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Mesotelioma amianto brigata Folgore

Folgore
Folgore

Giovanni Battista Signorelli, ex paracadutista deceduto per amianto

Un basco amaranto, a simboleggiare il sacrificio e l’onore, una divisa militare, lo stemma di un paracadute con le ali. Tanto coraggio e amore per la patria.
 Erano questi gli ideali che caratterizzavano molti dei paracadutisti italiani, allora come oggi, senza paura di lanciarsi nel vuoto da un elicottero con un paracadute. Fieri del loro essere militari, dei faticosi addestramenti e del valore che hanno dimostrato anche durante una famosa battaglia: quella di El Alamein.
> Ma tutt’oggi ci sono ancora molti casi “controversi ” nella storia dei parà, come nelle altre realtà, tra cui l’amianto.
>Ma è di amianto che voglio parlare, della storia di un ex parà, Giovanni Battista Signorelli, che ha prestato servizio presso la scuola militare Paracadutisti a Pisa e, successivamente, a Siena presso la Brigata Paracadutisti “Folgore” dal 7 Giugno 1969 al 6 settembre del 1970.

Ha conseguito, nella scuola Militare di Monza, l’abilitazione di “paracadutista abilitato al lancio”, il grado di caporale maggiore par. presso il Battaglione Sabotatori e  il diploma di “paracadutista scelto” presso la Brigata Paracadutisti “Folgore”.
>Giovanni Battista, nel periodo di servizio è stato adibito a compiti operativi che lo hanno esposto a molti rischi e ha lavorato in “particolari condizioni ambientali ed operative”.
 
Il C.le Magg. Par. Signorelli Giovanni Battista “durante il servizio alle armi dal 7/06/1969 al 6/09/1970 ha mantenuto onorevole comportamento dimostrando di possedere in misura eminente: – senso del dovere; – amor di patria; – spirito di corpo ed attaccamento alla specialità paracadutisti” (cfr. doc. 6/b: Attestato rilasciato dalla Brigata paracadutisti “Folgore” in data 6/09/1970);

La storia di Giovanni Battista Signorelli

“Come folgore dal cielo”, cantavano i paracadutisti italiani e Giovanni orgoglioso di farne parte, conservava con amore il basco, lo stemma e alcune foto di quel periodo. Parlava con esaltazione e orgoglio di quegli anni di servizio militare.
Solo due anni, che hanno portato in lui ricordi malinconici e formato il suo carattere ma che lo hanno portato alla morte per mesotelioma pleurico.

Come risulta dagli atti: “ In tale periodo, la sua esposizione a polveri e fibre di amianto è risultata superiore, poiché nei mezzi corazzati, al pari delle unità navali e negli aeromobili ed elicotteri, l’amianto fu utilizzato ubiquitariamente, nella componentistica e, all’epoca, anche come materia prima “.

Giovanni Battista “ha condotto un carro armato leggero denominato M24 “CHAFFEE”, già utilizzato durante la II Guerra Mondiale dall’esercito americano e ceduto in elevato numero anche all’esercito italiano nel dopoguerra al fine di ricostituire la componente corazzata nazionale dopo l’ingresso, nel 1949, dell’Italia nella NATO”

“Erano in dotazione del militare la pezza di amianto per il cambio canna della mitragliatrice MG42/59; guanti in amianto per bocca da fuoco mortaio 120mm e 81mm, in dotazione a tutte le Forze Armate italiane e anche alla brigata paracadutisti Folgore. Altresì, all’epoca erano usati della brigata paracadutisti Folgore due tipologie di cannoni controcarro “senza rinculo” di origine americana (M18 da 57mm ed M40 da 106mm), anch’essi dotati di protezioni in amianto, al fine di poterli manipolare durante l’uso.
>
Inoltre gli elicotteri utilizzati in quegli anni dalla brigata paracadutisti “Folgore” contenevano innumerevoli guarnizioni, rivestimenti e altri componenti in materiali contenenti amianto.
>
Si parla ancora poco dell’uso dell’amianto negli aerei ma nel 2013 l’INAIL ha confermato che: “l’amianto a bordo degli elicotteri delle nostre Forze Armate c’è, ed è evidentemente un problema tanto serio da venire esplicitamente menzionato nell’ultimo rapporto del Registro Nazionale Mesoteliomi, tenuto dal dipartimento di medicina del Lavoro dell’Inail : “Risulta che la scatola del rotore può essere coibentata con amianto […]. È segnalata inoltre la presenza di pannellature in amianto inserite nei pianali”.

L’intervista alla figlia Angela

La figlia Angela, durante l’intervista, racconta con dolore e malinconia: “Papà aveva solo vent’anni quando si è arruolato e si congedò dopo un solo anno per dare una mano alla sua famiglia.
Era una persona forte, si è ammalato da un momento all’altro e per tutti noi fu un duro colpo”.

Quali furono i primi sintomi di malessere di suo padre?

“Il primo segnale fu un forte affanno dopodiché iniziò a fare delle visite. Lo pneumologo, dopo vari accertamenti, gli diagnosticò il versamento pleurico e all’humanitas confermarono la diagnosi di mesotelioma”.

Venne sottoposto a chemioterapia?

“La chemioterapia la fece, ma non ebbe alcun effetto. Neanche quella sperimentale.
Non era operabile.
Era troppo tardi.

Come ha reagito suo padre dopo aver scoperto che la malattia era dovuta ai soli due anni di esposizione all’amianto durante il servizio militare?

Era distrutto. Ucciso dalla cosa che amava di più.
>Peggiorò rapidamente, faceva fatica a stare in piedi e questa cosa lo rendeva irritabile perché è sempre stato un uomo indipendente, una spalla per tutti noi.
Ci ha sempre dato forza ed era frustrante per lui doversi fare aiutare per salire poche scale o scendere dall’auto.
Dopo la chemio fu operato d’urgenza a Treviglio e ci ha lasciato dopo solo due giorni…”.

La morte del padre di Angela

Fu uno shock per Angela, non ebbe neanche il tempo di accettare il fatto che suo padre fosse malato, quando la morte lo strappò violentemente dalle sue braccia.
>Le stesse braccia calde che l’avevano sempre coccolata, non avrebbe più rivisto il suo sorriso, il suo scherzare che le metteva allegria e sapeva trasmettere ottimismo a tutti anche nei momenti più bui.
Un padre.
Che ha saputo amare la sua famiglia più di ogni altra cosa, più di sé stesso e del suo lavoro. Era presente per i suoi figli nei momenti tristi e in quelli di gioia.
 Ucciso dalla patria.

L’ultima volta che sono andata a trovarlo- continua Angela-a differenza delle altre volte mi disse: “Sto morendo”.
Io risposi: “Papà, non dirlo neanche per scherzo”.
Invece era vero. Io non ho mai capito, fino a quando non ho perso il papà, il dolore che si prova.
è un dolore che non passa. Neanche con il tempo.
 Il tempo non aiuta a dimenticare. Devi solo imparare a conviverci.
 Il mio Papà era il mio papà.

Angela e i suoi familiari si sono rivolte all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Aminto. Per avere giustizia per quel padre perso troppo presto e perché tutti possano essere consapevoli del fatto che l’amianto uccide.
 Ancora oggi.

Protocollo Montilla cura militari

Dott. Pasquale Montilla
Dott. Pasquale Montilla

Protocollo Montilla cura militari. Pasquale Montilla, oncologo medico, impegnato nella cura delle vittime dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e di altre sostanze tossico nocive, cui sono stati esposti, massivamente, i nostri militari impegnati nelle c.d. ‘missioni di pace’.

Siamo di fronte alle vittime della pace, una strage silenziosa contro cui si leva l’oncologo Calabrese.

Protocollo Montilla cura militari

Nessuna rivoluzione copernicana, piuttosto un cambio di prospettiva nel metodo scientifico e nell’approccio sanitario, poiché si parte dal presupposto dello screening tossicologico, secondo le linee guida internazionali di tossicologia clinica applicata e descrittiva.

Quello dell’oncologo Montilla è un approccio di screening onco-tossicologico che dimostra che i cancerogeni possono essere indentificati su specie umana e non solo con indagini retrospettive.

Questo avviene analizzando casi e controllando soggetti umani, ma soprattutto identificando in prospettiva le sostanze che possono provocare mutazioni.

Il Protocollo Montilla cura militari rappresenta in sintesi un modello sprimentale di trattamento clinico utilizzando tecniche diagnostiche avanzate di nanotecnologia per ottenere analisi complete sui militari italiani contaminati da metalli tossici e nucleotidi radioattivi, mirate terapie di decorporation.

L’importanza della prevenzione

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, persegue la tutela della salute e dell’ambiente, attraverso la c.d. prevenzione primaria.

Per prevenzione primaria si intende evitare ogni forma di esposizione ad amianto, e ad altri agenti patogeni, cancerogeni e tossico nocivi. In questo modo si evita alla radice il problema dei danni alla salute.

Mentre in seconda battuta la c.d. prevenzione secondaria, e cioè la diagnosi precoce, e le cure più efficaci, alimentate dalla ricerca scientifica.

Abbiamo intervistato il Dott. Pasquale Montilla, il quale cita e scrive, oltre alla sua filosofia, anche le fasi del trattamento cui sottopone i pazienti contaminati da sostanze tossiche e tossico-nocive.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati. In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita.

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione.

L’associazione guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Tutela anche dei lavoratori non ancora ammalati

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Le fasi del Protocollo Montilla cura militari sono essenzialmente tre.

Prima fase:

Il paziente è sottoposto ad esami diagnostici tossicologici mirati per la ricerca di biomarcatori e agenti cancerogeni e mutageni riconosciuti in bioaccumulo cronico.

Quindi si procede al trattamento infusionale terapeutico. Ovvero una terapia con agenti farmacologici di decorporation che servono alla detossificazione dei soggetti.

Con infusioni programmate in un determinato ciclo temporale si eliminano i metalli tossici  e si controlla la qualità e la quantità degli analititossici eliminati.

La classe dei farmaci utilizzati e funzionali alla decontaminazione sono in sintesi agenti complessanti del  veleno-cancerogeno-mutageno

Seconda fase:

è quella del controllo del quadro clinico tossicologico e del risultato ottenuto in termini del recupero del danno e dell’abbattimento dei metalli tossici precedentemente individuati.

Terza fase:

sulla base delle nuove tecniche di tossicogenomica e di genetica molecolare è rappresentata dalla valutazione  del potenziale rischio  di mutazioni genetiche subite attraversol’uso di test genetici mirati .

L’Oncologo Montilla tiene a sottolineare di aver già sottoposto 30 suoi pazienti a queste modalità diagnostiche e terapeutiche che, in loro, ha assicurato la diminuzione di presenza di metalli tossici, e in generale un minor danno da esposizione.

Con questo sistema si è ottenuto il miglioramento di alcuni parametri clinici dei soggetti come il recupero dell’efficienza muscolare. Successivamente anche dell’ossigenazione, di una rigenerazione neurocognitiva ed funzioni sensorie più attive, miglioramento della neuropatia cronica e dolore cronico in molti pazienti

L’Oncologo è convinto che questo approccio multidisciplinare  rappresenta un percorso scientifico interessante.

Un metodo oncologico , tossicologico e genetico-molecolare su target genomico può contribuire ad una maggiore riduzione del rischio di contrarre una malattia da esposizione a Metalli Pesanti .

Protocollo MontillaSostenibilità dei costi

Il costo dei farmaci proposti è assolutamente sostenibile.

È questo il vero punto della faccenda del contingente dei militari italiani contaminati dai metalli tossici e dai nucleotidi radioattivi.

Per tanti anni l’apparato statale ha adoperato un approccio con metodo osservazionale.

È stata usata la sola convergenza statistica per valutare la sopravvivenza come obiettivo senza superare un ostacolo supplementare su come ridurre realmente la mortalità con un approccio scientifico disponibile e frutto delle nuove conoscenze scientifiche .

Il solo criterio osservazionale, statistico, descrittivo per identificare i fattori di rischio correlabili in un sospetto avvelenamento cronico da metalli pesanti non ha rappresentato la vera soluzione a completare la ricerca delle cause e di quei percorsi diagnostici terapeutici necessari sui militari in missione in Bosnia-Erzegovida.

Dott. Montilla, per quale motivo ha aderito all’ONA?

Ho aderito all’ONA perché è l’unica associazione organizzata nel territorio nazionale a tutela delle vittime di amianto, uranio impoverito, radon e altri agenti tossico-nocivi che stanno provocando la morte di migliaia di esseri umani ogni anno.

Non sono risparmiati, anzi, sono duramente colpiti, coloro che hanno svolto missioni all’estero in territori contaminati.

Infatti hanno subito danni a causa dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, che hanno polverizzato carrarmati, installazioni e quindi dissolto in nanoparticelle amianto, etc., con conseguente inalazione e danno alla salute.

Per questi motivi, e per la meritoria azione dell’ONA ho aderito. Offrendo così all’Avv. Ezio Bonanni la possibilità di estendere le prestazioni medico sanitarie gratuite per gli associati e anche per i non associati (l’ONA infatti è una ONLUS che assicura assistenza medica gratuita).

Poi confidiamo anche nell’impegno diretto dell’Avv. Ezio Bonanni per ottenere il risultato di riconoscimento di vittima del dovere e risarcimento dei danni.

Dott. Montilla, quali saranno le sue attività nell’ONA?

Molto presto i pazienti saranno visitati anche presso l’Ambulatorio medico legale di Cisterna di Latina, diretto dal Dott. Arturo Cianciosi, medico legale e medico del lavoro,

Ora l’ONA si fortifica anche nella terapia, oltre che nella ricerca per quanto riguarda la detossicazione da metalli pesanti e/o materiali – sostanze radioattive, provenienti comunque dalla catena di decadimento dell’uranio.

Cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso terapeutico e a dare quindi il suo contributo all’interno dell’ONA?

Tutto è partito aspettando una valutazione oncologica su un militare nel 2017, militare tornato dai Balcani che presentavi una sindrome Mielodisplasia.

La valutazione clinica indicava la presenza di metalli tossici all’interno del midollo.

Ho chiesto al paziente come mai non era stata mai proposta un approccio diagnostico in quanto è evidente che la presenza di metalli tossici nel soggetto faceva ipotizzare un’intossicazione cronica da metalli tossici.

Ho iniziato a utilizzare delle molecole “antidoto” per ridurre il danno provocato da tossicità.

Per identificare la presenza dei metalli tossici ho utilizzato oltre al protocollo incursionale complessante, un esame spettrometrico di massa.

Un accertamento che veniva utilizzato su un campione urinario, dove venivano rilevati per quantità e qualità i metalli tossici che erano stati riscontrati dall’UNEP in Serbia in elevate concentrazioni.

TRA MALTA E LAMPEDUSA, IL TEVERE BOJACCIA

ROM Roma
ROM Roma

LampedusaPer quella bambina appena nata, gettata tra i flutti del Fiume “bojaccia”, non c’è stata accoglienza, un passaggio diretto dalla luce al buio assoluto. Ecco, quel che attende chi viene “accolto” e poi lasciato alla mercé dell’incognito, salvo miracoli.

Problema emigrazione, dalla luce al buio assoluto

Dunque, la terza opzione, quella tra i porti più o meno chiusi è quella di una odissea ai margini della società, mimetizzati tra la vegetazione urbana inselvatichita, nelle aree golenali, nelle bolge infernali delle stazioni, ai semafori con le mani tese, nelle infrastrutture in degrado, nelle auto abbandonate o peggio, sulla strada al servizio dei ras dello spaccio e della prostituzione.

È evidente, che, quel che può essere una risposta all’emergenza di un momento, non può assumere la caratteristica di un servizio permanente effettivo, salvo cambiare radicalmente impostazione, protocolli, regole di una società civile non basata sulle dinamiche dell’immigrazione forzata.

Posto che questo non è previsto, né in fieri, che l’intero continente europeo nicchia, occorre fare di necessità virtù, magari con adozioni a distanza garantite nei paesi di emigrazione ed una cinica guerra a pirati, trafficanti, scafisti e collusi, per intenderci, quelli che sulla schiavitù di ritorno e la finta accoglienza ci campano e si arricchiscono, peggiorando il livello di degrado evidente, che già ammorba il nostro territorio tra pattume non smaltito, discariche regolari e irregolari esauste e inquinanti, l’amianto di buona memoria in attesa di rimozione, i fuochi “purificatori” accesi in quella terra apparentemente di nessuno, che è pur sempre il perverso nesso tra il mefitico sommerso, tra la compromissione consapevole del territorio e la salute di tutti noi cittadini.

Il problema dell’accoglienzaLampedusa

In queste condizioni, mi chiedo di come ci si possa attribuire il titolo di campioni dell’accoglienza, a fronte del progressivo disastro in essere, proprio legato a questa pretesa di essere sul posto più alto del podio, ad ogni costo. In effetti, i nostri addetti al salvamento in mare sono riusciti e riescono a fare anche miracoli.

Non abbandoniamo nessuno, che sia vivo o morto, al momento del naufragio, ma poi sostanzialmente ci disinteressiamo di coloro che sono salvati e finiamo per perderne sistematicamente le tracce.

Questo avviene con migliaia di adulti e quel che è ancora più grave, di minori. In realtà, molti di questi soggetti, riappaiono come rivoli di un immenso diffuso fiume carsico in ogni angolo del nostro Paese, cui stiamo tentando in tutti i modi di togliere l’aggettivo distintivo per eccellenza, quello di “Bel”.

Situazione disarmante e scandalosa

È disarmante vedere che queste migliaia e migliaia di derelitti vengono lasciati al proprio destino, abbandonati in condizioni orribili in ogni dove loro pensano di nascondersi, spesso in luoghi sensibili e visibili come capita a Roma, dove sono accampati sotto i ponti e lungo gli argini del Tevere, piuttosto che nelle esedre dell’EUR, nei parchi e nei parcheggi, nei sottopassi o intorno a San Pietro e non soltanto, come si vede ovunque, ma appunto intorno e dentro le strutture pubbliche, di servizio e di urgenza come i pronto soccorso, le stazioni della metro e secondarie ferroviarie non presidiate o nei complessi abbandonati, come capita all’Ospedale Forlanini.

LampedusaFaccio la riflessione che in una situazione chiaramente fuori controllo, in cui le manutenzioni delle strade e del verde sono ferme da tempo, gli stadi come il Flaminio vanno in malora, i beni sequestrati alla criminalità seguono la stessa sorte, il materiale rotabile, treni e metropolitane sembrano carri allegorici, tanto sono pittati e ripittati dai grafitari.

Eppure, questo modo d’essere, di rinunciare al proprio decoro con l’alibi buonista del dovere o della scelta alternativa dell’accoglienza deve essere avvertito come un sintomo di malessere predittivo di rischi più gravi, di quello che sta diventando un tentativo di suicidio, non soltanto di chi governa al centro e in periferia, ma da parte degli stessi cittadini che, per protesta, si astengono o trasferiscono sempre di più e con facilità il consenso, senza se e senza ma, con percentuali senza precedenti, per liste e candidati che possono vantare il merito della novità , della presunta diversità e della probabile capacità di governo, salvo verifiche.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

Amianto nella GoodYear di Cisterna di Latina

Amianto GoodYear
Amianto GoodYear

Latina, 05.07.2019 – Il G.i.p. di Latina, Dott.ssa Giorgia Castriota, si è tenuta l’udienza camerale per discutere sull’archiviazione del caso relativo al decesso del Sig. Antonio Trapella, ex lavoratore della GoodYear di Cisterna di Latina.

Ordinata l’imputazione coatta per il decesso del Sig. Antonio Trapella

Il Sig. Antonio Trapella, deceduto in data 02.11.2011, ha lavorato per ventotto anni (dal 1973 al 2000) in capannoni con copertura di 60.000 mq di eternit, nei quali vi erano diversi macchinari con freni con ferodi in amianto. 

Non vi è alcun dubbio, pertanto, che il decesso per “carcinoma polmonare squamoso” sia conseguito all’esposizione lavorativa ad agenti chimici pericolosi (amianto, nerofumo, idrocarburi, ammine aromatiche, talco, silice, solventi, fumi, vapori) caratterizzati da forti tossicità e presenti nello stabilimento della GoodYear di Cisterna di Latina, così come accertato nei numerosi procedimenti civili e penali incardinati contro i Direttori della GoodYear.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

L’Intervento del G.i.p. 

Il G.i.p., evidenziando come dinanzi al Tribunale di Latina sia pendente, in fase dibattimentale, un altro processo contro i vertici della GoodYear, tutti imputati dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose, aggravati dalla violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha disposto al P.M. di formulare l’imputazione c.d. coatta nel termine di tre mesi, previa identificazione dei titolari delle posizioni di garanzia. 

“La condizione di rischio amianto e di altri cancerogeni presso la Good Year di Cisterna di Latina, renderebbe necessaria l’istituzione della sorveglianza sanitaria, e di una maggior attenzione da parte degli organi inquirenti, la cui richiesta di archiviazione è stata sconfessata dal G.i.p. del Tribunale di Latina. Ci aspettiamo che si faccia giustizia per le vittime in Good Year di Cisterna di Latina”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, difensore dei familiari del Sig. Antonio Trapella e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.  

Fabio Massimo Castaldo vicepresidente del Parlamento europeo

Fabio Massimo Castaldo
Fabio Massimo Castaldo

Il vicepresidente del Parlamento Europeo

L’On. Castaldo, durante gli incontri a Latina, ha ribadito più volte il suo impegno nel tutelare gli esposti all’amianto e nel lottare per ottenere fondi destinati alla bonifica. 

Fabio Massimo Castaldo, deputato M5S, ottiene 248 voti e conquista di nuovo la Vicepresidenza del Parlamento europeo. Per la prima volta un deputato dei non iscritti conquista questo ruolo.

«Questo risultato premia il lavoro che il Movimento 5 Stelle ha svolto nella scorsa legislatura all’interno del Parlamento europeo. Che deve diventare la casa di vetro di tutti i cittadini», afferma Castaldo, visibilmente emozionato, dedicando la vittoria al padre malato.

«Chi ci criticava sostenendo che il Movimento 5 Stelle fosse isolato in europa, ora deve ricredersi. Con orgoglio e con grande senso di responsabilità continueremo a rappresentare al meglio i nostri cittadini e l’Italia in Europa.

La storia dell’Onorevole Castaldo

Castaldo, nato a Roma nell’85, è cresciuto e vive ad Ardea, una bellissima città che sorge su una roccia tufacea a sud di Pomezia, nel Lazio, famosa per il suo patrimonio archeologico, le suggestive origini mitiche, i famosi giardini della Landriana e per le coste sabbiose.

Affascinato dal diritto, Castaldo consegue una doppia laurea con lode in Giurisprudenza presso le Università di Roma-Tor Vergata e di Paris-Est Créteil.

«Il desiderio di contribuire direttamente e concretamente al cambiamento non solo dell’inadeguata classe politica italiana ma soprattutto del modo stesso di vivere la politica, ormai lontana dal perseguimento dell’interesse pubblico e dalla difesa dei nostri beni comuni, mi ha spinto a divenire un attivista del MoVimento 5 Stelle», continua il politico.

Nel 2013 Castaldo diventa collaboratore parlamentare di Paola Taverna, portavoce del M5S, nella primavera del 2014 viene scelto come uno dei candidati per le elezioni europee.

«Al Parlamento europeo – dice ancora Castaldo – ho scelto di essere membro di tre Commissioni, conciliando passioni e percorso formativo: Commissione Affari EsteriCommissione Affari Costituzionali e la Sottocommissione per la Sicurezza e Difesa, nelle quali sono coordinatore per il gruppo cui apparteniamo».

È stato eletto per la prima volta vicepresidente del Parlamento europeo il 15 novembre 2017.

Gli interventi di Castaldo alle conferenze dell’ONA

È intervenuto più volte alle conferenze organizzate dall’ONA.

Ne citiamo uno a Latina durante l’assemblea del 13 aprile 2019 sul tema “Latina tra amianto, nucleare e rifiuti” promossa dal presidente Ezio Bonanni e moderata dal dott. Ruggero Alcanterini.

Castaldo ha sottolineato il suo impegno e quello dei 5 stelle per risolvere i problemi che affliggono la regione Lazio e tutelare la salute dei cittadini.

Non solo ora ma a lungo termine, al fine di prevenire tutte quelle malattie correlate all’asbesto e ad altri agenti patogeni che potrebbero manifestarsi a distanza di molti anni a causa del lungo periodo di latenza.

“Permettetemi di ringraziare l’ONA e in particolare il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, un vero amico, – dichiara il nuovo vicepresidente del Parlamento europeo – per questo invito e per il lavoro di tutela che ha svolto incessantemente nei confronti di coloro che sono vittime dell’asbestosi e delle loro famiglie.

Un lavoro operato anche nei confronti delle istituzioni per chiedere un monitoraggio, svolto a livello nazionale, nei siti ad alto rischio per l’amianto e per ottenere che questa sostanza mortale venga eliminata in ogni luogo dove si rischia di essere esposti”.

Le sue dichiarazioni su Latina

Castaldo sottolinea la bellezza e la produttività di Latina e della provincia:

Un territorio con una grande vocazione turistica ma conosciuto dalle cronache anche per la presenza di amianto, rifiuti, nucleare.
Noi abbiamo sempre lavorato su questi temi e lottato affinché si stanziassero i fondi per la bonifica, per ridare ai giovani un ambiente salubre in cui vivere.
All’interno dell’Unione Europea abbiamo il principio di precauzione che dovrebbe garantire di agire in maniera preventiva e di implementare un modello che sia sostenibile.

Si possono utilizzare i fondi europei per bonificare edifici pubblici e stiamo lottando affinché questo diventi una priorità.
La ricchezza e il futuro dipendono non dal cercare di mettere una toppa ma di agire tempestivamente davanti a un pericolo per la salute umana, animale, vegetale e per l’ambiente”.