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Ustekinumab: l’anticorpo monoclonale per curare il morbo di Crohn

morbo di Crohn
ragazza si tocca la pancia, morbo di Crohn

Lo studio Stardust, coordinato dal professor Silvio Danese, con il farmaco Ustekinumab per la cura del morbo di Crohn, si dimostra efficace. Intervista al professor Danese, primario di gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS di Milano.

Ustekinumab, l’anticorpo monoclonale delle interleuchine 12 e 23 (due molecole messaggere del sistema immunitario), ha mostrato efficacia per la cura del morbo di Crohn.

Lo studio multicentrico “Stardust” è coordinato dal Professor Silvio Danese. È stato presentato al 15° congresso della European Crohn’s & Colitis Organisation (ECCO) e pubblicato sulla rivista Lancet Gastroenterology Hepatology.


Stardust è il primo studio al mondo per la cura del morbo di Crohn a cui sono stati sottoposti 498 pazienti affetti dalla patologia, provenienti da 12 paesi europei per un anno.

Lo studio Stardust per il morbo di Crohn

Durante lo studio, coordinato da Danese, i 498 soggetti si suddivisero in due categorie: alcuni hanno seguito il protocollo classico con la somministrazione dell’ustekinumab seguendo il dosaggio del farmaco indicato dalle linee guida europee.

Altri, invece, sono stati sottoposti alla strategia treat-to target in cui si procedeva ad aumentare la dose del farmaco a seconda del monitoraggio regolare dei biomarcatori e dei risultati dell’endoscopia digestiva.

Dopo un anno, i medici hanno notato che il trattamento con ustekinumab ha ottenuto, per entrambi i gruppi, risultati efficaci ma nel secondo gruppo l’aumento del dosaggio non ha implicato un rischio maggiore. Questo cosa significa?

Come afferma il professor Danese: “questi risultati suggeriscono che i pazienti con malattia più severa potrebbero beneficiare effettivamente di trattamenti treat-to-target. Solo attraverso studi clinici di comparazione di trattamenti rigorosi come questo possiamo realmente capire quali sono gli approcci terapeutici più efficaci. L’obiettivo è fornire ai pazienti le migliori scelte di cura disponibili al momento, riducendo al minimo gli esami invasivi e dosando i farmaci nella maniera migliore possibile”.

In cosa consiste il trattamento treat-to-target per il morbo di Crohn

Per intensificare e monitorare il dosaggio di farmaci per alcune patologie si utilizza la strategia treat-to-target. Per altre, invece, ci si basa solo sulla valutazione clinica dei pazienti e sulla loro sintomatologia.
L’equipe di Danese ha deciso di valutare se per la malattia di Crohn avesse più successo un approccio treat-to-target, rispetto alle strategie di trattamento classiche. In questo nuovo approccio si aggiunge: 

  1. l’utilizzo dell’endoscopia precoce
  2. il monitoraggio regolare dei biomarker

Cos’è il morbo di Crohn

Il mordo di Crohn è una malattia infiammatoria dell’intestino. A seconda della localizzazione, i sintomi possono essere differenti e diventare invalidanti. Questa patologia e la rettocolite ulcerosa sono caratterizzate da un’attivazione immunitaria cronica o recidivante nel tratto gastrointestinale.
Il morbo di Crohn provoca una forte infiammazione e può colpire l’intero tratto gastrointestinale anche se nella maggior parte dei casi interessa l’ultima parte dell’intestino tenue e il colon. Caratterizzata da ulcere che derivano dall’infiammazione, se non vengono adeguatamente curate possono portare gravi complicanze. Una di queste è la stenosi (restringimenti intestinali) o le fistole (vere e proprie perforazioni) che, in casi gravi, richiedono l’intervento chirurgico.

Quali sono le cause della malattia e i sintomi

Ancora non sono note le cause del morbo di Crohn. I ricercatori si stanno impegnando per capire quali sono le cause che spingono le cellule del sistema immunitario ad attaccare l’intestino.
I sintomi sono diversi e variano a seconda del tratto intestinale interessato ma i più frequenti sono: dolore addominale, diarrea cronica, febbricola e perdita di peso.

L’importanza di una diagnosi precoce

È importante non confondere il morbo di Crohn e la sindrome del colon irritabile perché il ritardo nella diagnosi può portare complicanze e peggioramento della malattia. Secondo il professor Danese è necessario un attento monitoraggio per prevenire e tenere sotto controllo la patologia e la diagnosi, così come la cura. Questo avviene attraverso:

  1. le analisi del sangue
  2. analisi delle feci
  3. esami non invasivi dell’addome (ecografia anse intestinali, TC, Risonanza magnetica addominale) che servono per valutare la parete intestinale ed escludere o diagnosticare eventuali complicanze.

Altri esami da effettuare per la diagnosi sono la gastroscopia e la colonscopia con biopsie grazie alle quali i medici possono prevenire eventuali neoplasie intestinali.

Le classiche terapie utilizzate per la cura per spegnere l’infiammazione sono gli immunosoppressori, come l’azatioprina, la 6-mercaptopurina e il metotrexate, per ridurre l’attività del sistema immunitario. 
Ora, grazie agli anticorpi monoclonali, come ustekinumab abbiamo a disposizione, finalmente, cure di ultima generazione che sono in grado di interferire in maniera sempre più specifica, con i processi infiammatori e autoimmuni caratteristici della malattia di Crohn. In caso di complicanze irreversibili è necessario intervenire chirurgicamente.

Intervista al Professor Danese per la cura con ustekinumab

Professor Silvio Danese, primario di gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS di Milano

1)Professor Danese la cura con ustekinumab con approccio treat-to-target ha effetti migliori rispetto ai farmaci usati precedentemente per il morbo di Crohn?

“Di sicuro i farmaci biologici hanno rivoluzionato il trattamento per i pazienti con malattia di Crohn ed in particolar modo nell’approccio treat to target si riesce ad avere un controllo più profondo dell’infiammazione intestinale e della malattia”. 

2)È possibile evitare l’intervento chirurgico se la patologia viene diagnosticata e curata con questa nuova cura?

“Sicuramente il trattamento con farmaci biologici ha ridotto i tassi di ospedalizzazioni chirurgiche. La cosa fondamentale è una diagnosi precoce e il rapido inizio dei trattamenti con farmaci biologici oltre che all’utilizzo dell’approccio Treat to target”

3)Con questa nuova cura si può arrivare a una totale guarigione?

“Purtroppo, la guarigione totale in questa patologia non esiste ma si può avere una remissione profonda che può durare molti anni in modo da dimenticarsi della malattia”.


Industrie meccaniche siciliane, Vicario scrive al ministro

Calogero Vicario, industrie meccaniche
Calogero Vicario, industrie meccaniche

Il caso delle Industrie meccaniche siciliane e dell’ingiustizia subita dai lavoratori torna sul tavolo del ministro del Lavoro. Il responsabile Ona della Sicilia, Calogero Vicario, ha inviato una lettera accorata per chiedere giustizia.

Vicario ha già incontrato il ministro Andrea Orlando nel novembre 2021. In quell’occasione gli spiegò il dramma dei dipendenti, tra cui c’è anche lui che da quasi due anni ha attivato una protesta pacifica. Non ha più tagliato barba e capelli e continuerà così fino a quando non saranno garantiti i suoi diritti. L’Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, è al suo fianco e a quello degli altri lavoratori. La Corte di Appello di Catania, ha infatti negato loro il prepensionamento.

“Abbiamo lavorato a stretto braccio con l’amianto – ha scritto Vicario nel ricordare al ministro chi fosse – e fortunatamente siamo ancora in vita, a differenza di tanti nostri colleghi che sono deceduti per tumori amianto correlati.

La mia non è una storia isolata, ma è quella di migliaia e migliaia di lavoratori, che nel tempo hanno ricostruito l’Italia dopo la seconda guerra mondiale, trasformandola in una potenza mondiale e che hanno pagato e pagano il prezzo più alto sulla vita, semplicemente per aver prestato il loro impegno per il bene di tutti.

“Una supplica per riscattare tutte le vittime”

Questa mia lettera, è soprattutto una supplica diretta a lei, e di riflesso anche a tutti gli altri Politici, per riscattare tutte le vittime, sia della Sicilia che di tutta Italia, colpite dall’amianto, molte delle quali sono decedute, non avendo avuto la possibilità di rivolgersi ad alcuna tutela giurisdizionale e, soprattutto, politica.

Quindi, in qualità, prima di tutto di operaio saldatore e meccanico, vittima dell’amianto, e di coordinatore dell’ONA Sicilia, componente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, anche in nome del suo presidente, Avv. Ezio Bonanni, Le rivolgo, ancora una volta, il grido di dolore di tutte le vittime di Italia, delle loro vedove e dei loro orfani, in quanto la questione amianto sia finalmente affrontata e risolta”.

Questi lavoratori vivono sulla loro pelle i ritardi legislativi e tante incongruenze che frenano, per ogni caso, risarcimenti e giustizia.

“Purtroppo, come Lei ben sa, queste problematiche affrontate in sede giudiziaria contro l’INPS e l’INAIL e contro imprese private e pubbliche – ha continuato Calogero Vicario nella missiva – sono sempre terminate con delle sentenze ingiuste e ostative al riconoscimento dei diritti sia di natura previdenziale che di natura risarcitoria a tutte le vittime dirette, e ai loro familiari superstiti, vedove e orfani.

Ritengo, quindi, opportuno e doveroso che l’impegno che Lei ha manifestato nell’incontro del 9 novembre scorso, innanzi alla presenza anche dell’Avv. Ezio Bonanni, abbia la necessità di trovare uno sbocco risolutivo, in modo particolare nella creazione di uno strumento normativo che favorisca la tutela di tutte le vittime dell’amianto in vari settori, sia previdenziale che risarcitorio, al fine di evitare inutili e tortuose peripezie giudiziarie”.

La storia di Calogero Vicario e la sua protesta pacifica

Poi il responsabile Ona Sicilia si sofferma sulla sua battaglia personale: “La informo, come ho fatto durante l’incontro richiamato, che sono già malato alle vie respiratorie, e come tutti i lavoratori che vivono la mia stessa condizione, desidero ricevere la tutela istituzionale che merito. Chiedo la possibilità di poter andare prima in pensione, visto che questo diritto mi era stato riconosciuto dal Tribunale di Siracusa in una lunga e tortuosa battaglia contro l’INPS, per poi vedermi, d’improvviso, privato di tale riconoscimento a fronte di una sentenza della Corte d’Appello di Catania che ha ribaltato le sorti della mia vita.

A distanza di 612 giorni dalla pronuncia di II grado, continuo la mia ribellione pacifica, non tagliando più barba e capelli. Resta viva, nel mio cuore, la speranza, di vedere la vittoria giudiziaria del mio caso e di quello di tanti altri lavoratori con il giudizio in Cassazione che abbiamo incardinato”.

Industrie meccaniche, una vita spesa per il lavoro

“In questo momento della mia vita – ha continuato Vicario amareggiato – e nel pensare ai problemi respiratori che le fibre di amianto hanno causato all’integrità della mia salute, e nel pensare che solo per aver lavorato, al fine di assicurare il pane ed un futuro ai miei figli e alla mia famiglia, mi ritrovo in un baratro oscuro, lasciato solo, senza certezze per il mio futuro.

Penso che non è giusto che nel 2022 ci siano ancora siti contaminati da amianto. E che nessuno faccia niente per attivare le opere di bonifica e di messa in sicurezza. Come non ritengo giusto che tanti lavoratori che hanno prestato servizio a contatto con l’amianto non abbiano nessuna tutela. Nemmeno quella del pensionamento anticipato”.

Il caso delle Industrie meccaniche siciliane

Il caso dei lavoratori delle Industrie meccaniche siciliane è stato più volte al centro della cronaca. I dipendenti hanno protestato per non aver ottenuto il prepensionamento per esposizione all’amianto. In un caso hanno anche portato avanti uno sciopero della fame. Temono di ammalarsi e sono spaventati dopo aver visto tanti colleghi colpiti da patologie asbesto correlate o mesotelioma. Il tumore del mesotelio è causato quasi esclusivamente dall’amianto ed è spesso mortale.

Purtroppo, nonostante si conoscesse la pericolosità del minerale, le aziende hanno continuato ad utilizzarlo fino alla messa al bando con la Legge 257/1992. Legge però ormai obsoleta. La bonifica dalla fibra killer è in forte ritardo e il minerale continua ad essere presente anche in scuole e ospedali. Chi si ammala, inoltre, per ricevere il giusto risarcimento, deve intraprendere percorsi giudiziari difficili e lunghissimi. Anche contro colossi dell’industria italiana.

Il testo per la proposta di riforma esiste già

L’avvocato Bonanni, componente della Commissione ad hoc per elaborare una proposta di riforma, ha presentato un testo. Purtroppo però questo è rimasto nel cassetto. Soltanto il mese scorso è stato rispolverato e, pandemia permettendo, sarà di nuovo preso in considerazione.

Le vittime di amianto non sono affatto rare. Anzi i dati diffusi dall’INAIL, anche con il VII Rapporto ReNaM, sono incompleti. L’avvocato Ezio Bonanni nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” ha analizzato il fenomeno. Ha fornito i dati aggiornati ed elaborato tutta una serie di strategie per una soluzione definitiva.

Antonio Dal Cin martire dell’amianto

martire dell'amianto
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin martire dell’amianto: editoriale dell’avvocato Ezio Bonanni

È sempre difficile quando ci si trova di fronte ad una vittima dell’amianto, ragionare in termini esclusivamente tecnico giuridici. Ma il caso di Antonio Dal Cin è emblematico e paradigmatico, è un martire dell’amianto.

L’amministrazione è consapevole di aver determinato un’esposizione inaccettabile alle polveri e alle fibre di amianto. Per questo in tempi più recenti ha sottoposto il militare a dei controlli.

Lo ha riconosciuto inidoneo al servizio, gli ha tolto le stellette e lo ha collocato in quiescenza. Il giovane militare, all’epoca appena 44enne, ha chiesto il riconoscimento anche dello status di vittima dell’amianto.

Come d’incanto, quel danno che per collocarlo in pensione era del 100%, diviene del 5%.

Vittoria al Tribunale di Latina

Ha ottenuto la speciale elargizione per circa 10.000 € oltre perequazioni e senza nessun’altra prestazione. Dopo una lunga e travagliata vicenda processuale ha ottenuto dalla sezione Lavoro del Tribunale di Latina il riconoscimento alle ulteriori prestazioni.

Il Tribunale di Latina, accogliendo il ricorso, con sentenza del 25 novembre 2021, ha riconosciuto a Dal Cin una invalidità del 50%. Ha quindi condannato il ministero dell’Interno al pagamento di due assegni vitalizi. L’importo complessivo è di 1533 euro mensili e in più Dal Cin ha ottenuto liquidazione di 90mila euro.

Martire dell’amianto, passo indietro del Tar del Lazio

Ora, nella dinamica di questo complicato rapporto che è anche processuale, il Tar del Lazio ha riconosciuto un ulteriore risarcimento al finanziere di Latina, Antonio Dal Cin. Ventimila euro che sono spiccioli rispetto alla richiesta di danni patrimoniali e non patrimoniali per oltre 1 milione 600mila euro.

Il finanziere ora privato delle stellette, steso sul letto, è in perenne attesa del trapasso, evitato da un’intercessione divina.

Il ricorso al Consiglio di Stato

Per tali motivi, abbiamo impugnato questa sentenza del TAR al Consiglio di Stato. Tuttavia il tempo è lungo le ore scorrono, i giorni scorrono, i mesi scorrono, gli anni scorrono. I figli di Antonio, Matteo e Anna, di 9 e 15 anni, stanno crescendo.

La loro crescita è scandita dalla sofferenza fisica e morale del genitore e dalla lucida consapevolezza di un trapasso imminente. Comprendono il senso di instabilità, di caducità. Come le foglie cadono nell’autunno, così poi può cadere la vita di Antonio e con essa quella dei figli.

Si combatte in Italia una battaglia, le armi sono le fibre di amianto che hanno trafitto e ucciso molti dei nostri militari. Fermiamo questa strage. Bonifichiamo rendendo l’onore delle armi a chi è caduto e chi sta cadendo per questa battaglia. Per noi, per tutti, per la società e per il futuro.

Condivido con Antonio questa battaglia. Abbiamo fiducia nel Consiglio di Stato e nella giustizia divina.

Martire dell’amianto, l’ONA e la battaglia ancora aperta

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, avvocato Ezio Bonanni, è da anni al fianco delle vittime di amianto. Così come da sempre supporta Antonio Dal Cin.

Il finanziere di Latina porta avanti al sua battaglia personale, ma lo fa anche per tutte le vittime che non hanno voce. Con i suoi post sui social, con la sua esperienza (purtroppo dolorosa), diretta, chiede da tempo che l’amianto venga eliminato attraverso le bonifiche e che le vittime abbiano i giusti risarcimenti.

L’ONA è con lui e con tutti le altre vittime del dovere e vittime dell’amianto. Minerale che ha causato, per il suo uso sconsiderato nonostante se ne conoscesse la pericolosità, infiammazioni, asbestosi, mesotelioma e una serie di patologie asbesto correlate. L’associazione fornisce alle vittime assistenza legale e per la mappatura ha creato anche una App apposita.

Plastica, 175 Paesi dell’Onu contro l’inquinamento

sabbia del mare contaminata da plastica
plastica gettata in mare, rifiuti

Verso un accordo internazionale per dire addio alla plastica. I rappresentanti di 175 Paesi del mondo hanno approvato la risoluzione durante la quinta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Insieme, a Nairobi, hanno voluto mettere la parola fine all’inquinamento da plastica e si sono impegnati a firmare un accordo internazionale entro il 2024.

La risoluzione “End plastic pollution: towards an international legally binding instrument”, si occupa dell’intero ciclo di vita del materiale. Dalla produzione alla progettazione e, infine, allo smaltimento.

Il Comitato intergovernativo di negoziazione

Le nazioni hanno istituito un Comitato intergovernativo di negoziazione che comincerà a lavorare da subito su tre bozze iniziali di accordo. Il documento dovrà fornire ai Paesi alternative anche per la progettazione di prodotti e materiali utilizzabili e riciclabili e anche la possibilità per le nazioni meno sviluppate di accedere alla tecnologia. La cooperazione internazionale prevede anche la possibilità per i Paesi più poveri di rafforzare le loro capacità e di usufruire di conoscenze scientifiche e tecniche per raggiungere l’obiettivo.  

“Sullo sfondo delle turbolenze geopolitiche, l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente mostra il meglio della cooperazione multilaterale – hanno dichiarato il presidente dell’Unea-5 e il ministro norvegese per il Clima e l’Ambiente, Espen Barth Eide – L’inquinamento da plastica è diventato un’epidemia. Con la risoluzione di oggi siamo ufficialmente sulla buona strada per una cura”.

“Oggi segna il trionfo del pianeta Terra – ha fatto loro eco Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep  – sulla plastica monouso. Questo è l’accordo ambientale multilaterale più significativo dall’accordo di Parigi. È una polizza assicurativa per questa generazione e per quelle future, quindi potrebbero vivere con la plastica e non esserne condannate”.

Le fasi intermedie fino all’accordo internazionale

Il primo step per il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) sarà quello di convocare un forum entro la fine del 2022. Tutte le parti interessate condivideranno conoscenze e migliori pratiche in diverse parti del mondo. Il Comitato intergovernativo di negoziazione faciliterà le discussioni aperte. I Paesi potranno avere informazioni scientifiche.

Terminati i lavori del comitato, l’Unep convocherà una conferenza diplomatica per adottarne l’esito e aprirlo alle firme.

In questi due anni comunque l’Unep affiancherà i governi e le imprese decisi ad abbandonare la plastica monouso. Aiuterà anche a mobilitare finanziamenti privati ​​e a rimuovere gli ostacoli agli investimenti nella ricerca.

Aumento incondizionato della produzione della plastica

Secondo gli esperti la metà di tutta la plastica prodotta è stata realizzata solo negli ultimi 15 anni. La produzione è aumentata da 2,3 milioni di tonnellate del 1950 a 448 milioni di tonnellate del 2015. Se non si pone un freno i dati potrebbero raddoppiare dal 2050 danneggiando irreparabilmente l’ambiente.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono dalle nazioni costiere negli oceani.

Le aziende utilizzano additivi che rendono la plastica più resistente, più flessibile e durevole. Queste sostanze, però, prolungano la vita dei prodotti: alcuni possono durare anche 400 anni prima di degradarsi.

I danni causati dalla plastica

Gli scienziati hanno ormai dimostrato che l’esposizione alla plastica può danneggiare la salute. Può incidere potenzialmente sulla fertilità, sull’attività ormonale, metabolica e neurologica. La combustione all’aperto della plastica contribuisce all’inquinamento atmosferico.

Entro il 2050 le emissioni di gas serra associate alla produzione, all’uso e allo smaltimento della plastica rappresenterebbero il 15 per cento delle emissioni consentite, con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C (34,7°F). Più di 800 specie marine e costiere sono a rischio per ingestione, intrappolamento e altri pericoli.

Bergoglio vicino all’Ucraina: “La guerra è una pazzia, fermatevi”

Bergoglio
bergoglio legge

Bergoglio lancia un appello per la pace. Una madre e i suoi due figli uccisi mentre fuggivano da un villaggio vicino Kiev con accanto il loro trolley. Il padre ferito soccorso da soldati ucraini, ma disperato. E’ l’immagine simbolo dell’orrore della guerra in Ucraina voluta da Putin. Un milione e 800mila profughi e tantissimi morti non bastano a porre fine al massacro e a quanto di più illogico possa esistere.

Ieri è arrivato l’appello di Papa Francesco. “La guerra è una pazzia. Fermatevi, per favore – ha detto il pontefice durante l’Angelus domenicale – guardate questa crudeltà. In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime, non si tratta solo di un’operazione militare ma di guerra che semina morte, distruzione e miseria”.

Papa Francesco: “Si assicurino i corridoi umanitari”

“Rivolgo il mio accorato appello – ha aggiunto – perché si assicurino davvero i corridoi umanitari e sia garantito e facilitato l’accesso degli aiuti alle zone assediate per offrire il vitale soccorso ai nostri fratelli e sorelle oppressi dalle bombe e dalla paura. Ringrazio tutti coloro che stanno accogliendo i profughi. Soprattutto imploro che cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato, e prevalga il buon senso pure, e si torni a rispettare il diritto internazionale“.

Il pontefice ha ringraziato anche i giornalisti che sono in territori difficili, che mettono a rischio la vita: “Ci aiutate a vedere la crudeltà della guerra”.

Due cardinali inviati in Ucraina

Papa Francesco ha spiegato che la Santa Sede farà di tutto per la pace. Intanto ha inviato due suoi cardinali. Il primo è il cardinale Czerny, prefetto ‘ad interim’ del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

Il secondo è Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa. Un uomo che non ama interviste o riflettori, ma che lavora da sempre per gli ultimi. Bergoglio lo ha voluto per cambiare radicalmente l’Elemosineria apostolica e Krajewski si è messo al servizio dei più poveri. Anche durante la pandemia, quando le richieste si sono moltiplicate e stare dietro a tutte era davvero difficile.

Tantissime famiglie che prima riuscivano a vivere dignitosamente con in Covid sono cadute in povertà e spesso hanno fatto fatica a pagare le bollette o portare qualcosa in tavola. Ora è in Ucraina a portare la solidarietà del Papa, ma anche aiuti concreti. Siringhe, cerotti, disinfettanti e molto altro. Si tratta di un primo intervento a cui ne seguirà un prossimo con la consegna di farmaci.

Bergoglio in aiuto anche ai Paesi confinanti con l’Ucraina

Attraverso l’Elemosineria Apostolica, il Papa ha inviato materiale sanitario alla basilica di Santa Sofia, a Roma. E’ il punto di riferimento della comunità ucraina. Da qui partono camion carichi di viveri e generi alimentari per chi è in Ucraina e vive il dramma della guerra.

Sempre l’Elemosineria sta aiutando anche i Paesi confinanti con l’Ucraina. Qui arrivano somme di denaro per supportare le necessità, in particolar modo quelle dei profughi. Il nunzio in Romania, in particolare sta ospitando in diverse strutture della rete ecclesiale chi arriva dal confine ucraino.

Guerra in Ucraina come Guernica

Il dipinto Guernica di Picasso rappresenta e anticipa la tragica vicenda dell’Ucraina, perché ha denunciato al mondo gli orrori degli attacchi terroristici aerei.

Quel 26 aprile 1937 era un giorno di mercato a Guernica, anche dalle città limitrofe, erano sopraggiunti uomini, donne e bambini. Gli aerei della divisione Condor e, purtroppo, anche aerei italiani, sganciarono le bombe.

Fu il primo massacro terroristico su popolazioni inermi. Per la prima volta sono state bombardate case, strutture urbane ed architetture civili.

Guernica Picasso escalation della guerra

Il quadro di Picasso Guernica anticipa, quindi, i fatti di oggi. La storia, purtroppo, si ripete.

Paradossalmente, i russi accusano gli ucraini di nazismo e così giustificano le stragi. In realtà, sono loro stessi dei terroristi ed il nazismo centra poco. Riferito agli Ucraini proprio niente.

Guernica Picasso: no alla guerra. Impegno per la pace

Anche l’Ona – Associazione nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si è schierata contro la guerra.

Come più volte rimarcato, oltre al dramma del conflitto, che causa morte e distruzione e in cui non ci sarà mai alcun vincitore, ci sono tutta una serie di problemi ambientali legati agli scontri.

Dalla dispersione dell’amianto all’utilizzo dell’uranio impoverito, che provocano altre vittime e disastro ambientale.