento illegale delle risorse idriche. 

Nonostante il termine “ecocidio” non sia stato esplicitamente incluso, la direttiva introduce un “reato qualificato” per le violazioni intenzionali della legge che causano danni estesi e irreversibili agli ecosistemi, (ad esempio gli incendi boschivi su vasta scala o l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo). 

Ecomafia: in arrivo nuove sanzioni 

Ecomafia: pesanti le sanzioni per i trasgressori

Quanto alle sanzioni previste, mirano a essere più efficaci e proporzionate, con pene detentive fino a dieci anni per i reati dolosi che causano decessi, e sanzioni pecuniarie fino al 5% del fatturato mondiale per le persone giuridiche.

Le misure supplementari includono l’obbligo di ripristino dell’ambiente, l’esclusione dai finanziamenti pubblici e il ritiro di autorizzazioni. 

La direttiva stabilisce formazione e risorse per le autorità sui reati ambientali, e prevede sostegno alle vittime ed ai segnalatori.

La nuova direttiva, è stata approvata a febbraio 2024 con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni. 

Ecomafia e amianto: l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto 

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), in prima linea nella lotta all’amianto

Il tema delle ecomafie e della correlazioni con i crimini da amianto, è da sempre al centro delle attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Il presidente, l’Avv. Ezio Bonanni«E’ importante sottolineare che le attività più lucrative delle ecomafie sono rappresentate dagli sversamenti di amianto su terreni, con conseguente rischio per la popolazione. 

Purtroppo, l’utilizzo del cemento amianto, noto anche come eternit, ha causato una contaminazione diffusa nel nostro territorio, nonostante siano passati oltre 30 anni dall’entrata in vigore del divieto di utilizzo di amianto con la legge 257/92. È necessario procedere con la bonifica per evitare ulteriori rischi per la salute. L’amianto è notoriamente un cancerogeno pericoloso, e non solo causa mesotelioma, ma anche tumori del polmone, della laringe, delle ovaie e asbestosi. Queste sono solo alcune delle malattie direttamente correlate all’esposizione all’amianto.

Tuttavia, le ecomafie non si limitano solo alla presenza di amianto, ma causano contaminazioni che vanno ben oltre la presenza di questi minerali fibrosi» – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni . 

L’Osservatorio Nazionale Amianto ringrazia il dr Niccolò Francesconi esperto in Criminologia Clinica per questa sinergia intrapresa con Il criminologo Caccetta.

Un incontro per parlare della salute del nostro ambiente

Incontro ambiente
bosco verde, Un incontro per parlare della salute del nostro ambiente

Il 21 Febbraio è stato presentato nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri il Rapporto Ambiente del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Un incontro per fare il punto sulla situazione ambientale nazionale e fornire dati utili alla progettazione di interventi scientifici mirati su questioni di particolare urgenza.

rapporto ambiente
Un incontro prolifico che ha riunito gli enti che si occupano di monitoraggio dell’ambiente

SNPA: un sistema a rete per proteggere il nostro ambiente

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente è una rete di enti nata con la legge n.132 del 28 giugno 2016, che ha il compito principale di monitorare lo stato dell’ambiente sul territorio nazionale. La sua attività si esplica attraverso il supporto tecnico-scientifico alle operazioni degli enti statali, regionali e locali che lavorano in campo ambientale. Inoltre attraverso l’organo del Consiglio SNPA (e di conseguenza tutti gli enti che rappresenta) esprime il proprio parere sui provvedimenti del governo sull’ambiente di natura tecnica.

Fondamentale risulta la sinergia con ISPRA, ossia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente).

Rapporto ambiente
Il monitoraggio ambientale ha l’obiettivo di proteggere la biodiversità, la natura

Gli indicatori ambientali

I dati raccolti dal rapporto sono frutto di un’analisi che si basa su ventuno indicatori ambientali, tra quelli che rappresentano le principali tendenze tematiche nell’ambito. Tra essi troviamo la questione climatica, i rifiuti e l’economia circolare, la qualità dell’aria e delle acque, la biodiversità, l’inquinamento acustico.

Indicatori ambientali
Gli indicatori ambientali sono utilizzati come parametri in base ai quali fare rilevazioni

I dati del Rapporto Ambientale

Sulla questione del cambiamento climatico il report evidenzia valori di anomalia della temperatura media italiana dal 1991 al 2020 spesso superiori a quelli della media globale. L’innalzamento della temperatura è stato inevitabile, nonostante una riduzione delle emissioni di gas serra negli ultimi trent’anni, in Italia, di circa un quinto rispetto al 1990. Il positivo calo delle emissioni è stato il prodotto di una diminuzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali e di una crescita dell’energia da fonti rinnovabili.

Le diffusione della raccolta differenziata nel nostro Paese è in aumento di un punto percentuale, raggiungendo il 65% a livello nazionale.

Non sono confortanti, invece, le notizie sulla qualità dell’aria che, pur registrando una decrescita del livelli di inquinanti del 45% dal 2013 al 2022, comunque non rispetta i livelli di quantità raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

dati rapporto ambientale
Tra i dati del rapporto ambientale emerge che negli ultimi anni in Italia l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia è in aumento.

L’informazione ambientale è in crescita

Una nota molto positiva è rappresentata dall’informazione ambientale, che, secondo il Rapporto di SNPA, sta assumendo sempre maggiore importanza. Il web è divenuto un’arma vincente sotto questo punto di vista, poiché i contenuti disponibili online sono alla portata di tutti. Sono sorti numerosi prodotti divulgativi, oltre alla possibilità da parte delle testate giornalistiche di poter trasmettere notizie in tempo reale.

I social media permettono di riverberare le news anche su piattaforme “frequentate” da un pubblico giovane, catturando la sua attenzione. D’altronde l’ambiente è la casa che abitiamo ed è nel nostro interesse rimanere informati per custodirla nel migliore dei modi.

Amianto, tetti a rischio crollo: cosa succede in Lombardia

Amianto rischio
Amianto rischio, Credits: Pixabay

Il maltempo di queste ultime settimane non è stato d’aiuto per la situazione che si è verificata a Sant’Agata, frazione di Cassina de’ Pecchi, nel Nord Italia. Gli eventi atmosferici di importante portata, infatti, hanno causato diversi danni alle abitazioni, causando un rischio anche alla salute pubblica e all’ambiente, per il danneggiamento di costruzioni in amianto.

Amianto rischio
Amianto rischio, Credits: Pixabay

Nonostante i lavori di bonifica, in stato di avanzamento da diversi anni, sono ancora molti gli edifici con rivestimenti in amianto, soprattutto nei tetti. Proprio quest’ultimi sono stati danneggiati a causa del maltempo, provocando, quindi, un potenziale pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente.

I danni del maltempo: tetti di amianto a rischio

Dopo trombe d’aria e nubifragi estivi, pezzi di amianto a cielo aperto fra le cascine: un rischio per la salute pubblica. Chi di dovere intervenga“. L’allarme arriva direttamente dal comitato cittadino di Sant’Agata, frazione di Cassina de’ Pecchi. A causa del maltempo, infatti, tre grandi complessi rurali sono stati interessati da imponenti danneggiamenti. Portando, addirittura, al rischio di crollo dei tetti in amianto. “I cittadini hanno chiesto interventi, che spettano al privato, ma rispetto ai quali l’ente pubblico può e deve dare sollecitazioni“, scrivono in una nota Legambiente Martesana e il comitato cassinese Custodi del paesaggio, allegando anche un dossier fotografico della situazione.

Tante, infatti, sono state segnalazioni da parte del comitato dei cittadini, che purtroppo non hanno trovato alcuna risposta. Nella nota si legge: “Segnaliamo tre situazioni critiche da un punto di vista ambientale e della salute pubblica. Premettiamo che i cittadini coinvolti hanno già opportunamente segnalato la situazione agli enti pubblici preposti: il comune di Cassina de’ Pecchi e Azienda sanitaria. Le segnalazioni sono però, ad oggi, ancora senza risposta“. I siti interessati sarebbero delle vecchie cascine situate su via XXV Aprile. Nello stesso luogo, sarebbero state rinvenute già da tempo residui di amianto, sulle coperture, sui tetti e tra i pezzi rotti – visibili anche dalla strada – già segnalati.

Già con il maltempo estivo si era assistito alla dispersione di fibre e polveri di eternit. Ma la situazione che si è verificata in questi giorni non ha contribuito a migliorare la situazione, già critica. L’intervento di rimozione amianto, che in questi casi diventa indispensabile, sarebbe a carico dei privati, titolari degli immobili. Ma al fine di tutelare la salute pubblica, interverrà direttamente il Comune di Sant’Agata. “La cura e la tutela di un territorio passano, innanzitutto, attraverso la messa in sicurezza dei luoghi vissuti dai cittadini, coltivati dagli agricoltori e abitati dalla fauna locale”, si legge ancora nel comunicato.

Amianto rischio
Amianto rischio, Credits: Pixabay

L’importanza dello smaltimento amianto

In situazioni simili si riflette concretamente sull’importanza dello smaltimento di amianto. Essendo stato, infatti, un materiale largamente utilizzato, prima negli imponenti lavori di ristrutturazione a seguito della Seconda Guerra Mondiale e poi negli anni del boom. La scoperta di questa sostanza all’epoca fu quasi innovativa, prima di scoprire la potenziale pericolosità che poteva avere a fronte di una aerodispersione, sulla salute pubblica e sull’ambiente. Dal 1992 – anno della messa in vigore della legge che ne vieta l’utilizzo e la commercializzazione – si è stabilito un piano di rimozione asbesto e conseguente bonifica degli ambienti interessati. Purtroppo, ancora oggi, la situazione è abbastanza critica e questa sostanza cancerogena non è stata del tutto debellata.

Nel caso di accertamento di presenza di amianto in un immobile, o in qualsiasi edificio, pubblico o privato che sia, risulta fondamentale la segnalazione alla ASL di competenza territoriale. Quest’ultima darà il via all’iter da seguire, dalla rimozione alla conseguente bonifica dello stabile. Le operazioni di smaltimento, infatti, devono essere effettuate da ditte autorizzante e specializzate nella rimozione dei rifiuti speciali pericolosi. Per incentivare e promuovere lo smantellamento delle costruzioni in amianto, l’Agenzia dell’Entrate anche per il 2024 ha prolungato la validità del bonus amianto. Si tratta di un incentivo che permette un rimborso fino al 50% delle detrazioni per i lavori effettuati.

Mesotelioma: i passi avanti della ricerca

Mesotelioma ricerca
Mesotelioma ricerca, Credits: Pixabay

Il mesotelioma pleurico è un tumore raro, le cui cure e aspettative di vita dei pazienti che ne sono affetti ancora oggi sono oggetto di studio della ricerca. Di passi avanti rispetto alla sua scoperta ne sono stati fatti, ma non è ancora abbastanza per garantire la completa guarigione dalla patologia. Importante è in questo caso la prevenzione, essendo questa malattia monofattoriale e causata esclusivamente da esposizione ad amianto.

Mesotelioma ricerca
Mesotelioma ricerca, Credits: Pixabay

La ricerca continua a indagare sul mesotelioma pleurico, tra prevenzione e terapie, con l’obiettivo di trovare nuove cure che migliorino l’aspettativa di vita dei pazienti. Nel frattempo, qualche risultato nel corso degli anni è stato ottenuto.

Mesotelioma e ricerca: la svolta nella genetica

Il mesotelioma pleurico è una malattia monofattoriale, causata da prolungata e intensa esposizione ad amianto. Questo potrebbe accadere principalmente negli ambienti di lavoro. L’asbesto è stato, infatti, largamente utilizzato nelle aree industriali, soprattutto nell’ambito edilizio. All’inizio degli anni ’50, alla sua scoperta, questa sostanza appariva un’innovazione, ma con il passare degli anni è stata resa nota la sua pericolosità. Ad essere maggiormente deleteria è la cattiva conservazione di questo materiale, che allo stato friabile aumenta la probabilità di aerodispersione, di conseguenza incrementando la possibilità di inalazione di questa sostanza cancerogena. In questo modo, rappresenta un potenziale pericolo per la salute pubblica, ma anche per l’ambiente.

Negli anni, i piani di bonifica dell’amianto sono andati avanti, ma a causa del suo largo utilizzo, purtroppo ancora oggi la situazione appare critica. Anche minime inalazioni , infatti, possono essere causa della comparsa del mesotelioma pleurico. Nell’ambito della ricerca sono stati fatti passi avanti, rispetto al momento della scoperta di questa patologia, definita asbesto correlata. Un traguardo importante è stato raggiunto grazie allo studio della genetica. La capacità cancerogena del mesotelioma agisce con diversi meccanismi, come dimostrato dagli studi scientifici. Prima di tutto, attraverso effetti meccanici; ma anche tramite effetti locali di attivazione di vie di segnalazione intracellulare, detto anche effetto promovente. Alcuni studi hanno però dimostrato che, nello sviluppo di questa patologia, oltre all’esposizione, gioca un ruolo importante anche la predisposizione genetica.

Come influisce la genetica nello sviluppo del mesotelioma

Nello studio dell’insorgenza del mesotelioma, come patologia asbesto correlata, un ruolo chiave è giocato dai cosiddetti geni oncosoppressori. Si tratta di geni coinvolti nella divisione cellulare, che nei casi di mesotelioma risultano spesso alterati. L’analisi dei valori riscontrati a seguito delle ricerche risulta indispensabile per lo lo sviluppo di scelte terapeutiche a bersaglio molecolare per affrontare il mesotelioma. Gli studiosi del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Ospedale San Antonio e Biagio di Alessandria, hanno individuato un alto numero di mutazioni geniche, legate principalmente alla precoce progressione del tumore e alla riduzione della sopravvivenza. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’utilizzo di un sequenziamento mirato, consentendo di identificare ben 52 geni tra quelli maggiormente mutati in caso di tumori.

Mesotelioma ricerca
Mesotelioma ricerca, Credits: Pixabay

Ulteriori studi, effettuati dall’Università del Piemonte Orientale, hanno invece notato che la maggior parte dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico sono portatori di varianti genetiche, in grado di aumentare il rischio di sviluppare altri tumori. Questa è stata una chiave di lettura interessante, che ha permesso di identificare un nesso di causa tra la genetica e l’insorgenza del mesotelioma pleurico. Anche se in minoranza, infatti, esistono casi nei quali l’esposizione prolungata ad amianto non risulta nociva per l’individuo. Grazie agli sviluppi della ricerca sono state poste le basi per la medicina di precisione anche per il mesotelioma pleurico, nell’utilizzo di farmaci inibitori, la quale somministrazione dovrebbe rallentare e diminuire la probabilità di sviluppare questa grave patologia.

Ricerca e mesotelioma: l’impegno dell’ONA

Anche se sono stati raggiunti importanti traguardi nel corso degli anni, la ricerca per lo studio del mesotelioma pleurico continua. Incentivare gli studi scientifici è importante per garantire la scoperta di nuove terapie che possano migliorare le aspettative di vita dei pazienti affetti da questa patologia. Un ruolo fondamentale è svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme all’Avv. Ezio Bonanni, che oltre ad occuparsi della tutela delle vittime del mesotelioma, prosegue il suo impegno nel diffondere il messaggio di prevenzione.

Nel seguire attentamente e da vicino il processo di bonifica dei siti interessati ancora alla presenza dell’amianto, l’ONA ribadisce inoltre la necessità e l’importanza della sorveglianza sanitaria, grazie alla quale si può giungere a una diagnosi precoce e conseguenti trattamenti terapeutici tempestivi.

Bonus amianto 2024, incentivi rimozione e smaltimento

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

L’amianto è ancora oggi largamente presente, nonostante la legge ne abbia bandito l’utilizzo e la commercializzazione. Purtroppo, il suo ampio utilizzo negli anni passati non ha potuto garantire una tempestività nella rimozione e bonifica degli edifici per i quali è stata utilizzata questo materiale. Lo Stato, per incentivare e accelerare lo smattellamento e il conseguente smaltimento dei residui di amianto negli stabili costruiti precedentemente alla messa in vigore della legge del 1992, ha rinnovato alcuni bonus edilizi.

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la detraibilità delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione ai fini della rimozione, smaltimento e conseguente bonifica dell’amianto. In questo articolo, analizzeremo in cosa consistono i bonus edilizi per la rimozione dell’asbesto, nonché la pericolosità di questa sostanza cancerogena e le conseguenze che può avere sulla salute pubblica e l’ambiente.

Bonus amianto: cos’è e come richiederlo

La presenza di amianto all’interno di un edificio adibito ad uso abitativo costituisce un potenziale pericolo per chi ne risiede al suo interno, nonché per l’ambiente. Per questo motivo, è importante denunciare la presenza di asbesto quando se ne viene a conoscenza e procedere con il corretto iter di smaltimento. In queste situazioni, lo Stato cerca di incentivare la rimozione di eternit con bonus edilizi.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, anche per il 2024 ha prolungato il cosiddetto “bonus amianto“. Si tratta di un incentivo fiscale che promuove le opere di ristrutturazione in tutti quegli edifici nei quali è stata accertata la presenza di amianto. L’agevolazione consiste in una detrazione fiscale con aliquota al 50%, da calcolare su un tetto di spesa pari a 96mila euro e fruibile in 10 rate annuali di pari importo. Nel 2025 è già stato prospettato un abbassamento dell’aliquota al 36% e del tetto di spesa a 48mila euro.

La richiesta per gli “incentivi amianto”

La richiesta dell’attivazione del bonus è molto semplice. Basterà conservare la documentazione relativa ai lavori effettuati e il modulo di smaltimento amianto che verrà rilasciato dalla ditta incaricata per fare domanda attraverso la procedura informatica. È bene notare che in alcuni casi per accedere al bonus è necessario fare richiesta prima dell’inizio dei lavori. Inoltre, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, gli interventi di bonifica compresi nell’agevolazione possono essere effettuati indipendentemente dalla categoria edilizia in cui gli stessi rientrano e a prescindere dalla realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio.

Il bonus amianto può essere usufruibile anche in concomitanza all’applicazione dell’Ecobonus e del Superbonus. In questo modo, può rientrare nelle spese, a fronte di un miglioramento termico, la rimozione dell’amianto accessoria e propedeutica alla realizzazione della nuova copertura e alla corretta coibentazione. Lo stesso vale anche in caso di installazione dei pannelli fotovoltaici, qualora il rivestimento esterno dell’edificio interessato risulti contaminato da eternit.

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

Perchè è importante smaltire e bonificare l’amianto?

La rimozione e il conseguente smaltimento e bonifica dell’amianto è importante, non solo a tutela della salute pubblica, ma anche verso l’ambiente. Questo materiale dagli Anni ’50 è stato, infatti, ampiamente impiegato nei lavori edilizi, specie nella ristrutturazione del dopoguerra. All’epoca il suo utilizzo appariva un’innovazione, ma con il passare del tempo si è presa consapevolezza della sua pericolosità. A seguito della messa in vigore della Legge 257/92 è stato vietato l’utilizzo, e quindi la commercializzazione, di questo materiale. Un passo alla volta, si è iniziato a precedere anche alla sua bonifica. Le fibre di asbesto, infatti, soprattutto attraverso l’inalazione possono provocare patologie gravi a lunga latenza.

Questo materiale, infatti, allo stato friabile diventa deleterio per l’ambiente e la salute pubblica, in quanto le fibre e polveri che vengono provocate vengono aerodisperse attraverso gli agenti atmosferici. Essere esposti per lunghi periodi a questa sostanza può causa gravi danni alla salute umana, oltre che all’ambiente, flora e fauna. Tra le peggiori conseguenze dell’esposizione ad eternit c’è il mesotelioma pleurico. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule che compogono il mesotelio, il sottile rivestimento dei polmoni. La ricerca ancora sta indagando per allungare le aspettative di vita dei pazienti affetti.

L’amianto è anche nemico dell’ambiente, in quanto potrebbe impedire il regolare sviluppo di flora e fauna, oltre ad incrementare l’inquinamento atmosferico, e non solo. Nella lotta contro l’amianto è impegnato da anni l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, occupandosi della tutela legale di coloro che hanno subito le conseguenze delle esposizioni ad amianto, nonché dei loro eredi.