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La storia di Nicola Imbagliazzo: morire di Marina e amianto

Marina militare
Marina Militare

Marina Militare: la triste storia di Nicola Imbagliazzo

Questa è una di quelle storie dolorose, di tre figli che hanno perso il padre, per aver servito il Paese.
È la storia di un omicidio plurimo.
È la storia di quel killer silenzioso i cui effetti devastanti si intravedono dopo anni di limbo: l’amianto.
Un altro marinaio ucciso dalle fibre di asbesto presenti all’interno delle navi della Marina Militare e dall’incuranza di chi era ai vertici, sapeva, ma non ha fatto nulla per impedire questa strage.

È anche l’ennesima dimostrazione dell’indifferenza umana nei confronti di vite che potevano essere salvate o perlomeno tutelate, ma questo non è accaduto.
Nicola Imbagliazzo, nato il 7 febbraio del 1942 a La Maddalena, è stato dipendente del ministero della Difesa dal 1956 al 1979.
Arruolato nel 1956 a Marisardegna con la mansione di allievo operaio fino 1960; poi chiamato al servizio di leva  che svolse presso la Marina Militare dal ’62 al ’64.
Nicola è imbarcato su diverse unità navali, tra le quali il veliero dell’Accademia Amerigo Vespucci.

Come risulta nel fascicolo del PM della Procura della Repubblica presso il Tribunale civile di Padova, le navi della Marina contenevano amianto le cui fibre, per il moto ondoso e per la perturbazione indotta dalle attività di servizio, tendevano a sfaldarsi e venivano rilasciate nell’aria.

Per un periodo ininterrotto di circa 22 anni, cui si aggiungono i 2 anni in cui ha svolto il servizio militare di leva, Nicola è stato impiegato in mansioni, attività e missioni, esposto quotidianamente a polveri e fibre di amianto.

Come ci racconta la figlia Letizia, Nicola ha lavorato a bordo come idraulico tubista.

I tubi erano coibentati con l’amianto; all’epoca questo era presente all’interno delle navi in maniera massiccia.

Quali furono i primi segnali di malessere di Nicola?

I primi sintomi di malattia di mio padre, nel 2009, passarono inosservati da noi figli ma non da nostra madre che stava a stretto contatto con lui.
Aveva scatti di rabbia che non facevano parte del suo modo di essere.
Poi iniziò ad avere una tosse persistente e molto forte. Eravamo molto preoccupati anche perché papà non aveva mai fumato.
Le metastasi al cervello provocarono dei sintomi particolari, un suo amico ci raccontò che mio padre, che amava molto pescare, un giorno al ritorno dal mare era spaventato e si confidò con lui.
Gli disse che improvvisamente non sentiva più il controllo delle braccia e aveva il timore di non riuscire a rientrare con la barca
”.


Nicola adorava il mare e fin da ragazzo andava a pescare con il padre, sia per passione sia per la famiglia.
Nonostante sua madre fosse contraria decise di fare il marinaio, amava il suo lavoro. Era il suo sogno ed era orgoglioso di aver percorso quella strada, non sapendo che l’avrebbe portato alla morte.

Quali accertamenti medici fece suo padre?

“Quando iniziò a stare male chiamammo il medico di base e fu sottoposto a vari accertamenti sanitari tra il quali la Tac al Cranio, al torace e all’addome, all’ospedale di Olbia.
Aveva delle metastasi al cervello. Era troppo tardi per intervenire. Io non me ne facevo una ragione.
Abbiamo fatto tutto il possibile per stargli vicino in quel terribile momento della sua vita”.

Dev’essere stato difficile aver perso un padre a causa dell’amianto…

Fu un vero shock per tutta la famiglia, proprio quando era arrivato il momento di godere dei frutti di una vita, papà venne a mancare.
Quando mi sposai, chiesi a mio fratello maggiore di accompagnarmi.
Accettò. Ero felice. Ma non era mio padre. Quando è nata mia figlia ho pianto. Avrei voluto avere mio padre vicino a me. Ma lui era morto. Tutti noi sognavamo per lui una vecchiaia felice, con i nipotini ma questo non è stato possibile. Non doveva morire così
”.

Sono parole colme di dolore e di rabbia, quelle di Letizia

Nel 2011 la moglie di Nicola aveva presentato una domanda amministrativa per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia del marito.
La risposta del ministero della Difesa (Direzione per l’Impiego del personale della Marina), in ordine all’attività di servizio di Nicola fu: Si dichiara ai sensi della documentazione agli atti, che all’epoca in cui sono state costruite le predette Unità Navali l’amianto era comunemente impiegato nella costruzione e non sottoposto a restrizioni”.

Come riportato da documentazioni mediche e trattati scientifici, i tempi di latenza delle malattie causate dall’inalazione delle fibre di amianto sono lunghi.

Nessuno, tra quelli che sapevano che l’amianto era pericoloso, ha mai parlato, non sono state usate protezioni e non hanno mai sottoposto i militari a screening medici per monitorare il loro stato di salute.

Quando mio padre iniziò a stare male, non poteva neanche uscire, stava su una sedia a rotelle. È stato sottoposto a sedute di radioterapia e aveva dolori fortissimi.
Nei periodi in cui ha avuto dei miglioramenti io e i miei fratelli lo abbiamo portato in barca a pescare.
Quando è venuto a mancare, ho pensato che avremmo dovuto fare qualcosa perché è morto per le incurie degli altri. Per questo decisi di rivolgermi all’avvocato Ezio Bonanni.
Per avere giustizia. Mio padre diceva sempre: la giustizia è lunga ma prima o poi arriva. Confido che sia così. Per lui e per tutti quelli che hanno perso la vita per svolgere il lavoro che amavano non sapendo che sarebbero andati incontro alla morte”.

I GIOCHI DEL FUTURO CHE VERRA’, VERRA’…

Giochi del Futuro
Giochi del Futuro

Ieri, puntualmente, qualcuno ha appiccato il fuoco nei boschi di Cortina, sacri al ricordo della Prima Guerra e doppiamente vincolati al passato futuro olimpico. A pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia, amava dire Andreotti, buon amico di Onesti, riprendendo una proverbiale battuta di Papa Ratti, Pio XI.

I ragazzi italiani e il loro futuro

Futuro

Futuro

E sempre ieri e ieri l’altro, ovvero quasi mezzo secolo fa, proprio il Presidente del CONI di allora, appunto Onesti, si compiaceva di una scelta strategica come quella dei Giochi della Gioventù, che avevano mobilitato la maggioranza dei comuni italiani, restituendo la periferia allo sport e viceversa, con tutti quegli elementi di genuinità che avrebbero alimentato un nuovo corso ed una nuova fase, come necessaria conseguenza e premessa futuribile, dopo l’epocale edizione dei XVII Giochi Olimpici a Roma.

Negli anni sessanta, i Partiti, stimolati dalle proposte degli Enti di Propaganda Sportiva e dai Sindacati avevano manifestato intenti di riforma ed Onesti non intendeva farsi trovare sbilanciato, farsi spiazzare, giocando d’anticipo e riuscendoci, salvo rimanere vittima del “fuoco amico” nel 1978.

Infatti, con la dipartita del suo mentore, gli stessi Giochi della Gioventù e la loro premessa, i Centri Olimpia, persero vigore, sino ad insabbiarsi nel corso degli anni ottanta, mentre la politica reiterava proposte di cambiamento prima con Signorello e poi con Lagorio, fino ai nostri giorni, in cui la metamorfosi di CONI Servizi in Sport e Salute Spa si è rivelata un vero e proprio “Uovo di Colombo”.

Adesso, nel silenzio che ovatta il Foro Italico e tra gli squilli di tromba che giungono da Palazzo Chigi, risalta l’indugiare nell’attesa di pronunciamenti ed eventi da parte di chi un tempo fungeva da mosca cocchiera, ovvero proprio da parte di quelli che oggi sono trasmutati in compassati Enti di Promozione Sportiva, alle prese più con i numeri che con la fantasia, in Federazioni di Discipline Sportive sbilanciate sul profilo tecnico e infine, ma non ultimo, nelle Associazioni Benemerite che, nella loro diversità per storia e obiettivi, hanno la comune peculiarità di essere detentrici, custodi e potenziali promotrici dei valori certi associabili all’idea che lo sport promuova la cultura della salute, migliorando la qualità della vita, rendendo la società civile e snellendo il bilancio dello Stato.

Sport inteso come fattore di sviluppo sociale

La progressiva burocratizzazione e professionalizzazione del sistema sportivo, ne ha paradossalmente reso difficile la gestione, per costi eccessivi, esagerati che questo ha generato e per lo squilibrio creatosi con il mondo del volontariato, essenziale per lo sport inteso come fattore di sviluppo sociale.

Futuro

E allora? Allora, sulla base di scelte progettuali ispirate ad obiettivi futuri di profilo nobile, molte cose potrebbero cambiare, come appunto lo stesso ruolo delle Associazioni Benemerite …

• AMOVA – Associazione Medaglia d’oro al valore atletico
• ANAOAI – Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia
• ANPSC – Associazione Nazionale Promozione Sportiva nelle Comunità
• ANSMES – Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo
• AONI – Accademia Olimpica Nazionale Italiana
• APEC – Associazione Pensionati CONI
• CESEFAS – Centro di Studi per l’Educazione fisica e l’Attività Sportiva
• CISCD – Comitato Italiano Sport Contro Droga
• CNIFP – Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play
• CONAPEFS – Collegio Nazionale Professori Educazione Fisica e Sportiva
• FIDIS – Federazione Italiana Dirigenti Sportivi
• FIEFS – Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi
• FISIAE – Federazione Italiana Sportiva Istituti Attività Educative
• SCAIS – Società per la Consulenza e per l’Assistenza nell’Impiantistica Sportiva
• SOI – Special Olympics Italia
• UICOS – Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi
• UNASCI – Unione Nazionale Associazione Sportive Centenarie d’Italia
• UNVS – Unione Nazionale Veterani dello Sport
• USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA: la tutela legale

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

AMIANTO ESPLOSIVO, NOBEL A GENOVA

Amianto genova
Amianto
Amianto

E così, dai e dai, i pronipoti di Alfred Bernhard Nobel, filantropo svedese spentosi nel suo ritiro di Sanremo nel 1896, noto per il premio da lui inventato, finanziato e naturalmente a lui intitolato, ma anche creatore dell’esplosivo principe, la dinamite, elemento distruttivo e micidiale se utilizzato per far male, oggi danno corso alla demolizione controllata del Ponte Morandi a Genova.

Nobel – ambito premio e sinonimo di sventure

Amianto

La presenza percentuale accertata di amianto tra le polveri generate dalla esplosione all’ora X, le nove – contrastata con bombardamenti d’acqua, barriere ed evacuazione dei tremilacinquecento abitanti – è stata considerata un male inevitabile e l’uso dell’esplosivo necessario per ridurre di sette mesi il tempo necessario per un abbattimento meccanico. 

Certamente, una grande differenza rispetto all’apocalisse di Roma, quando volò per aria il Velodromo Olimpico, senza precauzione alcuna, ma pur sempre una scelta che privilegia l’economia del tempo e del denaro rispetto al rischio supremo della vita.

Uso perverso della potenza

Dunque, tra annunci e dirette tv, ancora una vittoria per Nobel. Ambito premio, ma anche sinonimo si sventure, dalle guerre al terrorismo, per l’uso debito, ma comunque perverso della sua potenza, come nel caso ultimo del Ponte Morandi, a Genova. Corsi e ricorsi, come per l’amianto nelle sue applicazioni industriali, anche la dinamite dette grandi opportunità di lavoro con stabilimenti e produzioni in Piemonte (Dinamitificio di Avigliana).

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti dei lavoratori esposti ad amianto e altre sostanze cancerogene. L’associazione con un team di tecnici, garantisce assistenza a tutti i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni, si può richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA conduce la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate.  La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un team di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate. Il fine è il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Infine attraverso l’ONA è possibile avere tutte le informazioni riguardo amianto Genova ultime notizie.

 assistenza ona

Rischio cemento amianto Genova

I ponti e le altre strutture che sono state realizzate in cemento amianto prima dell’entrata in vigore dell’art. 1, L. 257/92, sono a rischio anche per esposizione ad amianto. Per il caso del Ponte di Genova (Morandi), come già segnalato dall’Avv. Ezio Bonanni, si è verificata la condizione di rischio. In ordine alle modalità di abbattimento delle parti mancanti, l’ONA aveva segnalato la necessità di evitare l’esplosione delle campate rimanenti. In ogni caso, l’impegno dell’associazione ha permesso di evitare l’ulteriore aerodispersione di polveri e fibre di amianto. Non vi è soglia al di sotto della quale il rischio asbesto si annulla. È chiarito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (rischio amianto Organizzazione Mondiale della Sanità).

Processo Eternit Bis: la corte rigetta l’eccezione

Processo Eternit Bis
Processo Eternit Bis

Si è tenuta oggi la quarta udienza dibattimentale del processo Eternit bis, che si è svolto nell’aula 116, dinanzi la II Sezione della Corte di Assise di Napoli presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere, Maurizio Conte.

L’obiettivo è ottenere il risarcimento per le famiglie!

La Seconda Corte di Assise di Napoli ha respinto la richiesta di proscioglimento motivata avanzata lo scorso 31 maggio dall’avvocato Astolfo Di Amato, difensore dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato a Napoli per l’omicidio volontario di otto persone.

Il magnate svizzero, già nel precedente processo, è stato accusato per il disastro, la rimozione ed omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Le motivazioni della decisione sono state lette all’inizio dell’udienza. Il presidente Barbarano ha poi aperto la fase dibattimentale con le richieste dei mezzi istruttori. Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati delle associazioni Osservatorio Nazionale Amianto e Mai più Amianto, Flora Abate e Elena Bruno.

Pertanto, non sussiste quella medesimezza del fatto richiesta dall’art 649 c.p.p., necessaria per addivenire ad una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere. 

Giustizia sarà fatta. Avanti con il processo con l’auspicio che le ipotesi accusatorie trovino conferma con la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Se l’esito andrà nella direzione sostenuta dall’accusa, il nostro impegno sarà quello di ottenere il massimo risarcimento per le famiglie”.

Sono queste le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni che, nel processo Eternit (stabilimento di Bagnoli) in Corte di Assise a Napoli, si è costituito parte civile con l’Avv. Flora Rose Abate del Foro partenopeo. 

Il processo è stato aggiornato alla prossima udienza del 27.09.2019 ore 11:00 per l’escussione dei due ingegneri testimoni dell’accusa.

Eternit bis: cosa è accaduto prima di oggi?

Processo Eternit Bis

Il processo del capoluogo campano è nato in seguito allo spacchettamento di quello torinese. Dopo la suddivisione dell’inchiesta, quest’ultimo, è stato diviso in quattro tribunali territorialmente competenti. Torino per CavagnoloVercelli per Casale MonferratoReggio Emilia per RubieraNapoli per Bagnoli.

L’accusa originaria riguardava 258 operai morti di mesotelioma causato dalle fibre di amianto. Nel processo napoletano sono state accolte le tesi dei pubblici ministeri, Frasca e Giuliano, e anche quelle dell’avvocato Ezio Bonanni.

La strage del Berlaymont

La strage del Berlaymont
La strage del Berlaymont

Amianto nel palazzo che ospita la Commissione Europea

Il palazzo istituzionale che ospita la Commissione europea era pieno di amianto. Le fibre di killer, di cui si conosceva la pericolosità, hanno provocato una strage

 Questa è la storia di un uomo, Arnaldo Lucaccioni , che ha lavorato alle dipendenze della Commissione Europea a palazzo Berlaymont a Bruxelles, dal 1962 al 1991.
Ma non è solo una storia individuale.
È il “racconto” di una strage che poteva essere evitata, di persone che sono morte con i polmoni imbottiti di fibre di amianto e di altri che ricercano i colpevoli.
Come Arnaldo.
Nel 1962,dopo aver fatto domanda, Arnaldo viene assunto come ausiliario presso la biblioteca centrale della direzione generale dalla Commissione Europea.
Ha svolto vari incarichi che lo hanno portato a una serie di successi e avanzamento di carriera: «Nel 1964, dopo aver vinto un concorso interno, fui nominato Funzionario Europeo presso la Divisione Prezzi Agricoli della Direzione Generale dell’Agricoltura. Passando alla Direzione degli Affari Internazionali) fui inviato in missione permanente a Ginevra per partecipare ai negoziati della fase finale della parte agricola del Kennedy Round nel quadro delle Nazioni Unite…».

La storia di Arnaldo e della sua famiglia

Mentre Arnaldo era preso dal suo lavoro e dai suoi successi, i genitori, per stargli accanto, decisero di trasferirsi in Belgio e lavorarono come operai addetti alle pulizie degli uffici della Commissione Europea.

Di ritorno da Ginevra, nel settembre del 1967, ad Arnaldo e ai suoi genitori, vennero assegnati gli uffici dell’ala est del Berlaymont , mentre gli operai stavano costruendo le altre tre ali del palazzo.

Nessuno fece caso che le pareti delle nuove costruzioni venivano coibentate con grandi quantità di amianto, che veniva spruzzato senza alcuna precauzione saturando l’aria con “quella” polvere che si depositava dappertutto.


«È stato in quel momento che ho respirato moltissime fibre di amianto. Ci abbiamo perfino camminato sopra: era come neve.
Dopo l’occupazione completa dell’edificio, il problema dell’amianto ha continuato ad essere sollevato.
Ricordo un ufficio che doveva essere spolverato due volte al giorno. Un funzionario interessato prese un campione di questa polvere e la fece analizzare. Era composta da amianto.
Decisi, così, di fissare al muro una locandina con un teschio cui si sovrapponeva una croce, quella delle ali del Berlaymont. Sopra c’era scritto “Questo edificio è pericoloso”.

Ho rischiato di perdere il posto di lavoro, ma tutti dovevano sapere che quell’edificio era pieno di amianto e speravo che qualcuno facesse qualcosa».

La presenza di amianto e i danni alla salute

Le condutture dell’acqua, le guaine dei telefoni erano protette da amianto. Il controsoffitto, le pavimentazioni erano costituite da asbesto. I locali erano privi di finestre apribili.
La pericolosità dell’amianto era ben nota a quei tempi, tanto che la NATO aveva escluso l’utilizzo di quell’edificio come sua sede per alcuni motivi di sicurezza.
La struttura del palazzo non consentiva ai pompieri di raggiungere piani elevati in caso di incendio. Inoltre, il legno era utilizzato come elemento principale negli interni.
Arnaldo in quel periodo era molto preoccupato.
Sentiva l’angoscioso dimenarsi dell’ansia che sembrava soffocargli il respiro, segnale di una paura, quella di ammalarsi a causa delle fibre di amianto, paura che si sarebbe rivelata fondata nel giro di poco tempo.
Nel 1990 gli diagnosticarono, all’età di 49 anni, un “carcinoma bronchitico nel lobo superiore del polmone sinistro” in tre istituiti: l’ospedale Saint Luc, l’Istituto Bordet, l’Ospedale Erasme.
Il 12 marzo subì la rimozione del lobo superiore del polmone sinistro, presso l’ospedale Erasme.
Frammenti di un campione del polmone furono poi assegnati per l’analisi mineralogica al Capo della Clinica del reparto di pneumologia dell’ospedale.
Nel novembre del 1990, dopo numerose richieste di Arnaldo, gli consegnarono i risultati dei test effettuati dal Dr. De Vuyst.

Essi rivelavano la presenza di fibre di amianto nei campioni analizzati, in ragione di 680 corpi di asbesto per grammo di tessuto secco.

Ammalarsi a causa della fibra killer

Così  Arnaldo chiese al dott. Hoffmann, responsabile del servizio medico della commissione, di analizzare i campioni, per sapere se le fibre di amianto presenti nel suo corpo erano della stessa natura dell’asbesto che si trovava nel palazzo del Berlaymont.
I risultati, poi consegnati da Arnaldo al capo del Servizio medico, il 26 Maggio del 1991,mettevano in evidenza una concentrazione di 6 milioni di fibre di crisotilo per grammo di tessuto secco, tipo di amianto effettivamente presente nel Berlaymont.

E non era che il primo di una lunga lista di persone che si ammalarono o morirono a causa della fibra killer.
Non si parla solo di amianto ma di storia, una storia che si ripete troppe volte, portando alla morte innocenti che lavorano per compiere il loro dovere e che troppo spesso vedono negati i loro diritti.

Quel palazzo, poi, a Bruxelles, con le tre ali della morte, in cui l’amianto regnava sovrano, è stato evacuato in seguito all’insorgenza della malattia di Arnaldo. E 3500 funzionari sono stati evacuati.

Dopo l’operazione, il 28 Novembre del 1990, Arnaldo ha inoltrato una domanda di riconoscimento di malattia professionale per l’insorgenza del “carcinoma broncopolmonare” e per aver lavorato in ambienti che contenevano materiali a base di amianto.
In seguito alla visita presso la Commissione di invalidità di Bologna, la Commissione europea lo mandò in pensione per inabilità al lavoro.
Il 23 Novembre del 2018 Arnaldo si è sottoposto a una visita urologica, per l’insorgenza di una tumefazione scrotale sinistra.

Diagnosi di mesotelioma della tunica vaginale del testicolo

Il dott. Paolo Mengoni gli ha diagnosticato “un voluminoso idrocele sinistro”. Si sospetta, pertanto, un “mesotelioma della tunica vaginale testicolare”.
« Il 1°agosto del ’91 mi hanno messo in invalidità e, solo nel 94, hanno riconosciuto la malattia professionale. Mi è stato tolto il 30 % e dello stipendio ingiustamente. E non sono purtroppo l’unico che si è trovato in questa situazione. È una vera e propria ingiustizia».

Secondo gli atti, Il PM, il 29 maggio 2019, ha formulato – riguardo al procedimento penale – richiesta di archiviazione, senza che siano stati effettuati i necessari accertamenti da cui attingere elementi per la configurabilità del delitto di cui all’art. 590, co. 3, c.p., con l’aggravante specifica della violazione delle norme in materia di prevenzione e di infortuni sul lavoro e di cui all’art. 434 c.p.

 Il P.M., nella richiesta di archiviazione, afferma che «si evidenzia, in primo luogo, trattandosi di reato commesso all’estero da soggetto straniero (allo stato non identificato), la mancata ricorrenza di tutte le condizioni previste dall’art. 10 c.p., ossia la presenza del reo nel territorio dello Stato e la commissione di un delitto punito con pena minima non inferiore ad un anno (nel caso di specie, trattasi di lesioni colpose gravi, punite con pena minima di tre mesi)».
Tra i presidenti della Commissione Europea ancora in vita, che avrebbero potuto e dovuto evitare il perpetrarsi della strage verificatasi, vi sono tra l’altro anche cittadini italiani. In secondo luogo, preme precisare che non si tratta di reato commesso all’estero, in quanto la Commissione Europea, nello specifico il palazzo del Berlaymont, gode di extraterritorialità, ed è assimilabile a qualsiasi ambasciata italiana all’estero, soggettata pertanto alle leggi italiane».

Hanno messo i lavoratori in condizione di rischio per la salute

Molti altri funzionari sono stati costretti a lavorare nel Berlaymont, mentre i responsabili del Servizio tecnico, del Servizio Sicurezza e Igiene del Lavoro e il Servizio medico, i loro superiori gerarchici, il Direttore Generale del Personale e dell’Amministrazione, il Commissario che sovrintende la DG IX, e, all’interno dello Stato belga, per lo meno il Ministro dei Lavori Pubblici, che conoscevano e non potevano non sapere, hanno permesso che tutti questi funzionari lavorassero in condizioni di rischio per la loro salute.
Nel corridoio davanti allo studio di Arnaldo una lamella di legno di mezzo centimetro di spessore copriva fino a 40 cm di amianto.
Troppi sapevano e nessuno ha fatto niente per evitare la malattia e la morte di queste persone che erano lì solo per svolgere il loro lavoro.
Anche i genitori di Arnaldo sono morti a causa dell’inalazione di fibre di amianto.

Una lunga lista di nomi, quella dei morti e degli ammalati e una causa in corso, per capire quali furono i responsabili e per avere giustizia.