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Caso Eternit bis, chiesti 4 anni a Torino per Schmidheiny

caso eternit
onduline eternit

Caso Eternit: chiesta una condanna a 4 anni per Stephan Schmidheiny nel processo di Appello bis di Torino. L’imprenditore svizzero, proprietario dell’azienda che per decenni ha utilizzato amianto, dovrà attendere ancora per la sentenza. In questo procedimento è accusato di omicidio colposo plurimo aggravato dalla previsione dell’evento di due persone.

Si tratta di Rita Rondano e Giulio Testore, entrambi lavoratori nello stabilimento Eternit di Cavagnolo. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto che si è costituita parte civile, assiste i familiari di Testore.

In due giorni Schmidheiny si è visto cadere sulla testa ben due richieste di condanna. Il 2 marzo scorso, infatti, la Procura di Napoli ha chiesto, per la morte di 6 operai e 2 cittadini della zona, sempre causata dall’esposizione all’amianto, 23 anni e 11 mesi di reclusione.

Caso Eternit, processo bis diviso in 4 tronconi

Il processo Eternit bis è stato, infatti, diviso e ora sono in corso diversi procedimenti penali a Torino, Novara, Napoli e Vercelli, per i siti industriali di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE).

Se il processo di Napoli, però è ancora al primo grado, a Torino andiamo verso la conclusione del processo di Appello. A Napoli l’accusa non è quella di omicidio colposo, ma di omicidio volontario, per questo la richiesta di condanna è molto più alta.

Stephan Schmidheiny, 75 anni, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha sempre avuto un atteggiamento di noncuranza verso tutti i procedimenti giudiziari intentati contro di lui. Non si è mai presentato in udienza e anche con la stampa esterna quanto, secondo lui, sia “assurdo” che dopo 40 anni dai fatti venga chiamato a renderne conto davanti a un tribunale.

E’ forte della prescrizione del processo Eternit. I pubblici ministeri avevano previsto nel capo di imputazione il reato di disastro colposo (che si prescrive dopo 12 anni). Nel processo Eternit bis il capo di imputazione è stato riformulato in omicidio. Per il reato di omicidio volontario aggravato non esiste prescrizione.

Caso Eternit, respinto il ‘ne bis in idem’

La difesa di Stephan Schmidheiny, dopo la prescrizione intervenuta per il processo Eternit, aveva sollevato il principio del ‘ne bis in idem’. Secondo cui un imputato non può essere accusato due volte per lo stesso reato. In tutti e 4 i procedimenti Eternit bis però la questione è stata respinta e motivata con la riqualificazione del reato in omicidio.

L’inizio del procedimento giudiziario

La vicenda inizia nel 2009, quando Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne sono stati chiamati a rispondere, quali effettivi responsabili della gestione della società Eternit Spa, dei reati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e di disastro doloso, aggravati dai disastri e dagli infortuni occorsi.

Louis De Cartier De Marchienne è poi deceduto e Schmidheiny è rimasto l’unico a rispondere della morte di oltre 250 persone.

I danni da amianto

Le aziende hanno utilizzato l’amianto per le sue caratteristiche che lo rendono “il minerale perfetto”. Al netto dei danni causati alla salute e delle morti che porta con sé. Già nei primi anni del Novecento gli esperti avevano notato un’alta mortalità dei lavoratori che maneggiavano l’asbesto.

Due studi negli anni ’40 ne hanno dimostrato la pericolosità e negli anni ’70 che fosse un minerale cancerogeno era ormai noto. Le aziende hanno, però, continuato ad utilizzarlo. Questo senza informare gli operai dei rischi e senza fornire, nella maggioranza dei casi, dispositivi di protezione.

L’Osservatorio nazionale amianto assiste le vittime e le loro famiglie. E denuncia, tramite il suo presidente, l’avvocato Bonanni, la strage silenziosa che ha ben delineato nella sua ultima pubblicazione: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’amianto causa infatti infiammazioni, asbestosi, mesotelioma e altri tumori. Molte di queste patologie sono riconosciute dall’Inail come malattie professionali. L’Inail raccoglie tutte le informazioni raccolte e i dati sono disponibili anche sul suo VII Rapporto ReNaM.

Oltre a fornire assistenza legale l’Ona spinge anche per le bonifiche dei siti ancora contaminati e per aiutare la mappatura ha creato anche una App apposita.

 

Eternit Bagnoli, pm chiedono condanna a 23 anni per Schmidheiny

Eternit Bagnoli
palazzo di giustizia Bagnoli

Ventitré anni e undici mesi di reclusione. La Procura di Napoli ha chiesto questa condanna per Stephan Ernest Schmidheiny nel processo Eternit bis. L’udienza si è tenuta davanti la Corte di Assise di Napoli perché l’accusa è quella di omicidio volontario.

L’imprenditore svizzero è l’unico imputato per la morte di 8 persone, 6 operai e 2 familiari, causate dall’esposizione all’amianto. Gli operai e le loro famiglie hanno respirato per anni le fibre e le polveri dell’asbesto utilizzato nell’azienda di Bagnoli.

Il processo iniziato nel 2012 si avvia ora alla conclusione. Il presidente della Corte d’Assise ha rinviato l’udienza al 23 marzo prossimo, per le arringhe degli avvocati difensori. Sicuramente sarà necessaria un’altra data per la sentenza.

La pericolosità dell’amianto

L’amianto, che misto al cemento, dà vita all’eternit, è altamente cancerogeno. Le aziende conoscevano bene sia gli studi degli anni ’40 che dimostravano i danni causati sulla salute, sia quelli successivi. Eppure molti imprenditori hanno continuato ad utilizzare l’asbesto almeno fino agli anni ’80. Comunque in Italia è stato messo al bando soltanto con la Legge 257 del 1992.

L’amianto provoca infiammazioni, l’asbestosi, tumori come il mesotelioma e quello al polmone e tutta una serie di patologie asbesto correlate. Dal 1993 al 2018 (i dati non sono neanche completi) soltanto i casi di mesotelioma, registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail, sono stati 31.572. Secondo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, le vittime di amianto sono molte di più. Come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2021”, nel 2021 sono state 7mila.

Eternit Bagnoli, il processo bis a Napoli

Il dibattimento del processo Eternit bis (di primo grado), a Napoli è stato lungo e a tratti difficile. Emblematiche le testimonianze dei lavoratori in alcuni periodi addirittura costretti a coprirsi la bocca con i fazzoletti, perché non venivano fornite regolarmente le mascherine.

Importante per l’accusa, invece, la testimonianza del fratello dell’imputato, che ha spiegato che in casa, nella sua famiglia, la pericolosità dell’amianto fosse nota e che, sempre secondo le sue dichiarazioni, avrebbero insabbiato i possibili rischi.

I pubblici ministeri, durante la lunga requisitoria, hanno escluso le aggravanti per l’imputato. Hanno però sottolineato il modo sprezzante di Ernest Schmidheiny di affrontare questa triste vicenda anche con la stampa.

L’Ona parte civile nel processo Eternit bis

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso gli avvocati Ezio Bonanni e Flora Rosa Abate, si è costituita parte civile nel processo per partecipare alle udienze, seguire e monitorare l’evolversi del procedimento. Da anni l’associazione è al fianco delle vittime e delle famiglie per garantire loro assistenza medica e legale. Ha creato anche una App per le segnalazioni, per contribuire a mettere in sicurezza i siti contaminati.

Nonostante ormai diverse patologie siano riconosciute come professionali per ottenere il risarcimento di tutti i danni sono necessari anni e anni e di procedimenti giudiziari. Oltra al danno la beffa per le vittime e per i familiari. Oltre alla sofferenza per la malattia si aggiunge, infatti, anche quella psicologica di sentirsi abbandonati dalle istituzioni dopo una vita di lavoro.

Gli atti del primo processo Eternit, che si è concluso con la prescrizione, sono stati acquisiti. Da questi è emerso che in un certo periodo l’amianto venne chiamato soltanto fibrocemento, secondo i sostituti procuratori per renderlo meno identificabile.

Ai dirigenti sarebbe stato fornito anche un vademecum per concordare le risposte da dare ai sindacati e della stampa sempre sull’amianto.

Ferrovie dello Stato risarcirà macchinista morto per amianto

ferrovie dello stato
ferrovie dello stato

Il Tribunale di Roma ha condannato, per la seconda volta in pochi giorni, Ferrovie dello Stato a risarcire i danni a una vittima di amianto. Si tratta di un 75enne, nato a Palermo e residente a Roma, morto nel 2015 per un mesotelioma pleurico diagnosticato pochi anni prima. Rfi dovrà sborsare 318.834 euro che andranno alla vedova.

“Non possiamo gioire per la sentenza – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, che ha curato il ricorso – perché la vittoria arriva dopo tanta sofferenza dell’operaio e della sua famiglia, ma anche in questo caso sono soddisfatto perché è stata fatta giustizia. Ora il procedimento giudiziario proseguirà per ottenere il risarcimento per la moglie dell’uomo che ha 81 anni”.

Ferrovie dello Stato, operaio esposto all’amianto

Precedentemente lo stesso Tribunale di Roma aveva riconosciuto l’origine professionale della malattia. L’uomo aveva infatti lavorato per diversi anni come operaio meccanico presso Fincantieri e poi per 30 anni, dal 1967 al 1996 come macchinista presso Ferrovie dello Stato. Sempre esposto all’amianto senza dispositivi di protezione. Prima presso il deposito locomotive di Catania, poi in quello di Palermo e Caltanissetta. Per qualche mese fu addetto alla conduzione di treni in Sicilia. Dal ’78 al ’96 lavorò, infine, nel deposito locomotive di San Lorenzo – Stazione Termini di Roma.

Il giudice capitolino, Francesca Vincenzi, ha respinto la domanda avanzata nei confronti di Fincantieri. La moglie dell’operaio non è infatti riuscita a reperire documentazione utile a dimostrare il rapporto di lavoro nei cantieri navali. Diverso il discorso invece con Ferrovie dello Stato, dove pure il 75enne è stato, nel corso di 30 anni, esposto all’amianto. Unica causa del mesotelioma.

Il magistrato, nella sentenza del 24 febbraio 2022 n. 1794, richiama l’onere, per il datore di lavoro di provare, a sua discolpa, “di aver adottato, pur in difetto di una specifica disposizione preventiva, le misure generiche di prudenza necessarie alla tutela della salute dal rischio espositivo secondo le conoscenze del tempo di insorgenza della malattia. Essendo irrilevante la circostanza che il rapporto di lavoro si sia svolto in epoca antecedente all’introduzione di specifiche norme per il trattamento dei materiali contenenti amianto”. Il riferimento è alla Legge 257/1992 che mette al bando la fibra killer.

I danni da amianto

L’amianto è stato considerato per anni un minerale perfetto per le sue qualità. L’asbesto è, infatti, facilmente estraibile, è fonoassorbente e resistente al calore. La sua struttura fibrosa ne avevano reso comune l’uso come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco. Alcuni studi, però, già negli anni ’40 ne hanno accertato la pericolosità.

L’amianto, come da sempre sostenuto dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, può causare infatti gravi patologie. L’asbestosi in primo luogo, tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico, e il carcinoma polmonare. Può provocare anche tutta una serie di patologie asbesto correlate.

I numeri della strage silenziosa, che conta secondo l’Ona oltre 7mila vittime soltanto nel 2021, sono disponibili nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Inail ha pubblicato, inoltre, da poco il VII Rapporto ReNam con il numero di mesoteliomi registrati ogni anno.

Ferrovie dello Stato, presenza di amianto sul luogo di lavoro

Tornando al caso del macchinista di Palermo il giudice spiega anche che la presenza di amianto nell’ambiente di lavoro, in particolare nei locomotori, emerge dai documenti presentati nel ricorso. La stessa Rfi l’ha confermata nelle sue memorie difensive.

Il giudice sottolinea anche che non si tratta di “una piccola impresa che galleggia nel turbinio di leggi da cui trarre indicazioni comportamentali”. Piuttosto “di una grande realtà aziendale, ‘parallela’, per i servizi sanitari, allo Stato”. Dotata anche “di un organismo ad hoc, assistito da competenze scientifiche, deputate in primo luogo ad assicurare e garantire la salute dei ferrovieri”. Il magistrato insiste: l’organizzazione sanitaria aziendale “si è dimostrata inadeguata e/o difettosa … nel rivelare e segnalare tempestivamente al vertice gestionale il serio e non ipotetico pericolo incombente costituito dalle fibre di amianto diffuse nel materiale rotabile”. Avrebbe dovuto anche suggerire rimedi che la comunità scientifica internazionale aveva ormai allo studio.

Una App per le segnalazioni

Per evitare che l’amianto possa continuare a fare danni è necessario che si proceda con le bonifiche dei siti ancora contaminati. L’asbesto deve essere rimosso in sicurezza, per non mettere in pericolo gli operai.

L’Ona ha creato una App per le segnalazioni, visto che lo Stato è in ritardo anche con le mappature.

Per richiedere, invece, una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.

Obbligo vaccinale, respinto il ricorso di 50enni no vax

obbligo vaccinale
virus con siringa

Il Tribunale di Verona ha respinto il ricorso di alcuni 50enni che volevano evitare l’obbligo vaccinale. I giudici hanno spiegato che la richiesta di dichiarare l’impossibilità per i ricorrenti di osservare l’obbligo di vaccinazione anti Covid è inammissibile. Da una parte, infatti, ha spiegato, non è possibile prestare la tutela cautelare atipica con contenuto meramente dichiarativo.

Inoltre i ricorrenti non hanno ancora un interesse da perseguire. Dovrebbero, infatti, prima subire le conseguenze sanzionatorie per la mancata vaccinazione e, solo allora, contestare in sede giudiziale gli eventuali provvedimenti sanzionatori. L’ordinanza è del 21 febbraio scorso e mette un primo freno agli over 50 che, pur di non vaccinarsi, ricorrono in Tribunale. Con il rischio, come in questo caso, di pagare anche le spese.

Vaccini efficaci “solo” nella prevenzione dell’infezione

Secondo i ricorrenti i vaccini attualmente autorizzati in Italia sono destinati a prevenire la malattia causata dal virus Sars CoV-2, mentre il requisito essenziale per l’obbligo vaccinale è che questo sia efficace nella prevenzione dell’infezione.

I loro avvocati contestano poi il fatto che l’articolo 32 della Costituzione, e anche i principi generali dell’ordinamento, richiedono che ogni trattamento sanitario obbligatorio sia determinato. L’obbligo vaccinale per gli over 50, invece, sarebbe indeterminato quantitativamente. Ancora oggi si sa con precisione a quante dosi bisognerebbe sottoporsi. Ma anche temporalmente. Gli scienziati non hanno individuato, infatti, con precisione il periodo di tempo che deve intercorrere tra la somministrazione di una dose e le altre.

Le modalità di somministrazione violerebbero, infine, le disposizioni di legge in materia di prescrizione medica. Spesso gli operatori sanitari inoculano i vaccini in ambienti non ospedalieri. Il modulo di consenso che il vaccinando deve sottoscrivere contiene, oltre al consenso informato, anche l’autorizzazione.

Obbligo vaccinale, non farlo comporterebbe perdita stipendio

Chi ha presentato ricorso ha anche puntato sul fatto che, qualora non si sottoponessero alla vaccinazione, verrebbero considerati assenti ingiustificati dal lavoro. Per questo sarebbero privati dell’unica fonte di reddito di cui dispongono.

In questo senso, però, diversi giudici, in varie parti d’Italia finora hanno respinto tutti i ricorsi. Tutti tranne il Tar del Lazio che i primi giorni di febbraio scorso ha accolto il ricorso di un dipendente pubblico. L’uomo era stato sospeso dal lavoro e contestualmente aveva perso la retribuzione. Molti attendono però il pronunciamento nel merito.

L’ONA pronta a fornire assistenza legale

LOna – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, garantisce assistenza legale alle vittime di amianto e alle loro famiglie. Così come alle vittime del dovere. L’associazione ha portato avanti la battaglia, ormai vinta, di riconoscere ai medici che, nel primo anno della pandemia, hanno perso la vita a causa del Covid, lo status di vittime del dovere.

Ora i professionisti dell’Ona sono pronti ad assistere anche chi, scegliendo di non vaccinarsi, è stato sospeso dal lavoro.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha realizzato in questo senso uno specifico strumento on-line di assistenza. Il servizio risponderà anche alle domande a quelle persone che ritengono di aver avuto effetti collaterali a causa del vaccino Covid.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono anche contattare il numero verde 800 034 294.

Patologie asbesto correlate in crescita, i dati Inail

patologie asbesto correlate
tetto di onduline di amianto

L’Inail ha pubblicato i dati relativi alle patologie asbesto registrate tra il 2016 e il 2020. Si tratta, in media, di circa 1500 lavoratori l’anno. Se però si prende in considerazione il triennio 2016-2018 (che hanno i numeri completi), allora il numero di malati sale a 1700 l’anno. Di questi una media di 715 pazienti vittime di amianto, muoiono purtroppo ogni anno.

Sempre nel triennio più consolidato (2016-2018), la patologie più riconosciuta, con circa 600 casi l’anno, è il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. Questo tipo di cancro e i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici costituiscono oltre il 50% delle malattie asbesto-correlate.

Patologie asbesto correlate, le regioni con più casi

Per i casi relativi al 2020 sono distribuiti per il 31% nel Mezzogiorno (la Campania con 195 riconoscimenti è la regione con il maggior numero in Italia). Per il 29% nel Nord Est (soprattutto Friuli Venezia Giulia, con 147 riconoscimenti). Seguono il Nord Ovest (26% in Lombardia con 120 riconoscimenti e in Piemonte con 81) e il Centro (14%, Toscana in larga parte con 86 riconoscimenti).

Nel 2016 oltre l’88% dei pazienti con tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli è purtroppo deceduto. L’11% ha subito invece una menomazione permanente di grado superiore al 50%. Nel caso dei tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici, il 72% ha avuto un esito mortale. Circa l’11% una menomazione permanente superiore al 50%.

Quello industriale è il settore più colpito

Il settore in cui i lavoratori risultano più colpiti dalle malattie asbesto correlate è quello industriale. Si concentrano qui il 77% delle richieste di rendita all’Inail. Dei complessivi 728 riconoscimenti riconducibili all’Industria il 38% riguarda il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. Il 33% invece altre malattie della pleura. Il 17% malattie polmonari da agenti esterni ed infine il 12% tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici.

Nel subsettore metalmeccanica (metallurgia, metalmeccanica, macchine, apparecchi e strumenti) dell’industria si concentra il maggior numero dei casi riconosciuti (63%), un’altra fetta importante (16%) è riconducibile alle costruzioni (edilizia e installazione/manutenzione di impianti elettrici, idraulici e termici)”.

Amianto killer, l’Ona continua la sua battaglia

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni lotta ormai da tempo contro l’amianto killer, stando vicino alle vittime e alle loro famiglie. Anche però cercando di sensibilizzare sulle bonifiche, anche con la reazione di una App per le segnalazioni, e sul giusto risarcimento.

L’avvocato Bonanni ha delineato la strage silenziosa anche nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Qui è spiegato come alle vittime dell’amianto colpite da patologie asbesto correlate bisogna aggiungere quelle che hanno contratto il mesotelioma. Un tumore che è causato per il 90% dall’amianto secondo l’Airc. I dati relativi a questa malattia sono consultabili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail, anche questo da poco disponibile.

Patologie asbesto correlate, statistiche relative al 2020

Nell’anno di protocollazione 2020, per il quale i dati non sono ancora perfetti, il 47% dei casi di tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli” si è registrato nel Nord-Ovest, dove la patologia asbesto-correlata è più diffusa (74%).

Nel Nord-Est le malattie professionali asbesto correlate maggiormente riconosciute sono il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli (41%) e le altre malattie della pleura (40%). Seguono i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%) e le malattie polmonari da agenti esterni (5%).

Anche nelle regioni centrali, nell’anno di protocollo 2020, le patologie asbesto correlate maggiormente riconosciute sono il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli (44%), seguono le altre malattie della pleura (34%). E ancora i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%), le malattie polmonari da agenti esterni (7%) e le altre classi ICD-10 (2%).

Nel Sud e Isole lo scenario cambia, il 40% dei riconoscimenti riguarda le altre malattie della pleura e il 38% le malattie polmonari da agenti esterni. I tumori maligni rappresentano il 22% dei riconoscimenti.