Ponte Morandi: NO al tritolo!

Tritolo

L’Osservatorio Nazionale Amianto ancora in trincea: depositata una seconda integrazione all’esposto querela del 20 febbraio 2019. L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, pone forte la necessità di evitare comportamenti imprudenti, come per esempio abbattere i residui del ponte con utilizzo del tritolo, che scatenerebbe una nube con presenza di fibre di amianto, sulla città di Genova, costituendo così una grave ipoteca per la salute pubblica e per l’ambiente.

Ezio Bonanni: “rischio amianto per la salute, sia rispettato il principio di precauzione”

Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa e l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) integrano per la seconda volta l’esposto-querela presentato in Procura lo scorso 20 febbraio 2019 con il quale aveva chiesto maggiori controlli sull’ipotesi dell’uso degli esplosivi al tritolo in relazione alla demolizione della Pila 8 dell’ex viadotto Morandi.

Nel documento si richiede l’apertura di nuove indagini sull’uso dell’esplosivo per l’abbattimento delle pile 10 e 11. Secondo Ona e il Comitato di Certosa, la popolazione, nonostante la presenza di date ufficiose riguardo l’esplosione del ponte, non sarebbe stata messa a conoscenza adeguatamente di questa intenzione e di alcuni temi connessi come l’evacuazione e lo stoccaggio e il trasporto dei detriti delle due pile fatte saltare in aria con la dinamite.

Al di là di tutte le rilevazioni e le valutazioni, temiamo ci sia un grave rischio per la salute dei cittadini e insistiamo perché venga applicato il principio di precauzione e venga rimosso alla radice ogni forma di rischio, con riferimento alle popolazioni investite del crollo del ponte” afferma il presidente ONA, Ezio Bonanni.

Il tema dell’amianto, presente nel manufatto, rende impossibile pensare a una “soglia rischio 0” per la popolazione dei due quartieri più vicini al Morandi, Certosa e Sampierdarena. Gli enormi piloni del ponte, inoltre, dopo l’esplosione al tritolo, andrebbero a cadere sul terreno del Parco Ferroviario contenente amianto e altre sostanze cancerogene, così come dimostrano le analisi effettuate sul pietrisco dalla stessa struttura commissariale.

Nei mesi scorsi, inoltre, un prodotto incapsulante blu e rosso è stato utilizzato e presumibilmente assorbito dal terreno. La ricaduta di enormi massi di calcestruzzo potrebbe rilasciare nell’aria polveri pericolose.

Una evacuazione “coatta” in una zona densamente abitata e il problema della frantumazione e del trasporto dei detriti, rappresentano molto bene il quadro critico, soprattutto per la popolazione residente, che una demolizione con esplosivo porterebbe. 

ONA e il Comitato Liberi Cittadini di Certosa chiedono anche la produzione di materiale documentale visivo sulle bonifiche effettuate nei palazzi collocati sotto al Ponte Morandi e destinati alla demolizione necessario per la trasparenza verso i cittadini, affinché si sappia che è stata fatta una bonifica secondo norma, che abbia individuato non solo l’eternit “esplicito” e conosciuto, ad esempio, delle vasche delle abitazioni, ma anche quello più “occulto” presente nelle pareti delle stesse case.

Un accento sulla salute pubblica e sulla salute ambientale

Ancora una volta, Ona e il Comitato di Certosa cercano di porre l’accento sulla salute pubblica e sulla questione ambientale, a tutela dei cittadini più esposti ai cantieri del Morandi (ricordiamo che a pochi metri vi è un Istituto Comprensivo e un Asilo Nido) chiedendo più centraline per il controllo della qualità dell’aria e uno screening epidemiologico sulla popolazione, soprattutto a quella parte di popolazione più soggetta ai pericoli dell’aria inquinata, ovvero i bambini

Anche la ricostruzione del futuro nuovo viadotto pone degli interrogativi, per questo si chiede verifica sulle lavorazioni per gli scavi dei nuovi piloni. Le terre di scavo, infatti, non vengono trattate come rifiuto speciale ma, come diverse testimonianze foto e video di alcuni residenti indicano, esse non vengono né bagnate né trattate come si dovrebbe con prodotti adeguati o inertizzanti.

La gestione di questo grande cantiere, ad oggi, è sembrata non tenere in conto la peculiarità più delicata: la presenza di un centro urbano e di una popolazione di numero importante, intorno all’ex viadotto Morandi. 

Una “svista” del genere non può essere tollerata. Contano le opere che fanno muovere l’economia di una città; ma, prima di esse, vi sono le persone. E le persone non sono fantasmi e devono essere tutelate in quanto cittadine e cittadini italiani. Senza se e senza ma.

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